martedì 21 aprile 2026

Heidegger e il nazismo bucolico

Come fu possibile che "il pastore dell'essere" partecipò attivamente alla vita del partito nazista a partire dal 1933 e vi fosse iscritto ancora nel 1945? Nei famosi Quaderni Neri si troverebbe la prova del suo antisemitismo "metafisico": 1) Gli ebrei hanno una predisposizione innata per il pensiero calcolante che favorisce lo sradicamento dell'uomo dal proprio legame con la terra e con l'essere. 2) L'ebreo è la personificazione della modernità tecnologica che ha deturpato lo spirito dell'Occidente portando all'oblio della verità originaria dell'essere. 3) Gli ebrei sono "senza mondo" (Weltlos), sono incapaci di abitare metafisicamente un luogo, agendo invece come una forza nomade e livellatrice che accelera l'omologazione globale verso la tecnica. Ma non è finita qui. La colpa della Shoah è degli ebrei: avendo portato nel mondo la logica della tecnica e della macchinazione, sarebbero finiti stritolati nei loro stessi ingranaggi, cioè uccisi dalla macchina nazista dello sterminio tecnologicamente organizzato (paradosso: il popolo tedesco, che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla tecnica ha finito invece per utilizzare la tecnica - gas, forni e così via - contro chi aveva introdotto nel mondo la logica della tecnica). La colpa insomma sarebbe sempre degli ebrei, anche per i campi di sterminio, il tedesco, senza gli ebrei, si sarebbe dedicato a pascolare l'essere, è colpa degli ebrei se hanno introdotto la logica del progresso, sono loro che hanno introdotto il peccato della tecnica. Cosa aveva visto Heidegger nel nazismo? Viene più volte citata questa spiegazione: Heidegger era convinto che il nazionalsocialismo avrebbe potuto realizzare una rivoluzione dello spirito tedesco che avrebbe fermato la macchinazione (Machenschaft) della tecnica. Hitler un pastore dell'essere, un preraffaelita. Chiuso nella sua baita a meditare sull'essere. La baita che per Heidegger non era una semplice baita, ma una radura (Lichtung) per sfuggire al dominio della tecnica. Und der Wald, er steht so schwarz und leer. Zarathustra, Heidegger, Parsifal, gli Ent e la battaglia di Isengard, contro l'orco della tecnica il nazismo bucolico, avrebbe potuto salvarci, ma ahimè s'è fatto corrompere dagli ebrei. Era entrato in fissa con la tecnica, e per questa fissa ne ha pestata una grande come una baita. A scanso di equivoci: giudico male Heidegger indipendentemente da questa liaison dangereuse con il nazismo, che per me è accessoria. 

Incredibile, faccio più numeri con i post su Heidegger che con le cazzate della politica, c'è voglia di essere.

lunedì 20 aprile 2026

Mi mangio un biscotto fuori dalla porta, c'è il gatto, mi fissa, miagola, mi fa sentire in colpa. "Non è per te", gli dico, "tu non digerisci gli zuccheri processati". Miagola, fa finta di non capire. "Smettila. Ti fanno male. Anzi, guarda, fanno male pure a me, io li mangio lo stesso perché sono dotato di libero arbitrio e ho deciso di scegliere volontariamente il male". Continua a fissarmi, gli devo delle spiegazioni: "Socrate, vedi, diceva che il male è solo frutto di ignoranza, ma io lo so che fanno male e li mangio lo stesso". Miagola, come a dire: "Non raccontarmi fesserie, molla 'sto biscotto". Rassegnato, ma con dignità, si gratta un orecchio con la zampa posteriore, poi si stende in mezzo al piazzale. "È l'intellettualismo etico", gli faccio io per concludere, "cioè il bene è qualcosa che si conosce". Miao, fa lui scocciato, poi si mette a farsi la pedicure, e pensa: "Non è tanto per il biscotto, manco mi piace, è per il principio... aspe'! Cos'è questa? Ah niente, la mia coda. Pensavo 'na cosa da mangiare". 

domenica 19 aprile 2026

Dall'ontologia alla poesia attraverso la svolta

Ero tentato dal dire che Heidegger ha ucciso la filosofia, ma non è esatto, la filosofia era già moribonda, Heidegger ha solo presenziato alle esequie ("essere-per-la-morte"). Per filosofia si intende l'episteme, la conoscenza certa e stabile, ma soprattutto argomentata, gli argomenti di Heidegger hanno invece più il carattere della suggestione, per non dire proprio della poesia. Dopo la Svolta (la Kehre, come dicono gli esperti) decide che non è l'esser-ci la questione fondamentale (Essere e Tempo viene lasciato incompiuto), non esistono le parole per descrivere l'esser-ci, bisogna trovarne di nuove, servono più trattini (i trattini compaiono in verità più nelle traduzioni italiane, dato che per i tedeschi basta incollare assieme le parole). Dopo la Kehre, Heiddeger si concentra su come l'essere si manifesta e si nasconde storicamente ("storia dell'essere"). Non è più l'uomo a comprendere l'essere, ma l'essere che si appropria dell'uomo (evento o Ereignis, "e-venire"). Il linguaggio della metafisica tradizionale è inadeguato a cogliere l'essere, la poesia (Hölderlin) diventa per Heiddeger una via privilegiata per pensare l'essere, un modo per superare la tecnica e ritrovare un contatto più originario con la realtà. Occorre abitare poeticamente il mondo: nell'epoca della "povertà" e dell'assenza di Dio, dove la tecnica ha preso il sopravvento, la poesia diventa l'unico strumento capace di "raccogliere le tracce del sacro" e di riportare gli dei fuggiti (sei tu, Wagner?). La poesia è un modo di abitare il mondo, di porsi di fronte alle cose non con spirito di dominio, ma di ascolto. Heidegger interpreta la poesia come poiesis, cioè come "pro-durre" o "dis-velare" l'essere. La verità (Aletheia) non è una semplice esattezza, ma un aprirsi dell'ente che la poesia porta alla luce. Il Poeta è il custode dell'essere: i poeti, specialmente Hölderlin, sono per Heidegger i custodi dell'essere e i mediatori tra gli uomini e il divino. Alla fin fine solo un dio ci può salvare, per riportare il sacro in un'epoca nichilista. Amen.

sabato 18 aprile 2026

Non si esaurisce la realtà nella natura, la realtà vista da vicino si sgretola sotto gli occhi, a un certo punto abbiamo iniziato a crederci degli oggetti, e continuiamo imperterriti a dirci affini ai vasi o alle piante da giardino, con la sola differenza che siamo stati dotati di coscienza per un caso eccezionale: la materia che pensa. Evidentemente crediamo ancora nei miracoli, ma solo quelli che avvalorano le nostre idee. Per quanto ne sappiamo potrebbero parlare anche le poltrone*, solo che lo fanno sottovoce.

* [Le "poltrone parlanti" di Alberto Savinio in Tutta la vita (1945), dove gli oggetti inanimati – mobili, divani e poltrone – prendono vita, diventano personaggi sensibili, parlanti e operanti, assumendo talvolta un ruolo centrale nella narrazione, nota generata con IA]

L'esistenzialismo

L'esistenzialismo è un male moderno che ha colpito a tratti anche i più moderni fra gli antichi, essendo l'esistenzialismo una caratteristica delle società ben pasciute, infatti il misero per davvero è troppo impegnato nella lotta per la vita per meditare sopra le sue disgrazie con occhio filosofico. L'esistenzialismo moderno prende corpo col venir meno della fede nella possibilità ultraterrena che per molto tempo ha costituito per l'uomo un'adeguata forma di consolazione. Kierkegaard riassume bene questa nuova tensione per cui la fede è vera fede solo se scandalizza la ragione (la ragione che afferma che non c'è nulla dopo la morte, dato per scontato che può stabilirlo); a un certo punto, un punto che va di pari passo con l'ascesa della razionalità scientifica, l'uomo pensa di essere un semplice oggetto naturale, si sente in dovere di smontare, come scrive Leopardi, le "superbe fole" che avevano illuso gli uomini del passato: per che cosa si vive? Sostanzialmente per nulla, siamo diretti verso il nulla. Poi l'esistenzialismo diventa ovviamente anche corrente filosofica e quindi prodotto commerciale, si scrivono libri di successo sull'esistenzialismo, i suoi esponenti più celebri diventano delle popstar, fenomeno di costume. Heidegger appunto prende l'esistenzialismo è lo innesta sulla pianta dell'ontologia per cui diventa subito il referente di ogni filosofare novecentesco, che sempre tiene fermo il principio che tutto è transitorio, non durevole, anche quell'essere che le "superbe fole" del passato ci avevano raccontato come eterno. Heidegger critica la tecnica e l'atteggiamento scientifico condividendo però le sue stesse conclusioni: che siamo fenomeni transitori, che l'essere dura finché dura e poi vola via. L'essere non si sa nemmeno più bene cosa sia, una nostalgia, una poesia di qualcosa che era e ci sarebbe piaciuto che fosse. Ci hanno così martellato con questa ideologia del transitorio, del divenire come evidenza originaria, che uscirne diventa una fatica che richiede impegno e grandi capacità di autonomia critica, merce rarissima, di questi tempi. 

venerdì 17 aprile 2026

Ogni tanto si stupiscono che non ho mai preso un aereo, ancora più stupiti del fatto che non guido: ma come, non hai mai preso un aereo?! Le colleghe esterrefatte. L'aereo mica si prende per necessità, quello viene dopo, l'aereo si deve prendere principalmente per dimostrare di essere integrati nella viabilità planetaria di massa. Vanno alle Maldive facendo scalo a Dubai così possono dire che sono state a Dubai. Allora io posso millantare di essere stato a La Spezia. Ho visto Vernazza dal treno, una mattina presto con il cielo brumoso, un'epifania. Le navi che entravano nel porto di Genova, dal finestrino. Adoro i treni notte. Mi aveva chiamato Hollywood ma ho dovuto rinunciare.

Ho compreso Heidegger

Heidegger come prodotto par excellence del novecento, con la sua fissa per la temporalità dell'essere, l'essere che non doveva essere, che non doveva essere qualcosa, che non doveva essere presenza, ma per l'appunto a-senza, non-cosa, non-presenza, e via di trattini. Ne ha imbambolati tanti l'Heidegger, che ha impestato tutti gli ambienti accademici continentali. Partiva dalla fenomenologia di Husserl, tenendo per buona la regola che l'essere si esaurisce tutto nel fenomeno, cioè in quel che si manifesta per come si manifesta. Per capire la fenomenologia bisogna fare dei passi indietro: passi indietro rispetto alla presunzione di sapere che cosa sono i fenomeni, i fenomeni sono eventi che accadono, non sono atomi, non sono cose, sono solo quello che ci viene incontro per come ci viene incontro: dici mela e pensi a un oggetto, sbagli, la mela è il sapore che senti, il profumo che annusi, il colore che vedi, una sensazione, un evento che accade, come l'essere. Ecco allora, la genialata di Heidegger: l'essere è proprio questi fenomeni, temporali, transitori. La metafisica è tutta da buttare, la metafisica voleva l'essere come presenza, invece Heidegger ci dice che è assenza, anzi differenza rispetto agli enti: voilà la differenza ontologica. Da questa idea di essere non più forte, non più presente, è nato per gemmazione il pensiero debole che tanto lustro ha portato alla buonanima di Vattimo. Heidegger andava un po' alla cieca, una volta deciso che doveva essere così, arrancava di conseguenza, però aveva un grande seguito, così ci prese confidenza. Poi c'è quell'ente particolare che è l'uomo, Dasein, l'esser-ci (non vuole chiamarlo uomo ma Dasein, perché parlare di "uomo" implica porre in partenza una definizione particolare e alla mercé della scienza, sociologica, antropologica, ecc.), e qui apriti cielo: l'esistenza dell'uomo è ex-sistere, cioè portarsi continuamente oltre la pura possibilità (l'uomo dev'essere anche lui un evento effimero, tutto proiettato verso la possibilità, ma anche verso la morte), l’uomo è gettato nel mondo (gettatezza, Geworfenheit, Essere e Tempo), cioè gettato nel mondo in un contesto storico, geografico e sociale che lo precede e lo condiziona e che lo distingue dagli altri oggetti che non si pongono la domanda sull'essere. Essere-gettato: Non siamo noi i padroni delle nostre origini; esistiamo come "fatti" che devono prendersi carico della propria esistenza (esistenza autentica: esistenza che medita con angoscia sulla condizione temporale dell'essere, essere per la morte). L'essere in tutto questo cos'è? Abbiamo detto che non è ente (il perché non si capisce, ma Heidegger la pensa così, è il suo tema centrale e se lo coccola), allora l'essere se non è l'ente è il non-ente, è il nulla che nulleggiando (das Nichts nichtet) lascia che l'ente venga illuminato (prendetela così, non ci sono ulteriori spiegazioni). In tutto questo si innesca la polemica di Heidegger verso la tecnica, che è colpevole, secondo Heidegger, di ridurre tutto, inclusa la natura e l'uomo stesso, a (s-)fondo (Bestand), risorsa disponibile, provocando l'oblio dell'essere. La tecnica impone una visione del mondo come dominio, trasformando il disvelamento del mondo in impianto-imposizione calcolante (Gestell).

