Per nostra fortuna la bolla dell'informazione, prese le sembianze di fiction, ci propina di continuo nuovi villain da detestare, l'opinione pubblica si polarizza e l'audience s'impenna. Nel cattivo viene operata la catarsi: ci dimentichiamo della nostra cattiveria, la trasferiamo tutta sugli altri. Piacciono i cattivi perché ci riconosciamo nelle loro aspirazioni, anche a noi, come a tutti, piacerebbe fare il bello e il cattivo tempo, ma visto che non ne siamo capaci gonfiamo il petto e facciamo finta di essere buoni: chi, Trump? Noi non siamo mica come lui, noi abbiamo più buon gusto, per l'amor del cielo!
mercoledì 26 agosto 2026
lunedì 24 agosto 2026
I social hanno creato la società infantile di massa, tant'è che la stessa politica, per far numeri, si infantilizza a sua volta con la scusa di essere più vicina alla gente, e di calarsi nella realtà vera: ma quale realtà vera? Non è mica vera la realtà dei social, è come elevare un disturbo della personalità a comportamento sano, salta tutto, non si capisce più dove finisce la terra e inizia la volta celeste, è un mondo gassoso fatto di etere luminifero, l'essenza intangibile che riempiva tutto lo spazio.
venerdì 21 agosto 2026
Ancora sul tennis
Rybakina, Sbirulina, Svitolina, una roba da ridere, il tennis femminile è un cartello di atlete dell'est con la sporadica partecipazione di qualche americana di colore, di solito misto giapponese o indocinese, del resto se non fosse per il nostro Sinner il tennis avrebbe da dirci ancora meno delle fantasmagoriche vicende dello stretto di Hormuz, il quale è ormai diventato un polpettone stiracchiato e senza sugo di quelli che trasmettono di solito su Mediaset all'ora della pennica. Ci ho provato ad appassionarmi al tennis, seriamente, volevo anch'io sentirmi un po' membro del All England Lawn Tennis and Croquet Club, immedesimarmi in queste cose inglesi da governatori del Sarawak, il pratino, il gonnellino, la Morgan Ranabout parcheggiata davanti casa, ma il tennis femminile, al di là del suo mero valore estetico, mi fa irrimediabilmente l'effetto della passiflora, picchiano tutte come fabbre lanciando urlettini da educande, nerborute come maschietti in disguise, poi, smessi i panni delle leali avversarie, vanno a fare i balletti sexy su tiktok. Non ce la faccio più ad essere attuale.
giovedì 13 agosto 2026
Credo ut intelligam
Quando fuori non piove ma le previsioni dicono che sta piovendo ci troviamo di fronte a un conflitto epistemologico, i nostri sensi contro il dato scientifico, ebbene, io credo alla scienza, per cui piove ma sono i miei sensi che mi ingannano.
martedì 11 agosto 2026
Dice: ormai ci sono troppi atleti neri in Italia, bisognerebbe selezionarli in base al fototipo, diciamo non oltre il fototipo V (pelle olivastra, occhi scuri, capelli scuri), giusto per non far la brutta figura di vederci costretti ad espellere anche Carlo Conti. Le ronde vannacciane, rigorosamente composte da non daltonici, gireranno l'Italia talloncini di pantone alla mano e faranno un bel repulisti. Italiani veri, vannaccianamente in regola, sono tutti gli uomini e le donne nati uomini e donne di fototipo compreso tra il III e il IV e di religione cattolica. Vedete dunque se corrispondete ai requisiti e in caso contrario cercate di remigrare prima voi per evitarvi brutte figure.
sabato 8 agosto 2026
Vorrei riprendere i vecchi culti degli achei, solo che dove la trovo la giovenca, dove l'orafo che le ricopre d'oro le corna? Messaggeri divini, Atena, mi contatta attraverso un numero sconosciuto che chiama dalla Francia, non c'è onore nel presente.
Ho cambiato le corde della chitarra, l'ultima volta l'ho fatto che ero ancora giovane, adesso non ci vedo, non riesco a infilare i buchini, non riesco a fare i nodini, chitarristi vecchi e dove trovarli.
venerdì 7 agosto 2026
I buoni sentimenti non si imparano per il costante ammaestramento della società e dei mezzi di informazione, per cui se ogni giorni ci dicono che non bisogna essere razzisti, per non farci brutta figura alla fine facciamo conto che non siamo razzisti, questo è esattamente il tipo di antirazzismo più superficiale che basta un niente a grattarlo via, casomai i buoni sentimenti si provano, sempre che siamo capaci di provarli, e non c'è bisogno che il solito programmino della Rai o il filmetto propedeutico del momento con l'eroina interpretata dall'attrice di colore ci faccia la morale, come se la bontà si potesse produrre in noi per approvazione di una linea editoriale. Non siamo nemmeno capaci di essere buoni col vicino di casa ma poi ci facciamo i grandi discorsi antirazzisti e amiamo di un sacro amore tutto il resto dell'umanità. Siamo degli antirazzisti costruiti a tavolino.
giovedì 6 agosto 2026
Diffida degli europei anche se si professano antirazzisti.
lunedì 3 agosto 2026
Stanno rispolverando tutte le fiction su Ulisse che avevano in magazzino, Mediaset addirittura manda in onda un'apocrifa "Ulisse vs Sandokan" prodotta in Turchia dove un giovane Atatürk si unisce alla Tigre della Malesia e insieme sconfiggono gli Achei riconquistando l'Isola di Cipro.
sabato 1 agosto 2026
Sulla guerra in Ucraina ci siamo invece attestati su una metodica demonizzazione del nemico, e la cosa torna molto utile anche per rimediare in extremis a certi errori di valutazione della FIGC, aut-aut, siamo in guerra contro un regime autoritario, noi, democrazie occidentali in solido, come in una società in accomandita. L'espulsione degli elementi russi dalla società europea è pressoché totale, sopravvivono, è vero, ancora alcuni elementi russofoni soprattutto nel tennis, ma per precauzione abbiamo tolto loro l'uso della bandierina in incontri ufficiali. Intesi, con i russi c'è poco da ragionare per cui ora la nostra strategia è aspettare che si stufino prima loro, questo è il piano.
L'invasione delle cavallette
Pare che li usino, i migranti, come delle cavallette, diffondono una diceria su internet, che tutti quelli che arriveranno via mare non verranno respinti, e tutti si buttano in mare, e muoiono, ma cinicamente una quota di morti in mare fa pure comodo, perché fa notizia, così è come la raccontano (rimane in sottofondo, come un convitato di pietra, il cui prodest). Intanto gongolano i sovranisti in ascesa che passano all'incasso, mentre i sovranisti al governo, per non rimanere col cerino in mano, decretano precipitose chiusure di frontiere: tanto sono tornati indietro quasi tutti, non hanno trovato niente da mangiare. Ma poi questa apertura di frontiere in che milieu culturale fu inaugurata? In piena euforia da multiculturalismo, un termine ormai vuoto di significati perché a conti fatti vale solo per chi è già dentro (un atto amministrativo, Schengen, per la libera circolazione dei soli beni che interessano).
Sto facendo numeri irreali con il blog, ormai è chiaro che sono entrato in qualche programma di addestramento per intelligenze artificiali, ma marcano male con me, perché il più delle volte non sono d'accordo con quello che scrivo e c'è la seria possibilità che a una coerenza formale non ne corrisponda una sostanziale: se l'IA prenderà delle gran cantonate sarà anche un po' per merito mio.
Non è destino dei mortali quello di vivere in pace, è già un miracolo se non ci meniamo l'un l'altro la mattina appena usciti di casa, ci detestiamo tutti, homo homini lupulus, come dicono in Germania, è solo per pigrizia se ci lasciamo vivere in santa pace e anche per lo sconforto che ci prenderebbe una volta che non abbiamo più nessuno con cui prendercela, noi Willy senza Beep Beep, noi Tom senza Jerry. Ci servono gli altri, per lamentarci, per sapere chi siamo: noi siamo quello che detestiamo. Prendetela pure come un'iperbole, tanto per dire.
giovedì 23 luglio 2026
Der letzte Mensch, l'ultimo prodotto delle democrazie
La critica che Nietzsche, ma non solo Nietzsche, rivolge alla democrazia è che sia qualcosa di artificiale, una pretesa di un egualitarismo che non esiste nella realtà, infatti anche nelle democrazie, sotto la maschera dell'ideale ugualitario, finiscono per riprodursi fatalmente le dinamiche originarie di dominazione e di sottomissione: al governante corrisponde sempre qualcuno che vuole essere governato. Soltanto che nelle democrazie viene venduta l'illusione che a scadenze più o meno regolari il servo possa scegliersi il padrone per alzata di mano.
Scopo della democrazia e di produrre der letzte Mensch, l'ultimo uomo: cerca il comfort e rifugge la sofferenza, vive in un mediocre edonismo narcotizzante, crede cinicamente di sapere tutto, è incapace di creare, non ha più desideri profondi o stelle da partorire, si confonde con la massa, inventa la felicità. Nietzsche ci ha visto lungo.
lunedì 20 luglio 2026
Diffida di chi parlava di liberazione, i sessantottini sono diventati i secondini dell'attuale panopticon globale.
giovedì 16 luglio 2026
Nietzsche ci assicurava che ci sono gli istinti vitali, ma dove diavolo siano finiti lo sa Dio, peccato che sia morto. Una volta anche solo credere in Dio comportava un certo quanto di istinto vitale, c'era ancora vita nell'uomo, oggi la malattia borghese ci ha devitalizzati, siamo uomini senza nervo. Viviamo una fase di recessione degli istinti vitali, la nostra dopamina è il quieto vivere, cittadini modello, amiamo l'umanità e schifiamo il vicino di casa. Eppure siamo vivi.
mercoledì 15 luglio 2026
Sport e progresso
La democrazia, che nelle intenzioni dei suoi fautori doveva essere il giardino dell'uomo, declina sempre più in panopticon e livella, il suo fiore all'occhiello, la libertà, è cosa sempre più sorvegliata e convenzionale, mossa da un rassicurante livellamento verso il basso compensato qua e là da qualche straordinario exploit sportivo, e non è un caso che le residue volontà di potenza delle nazioni siano sempre più convogliate verso lo sport, solo lì ci è concesso di conquistare Wimbledon e impadronirci della coppa. Nel frattempo i grandi fanno le guerre vere mentre i bambini guardano la televisione.
