mercoledì 13 maggio 2026

Stabilità o democrazia? Questo è il dilemma. Se sia più nobile soffrire i colpi di fionda e i dardi oltraggiosi dei franchi tiratori, o prender armi contro un mare di campi larghi e, opponendosi, por loro fine? Votare, governare, riformare di nuovo la legge elettorale... che fare?

La filosofia dice: la democrazia è alternanza, provvisorietà dei programmi di governo, ma se l'alternanza è troppo ravvicinata la provvisorietà rischia di impedire l'attuazione dei programmi, ammesso che i governi abbiano davvero un'idea di quello che stanno facendo. Sembrerebbe di no, quindi il dibattito è in sé sterile e vuoto. La democrazia sembra davvero coltivare in sé i germi della sua stessa rovina: posta la palese irrisolvibilità dei problemi che si prefiggono di risolvere, le alternative democratiche sono destinate a un lungo logoramento che porterà via via all'emersione delle istanze meno democratiche, va da sé ugualmente incapaci di risolvere alcunché. Solo una miracolosa risoluzione dei problemi al di fuori delle possibilità stesse della democrazia potrà salvare la democrazia, sicché la democrazia è ormai in balia di processi che non può governare. Una soluzione tecnica, di progresso economico o tecnologico, qualcosa di nuovo che con il voto democratico non ha nulla a che spartire. Buona fortuna.

martedì 12 maggio 2026

In linea di principio non esistono filosofi superati a saperli intendere, il fatto è che c'è la volontà di non intenderli, cioè di considerarli inutili, ormai privi di benefici pratici. I filosofi non devono produrre necessariamente un vantaggio pratico, è la fatica stessa di comprenderli che porta benefici. Schopenhauer come Marx, Nietzsche come Hegel, andrebbero compresi. Sant'Agostino andrebbe compreso, anche San Tommaso. L'utile si nasconde nei dettagli. L'utile è quella cosa che ti serve quando meno te l'aspetti. Una connessione inedita, un'epifania inattesa. Vai a capire la ragione che giravolte può fare. L'intelligenza è un animale morbido. 

Alla crudeltà del sistema capitalistico si volle opporre la crudeltà della vendetta proletaria, benedetta però dal crisma della necessità "scientifica".

"Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare gradualmente il capitale alla borghesia, [...] E questo naturalmente non potrà essere effettuato, da principio, che per mezzo di un’azione dispotica verso i diritti di proprietà ed i rapporti di produzione borghese,"

Naturalmente. La rivoluzione non è un pranzo di gala, etc. Un dispotismo locale, che serve il tempo di dare la spintarella, dopodiché, la storia dell'umanità giungerà a compimento, e da quel piccolo ma necessario dispotismo iniziale scaturirà la libertà perpetua degli individui:

"Se il proletariato, nella sua lotta contro la borghesia, si costituisce forzatamente in classe, se egli si erige con una rivoluzione in classe dominante e, come classe dominante distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, egli distrugge, nello stesso tempo che questi rapporti di produzione, le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, egli distrugge le classi in generale, e quindi la sua stessa dominazione come classe. Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi ed i suoi antagonismi di classe, sorge un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti."

Il passaggio dall'uomo schiavizzato all'uomo libero non lascia nulla come resto, una conversione completa di sostanza, aut-aut. Bisogna avere proprio una grande sete di speranza per credere all'impossibile.

Una prima critica a Carlo Marx si potrebbe già muovere sul piano del materialismo storico: Marx assume che il significato dell'uomo si esaurisce tutto nelle condizioni materiali, l'uomo è in tutto e per tutto i rapporti di produzione in cui è calato, sicché, con simmetria geometrica, cambiando in toto i rapporti di produzione ne risulterà cambiato in toto anche l'uomo. Nessun tratto personale, nessuna volontà sua propria, nessuna sua personale sensibilità, niente di originario, la volontà stessa gli è data dalla società, in una società che abolisce la volontà semplicemente l'uomo smetterebbe di volere. Il povero Bakunin tentava di obiettare: ma il desiderio di libertà viene prima! Tentò invano. 

lunedì 11 maggio 2026

Carlo Marx

Ho fatto una full immersion in Carlo Marx, un bel ripassone che mi ha riportato ai tempi in cui frequentavo timidamente via Festa del Perdono compulsando anche uno dei pochi testi universitari che ho salvato, sono pieno di materialismo storico e di plusvalori e di cadute tendenziali del tasso di profitto, mi sento un po' alienato.

C'è un passo del Manifesto dove descrive l'ascesa della borghesia, un pezzo veramente scritto bene, si potrebbe dire addirittura immortale data l'attualità: "Spinta dal bisogno d’uno smercio sempre più esteso, la borghesia invade il globo intero. Bisogna che dappertutto s’impianti, che dappertutto stabilisca e crei dei mezzi di comunicazione". Oppure: "Essa costringe tutte le nazioni, sotto pena di morte, ad adottare il sistema di produzione borghese; essa le costringe ad introdurre presso di loro la sedicente civiltà, cioè a divenire borghesi. In una parola, essa modella un mondo a sua immagine." E ancora: "Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese".

A togliere il riferimento alle classi e a trovare un nuovo termine per "borghese" il discorso fila via liscio come l'olio. Marx andrebbe aggiorn... chi era quello che si era inventato il "comunismo ermeneutico"? La buonanima del Vattimo. La borghesia è un veicolo della metafisica del dominio, del pensiero forte. Dobbiamo essere deboli, i deboli sono meno pericolosi (Nietzsche dissentit).

Ecco il provvisorio frutto delle mie fatiche: Carlo Marx.

domenica 10 maggio 2026

Ai giovani hegeliani

È vero che la "forma mercato" ormai occupa ogni spazio disponibile al punto da assomigliare a una fine della storia, così come ci dicono oggi i giovani hegeliani (fusariani in primis etc.), ma poi per rimettere in moto la storia le oppongono una volontà uguale e contraria, così che per rovesciare quella ne occorre una ancor più trascinante, ancora più egemonica (nel senso gramsciano). Il matto di Röcken direbbe: ecco la volontà di potenza. Se togliessimo improvvisamente la volontà a tutti, mostrando a tutti che in realtà prendiamo possesso della volontà solo a posteriori, quando essa ha già deciso di darsi, tutto l'essere sociale, comprensivo di amici e nemici del mercato, cadrebbe in una depressione senza speranza. Per continuare a sperare occorre invece un nemico e il fatto che serva lo rende indispensabile, ancor più indispensabile della soluzione. Ma tutto questo è troppo sottile da intendersi.

(il processo che ha portato alla fine del medioevo è durato mille anni, la "forma mercato", dove tutto dev'essere immediatamente disponibile, ha invaso anche le coscienze dei giovani hegeliani i quali pensano di poter liquidare il capitalismo in tempo per prendere la pensione: ci vuole pazienza, anche la storia deve fare le sue circonvoluzioni).

sabato 9 maggio 2026

Il libero arbitrio in Schopenhauer

L’individuo conosce le libere intenzioni della Volontà solo a posteriori. All’intelletto sembra di poter decidere tra due opzioni possibili, ma in realtà la Volontà ha già deciso. La volontà nella dimensione empirica si esprime in modo consequenziale, e non può essere altrimenti, glielo impone il carattere temporale della realtà: ogni decisione si manifesta singolarmente, la doppia natura della scelta (per esempio di "bere" o "non bere") appare solo in astratto, in concreto appare solo l'atto determinato dalla Volontà.

Si pensa inoltre che l’uomo può decidere autonomamente ciò che vuole essere, e questa sarebbe la libertà del volere, in realtà è il contrario, l’uomo è se stesso prima ancora che giunga la conoscenza di sé: “Ne segue che l’uomo non può decidere di essere fatto in un modo piuttosto che in un altro, e nemmeno può diventare un altro; invece egli è, una volta per tutte, e successivamente conosce che cosa egli sia. Per colori quali seguono il vecchio punto di vista, l’uomo vuole ciò che conosce; per me egli conosce ciò che vuole.”

[in Filosofi & Filosofia]

venerdì 8 maggio 2026

Nietzsche, o la paresi della volontà, più di quello, non si può volere. Una cosa più disperata non si poteva concepire, e infatti piacque assai al novecento, un gregge di nietzschiani da operetta. Non mi si venga a dire della fedeltà alla terra, non c'è niente di mirabile nel superuomo nell'oltreuomo come nel maggioruomo, solo una pietà infinita per 'sti poveri cristi equilibristi sul filo teso tra l'uomo e la bottiglia. E questo è il mio parere su Nietzsche. 

Chi ha paura del Superuomo?

Il Superuomo implica una superiorità, la superiorità stessa è la naturale conseguenza della Volontà di Potenza: tutta la vita aspira intimamente al dominio, alla superiorità sull’altro. Questa implicazione profondamente “antidemocratica”, che va contro l’egualitarismo delle società moderne, sembra rappresentare ancora un problema. Chiamare “Oltreuomo” il “Superuomo” è il modo con il quale certo pensiero postmoderno ha creduto di poter addomesticare il pensiero di Nietzsche per renderlo più idoneo al dibattito democratico. Il "Superuomo", dicono queste interpretazioni, può evocare l'idea di un uomo superiore agli altri, l’”Oltreuomo” pone l’accento sul superamento dei limiti. Ma si fa un torto a Nietzsche tentando di edulcorarne il pensiero: l’Übermensch è proprio quel tipo di uomo che vive la vita senza scendere a compromessi, egli è superiore, per definizione, i limiti che supera sono allo stesso tempo quelli della cultura borghese e democratica. Errore sarebbe tradurlo in un manifesto politico, trascinarlo nel commercio del dibattito accademico con la sua produzione di tesi e di curricula, ricorrere a lui come l’ennesimo rimedio. La superiorità è in Nietzsche esattamente quello che vuole intendere: levatura, salto qualitativo, dominio del più forte, elevazione sulla morale del gregge. La sua volgarizzazione è un rischio che lo stesso Nietzsche aveva messo in conto.

 [in Filosofi & Filosofia]

giovedì 7 maggio 2026

Ops, I did it again, ho rifondato il mio sito di filosofia, quello da cui avevo cominciato, cambia nome e veste grafica ma in buona sostanza è sempre lui. Intanto che studio, mi sono detto, tanto vale metterlo in bella copia. Si riparte da Nietzsche, prossima puntata Schopenhauer. Filosofi & Filosofia, troverete il link nella colonnina a fianco.

Il sole non lo sa, ma qui sulla terra ogni fiore si rivolge a lui. Nemmeno i fiori lo sanno, è un'incosciente storia d'amore, forse la più grande.

martedì 5 maggio 2026

L'AI che insiste a chiamare il Superuomo "Oltreuomo" specificando che non si tratta della volontà di dominare l'altro, ma... e attacca una prudentissima supercazzola sulla forza espansiva auto-affermativa che spinge a superare se stessi e i propri limiti: c'hanno ridotto il Superuomo a miglior impiegato del mese. Alla fin fine hanno ancora paura di Nietzsche, hanno paura che lo prendiamo in parola e rifondiamo il nazismo. Eccoli qui quelli che dovevano vivere senza Dio. Perché l'AI frulla il materiale umano a disposizione e ne fa una spremuta, siamo noi l'AI, la nostra essenza, la nostra idea platonica, un sommario di medioumani.

lunedì 4 maggio 2026

L'eterno ritorno di Nietzsche

Concetto tanto frainteso quanto citato a sproposito, misteriosa epifania dello spirito, è una cosa molto semplice: la volontà di potenza non può soffrire l'immutabilità del passato, impotente contro ciò che fu fatto essa digrigna i denti, e allora come può la volontà di potenza avere potere anche sul passato? Vuole che il passato ritorni, ma il suo volere è sostenuto da un argomento: se il presente è il punto da cui si diparte il tempo infinito, in una direzione come nell'altra, allora per un calcolo combinatorio tutte le cose arriveranno al punto di ripetersi ancora e ancora (dato un numero finito di eventi entro un tempo infinito) per cui anche noi torneremo a vivere e la nostra volontà tornerà a rivolere.

"La misura della forza del cosmo è determinata, non è "infinita": guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza "non misurabile"; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti." (Frammenti Postumi)

Lasciamo da parte la coerenza dell'argomento, concentriamoci sulla logica di Nietzsche: se la volontà di potenza aspira infinitamente alla potenza, essere impotenti nei confronti del passato immutabile, un'immutabilità che aumenta con l'aumentare dei fatti che si accumulano nel passato, sarebbe qualcosa di inammissibile, così è ontologicamente necessario che le configurazioni della realtà debbano ritornare per essere volute e rivolute all'infinito. Questo è quel che accade ad essere fedeli al divenire fino alle sue estreme conseguenze.