Non avete capito? Heidegger non va capito, va preso come un fenomeno, una manifestazione che partendo dal presupposto dell'essere come temporalità dispiega tutte le sue possibilità nel tentativo di venirne a capo. Il neopositivista Carnap considerava le affermazioni di Heidegger come non descriventi tanto un mondo quanto un "sentimento della vita" (Lebensgefühl), simile alla poesia o alla musica, da non confondersi con la conoscenza filosofica o scientifica.

E apri e chiudi 'sto stretto, apri e chiudi, chiudi e apri, non si capisce più niente, come fanno le povere compagnie petrolifere a lavorare? Ne verrà fuori una crisi mondiale. L'Unione Europea, in tutto questo, partorisce i suoi topolini della resilienza energetica: obbligo di telelavoro un giorno alla settimana, limitazione delle caldaie, incentivi a prendere i mezzi pubblici (li hanno così tanto incentivati i mezzi pubblici che a quest'ora in Europa dovrebbero esserci più linee del tram che uomini a piedi). È un sistema che non regge. Non funziona più la civiltà dei consumi, lo vedi dagli spot che girano, non sanno più cosa venderti. Procediamo alla cieca sui binari dell'ordoliberismo, che non a caso è stato inventato in Germania negli anni '30. La signora Ursula con la sua messa in piega. Accelerate EU. Ma che vuoi accelerare? Sto provincialismo esterofilo per cui parliamo tutti inglese, mentre gli inglesi veri sono usciti dall'Europa. L'accento oxfordiano della premier, che sembra Nando Moriconi, ha perso un follower. È dunque questa la modernità? Che robetta misera. 

giovedì 16 aprile 2026

C'è di buono che adesso i trumpiani hanno scoperto il papa, il papa che fino all'altro ieri geopoliticamente contava come il due di denari quando regna bastoni, ora invece elevandolo alla dignità di avversario è un po' come se l'avessero tolto dall'armadio, e ci si incaponiscono, lo ascrivono d'ufficio nel campo largo della sinistra globalista. Ma che dovrebbe dire il papa, "Procedite! Persas necare potes!"? C'è il quinto comandamento: non uccidere. Il papa lancia moniti, non lancia monitor, potrebbe prendere in testa qualcuno. Ah, i bei tempi di Ratisbona! Adesso gladio non laedere debes. Pax vobiscum. Come se dovessero chiedere al papa il salvacondotto, ma quando mai?, manco ai tempi di Innocenzo III chiedevano il permesso per scannarsi. Nel frattempo hanno risvegliato il Leone, mo' s'è messo a lanciare anatemi a grappoli. Amen. 

[avvertenza: i testi in latino sono stati tradotti dall'intelligenza artificiale, prendetevela con lei]

Ai materialisti convinti di afferrare effettivamente delle cose bisognerebbe dire: ma che cos'è oggi la realtà per la fisica? C'erano una volta i cari buoni e vecchi atomi simili a bottoni, piccoli tasselli musivi, cioè di mosaico, che come in un grande lego andavano a comporre tutte le cose del mondo, ah, era un affare semplice, adesso tra paradossi e nuvole di probabilità che ruotano attorno (a cosa?) a nuclei (?), indeterminismi vari, collassi di funzioni d'onda, campi bosonici ecc. ecc., la materia sembra più quella descritta da Berkeley, Kant e Schopenhauer, dove le categorie dello spazio, del tempo e quant'altro sono proprietà originarie del soggetto e non della realtà in sé, ce l'abbiamo noi la materia, nella testa. Sono preso da umano compatimento per i fisici che si sbracciano alle conferenze, tutti eccitati come bambini, perché hanno scoperto che forse è la stessa struttura della coscienza che detta la forma alla realtà, lo sapevamo già! Siamo filosofi, certe cose non ci fanno impressione.

mercoledì 15 aprile 2026

Navi fantasma e identità false: nello stretto di Hormuz spopola lo "spoofing": Transponder spenti e segnali contraffatti complicano i controlli in una delle vie marittime più strategiche al mondo.

Ieri per esempio sono passate tre metaniere che si sono dichiarate caravelle alla ricerca della via delle Indie, più una petroliera che si è finta uno squalo balena, tome tome cacchie cacchie sotto il naso della Gerald Ford, i marconisti di bordo hanno dichiarato: non abbiamo avuto motivo di dubitare, signore, ci hanno passato pure Cristoforo Colombo.

martedì 14 aprile 2026

Un solo dubbio, che Trump non sappia bene dove si trovi Sigonella e quindi dia per sbaglio l'ordine di bombardare la Calabria, per il resto sono abbastanza sicuro della non strategicità di questo cantuccio di mondo, ma a scanso di equivoci, la Sicilia è quella a forma di triangolo (si scherza, non sia mai che mi fanno davvero un buco nella terra di Schillaci e Montalbano).

Il mondo è un meccanismo troppo male avviato per avere la speranza di indirizzarlo verso una qualsiasi forma di redenzione, red-emĕre, cioè riavere, comprare indietro, la condizione di liberto, una volta messa in moto la grande macchina del mondo non c'è più scampo per l'individuo, il quale è costantemente sulla bocca di tutti, tutto si fa per il suo bene, e proprio per questo è infelicemente schiavo della vita che gli è stata apparecchiata. Sottrarsi alla macchina del mondo, un'impresa ormai eroica, praticamente inammissibile.

Crederci dotati di libero arbitrio, di portare a spasso le cose del mondo, è il nostro peccato capitale, ci siamo dentro tutti fino al collo, tutti millantano virtù, i creatori di pace sono gli stessi che fanno le guerre, noi che non le facciamo è solo che non ne abbiamo la forza e allora almeno ci facciamo passare per giusti, per non sentirci proprio degli smidollati. Mi fan paura le guerre, eppure dicono che bisogna superarla, come la paura dell'acqua, che non è con la pace che si risolvono i problemi, restandocene trasognati distesi su un prato a guardare il mondo attraverso le dita dei piedi, bisogna muoversi e agitare i randelli se si vuole essere gente di mondo. Chi è stato a inventare il libero arbitrio? Bisognerebbe denunciarlo. 

lunedì 13 aprile 2026

Faccio fatica a comunicare quello che voglio dire data la complessità del quadro internazionale, ahimè mi mancavano cinque anni a finire scienze politiche altrimenti avrei saputo andare al punto, e invece mi tocca aggirare tutte le questioni buttandola in caciara. Costantinopoli in effetti riuscì per un certo periodo a imporre a Roma i suoi papi bizantini, ma la vedo dura replicare in Vaticano un'operazione Maduro, seppure con Donald non è mai detto. Giustiniano costrinse papa Silverio ad abdicare e insediò al suo posto Vigilio, un ex ambasciatore dell'Impero d'Oriente, questo lo so perché ho fatto le guerre gotiche. Ma adesso chi possiamo mettere al posto di Leone? Abbiamo dei Maga papabili? Che so, un genero, un cugino, un prozio tedesco? O magari lui, lo stesso Trump che prende l'interim, come ha fatto Giorgia con la Daniela? Vedete? Non ce la faccio a fare il serio, e tutto per quei cinque anni che mi mancavano a finire scienze politiche. 

Il papa che si affaccia dalla finestra del palazzo apostolico in Vaticano e in preda a un improvviso moto di follia dichiara urbi et orbi in mondovisione: ma sì, accoppatevi tutti! Sconcerto generale: è stato male interpretato, ha appena avuto l'influenza (da questo papa no, ma forse con Bergoglio...). Dice Fra Donaldo che è stato lui a farlo eleggere, allora si vede proprio che non capisce un tubo, perché se questo doveva essere il papa "maga" chi gliele ha passate le informazioni, Cip e Ciop agenti speciali? Dice che sa quello che fa, in una mezza settimana ha incasinato tutto il commercio mondiale, coi dazi non gli era andata come sperava, bisognava fare un'azione eclatante. Scherza coi carburanti ma lascia stare i santi.

Se Trump vuole farsi papa, si faccia prete, si presenti al conclave e vediamo quanti voti prende.

domenica 12 aprile 2026

"Basta guerre, tacciano le armi"

"Basta guerre, tacciano le armi" non serve che lo dica il papa, tanto meno la teologia, non serve nemmeno che lo dica la filosofia morale, lo può benissimo dire anche il postino, solo che non vedrete mai un articolo dal titolo "Il postino di Capracotta: basta guerre, tacciano le armi", perché il postino di Capracotta non è stato investito dell'autorità, eppure in fatto di autorità il papa e il postino di Capracotta si equivalgono per quel che vale in un ambito così mutabile e così poco vincolante com'è la morale. Del resto anche la religione è diventata argomento da giornale, bisogna pur occuparsene di tanto in tanto, ha la sua nicchia di mercato. Dai papi io mi aspetterei i profondi argomenti teologici, le grandi meditazioni spirituali, e invece per rincorrere il mondo si fanno latori di messaggi semplici semplici e ispirati al buon senso comune: "basta guerre, tacciano le armi, bere molto ed evitare le ore più calde". Che disastro culturale.

Ci pensiamo noi a sminarlo, dice, lo facciamo per i codardi. Oh bella: entrano in casa degli altri, pisciano sul tappeto e poi ti fanno pesare che lo puliscono loro. Mah. Del resto anche quegli altri, i guardiani della rivoluzione, vogliono il pizzo pagato in criptovalute per bypassare il sistema monetario internazionale. Te li immagini te le guide spirituali che vanno a guardare a quanto stanno i dogecoin? Delle due l'una: o è il mondo che è diventato surreale o è la narrazione giornalistica che è in preda a delirio lisergico, è una bella lotta. 

sabato 11 aprile 2026

Dice: perché non compriamo il gaz dai russi che ce lo fanno a buon prezzo. Sì ma prendere il gaz dai russi non è solo una decisione economica, e anche e soprattutto una dichiarazione politica. L'Europa della Merkel non c'è più, era lei che con i suoi tailleur color pastello riusciva a tenere buono il compagno Vladimir, utilizzava la cromoterapia. Ve la ricordate l'età merkeliana? Che pace, noi dovevamo pensare solo a rispettare il patto di stabilità. Il patto di stabilità. Adesso fa ridere: il patto di stabilitahahahah. È saltato tutto, come un tappo. Non possiamo comprare il gaz dai russi, dobbiamo mettere da parte i soldi per il Michelangelo Dome, dobbiamo comprare i droni, i droni diesel ideali per chi fa più di 15.000 km con filtro antiparticolato per volare anche in città. Oggi la posizione più richiesta è il pilota di droni, lo possono fare tutti anche da casa, spesso sono le casalinghe che lo fanno, per togliersi qualche sfizio, o gli studenti fuori sede per guadagnarsi la paghetta. Le opportunità ci sono, basta cercarle, non siamo tutti costretti ad aprire un profilo su OnlyFans, possiamo farcela lo stesso, anche se non c'è più la Merkel.

Non trovano le mine, poverini, hanno minato lo stretto coi piccioni viaggiatori, un paio le hanno messe dentro le bottiglie, vattelapesca dove sono andata a finire, l'unico modo è saltarci sopra. A quanto pare hanno lasciato aperto solo un piccolo passaggio per far pagare il pedaggio (un fiorino!), stretto come la cruna di un ago, ci passa appena un cammello alla volta, e un cammello quanto greggio potrà mai trasportare? Conviene a questo punto lasciar perdere Hormuz e incamminarsi nel deserto insieme a Idefix, che in L'Odissea di Asterix ha dato prova da rinomante fiutando col naso un giacimento di petrolio, non vedo alternative. (finora la grande azione parallela di Trump ha portato solo alla chiusura di uno stretto che prima era aperto, Trump ha rotto lo stretto, gli alleati lo dovrebbero pagare, vedi te che pretese).