I francesi, come sempre sbruffoni, si sono sopravvalutati e hanno fatto la fine che si meritavano, gli spagnoli hanno il loro tiki-taka, espressione del toreador che buggera il toro col suo balletto in punta di scarpino, e hanno raggiunto meritatamente la finale. Oggi le isole Falkland sono un territorio non autonomo sottoposto alla supervisione del Comitato speciale di decolonizzazione (Comité spécial de descolonización) delle Nazioni Unite, che ha lo scopo di vigilare annualmente sulla presenza di colonialismo nel mondo, e allora gli inglesi che hanno vinto a fare? Nemmeno i colonizzatori sono più padroni in casa d'altri.
Fra tanti problemi, ammesso che sia un problema, abbiamo anche il problema delle società moderne che non fanno più figli, è un problema per il sistema previdenziale (ma far figli per pagar le pensioni non è argomento che attivi granché la libido), società libere in cui la liberazione sessuale viene portata ad esempio però poi a ben vedere perlopiù confinata nel calderone voyeuristico di internet (che pure vogliono normare), paradiso delle parafilie, gran fossa biologica di tutte le frustrazioni, ed è già un miracolo, come diceva il poeta, che da tanto letame ogni tanto nascano i fior. È curioso che il problema sia sollevato principalmente da quelle istituzioni religiose che da sempre svolgono la vitale funzione di attivatrici della libido attraverso il divieto e la proibizione, e qualcuno in effetti osserva che col venire meno del senso del peccato è venuto meno anche il peccatore, e che a non proibir più niente non c'è più gusto nemmeno a trasgredire. Ma per fortuna anche la società moderna produce le sue proibizioni, solo che a cavarci un po' di sugo da cotanti sofisticherie si esce tutti dei mesti Michel Foucault e George Bataille all'école de sophisme, la democrazia produce vizi modesti per coiti modesti.
Noi la nostra volontà non ce la diamo con un atto di volontà, ma ci è data così come ci sono dati i colori quando di giorno apriamo gli occhi, sicché l'originarietà della volontà è questa: siamo nella volontà come lo siamo nel mondo, sicché si può dire che il mondo è la stessa volontà, e la volontà è lo stesso mondo, più chiari di così non si può.
martedì 14 luglio 2026
lunedì 13 luglio 2026
La volontà di potenza non è invadere la Polonia
Quella condizione originaria di tutte le cose di ritrovarsi in lotta per la propria sopravvivenza, che lo Schopenhauer descrive come volontà di vita, è quello che il Nietzsche reinterpreta come volontà di potenza, la volontà di vita è volontà di potenza, cioè tensione originaria di tutte le cose ad espandersi e accrescere la propria forza, la quale forza si traduce fisiologicamente in felicità. Questa felicità non ha dunque bisogno di essere giustificata dalla morale, è anzi la morale che discende genealogicamente da quella sensazione di felicità: è buono ciò che pensiamo quando ci sentiamo felici. La felicità è il sintomo di un ostacolo che viene rimosso, di un accrescimento avvenuto nella forza, ergo, è buono ciò che accresce la forza. E non si tratta tanto di un programma politico, quanto di una realtà psichica: la felicità precede il giudizio e ne stabilisce il valore, non è l'intelletto il movente, ma lo stato emotivo.
venerdì 10 luglio 2026
Posto comunque che gli esseri viventi sono più di quello che pensano, infatti solo negli esseri viventi esiste il mondo e la sua rappresentazione, il mondo in sé, senza nessuno che lo rappresenta, è una struttura senza forma e colore (così almeno dicono i kantiani).
L'uomo produce il male come le api il miele, giustissimo. Solo che tolta quell'infinitesima parte dell'universo che è l'uomo anche del male resta una porzione assai infinitesima.
mercoledì 8 luglio 2026
Neotomismo
Il neotomismo è la filosofia ufficiale della Chiesa, suggerita, fortemente caldeggiata da Leone XIII, il produttore compulsivo di encicliche (ottantasei), una chiesa che in quel momento doveva reinventarsi un modo per riallacciare il fili del potere temporale dopo il grande shock di Porta Pia. La modernità toglie, la modernità restituisce, basta metabolizzarla: si ritorni a San Tommaso, ma invece di prendersela con le eresie medievali sia il neotomismo quell'officina di idee in cui la nuova eresia della modernità viene affrontata con le sue stesse armi: psicologia, sociologia, esistenzialismo. La Rerum novarum condannava il socialismo: se proprio volete lottare contro i padroni fatelo cristianamente senza farvi tentare dall'ateismo marxista. Con il neotomismo il discorso è simile: se proprio dovete fare filosofia, e oramai non è possibile farla senza adottare i sistemi moderni, che sia filosofia cristiana, una critica al modernismo utilizzando i suoi stessi mezzi. Solo che come sempre quei mezzi che all'inizio dovevano solo essere dei semplici strumenti privi di volontà finiscono col tempo per contagiare con la loro forma mentis gli stessi utilizzatori, e la critica al modernismo diventa un modo alternativo per abitarlo comodamente con la scusa che intanto lo si critica. Grandi sono le capacità digestive del cupolone.
sabato 4 luglio 2026
Critica a Marx e al materialismo storico: l'amor proprio è ancor più originario dei rapporti materiali di produzione, i rapporti di produzione sono la traduzione materiale di tutti gli amor propri costretti a scornarsi.
Perlopiù la nostra esperienza in questo mondo si esaurisce in una lunga allucinazione pervasa dall'amor proprio, la vita è la vicenda dell'amor proprio e dei modi per elaborare le offese che costantemente vi vengono recate. I santi non hanno amor proprio ma per l'appunto i santi sono un ideale.
venerdì 3 luglio 2026
Lo scisma Lefebvre, parte seconda: indicazioni per rientrare in seno alla Chiesa di Roma
In allegato alla scomunica, le indicazioni per rientrare in seno alla Chiesa di Roma, è il Dicastero per la Dottrina della Fede a occuparsene, con impeccabile rigore burocratico: non occorrerà passare dalle commissioni speciali questa volta essendo la prassi già stata concordata, vidimata e timbrata in precedenza: per i chierici colpiti da scomunica è richiesta lettera scritta di proprio pugno datata e firmata contenente semplice "remissione di censura". Si renderà necessario poi trovare un vescovo o un superiore di istituto autorizzato di diritto pontificio disposto a riaccogliere il chierico contrito ad experimentum. Andrà altresì allegato il certificato di ordinazione sacerdotale e la professio fidei nonché la Formula adhaesionis firmate e datate. La lettera verrà quindi trasmessa dal vescovo o superiore di istituto autorizzato di diritto pontificio al Dicastero della Dottrina della Fede che procederà a rimuovere la censura. Per i semplici laici la decisione sulla riammissione è invece lasciata alla discrezionalità del vescovo che vaglierà caso per caso, fatta salva la produzione obbligatoria della professio fidei e della Formula adhaesionis ecc., datata e firmata ecc. ecc.: il figliol prodigo ritornò al padre previo invio di formale richiesta di riammissione via PEC.
giovedì 2 luglio 2026
Lo scisma Lefebvre
Qualcuno sa cosa fanno i lefebvriani oltre a nominare vescovi disobbedendo al papa? No, le notizie si esauriscono in questo dato di cronaca e il lettore liquida la cosa con un'alzata di spalle. I lefebvriani rifiutano il Concilio Vaticano II, e anche questo al comune mortale non dice nulla. I lefebvriani rifiutano l'apertura della chiesa alla modernità, e qui forse un qualche lumicino comincia ad accendersi. Dicono la messa in latino voltando le spalle ai fedeli. Che maleducati. E invece no, perché maleducazione, casomai, è voltare le spalle a Dio: tutti rivolti verso Dio, non verso il sacerdote. Ha una sua logica. E poi i lefebvriani non riconoscono legittimità alle altre fedi, le altre fedi sono riconosciute in quanto errore: l'unica unità possibile è quella cattolica in Cristo (i lefebvriani considerano protestati i cattolici di Roma, protestanti come insulto). Nessun dialogo interreligioso, si convertano gli altri, piuttosto. Hanno un proprio sistema educativo che preserva gli uomini dall'eresia della modernità, le donne, da angeli del focolare, devono esclusivamente occuparsi della famiglia e dei figli, nutrire, cucinare, rammendare, prendersi cura. Questa sì che è una bella eresia, questa è la parte che solitamente scandalizza maggiormente il comune abitatore della modernità. L'antichissima aspirazione alla purezza, la stessa intransigenza di certi movimenti LGBT, ma all'incontrario (chi è il contrario di chi non ha in importanza).
La modernità, imboccando la via della concretezza, pensa di essersi scrollata di dosso l'impotenza, che tra tutti i mali è il male più grande perché va direttamente a contraddire quel a priori assoluto dell'umano che è la volontà. Si provi a non volere e si faccia la conta di quel che rimane: niente. Grandi sofferenze sono da sempre scaturite dalla castrazione della volontà di potenza, sublimata nei modi più solenni e fantasiosi, l'ultima fantasia di potenza è la scienza che trasforma il mondo secondo il volere degli uomini, ed è un'illusione al pari del male anche l'illusione di impiegare tutta questa potenza a fin di bene.
domenica 28 giugno 2026
Per cento talleri di morale: Kant e l'imperativo categorico
Kant aveva un problema, aveva distrutto la metafisica quindi non poteva fondare la morale sul timor di Dio o sulla paura dell'inferno, così decise di fondare la morale su se stessa: arduo compito. Siccome noi nel momento stesso in cui percepiamo il mondo lo cambiamo, rimodellandolo attraverso gli schemi a priori della sensibilità ("il cielo stellato sopra di me..."), allora il mondo al di là dei nostri sensi è totalmente chiuso alla conoscenza, è un mondo in sé che non possiamo mai sperimentare. E allora su cosa possiamo fondare la morale? La morale è dentro di noi ("...la legge morale in me") e si fonda su se stessa, è il puro dovere per il dovere. L'imperativo categorico è quella forma di morale che non ha altro fine se non se stessa. Kant distingue tra azione legale e azione morale: è legale pagare le tasse per ottenere in cambio dei vantaggi, ma non è morale; è legale non mentire sotto giuramento per paura delle conseguenze, ma non è morale, morale è dire la verità al di là di quel che può costare. Fin qui tutto bene, sembra che funzioni: l'imperativo categorico è una forma di buon senso universale. Senonché qualche filosofo più smaliziato di Kant fece fin da subito notare che questo imperativo del dovere per il dovere potrebbe benissimo essere una maschera che nasconde una qualche forma di tornaconto, un tornaconto introiettato in forma di morale la cui genealogia è meno cristallina di quel che si vorrebbe intendere (si vedano a tal proposito Nietzsche e Schopenhauer). Conclusione: il progetto di Kant di fondare la morale su se stessa assomiglia tanto a quei famosi cento talleri che non esistevano per il solo fatto di pensarli, una speranza, più che una realtà.
