mercoledì 22 aprile 2026

Per esempio quando ci guardiamo allo specchio, una forma come un'altra a cui ci dobbiamo abituare. L'animale resta sbigottito di fronte alla sua immagine, crede che sia un altro. Pochi animali superano il test dello specchio, tra questi le "grandi scimmie antropoidi (scimpanzé, bonobo, oranghi, alcuni gorilla), delfini, elefanti asiatici, cavalli e gazze europee" (fonte: Wired). Si sa, i delfini sono animali intelligentissimi, gli avessero dotati di pollici opponibili ora governerebbero il mondo. Poi c'è il mio caso personale, che da ragazzo meditavo lucidamente su quella immagine e la percepivo come estranea, come un sogno a occhi aperti. Il mio mondo interiore si trova altrove, pensavo, non dentro quell'immagine, è solo un'interfaccia. Chissà, magari stavo percependo la cosa in sé. Non è una cosa banale riconoscere la propria immagine, anche il bambino resta per la prima volta sbigottito: possibile, sono io? Chi è costui? Poi, crescendo, se si vuole essere gente di mondo, quell'immagine viene assunta come un brand, come una copula mundi, il luogo d'incontro della res cogitans e la res extensa, ghiandola pineale. Beato chi non si riconosce, sgravato dal peso dell'io, non si vede invecchiare, semplicemente passa.

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