Meditazioni metafisiche

Da due soli semini germogliati è spuntato un intrico di nasturzi che si propaga in tutte le direzioni, dalle informazioni contenute in due minuscoli semini per giunta seccati, ma del resto l'informazione non occupa spazio, non viene toccata dallo stato in cui si trova la materia, la precede. Ci dev'essere qualcosa nel seme, una memoria o il principio di una semplice regola che permette alla pianta di svilupparsi poi secondo le regole sue proprie, forma e struttura delle foglie, dei fiori, dei semi a loro volta prodotti dalla pianta. Meditando sui semi si medita sulla metafisica: l'entelechia dei nasturzi (l'entelechia, va spiegata, si riferisce alle qualità che sono potenzialmente contenute nelle cose e che si attualizzano mano a mano che si sviluppano). Cosa si cela dietro al fenomeno rappresentato, qubit, atomi di informazione che dettano alla materia il modo in cui deve manifestarsi. E inoltre: quale prodigio miracoloso trasforma la cosa materiale in sensazioni immateriali? Domande affascinanti a cui i filosofi moderni hanno dedicato volumi di riflessioni.

venerdì 10 aprile 2026

Il punto geopolitico, meglio di Dario Fabbri

Lo stretto di Hormuz è capitato proprio in un posto scomodo, magari si fosse trovato dalle parti di Gibilterra, è noto che intratteniamo ottimi rapporti con la dinastia alawide, invece l'Iran se lo vuole tenere come assicurazione sulla vita, del resto, su che altro dovrebbe fare leva, sul blocco mondiale dello zafferano? Siamo al redde rationem, aperto vaso, malorum agmen, a questo punto ce lo devono mollare, tertium non datur, anche a costo di trasferirlo armi e bagagli in Abruzzo. Ma intanto l'Iran è inattaccabile da terra, si sa, un fottio di catene montuose e deserti e catene montuose e altopiani che non finisce più, chiedere ai babilonesi, posto più in culo al mondo non ce n'è, forse solo il Bhutan. Avevano cominciato con la solita pantomima della rivoluzione arancione a far da preambolo al cambio di regime, ma è un giochetto che non funziona più. Del resto lo aveva detto anche Dario Fabbri: la rivolta in Iran non è quel che sembra, e poi lo cedereste, voi, il canale di Otranto? Il pedaggio ci devono pagare se vogliono portare la spezia alla Serenissima.

Preferisco scrivere per i miei quarantatré lettori sicuri che buttarmi nella bolgia dei mille followers generici senza arte ne parte sulle piattaforme più trendy, almeno questi quarantatré lettori si suppone siano davvero interessati, nell'era dei social non ci si iscrive a questo antiquato mezzo di comunicazione se non si è davvero intenzionati a leggere. (quarantatré lettori inclusi i profili non più attivi, ma ne rimanessero pure venti andrebbero bene lo stesso, un circolo Pickwick).

giovedì 9 aprile 2026

Ho preso un ramo sul naso, non l'ho visto arrivare, come la Schlein, ora ho un bel profilo greco alla Elvis Presley, mi sembra di respirare anche meglio, vuoi vedere che mi ha sistemato anche la deviazione del setto? Bisogna imparare a prendersi i rami sul naso in modo naturale, senza opporsi, anche perché non ti danno il tempo di decidere, colpa degli occhiali progressivi che hanno un angolo cieco di 360°, hanno un punto focale grande come una nocciolina e tutto attorno galleggia l'apeiron, il mondo senza forma. Non posso ridere che mi tira la pelle.

Il problema del male

Il problema del male, dice lo Schopenhauer, viene dal fatto che ciascuno ha questa volontà intera dentro di sé che lo mette in contrasto con le altre volontà, ed è già un bel problema, perché è originario, sempre pronto a balzare fuori, nelle civiltà organizzate questo contrasto sembra meno evidente perché l'organizzazione attenua il bisogno immediato, ma è un impulso irriducibile che prende le forme più disparate (sublima, direbbe la moderna psicologia) e non dilegua mai del tutto. Poi c'è lo scoglio del carattere, quella forma dell'essere che ci è data in modo peculiare quando veniamo al mondo, per cui uno si avvede anche delle volontà altrui e le tiene in considerazione, e un altro invece vede solo la sua o la ritiene prioritaria e la vuole imporre. C'è insomma un dolore metafisico che precede ogni tentativo di riformare la società e con essa riformare anche l'uomo, questo dolore ci precede e nessuna utopia rivoluzionaria potrà mai guarirci interamente dal male. 

mercoledì 8 aprile 2026

Pioggia di missili su Beirut, via braccia, via gambe, via un occhio, se lo fa Israele tutto ok, ne ha diritto. Poi queste persone una volta superato lo shock comprendono che lo Stato di Israele ha diritto di difendersi in nome dei valori democratici di giustizia e libertà. Be' sì, diranno una volta superato lo shock, ci sta, hanno ragione, siamo noi in torto. Poi vengono rassicurati ogni giorno dal governo israeliano: stiamo colpendo solo i centri di comando. Giustissimo, è lì che si annida il nemico. Anzi, guarda, sono quasi contento che ci ho rimesso un'occhio. Incidentalmente si fanno un po' di cocci, capita che volino di qua e di là, che si ficchino negli occhi, che seghino via le gambe, ma incidentalmente, i valori democratici volevano colpire solo i centri di comando. Ma tu, dice, critichi solo Israele, gli altri non li critichi mai. No, infatti, quegli altri sono delle bravissime persone, una comunità hippie. Occhio per occhio dente per dente, si fa a chi ne ammazza di più, vince l'ultimo che rimane in piedi con il dentino appeso in mezzo alla bocca ridotto a un grumo di carne ma con la sua brava bandierina che garrisce al vento: Fittovia! Bravo, una bella medaglia per lo sdentato, se l'è meritata.

martedì 7 aprile 2026

Arma letale

Dice: che fa tuo padre di lavoro? Mah, mette dazi, distrugge civiltà, spaca la carta moia cul cul (mantovano: "rompe la carta bagnata col sedere", detto di individuo che millanta grandi imprese). Gli analisti che seguo io ieri sera erano tutti eccitati, si aspettavano Apocalypse Now, oggi decretano la vittoria su tutta la linea di Donald Trump. Chi di voi ha visto Arma Letale? Martin Riggs faceva il matto per spaventare i cattivi: "every single day I wake up and I think of a reason not to do it!". Matto è chi matto fa. Ma Donald Trump non è matto, lui astuto come una volpe. I mercati tirano un sospiro di sollievo, balzo in avanti dei titoli cementieri, scommettono sulla ricostruzione, per ogni palazzo tirato giù c'è un opportunità di guadagno, bisogna saper cogliere i lati positivi della distruzione. L'hanno fatto anche in via Gluck. Agli analisti fotte niente dei palazzi, agli analisti piace l'afflato della storia, l'odore del napalm al mattino. L'importante è non mettere in cattiva luce Donald Trump. Perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può giudicar.

Spiace, ma è probabile

Non di distruggere un paese, che è già un obiettivo ambizioso, ma un'intera civiltà, da Zoroastro al genero del Profeta e i suoi discendenti. Livelli di surrealismo mai raggiunti prima: distrugge civiltà, abbatte muri a scorregge, costruisce aquapark a Gaza City, niente è impossibile, verso l'infinito e oltre! (ah ma è solo una tecnica di comunicazione, ci assicurano gli analisti). In tutto questo astronauti che ritornano dalla Luna mentre gli aeroporti minacciano di chiudere: caccia 'sto propellente, ci serve per mandare la gente alle Andamane (direttori di aeroporti impazziti che assaltano i cancelli di Cape Canaveral con taniche e tubi di gomma: ma è diesel o benzina?). Il governo italiano corre ai ripari: smart working, targhe alterne, limiti ai condizionatori: apposto così. Nulla ci viene detto riguardo all'inverno prossimo, è ancora lontano, poi si vedrà. Magari il prossimo inverno Trump metterà fine anche alla civiltà europea, nel qual caso, tutto di risparmiato. Spiace, ma è probabile.

lunedì 6 aprile 2026

Continuo a studiare filosofia ma riguardo all'etica, pubblica e privata, non vedo come possa guidare l'agire degli uomini, e proprio quando la filosofia, rinunciando all'ontologia e alla metafisica, si è autocondannata al ruolo di commentatrice dell'etica, di sociologia generale. Io non penso che la filosofia non possa più dire niente riguardo alla struttura ontologica della realtà, è che si è fatta risucchiare dai luoghi comuni del modernismo fessacchione: che non ci deve essere più nulla di definitivo, che la scienza dei quanti e dei campi ci descrive com'è veramente la realtà, che la filosofia si occupi di politica, di dire no alle guerre, di creare diritti umani. Non serve la filosofia per questo, basta una banale ordinaria volontà, ci si serve oggigiorno della filosofia come un certificato nobiliare, però vuoto.

domenica 5 aprile 2026

L'etica che vuole prescrivere rimane per l'appunto un volere perché non è necessario obbedire, il si deve una voglia che non è obbligo soddisfare. Concetto profondo: non ci sono colpe, nemmeno le più gravi, dovremmo semplicemente essere assolti per il solo fatto di avere una volontà, e pur volendo giustizia, una volta ottenuta che ce ne facciamo? I danni, piuttosto, quelli rimangono, ineluttabili, danni a cui non è possibile rimediare, nemmeno con tutta la giustizia del mondo. Ma nella vita di tutti i giorni i concetti profondi non fanno legna, quindi: incolpiamoci, a vicenda, un bel happening, facciamoci giustizia. 

sabato 4 aprile 2026

In occasione delle festività pasquali: Isaia 45:7

Cercando un luogo nella Bibbia in cui si afferma che Dio ha creato il male mi sono imbattuto in Isaia 45:7: 

"Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo". 

La parola nel testo originale è l'ebraico רע (ra'), "male", che l'esegesi biblica interpreta nella sua accezione di "sciagura, calamità", perché ovviamente Isaia non può dire che Dio ha creato il male, un'eresia, dice che si serve del bene e delle sciagure per compiere il destino del popolo di Israele, si serve di un grande sovrano straniero, Ciro il Grande, Unto del Signore, per realizzare i sui scopi. Ciro, insomma, da non credente nel Dio di Israele, ne è comunque strumento (Ciro sconfigge i babilonesi in battaglia e libera dalla cattività gli ebrei, permettendogli di ritornare in patria). Esiste infatti un unico Dio, lo stesso anche per Ciro il Grande, che pur ritornava in patria con il titolo di "Re dell'Universo":

Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me.

Il Dio degli ebrei è insomma così potente che anche il "Re dell'Universo" è suo servo. E a chi avesse dubbi sull'opportunità di servirsi di un sovrano di un'altra confessione e di conferirgli il titolo di Unto del Signore, Isaia ammonisce: volete voi fare le pulci all'operato del Signore? Forse la creta dice al vasaio: guarda che non mi hai fatto i manici?

Guai a chi contende con chi lo ha plasmato, un vaso fra altri vasi d'argilla. Dirà forse la creta al vasaio: "Che cosa fai?" oppure: "La tua opera non ha manici"? Guai a chi dice a un padre: "Che cosa generi?" o a una donna: "Che cosa partorisci?". Così dice il Signore, il Santo d'Israele, che lo ha plasmato: "Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?"