Mia nonna aveva il suo imperativo categorico che era "bisogna", quando non mi andava di fare una cosa o gli sparavo lì qualche mio dubbio etico condito da qualche petulante "perché?" la sua risposta era invariabilmente "perché bisogna" e l'imperativo era più categorico finanche di quello kantiano, che al confronto l'imperativo kantiano era come convincere i bambini ad andare a letto quando stanno guardando la televisione. Quel "bisogna" era assoluto, un postulato della ragion pratica: ammetteva l'assurdità della regola ma bisognava comunque obbedirle, senza farsi domande, nemmeno Kant in persona avrebbe potuto cavarne un'antinomia, in fatto di imperativi morali le nonne sono cinture nere livello 100.
Sorte dell'Europa
Ci sono processi come la turistizzazione della penisola che non si possono arrestare, noi sottoproletari siamo destinati a soccombergli, ad essere scacciati dalle nostre città che si trasformano in alberghi diffusi per stranieri, ma mica gli stranieri che deliverano la pizza, no, quelli sono necessari al funzionamento del dispositivo, gli stranieri piccoloborghesi a cui si vende la "cultura" come un sacchetto di patatine, e questa è la sorte dell'Europa, di diventare un museo, una specie di presepe, e gli europei le statuine che lo abitano. (anche il meridione, dal canto suo, si sbraccia per assicurarsi la sua fetta di torta: venite! abbiamo il mare! abbiamo da mangiare!, abbiamo le piccole casette bianche con le porticine azzurre! e questo è il senso ultimo della "Magna Grecia").
mercoledì 24 giugno 2026
martedì 23 giugno 2026
Remigrazione, l'attuale fascinazione collettiva, una volontà che tutto torni come prima, un prima che è luogo prima di tutto dello spirito perché un prima concretamente idilliaco non è mai esistito, ma tant'è. Caccia lo straniero e vedrai che tutto si risolve, il debito pubblico, i treni in ritardo, le liste d'attesa, tornerà anche il posto fisso. Dicono che i filosofi vivono di illusioni, sì, ma pure i comuni mortali non scherzano mica.
lunedì 22 giugno 2026
Faceva caldo ma mancando internet si soffriva senza evidenze scientifiche accettando l'estate come un fenomeno naturale, gli eserciti muovevano guerra attorno alla decima ora (le 5:00 p.m.) o alla mattina presto evitando le ore più calde, preferibilmente verso fine estate quando i frutti maturi potevano venire razziati con più facilità, è noto il caso del filosofo che morì di caldo sugli spalti della 58° olimpiade assistendo a Curaçao-Costa d'Avorio prima dell'introduzione dell'hydration break, ma per loro fortuna a quei tempi mangiavano molta frutta e verdura.
sabato 20 giugno 2026
Istruzioni alla servitù
Brutto quando al suddito si fa improvvisamente pesare la sua condizione di sudditanza, fino al giorno prima lo si trattava da pari, poi tutto d'un colpo lo si umilia davanti a tutti, come il Duca Conte con Fantozzi, resta il fatto che suddito era e suddito è rimasto, solo è venuta meno la benevolenza del padrone sulla quale il suddito si era illuso di fondare la sua dignità. Di solito il servo si salva con la scaltrezza, ma qui manca anche la scaltrezza e dunque è giusto provare un po' di pena: a far piacere al villano si resta con una ... in mano.
venerdì 19 giugno 2026
La morale ci si presenta come una funzione, attività che opera nel mondo, ma del tutto fine a se stessa, determinata da pure relazioni ambientali e non da sorgenti che trascendono il piano mondano, nasciamo completamente innocenti, completamente ignari delle conseguenze delle nostre azioni, poi facciamo esperienza di queste cose strane che sono gli obblighi morali, che di fatto sono risposte idealizzate all'innata invadenza del nostro ego, il quale vuole per natura invadere senza pagarne le conseguenze. Buffo, ho descritto esattamente la Volontà di Potenza di Nietzsche, che non è tanto la semplice volontà di invadere la Polonia, quanto la volontà presente in tutte le creature e in tutti gli oggetti del mondo, compresi i sassi, di espandersi a scapito degli altri. Ci converrebbe davvero comprendere Nietzsche al di là delle sue parodistiche reductio ad hitlerum.
giovedì 18 giugno 2026
"Meglio irritanti che irrilevanti" diceva il povero Ruini, proprio non gli andava giù la Chiesa irrilevante, dopo la fine della DC si era ingegnato per infilarsi un po' dappertutto, ¡no pasaran!, ¡mantenere le posizioni!, ce ne vorrebbero di avversarsi così, altro che questi smidollati di oggi.
mercoledì 17 giugno 2026
Sono attualmente impegnato nello studio di Kant, il quale mi è già più congeniale di Hegel, comprendo meglio la sua necessità di definire i limiti della ragione, il concetto di a priori e a posteriori, la questione del noumeno, le sue contraddizioni, mi è già più ostica la parte della critica della ragion pratica, questa necessità della filosofia di occuparsi anche della morale e rinchiuderla in un sistema logico-formale, un vizio, ahimè, che nonostante Nietzsche non ci siamo ancora tolti del tutto.
martedì 16 giugno 2026
Se c'è una cosa che trovo sconveniente è il filosofo che si lancia nei giudizi politici, è una cosa che proprio mi manda ai matti, è come se un pasticciere si mettesse a fare il calzolaio, due cose che non c'entrano niente, seppure la filosofia fin dall'inizio si è messa in uzzolo di guidare l'agire umano attraverso la conoscenza, sbagliava di grosso e sarebbe anche interessante approfondire le ragioni di questo errore.
(Genealogia della morale, prefazione)
sabato 13 giugno 2026
venerdì 12 giugno 2026
Non c'è niente da dire e i mondiali ci appassionano quanto un torneo di bocce (vabbè, ormai la Rai aveva comprato il pacchetto, Germania-Grand Marnier in prima serata), sicché tutti i giorni ci propinano la sbobba del telenovelone persiano Teherana sin lana, oggi il plot prevede accordo firmato a Ginevra e vittoria su tutta la linea con Europa completamente irrilevante: ottimo, però chi vi ha chiesto niente?
Volere il nulla piuttosto che non volere
L'uomo, l'animale più coraggioso e abituato al dolore, in sé non nega la sofferenza; la vuole, la ricerca persino, posto che gli si indichi un senso di essa, un "perché" del soffrire. L'assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che fino a oggi è dilagata su tutta l'umanità – e l'ideale ascetico offrì a essa un senso! È stato fino a oggi l'unico senso; un qualsiasi senso è meglio che nessun senso; l'ideale ascetico è stato sotto ogni aspetto il "faute de mieux" par excellance [il "in mancanza d'altro" per eccellenza] che sia mai esistito fino a ora. [...] l'uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere...
Genealogia della morale, terza dissertazione
Nietzsche contro gli atei: la critica alla scienza in Nietzsche
Rilevava Nietzsche che anche la scienza, pur credendo di essersi emancipata dalla dogmatica religiosa, poggia in realtà sullo stesso suolo, la volontà di verità. I nuovi mistici (o asceti) sono gli scienziati, che credono che nella natura vi sia un misterioso logos da svelare, pensano di negare Dio, ma pensano esattamente come i credenti.
Questi negatori e isolati di oggi, questi incondizionati in una sola cosa, nell'esigenza di pulizia intellettuale, questi spiriti duri, severi, temperati, eroici, che costituiscono l'onore della nostra età, tutti questi pallidi ateisti, anticristi, immoralisti, nichilisti, questi scettici, etici, tisici dello spirito [...] questi ultimi idealisti della conoscenza, [...] si ritengono in realtà affrancati il più possibile dall'ideale ascetico, questi "liberi, assai liberi spiriti": e tuttavia devo rivelar loro quello che essi stessi non possono vedere – giacché ci stanno troppo vicino –: questo ideale è esattamente anche il loro ideale. [...] in ordine a nessun'altra cosa sono costoro più saldamente legati, precisamente nella fede nella verità sono saldi e assoluti come nessun altro.
(Genealogia della morale, terza dissertazione)
La scienza come anestetico, l'attività scientifica è per gli intellettuali moderni un mezzo per fuggire il vuoto, una forma di auto-stordimento laborioso per non guardare in faccia la realtà.
giovedì 11 giugno 2026
Kant e l'ornitoquanto: Heisenberg è costretto a rifarsi a Platone
In Fisica e Filosofia Werner Heisenberg rileva che la prospettiva quantistica ha qualcosa in comune con Kant: il soggetto è implicato nella rilevazione della realtà. Nell'epistemologia di Heisenberg l'atto dell'osservazione modifica inevitabilmente la realtà osservata: «Ciò che osserviamo non è la natura in sé, ma la natura esposta ai nostri metodi di indagine». E qui arriva quell'espressione apparentemente innocua, "la natura in sé", che è la cosa in sé kantiana: anche Heisenberg evoca questa "realtà in sé" che dovrebbe consistere nella realtà isolata da tutte le sue qualità intuitive e sensibili, un legno senza legno, un'acqua che non è acqua. Forse è pura matematica? Ma la matematica dove si trova, dentro o fuori di noi? Per Kant la matematica è giudizio sintetico a priori, è dentro di noi, non appartiene alla cosa in sé. In Fisica e Filosofia Heisenberg si rifà esplicitamente a Platone: il mondo non è materiale, così come nel Timeo di Platone la materia è formata da solidi geometrici regolari, i costituenti ultimi della natura sono forme astratte, equazioni e relazioni di simmetria. Per fondare la realtà ultima anche Heisenberg è costretto a rifarsi a Platone.
mercoledì 10 giugno 2026
Quando dicono "non siamo la repubblica delle banane" significa precisamente che siamo la repubblica delle banane, chi si scusa si accusa. Alla Francia o agli États-Unis non verrebbe mai l'idea di sollevare l'argomento perché loro non si sentono ontologicamente "repubblica delle banane". Noi esportiamo mele, uva, kiwi, arance, ma nessuno ci chiama "la repubblica delle arance". L'Honduras, a cui devono fischiare periodicamente le orecchie, cortesemente ringrazia.
Un giorno l'accordo è lì lì per arrivare, il giorno dopo si riprendono a menare, anche volendo, raccontare l'attualità per scontare il peccato di inutilità implicito nello studio della filosofia è diventata impresa vana e senza senso. Attenti al male che viene spacciandosi per bene, attenti al Katéchon che trasmuta in Èschaton, alcuni pensano che Trumpf sia l'anticristo e la schiera degli angeli che ostacolano il male i presentatori dei Late Show americani.
martedì 9 giugno 2026
Hegel spiegato semplice
[momento didattico]
Tirando le somme di Hegel, egli nota — dopo aver stabilito che la cosa in sé kantiana è contraddittoria e quindi non esiste una realtà indipendente e non intelligibile dal pensiero — che il contenuto razionale della coscienza è lo stesso contenuto razionale della realtà, sicché nella coscienza si manifesta la stessa razionalità universale in divenire, che chiama Geist, Spirito, perché la coscienza è il luogo originario da cui muove anche la materia. Questa razionalità universale è destinata ad autocomprendersi interamente nella coscienza degli uomini, raggiungendo quel momento che Hegel chiama Spirito Assoluto, perché in quel momento lo Spirito si compie interamente non avendo più nulla al di fuori di sé.