"Ecco ciò che fa digrignare i denti alla volontà: l'intima pena di essa. Impotente contro ciò che fu fatto, essa per tutto quello che è trascorso è una spettatrice malevola. La volontà non può trionfare sul passato. Non poter infrangere il tempo e le brame del tempo: ecco ciò che più l'addolora." [...] "Ogni «così fu» è un frammento, un lugubre caso, sino a tanto che la volontà creatrice non abbia detto: «Ma così io volli! Ma così io voglio! E così vorrò!». (Così parlo Zarathustra, Della Redenzione)

La fantascienza ci ha truffati, chi si aspettava degli esseri senzienti nelle belle fattezze della Rachael di Blade Runner è rimasto deluso. Sì, stiamo lavorando in effetti a una pallida imitazione dell'autocoscienza ma tutto il correlato lavoro in pelle che doveva dare forma umana alla macchina risulta non pervenuto: Roy Batty, bello come un cantante Punk, che piange sotto la pioggia, quello è rimasto fantascienza. Prendete il cervello positronico di Asimov: globo spugnoso di lega platino-iridio che simula una rete neuronale attraversata da una corrente di positroni. L'iridio perché è il materiale più resistente alla corrosione. Non c'è bisogno di tutta questa ferraglia, Asimov scriveva di un mondo meccanico fondato sul solido iridio, il nostro cervello positronico poggia invece sopra fragili wafer di silicio, la nostra rete neuronale la rete internet, e sulla sua capacità di riprodurre un comportamento razionale manteniamo la prognosi riservata. Ma la fantascienza guarda avanti, ha tutto il futuro per attuare le sue profezie, l'importante è non fissare delle date, è lì che solitamente casca l'asino (in una distopica Los Angeles del 2019... 1997: fuga da New York: niente macchine volanti, a mala pena quelle auto-pilotanti che non vanno nemmeno a motore antigravitazionale). 

domenica 3 maggio 2026

Trump minaccia di ritirare le guarnigioni e frotte di irenici antiamericanisti preparano i festeggiamenti nei villaggi dell'Armorica: ci sono riusciti finalmente, senza far niente, per un caso di psicologia inversa. È così dispettoso che basta chiederli qualcosa e lui fa il contrario. Di solito non funziona con i bambini, funziona con Trump perché lui è un adulto. E se senza gli americani ci invadono i russi? Non ci avete mica pensato voi, a voi basta vedere gli americani che tornano a casa e vi mettete a ballare. Voglio vedervi io quando al posto degli F-35 andremo alla guerra con i Caproni della prima guerra mondiale. Senza le alette canard. Che cosa gli tiriamo, i ceci? Che disastro antropologico, questi sono i guasti dell'istruzione generalista.

NIETZSCHE, spiegato

Da destra a manca tutti hanno banchettato con il pensiero di Nietzsche, nugoli di professori gli sono saltati in groppa per farsi dare un passaggio, a seconda dell'occasione ora lo si è voluto ideologo del nazismo ora leader del '68: è ora di dire basta. 

Il maggior merito di Nietzsche sta nell'aver dissezionato i grandi miti del moralismo occidentale e averne scoperto gli altarini, rivelando i motivi egoistici, “umani, troppo umani”, che vi stavano alle spalle. Da lì in poi, quasi fosse stato punto da una vespa, è stata tutta una corsa verso il precipizio, tra roboanti invii di fulmini e saette e immedesimazioni in deità greche e medio-persiane. 

Decretò profetico la morte di Dio, rovesciò il bene nel male, volle l'eterno ritorno dell’eguale, perché se il tempo si estende in avanti e indietro all’infinito, allora per logica combinatoria tutti gli eventi finiranno prima o poi per ripetersi identici e noi di conseguenza per ritornare in vita, ancora e ancora ("Tutto è esistito innumerevoli volte, in quanto la condizione complessiva di tutte le forze ritorna sempre", Frammenti Postumi).

Scoperto lo spirito dionisiaco ne fece un martello pneumatico, prese a martellate tutti gli immutabili, sulla par destruens del nichilismo passivo innestò il maglio del nichilismo attivo: se tutto è stato distrutto ora è il tempo dell’uomo che crea da sé i propri valori, è tempo del superuomo. Profezia: verrà un giorno in cui… (scimmie che cadono in equilibrio precario su un filo teso, sdeng!).

Ma se l'uomo crea da sé i propri valori, ormai aperto lo spazio al suo agire (tutto è caos, il mondo è una pagina da scrivere), allora può volere quel che vuole, che non è lui a volere, s'intende (il libero arbitrio è invenzione da preti per angustiarci col senso di colpa), ma la sua volontà: dobbiamo volere il nostro destino, prendere la via della forza, salire sul treno della volontà di potenza. 

I deboli, detto en passant, complottano contro i forti, li temono, per cui con spirito giudaico (e ti pareva), mossi da ressentiment, se le inventano tutte per farli passare per cattivi, loro, i forti par excellence, che della loro forza sono costretti a vergognarsi, poverini (anche Socrate era ebreo, sicuro, lo si vedeva dal naso).

Così accadde che un bel giorno, scrutando in Piazza Carlo Alberto dentro un abisso (certe buche, signora mia!) ci finì dentro anche lui, ma niente paura: ritorneremo, prima o dopo.

P.S.: dopo la sua morte fu fatto santo, cooptato dai nazisti e poi rivalutato dai post-modernisti, pubblicato da Adelphi, assurto a fenomeno pop, divinizzato dagli psicanalisti, citato come maestro dai pensierodebolisti, lui che i deboli non li poteva soffrire, ma si sa, devi avere un caos dentro di te per far fiorire una stella che balla [rumore di ossa che si rivoltano dentro una tomba]

sabato 2 maggio 2026

Trump è il superuomo, anzi, visto che è tedesco, è l'Übermensch. Lui crea i valori, li rovescia, li trasvaluta, Umwertung der Werte. Lasciamo stare le sottigliezze liriche di Nietzsche, magari lui pensava a chissà quale Vornehmer Geist, a chissà quale "Spirito Nobile", e invece l'Übermensch gli si è incarnato in un ottantenne con il fondotinta. L''Übermensch dice: quello che voglio è giusto. Lo pensano tutti, deboli e forti, solo che l'Übermensch non si nasconde dietro alle formule democratiche: finito con l'Iran prenderemo Cuba, è nella nostra disponibilità, non v'è alcun motivo di impedire ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini (Genealogia della Morale, Prima dissertazione, sezione §13). Intendiamoci, pure l'Iran non aspira ad essere un agnellino. Ma Cuba, suvvia, Cuba è un vincere facile, non dico come il Venezuela, che è stata una compravendita, però... punteranno al controllo di Varadero per tagliargli i rifornimenti di valuta estera: ogni epoca ha l'Übermensch che si ritrova.

venerdì 1 maggio 2026

È da quando c'è la globalizzazione, e la globalizzazione nel frattempo è passata di moda, che i sindacati al primo maggio fanno il comizio contro i guasti della globalizzazione. Sempre tesi. È ora di finirla con il lavoro precario! Buzz Buzz*. Fanno il compitino a favore di telecamera e poi tanti saluti. L'avete mai visto, voi, un governo di sinistra che obbliga al tempo indeterminato? Io temo che oggi manco la Russia di Stalin potrebbe imporlo per editto, semplicemente perché oggi il lavoro non esiste. Quello che chiamiamo lavoro è la vuota routine dell'ultimo giapponese che pensa ancora di essere in guerra, ci fanno lavorare per mandare avanti la commedia, ma potrebbero benissimo farne a meno.

* (Amleto a Polonio, atto II, per intendere "la solita solfa")

Le nostre sono società morte in cui non succede più nulla di storicamente rilevante, e se dovesse mai succedere qualcosa ci prenderebbe una crisi isterica tale che scomoderemmo la fine del mondo, si è visto con l'epidemia. Non lasciatevi traviare dalla narrazione corrente, la Russia è uno spauracchio di second'ordine, le nazioni vere, quelle che contano, sanno che il grande spavento è la Cina. Povera Italia, un uccellino bagnato in mezzo alla tempesta, il nostro massimo sogno possibile è il rilancio dell'economia, una cosa che solo a dirla prende un'angustia, un pietà, che vien voglia di piangere, oppure di ridere: il rilancio dell'economiahahahah. Poi, quando vinceranno le sinistre, ritornerà la democrazia. 

martedì 28 aprile 2026

È vano uccidere, oltre che crudele è un atto anche puerile, ma il mondo ci costringe alla crudeltà dato anche solo lo spazio che occupiamo, per noi inciviliti abitanti del mondo di sopra questa circostanza appare come una spietata barbarie, ma anche ora le industrie di armi più tecnologicamente avanzate sono proprio le nostre, garantiamo le migliori performance da oltre un secolo. L'essere, dice, non si distrugge, ciascuna configurazione della realtà è in realtà atemporale, sarà, ma vuoi mettere lo sfoggio di volontà di potenza? Abbiamo missili che ti vengono a cercare anche sottoterra, manco il tempo di apprezzarne la superiorità tattico-strategica che sei bello che ridotto a julienne (o brunoise se si vuole adattarsi a fondi di cottura o guarnizioni eleganti): il mondo è spaventoso.

Essendo la libertà una pulsione tra le più suggestive se ne fa largo uso tanto ai livelli più bassi del commercio spicciolo quanto ai livelli più alti delle grandi narrazioni ideologiche, ci pensiamo tutti liberi, e a forza di pensarlo, dai e dai, ci crediamo per davvero, è la grande consolazione. Con l'illusione di libertà si tengono a bada i popoli più che con la forza, è il più potente dei soft power. La volontà, la libertà, la felicità, è il materiale base per i copywriter della pubblicità, e siccome anche la politica è pubblicità, partiti e grandi ideologie ce la vendono all'ingrosso, si intende le ideologie occidentali, perché per quelle asiatiche il grande rimedio è l'ordine sociale, che noi interpretiamo appunto come rigidità. Ma tutte le cose hanno una fine e finirà pure l'occidente con tutte le sue bubbole, sostituite dalle bubbole degli altri: ci spacceranno l'ordine sociale come il nuovo elisir, già lo spacciano anche da noi con la scusa della sicurezza.

lunedì 27 aprile 2026

La libertà come contraddizione logica

Se le nostre azioni sono determinate allora non siamo liberi, ma se sono casuali allora sono determinate dal caso, su cui non abbiamo comunque controllo. Alcuni pensatori, consci della contraddizione, assunsero una posizione detta "compatibilista": la libertà risiede nel seguire la propria volontà, non nel poter agire al di fuori delle cause che l'anno determinata. Per David Hume l'uomo è libero quando non è costretto a fare ciò che non desidera, anche se i suoi desideri sono il risultato di una serie di istanze non casuali. Desideriamo, per tutta una serie di motivi, ma quando la realtà contraddice questo desiderio allora ci percepiamo come privati della libertà, diversamente, se la realtà lo asseconda allora diciamo che siamo liberi. Che cos'è dunque questa libertà di cui tutti parlano? Una forma di condizionamento culturale, della nostra cultura in particolare, che si spinge fino a farsi prescrizione morale, confondendo le cose "come sono" con le cose "come dovrebbero essere" (Is–ought problem).

Quando esportiamo libertà esportiamo anche una certa idea di libertà, esportiamo una cultura, la nostra, che poi questa cultura la si voglia far passare come il culmine del progresso umano e quindi la più corretta per tutti, come una conclusione logica, è un modo molto rassicurante di sentirci nel giusto, perché abbiamo questo vezzo, vogliamo essere riconosciuti come giusti. Dal fraintendimento di questa nostra buona fede ne sono scaturiti dei disastri storici ma quando una cosa è giusta bisogna insistere finché non la si ficca bene nelle teste, ci vuole pazienza, ma poi ci ringrazieranno.