Insomma Dio non ha creato il male, se ne serve, da sovrano, perché anche il male è nella sua disponibilità.

venerdì 3 aprile 2026

In quel supermercato, ci ho fatto spesa per vent'anni, i prodotti si ricreavano ex nihilo per intervento notturno di una divinità rigeneratrice, la dea Ipercoopa, che ad ogni canto del gallo riforniva magicamente gli scaffali di crackers e di pangocciole di stelle. I carelli erano a sinistra appena entrati, di fianco al banco della frutta tagliata a dadini: macedonie di lamponi, chicchi di lici, brunoise di avocado vendute un'euro all'oncia, una gioielleria. Per prima si sbrigava la pratica della verdura: tra cassette di legno di plastica e pagliericci di stelle filanti, i carciofi disseccati, i cespi di rape senza cime, le zucchine smorte, ogni tanto un frutto di stagione, inodore, insapore, i kiwi duri come sassi, le mele e le banane, quindi la parete del miglio, dei cereali e delle granaglie. Svoltato l'angolo, gettati i guantini della frutta, il reparto del pane, cassettiere piene di ciabattine e di mafaldine, baguette riscaldate avvolte nella carta, un trapestio di farina per terra, i guantini del pane che rimanevano incollati alle dita per effetto elettrostatico. Quindi il banco dei formaggi, dell'asiago e del latteria, tra gli scaffali degli affettati e il bancone della gastronomia dove ci facevamo affettare sul momento un etto di prosiutto in offerta. Poi il paretino del sale fino e grosso e degli aromi, accanto al banco del pesce, dove un occhialuto inserviente campano in grembiule bianco per novecento euro al mese metteva in fila branzini e canocchie sopra letti di ghiaccio e limone. Di fronte al banco gli espositori refrigerati dei latticini freschi, di fronte ai latticini gli scaffali del tè e delle camomille. Dall'altra parte la pasta e le scatolette, indi i biscotti e le marmellate. Dopo i biscotti, se ricordo bene, il bancone della carne che dava sulla macelleria, ma questo perpendicolare agli scaffali delle marmellate. Poi, finalmente, gli scaffali delle cose che non si mangiavano: shampi, dentifrici, spazzolini, e poi tutta la sequela delle carte igieniche, degli sgrassatori e compagnia bella. Dopo i prodotti per la casa riprendevano le cose da mangiare: il banco dei dolci, delle cioccolate e delle caramelle, di fronte alle caramelle i vini, poi, proseguendo dritti alla fine del giro, per arrivare alle casse, le patatine fritte, i succhi di frutta, i surgelati a muro, i gelati, le bibite. Ed ecco ritornarti alla fine del girone davanti alle casse: qui l'appuntamento imprescindibile con le caramelline alla frutta e al latte, per passarci il tempo mentre lavoravo, senza zucchero. Dietro alle casse, in casseforti chiuse a chiave a guardate a vista, le vetrinette dei liquori costosi e dello zafferano, che era diventato merce pregiata, fatta oggetto di furto come i cavi di rame. Se possibile inforcavo la cassa con le mie cassiere preferite: una signora che mi ricordava mia zia di Scalea, gentile come una mamma, una donna sudamericana molto cortese. Rapinato di una sessantina di euro ritornavo all'aria aperta sistemando le buste della spesa. Manca, anche se era solo un supermercato. 

giovedì 2 aprile 2026

Come faremo senza gaz e petrolio ora che le case vanno tutte a gaz e petrolio? Chi ha il caminetto non può più bruciare nemmeno le sedie perché le fanno tutte in plastica e acciaio, brucia la plastica, te, così puoi muori. Tutta la filiera dei supermercati a gambe all'aria, niente carta igienica, niente zucchine fuori stagione, i celiaci che piangono. Almeno noi abbiamo piantato l'aglio e le patate, mangeremo aglio e patate, abbiamo pure salvia e rosmarino, quagliano. Certe scorpacciate. Quella del Tg1 tutta ladylike che ci dà le anticipazioni: annunciata per martedì la fine del mondo, torna il bel tempo per il weekend di Pasqua, a fra poco. Tutte le zabette che non possono andare alle Maldive, poverine, per colpa di Trump. Approfittiamone per riscoprire le bellezze d'Italia: l'eremo di Borgo Passera, la cala di Belsedere, luoghi dimenticati, sì, ma con un po' di battage pubblicitario da qui a martedì è un attimo che ti diventano le nuove Malé, le nuove Seychelles. Beati monoculi in terra caecorum.

mercoledì 1 aprile 2026

Ma vivere così, dico, alla cieca, senza manco una passioncella per la letteratura, un interesse per la filosofia, ma che modo di vivere è? Dico, non abbiamo mai avuto così tanti laureati in scienze umanistiche e il massimo che riusciamo a produrre è Achille Lauro. Per carità, Incoscienti Giovani ce la cantiamo mentre mettiamo il sugo, ma forse era meglio quando al posto dei PhD in antropologia culturale ed etologia avevamo Boccaccio e l'Aretino Pietro, che non sapevano nulla di Jacque Derrida, ma vuoi mettere? Anzi, forse era proprio per questo che erano assai più vegeti dei quattro morti di fama di oggi: le pippe mentali dei post-moderni, quelle sì che sono mortifere.
Che ci importa dei mondiali di calcio? Noi abbiamo Sinner, abbiamo Kimi Antonelli, l'orgoglio patrio è salvo, anche il motomondiale si sta mettendo piuttosto bene, e poi abbiamo battuto 7-1 la Svizzera del curling, dico, la Svizzera, il calcio non è cosa, mettiamoci l'anima in pace. Per strada, è vero, i bambini non giocano più a pallone, ma che vuol dire? Giocheranno a tennis, guideranno senza patente, l'importante è che facciano qualche attività, nella vita non si può mai sapere. 

martedì 31 marzo 2026

Stasera o si fa l'Italia o si muore, sarebbe troppo mancare i Mondiali per la terza volta di fila, Gattuso abbandonerebbe il calcio, ripartiremmo da Pisilli, e va bene i giovani, ma da Pisilli è troppo, la gloria ci attende alle Termopili. E d'altronde il materiale umano è quel che è: gli interisti che hanno perso l'ennesimo scudetto, uno juventino che non è tanto buono, qualche emigrato economico tra i più rinomati ma nemo propheta in patria, la leva calcistica attuale è ahimè troppo scadente per immaginare un grande futuro prossimo, ma l'ostacolo si può sormontare, sempre a non cacarsi sotto sul più bello. Per cui ave Cesare, morituri te salutant. 

La guerra dei bottoni

Al mercato, sul banco della merceria, in un vecchio espositore di legno tutti i bottoni sfusi di varia foggia e natura da frugare con le mani, trovato quello che faceva al caso giusto nonna mi metteva sulle tracce dei suoi gemelli: cata questi chì (voce del verbo catàr, trovare). Come un segugio partivo alla ricerca delle mie quaglie spintonato da altre signore fruganti animate dalla stessa eccitazione venatoria, si faceva a chi arrivava prima tra graffioni di unghie e colpi di anche nel clic cloc generale delle perline e dei finti zirconi e dei simil ossi con rivestimento in pegamoide particolarmente adatti per i cappotti e smargiassi Koh-i-Noor e Gran Mogol di plastichina da far incrociar la vista. Vittorioso emergevo un po' arruffato dal parapiglia col mio bottino di gemme, qualcuna non proprio uguale in tutto e per tutto ma era questione di inezie, una princess un po' più baguette, una navette un po' più marquise, non si stava troppo lì a guardare il pelo, eravamo credenti (e anche un po' cecati).

lunedì 30 marzo 2026

Prendi l'Iran, gratta gratta, siamo sempre all'Impero persiano che combatte contro l'Occidente, la storia, che non si ripete, per fare prima prende lo stesso canovaccio e lo attualizza come fa Michieletto, che prende La Traviata e l'ambienta in un campo di concentramento, altrimenti finisce subito le idee, invece così, tenendo buono il canovaccio ma cambiando l'ambiente di contorno, sembra sempre fresca fresca di giornata. L'Italia, per esempio, ripete ad libitum lo schema dell'età dei comuni, essendo il format dell'Impero Romano stato nel frattempo ceduto agli americani che tengono più spazio per le scenografie. La Francia, è noto, ripete lo schema Napoleone (prima, seconda, terza, quarta, quinta Repubblica) e la Russia è ritornata all'epoca degli zar dopo che i fondali sovietici sono crollati per marcescenza delle fondazioni (non le sanno tenere le cose, non fanno manutenzione). Morale: non c'è niente di nuovo sotto il sole.

Abbiamo l'esempio della Cina che è stata Celeste Impero governato per mandato del Cielo fino all'altro ieri, e oggi, scontata la sbornia rivoluzionaria e le rivoluzioni che non sono pranzi di gala, ritorna impero comunista governato per mandato del Popolo, il quale ha modernamente preso il posto del Cielo in qualità di foglia di fico. Come ieri gli imperatori celesti, anche i moderni segretari generali del partito comunista incarnano, misticamente ammantati d'aura imperiale, la loro epoca, epoche di pace e di prosperità, nulla è cambiato se non la forma, che serve tutt'al più allo stesso scopo di prima, però aggiornato: mantenere la presa sulla loro vasta regione, comprensiva di tutti gli armenti ivi contenuti.

Anche il mito della ribellione guidata dal popolo è un mito posticcio, accadono, di tanto in tanto, questi grandi cambiamenti che assomigliano a delle slavine, ma poi una volta assestato il terreno ritorna l'identico stato di prima, ritorna inevitabilmente l'arché, si suppone più giusto di quello di prima, con buona pace di tutti gli ideali rivoluzionari di accompagnamento (il popolo è strumento delle circostanze, non viceversa). Esiste il topos del rivoluzionario afflitto che una volta rovesciati tutti gli ordinamenti che poteva rovesciare se ne sta tutto solo e depresso sopra un sasso come il pensatore di Rodin, ormai condannato all'inazione dalla sua stessa frenesia rivoluzionaria: la rivoluzione, è scritto nel suo significato, comporta fatalmente un ritorno al punto di partenza.

domenica 29 marzo 2026

Le guerre in grande sono una proiezione delle guerre in piccolo di tutti i giorni, le più difficili da far cessare, muovono da ragioni piccole, tignose, che non mollano la presa manco morte, orgoglio e amor proprio le rinserrano in cerchi d'acciaio, con la scusa che non fanno morti preparano il terreno all'angustia del mondo, rovinano la vita, muovendo dal basso. Difficile pretendere di far la pace in grande se non si è capaci di farla in piccolo.

venerdì 27 marzo 2026

da questo libro di etica non ci si deve aspettare alcuna prescrizione, alcuna dottrina dei doveri; tanto meno esso fornirà un principio morale generale, una sorta di ricetta universale capace di produrre tutte le virtù [...] ed è davvero una contraddizione evidente dire che la volontà è libera e tuttavia prescriverle delle leggi secondo le quali essa deve volere: ‘deve volere’ - un ossimoro! [hölzernes Eisen, "ferro ligneo"]

(Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro IV)

L'etica non si prescrive, si descrive, non si può far altro. Che poi ci faccia piacere, relativamente alle necessità della vita, che vi sia buona fede e un agire corretto, soprattutto nei nostri confronti, questo è indubbio. Agire con amore, si dice, è una buona regola. Aprirsi all'altro, è una buona regola. Lo stesso Schopenhauer descrive il malvagio come chi riconosce solo la sua propria volontà e non quella degli altri, e il buono invece come chi riconosce la sua propria anche in quella altrui. Ma è appunto una descrizione, non una prescrizione. Perché poi alla base di molta filosofia politica c'è l'idea che vi sia un modo di accordare gli uomini fra di loro calandoli in una società virtuosa, ma poi l'etica finisce per sfuggirci inevitabilmente dalle mani, non già perché siamo afflitti da un peccato originale e non ne siamo intimamente capaci, ma perché prescrivere un'etica non genera necessariamente un'obbedienza.

Diceva: l'Occidente è la teocrazia della tecnica, la scienza la sua fede, la tecnologia la sua liturgia. Tutto sacrificato allo scopo, le forme di governo, i principi economici: se l'economia di mercato è ritenuta la più idonea allora la si adotta, finché garantisce quello scopo. E d'altronde, per salvarci nel qui e ora, su questa terra, senza affidarci a un'incerta salvezza nell'aldilà, è necessaria la massima capacità scientifica, il massimo sforzo tecnologico. Così vitale è lo scopo che tutto si subordina a lui, sistemi economici, strutture sociali, politiche mondiali. Fine. 

giovedì 26 marzo 2026

Funziona così: che con l'arrivo di internet la società liquida si è fatta ancor più liquida, superfluida, praticamente una pappa, nuotano nella pappa superfluida i parameci della moderna società infantile, consumando meme, nutrendosi di plancton, impalpabili, dematerializzati, ontologicamente nulli. Livori passeggeri li animano e quando durevoli comunque modesti, in linea coi loro cervelli di paramecio: il governo ladro, la tal ministra, il tal ministro, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum, bón. Ma sanno prendere un aereo, e allora via a tutta la sarabanda di hostess, controllori di volo, addetti ai bagagli, personale di terra, personale di bordo, voli low cost, scali a Dubai, handling, overbooking, fingerpicking, addetti alle pulizie, addetti di scalo, agenti di rampa e tutta la divisione del lavoro aereoportuale che permette al paramecio di fare massa critica e diventare lichene: come faccia il mondo a menare ancora avanti è un mistero.

mercoledì 25 marzo 2026

Romanzo

Ivo diceva che la maggior parte della gente vale quanto una scatoletta di tonno, anzi, forse anche meno considerando il prezzo del pinna gialla, è che il tonno, almeno, sfamava la gente, purtroppo però quella stessa gente che valeva quanto una scatoletta di tonno, le coccodimammiche frotte di fuori sede in scienze qualcosa, unimi-unibo, che intasavano le già ingrommate articolazioni dell'università italiana con le loro scuoledifrancofortesche, scienzesocialistiche, sdilinquiliquide tesi su Bauman. Ci sarà sempre, diceva, un vecchio Socrate amante dei giovani, un Socrate paideico, che la menerà coi giovani (i giovani sono il nostro futuro!), senonché questi giovani, spesi gli ultimi bonus giovani e le ultime agevolazioni fiscali per l'inserimento lavorativo dei giovani (di trentacinque anni), te li ritrovavi tutti a carico del sistema genitoriale, che non è tanto aria di far i giovani in questa società di liquida qua, però sempre meglio delle teocrazie, delle teocrazie fondate sul dio Mazda, non di quelle fondate sulle Mazda. 