Il movimento in cui consiste la realtà è regolato da una legge dialettica, che i più hanno riassunto in "tesi, antitesi e sintesi", mentre Hegel parla di "momento astratto", "momento dialettico" e "momento speculativo". Nel primo momento l'Idea è concepita astrattamente slegata dal suo contesto, in quanto concetto statico, nel secondo momento l'Idea viene messa in moto da un'Idea contraria che le si oppone, nel terzo momento, quello risolutivo, le due Idee precedenti si rispecchiano conservandosi e unificandosi in una sintesi. Esempio: l'Essere è immutabile, ma la sua immutabilità è messa in dubbio dal Nulla, Essere e Nulla trovano la loro sintesi nel Divenire, in cui gli enti oscillano tra l'Essere e il Nulla.
Il vero è solo l'intero, cioè è veramente reale solo ciò che è arrivato alla fine del processo dialettico, cioè nel nostro esempio è reale solo il Divenire, Essere e Nulla non sono reali. Per contro, il Divenire non sarebbe Divenire se uno solo dei due termini che lo compongono non fosse presente: la realtà è un sistema che necessita di tutte le sue parti.
Per quanto riguarda le implicazioni etiche del pensiero hegeliano, è noto che per Hegel la razionalità universale si manifesta e si esprime innanzitutto nelle leggi dello Stato, le leggi dello Stato sono lo Spirito che si oggettivizza nelle istituzioni umane. Lo Stato è quella verità, quel tutto organico, che riunisce in una sintesi la società di base della Famiglia e la società civile fatta di individui che lottano fra di loro. Lo Stato è concreta Eticità (Eticità: la morale soggettiva che si fa costume condiviso e pratica di vita comunitaria, non più limitata alla coscienza isolata). La libertà degli uomini consiste dunque nell'obbedienza spontanea alle leggi di quello Stato che si è riconosciuto come concreta espressione della razionalità universale tradottasi nella storia. La stessa storia è la progressiva concretizzazione della razionalità universale.
Ne consegue che l'individuo isolato non è verità, è fatto accidentale, puro strumento in mano al processo dialettico che muove verso lo Spirito Assoluto. Gli stessi grandi condottieri alla guida dei loro vastissimi imperi sono solo giocattoli in mano alla razionalità universale che se ne serve per i suoi scopi, abbandonandoli poi al loro destino una volta esaurita la loro funzione storica.
Può aiutare rilevare che Hegel visse in un periodo storico fatto di rivoluzioni, imperi napoleonici e crollo degli stessi imperi con successivi periodi di restaurazione, la sua filosofia fu un tentativo di razionalizzare questo momento che ai contemporanei dovette apparire assai caotico. E questo è quanto.
Geopolitica
L'Iran ha attaccato, Israele ha risposto, apposto così, si lasceranno in pace per un'altra settimana. Non sono io che faccio ironia, lo ha detto Donald Trumpf, in teoria il capo della banda ("Netangnau non mi ha sfidato, se gli dico di fare una cosa la fa", leggi: si nota tanto che mi sono fatto menare per il naso?). In fondo le guerre sono così, non servono le grandi analisi geopolitiche, nella loro intima essenza sono l'infinito ridotto al livello dell'asilo, seguono le stesse dinamiche, è lo stesso Geist che si manifesta. Io per esempio davo dei pizzicotti fortissimi perché nella mia idea al massimo avrei ricevuto in risposta un pizzicotto uguale e contrario, tirar pugni già mi prefigurava la fastidiosa possibilità di riceverne uno in cambio e l'idea non mi garbava. Qui abbiamo invece un Israele e un Iran che non possono dimostrarsi arrendevoli ciascuno per i casi suoi, e quindi se dovesse pure arrivare una pace, sarà pur sempre una pace armata, un guardarsi in cagnesco (anzi, in gattesco) come i gatti quando si mettono a gnaulare e si guardano di storto facendo finta di non vedersi. È la stessa volontà che agisce, gli stessi impulsi, negli animali come nei capi di Stato, basterebbe aver compreso bene lo Schopenhauer più che lo Hegel senza aver studiato alla LUISS o alla IASSP, che ti fanno spendere un sacco di soldi per arrivare alle stesse conclusioni.
lunedì 8 giugno 2026
Ormai ci siamo ridotti all'uomo unidimensionale di Marcuse, ma tanto, chi se lo fila più Marcuse? Un comunista, tanto più che nella nostra unidimensionalità ci scorgiamo il segno sicuro del progresso, più unidimensionali siamo e più la cosa ci conforta, ci dà la conferma che siamo dei bravi abitatori della modernità. Produciamo turismo, le bellezze d'Italia patrimonio da valorizzare che fa crescere il PIL, d'altronde, non siamo stati il paese del Grand Tour? E quindi, abbiamo solo democratizzato l'offerta. La nuova economia è subaffittare appartamenti per farne dei B&B, anche a costo di andare a dormire nei garage. A questo punto tutto il grottesco attivismo delle istituzioni per far apparire l'Italia come paese centrale, oltre a tradire un manifesto complesso di inferiorità finisce per confermare proprio quello che vorrebbe nascondere: che non contiamo proprio niente, è tutta aria fritta.
Più che alla morale sono interessato al fondamento della morale, al come pretende di fondarsi, per esempio quella dell'informazione, che è una media etica dell'etica media collettiva, un'etica molto scarsa di per sé ma cristallina quando si tratta di farla pesare agli altri, un circolo ermeneutico di deontologie che un po' emergono dal basso e un po' piovono dall'alto, ma mai risolutive, anzi, più che altro emotive. Che avesse ragione il matto a dire che la morale è prodotto storico e psicologico nato da dinamiche di potere, istinti umani e risentimento? Troppo ottimista, io direi più rincretinimento.
domenica 7 giugno 2026
Pensarsi e volersi liberi
venerdì 5 giugno 2026
Magnifica umanità
Forse possiamo inserire Prevost nel momento dialettico ma non so se l'astuzia della ragione si curerà di elevarlo a eroe cosmico. L'IA seguirà la sua sorte, deciderà la sua capacità di raggiungere gli scopi che si prefigge la tecnica, nel caso contrario sarà la stessa tecnica, non la società civile o la religione, a decretarne la fine.
giovedì 4 giugno 2026
Attorno al senso del nulla
Per essere nulla, il nulla è popolato da sempre da un sacco di cose, il nulla dovrebbe essere il niente, ma da questo niente magico escono di continuo i conigli dal cilindro. Escono tutti gli uomini, tutte le cose che prima erano nulla, e poi vi ritornano, c'è un grande viavai fuori e dentro il nulla, come nell'ora di punta. Certo, per essere una cosa che non esiste fa molta paura il nulla, tutto il nostro essere lo scansa come la peste, eppure ogni frazione di tempo che scorre implica che la precedente è diventata nulla e che quella che deve ancora arrivare sia ancora nulla, ci dev'essere un trucco. La scienza è più furba: il vuoto non è davvero vuoto, il vuoto è una porzione di spazio ad energia minima, dentro il vuoto ci sono lo spazio, il tempo, l'energia, i campi e le leggi della fisica: tanta roba. E se il nulla non esistesse? No, il nulla esiste, esiste quello che non esiste. Qualcosa non torna.
mercoledì 3 giugno 2026
Esistono tuttora neo-hegeliani, di destra come di sinistra, che predicano che la filosofia non deve limitarsi a descrivere crisi politiche o drammi esistenziali ma "ha il dovere di fondare norme etiche e razionali stringenti per il mondo". Su quale concreto etico e razionale si possano fondare queste norme "stringenti" rimane un mistero. D'altro canto, una norma morale "stringente" smetterebbe di essere "morale" e diventerebbe pura necessità senza colpa. Seguiamo il ragionamento: la morale presuppone la libertà di scelta, ma se non si ha la possibilità di scegliere, e cioè di violare la norma, non esiste né un merito nel seguirla né una colpa nel violarla: la possibilità di violazione è presupposto stesso di quella norma che si vorrebbe "stringente". Senza possibilità di violazione la norma morale smette di essere "morale". Queste contraddizioni sorgono perché l'errore sta a monte: a non esistere è la libertà di scelta.
lunedì 1 giugno 2026
Insomma ci sarebbe questo fortino al confine del Libano, da quanto ho capito, che continuano a contendersi dai tempi delle crociate, e ogni volta ne distruggono un pezzettino, tanto che ormai è rimasto in piedi giusto il muro per appenderci la bandiera, ma si sa, la storia non è finita, andranno avanti così finché non lo sderenano tutto completamente, dicono che è strategico (è per questo che noi teniamo ancora il castello normanno, per avvistare i turchi alla marina).
Gossip
Hegel, poveretto, se l'è portato via un’epidemia di colera, un guaio gastrointestinale, come Ario, uno di quegli aspetti accidentali dello Spirito che nel sistema hegeliano non dovevano nemmeno essere veri, ma intanto… saranno state tutte le maledizioni lanciate da quello scioperato dello Schopenhauer, che quel serio del Kierkegaard non sopportava non tanto perché aveva da ridire sul suo sistema ma perché diceva che predicava bene e razzolava male, insomma, faceva l'asceta da poltrona, e poi al confronto del suo quello di Schopenhauer era un pessimismo da dilettanti... Alla fine il più tranquillo di tutti doveva essere proprio Hegel, talmente immerso nei suoi sistemi che usciva sbadato di casa in papalina e vestaglia da notte, sarà capitato una volta, ma è diventata leggenda... Certo che pure Hegel non le mandava a dire, pure lui era stato villano col povero Schelling, la notte in cui tutte le vacche sono nere... le vacche devono essere proprio una fissa dei tedeschi, vedi anche la vacca pezzata di Nietzsche… insomma, i filosofi sono i più cattivelli tra i fondatori di morali, che in linea teorica dovrebbero essere i più buoni, ma mi sa che l'imperativo non è per niente categorico, l'aveva rilevato l'Hegel, ma pure lo Schopenhauer, che se avessero unito le forze, insieme avrebbero potuto tenere testa a una mandria di nietzschiani imbizzarriti... Oh be’, il mondo va così, non si riesce di farci sempre bella figura.
sabato 30 maggio 2026
La democrazia è l'esatta traduzione politica di quello che pensiamo di essere, cioè dei liberamente volenti. Le scelte, naturalmente, sono solo apparenti, sicché di fatto la democrazia interviene soltanto a conteggiare i volumi di scelte non libere in un dato momento. Siccome poi l'errore si trova a monte, allora ex falso quodlibet, ed è il motivo per cui tra chi abbia veramente ragione i conti non possono mai tornare.