L'ammaestramento etico

La filosofia non necessariamente dev'essere ammaestramento etico, anzi è cattiva abitudine pretendere dalla filosofia, come si fa oggi, che dia risposte in senso etico e morale, come se non potesse più dare risposte in altro senso e quindi tanto vale trovarle un'occupazione: che si occupi del buono e del giusto. La filosofia non è un manuale di buona educazione. Per giunta i principi morali, per tanto che li si voglia far valere, si vede bene che non sono vincolanti, nessuno li segue per logica necessità. È quasi gentiliana quest'idea che si possa insegnare la morale. Per l'attualismo gentiliano il pensiero è produzione stessa della realtà, dunque l'uomo non è già fatto dalla nascita, ma si fa attraverso l'educazione, educarsi significa dunque generare il proprio spirito e, di conseguenza, il proprio mondo. Dall'altra parte, la gramsciana egemonia culturale: il dominio borghese si mantiene attraverso il consenso, e quindi è necessario costruire una "contro-egemonia" che crei un nuovo senso comune, un nuovo consenso. Oggi diremmo soft power. La persuasione è un espediente, ma condotto a fin di bene: il principio morale viene creato ad arte, diventa un artificio. Difficile in tutto questo lavorio scorgere il giusto bene se poi ciascuno se lo fabbrica a suo piacere e in vista dei suoi scopi.

domenica 26 aprile 2026

E mentre noi qui si faceva filosofia, altri nel mondo progettavano di cambiare il corso della storia a pistolettate, tutto il sardanapalesco simposio dell'alta società mandato a gambe all'aria dalla teoria della prassi di un ingegnere informatico: la teoria è nulla se non passa alla pratica. Bel modo di pensare, neopositivista, prima ancora che marxista. D'altronde pure Trump dà mandato per sparare ai cattivi, è prassi, solo che non esistendo un'unica nozione di cattivi finisce che si sparano tutti a turno, nessuno è al sicuro. Qui gladio ferit, gladio perit, Matteo (26:52). Ma Trump rilevava per l'appunto che Gesù è troppo debole sulle questioni di criminalità internazionale. 

sabato 25 aprile 2026

Crisi del principio di verificazione di Wittgenstein

In una prima fase (quella del Tractatus) Wittgenstein ritenne che solo le affermazioni che descrivevano stati di cose empiricamente verificabili avessero un senso. Questo non significava che tutte le proposizioni della metafisica fossero insensate (Unsinnig), cioè che violassero la logica, ma che erano prive di senso (Sinnlos), cioè che fossero corrette logicamente ma che non descrivessero fatti. È questo il principio di verificazione: un enunciato è sensato se si possono determinare le circostanze empiriche che lo rendono vero o falso. 

In un secondo momento (Ricerche Filosofiche) Wittgenstein abbandonò l'idea che il significato fosse legato alla sola verificazione empirica riconoscendo che il linguaggio non funzionava come figura speculare della realtà empirica, non esisteva cioè un rigido isomorfismo tra linguaggio e realtà. Smise di considerare la metafisica come semplice non-senso assoluto: la verificabilità è solo uno dei tanti modi di utilizzare il linguaggio, non l'unico criterio di senso. La sua ricerca si spostò dunque sulle regole d'uso del linguaggio nel contesto sociale (teoria dei giochi linguistici).

Altre critiche che si levarono contro il principio di verificazione si mossero sull'auto-contraddizione logica del principio stesso: il principio di verificazione non è verificabile empiricamente, se applicato a se stesso, il principio di verificazione sarebbe considerato come privo di senso (il principio infatti non è in sé un fatto empirico). 

A quanto pare, non si può dire che la metafisica sia completamente priva di senso, se ne può parlare, se non altro per tentare di accantonarla definitivamente (ma la metafisica, come la gramigna, rispunta inesorabile).

I commentatori che seguo io su twitter dicono che Donald Drumpf sa esattamente quello che fa, avrebbe un piano, il fatto che sembri il contrario è tutta una tattica se non addirittura una strategia, l'obiettivo è quello di sconfiggere il regime dei pasdaran per indebolire allo stesso tempo Cina e nemici di Israele e di riportare pace e democrazia in Medioriente, senonché i pasdaran, in un certo senso, non sembrano collaborare alla realizzazione di questo nobile progetto e fanno resistenza tenendo in ostaggio lo stretto di Hormuz. A prima vista potrebbe sembrare che Donald Tromb non avesse previsto le conseguenze del conflitto sullo stretto di Hormuz, ma non è così, egli aveva già come obiettivo quello di controllarlo per tagliare i rifornimenti di petrolio alla Cina nonché di liberarlo e renderlo disponibile al commercio mondiale come gesto carino nei confronti dell'umanità, pur lamentandosi di non aver ricevuto in cambio nemmeno un po' di riconoscenza. Si tenga presente che lo stretto di Hormuz non serve agli Stati Uniti, loro sono autosufficienti, diciamo che è un di più rispetto ai loro obiettivi, ma si sa, gli Stati Uniti sono un padrone magnanimo anche se attualmente un po' brontolone. Io vorrei domandare a questi commentatori se c'è la possibilità che l'America si stia sbagliando, ma non vorrei creagli degli scompensi emotivi.

venerdì 24 aprile 2026

Il disimpegno della metafisica

Di pari passo con la scoperta che l'ingegno umano, opportunamente diretto dalla scienza, può garantire un minimo di salvezza sul piano del qui e ora, si sono fatti avanti i cultori del disimpegno metafisico: concentriamo i nostri sforzi nell'utile di questo mondo, il solo che ci preme, dunque il solo esistente. È tutta una corsa del pensiero moderno e poi di quello contemporaneo ad aprire lo spazio all'azione della scienza, abbattendo tutti gli ostacoli metafisici - Dio, leggi morali, principi immutabili - che si frappongono tra l'uomo e la sua volontà di addomesticare il mondo. Anche il rimedio della scienza ha una base metafisica: la fede che le cose del mondo siano disponibili all'azione concreta della volontà. Finché la potenza non era nella sua disponibilità effettiva, l'uomo ha proiettato le sue aspirazioni nel dio metafisico, quando invece ha visto accrescere il suo potere sul piano concreto della realtà ha abbandonato gli dei al loro destino. Dio sopravvive negli spazi lasciati ancora liberi dall'impotenza umana, ma è un'impotenza solo temporanea. Abbiamo tuttavia davanti sempre la morte e nel mondo senza speranza che ci siamo creati ci sentiamo sempre più gettati, provvisori, occasionali, insignificanti. Tentare di comprendere quale sia il vero significato della realtà è diventata un'occupazione da perdigiorno e quel po' di angoscia che ci assale una malattia da confessarsi al presbitero della chiesa psicanalitica o da curarsi con la medicina moderna. Il paradiso della modernità è un gabbia senza via di uscita, in attesa del miracoloso ritrovato della tecnica che ci renda definitivamente immortali su questa terra. Vasto il programma, vana la fatica.

[primo capitoletto del mio piccolo zibaldone filosofico che troverete via via linkato nella colonnina a destra sopra l'archivio del blog. Grazie per la cortese attenzione]

giovedì 23 aprile 2026

Wittgenstein

Prendiamo Wittgenstein (dopo Heidegger il continentale, Wittgenstein l'analitico), una di quelle menti, oggi diremmo nello spettro autistico, che di tanto in tanto si mettono in testa di ridurre il mondo a un'operazione logico-matematica, una monomania che ha dato il la all'informatica (la tecnica, come l'arte, è una sorta di lavaggio del materiale psichico sporco, prende le monomanie e le traduce in grandi progressi umani). Il Wittgenstein del Tractatus ribalta in un certo senso la famosa frase di Nietzsche: non esistono interpretazioni, solo fatti. Il linguaggio rappresenta il mondo (i fatti) attraverso una struttura logica comune. Le proposizioni sono immagini dei fatti, riproducono la struttura logica della realtà. Wittgenstein mira alla chiarificazione logica del pensiero, mira a liberare la filosofia dai falsi problemi causati dall'uso scorretto del linguaggio. L'unica forma di linguaggio dotata di senso è quella propria delle scienze dure. Esiste dunque un limite del dicibile: di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Ciò che non è un fatto (valori etici, estetici, metafisici, in definitiva l'oggetto delle scienze morbide) non può essere espresso in proposizioni sensate (addio Heidegger!). Heidegger avrebbe detto: la cosa calcolante. Poi anche Wittgenstein diventa meno duro e si fa più morbido, è il Wittgenstein del secondo periodo, quello delle Ricerche Filosofiche, che riconosce l'impossibilità di ridurre la complessità e l'ambiguità del linguaggio in una singola struttura logica ideale. Aveva il problema di definire il rosso usando solo formule e operatori. In questo Wittgenstein il neopositivista è agli antipodi della fenomenologia di Husserl, dove il rosso in quanto Erlebnis, esperienza vivida, è invece l'aspetto originario, più originario delle formule che servono a descriverlo. Eppure quell'idea della "cosa mondo", come dicevamo, è diventata tecnica informatica, dunque alla fine tutto si tiene, i fatti del mondo includono le proposizioni sensate ma anche quelle insensate, ma sarebbe stato veramente troppo per Wittgenstein dire alla Derrida che l'essenziale si trovava invece negli spazi vuoti del testo, a tutto c'è un limite.

Pare che Wittgenstein sul letto di morte abbia detto: "Mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di filosofia fatto solo di scherzi, ma non ho senso dell'umorismo". Io, al contrario, non riesco a scrivere un libro di filosofia fatto solo di cose serie: ognuno ha il genio che si ritrova (qui "genio" nel senso di disposizione, inclinazione, specifico per Ludwig che sul linguaggio era puntiglioso).

mercoledì 22 aprile 2026

Per esempio quando ci guardiamo allo specchio, una forma come un'altra a cui ci dobbiamo abituare. L'animale resta sbigottito di fronte alla sua immagine, crede che sia un altro. Pochi animali superano il test dello specchio, tra questi le "grandi scimmie antropoidi (scimpanzé, bonobo, oranghi, alcuni gorilla), delfini, elefanti asiatici, cavalli e gazze europee" (fonte: Wired). Si sa, i delfini sono animali intelligentissimi, gli avessero dotati di pollici opponibili ora governerebbero il mondo. Poi c'è il mio caso personale, che da ragazzo meditavo lucidamente su quella immagine e la percepivo come estranea, come un sogno a occhi aperti. Il mio mondo interiore si trova altrove, pensavo, non dentro quell'immagine, è solo un'interfaccia. Chissà, magari stavo percependo la cosa in sé. Non è una cosa banale riconoscere la propria immagine, anche il bambino resta per la prima volta sbigottito: possibile, sono io? Chi è costui? Poi, crescendo, se si vuole essere gente di mondo, quell'immagine viene assunta come un brand, come una copula mundi, il luogo d'incontro della res cogitans e la res extensa, ghiandola pineale. Beato chi non si riconosce, sgravato dal peso dell'io, non si vede invecchiare, semplicemente passa.

Che cos'è questo misteriosissimo "Essere"

Senza appellarci alle formule magiche, l'Essere è la proprietà di tutte le cose che esistono, che si manifestano, come materiali e come immateriali, oggetti, sensazioni e pensieri, tutti sono enti, e come tali sono Essere, non c'è bisogno delle differenze ontologiche: l'ente immobile ed eterno posto fuori dal mondo diveniente è un ente anche lui, un essente, un Essere, in primo luogo in quanto concetto, e poi, qualora lo si riesca a fondare, in quanto presenza. Heidegger parte dal presupposto che l'essere eterno della tradizione metafisica va superato, così occorre negargli il suo statuto di ente esistente in presenza, un "si fa" e un "si dice": "si dice" che l'Essere non è più eterno, allora "si fa" che non deve essere più "presenza" ma "assenza", e quindi via con le assurdità e le frasi ad effetto: l'Essere è il nulla (dell'ente). Ma poi questa convinzione che l'Essere non è eterno da dove viene? Dall'assunzione che l'unica realtà valida è quella empirica (il fenomeno, e da qui il fare appello alla fenomenologia e all'esistenzialismo), dando di fatto ragione a quella tecnica che poi si pretende di contrastare. Insomma, Heidegger è una petizione di principio. 