(continua)

Dice che stanno salvando il mondo per noi, grazie, davvero molte grazie, l'ultima volta che hanno avuto il pensiero hanno mandato il diluvio universale, la cura è un po’ drastica ma chi rimane, giura, è contento.

Peccato che Gadda non sia arrivato fino ai giorni nostri, questa umanità cogliona che si crede l'avanguardia del progresso avrebbe meritato le sue filippiche, mi chiedo cosa avrebbe scritto di questo nostro popolo di internet, ne sarebbe uscito un decamerone. Ahimè ognuno giace incastrato nel suo tempo come un insetto nell'ambra e in vita si vede pure costretto a travagliare dandosi parvenza di movimento. Amor fati, ce ne vuole tantissimo.

martedì 24 marzo 2026

Ah sì, come no? Il destino è nelle nostre mani, homo faber fortunae suae, che è attribuita per l'appunto ad Appio Claudio Cieco, la cui vista fu tolta, pare, dagli dèi adirati per la sua idea di unire il pantheon greco-romano a quello celtico-germano, fu vero artefice del suo destino. La libertà, a ridaje con la solfa, non si mostra, tutt'al più si mostra il famoso gomitolo di concause. O il mondo è determinista, come dicono gli scienziati, o non lo è, un solo grammo di casualità basterebbe a snaturare il rimanente determinismo dell'universo come una goccia di veleno, la casualità è il determinismo che è invisibile agli occhi. Ma il determinismo di cui parliamo è ancora più radicale di quello della scienza, l'assenza di libertà è un principio pre-scientifico, mentre la libertà di cui tanto si parla solo una verità che si vuole, una verità che è utile per fare del mondo una fabbrica, un ambiente trasformabile, un'unità di produzione.

"C'hanno sarvato i ggiovani, sor commissà", proferì la sora Pippa tutta accalorata, "hanno sarvato 'a Costituzzione!". Er sor commissario, con aria assonnata, annotò impassibile. "Che dice? Mo' 'o famo cascà 'n pochetto 'sto governo de pappagalli?" Ma sì, ma sì, lo facciamo cascare. "Voleveno comandà puro 'a maggistratura!" e fece tanto d'occhi, come una pazza. I giovani, se sa, "so' er nostro futuro", "la linfa vitale der paese" e via proseguendo con tutte le ovvietà e i sempiterni luoghi comuni inerenti alla bella gioventù d'Italia. Celebrati i ggiovani, giustiziati i pappagalli, la sora Pippa mollò er sor commissario e s'allontanò ancora tutta battagliera con le due buste della spesa tra le mani lasciando dietro di sé una ciangottante scia di geremiadi governative e rimostranze sull'aumento dei prezzi dei carciofi, da fa' en pinzimmonio con l'olietto bono, giusto un pochetto de sale e de pepe, appena bolliti, che sso' pure digestivi e aiuteno a ripulì 'e vie biliari. 

lunedì 23 marzo 2026

C'è sempre un gruppetto di solidi idealisti che sogna i cambi di regime, basta poco, che ci vuole, un paio di missili americani e fioriscono le democrazie come le mimose a marzo, sono missili propedeutici, mica la democrazia è un processo lungo e macchinoso, ma va là, è un'epifania improvvisa, come la conversione di San Paolo, di più, la logica conseguenza del pensiero condotto secondo verità e giustizia, e poi, vuoi farci un torto agli americani? Son così buoni, conviene a tutti scegliere la western way of life. Sono stati abituati bene ma mica tutti i giorni è Maduro.

Salva la Costituzione, dirimata, dirimita, dirimuta brillantemente la controversia giuridica, possiamo finalmente ritornare alle nostre occupazioni abituali, e cioè risolvere il blocco dello stretto di Hormuz: le compagnie aeree hanno carburante ancora per un mese, facciamo il porta a porta per raccattare un po' di gas a destra e a manca gugolando "paesi che vengono gas naturale": ne abbiamo chiesto un po' all'Algeria, un po' all'Azerbaijan e un po' a quegli stronzi dei norvegesi che ci hanno quasi eliminati dal mondiale, come extrema ratio ci stiamo attrezzando per estrarre il biogas direttamente dai deretani delle vacche, prima che salga anche il prezzo delle scorregge, vedete un po' voi come stiamo messi, che siamo costretti noi a cambiare regime.

domenica 22 marzo 2026

Poco aurea mediocritas

L'appiattimento culturale non è nemmeno un effetto voluto e cercato, emerge, come una implicazione, dalle società regolate da un benessere di base grosso modo diffuso, tutto sommato bastevole, dentro forme di governo caratterizzate da una sovrabbondanza di leggi che per inseguire la specificità di ogni aspetto della vita civile finiscono per non avere più né capo né coda, senza considerare il danno prodotto da un acculturamento di massa piuttosto convenzionale, nella maggioranza dei casi volto solo a conseguire le competenze necessarie per svolgere specifiche mansioni all'interno di un settore produttivo, ecc. ecc. Un generale appiattimento dei gesti e delle pose, un'uniformità del pensare e dei modelli da seguire, in cui le individualità vengono fatalmente risucchiate. Ma magari è solo un'impressione indotta dal trovarsi calati dentro questa bonaccia, nel qui e ora, magari è anche peggio.

venerdì 20 marzo 2026

I tostapane sono i primi a rompersi, di marca tedesca quelli che durano di più: massimo un annetto. Si fa prima a tostarlo nella padella. Bisogni creati di sana pianta dalla western way of life, lo devi avere, altrimenti sei un pitocco. Non c'ha il tostapane, poveretto, pensa che lava ancora i piatti con la spugna, è antigienico. Va verso questa specie di igiene il mondo, guidato dalla governance mondiale della tecnica che promette carabattole a buon mercato. Case che sembrano ospedali dove ti senti di troppo a sederti, non si sa di che parlare, tutti gli slanci sono virtuali. Svaporiamo, non c'è più nessuno dietro alle facce. Sono più vivi i morti di ieri che i vivi di oggi.

giovedì 19 marzo 2026

Cosa ci insegnano i classici

Abbiamo dei nuovi vicini greci, ci hanno regalato un cavallo di legno che suona vuoto all'interno e quando picchi si sente un rumore strano, tipo "Ποιο είναι?", che per me è greco. La prima notte che l'abbiamo messo in casa abbiamo sentito dei rumori in cucina, siamo scesi e abbiamo trovato il frigorifero aperto, mancavano gli yogurt. Abbiamo portato fuori il cavallo, sotto gli aranci, che in ogni caso avevamo già raccolto. Morale della favola: diffida dei greci anche se portano doni.

Ai ragazzi, specialmente in America, gli inculcano da subito un modello di divertimento standard, il modello "party di laurea" anche se vanno solo alle elementari, pure in Sudamerica c'hanno 'sto vizio, che fanno delle feste dei diciott'anni anni che sembrano matrimoni del castello delle cerimonie, perché ha preso piede anche da noi, i ragazzi in giacca e cravatta, le ragazze in tacchi alti, tende di carta, bicchierini di carta e luci viola, Taylor Swift in sottofondo, è un business pure quello, una forma rituale di ammaestramento alla vita adulta, per farli diventare tutti impiegati e segretarie, rappresentanti di commercio e agenti immobiliari. Quando invece ai ragazzi per divertirsi andrebbero insegnati i classici, fatti appassionare al pensiero critico, ma mica quello della scuola di Francoforte, che è una forma imborghesita di marxismo adattata alla carriera dei professori di Vienna, che ti sparano fuori tutte le loro società liquide e i loro circoli ermeneutici, io intendo la classicità vera, la vita dei Feaci, il mare colore del vino, i greci che portano doni (diffida dei greci anche se portano doni, specialmente cavalli), ma... ma, lo so, è una guerra persa, ormai tutto si conforma al delitto perfetto della modernità. 

mercoledì 18 marzo 2026

Ci stiamo "leggendo" er Pasticciaccio in audiolibro e mo' me vie' da scrive tutto en romanesco, forse era mejo leggese 'a Cognizzione, così scrivevo in maradagalese.

Quando uno cambia la storia, quando uno cambia gli equilibri geopolitici, mi chiedo, si accontenterà della gloria del mondo, di essere ricordato, da morto, dai mortali, o magari dentro di sé coltiva l'idea di essere strumento dell'Assoluto, braccio terreno della mente divina, insomma, comincerà a credere a una ricompensa superiore per i suoi servigi terrestri? Qualche indizio, in tal senso, ce lo abbiamo, di quelli che fanno la storia e poi si sentono dei padreterni, ma non mi riferisco solo ai Trump, anche ai trapassati teocrati dell'Iran. La teocrazia è la tentazione del potere, in senso ampio: cioè la tentazione di credersi dei padreterni e di governare sulla terra per conto di sé stessi, in quanto dei, o in quanto vicari del Dio, che è sempre mit uns, ça va sans dire. (potevo scriverlo meglio, ma spero che si capisca).

martedì 17 marzo 2026

Cosa possiamo fare contro la guerra? Ma niente, forse tutta l'etica è sbagliata, è sbagliata a monte l'idea che occorra fare qualcosa, che bisogna agire, quando invece sarebbe vero il contrario, che non bisognerebbe fare proprio niente. Io mi imbarazzo perfino a chiedere un'informazione, figuriamoci se mi prendo la licenza di accoppare la gente, a casa sua, per giunta. Sono i disinvolti il problema, quelli che si prendono la confidenza. Te ne stai lì tomo tomo nel tuo lettino, non hai mai fatto uso di droni, e non te ne arriva uno tosto tosto a svamparti in un amen tutta la flanella? Scusi, sa, ma dobbiamo cambiare un regime, cerchi di capire. Capisco niente, io, capisco solo che qui ci si prende un po' troppa confidenza. (la guerra è quella cosa che prima t'accopa e poi dopo ti spiega: eh, c'est la vie, così va la storia).

sabato 14 marzo 2026

E siccome nel calcio ormai contiamo un ciufolo, che dobbiamo guardarci le spalle pure dal Canton Obvaldo, mo' ci attacchiamo al baseball, come prima ci eravamo attaccati al curling, e poi allo skating, e prima ancora al tennis (adesso a Kimi Antonelli), ci dev'essere pure uno sport dove menarla con l'orgoglio nazionale e sbattere finalmente in faccia ai perfidi norvegesi: e noi ci abbiamo Jac Caglianone e voi no, gnegnegnè! (grande campione Jac Caglianone) Poverini. La guerra, per fortuna, non siamo capaci a farla, sicché sfoghiamo tutto nello sport, in condizioni normali il nostro senso della patria è pari a quello di un criceto che vive la sua pacifica vita tra una foglia di radicchio e l'altra ma non appena si parla di sport, trac, ci mettiamo a tifare anche per la nazionale di bocce, quelle che si lanciano. L'homo sportivus è lo stadio finale dell'homo sapiens, un filo teso tra lo stendino e il superuomo, e ci fanno sopra anche dei bei guadagni, che ti rifilano dei pacchetti a 24 testoni al mese che diventano zero dopo il sesto mese, che ritornano 29,99 per sempre, salvo adeguamento al costo del gasolio, perché questi campioni girano il mondo, su e giù da un aereo all'altro, e i premi, e il consumo delle scarpe, e i buchi nei calzini, che credi? Solo Jannik Sinner ne consuma trenta in un solo incontro (30 paia, cioè 60 calzini), e più di 50.000 palline vengono utilizzate per un torneo del Grande Slam, che sono fatte di gomma, cioè di petrolio, da cui deriva il gasolio, e adesso per giunta c'è pure la guerra, 29,99 è regalato. CR7 c'ha una villa che sembra un negozio della Decathlon, non sa cosa metterci dentro, si conta gli addominali per passare il tempo, quell'altro che si crede il padre eterno ha appeso un quadro dei suoi piedi in sala pranzo e c'ha i soldi per comprarsi la Gioconda, le sue passioni? Orologeria e automotive: io mi suiciderei. Dice: ma succedeva già coi gladiatori! Sì, ma almeno loro a fine incontro si davano il colpo di grazia, vivaddio. 