La libertà è l'assecondare il volere di dentro, il quale magari si è formato autonomamente per cause sue, per di più inconsce, e con l'attiva partecipazione di tutti i condizionamenti sociali del caso, ma non importa, l'importante è che sia quel volere che ci comanda "da dentro" in quanto è solo il comando "da fuori" che ci disturba, e questa è la libertà del volere.
Il Poveruomo
L'uomo moderno, quello che non crede più in Dio, l'artifex del suo destino, è una traduzione prosaica del Superuomo nietzschiano, noi moderni siamo una fine, ma una fine grottesca e per nulla idilliaca come invece era nelle intenzioni iniziali dell'autore. Che cos'è Nietzsche? Un ultimo e struggente bisogno di volere per volere, e nient'altro, il Superuomo è un compimento, oltre al “farsi volere”, cioè oltre al lasciarsi guidare senza più termine dalla volontà, non c'è più niente, e forse è anche per questo che l'ultimo compito del Superuomo è il volere l'eterno ritorno dell'uguale, che non è altro che l'eterno ritorno del medesimo volere, perché a questo mondo non resta altro che il voler essere sempre più “potenti”, e cioè sempre più replicanti la possibilità del volere. Il moderno uomo, il Poveruomo, è questa volontà fine a se stessa.
venerdì 29 maggio 2026
Per una nuova etologia
Prima viene l'istinto di sicurezza, il bisogno fisiologico di trovare un senso in cui rispecchiarsi, dopo intervengono le parabole etiche e morali a dare una patina di solennità a questi bisogni umani, troppo umani. Morto Dio, non potevamo restare senza riferimenti valoriali e ci siamo inventati di agire secondo ragione, il razionalismo è il nostro nuovo rifugio. Non siamo democratici, ci piace piuttosto l'idea di esserlo, di essere giustificati da motivi razionali, da motivi "più intelligenti", ognuno ha i suoi vezzi, così come i russi non sono mai stati dei veri amici del popolo ma sempre e solo degli uomini che avevano bisogno di darsi una nuova idea di impero. Le ideologie politiche, insieme a tutte le giustificazioni economiche e razionali che le accompagnano, sono tutte forme di rifugio, del resto non possiamo restarcene impalati di fronte al caos senza produrre un senso, non riusciremo a muoverci, e muoversi è per l'appunto una necessità insopprimibile. Non per questo l'istinto di sicurezza e il bisogno fisiologico di senso va disprezzato, tendiamo invece a derubricarli a istinti bestiali e ad ammirare viceversa i simulacri vuoti che abbiamo creato per dissimularli, e questo è il vero malanno, la vera perversione.
giovedì 28 maggio 2026
la pratica ci insegna che le mode operaistiche, fra gli intellettuali, durano poco. Sorgono in periodi di emergenza o di depressione, quando da molti si teme, o si auspica, un repentino e decisivo sommovimento sociale. Nasce allora il mito dell’operaio sano, portatore di valori nuovi, contro il ceto medio miope e pavido, contro la classe padronale avida e corrotta. Si aspetta la palingenesi, l’avvento di forze fresche. Poi, comunque vadano le cose – e cioè sia nel caso che l’avvento avvenga, sia nell’opposto, che tutto continui come prima –, si scopre che l’operaio è fatto esattamente come ogni altro uomo, e perciò vuole esattamente quello che vogliono gli altri, in quel determinato momento storico: il frigorifero, l'utilitaria, la camicia bianca, la domestica a ore e i film di James Bond.
Luciano Bianciardi, Non leggete i libri, fateveli raccontare
«Non senza diligenza»; forse è troppo poco, perché io uso molta diligenza, sono molto diligente e industrioso; e vado indietro, questo è certissimo. E più diligenza ci metto, più vado indietro: questo è anche certissimo. Di modo che si può dire con molta verità che con molta diligenza vado sempre indietro. In questo modo spero di arrivare all’eternità.
Søren Kierkegaard, Diario
Vieni, c'è una forza operante
Studiando Hegel sono venuto a contatto con uno dei massimi esperti del settore:
Sulla scia di Kant e Hegel evidenzia che la storia non è uno spettacolo immobile, ma il teatro dello sviluppo della coscienza, della libertà e dei diritti umani. Il passaggio dalle società schiaviste alla democrazia e al riconoscimento dei diritti universali non è un'illusione ottica, ma un progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative.
Un hegeliano non potrebbe pensarla diversamente, c'è molto ottimismo: c'è un fine nella storia, una forza operante nella realtà che conduce a un costante miglioramento, occasionalmente appaiono degli individui irrazionali che scombinano i piani della "forza operante", ma tutto sta ad essere fiduciosi: l'astuzia della ragione saprà servirsi dell'irrazionale come momento negativo per attuare il positivo.
L'esperto hegeliano è anche un sostenitore del riarmo dell'Europa contro il pericolo russo: l'aggressione russa all'Ucraina dimostra che il commercio non basta più a garantire la pace, dobbiamo renderci militarmente autonomi. Perché d'accordo l'astuzia della ragione, ma non si sa mai.
Un'intima diffidenza mi porta a diffidare non solo dei cattivi, ma anche dei "buoni". Questo spiritello che mi porto dentro, daimon socratico, mi dice che dietro alla fede nella "forza operante nella realtà" si potrebbero nascondere intenzioni meno carine. Il mio istinto rabbrividisce alla lettura di "progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative." Qui si usano i "diritti universali" come alibi per qualcosa di losco.
Vedere un progresso nella storia è una forma di fede, la storia semplicemente si evolve, il termine "progresso" implica già una forma di giudizio morale, che è sempre soggettivo, il "morale oggettivo" è una contraddizione in termini che non si riesce mai a fondare, per quanto tentano di persuaderci.
Hegel in purezza
In realtà, come accade sempre, l'Hegel originale è piuttosto distante dall'uso marxiano che se ne fa, il sistema hegeliano è descrittivo, retroguardante (la nottola di Minerva spiccava il suo volo sul far del crepuscolo), per Hegel il processo storico si è già compiuto nello Stato prussiano, fine della storia, ma il diavoletto della dialettica aveva titillato i desideri di rivoluzione dei suoi seguaci di sinistra, i rivoluzionari vollero leggere la dialettica la prova scientifica che l'ordine sociale (la tesi) doveva essere abbattuto dalla classe oppressa (l'antitesi) per creare una società nuova (la sintesi). La filosofia non schizza sulla lavagna un nuovo sistema che poi deve essere realizzato, i principi del sistema sono già realizzati in atto nelle religioni e nelle istituzioni e alla filosofia spetta solo il compito di concettualizzarli: una qualche forma di ragionevolezza è già operante nelle realtà, si tratta di spiegarla. Quello che hanno fatto invece i marxisti è coprire di razionalità quel sentimento di rivalsa che Hegel avrebbe derubricato ad astuzia della ragione: gli uomini e le loro passioni sono fatti accidentali, non sono veri, è vero l'intero, ma l'intero non si provoca intenzionalmente, si compie da sé.
mercoledì 27 maggio 2026
martedì 26 maggio 2026
Insistiamo nel pensare che noi siamo il vertice di uno sviluppo politico e civile, noi in quanto democratici occidentali, e questo magari sbertucciando Hegel che era così antiquato ma alla fine persuadendoci come lui che siamo il culmine dello Spirito della storia. Russi e cinesi, poverini, stanno più indietro di noi, sono appena adolescenti, come diceva Johann Herder, antesignano di Hegel, nel '700: l'Oriente è l'infanzia dell'umanità, e il dispotismo di quegli Stati è giustificato dalla necessità dell'esercizio dell'autorità nel periodo dell'infanzia, l'Egitto ne è la fanciullezza, i Fenici ne rappresentano l'adolescenza, i Greci la giovinezza, i Romani, invece, va da sé, sono la «maturità del destino del mondo». Passi per i conservatori, che sono stupidi, ma anche i laici amici del progresso si pensano spiritualmente dei prescelti, animali razionali, da questa forma di narcisismo nasce poi tutta una dialettica dell'abbaglio che porta solo altro caos e altro scompiglio, ma probabilmente è proprio così che deve andare.
lunedì 25 maggio 2026
Passione per la dialettica
Ebbene, Hegel aveva trovato questa legge della dialettica per cui tutto procedeva per tesi, antitesi e sintesi, a sua volta la sintesi sarebbe diventata una nuova tesi da negare e superare in una nuova sintesi e così via nel circolo infinito dello Spirito, uroboro che si morde la coda. Tanto era rimasto affascinato dalla sua scoperta che iniziò ad applicarla a tutti i campi dello scibile: il mignolo è il dito preso nel suo puro concetto isolato dal piede, lo spigolo si contrappone al mignolo negandolo, la frattura è l'Aufhebung che unisce il mignolo allo spigolo portando il piede alla sua massima espressione. Croce interviene obiettando che mignolo e spigolo sono due ambiti distinti e pertanto non giungono mai ad incontrarsi, la vera opposizione è tra tarso e falangi. Gentile radicalizza il tutto portandolo alle sue estreme conseguenze: il mignolo è in un certo senso lo spigolo in atto, esso produce lo spigolo affinché si possa giungere alla frattura. Marx vede il trionfo dei mignoli divenuti padroni dei mezzi di produzione, eliminati gli spigoli, eliminate le fratture. A questo punto riparte Hegel: la ciabatta è presa nel suo puro concetto isolato dal piede, la calza di lana è la negaz...
domenica 24 maggio 2026
Hegel e lo Stato etico
sabato 23 maggio 2026
Tardo illuminismo
Siamo attualmente nella fase di estrema disperazione in cui la scienza è diventata feticcio e ultimo rimedio, non c'è altro metodo che possa risolvere un qualsiasi problema, personale, pratico o sociale, la scienza si avvia ad essere totalitarismo. La parola può far storcere il naso perché il termine nasce per indicare un particolare dispotismo storico, ma se consideriamo il totalitarismo come l'ideologia che esclude tutte le altre allora il termine assume un suo significato. Si dice anche che prima ancora della scienza il vero totalitarismo sia il libero mercato, ma vale per il mercato quello che vale per la dialettica servo/padrone: la scienza, da serva, sta imparando a rendersi indispensabile, tanto che il padrone non può più fare a meno di lei, sicché i termini della questione vengono sempre più rovesciati: padrona la scienza, servo il mercato. A questo punto le ireniche fanfaluche dell'ateismo lume della ragione diventano perlopiù insignificanti e bisogna dire anche un po' stucchevoli.
venerdì 22 maggio 2026
Studiando Hegel
Hegelianamente parlando non si capisce bene in che punto della dialettica ci troviamo, da che tesi proveniamo, in che antitesi ci neghiamo, verso che sintesi convergiamo, nemmeno Hegel saprebbe orientarsi, la razionalità universale è uscita fuori di sé, si è alienata dall'idea e facendosi materia si è dispersa nello spazio, poi è ritornata, si è fatta Spirito Assoluto acquistando coscienza di sé ma poi è ripartita per Dubai, ha detto che si trova bene lì e ha tutto quello che le serve, palestra, scuole, centro commerciale, non credo che torna. Per Georg Wilhelm Friedrich Hegel i popoli germanici rappresentavano il culmine della storia del mondo e la realizzazione della piena libertà dello Spirito. Voglio quello che si è fumato Hegel.