martedì 21 aprile 2026

Heidegger e il nazismo bucolico

Come fu possibile che "il pastore dell'essere" partecipò attivamente alla vita del partito nazista a partire dal 1933 e vi fosse iscritto ancora nel 1945? Nei famosi Quaderni Neri si troverebbe la prova del suo antisemitismo "metafisico": 1) Gli ebrei hanno una predisposizione innata per il pensiero calcolante che favorisce lo sradicamento dell'uomo dal proprio legame con la terra e con l'essere. 2) L'ebreo è la personificazione della modernità tecnologica che ha deturpato lo spirito dell'Occidente portando all'oblio della verità originaria dell'essere. 3) Gli ebrei sono "senza mondo" (Weltlos), sono incapaci di abitare metafisicamente un luogo, agendo invece come una forza nomade e livellatrice che accelera l'omologazione globale verso la tecnica. Ma non è finita qui. La colpa della Shoah è degli ebrei: avendo portato nel mondo la logica della tecnica e della macchinazione, sarebbero finiti stritolati nei loro stessi ingranaggi, cioè uccisi dalla macchina nazista dello sterminio tecnologicamente organizzato (paradosso: il popolo tedesco, che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla tecnica ha finito invece per utilizzare la tecnica - gas, forni e così via - contro chi aveva introdotto nel mondo la logica della tecnica). La colpa insomma sarebbe sempre degli ebrei, anche per i campi di sterminio, il tedesco, senza gli ebrei, si sarebbe dedicato a pascolare l'essere, è colpa degli ebrei se hanno introdotto la logica del progresso, sono loro che hanno introdotto il peccato della tecnica. Cosa aveva visto Heidegger nel nazismo? Viene più volte citata questa spiegazione: Heidegger era convinto che il nazionalsocialismo avrebbe potuto realizzare una rivoluzione dello spirito tedesco che avrebbe fermato la macchinazione (Machenschaft) della tecnica. Hitler un pastore dell'essere, un preraffaelita. Chiuso nella sua baita a meditare sull'essere. La baita che per Heidegger non era una semplice baita, ma una radura (Lichtung) per sfuggire al dominio della tecnica. Und der Wald, er steht so schwarz und leer. Zarathustra, Heidegger, Parsifal, gli Ent e la battaglia di Isengard, contro l'orco della tecnica il nazismo bucolico, avrebbe potuto salvarci, ma ahimè s'è fatto corrompere dagli ebrei. Era entrato in fissa con la tecnica, e per questa fissa ne ha pestata una grande come una baita. A scanso di equivoci: giudico male Heidegger indipendentemente da questa liaison dangereuse con il nazismo, che per me è accessoria. 

Incredibile, faccio più numeri con i post su Heidegger che con le cazzate della politica, c'è voglia di essere.

lunedì 20 aprile 2026

Mi mangio un biscotto fuori dalla porta, c'è il gatto, mi fissa, miagola, mi fa sentire in colpa. "Non è per te", gli dico, "tu non digerisci gli zuccheri processati". Miagola, fa finta di non capire. "Smettila. Ti fanno male. Anzi, guarda, fanno male pure a me, io li mangio lo stesso perché sono dotato di libero arbitrio e ho deciso di scegliere volontariamente il male". Continua a fissarmi, gli devo delle spiegazioni: "Socrate, vedi, diceva che il male è solo frutto di ignoranza, ma io lo so che fanno male e li mangio lo stesso". Miagola, come a dire: "Non raccontarmi fesserie, molla 'sto biscotto". Rassegnato, ma con dignità, si gratta un orecchio con la zampa posteriore, poi si stende in mezzo al piazzale. "È l'intellettualismo etico", gli faccio io per concludere, "cioè il bene è qualcosa che si conosce". Miao, fa lui scocciato, poi si mette a farsi la pedicure, e pensa: "Non è tanto per il biscotto, manco mi piace, è per il principio... aspe'! Cos'è questa? Ah niente, la mia coda. Pensavo 'na cosa da mangiare". 

domenica 19 aprile 2026

Dall'ontologia alla poesia attraverso la svolta

Ero tentato dal dire che Heidegger ha ucciso la filosofia, ma non è esatto, la filosofia era già moribonda, Heidegger ha solo presenziato alle esequie ("essere-per-la-morte"). Per filosofia si intende l'episteme, la conoscenza certa e stabile, ma soprattutto argomentata, gli argomenti di Heidegger hanno invece più il carattere della suggestione, per non dire proprio della poesia. Dopo la Svolta (la Kehre, come dicono gli esperti) decide che non è l'esser-ci la questione fondamentale (Essere e Tempo viene lasciato incompiuto), non esistono le parole per descrivere l'esser-ci, bisogna trovarne di nuove, servono più trattini (i trattini compaiono in verità più nelle traduzioni italiane, dato che per i tedeschi basta incollare assieme le parole). Dopo la Kehre, Heiddeger si concentra su come l'essere si manifesta e si nasconde storicamente ("storia dell'essere"). Non è più l'uomo a comprendere l'essere, ma l'essere che si appropria dell'uomo (evento o Ereignis, "e-venire"). Il linguaggio della metafisica tradizionale è inadeguato a cogliere l'essere, la poesia (Hölderlin) diventa per Heiddeger una via privilegiata per pensare l'essere, un modo per superare la tecnica e ritrovare un contatto più originario con la realtà. Occorre abitare poeticamente il mondo: nell'epoca della "povertà" e dell'assenza di Dio, dove la tecnica ha preso il sopravvento, la poesia diventa l'unico strumento capace di "raccogliere le tracce del sacro" e di riportare gli dei fuggiti (sei tu, Wagner?). La poesia è un modo di abitare il mondo, di porsi di fronte alle cose non con spirito di dominio, ma di ascolto. Heidegger interpreta la poesia come poiesis, cioè come "pro-durre" o "dis-velare" l'essere. La verità (Aletheia) non è una semplice esattezza, ma un aprirsi dell'ente che la poesia porta alla luce. Il Poeta è il custode dell'essere: i poeti, specialmente Hölderlin, sono per Heidegger i custodi dell'essere e i mediatori tra gli uomini e il divino. Alla fin fine solo un dio ci può salvare, per riportare il sacro in un'epoca nichilista. Amen.

sabato 18 aprile 2026

Non si esaurisce la realtà nella natura, la realtà vista da vicino si sgretola sotto gli occhi, a un certo punto abbiamo iniziato a crederci degli oggetti, e continuiamo imperterriti a dirci affini ai vasi o alle piante da giardino, con la sola differenza che siamo stati dotati di coscienza per un caso eccezionale: la materia che pensa. Evidentemente crediamo ancora nei miracoli, ma solo quelli che avvalorano le nostre idee. Per quanto ne sappiamo potrebbero parlare anche le poltrone*, solo che lo fanno sottovoce.

* [Le "poltrone parlanti" di Alberto Savinio in Tutta la vita (1945), dove gli oggetti inanimati – mobili, divani e poltrone – prendono vita, diventano personaggi sensibili, parlanti e operanti, assumendo talvolta un ruolo centrale nella narrazione, nota generata con IA]

L'esistenzialismo

L'esistenzialismo è un male moderno che ha colpito a tratti anche i più moderni fra gli antichi, essendo l'esistenzialismo una caratteristica delle società ben pasciute, infatti il misero per davvero è troppo impegnato nella lotta per la vita per meditare sopra le sue disgrazie con occhio filosofico. L'esistenzialismo moderno prende corpo col venir meno della fede nella possibilità ultraterrena che per molto tempo ha costituito per l'uomo un'adeguata forma di consolazione. Kierkegaard riassume bene questa nuova tensione per cui la fede è vera fede solo se scandalizza la ragione (la ragione che afferma che non c'è nulla dopo la morte, dato per scontato che può stabilirlo); a un certo punto, un punto che va di pari passo con l'ascesa della razionalità scientifica, l'uomo pensa di essere un semplice oggetto naturale, si sente in dovere di smontare, come scrive Leopardi, le "superbe fole" che avevano illuso gli uomini del passato: per che cosa si vive? Sostanzialmente per nulla, siamo diretti verso il nulla. Poi l'esistenzialismo diventa ovviamente anche corrente filosofica e quindi prodotto commerciale, si scrivono libri di successo sull'esistenzialismo, i suoi esponenti più celebri diventano delle popstar, fenomeno di costume. Heidegger appunto prende l'esistenzialismo è lo innesta sulla pianta dell'ontologia per cui diventa subito il referente di ogni filosofare novecentesco, che sempre tiene fermo il principio che tutto è transitorio, non durevole, anche quell'essere che le "superbe fole" del passato ci avevano raccontato come eterno. Heidegger critica la tecnica e l'atteggiamento scientifico condividendo però le sue stesse conclusioni: che siamo fenomeni transitori, che l'essere dura finché dura e poi vola via. L'essere non si sa nemmeno più bene cosa sia, una nostalgia, una poesia di qualcosa che era e ci sarebbe piaciuto che fosse. Ci hanno così martellato con questa ideologia del transitorio, del divenire come evidenza originaria, che uscirne diventa una fatica che richiede impegno e grandi capacità di autonomia critica, merce rarissima, di questi tempi. 

venerdì 17 aprile 2026

Ogni tanto si stupiscono che non ho mai preso un aereo, ancora più stupiti del fatto che non guido: ma come, non hai mai preso un aereo?! Le colleghe esterrefatte. L'aereo mica si prende per necessità, quello viene dopo, l'aereo si deve prendere principalmente per dimostrare di essere integrati nella viabilità planetaria di massa. Vanno alle Maldive facendo scalo a Dubai così possono dire che sono state a Dubai. Allora io posso millantare di essere stato a La Spezia. Ho visto Vernazza dal treno, una mattina presto con il cielo brumoso, un'epifania. Le navi che entravano nel porto di Genova, dal finestrino. Adoro i treni notte. Mi aveva chiamato Hollywood ma ho dovuto rinunciare.

Ho compreso Heidegger

Heidegger come prodotto par excellence del novecento, con la sua fissa per la temporalità dell'essere, l'essere che non doveva essere, che non doveva essere qualcosa, che non doveva essere presenza, ma per l'appunto a-senza, non-cosa, non-presenza, e via di trattini. Ne ha imbambolati tanti l'Heidegger, che ha impestato tutti gli ambienti accademici continentali. Partiva dalla fenomenologia di Husserl, tenendo per buona la regola che l'essere si esaurisce tutto nel fenomeno, cioè in quel che si manifesta per come si manifesta. Per capire la fenomenologia bisogna fare dei passi indietro: passi indietro rispetto alla presunzione di sapere che cosa sono i fenomeni, i fenomeni sono eventi che accadono, non sono atomi, non sono cose, sono solo quello che ci viene incontro per come ci viene incontro: dici mela e pensi a un oggetto, sbagli, la mela è il sapore che senti, il profumo che annusi, il colore che vedi, una sensazione, un evento che accade, come l'essere. Ecco allora, la genialata di Heidegger: l'essere è proprio questi fenomeni, temporali, transitori. La metafisica è tutta da buttare, la metafisica voleva l'essere come presenza, invece Heidegger ci dice che è assenza, anzi differenza rispetto agli enti: voilà la differenza ontologica. Da questa idea di essere non più forte, non più presente, è nato per gemmazione il pensiero debole che tanto lustro ha portato alla buonanima di Vattimo. Heidegger andava un po' alla cieca, una volta deciso che doveva essere così, arrancava di conseguenza, però aveva un grande seguito, così ci prese confidenza. Poi c'è quell'ente particolare che è l'uomo, Dasein, l'esser-ci (non vuole chiamarlo uomo ma Dasein, perché parlare di "uomo" implica porre in partenza una definizione particolare e alla mercé della scienza, sociologica, antropologica, ecc.), e qui apriti cielo: l'esistenza dell'uomo è ex-sistere, cioè portarsi continuamente oltre la pura possibilità (l'uomo dev'essere anche lui un evento effimero, tutto proiettato verso la possibilità, ma anche verso la morte), l’uomo è gettato nel mondo (gettatezza, Geworfenheit, Essere e Tempo), cioè gettato nel mondo in un contesto storico, geografico e sociale che lo precede e lo condiziona e che lo distingue dagli altri oggetti che non si pongono la domanda sull'essere. Essere-gettato: Non siamo noi i padroni delle nostre origini; esistiamo come "fatti" che devono prendersi carico della propria esistenza (esistenza autentica: esistenza che medita con angoscia sulla condizione temporale dell'essere, essere per la morte). L'essere in tutto questo cos'è? Abbiamo detto che non è ente (il perché non si capisce, ma Heidegger la pensa così, è il suo tema centrale e se lo coccola), allora l'essere se non è l'ente è il non-ente, è il nulla che nulleggiando (das Nichts nichtet) lascia che l'ente venga illuminato (prendetela così, non ci sono ulteriori spiegazioni). In tutto questo si innesca la polemica di Heidegger verso la tecnica, che è colpevole, secondo Heidegger, di ridurre tutto, inclusa la natura e l'uomo stesso, a (s-)fondo (Bestand), risorsa disponibile, provocando l'oblio dell'essere. La tecnica impone una visione del mondo come dominio, trasformando il disvelamento del mondo in impianto-imposizione calcolante (Gestell).