Non siamo più importanti degli altri esseri viventi, tutta questa importanza ce la siamo data solo noi, e da questa importanza discendono poi tutti i postulati dell'umana miseria, i dolori, i sensi di colpa, le manie di grandezza, tutta quanta la malapianta delle sciagure, il cui concetto è un'invenzione umana, come del resto tutti gli altri concetti che ci ammorbano e ci perseguitano, come cose veramente esistenti.

Turning point

Una tigre dai denti a sciabola, gnam, era lì lì per papparsi gli ultimi due esemplari di ominidi rimasti sulla faccia della terra, gnam, ma perse l'attimo grattandosi un orecchio, gnam, e i due ominidi le scapparono, e in seguito si unirono, e quindi ahimè si moltiplicarono. Fu un giorno nefasto per il pianeta, un così bel pianeta pieno di vita, il giorno che il pianeta finì in mano alle scimmie. Peccato, ma del resto, quando un orecchio prude, prude, non c'è pianeta che tenga.

È un mondo avvilente, a tutti i livelli della società si celebrano degli emeriti imbecilli, non che sia una novità, quando dico il mondo intendo infatti il mondo nella sua interezza, sub specie aeternitatis, non una particolare era geologica. Anzi, aveva più logica l'era mesozoica con tutti i suoi lucertoloni, un'era che non conosceva guerre né la vanagloria degli uomini sapiens, con le loro produzioni superscientifiche, né partite di tennis e di pallone, ma solo necessari e doverosi mangiamenti a scopo di conservazione della specie. Un geco si aggira per casa, spaesato: dove sono finito? Rettile mesozoico precipitato nell'antropocene, tra lavatrici e lavastoviglie. Il geco se ne va in giro nudo, non ha bisogno di lavatrice, di rete elettrica, centrale atomica, petrolio iraniano. Pensa: questi qui sono scemi. E ha perfettamente ragione. 

A noi manca, della guerra, principalmente tutto il phatos dello schianto del missile, del silenzio che segue il boato, della tremarella alle gambe, della cacarella nelle mutande, diversamente, come tutti i paesi avanzati, abbondiamo nell'epos, l'epos della guerra chirurgica, delle pillole di geopolitica, delle bubbole di economia analitica, insomma, tutta la teoretica crosta del niente che ci siamo inventanti per autoassolverci agli occhi della storia. I nostri obiettivi sono mirati, uccidiamo i generali nei loro salotti, si fa un buco, millimetrico, con una punta del 15, una punturina da niente, zac, e i vicini possono tranquillamente continuare a pranzare. 

mercoledì 11 marzo 2026

Ci dev'essere, in questi tempi nostri, una specie di influsso, un rammollimento, che annichilisce di colpo ogni possibile manifestazione di grandezza, negli uomini, come nelle donne. I bei romanzi di un tempo, i bei film, le belle canzoni, svanite, non si scrivono, non si girano, non si cantano più, le muse sono morte, accoppate dal progresso. Progrediti, e materialmente, ma spiritualmente regrediti, a trogloditi, che pure, loro, avevano spirito da vendere, ce lo testimoniano le pitture rupestri. L'arte, nel dì di oggi, è ridotta a commercio, i film sono ridotti a commercio, i romanzi sono ridotti a commercio, con la scusa che arte e commercio devono al dì di oggi andare a braccetto, come fede e ragione nella filosofia di San Tommaso. Diceva San Tommaso che la fede ha ragione, e la ragione è compresa nella fede, così oggi il sovrano è il commercio, e l'arte è il suo treppiede. Muore l'arte e il commercio non se la passa tanto bene, e così abbiamo fatto un bel guadagno, noi uomini moderni. 

sabato 7 marzo 2026

Dice la Giorgia che hanno attivato una task force "per monitorare l'andamento dei prezzi dell'energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione". Una task force, nientemeno. Al primo accenno di zucchina sopra il valore di mercato arrivano le truppe elitrasportate che si calano con le corde e portano via il negoziante imbragato come un salame. Non serve mica una task force, gliele do io le bollette se vuole monitorare. Quante fregnacce. E dopo che hanno monitorato, che fanno, li prendono per i piedi e li scuotono a testa in giù finché gli fanno uscire i soldi dalle tasche? Sant'Iddio. Tra l'altro le zucchine sono fuori stagione, se le prendi adesso sanno di lavandino, dopo, uguale. Potevo dire broccoletti. E in più dobbiamo pagare la task force che monitora i broccoletti. È un miracolo se l'Italia ancora sta in piedi, dev'essere principalmente per inerzia, perché gli antichi romani ci avevano dato delle buone strade. Quello sì che era un impero. Che operava fuori dal diritto internazionale. Cesare Augusto, mica quel banana con la faccia da tacchino.

Nietzsche era diventato prodotto editoriale, fenomeno di costume, al Nietzsche di destra si era aggiunto un Nietzsche di sinistra distruttore dei valori borghesi, comodo comodo per la rivoluzione postmoderna, insomma, un Nietzsche per tutte le stagioni, e intanto il suo pensiero mai abbastanza chiarito però abbondantemente citato, mistificato, copiaincollato, da non capirci letteralmente un tubo. Il "Nice, che dice?" di Adelmo "Sugar" Fornaciari chiudeva il cortocircuito pop, così parlò Kamasutra. E voi, lo avete capito Nice che dice?

venerdì 6 marzo 2026

Da un grande filosofo ho imparato che il tormentato e il tormentatore sono una cosa sola, che la sofferenza inflitta è la stessa che viene subita, una sofferenza che conficca i denti nella sua stessa carne. Diamoci pace, smettiamo di morderci la coda. È abbastanza semplice. 

Le guerre moderne sono tutte chirurgiche, gli attacchi sono sempre mirati, stanno studiando un missile che quando colpisce ripulisce con scopino e paletta, è una guerra gentile quella che conduciamo, rispettosa della popolazione che anzi deve ringraziarci viste le nobili intenzioni, non capita tutti i giorni che ci mettiamo nella giusta disposizione d'animo, quella altruistica che vuole il bene delle persone. C'è qualcuno più buono di noi a questo mondo? Non credo.

giovedì 5 marzo 2026

Mi raccomando, organizzati

Siamo a DEFCON 2, Allarme Rosso: probabili scrosci di droni anche a carattere temporalesco, le forze armate devono essere in grado di rispondere entro sei ore, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30, martedì e giovedì solo mattina. Prezzi di gaz e benzina alle stelle, durata prevista delle riserve: fino ad Aprile. Chi detiene mezzi di locomozione inutilizzati, trattori o tagliaerba, è pregato di trainare i mezzi alle caserme più vicine per consentire al personale di estrarre dai serbatoi il carburante residuo. Ricorda, ogni goccia può fare la differenza. Siamo fuori dal diritto internazionale, possiamo fare un po' come catzo ci pare, chi avesse delle idee può mandarle tramite posta certificata al Ministero della Difesa, le idee migliori verranno premiate con un bonus facciate.

I racconti della buonanotte

Aveva fatto i soldi negli anni ottanta quando il business girava, poi aveva smesso di girare e avevo perso anche le braghe, gli erano rimasti i ricordi, di mitologici viaggi nel lontano oriente, nel paese del Sol Levante, dove le donne avevano tutte le gambe storte, una cosa risaputa, s'incazzava, urlava, faceva il matto, poi d'improvviso si rabboniva e smielava tutto lagrimoso, colpa del business che non girava, colpa loro, e tornava a fargli i cazziatoni. Se non urlava di sicuro era perché stava male, e dopo i cazziatoni ritornava mogio mogio, rassegnato, tutto accondiscendente, che non valeva nemmeno la pena di incazzarsi con dei deficienti del genere, voleva farli sentire in colpa. Con quel clima il business non poteva che andare sempre peggio, lavoravano sempre in mezzo a due tempeste, avevano inteso bianco e invece dovevano fare nero, facevano nero e avrebbero dovuto fare bianco, non ci capivano più niente. C'era chi aveva la tremarella già di prima mattina e si portava il beauty con dentro le medicine, le gocce che gli aveva ordinato il dottore, le benzodiazepine, i più forti intraprendevano il viaggio sicuri di incontrare la tempesta, ritti sul ponte di comando, con la mano salda sulla barra. Una cosa così non poteva finire bene, troppe tensioni, un giorno uno l'aveva preso per il collo ed erano finiti tutti e due alla neuro, senza né vincitori né vinti, uno ormai in preda alle manie di persecuzione e l'altro alle tendenze suicide, era quello che prendeva le benzodiazepine. Fu un bene, perché quando i dipendenti gli chiesero i contributi poté chiedere l'infermità di mente.

mercoledì 4 marzo 2026

Ho fatto un incubo: in città negli anni venti del nuovo millennio, madri che portavano i figli a scuola sopra macchinoni sovradimensionati, gli antifurti inseriti, ammiccamento degli indicatori di direzione, poi palestra, shopping, estetista, polpastrelli che toccavano schermi tattili intralciati dalle unghie, i mariti gran emiri dei reparti consegne e spedizioni, gli auricolari bluetooth nelle orecchie, dentro ditte che non producevano niente, solo molestie. Poi la divisione del lavoro delle moderne società occidentali: i neri operai, gli egiziani le pizze, i sudamericani i corrieri, i filippini i mestieri, i rumeni i muratori, le ucraine le badanti, i cinesi i baristi, i venditori di paccottiglie: lampade a led che si spegnevano, rubinetti che saltavano, ciabatte che prendevano fuoco. E i figli degli italiani studiavano, andavano all'università, viaggiavano, studenti fuori sede, poi si laureavano, senza imparare un tubo. Non era colpa loro, era la società, soltanto che questa società produceva un'umanità guasta, cattiva, vuota, spaventata, sterile, senza glutine. Ma, come detto, era solo un incubo.

martedì 3 marzo 2026

 "Vive nel compound più lussuoso di Riad, assieme ad altre milleduecento persone, fra campi da tennis e da padel, ristoranti europei e boutique di moda. Gli italiani sono una settantina..."

Nel deserto arabico vivono in una riserva gli europei assieme a milleduecento persone, vivono nel loro habitat naturale che è stato ricreato nei minimi particolari per farli sentire a casa, mangiano italiano, comprano italiano e allietano con il giuoco del calcio le monotone serate degli Emiri che pagano le loro performance con i petroldollari del fondo di investimento pubblico. Ecco il compound degli italiani, con Armani e la pizza, ecco quello dei norvegesi, con la neve e con i fiordi, qui invece abbiamo il compound dei filippini, con il secchio e lo spazzolone. In occasione dell'attacco iraniano tutti gli europei verranno trasferiti momentaneamente nel seminterrato per motivi di sicurezza, lo spettacolo riprenderà il più presto possibile. 

lunedì 2 marzo 2026

Dopo Woodstock, dopo il Live Aid, dopo gli interventi di Bruce Springsteen e di Bono, dopo gli appelli di Robert De Niro e di Susan Sarandon, dopo War e Russian di Sting, dopo John Lennon e Fiorella Mannoia, dopo Platoon e Ghandi di Richard Attenborough, dopo le vignette di ElleKappa che ci fanno pensare, ancora facciamo la guerra: chi deve dirvelo di più per farvelo entrare nella testa, Astro Samantha? Ireniche paci nel mondo che non si va d'accordo manco tra parenti, tra vicini, tra preti, e ancamò facciamo gli appelli per la pace, assomiglia più a una vanità questo amore per l'umanità.

La vicenda di Crosetto è surreale. Torna da Dubai con un volo di Stato che paga il triplo (e perché non il decuplo?) di tasca sua per fare il signore, lasciando lì la famiglia. E Big Mama. Un Ministro della Difesa bloccato in un paese straniero durante una crisi internazionale, non avvertito dai suoi alleati, mentre si trovava in vacanza, a Febbraio, durante il Festival di Sanremo. Che significa ho pagato il triplo di tasca mia? Io devo recuperare da una zona di guerra il mio Ministro della Difesa, ma io mando i Bersaglieri, il RIS di Parma, il 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", i Ranger del 4º Reggimento Alpini, il 185º Reggimento RRAO "Folgore" e l'ACI. Ci prendono per i fondelli.