Contrordine compagni, non ha stato Venturi, e nemmeno un buco nero supermassiccio a risucchiare i poveri subacquei nella grotta, lo ha spiegato il sommozzatore finlandese: la corrente era troppo debole. Eppure Repubblica era sicura: "Cos’è l’effetto Venturi e perché potrebbe riguardarci tutti". Il Giornale, ovviamente, più vicino alla gente: "Risucchiati nella grotta!" (nell'illustrazione, Enrico Toti lancia eroicamente la stampella contro l'effetto Venturi). Compito fondamentale della stampa è fornire ai cittadini gli elementi necessari per formarsi un'opinione autonoma e prendere decisioni consapevoli.
Hegel e la tentazione del progresso
Se gli uomini volessero davvero diventare uomini nel senso nobile voluto dall'umanesimo allora dovrebbero smettere di essere degli animali, ma l'uomo rimane sempre un animale e l'uomo dell'umanesimo rimane un ideale. Gli hegeliani ci insegnano che il progressivo dipanarsi della razionalità universale è un processo di costante miglioramento, diventiamo sempre più giusti e più consapevoli (più "interi"), è il pregiudizio del progresso. Di vero è che c'è un processo, fatti che accadono, situazioni in divenire. Hegel però aggiunge che in questo apparante bailamme si può scorgere un'intelligenza, una "astuzia della ragione" che si serve delle passioni e degli egoismi particolari per perseguire il suo fine universale, quello di completarsi (in Hegel il razionale si serve dell'irrazionale per i suoi scopi, in Nietzsche e Schopenhauer accade il contrario, l'irrazionale si serve del razionale). E qui la tentazione di attribuire un significato morale al processo degli eventi porta a una hybris: questo compiersi della ragione è la finalità morale dell'universo. Tentazione di ogni tempo è di trasformare dei costumi locali (ethos, mores) in leggi universali.
mercoledì 20 maggio 2026
Chi fermerà la musica? (l'aria diventa elettrica)
Del terrore di non agire. La malattia della modernità è il volontarismo, se mai il mondo le sopravviverà, e non è scontato, verrà il giorno in cui di tutta questa frenesia non rimarrà più nulla e finalmente l'uomo si godrà in santa pace la sua impotenza dandosi una calmata: un'utopia. I lotofagi non avevano nostos, non accennavano a uccidere né ad aggredire gli stranieri, una cosa tremenda. Ulisse fugge a gambe levate legando i suoi uomini alla nave, il non desiderare di tornare, il non affrontare più il mare, è una cosa mostruosa. L'uomo, per essere uomo, deve darsi alle tribolazioni, deve adempiere ai suoi doveri. Deve sfracellarsi dalle rupi, essere divorato dai ciclopi, deve compiere il suo destino. Compiuta la vendetta, quasi rassegnato, come di chi sa che a un'azione deve corrispondere sempre la reazione, Ulisse si prepara ad affrontare la controvendetta dei proci, il saggio Aliterse tenta di opporsi: "non muoviamoci, non attiriamoci addosso sciagure!", ma il dovere chiama. Solo il fulmine di Zeus, per intercessione di Atena, pone fine al conflitto. Morale: solo un Dio ci può salvare dal terrore di non agire, ma solo sotto minaccia di un terrore equivalente.
Petizioni di principio
Da rilevare che i principali tentativi di affermare o negare l'esistenza di Dio attraverso la ragione sono tutti petizioni di principio, atei e credenti accomunati dalla stessa impotenza. Abbiamo la posizione di Sant'Agostino: "credo ut intelligam, intelligo ut credam" (credo per comprendere, comprendo per credere). Serve un atto di fiducia per permettere di accendere la scintilla, ma poi il fuoco si tiene vivo con la ragione. Prima si pone Dio come esistente e poi si va alla ricerca della conferma che esiste, così anche il tomismo (verità della rivelazione superiore a quella di ragione): petizione di principio. Ora l'argomento di Wittgenstein: il linguaggio descrive il mondo, una proposizione ha senso solo se è possibile determinare le sue condizioni di verità: su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Se ci appelliamo al principio di verificazione allora è chiaro che Dio non si verifica: petizione di principio. Prima si pone il terreno su cui deve avvenire la verifica, e poi si verifica che su quel terreno non avviene verifica: hanno deciso prima ciò di cui non si può parlare, ma tacere non è un confutare.
martedì 19 maggio 2026
Archiviato Tucidide, oggi il man of the day è Giovanni Battista Venturi, fisico del settecento e allievo di Lazzaro Spallanzani, è lui il colpevole. Dato un fluido scorrente all'interno di un condotto e incontrante un restringimento la sua velocità aumenta al diminuire della pressione, l'ammanco di pressione genera un vuoto parziale in grado di risucchiare altri fluidi. Vincenzo Schettini ci spiega su Repubblica l'effetto Venturi con una bic e un elastico. Bouvard e Pécuchet si sarebbero scialati un botto.
L'informazione offrirebbe "ai cittadini gli elementi necessari per formarsi un'opinione autonoma e prendere decisioni consapevoli". Ancora sopravvive la fola dell'urbano cittadino - il rurale, si sa, è più tardo di comprendonio - che si forma un'opinione autonoma per prendere decisioni consapevoli. Quel "autonoma" è formidabile, non crediamo più in Dio ma crediamo ancora nell'autonomia del pensiero. Kant, nientemeno. Idem "decisioni consapevoli": l'urbano cittadino non è più consapevole di un gatto al comando di un aereo. Ma è proprio l'assunto filosofico che non regge, il paradigma del cittadino informato, un ottimo pretesto per riempirgli la testa di giudizi sintetici a priori, a cadenze settimanali l'informazione libera lo convince di tutto e il contrario di tutto: non c'è nessuno al timone, la barca orza e appoggia a seconda di come tira il vento.
Kierkegaard, nietzschiano inopportuno
Curioso personaggio Kierkegaard, che scelse Dio ma con senso di colpa perché la moderna società dei lumi gli trasmetteva l'intima convinzione che Dio era un assurdo logico, così come quei teologi del novecento che si lamentavano della modernità e poi si lasciavano restringere l'idea di Dio dalla fede contraria nella verità atea e razionalista. Credeva così tanto nel libero arbitrio che ci si era ammalato, un lungo rimorso di coscienza per non aver sposato la donna della sua vita, schiacciato dal peso delle possibilità cancellate da quella scelta, non avvedendosi del fatto che se le possibilità sono soltanto delle ipotesi, di fatto le possibilità non esistono mai in atto. Ben prima di Nietzsche, una generazione prima, aveva cominciato a far morire Dio, a scardinare l'alleanza tra Dio e la società borghese: Dio è solo nel rapporto tra il singolo e l'assoluto, la società è la corruzione dell'uomo. Pensava di ritrovare Dio in purezza ponendolo come totalmente altro nel segreto del proprio io e di ridare dignità alla fede pensandola come rischio e salto nel buio. Anche Nietzsche intenderà la vita come rischio e salto senza rete, ma in un vitalismo senza Dio. Entrambi irrazionalisti, entrambi come soluzioni di ultima istanza: non c'è altro che Dio, dice Kierkegaard, non c'è altro che la vita, dice Nietzsche. Kierkegaard: "Noi uomini abbiamo sempre bisogno degli “altri”, del gregge; noi moriamo, ci disperiamo se non siamo rassicurati dal fatto di essere nel gregge, di essere dello stesso parere del gregge". L'odio di Kierkegaard per la Chiesa di Danimarca era solo un pelo più urbano dell'odio di Nietzsche per il cristianesimo, ma sulla cristianità di facciata che indossa il vestito buono della domenica avrebbero condiviso la medesima opinione.
"Fu il critico danese Georg Brandes a spingere Nietzsche a leggere Kierkegaard. Dalla corrispondenza e dalle annotazioni, sembra che Nietzsche apprezzasse la sua psicologia ma considerasse la sua "fede" un limite e una forma di debolezza. [...] lo considerava un "cristiano inopportuno" e una figura affine per la critica al conformismo religioso."
domenica 17 maggio 2026
Mi rincresce di annoiarvi con la filosofia ma vedo che gli accessi sono di molto aumentati ultimamente e in riferimento proprio ai post di filosofia, i quali entrano nel mare magno dei motori di ricerca, c'è sete di sapere, è il mio narcisismo, pura volontà di potenza. È cominciato tutto con Heidegger, anche Wittgenstein va alla grande, Nietzsche è sempre un bestseller e il vecchio Schopenhauer si difende bene. E poi questo blog è cominciato proprio come spin-off di un sito di filosofia, ci sta, è la sua ragione sociale. Metterò in piedi davvero un bel blog di filosofia, ci sto lavorando con l'entusiasmo di vent'anni fa. Per dire, mi piace anche Kierkegaard, pure Marx mi piace, mi piacciono tutti. Una volta che li comprendi sono tutti belli, tutti belli a mamma soja.
La tentazione della soluzione
Il Superuomo è un'ideale romantico, pensare di metterlo in pratica una pia illusione, tant'è che nemmeno il Superuomo vuole essere Superuomo nel pensiero di Nietzsche, egli lo è, non siamo qui alle prese con un percorso volontaristico, il Superuomo è un destino. Se dovessi mai tentare la via di un sistema filosofico eviterei la parte del rimedio dedicandomi solo alla parte critica. Il rimedio, se mai ne emergesse uno, verrebbe da sé. La tentazione della soluzione rovina spesso anche le produzioni filosofiche più eccellenti. Se mai la filosofia può dare risposte lo fa per vie più sottili, i suoi benefici lavorano sottotraccia per lenta sedimentazione della critica. Al contrario la tentazione della soluzione può essere addirittura dannosa, com'è evidente nella vicenda della trasfigurazione ideologica del Superuomo in dittatore politico. Il pensiero contemporaneo ha anche tentato di addomesticare il Superuomo preferendogli il termine "Oltreuomo", così da renderlo meno indigesto al pensiero democratico. Il termine tedesco "über", ci rassicurano, può significare sia "super" che "oltre", e siamo sicuri che anche i tedeschi quando cantano oggi il proprio inno nazionale intendono "Germania Germania oltre tutti" per non allarmare nessuno. Quando si dice che il rimedio è peggiore del male.