Non avete capito? Heidegger non va capito, va preso come un fenomeno, una manifestazione che partendo dal presupposto dell'essere come temporalità dispiega tutte le sue possibilità nel tentativo di venirne a capo. Il neopositivista Carnap considerava le affermazioni di Heidegger come non descriventi tanto un mondo quanto un "sentimento della vita" (Lebensgefühl), simile alla poesia o alla musica, da non confondersi con la conoscenza filosofica o scientifica.

E apri e chiudi 'sto stretto, apri e chiudi, chiudi e apri, non si capisce più niente, come fanno le povere compagnie petrolifere a lavorare? Ne verrà fuori una crisi mondiale. L'Unione Europea, in tutto questo, partorisce i suoi topolini della resilienza energetica: obbligo di telelavoro un giorno alla settimana, limitazione delle caldaie, incentivi a prendere i mezzi pubblici (li hanno così tanto incentivati i mezzi pubblici che a quest'ora in Europa dovrebbero esserci più linee del tram che uomini a piedi). È un sistema che non regge. Non funziona più la civiltà dei consumi, lo vedi dagli spot che girano, non sanno più cosa venderti. Procediamo alla cieca sui binari dell'ordoliberismo, che non a caso è stato inventato in Germania negli anni '30. La signora Ursula con la sua messa in piega. Accelerate EU. Ma che vuoi accelerare? Sto provincialismo esterofilo per cui parliamo tutti inglese, mentre gli inglesi veri sono usciti dall'Europa. L'accento oxfordiano della premier, che sembra Nando Moriconi, ha perso un follower. È dunque questa la modernità? Che robetta misera. 

giovedì 16 aprile 2026

C'è di buono che adesso i trumpiani hanno scoperto il papa, il papa che fino all'altro ieri geopoliticamente contava come il due di denari quando regna bastoni, ora invece elevandolo alla dignità di avversario è un po' come se l'avessero tolto dall'armadio, e ci si incaponiscono, lo ascrivono d'ufficio nel campo largo della sinistra globalista. Ma che dovrebbe dire il papa, "Procedite! Persas necare potes!"? C'è il quinto comandamento: non uccidere. Il papa lancia moniti, non lancia monitor, potrebbe prendere in testa qualcuno. Ah, i bei tempi di Ratisbona! Adesso gladio non laedere debes. Pax vobiscum. Come se dovessero chiedere al papa il salvacondotto, ma quando mai?, manco ai tempi di Innocenzo III chiedevano il permesso per scannarsi. Nel frattempo hanno risvegliato il Leone, mo' s'è messo a lanciare anatemi a grappoli. Amen. 

[avvertenza: i testi in latino sono stati tradotti dall'intelligenza artificiale, prendetevela con lei]

Ai materialisti convinti di afferrare effettivamente delle cose bisognerebbe dire: ma che cos'è oggi la realtà per la fisica? C'erano una volta i cari buoni e vecchi atomi simili a bottoni, piccoli tasselli musivi, cioè di mosaico, che come in un grande lego andavano a comporre tutte le cose del mondo, ah, era un affare semplice, adesso tra paradossi e nuvole di probabilità che ruotano attorno (a cosa?) a nuclei (?), indeterminismi vari, collassi di funzioni d'onda, campi bosonici ecc. ecc., la materia sembra più quella descritta da Berkeley, Kant e Schopenhauer, dove le categorie dello spazio, del tempo e quant'altro sono proprietà originarie del soggetto e non della realtà in sé, ce l'abbiamo noi la materia, nella testa. Sono preso da umano compatimento per i fisici che si sbracciano alle conferenze, tutti eccitati come bambini, perché hanno scoperto che forse è la stessa struttura della coscienza che detta la forma alla realtà, lo sapevamo già! Siamo filosofi, certe cose non ci fanno impressione.

mercoledì 15 aprile 2026

Navi fantasma e identità false: nello stretto di Hormuz spopola lo "spoofing": Transponder spenti e segnali contraffatti complicano i controlli in una delle vie marittime più strategiche al mondo.

Ieri per esempio sono passate tre metaniere che si sono dichiarate caravelle alla ricerca della via delle Indie, più una petroliera che si è finta uno squalo balena, tome tome cacchie cacchie sotto il naso della Gerald Ford, i marconisti di bordo hanno dichiarato: non abbiamo avuto motivo di dubitare, signore, ci hanno passato pure Cristoforo Colombo.

martedì 14 aprile 2026

Un solo dubbio, che Trump non sappia bene dove si trovi Sigonella e quindi dia per sbaglio l'ordine di bombardare la Calabria, per il resto sono abbastanza sicuro della non strategicità di questo cantuccio di mondo, ma a scanso di equivoci, la Sicilia è quella a forma di triangolo (si scherza, non sia mai che mi fanno davvero un buco nella terra di Schillaci e Montalbano).

Il mondo è un meccanismo troppo male avviato per avere la speranza di indirizzarlo verso una qualsiasi forma di redenzione, red-emĕre, cioè riavere, comprare indietro, la condizione di liberto, una volta messa in moto la grande macchina del mondo non c'è più scampo per l'individuo, il quale è costantemente sulla bocca di tutti, tutto si fa per il suo bene, e proprio per questo è infelicemente schiavo della vita che gli è stata apparecchiata. Sottrarsi alla macchina del mondo, un'impresa ormai eroica, praticamente inammissibile.

Crederci dotati di libero arbitrio, di portare a spasso le cose del mondo, è il nostro peccato capitale, ci siamo dentro tutti fino al collo, tutti millantano virtù, i creatori di pace sono gli stessi che fanno le guerre, noi che non le facciamo è solo che non ne abbiamo la forza e allora almeno ci facciamo passare per giusti, per non sentirci proprio degli smidollati. Mi fan paura le guerre, eppure dicono che bisogna superarla, come la paura dell'acqua, che non è con la pace che si risolvono i problemi, restandocene trasognati distesi su un prato a guardare il mondo attraverso le dita dei piedi, bisogna muoversi e agitare i randelli se si vuole essere gente di mondo. Chi è stato a inventare il libero arbitrio? Bisognerebbe denunciarlo. 

lunedì 13 aprile 2026

Faccio fatica a comunicare quello che voglio dire data la complessità del quadro internazionale, ahimè mi mancavano cinque anni a finire scienze politiche altrimenti avrei saputo andare al punto, e invece mi tocca aggirare tutte le questioni buttandola in caciara. Costantinopoli in effetti riuscì per un certo periodo a imporre a Roma i suoi papi bizantini, ma la vedo dura replicare in Vaticano un'operazione Maduro, seppure con Donald non è mai detto. Giustiniano costrinse papa Silverio ad abdicare e insediò al suo posto Vigilio, un ex ambasciatore dell'Impero d'Oriente, questo lo so perché ho fatto le guerre gotiche. Ma adesso chi possiamo mettere al posto di Leone? Abbiamo dei Maga papabili? Che so, un genero, un cugino, un prozio tedesco? O magari lui, lo stesso Trump che prende l'interim, come ha fatto Giorgia con la Daniela? Vedete? Non ce la faccio a fare il serio, e tutto per quei cinque anni che mi mancavano a finire scienze politiche. 

Il papa che si affaccia dalla finestra del palazzo apostolico in Vaticano e in preda a un improvviso moto di follia dichiara urbi et orbi in mondovisione: ma sì, accoppatevi tutti! Sconcerto generale: è stato male interpretato, ha appena avuto l'influenza (da questo papa no, ma forse con Bergoglio...). Dice Fra Donaldo che è stato lui a farlo eleggere, allora si vede proprio che non capisce un tubo, perché se questo doveva essere il papa "maga" chi gliele ha passate le informazioni, Cip e Ciop agenti speciali? Dice che sa quello che fa, in una mezza settimana ha incasinato tutto il commercio mondiale, coi dazi non gli era andata come sperava, bisognava fare un'azione eclatante. Scherza coi carburanti ma lascia stare i santi.

Se Trump vuole farsi papa, si faccia prete, si presenti al conclave e vediamo quanti voti prende.

domenica 12 aprile 2026

"Basta guerre, tacciano le armi"

"Basta guerre, tacciano le armi" non serve che lo dica il papa, tanto meno la teologia, non serve nemmeno che lo dica la filosofia morale, lo può benissimo dire anche il postino, solo che non vedrete mai un articolo dal titolo "Il postino di Capracotta: basta guerre, tacciano le armi", perché il postino di Capracotta non è stato investito dell'autorità, eppure in fatto di autorità il papa e il postino di Capracotta si equivalgono per quel che vale in un ambito così mutabile e così poco vincolante com'è la morale. Del resto anche la religione è diventata argomento da giornale, bisogna pur occuparsene di tanto in tanto, ha la sua nicchia di mercato. Dai papi io mi aspetterei i profondi argomenti teologici, le grandi meditazioni spirituali, e invece per rincorrere il mondo si fanno latori di messaggi semplici semplici e ispirati al buon senso comune: "basta guerre, tacciano le armi, bere molto ed evitare le ore più calde". Che disastro culturale.

Ci pensiamo noi a sminarlo, dice, lo facciamo per i codardi. Oh bella: entrano in casa degli altri, pisciano sul tappeto e poi ti fanno pesare che lo puliscono loro. Mah. Del resto anche quegli altri, i guardiani della rivoluzione, vogliono il pizzo pagato in criptovalute per bypassare il sistema monetario internazionale. Te li immagini te le guide spirituali che vanno a guardare a quanto stanno i dogecoin? Delle due l'una: o è il mondo che è diventato surreale o è la narrazione giornalistica che è in preda a delirio lisergico, è una bella lotta. 

sabato 11 aprile 2026

Dice: perché non compriamo il gaz dai russi che ce lo fanno a buon prezzo. Sì ma prendere il gaz dai russi non è solo una decisione economica, e anche e soprattutto una dichiarazione politica. L'Europa della Merkel non c'è più, era lei che con i suoi tailleur color pastello riusciva a tenere buono il compagno Vladimir, utilizzava la cromoterapia. Ve la ricordate l'età merkeliana? Che pace, noi dovevamo pensare solo a rispettare il patto di stabilità. Il patto di stabilità. Adesso fa ridere: il patto di stabilitahahahah. È saltato tutto, come un tappo. Non possiamo comprare il gaz dai russi, dobbiamo mettere da parte i soldi per il Michelangelo Dome, dobbiamo comprare i droni, i droni diesel ideali per chi fa più di 15.000 km con filtro antiparticolato per volare anche in città. Oggi la posizione più richiesta è il pilota di droni, lo possono fare tutti anche da casa, spesso sono le casalinghe che lo fanno, per togliersi qualche sfizio, o gli studenti fuori sede per guadagnarsi la paghetta. Le opportunità ci sono, basta cercarle, non siamo tutti costretti ad aprire un profilo su OnlyFans, possiamo farcela lo stesso, anche se non c'è più la Merkel.

Non trovano le mine, poverini, hanno minato lo stretto coi piccioni viaggiatori, un paio le hanno messe dentro le bottiglie, vattelapesca dove sono andata a finire, l'unico modo è saltarci sopra. A quanto pare hanno lasciato aperto solo un piccolo passaggio per far pagare il pedaggio (un fiorino!), stretto come la cruna di un ago, ci passa appena un cammello alla volta, e un cammello quanto greggio potrà mai trasportare? Conviene a questo punto lasciar perdere Hormuz e incamminarsi nel deserto insieme a Idefix, che in L'Odissea di Asterix ha dato prova da rinomante fiutando col naso un giacimento di petrolio, non vedo alternative. (finora la grande azione parallela di Trump ha portato solo alla chiusura di uno stretto che prima era aperto, Trump ha rotto lo stretto, gli alleati lo dovrebbero pagare, vedi te che pretese).