Quattro settimane, un ciclo mestruale, e sarà tutto finito, nemmeno il tempo di cambiare l'assorbente, la pax trumpiana è cosa stupenda. Nel frattempo, eh be', statevi in casa e non aprite le finestre, si farà un po' di polvere. Per fare ordine ci vuole disordine. L'ayatollah K. per molti è santità, abbocchi sempre all'amo, le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso. Trump assumerà anche il titolo di Re di Persia. È come la Madonna della Misericordia che ci protegge sotto il suo mantello. Lo zafferano salirà alle stelle, il coriandolo ha superato il prezzo dell'oro. Fortuna che mi è già arrivata la bolletta del gaz.

domenica 1 marzo 2026

Hanno ammazzato Pablo e la gente applaude alle finestre, bon, fatto il regime change, mille anni per uscire dall'Impero Romano e loro cambiano il regime in mezza giornata, la velocità della luce. Perché il regime degli ayatollah in fondo è una buccia che ricopre la polpa di una società già tutta occidentalizzata, materialmente e spiritualmente, oggidì dovunque tutto è occidente, ad esclusione giusto di qualche tribù incontattata del Brasile, gli amondawa, noti per non avere nozioni astratte del tempo, nessuna distinzione tra anni, mesi e settimane: bravi amondawa, resistete, non fatevi beccare dal tempo, è letale. (ma ahimè anche gli amondawa sono stati contattati, beccati pure loro).

Ma che ci va a fare la gente a Dubai? No, perché a noi poveri Dubai appare come una specie di Varadero ma per gente coi mezzi, con quella mestizia tipica da villaggi vacanze circondati dal nulla, tipo l'outlet più grande d'Europa, con le Gioconde fatte con le scatolette di tonno. È un bel problema aver un sacco di soldi e non sapere che farne. Vivere in un compound, casa compound, con piscina aria condizionata asilo nido e palestra, con tutti i canali del mondo per guardare i soliti quattro film del menga, gli Avengers e Avatar 5, una specie di occidente posticcio, non luoghi da esportazione, Milano Due globale con le isolette a forma di datteri. Poi un bel giorno all'abitatore del paradiso terrestre gli piomba sulla testa la tecnica sottoforma di drone iraniano e non gli piace più, e allora tanto valeva prendersi una tenuta in Toscana, almeno ci faceva l'olio.

Non è che abbia una gran voglia di scrivere però non voglio nemmeno smettere, devo pretendere di meno da quello che scrivo, sono vecchio, quel che è fatto è fatto, e mi interessa sempre meno il mondo, quel che mi interessa è invece studiare, conoscere, sapere un po' di tutto, sono un curioso per natura, ma curioso come un bambino con i suoi perché. Continuerò a scrivere e se vi annoierò credetemi che non lo si è fatto apposta. 

venerdì 27 febbraio 2026

repost del 3 marzo 2021: La canzone di Sanremo, rebirth

[5 anni e siamo sempre qua]

La vera canzone di Sanremo la riconosci dall'inizio, parte un buon quattro o cinque ottave sotto con timbro da basso profondo ricalcante il Fa grave di Sparafucile (*), intenso il recitativo, lagnoso il sussurrato, a guisa di persona distrutta dal dolore, quindi il dipanarsi in crescendo della canzone vera e propria con pedissequa trasposizione della melodia nelle ottave più alte fino al dispiegato finale urlato con lagrimone agli occhi e strofa finale che viene a troncare d'improvviso l'incalzante consecuzione del pathos sinfonico. Lo schema è particolarmente evidente nel brano di Arisa, scritto da quel Gigi D'Alessio che nel salto di ottave ha il suo marchio di fabbrica, o ancora in quello di Annalisa o di Noemi ("Dentro ti amo e fuori tremo come glicine di notte"), cui più che il brano fa stupore la silhouette che rischia di consegnare tutta la scena al nutrizionista più che al giovane e talentuoso team degli autori (Lubrano-Fugazza-Tattroli-Faini). Dunque ricapitoliamo: partenza sussurrata, cambiamento d'ottava, urlato finale, è caldamente raccomandato l'accompagnamento delle mani strette a pugno e nelle fasi più concitate dell'interpretazione la dolente contorsione del corpo a mimare un ipotetico attacco di sciolta. Ultima annotazione su Achille Lauro: abbiamo capito, David Bowie e Renato Zero, la prossima volta facce Macario.

"posto che l'esistente sia"

La ragione ‘legifera’ a priori riguardo all’esistente, non perché ne deduca il fondamento, ne ‘produca’ la Causa, ma unicamente in quanto stabilisce le condizioni generali della sua conoscibilità. L’esistente, per essa, è sempre e soltanto un poter-essere, di cui mai potrà certificare l’effettiva esistenza in sé. In altri termini, la ragione può soltanto presupporre l’esistente: posto che l’esistente sia, a queste condizioni esso appare come conoscibile. 

(Dell'Inizio, Massimo Cacciari)

La ragione, scrive Cacciari, non ci può dire se esistiamo, ammesso che l'esistente sia, perché la ragione è una facoltà che ordina aprioristicamente l'esistente in una struttura logica, un esistente che in realtà è inafferrabile, un inconoscibile (un noumeno?), la ragione è un dire che può solo presupporre l'esistente ma non sancirne l'esistenza. E quindi il fondamento resta non dimostrato perché inaccessibile.

"posto che l'esistente sia": ma se siamo qui a porre (a supporre) significa che qualcosa c'è, ritornando a Cartesio. Poi questa esistenza può essere transitoria, eterna, illusione che nasconde una realtà ulteriore, ma qualcosa è. Come in Nietzsche si pretende che la realtà autentica sia di per sé illogica e la logica sia una facoltà estrinseca alla realtà che va a ordinarne il caos per gli scopi più diversi, siano essi filosofici, politici, religiosi, economici, ecc. Ma se la ragione giudica inconoscibile l'esistente, allora questo stesso esistente può essere qualsiasi cosa, compreso essere qualcosa di conoscibile. 

Riassumendo: alla fine sembra sempre che Cacciari non dica niente.

giovedì 26 febbraio 2026

C'è krisis, dappertutto si dice così

Per curiosità mi sono studiato un po' il pensiero filosofico di Massimo Cacciari e l'impressione che ne ho avuto è che siano tutti argomenti più o meno corretti, più o meno opinabili, che possono essere come non possono essere, opinioni ben argomentate, ma pur sempre opinioni, secondo il vezzo postmoderno di assumere come verità assoluta che non esistono più verità assolute per cui la verità deve farsi percorso aperto, l'ha detto Nietzsche (che non esistono fatti, solo interpretazioni). Mi scuserà Cacciari se mi sono formato su Emanuele Severino, per cui una filosofia che dà solo risposte non definitive mi pare una ben misera filosofia, equiparabile a una sociologia con i riccioli. È il tragico, dice il nostro, bisogna accettarlo, abbiamo deciso che la filosofia non deve più dare risposte definitive e questo è il tragico, la realtà è krisis, non c'è Marx o Wittgenstein che tenga, è verità assoluta, anzi no, non esistono più verità assolute, e quindi? Boh, c'è krisis, dappertutto si dice così.

lunedì 23 febbraio 2026

Essendomi messo a dipingere, dipingendo mi viene da dar ragione a Platone, dipingendo un cavallo se ne estrae la sua cavallinità, e ogni singolo cavallo, forma transeunte, partecipa in misura diversa di quella cavallinità che è la forma permanente, concetto che informa la forma. E pure noi, che ci pensiamo essere occasionali, opere estemporanee di una natura occasionale, partecipiamo in forme diverse ai tratti somatici e caratteriali di mille altre persone, come se i tratti somatici e i diversi caratteri fossero degli archetipi che poi miscelati come colori primari vanno a formare le tinte. Dipingendo si impara.

sabato 21 febbraio 2026

Mi appassiona tradurre Ulisse, mi fa capire meglio come funziona la scrittura, sono ormai oltre la metà dell'opera, all'episodio del cittadino, anche se sono soddisfatto solo dei primi due capitoli, Telemaco e Nestore, gli altri sono ancora in corso di revisione. Una revisione infinita, perché già so che non smetterò di metterci mano. Andrebbe letto nell'originale, comunque, come tutti i libri di pregio, la traduzione io la vedo più come una traccia, un commento, una specie di glossa.

giovedì 19 febbraio 2026

Separazione delle carriere sì o separazione delle carriere no? Ma che ne so, ormai io disegno pappagalli. Che poi hai sempre l'impressione che sia solo un regolamento di conti tra bande di politici, una cosa miserrima, ormai la politica è diventata uno spettacolo diseducativo, come il calcio. Del resto anche il curling, come avete visto, è venuto meno al suo tradizionale fair play e i giocatori si rincorrono percuotendosi con le scope perché hanno preso dentro una pentola col piede. Vogliono un mondo supercompetitivo e poi si lamentano che sono tutti incazzati, tutti maleducati. Tenetevelo il vostro bel mondo supercompetitivo, supercompetente, superdeficiente. 

sabato 14 febbraio 2026

Io lo zio bottaio me lo ricordo, un gilè e un cappello che teneva anche in casa, una casa bassa e buia, da vecchi, piena di polvere e di poltrone rancide e sudate. Ci aveva costretto mio nonno ad andarci, a me e a mia nonna, che almeno una volta nella vita bisognava andar a trovare questo parente, un pellegrinaggio. Io della realtà, già a quei tempi, non ci capivo niente, me ne stavo semplicemente a osservarla imbambolato, come una cosa che m'assaliva, dovevo essere stato un pochino tardo o giù di lì, nello spettro autistico, un artista, come quando andavamo a trovare una cugina di nonna e io me ne stavo tutto il tempo a guardare la sveglia con il galletto che andava su e giù, un galletto dentro la sveglia vicino alle lancette dei minuti, con la testa che andava su e giù, su e giù. Ad avercela oggi, quella sveglia, a risucchiarla di getto dal magazzino dei ricordi, galletto e tutto, ci starei a fissarla per delle ore, tic, tac, tic, tac, tic, tac, chicchirichì! Lo zio bottaio, nel frattempo, perduto, perduto anche lui nelle cose che non sono più, forse mai esistito veramente, un'ombra, un sogno, un'impressione. Era estate. Mio nonno doveva avere ancora l'850 coupé. Forse quell'anno era uscito E.T. O forse quando era uscito E.T. aveva già l'Alfasud. Forse non era nemmeno estate, ma dico estate perché a naso noi s'andava in gita solo con la bella stagione. A seguire altri ricordi sfusi, non son più in grado di tenere un discorso organizzato, mi si è disancorata tutta la sintassi del cervello, è segno. 

giovedì 12 febbraio 2026

 Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre e marce.

domenica 8 febbraio 2026

Che pena i giornali, e il giornalismo, e i quotidiani gargarismi della cronaca, e peggio ancora quelli della politica. Si dirà: meglio questo che la dittatura. Certo, ma l'argomento non è a discolpa. Tutte le peggiori inclinazioni ci vengono quotidianamente somministrate dai media secondo principi omeopatici: per guarire dal male occorre assumere lo stesso male, in dosi piccole ma costanti. Omeopatia: simile sofferenza. Non bisogna farsi giustizia da sé? Ecco le immagini del presunto colpevole. No alla caccia all'uomo? Ecco dove abita, dove lavora, la sua macchina, dove abitano i suoi genitori: citofona: signora, siamo giornalisti. Andate affanculo. Guardate il video dove ci mandano affanculo. L'azione moralizzatrice e il suo contrario, tipo operazione mare pulito mentre tirano la catena.

sabato 7 febbraio 2026

«Anche se fantasma, me ne andrò per diletto sui prati d'estate»

Non c'è dubbio, prendiamo tutti forma attingendo da una grande luce, il logos degli antichi, l'iperuranio di Platone, l'Uno di Plotino, come volete, poi alcuni rimangono semplici forme, altri, come per esempio Hokusai, di cui leggevo stasera, si trovano sopra un punto caldo da cui sgorga il magma vivo di questo fuoco imperituro, che lo illumina per tutto il breve corso della sua esistenza. Dico Hokusai perché avevo lui sott'occhio, ma potete dire qualsiasi altro talentuoso prodotto di questa terra, a piacere. Noi tormentati da qualche genio pur non possedendone le qualità sappiamo cosa vuol dire essere spinti da qualcosa a cui non si riesce a dare forma.

venerdì 6 febbraio 2026

La liberazione, da una tirannia, da un'impossibilità, non è che il portarsi verso un'altra forma di sudditanza, soltanto che la nuova forma ci appare più sopportabile perché non ancora attuale.