La volontà di potenza delle democrazie
La democrazia è volontà di potenza che dissimula le proprie crudeli intenzioni indossando l'onorevole maschera della Giustizia, per cui le sue non sono guerre ma diritto all'autodifesa, tutt'al più operazioni militari, al contrario, le guerre, quelle mosse da vera malvagità, sono prerogativa dei soli regimi autoritari. "Giustizia" ha come radice il latino ius, che rappresenta la formula vincolante del diritto, la legge stabilita dagli uomini. Gli uomini stabiliscono da sé le leggi e per dotarle di una obbligatorietà che non possiedono le ammantano dell'aura magica della Giustizia Universale, fino a ieri garantita da Dio, oggi, in epoca di tardo illuminismo, dalla Ragione, ma la giustizia, in quanto ius, è sempre giustizia somministrata dagli uomini (nella giustizia per conto di Dio e per conto di Ragione si agita l'istinto di evitare la disturbante responsabilità). Anche le democrazie muovono guerre, chiamiamole con il loro nome.
sabato 16 maggio 2026
Ad usare le vecchie categorie siamo diventati tutti una specie di sottoproletariato borghese, un ossimoro, il lavoro non ci caratterizza più perché anche il lavoro ha smarrito il carattere, si è alienato da se stesso, siamo l'alienazione di un'alienazione, il plusvalore è un mistero perché il lavoro non richiede più forza, una lunga inerzia senza scopo che non produce più merci, produce (ser)vizzi: fino a mezzogiorno e venti il lavoratore lavora per coprire il suo fabbisogno (tonno, carta igienica, abbonamento a Netflix) e al pomeriggio ozia davanti al computer producendo plusvalore. Morale: non si capisce più una mazza.
venerdì 15 maggio 2026
Oggi i giornali si occupano di storia greca, Tucidide, che i più fino a ieri scambiavano per un medicinale generico (ma sì, il Tucidide, quello per la pressione!), è entrato di prepotenza nel linguaggio giornalistico. Un politologo, nel 2012, all'origine dell'espressione (uno scrittore italiano ci ha scritto pure un libro, e bestseller per giunta, paperback writer): quando una superpotenza si sente minacciata da una potenza emergente c'è il caso che le dichiari guerra. Xi Jinping, pragmatico, cinese, una sfinge, tutto coccole e carezze: spartiamoci il mondo, suvvia, da buoni amici. Donald Trumpf, banana al vento, grugnisce ma poi concilia: potete tenervi Taiwan, ne abbiamo già cinque, ovvio che i superconduttori li sposteremo tutti nel deserto del Mojave dove abbiamo grandi riserve di ghiaccio secco. Tu dirai: ma tu la butti sempre sul ridere. Ti sbagli: descrivo i fatti esattamente come sono, e pure per difetto.
Ciò che è bene e ciò che è male
Sul bene e sul male io sono invece schopenhaueriano per cui il bene è per me la capacità di comprendere che la mia volontà è la stessa che si agita anche nell'altro, questo però non risolve il problema del male, che al contrario è il riconoscere solo il proprio volere. Se tutti riconoscessimo questo semplice principio di reciprocità saremmo tutti più prudenti riguardo alle nostre azioni, ma è già così difficile riconoscerlo per noi che è pura presunzione pretenderlo anche per gli altri (la parabola della pagliuzza e della trave è molto utile a tal proposito).
La negazione del libero arbitrio in Nietzsche: il Superuomo è innocente come la natura
Per Nietzsche non esiste il libero arbitrio, il libero arbitrio è un'invenzione del pensiero religioso per rendere l'uomo colpevole e punibile. Che il pensiero causi l'azione è soltanto un'illusione, in realtà il pensiero è solo l'ultimo anello di una catena fisiologica sulla quale non abbiamo controllo. Lo stesso "io" è semplicemente una finzione grammaticale: crediamo nell'Io solo perché la struttura del linguaggio ci impone di associare sempre un soggetto (l'Io) a un verbo (l'azione). Per Nietzsche il pensiero viene quando è lui a volere, non quando "lo voglio io". Lo stesso organismo non è un'entità individuale ma una moltitudine di pulsioni e istinti in perenne lotta tra loro. Ciò che chiamiamo Io è solo l'istinto momentaneamente dominante che parla a nome di tutto l'organismo. Il corpo è "la grande ragione", dove l'Io, lo spirito, è "la piccola ragione", una sua copia più debole.
Di conseguenza il Superuomo non vuole decidendo di volere, il Superuomo è un destino, il punto in cui la forza si incontra e fluisce liberamente senza incontrare ostacoli. Il superuomo accetta la necessità della sua natura (Amor fati), i suoi impulsi si disciplinano da soli, egli crea nuovi valori come un frutto naturale della sua esuberanza, non esistendo il libero arbitrio egli è innocente come la natura, al di là del bene e del male.
[link: Friedrich Nietzsche]
Il legislatore assente: anche la Scienza è rimedio
giovedì 14 maggio 2026
Kierkegaard, spiegato
mercoledì 13 maggio 2026
Stabilità o democrazia? Questo è il dilemma. Se sia più nobile soffrire i colpi di fionda e i dardi oltraggiosi dei franchi tiratori, o prender armi contro un mare di campi larghi e, opponendosi, por loro fine? Votare, governare, riformare di nuovo la legge elettorale... che fare?
La filosofia dice: la democrazia è alternanza, provvisorietà dei programmi di governo, ma se l'alternanza è troppo ravvicinata la provvisorietà rischia di impedire l'attuazione dei programmi, ammesso che i governi abbiano davvero un'idea di quello che stanno facendo. Sembrerebbe di no, quindi il dibattito è in sé sterile e vuoto. La democrazia sembra davvero coltivare in sé i germi della sua stessa rovina: posta la palese irrisolvibilità dei problemi che si prefiggono di risolvere, le alternative democratiche sono destinate a un lungo logoramento che porterà via via all'emersione delle istanze meno democratiche, va da sé ugualmente incapaci di risolvere alcunché. Solo una miracolosa risoluzione dei problemi al di fuori delle possibilità stesse della democrazia potrà salvare la democrazia, sicché la democrazia è ormai in balia di processi che non può governare. Una soluzione tecnica, di progresso economico o tecnologico, qualcosa di nuovo che con il voto democratico non ha nulla a che spartire. Buona fortuna.
martedì 12 maggio 2026
In linea di principio non esistono filosofi superati a saperli intendere, il fatto è che c'è la volontà di non intenderli, cioè di considerarli inutili, ormai privi di benefici pratici. I filosofi non devono produrre necessariamente un vantaggio pratico, è la fatica stessa di comprenderli che porta benefici. Schopenhauer come Marx, Nietzsche come Hegel, andrebbero compresi. Sant'Agostino andrebbe compreso, anche San Tommaso. L'utile si nasconde nei dettagli. L'utile è quella cosa che ti serve quando meno te l'aspetti. Una connessione inedita, un'epifania inattesa. Vai a capire la ragione che giravolte può fare. L'intelligenza è un animale morbido.
Alla crudeltà del sistema capitalistico si volle opporre la crudeltà della vendetta proletaria, benedetta però dal crisma della necessità "scientifica".
"Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare gradualmente il capitale alla borghesia, [...] E questo naturalmente non potrà essere effettuato, da principio, che per mezzo di un’azione dispotica verso i diritti di proprietà ed i rapporti di produzione borghese,"
Naturalmente. La rivoluzione non è un pranzo di gala, etc. Un dispotismo locale, che serve il tempo di dare la spintarella, dopodiché, la storia dell'umanità giungerà a compimento, e da quel piccolo ma necessario dispotismo iniziale scaturirà la libertà perpetua degli individui:
"Se il proletariato, nella sua lotta contro la borghesia, si costituisce forzatamente in classe, se egli si erige con una rivoluzione in classe dominante e, come classe dominante distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, egli distrugge, nello stesso tempo che questi rapporti di produzione, le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, egli distrugge le classi in generale, e quindi la sua stessa dominazione come classe. Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi ed i suoi antagonismi di classe, sorge un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti."
Il passaggio dall'uomo schiavizzato all'uomo libero non lascia nulla come resto, una conversione completa di sostanza, aut-aut. Bisogna avere proprio una grande sete di speranza per credere all'impossibile.
lunedì 11 maggio 2026
Carlo Marx
Ho fatto una full immersion in Carlo Marx, un bel ripassone che mi ha riportato ai tempi in cui frequentavo timidamente via Festa del Perdono compulsando anche uno dei pochi testi universitari che ho salvato, sono pieno di materialismo storico e di plusvalori e di cadute tendenziali del tasso di profitto, mi sento un po' alienato.
C'è un passo del Manifesto dove descrive l'ascesa della borghesia, un pezzo veramente scritto bene, si potrebbe dire addirittura immortale data l'attualità: "Spinta dal bisogno d’uno smercio sempre più esteso, la borghesia invade il globo intero. Bisogna che dappertutto s’impianti, che dappertutto stabilisca e crei dei mezzi di comunicazione". Oppure: "Essa costringe tutte le nazioni, sotto pena di morte, ad adottare il sistema di produzione borghese; essa le costringe ad introdurre presso di loro la sedicente civiltà, cioè a divenire borghesi. In una parola, essa modella un mondo a sua immagine." E ancora: "Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese".
A togliere il riferimento alle classi e a trovare un nuovo termine per "borghese" il discorso fila via liscio come l'olio. Marx andrebbe aggiorn... chi era quello che si era inventato il "comunismo ermeneutico"? La buonanima del Vattimo. La borghesia è un veicolo della metafisica del dominio, del pensiero forte. Dobbiamo essere deboli, i deboli sono meno pericolosi (Nietzsche dissentit).