Meditazioni metafisiche

Da due soli semini germogliati è spuntato un intrico di nasturzi che si propaga in tutte le direzioni, dalle informazioni contenute in due minuscoli semini per giunta seccati, ma del resto l'informazione non occupa spazio, non viene toccata dallo stato in cui si trova la materia, la precede. Ci dev'essere qualcosa nel seme, una memoria o il principio di una semplice regola che permette alla pianta di svilupparsi poi secondo le regole sue proprie, forma e struttura delle foglie, dei fiori, dei semi a loro volta prodotti dalla pianta. Meditando sui semi si medita sulla metafisica: l'entelechia dei nasturzi (l'entelechia, va spiegata, si riferisce alle qualità che sono potenzialmente contenute nelle cose e che si attualizzano mano a mano che si sviluppano). Cosa si cela dietro al fenomeno rappresentato, qubit, atomi di informazione che dettano alla materia il modo in cui deve manifestarsi. E inoltre: quale prodigio miracoloso trasforma la cosa materiale in sensazioni immateriali? Domande affascinanti a cui i filosofi moderni hanno dedicato volumi di riflessioni.

venerdì 10 aprile 2026

Il punto geopolitico, meglio di Dario Fabbri

Lo stretto di Hormuz è capitato proprio in un posto scomodo, magari si fosse trovato dalle parti di Gibilterra, è noto che intratteniamo ottimi rapporti con la dinastia alawide, invece l'Iran se lo vuole tenere come assicurazione sulla vita, del resto, su che altro dovrebbe fare leva, sul blocco mondiale dello zafferano? Siamo al redde rationem, aperto vaso, malorum agmen, a questo punto ce lo devono mollare, tertium non datur, anche a costo di trasferirlo armi e bagagli in Abruzzo. Ma intanto l'Iran è inattaccabile da terra, si sa, un fottio di catene montuose e deserti e catene montuose e altopiani che non finisce più, chiedere ai babilonesi, posto più in culo al mondo non ce n'è, forse solo il Bhutan. Avevano cominciato con la solita pantomima della rivoluzione arancione a far da preambolo al cambio di regime, ma è un giochetto che non funziona più. Del resto lo aveva detto anche Dario Fabbri: la rivolta in Iran non è quel che sembra, e poi lo cedereste, voi, il canale di Otranto? Il pedaggio ci devono pagare se vogliono portare la spezia alla Serenissima.

Preferisco scrivere per i miei quarantatré lettori sicuri che buttarmi nella bolgia dei mille followers generici senza arte ne parte sulle piattaforme più trendy, almeno questi quarantatré lettori si suppone siano davvero interessati, nell'era dei social non ci si iscrive a questo antiquato mezzo di comunicazione se non si è davvero intenzionati a leggere. (quarantatré lettori inclusi i profili non più attivi, ma ne rimanessero pure venti andrebbero bene lo stesso, un circolo Pickwick).

giovedì 9 aprile 2026

Ho preso un ramo sul naso, non l'ho visto arrivare, come la Schlein, ora ho un bel profilo greco alla Elvis Presley, mi sembra di respirare anche meglio, vuoi vedere che mi ha sistemato anche la deviazione del setto? Bisogna imparare a prendersi i rami sul naso in modo naturale, senza opporsi, anche perché non ti danno il tempo di decidere, colpa degli occhiali progressivi che hanno un angolo cieco di 360°, hanno un punto focale grande come una nocciolina e tutto attorno galleggia l'apeiron, il mondo senza forma. Non posso ridere che mi tira la pelle.

Il problema del male

Il problema del male, dice lo Schopenhauer, viene dal fatto che ciascuno ha questa volontà intera dentro di sé che lo mette in contrasto con le altre volontà, ed è già un bel problema, perché è originario, sempre pronto a balzare fuori, nelle civiltà organizzate questo contrasto sembra meno evidente perché l'organizzazione attenua il bisogno immediato, ma è un impulso irriducibile che prende le forme più disparate (sublima, direbbe la moderna psicologia) e non dilegua mai del tutto. Poi c'è lo scoglio del carattere, quella forma dell'essere che ci è data in modo peculiare quando veniamo al mondo, per cui uno si avvede anche delle volontà altrui e le tiene in considerazione, e un altro invece vede solo la sua o la ritiene prioritaria e la vuole imporre. C'è insomma un dolore metafisico che precede ogni tentativo di riformare la società e con essa riformare anche l'uomo, questo dolore ci precede e nessuna utopia rivoluzionaria potrà mai guarirci interamente dal male. 

mercoledì 8 aprile 2026

Pioggia di missili su Beirut, via braccia, via gambe, via un occhio, se lo fa Israele tutto ok, ne ha diritto. Poi queste persone una volta superato lo shock comprendono che lo Stato di Israele ha diritto di difendersi in nome dei valori democratici di giustizia e libertà. Be' sì, diranno una volta superato lo shock, ci sta, hanno ragione, siamo noi in torto. Poi vengono rassicurati ogni giorno dal governo israeliano: stiamo colpendo solo i centri di comando. Giustissimo, è lì che si annida il nemico. Anzi, guarda, sono quasi contento che ci ho rimesso un'occhio. Incidentalmente si fanno un po' di cocci, capita che volino di qua e di là, che si ficchino negli occhi, che seghino via le gambe, ma incidentalmente, i valori democratici volevano colpire solo i centri di comando. Ma tu, dice, critichi solo Israele, gli altri non li critichi mai. No, infatti, quegli altri sono delle bravissime persone, una comunità hippie. Occhio per occhio dente per dente, si fa a chi ne ammazza di più, vince l'ultimo che rimane in piedi con il dentino appeso in mezzo alla bocca ridotto a un grumo di carne ma con la sua brava bandierina che garrisce al vento: Fittovia! Bravo, una bella medaglia per lo sdentato, se l'è meritata.

martedì 7 aprile 2026

Arma letale

Dice: che fa tuo padre di lavoro? Mah, mette dazi, distrugge civiltà, spaca la carta moia cul cul (mantovano: "rompe la carta bagnata col sedere", detto di individuo che millanta grandi imprese). Gli analisti che seguo io ieri sera erano tutti eccitati, si aspettavano Apocalypse Now, oggi decretano la vittoria su tutta la linea di Donald Trump. Chi di voi ha visto Arma Letale? Martin Riggs faceva il matto per spaventare i cattivi: "every single day I wake up and I think of a reason not to do it!". Matto è chi matto fa. Ma Donald Trump non è matto, lui astuto come una volpe. I mercati tirano un sospiro di sollievo, balzo in avanti dei titoli cementieri, scommettono sulla ricostruzione, per ogni palazzo tirato giù c'è un opportunità di guadagno, bisogna saper cogliere i lati positivi della distruzione. L'hanno fatto anche in via Gluck. Agli analisti fotte niente dei palazzi, agli analisti piace l'afflato della storia, l'odore del napalm al mattino. L'importante è non mettere in cattiva luce Donald Trump. Perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può giudicar.

Spiace, ma è probabile

Non di distruggere un paese, che è già un obiettivo ambizioso, ma un'intera civiltà, da Zoroastro al genero del Profeta e i suoi discendenti. Livelli di surrealismo mai raggiunti prima: distrugge civiltà, abbatte muri a scorregge, costruisce aquapark a Gaza City, niente è impossibile, verso l'infinito e oltre! (ah ma è solo una tecnica di comunicazione, ci assicurano gli analisti). In tutto questo astronauti che ritornano dalla Luna mentre gli aeroporti minacciano di chiudere: caccia 'sto propellente, ci serve per mandare la gente alle Andamane (direttori di aeroporti impazziti che assaltano i cancelli di Cape Canaveral con taniche e tubi di gomma: ma è diesel o benzina?). Il governo italiano corre ai ripari: smart working, targhe alterne, limiti ai condizionatori: apposto così. Nulla ci viene detto riguardo all'inverno prossimo, è ancora lontano, poi si vedrà. Magari il prossimo inverno Trump metterà fine anche alla civiltà europea, nel qual caso, tutto di risparmiato. Spiace, ma è probabile.

lunedì 6 aprile 2026

Continuo a studiare filosofia ma riguardo all'etica, pubblica e privata, non vedo come possa guidare l'agire degli uomini, e proprio quando la filosofia, rinunciando all'ontologia e alla metafisica, si è autocondannata al ruolo di commentatrice dell'etica, di sociologia generale. Io non penso che la filosofia non possa più dire niente riguardo alla struttura ontologica della realtà, è che si è fatta risucchiare dai luoghi comuni del modernismo fessacchione: che non ci deve essere più nulla di definitivo, che la scienza dei quanti e dei campi ci descrive com'è veramente la realtà, che la filosofia si occupi di politica, di dire no alle guerre, di creare diritti umani. Non serve la filosofia per questo, basta una banale ordinaria volontà, ci si serve oggigiorno della filosofia come un certificato nobiliare, però vuoto.

domenica 5 aprile 2026

L'etica che vuole prescrivere rimane per l'appunto un volere perché non è necessario obbedire, il si deve una voglia che non è obbligo soddisfare. Concetto profondo: non ci sono colpe, nemmeno le più gravi, dovremmo semplicemente essere assolti per il solo fatto di avere una volontà, e pur volendo giustizia, una volta ottenuta che ce ne facciamo? I danni, piuttosto, quelli rimangono, ineluttabili, danni a cui non è possibile rimediare, nemmeno con tutta la giustizia del mondo. Ma nella vita di tutti i giorni i concetti profondi non fanno legna, quindi: incolpiamoci, a vicenda, un bel happening, facciamoci giustizia. 

sabato 4 aprile 2026

In occasione delle festività pasquali: Isaia 45:7

Cercando un luogo nella Bibbia in cui si afferma che Dio ha creato il male mi sono imbattuto in Isaia 45:7: 

"Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo". 

La parola nel testo originale è l'ebraico רע (ra'), "male", che l'esegesi biblica interpreta nella sua accezione di "sciagura, calamità", perché ovviamente Isaia non può dire che Dio ha creato il male, un'eresia, dice che si serve del bene e delle sciagure per compiere il destino del popolo di Israele, si serve di un grande sovrano straniero, Ciro il Grande, Unto del Signore, per realizzare i sui scopi. Ciro, insomma, da non credente nel Dio di Israele, ne è comunque strumento (Ciro sconfigge i babilonesi in battaglia e libera dalla cattività gli ebrei, permettendogli di ritornare in patria). Esiste infatti un unico Dio, lo stesso anche per Ciro il Grande, che pur ritornava in patria con il titolo di "Re dell'Universo":

Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me.

Il Dio degli ebrei è insomma così potente che anche il "Re dell'Universo" è suo servo. E a chi avesse dubbi sull'opportunità di servirsi di un sovrano di un'altra confessione e di conferirgli il titolo di Unto del Signore, Isaia ammonisce: volete voi fare le pulci all'operato del Signore? Forse la creta dice al vasaio: guarda che non mi hai fatto i manici?

Guai a chi contende con chi lo ha plasmato, un vaso fra altri vasi d'argilla. Dirà forse la creta al vasaio: "Che cosa fai?" oppure: "La tua opera non ha manici"? Guai a chi dice a un padre: "Che cosa generi?" o a una donna: "Che cosa partorisci?". Così dice il Signore, il Santo d'Israele, che lo ha plasmato: "Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?"