Una volta dicevo: ognuno è libero di fare quel che vuole. È il contrario: è proprio perché ognuno non è libero di fare quel che vuole che non ha bisogno di giustificazioni, catturato com'è nelle maglie delle cause e degli effetti.

mercoledì 4 febbraio 2026

E piove, e continua a piovere, se noi non andiamo al mare, il mare verrà da noi, riempirà la valle del Crati come un ramo del lago di Como, che volgerà a mezzogiorno, se quest'estate non avremo acqua non sarà perché i bacini erano vuoti. Dalla Sila innevata a Camigliatello d'Ampezzo, l'acqua scorrerà a fiumi, e si perderà nei mille buchi della rete, sparpagliata per strada invece di scorrere addomesticata dentro le tubature, come civilmente si usa dai tempi dei romani. Mi ricorderò di tutta quest'acqua quando a luglio sarò seduto sul water, con la carta igienica in un mano e nell'altra un rubinetto da cui non scenderà una goccia.

domenica 1 febbraio 2026

Ormai c'è una pubblicità che ti vende i prodotti sottocosto, a noi costa più a farli, dice, ce li regalano perché siamo una famiglia. Ormai sono saltati tutti i principi economici del novecento, e noi che ci studiavamo il plusvalore con lo sciarpone rosso di Fantozzi, adesso siamo entrati in una nuova era, l'era del tutto gratis: mi presti anche 10 mila euro? Ma certo! Mi presti anche la macchina? Ecco le chiavi! Ma io non guido, vado a sbattere. Prendi anche la bici, sai andare in bici? Sì. È tua! Boh.

venerdì 30 gennaio 2026

Il volontarismo etico è falso, le scelte morali non sono atti di libertà pura, la libertà è una sbronza, la volontà è un atto di arroganza. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Le notizie che leggiamo sono solo una selezione di notizie, il che vuol dire che noi conosciamo solo una selezione di realtà. Un mese fa si moriva solo in Palestina, oggi si muore solo a Minneapolis. Affiorano provvisori dal nulla argomenti che monopolizzano l'attenzione per una settimana, poi ritornano nel nulla: polvere sei e polvere ritornerai. Zaporizhzhia non è più in pericolo, a Garlasco non circola più DNA. L'attualità è una routine che vive di indignazioni estemporanee, oggi è il turno di Trump, domani di Putin, dopodomani chissà, dipende dal numero estratto: 3, 'o puorco; 10, 'è fasuli. L'ultimo estratto detta lo Zeitgeist, giusto il tempo di tediare l'opinione pubblica che ne sa quanto un pesce di tartufi. La democrazia

martedì 27 gennaio 2026

Le notizie che leggiamo sono una selezione di notizie, il che vuol dire che noi conosciamo solo una selezione di realtà: in Africa non succede mai niente, deve essere un continente tranquillo. 

lunedì 26 gennaio 2026

Secondo un gruppo molto ben informato di atlantisti si renderebbe necessario per il bene dell'equilibrio mondiale un attacco preventivo alla regione Molise. Dici: che ti ha fatto il Molise? A me niente, ma se voi foste meglio informati scoprireste che in Molise già da tempo operano aziende cinesi che perseguono sottotraccia l'obiettivo di destabilizzare il quadrante sudorientale dell'alleanza atlantica. Ci serve il Molise. Dici: ma il Molise è già nostro. Il Molise è nostro a patto che diventi il 51° stato americano con capitale Lowfield, con le buone o con le cattive. (ci sono le terre rare in Molise, il Laudano, il Bismuto, il Crisoberillo).

C'era l'espulsione di Skorupski in Genoa-Bologna? Era chiara occasione da gol per Vitinha anche se si trovava a 40 metri dalla porta (37,50 m) e un difensore del Bologna era frapposto fra lui e la porta alla distanza di 17,30 metri? Cosa dice il disciplinare UEFA? La Russia si appresta a invadere Tettonia, Estonia e Lituania e noi qui, irenici europei rammolliti da settant'anni di pace, a fare i dibattiti filosofici sul pallone. Cadesse l'Impero Romano, noi ci trovereste al Colosseo a tifare per Prisco e Vero, ma il paragone è anacronistico, perché alla caduta ufficiale dell'Impero Romano i giochi gladiatori erano già stati proibiti da tempo sotto la pressione dei cristiani (i cristiani sempre a rompere le uova). Propongo: un incontro in campo neutro tra Ucraina e Russia, chi vince annette la nazione sconfitta, col VAR ovviamente.

domenica 25 gennaio 2026

Lo stato liberale, anche lui, si è incartato, è diventato di ostacolo al cambiamento, e la regola del mondo è che tutto deve cambiare e chi non permette alle cose di cambiare non dura. Lo stato liberale, di fatto, non è più necessario al mercato, il quale funziona benissimo anche in uno stato fortemente accentratore e dirigista, anzi, forze funziona anche meglio, bypassando del tutto la forma democratica. Tra non molto cadrà anche l'ultima foglia di fico e la democrazia diventerà un semplice souvenir dal valore simbolico, come la monarchia inglese.

Mi ricordo, il primo sito che visitavamo su internet era il sito della Ferrari, e ci domandavamo: ma a cosa potrà servire internet? Servirà a fare pubblicità alle macchine. Non eravamo così distanti dal vero, poi c'è stato un periodo di assoluta libertà, dove ognuno si poteva fare un sito trafficando un po' con il linguaggio html o gli spazi messi a disposizione dagli operatori telefonici, misi in piedi il primo sito di forma-mentis, di cui questo blog era lo spin off, un'epoca di grande speranza, speranza assassinata dall'arrivo dei social network che hanno introdotto in internet le logiche di mercato con la scusa che dovevamo fare amicizia: ho fatto amicizia con uno di Katmandu, dice che da lui piove, bon. Ma io non mi posso lamentare, grazie a internet ho trovato l'amore, e sapete il perché? Perché io ero controcorrente, niente logiche di mercato su formamentis, solo sana e disinteressata miseria.

Odissea

Questa traduzione è un'odissea, sono impantanato nelle secche di Scilla e Cariddi, l'episodio IX de l'Ulisse, scrittura autoreferenziale e compiaciuta incentrata sulle teorie shakespeariane: chi è il principe Amleto, Shakespeare o il figlio morto di lui, Amneto Shakespeare? E se Shakespeare fosse il fantasma, e se Shakespeare fosse gay? E la regina traditrice chi è, la moglie Anne Hathaway che prima lo concupì appena ragazzino e poi, allontanata, lo tradì con suo fratello, il fratello di lui, di Shakespeare? Chi è il padre, chi è la madre, e il figlio? Ma chi si ne frega Joyce, vai avanti con 'sto benedetto romanzo. Sono comunque arrivato alla traduzione dell'XI episodio, Sirene, che è già più divertente, ma pure Simplegadi, avete mai letto Simplegadi? Simplegadi è molto bello, il primo racconto di padre Comnee, S.J., gustosissimo. Intesi, alla fine di questa ritraduzione de l'Ulisse ci starà pure una guida alla lettura de l'Ulisse tutta mia, tanto per. Ci mancavano solo i teosofi a complicare Scilla e Cariddi, Agharti e Helena Blavatsky, l'Iside Svelata, dipartita per il piano del buddi. Chissà se ne uscirò vivo, che Atena mi assista. 

giovedì 22 gennaio 2026

M'è tornata quella specie di depressione per cui mi sembra tutto inutile e vano, la vita mi sembra inutile e vana, questo nascere e morire, questo accadere sempre uguale delle cose, non ci trovo alcun senso, proprio com'è scritto nel Qoelet, un pezzo di nichilismo incastonato nel mezzo della Bibbia (Ecclesiaste, "il radunante"), l'ho scoperto solo di recente (ecco perché sul Qoelet ci si era fissato tanto Ceronetti). Però devo dire che questo pensiero della vanità della vita non mi pesa come mi pesava una volta, semplicemente lo prendo per quel che è: se la vita è inutile allora che lo sia, ti fa considerare meglio tutti questi dementi che si agitano tanto per niente e che tra un po' saranno solo polvere.

Ascoltavo un pezzo blues del delta, When the levee brakes, che nella versione originale di Kansas Joe McCoy e Memphis Minnie raccontava la grande inondazione del Mississippi del 1927 e pensavo a come il country e il blues assolvessero un tempo anche a una funzione omerica di trasmissione orale della memoria, e di come oggi nell'avanzata società dell'informazione globale si registri tutto e non si ricordi niente, buoni a niente, generazione di sfessati, artisticamente lobotomizzati, nullità. È finito il mondo, questo dev'essere solo il suo ectoplasma, la sua immagine che dilegua.

mercoledì 21 gennaio 2026

Da quando non si usa più fondare il potere sul diritto divino lo si usa fondare sulla volontà popolare, e su questa legittimazione fondiamo le nostre democrazie. Senonché, all'originaria dichiarazione che siamo noi a decidere in qualità di popolo sovrano, si sovrappone l'opera di condizionamento del potere sulla volontà del popolo, e il potere finisce per legittimarsi da solo. Alla fin fine, diritto divino e volontà popolare sembrerebbero avere lo stesso grado di astrazione, per cui si può dire che tra Dio e volontà del popolo si sia trattato solo di un cambiamento di gusti, fermo restando che il criterio della modernità attribuisce maggiore peso al principio della sovranità del popolo in quanto riconducibile a degli oggetti materiali.

martedì 20 gennaio 2026

A cosa servono i diritti? Perché se ancora ce li concedono significa che devono pur servire a qualcosa, non si fa niente per niente, mica ci vengono concessi per carità di patria.

lunedì 19 gennaio 2026

Ho chattato con un disegnatore russo, gli parlavo della mia fascinazione per gli scrittori russi, anche se Gogol e Bulgakov, gli dicevo, erano di fatto ucraini, e lui mi ha risposto che in ogni caso gli ucraini non considerano Gogol e Bulgakov come loro scrittori, che ora come ora hanno in testa solo Bandera (link). Ci siamo salutati da disegnatori, cordialmente, manifestandoci reciproca stima, giocandomi il mio nome russo in segno di amicizia, un costruttore di ponti, nel mio piccolo.

venerdì 16 gennaio 2026

È bella la democrazia, io ci vivrei, soprattutto è fatta per noi che non sappiamo fare niente, per tutti noi sognatori inutili a cui hanno riempito la testa di concetti di giustizia sociale e volontarismo etico, per cui basta impegnarsi per raggiungere i nostri obiettivi. Che scemenza, eppure sta in piedi. Una volta almeno sapevamo piantar patate, poi è diventato indecoroso. La civiltà degli alfabetizzati produce sogni artificiali, diritti che manco se ne conosceva l'esistenza. Eppure, che vorresti, la tirannia? Ma per carità, vade retro Satana, ci teniamo la democrazia anche se la metà non va più a votare, è il contesto che conta, è la libertà di fumare nei luoghi pubblici, di guardare il porno su internet senza che ti chiedono la carta d'identità, di sostenere Russia e Palestina, anche se non sai dov'è Mosca e Tel Aviv pensavi fosse un balsamo per capelli (Tel Aviv di L'Oréal, Paris). Sono tutte libertà che abbiamo e non ce le può togliere nessuno, o no?

giovedì 15 gennaio 2026

Daranno il Nobel per la letteratura a un oscuro dissidente iraniano che parla di aquiloni, poi, quando finalmente il mondo sarà diventato tutto una democrazia, verrà assegnato a un manuale di istruzioni di una lavatrice.

lunedì 12 gennaio 2026

Fossi nato cinquecento anni fa avrei fatto il prete, sarebbe stato l'unico modo per sfangarsela, per studiare qualcosa, per non partire militare. Osserva, un convento di frati: un orticello ben tenuto, filari di fagioli, zuppe calde di legumi (sai le coliti), anche piedi gelati, sì, ma chi non li aveva una volta? Le suole erano crosta di pane, il frate in un convento a insegnare il latino, elevato sopra gli analfabeti, a ritradurmi la Bibbia, a Como, in via Regina Teodolinda, ogni tanto fare anche la morale, così, per tenersi in allentamento. Si fa quel che si può.