Ecco il provvisorio frutto delle mie fatiche: Carlo Marx.
domenica 10 maggio 2026
Ai giovani hegeliani
È vero che la "forma mercato" ormai occupa ogni spazio disponibile al punto da assomigliare a una fine della storia, così come ci dicono oggi i giovani hegeliani (fusariani in primis etc.), ma poi per rimettere in moto la storia le oppongono una volontà uguale e contraria, così che per rovesciare quella ne occorre una ancor più trascinante, ancora più egemonica (nel senso gramsciano). Il matto di Röcken direbbe: ecco la volontà di potenza. Se togliessimo improvvisamente la volontà a tutti, mostrando a tutti che in realtà prendiamo possesso della volontà solo a posteriori, quando essa ha già deciso di darsi, tutto l'essere sociale, comprensivo di amici e nemici del mercato, cadrebbe in una depressione senza speranza. Per continuare a sperare occorre invece un nemico e il fatto che serva lo rende indispensabile, ancor più indispensabile della soluzione. Ma tutto questo è troppo sottile da intendersi.
(il processo che ha portato alla fine del medioevo è durato mille anni, la "forma mercato", dove tutto dev'essere immediatamente disponibile, ha invaso anche le coscienze dei giovani hegeliani i quali pensano di poter liquidare il capitalismo in tempo per prendere la pensione: ci vuole pazienza, anche la storia deve fare le sue circonvoluzioni).
sabato 9 maggio 2026
Il libero arbitrio in Schopenhauer
L’individuo conosce le libere intenzioni della Volontà solo a posteriori. All’intelletto sembra di poter decidere tra due opzioni possibili, ma in realtà la Volontà ha già deciso. La volontà nella dimensione empirica si esprime in modo consequenziale, e non può essere altrimenti, glielo impone il carattere temporale della realtà: ogni decisione si manifesta singolarmente, la doppia natura della scelta (per esempio di "bere" o "non bere") appare solo in astratto, in concreto appare solo l'atto determinato dalla Volontà.
Si pensa inoltre che l’uomo può decidere autonomamente ciò che vuole essere, e questa sarebbe la libertà del volere, in realtà è il contrario, l’uomo è se stesso prima ancora che giunga la conoscenza di sé: “Ne segue che l’uomo non può decidere di essere fatto in un modo piuttosto che in un altro, e nemmeno può diventare un altro; invece egli è, una volta per tutte, e successivamente conosce che cosa egli sia. Per colori quali seguono il vecchio punto di vista, l’uomo vuole ciò che conosce; per me egli conosce ciò che vuole.”
[in Filosofi & Filosofia]
venerdì 8 maggio 2026
Chi ha paura del Superuomo?
Il Superuomo implica una superiorità, la superiorità stessa è la naturale conseguenza della Volontà di Potenza: tutta la vita aspira intimamente al dominio, alla superiorità sull’altro. Questa implicazione profondamente “antidemocratica”, che va contro l’egualitarismo delle società moderne, sembra rappresentare ancora un problema. Chiamare “Oltreuomo” il “Superuomo” è il modo con il quale certo pensiero postmoderno ha creduto di poter addomesticare il pensiero di Nietzsche per renderlo più idoneo al dibattito democratico. Il "Superuomo", dicono queste interpretazioni, può evocare l'idea di un uomo superiore agli altri, l’”Oltreuomo” pone l’accento sul superamento dei limiti. Ma si fa un torto a Nietzsche tentando di edulcorarne il pensiero: l’Übermensch è proprio quel tipo di uomo che vive la vita senza scendere a compromessi, egli è superiore, per definizione, i limiti che supera sono allo stesso tempo quelli della cultura borghese e democratica. Errore sarebbe tradurlo in un manifesto politico, trascinarlo nel commercio del dibattito accademico con la sua produzione di tesi e di curricula, ricorrere a lui come l’ennesimo rimedio. La superiorità è in Nietzsche esattamente quello che vuole intendere: levatura, salto qualitativo, dominio del più forte, elevazione sulla morale del gregge. La sua volgarizzazione è un rischio che lo stesso Nietzsche aveva messo in conto.
[in Filosofi & Filosofia]
giovedì 7 maggio 2026
Ops, I did it again, ho rifondato il mio sito di filosofia, quello da cui avevo cominciato, cambia nome e veste grafica ma in buona sostanza è sempre lui. Intanto che studio, mi sono detto, tanto vale metterlo in bella copia. Si riparte da Nietzsche, prossima puntata Schopenhauer. Filosofi & Filosofia, troverete il link nella colonnina a fianco.
Il sole non lo sa, ma qui sulla terra ogni fiore si rivolge a lui. Nemmeno i fiori lo sanno, è un'incosciente storia d'amore, forse la più grande.
martedì 5 maggio 2026
L'AI che insiste a chiamare il Superuomo "Oltreuomo" specificando che non si tratta della volontà di dominare l'altro, ma... e attacca una prudentissima supercazzola sulla forza espansiva auto-affermativa che spinge a superare se stessi e i propri limiti: c'hanno ridotto il Superuomo a miglior impiegato del mese. Alla fin fine hanno ancora paura di Nietzsche, hanno paura che lo prendiamo in parola e rifondiamo il nazismo. Eccoli qui quelli che dovevano vivere senza Dio. Perché l'AI frulla il materiale umano a disposizione e ne fa una spremuta, siamo noi l'AI, la nostra essenza, la nostra idea platonica, un sommario di medioumani.
lunedì 4 maggio 2026
L'eterno ritorno di Nietzsche
Concetto tanto frainteso quanto citato a sproposito, misteriosa epifania dello spirito, è una cosa molto semplice: la volontà di potenza non può soffrire l'immutabilità del passato, impotente contro ciò che fu fatto essa digrigna i denti, e allora come può la volontà di potenza avere potere anche sul passato? Vuole che il passato ritorni, ma il suo volere è sostenuto da un argomento: se il presente è il punto da cui si diparte il tempo infinito, in una direzione come nell'altra, allora per un calcolo combinatorio tutte le cose arriveranno al punto di ripetersi ancora e ancora (dato un numero finito di eventi entro un tempo infinito) per cui anche noi torneremo a vivere e la nostra volontà tornerà a rivolere.
"La misura della forza del cosmo è determinata, non è "infinita": guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza "non misurabile"; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti." (Frammenti Postumi)
Lasciamo da parte la coerenza dell'argomento, concentriamoci sulla logica di Nietzsche: se la volontà di potenza aspira infinitamente alla potenza, essere impotenti nei confronti del passato immutabile, un'immutabilità che aumenta con l'aumentare dei fatti che si accumulano nel passato, sarebbe qualcosa di inammissibile, così è ontologicamente necessario che le configurazioni della realtà debbano ritornare per essere volute e rivolute all'infinito. Questo è quel che accade ad essere fedeli al divenire fino alle sue estreme conseguenze.
"Ecco ciò che fa digrignare i denti alla volontà: l'intima pena di essa. Impotente contro ciò che fu fatto, essa per tutto quello che è trascorso è una spettatrice malevola. La volontà non può trionfare sul passato. Non poter infrangere il tempo e le brame del tempo: ecco ciò che più l'addolora." [...] "Ogni «così fu» è un frammento, un lugubre caso, sino a tanto che la volontà creatrice non abbia detto: «Ma così io volli! Ma così io voglio! E così vorrò!». (Così parlo Zarathustra, Della Redenzione)
domenica 3 maggio 2026
Trump minaccia di ritirare le guarnigioni e frotte di irenici antiamericanisti preparano i festeggiamenti nei villaggi dell'Armorica: ci sono riusciti finalmente, senza far niente, per un caso di psicologia inversa. È così dispettoso che basta chiederli qualcosa e lui fa il contrario. Di solito non funziona con i bambini, funziona con Trump perché lui è un adulto. E se senza gli americani ci invadono i russi? Non ci avete mica pensato voi, a voi basta vedere gli americani che tornano a casa e vi mettete a ballare. Voglio vedervi io quando al posto degli F-35 andremo alla guerra con i Caproni della prima guerra mondiale. Senza le alette canard. Che cosa gli tiriamo, i ceci? Che disastro antropologico, questi sono i guasti dell'istruzione generalista.
NIETZSCHE, spiegato
Da destra a manca tutti hanno banchettato con il pensiero di Nietzsche, nugoli di professori gli sono saltati in groppa per farsi dare un passaggio, a seconda dell'occasione ora lo si è voluto ideologo del nazismo ora leader del '68: è ora di dire basta.
Il maggior merito di Nietzsche sta nell'aver dissezionato i grandi miti del moralismo occidentale e averne scoperto gli altarini, rivelando i motivi egoistici, “umani, troppo umani”, che vi stavano alle spalle. Da lì in poi, quasi fosse stato punto da una vespa, è stata tutta una corsa verso il precipizio, tra roboanti invii di fulmini e saette e immedesimazioni in deità greche e medio-persiane.
Decretò profetico la morte di Dio, rovesciò il bene nel male, volle l'eterno ritorno dell’eguale, perché se il tempo si estende in avanti e indietro all’infinito, allora per logica combinatoria tutti gli eventi finiranno prima o poi per ripetersi identici e noi di conseguenza per ritornare in vita, ancora e ancora ("Tutto è esistito innumerevoli volte, in quanto la condizione complessiva di tutte le forze ritorna sempre", Frammenti Postumi).
Scoperto lo spirito dionisiaco ne fece un martello pneumatico, prese a martellate tutti gli immutabili, sulla par destruens del nichilismo passivo innestò il maglio del nichilismo attivo: se tutto è stato distrutto ora è il tempo dell’uomo che crea da sé i propri valori, è tempo del superuomo. Profezia: verrà un giorno in cui… (scimmie che cadono in equilibrio precario su un filo teso, sdeng!).
Ma se l'uomo crea da sé i propri valori, ormai aperto lo spazio al suo agire (tutto è caos, il mondo è una pagina da scrivere), allora può volere quel che vuole, che non è lui a volere, s'intende (il libero arbitrio è invenzione da preti per angustiarci col senso di colpa), ma la sua volontà: dobbiamo volere il nostro destino, prendere la via della forza, salire sul treno della volontà di potenza.
I deboli, detto en passant, complottano contro i forti, li temono, per cui con spirito giudaico (e ti pareva), mossi da ressentiment, se le inventano tutte per farli passare per cattivi, loro, i forti par excellence, che della loro forza sono costretti a vergognarsi, poverini (anche Socrate era ebreo, sicuro, lo si vedeva dal naso).
Così accadde che un bel giorno, scrutando in Piazza Carlo Alberto dentro un abisso (certe buche, signora mia!) ci finì dentro anche lui, ma niente paura: ritorneremo, prima o dopo.
P.S.: dopo la sua morte fu fatto santo, cooptato dai nazisti e poi rivalutato dai post-modernisti, pubblicato da Adelphi, assurto a fenomeno pop, divinizzato dagli psicanalisti, citato come maestro dai pensierodebolisti, lui che i deboli non li poteva soffrire, ma si sa, devi avere un caos dentro di te per far fiorire una stella che balla [rumore di ossa che si rivoltano dentro una tomba]