Insomma Dio non ha creato il male, se ne serve, da sovrano, perché anche il male è nella sua disponibilità.

venerdì 3 aprile 2026

In quel supermercato, ci ho fatto spesa per vent'anni, i prodotti si ricreavano ex nihilo per intervento notturno di una divinità rigeneratrice, la dea Ipercoopa, che ad ogni canto del gallo riforniva magicamente gli scaffali di crackers e di pangocciole di stelle. I carelli erano a sinistra appena entrati, di fianco al banco della frutta tagliata a dadini: macedonie di lamponi, chicchi di lici, brunoise di avocado vendute un'euro all'oncia, una gioielleria. Per prima si sbrigava la pratica della verdura: tra cassette di legno di plastica e pagliericci di stelle filanti, i carciofi disseccati, i cespi di rape senza cime, le zucchine smorte, ogni tanto un frutto di stagione, inodore, insapore, i kiwi duri come sassi, le mele e le banane, quindi la parete del miglio, dei cereali e delle granaglie. Svoltato l'angolo, gettati i guantini della frutta, il reparto del pane, cassettiere piene di ciabattine e di mafaldine, baguette riscaldate avvolte nella carta, un trapestio di farina per terra, i guantini del pane che rimanevano incollati alle dita per effetto elettrostatico. Quindi il banco dei formaggi, dell'asiago e del latteria, tra gli scaffali degli affettati e il bancone della gastronomia dove ci facevamo affettare sul momento un etto di prosiutto in offerta. Poi il paretino del sale fino e grosso e degli aromi, accanto al banco del pesce, dove un occhialuto inserviente campano in grembiule bianco per novecento euro al mese metteva in fila branzini e canocchie sopra letti di ghiaccio e limone. Di fronte al banco gli espositori refrigerati dei latticini freschi, di fronte ai latticini gli scaffali del tè e delle camomille. Dall'altra parte la pasta e le scatolette, indi i biscotti e le marmellate. Dopo i biscotti, se ricordo bene, il bancone della carne che dava sulla macelleria, ma questo perpendicolare agli scaffali delle marmellate. Poi, finalmente, gli scaffali delle cose che non si mangiavano: shampi, dentifrici, spazzolini, e poi tutta la sequela delle carte igieniche, degli sgrassatori e compagnia bella. Dopo i prodotti per la casa riprendevano le cose da mangiare: il banco dei dolci, delle cioccolate e delle caramelle, di fronte alle caramelle i vini, poi, proseguendo dritti alla fine del giro, per arrivare alle casse, le patatine fritte, i succhi di frutta, i surgelati a muro, i gelati, le bibite. Ed ecco ritornarti alla fine del girone davanti alle casse: qui l'appuntamento imprescindibile con le caramelline alla frutta e al latte, per passarci il tempo mentre lavoravo, senza zucchero. Dietro alle casse, in casseforti chiuse a chiave a guardate a vista, le vetrinette dei liquori costosi e dello zafferano, che era diventato merce pregiata, fatta oggetto di furto come i cavi di rame. Se possibile inforcavo la cassa con le mie cassiere preferite: una signora che mi ricordava mia zia di Scalea, gentile come una mamma, una donna sudamericana molto cortese. Rapinato di una sessantina di euro ritornavo all'aria aperta sistemando le buste della spesa. Manca, anche se era solo un supermercato. 

giovedì 2 aprile 2026

Come faremo senza gaz e petrolio ora che le case vanno tutte a gaz e petrolio? Chi ha il caminetto non può più bruciare nemmeno le sedie perché le fanno tutte in plastica e acciaio, brucia la plastica, te, così puoi muori. Tutta la filiera dei supermercati a gambe all'aria, niente carta igienica, niente zucchine fuori stagione, i celiaci che piangono. Almeno noi abbiamo piantato l'aglio e le patate, mangeremo aglio e patate, abbiamo pure salvia e rosmarino, quagliano. Certe scorpacciate. Quella del Tg1 tutta ladylike che ci dà le anticipazioni: annunciata per martedì la fine del mondo, torna il bel tempo per il weekend di Pasqua, a fra poco. Tutte le zabette che non possono andare alle Maldive, poverine, per colpa di Trump. Approfittiamone per riscoprire le bellezze d'Italia: l'eremo di Borgo Passera, la cala di Belsedere, luoghi dimenticati, sì, ma con un po' di battage pubblicitario da qui a martedì è un attimo che ti diventano le nuove Malé, le nuove Seychelles. Beati monoculi in terra caecorum.

mercoledì 1 aprile 2026

Ma vivere così, dico, alla cieca, senza manco una passioncella per la letteratura, un interesse per la filosofia, ma che modo di vivere è? Dico, non abbiamo mai avuto così tanti laureati in scienze umanistiche e il massimo che riusciamo a produrre è Achille Lauro. Per carità, Incoscienti Giovani ce la cantiamo mentre mettiamo il sugo, ma forse era meglio quando al posto dei PhD in antropologia culturale ed etologia avevamo Boccaccio e l'Aretino Pietro, che non sapevano nulla di Jacque Derrida, ma vuoi mettere? Anzi, forse era proprio per questo che erano assai più vegeti dei quattro morti di fama di oggi: le pippe mentali dei post-moderni, quelle sì che sono mortifere.
Che ci importa dei mondiali di calcio? Noi abbiamo Sinner, abbiamo Kimi Antonelli, l'orgoglio patrio è salvo, anche il motomondiale si sta mettendo piuttosto bene, e poi abbiamo battuto 7-1 la Svizzera del curling, dico, la Svizzera, il calcio non è cosa, mettiamoci l'anima in pace. Per strada, è vero, i bambini non giocano più a pallone, ma che vuol dire? Giocheranno a tennis, guideranno senza patente, l'importante è che facciano qualche attività, nella vita non si può mai sapere. 

martedì 31 marzo 2026

Stasera o si fa l'Italia o si muore, sarebbe troppo mancare i Mondiali per la terza volta di fila, Gattuso abbandonerebbe il calcio, ripartiremmo da Pisilli, e va bene i giovani, ma da Pisilli è troppo, la gloria ci attende alle Termopili. E d'altronde il materiale umano è quel che è: gli interisti che hanno perso l'ennesimo scudetto, uno juventino che non è tanto buono, qualche emigrato economico tra i più rinomati ma nemo propheta in patria, la leva calcistica attuale è ahimè troppo scadente per immaginare un grande futuro prossimo, ma l'ostacolo si può sormontare, sempre a non cacarsi sotto sul più bello. Per cui ave Cesare, morituri te salutant. 

La guerra dei bottoni

Al mercato, sul banco della merceria, in un vecchio espositore di legno tutti i bottoni sfusi di varia foggia e natura da frugare con le mani, trovato quello che faceva al caso giusto nonna mi metteva sulle tracce dei suoi gemelli: cata questi chì (voce del verbo catàr, trovare). Come un segugio partivo alla ricerca delle mie quaglie spintonato da altre signore fruganti animate dalla stessa eccitazione venatoria, si faceva a chi arrivava prima tra graffioni di unghie e colpi di anche nel clic cloc generale delle perline e dei finti zirconi e dei simil ossi con rivestimento in pegamoide particolarmente adatti per i cappotti e smargiassi Koh-i-Noor e Gran Mogol di plastichina da far incrociar la vista. Vittorioso emergevo un po' arruffato dal parapiglia col mio bottino di gemme, qualcuna non proprio uguale in tutto e per tutto ma era questione di inezie, una princess un po' più baguette, una navette un po' più marquise, non si stava troppo lì a guardare il pelo, eravamo credenti (e anche un po' cecati).

lunedì 30 marzo 2026

Prendi l'Iran, gratta gratta, siamo sempre all'Impero persiano che combatte contro l'Occidente, la storia, che non si ripete, per fare prima prende lo stesso canovaccio e lo attualizza come fa Michieletto, che prende La Traviata e l'ambienta in un campo di concentramento, altrimenti finisce subito le idee, invece così, tenendo buono il canovaccio ma cambiando l'ambiente di contorno, sembra sempre fresca fresca di giornata. L'Italia, per esempio, ripete ad libitum lo schema dell'età dei comuni, essendo il format dell'Impero Romano stato nel frattempo ceduto agli americani che tengono più spazio per le scenografie. La Francia, è noto, ripete lo schema Napoleone (prima, seconda, terza, quarta, quinta Repubblica) e la Russia è ritornata all'epoca degli zar dopo che i fondali sovietici sono crollati per marcescenza delle fondazioni (non le sanno tenere le cose, non fanno manutenzione). Morale: non c'è niente di nuovo sotto il sole.

Abbiamo l'esempio della Cina che è stata Celeste Impero governato per mandato del Cielo fino all'altro ieri, e oggi, scontata la sbornia rivoluzionaria e le rivoluzioni che non sono pranzi di gala, ritorna impero comunista governato per mandato del Popolo, il quale ha modernamente preso il posto del Cielo in qualità di foglia di fico. Come ieri gli imperatori celesti, anche i moderni segretari generali del partito comunista incarnano, misticamente ammantati d'aura imperiale, la loro epoca, epoche di pace e di prosperità, nulla è cambiato se non la forma, che serve tutt'al più allo stesso scopo di prima, però aggiornato: mantenere la presa sulla loro vasta regione, comprensiva di tutti gli armenti ivi contenuti.

Anche il mito della ribellione guidata dal popolo è un mito posticcio, accadono, di tanto in tanto, questi grandi cambiamenti che assomigliano a delle slavine, ma poi una volta assestato il terreno ritorna l'identico stato di prima, ritorna inevitabilmente l'arché, si suppone più giusto di quello di prima, con buona pace di tutti gli ideali rivoluzionari di accompagnamento (il popolo è strumento delle circostanze, non viceversa). Esiste il topos del rivoluzionario afflitto che una volta rovesciati tutti gli ordinamenti che poteva rovesciare se ne sta tutto solo e depresso sopra un sasso come il pensatore di Rodin, ormai condannato all'inazione dalla sua stessa frenesia rivoluzionaria: la rivoluzione, è scritto nel suo significato, comporta fatalmente un ritorno al punto di partenza.

domenica 29 marzo 2026

Le guerre in grande sono una proiezione delle guerre in piccolo di tutti i giorni, le più difficili da far cessare, muovono da ragioni piccole, tignose, che non mollano la presa manco morte, orgoglio e amor proprio le rinserrano in cerchi d'acciaio, con la scusa che non fanno morti preparano il terreno all'angustia del mondo, rovinano la vita, muovendo dal basso. Difficile pretendere di far la pace in grande se non si è capaci di farla in piccolo.

venerdì 27 marzo 2026

da questo libro di etica non ci si deve aspettare alcuna prescrizione, alcuna dottrina dei doveri; tanto meno esso fornirà un principio morale generale, una sorta di ricetta universale capace di produrre tutte le virtù [...] ed è davvero una contraddizione evidente dire che la volontà è libera e tuttavia prescriverle delle leggi secondo le quali essa deve volere: ‘deve volere’ - un ossimoro! [hölzernes Eisen, "ferro ligneo"]

(Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro IV)

L'etica non si prescrive, si descrive, non si può far altro. Che poi ci faccia piacere, relativamente alle necessità della vita, che vi sia buona fede e un agire corretto, soprattutto nei nostri confronti, questo è indubbio. Agire con amore, si dice, è una buona regola. Aprirsi all'altro, è una buona regola. Lo stesso Schopenhauer descrive il malvagio come chi riconosce solo la sua propria volontà e non quella degli altri, e il buono invece come chi riconosce la sua propria anche in quella altrui. Ma è appunto una descrizione, non una prescrizione. Perché poi alla base di molta filosofia politica c'è l'idea che vi sia un modo di accordare gli uomini fra di loro calandoli in una società virtuosa, ma poi l'etica finisce per sfuggirci inevitabilmente dalle mani, non già perché siamo afflitti da un peccato originale e non ne siamo intimamente capaci, ma perché prescrivere un'etica non genera necessariamente un'obbedienza.

Diceva: l'Occidente è la teocrazia della tecnica, la scienza la sua fede, la tecnologia la sua liturgia. Tutto sacrificato allo scopo, le forme di governo, i principi economici: se l'economia di mercato è ritenuta la più idonea allora la si adotta, finché garantisce quello scopo. E d'altronde, per salvarci nel qui e ora, su questa terra, senza affidarci a un'incerta salvezza nell'aldilà, è necessaria la massima capacità scientifica, il massimo sforzo tecnologico. Così vitale è lo scopo che tutto si subordina a lui, sistemi economici, strutture sociali, politiche mondiali. Fine. 

giovedì 26 marzo 2026

Funziona così: che con l'arrivo di internet la società liquida si è fatta ancor più liquida, superfluida, praticamente una pappa, nuotano nella pappa superfluida i parameci della moderna società infantile, consumando meme, nutrendosi di plancton, impalpabili, dematerializzati, ontologicamente nulli. Livori passeggeri li animano e quando durevoli comunque modesti, in linea coi loro cervelli di paramecio: il governo ladro, la tal ministra, il tal ministro, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum, bón. Ma sanno prendere un aereo, e allora via a tutta la sarabanda di hostess, controllori di volo, addetti ai bagagli, personale di terra, personale di bordo, voli low cost, scali a Dubai, handling, overbooking, fingerpicking, addetti alle pulizie, addetti di scalo, agenti di rampa e tutta la divisione del lavoro aereoportuale che permette al paramecio di fare massa critica e diventare lichene: come faccia il mondo a menare ancora avanti è un mistero.

mercoledì 25 marzo 2026

Romanzo

Ivo diceva che la maggior parte della gente vale quanto una scatoletta di tonno, anzi, forse anche meno considerando il prezzo del pinna gialla, è che il tonno, almeno, sfamava la gente, purtroppo però quella stessa gente che valeva quanto una scatoletta di tonno, le coccodimammiche frotte di fuori sede in scienze qualcosa, unimi-unibo, che intasavano le già ingrommate articolazioni dell'università italiana con le loro scuoledifrancofortesche, scienzesocialistiche, sdilinquiliquide tesi su Bauman. Ci sarà sempre, diceva, un vecchio Socrate amante dei giovani, un Socrate paideico, che la menerà coi giovani (i giovani sono il nostro futuro!), senonché questi giovani, spesi gli ultimi bonus giovani e le ultime agevolazioni fiscali per l'inserimento lavorativo dei giovani (di trentacinque anni), te li ritrovavi tutti a carico del sistema genitoriale, che non è tanto aria di far i giovani in questa società di liquida qua, però sempre meglio delle teocrazie, delle teocrazie fondate sul dio Mazda, non di quelle fondate sulle Mazda. 

(continua)

Dice che stanno salvando il mondo per noi, grazie, davvero molte grazie, l'ultima volta che hanno avuto il pensiero hanno mandato il diluvio universale, la cura è un po’ drastica ma chi rimane, giura, è contento.

Peccato che Gadda non sia arrivato fino ai giorni nostri, questa umanità cogliona che si crede l'avanguardia del progresso avrebbe meritato le sue filippiche, mi chiedo cosa avrebbe scritto di questo nostro popolo di internet, ne sarebbe uscito un decamerone. Ahimè ognuno giace incastrato nel suo tempo come un insetto nell'ambra e in vita si vede pure costretto a travagliare dandosi parvenza di movimento. Amor fati, ce ne vuole tantissimo.

martedì 24 marzo 2026

Ah sì, come no? Il destino è nelle nostre mani, homo faber fortunae suae, che è attribuita per l'appunto ad Appio Claudio Cieco, la cui vista fu tolta, pare, dagli dèi adirati per la sua idea di unire il pantheon greco-romano a quello celtico-germano, fu vero artefice del suo destino. La libertà, a ridaje con la solfa, non si mostra, tutt'al più si mostra il famoso gomitolo di concause. O il mondo è determinista, come dicono gli scienziati, o non lo è, un solo grammo di casualità basterebbe a snaturare il rimanente determinismo dell'universo come una goccia di veleno, la casualità è il determinismo che è invisibile agli occhi. Ma il determinismo di cui parliamo è ancora più radicale di quello della scienza, l'assenza di libertà è un principio pre-scientifico, mentre la libertà di cui tanto si parla solo una verità che si vuole, una verità che è utile per fare del mondo una fabbrica, un ambiente trasformabile, un'unità di produzione.

"C'hanno sarvato i ggiovani, sor commissà", proferì la sora Pippa tutta accalorata, "hanno sarvato 'a Costituzzione!". Er sor commissario, con aria assonnata, annotò impassibile. "Che dice? Mo' 'o famo cascà 'n pochetto 'sto governo de pappagalli?" Ma sì, ma sì, lo facciamo cascare. "Voleveno comandà puro 'a maggistratura!" e fece tanto d'occhi, come una pazza. I giovani, se sa, "so' er nostro futuro", "la linfa vitale der paese" e via proseguendo con tutte le ovvietà e i sempiterni luoghi comuni inerenti alla bella gioventù d'Italia. Celebrati i ggiovani, giustiziati i pappagalli, la sora Pippa mollò er sor commissario e s'allontanò ancora tutta battagliera con le due buste della spesa tra le mani lasciando dietro di sé una ciangottante scia di geremiadi governative e rimostranze sull'aumento dei prezzi dei carciofi, da fa' en pinzimmonio con l'olietto bono, giusto un pochetto de sale e de pepe, appena bolliti, che sso' pure digestivi e aiuteno a ripulì 'e vie biliari. 

lunedì 23 marzo 2026

C'è sempre un gruppetto di solidi idealisti che sogna i cambi di regime, basta poco, che ci vuole, un paio di missili americani e fioriscono le democrazie come le mimose a marzo, sono missili propedeutici, mica la democrazia è un processo lungo e macchinoso, ma va là, è un'epifania improvvisa, come la conversione di San Paolo, di più, la logica conseguenza del pensiero condotto secondo verità e giustizia, e poi, vuoi farci un torto agli americani? Son così buoni, conviene a tutti scegliere la western way of life. Sono stati abituati bene ma mica tutti i giorni è Maduro.

Salva la Costituzione, dirimata, dirimita, dirimuta brillantemente la controversia giuridica, possiamo finalmente ritornare alle nostre occupazioni abituali, e cioè risolvere il blocco dello stretto di Hormuz: le compagnie aeree hanno carburante ancora per un mese, facciamo il porta a porta per raccattare un po' di gas a destra e a manca gugolando "paesi che vengono gas naturale": ne abbiamo chiesto un po' all'Algeria, un po' all'Azerbaijan e un po' a quegli stronzi dei norvegesi che ci hanno quasi eliminati dal mondiale, come extrema ratio ci stiamo attrezzando per estrarre il biogas direttamente dai deretani delle vacche, prima che salga anche il prezzo delle scorregge, vedete un po' voi come stiamo messi, che siamo costretti noi a cambiare regime.

domenica 22 marzo 2026

Poco aurea mediocritas

L'appiattimento culturale non è nemmeno un effetto voluto e cercato, emerge, come una implicazione, dalle società regolate da un benessere di base grosso modo diffuso, tutto sommato bastevole, dentro forme di governo caratterizzate da una sovrabbondanza di leggi che per inseguire la specificità di ogni aspetto della vita civile finiscono per non avere più né capo né coda, senza considerare il danno prodotto da un acculturamento di massa piuttosto convenzionale, nella maggioranza dei casi volto solo a conseguire le competenze necessarie per svolgere specifiche mansioni all'interno di un settore produttivo, ecc. ecc. Un generale appiattimento dei gesti e delle pose, un'uniformità del pensare e dei modelli da seguire, in cui le individualità vengono fatalmente risucchiate. Ma magari è solo un'impressione indotta dal trovarsi calati dentro questa bonaccia, nel qui e ora, magari è anche peggio.

venerdì 20 marzo 2026

I tostapane sono i primi a rompersi, di marca tedesca quelli che durano di più: massimo un annetto. Si fa prima a tostarlo nella padella. Bisogni creati di sana pianta dalla western way of life, lo devi avere, altrimenti sei un pitocco. Non c'ha il tostapane, poveretto, pensa che lava ancora i piatti con la spugna, è antigienico. Va verso questa specie di igiene il mondo, guidato dalla governance mondiale della tecnica che promette carabattole a buon mercato. Case che sembrano ospedali dove ti senti di troppo a sederti, non si sa di che parlare, tutti gli slanci sono virtuali. Svaporiamo, non c'è più nessuno dietro alle facce. Sono più vivi i morti di ieri che i vivi di oggi.

giovedì 19 marzo 2026

Cosa ci insegnano i classici

Abbiamo dei nuovi vicini greci, ci hanno regalato un cavallo di legno che suona vuoto all'interno e quando picchi si sente un rumore strano, tipo "Ποιο είναι?", che per me è greco. La prima notte che l'abbiamo messo in casa abbiamo sentito dei rumori in cucina, siamo scesi e abbiamo trovato il frigorifero aperto, mancavano gli yogurt. Abbiamo portato fuori il cavallo, sotto gli aranci, che in ogni caso avevamo già raccolto. Morale della favola: diffida dei greci anche se portano doni.

Ai ragazzi, specialmente in America, gli inculcano da subito un modello di divertimento standard, il modello "party di laurea" anche se vanno solo alle elementari, pure in Sudamerica c'hanno 'sto vizio, che fanno delle feste dei diciott'anni anni che sembrano matrimoni del castello delle cerimonie, perché ha preso piede anche da noi, i ragazzi in giacca e cravatta, le ragazze in tacchi alti, tende di carta, bicchierini di carta e luci viola, Taylor Swift in sottofondo, è un business pure quello, una forma rituale di ammaestramento alla vita adulta, per farli diventare tutti impiegati e segretarie, rappresentanti di commercio e agenti immobiliari. Quando invece ai ragazzi per divertirsi andrebbero insegnati i classici, fatti appassionare al pensiero critico, ma mica quello della scuola di Francoforte, che è una forma imborghesita di marxismo adattata alla carriera dei professori di Vienna, che ti sparano fuori tutte le loro società liquide e i loro circoli ermeneutici, io intendo la classicità vera, la vita dei Feaci, il mare colore del vino, i greci che portano doni (diffida dei greci anche se portano doni, specialmente cavalli), ma... ma, lo so, è una guerra persa, ormai tutto si conforma al delitto perfetto della modernità. 

mercoledì 18 marzo 2026

Ci stiamo "leggendo" er Pasticciaccio in audiolibro e mo' me vie' da scrive tutto en romanesco, forse era mejo leggese 'a Cognizzione, così scrivevo in maradagalese.

Quando uno cambia la storia, quando uno cambia gli equilibri geopolitici, mi chiedo, si accontenterà della gloria del mondo, di essere ricordato, da morto, dai mortali, o magari dentro di sé coltiva l'idea di essere strumento dell'Assoluto, braccio terreno della mente divina, insomma, comincerà a credere a una ricompensa superiore per i suoi servigi terrestri? Qualche indizio, in tal senso, ce lo abbiamo, di quelli che fanno la storia e poi si sentono dei padreterni, ma non mi riferisco solo ai Trump, anche ai trapassati teocrati dell'Iran. La teocrazia è la tentazione del potere, in senso ampio: cioè la tentazione di credersi dei padreterni e di governare sulla terra per conto di sé stessi, in quanto dei, o in quanto vicari del Dio, che è sempre mit uns, ça va sans dire. (potevo scriverlo meglio, ma spero che si capisca).

martedì 17 marzo 2026

Cosa possiamo fare contro la guerra? Ma niente, forse tutta l'etica è sbagliata, è sbagliata a monte l'idea che occorra fare qualcosa, che bisogna agire, quando invece sarebbe vero il contrario, che non bisognerebbe fare proprio niente. Io mi imbarazzo perfino a chiedere un'informazione, figuriamoci se mi prendo la licenza di accoppare la gente, a casa sua, per giunta. Sono i disinvolti il problema, quelli che si prendono la confidenza. Te ne stai lì tomo tomo nel tuo lettino, non hai mai fatto uso di droni, e non te ne arriva uno tosto tosto a svamparti in un amen tutta la flanella? Scusi, sa, ma dobbiamo cambiare un regime, cerchi di capire. Capisco niente, io, capisco solo che qui ci si prende un po' troppa confidenza. (la guerra è quella cosa che prima t'accopa e poi dopo ti spiega: eh, c'est la vie, così va la storia).

sabato 14 marzo 2026

E siccome nel calcio ormai contiamo un ciufolo, che dobbiamo guardarci le spalle pure dal Canton Obvaldo, mo' ci attacchiamo al baseball, come prima ci eravamo attaccati al curling, e poi allo skating, e prima ancora al tennis (adesso a Kimi Antonelli), ci dev'essere pure uno sport dove menarla con l'orgoglio nazionale e sbattere finalmente in faccia ai perfidi norvegesi: e noi ci abbiamo Jac Caglianone e voi no, gnegnegnè! (grande campione Jac Caglianone) Poverini. La guerra, per fortuna, non siamo capaci a farla, sicché sfoghiamo tutto nello sport, in condizioni normali il nostro senso della patria è pari a quello di un criceto che vive la sua pacifica vita tra una foglia di radicchio e l'altra ma non appena si parla di sport, trac, ci mettiamo a tifare anche per la nazionale di bocce, quelle che si lanciano. L'homo sportivus è lo stadio finale dell'homo sapiens, un filo teso tra lo stendino e il superuomo, e ci fanno sopra anche dei bei guadagni, che ti rifilano dei pacchetti a 24 testoni al mese che diventano zero dopo il sesto mese, che ritornano 29,99 per sempre, salvo adeguamento al costo del gasolio, perché questi campioni girano il mondo, su e giù da un aereo all'altro, e i premi, e il consumo delle scarpe, e i buchi nei calzini, che credi? Solo Jannik Sinner ne consuma trenta in un solo incontro (30 paia, cioè 60 calzini), e più di 50.000 palline vengono utilizzate per un torneo del Grande Slam, che sono fatte di gomma, cioè di petrolio, da cui deriva il gasolio, e adesso per giunta c'è pure la guerra, 29,99 è regalato. CR7 c'ha una villa che sembra un negozio della Decathlon, non sa cosa metterci dentro, si conta gli addominali per passare il tempo, quell'altro che si crede il padre eterno ha appeso un quadro dei suoi piedi in sala pranzo e c'ha i soldi per comprarsi la Gioconda, le sue passioni? Orologeria e automotive: io mi suiciderei. Dice: ma succedeva già coi gladiatori! Sì, ma almeno loro a fine incontro si davano il colpo di grazia, vivaddio.