venerdì 27 maggio 2022

Eudemonologia

Dopo che è finito Don Matteo ho avuto l'avventatezza di non spegnere subito il computer e, ahimè, sono capitato in mezzo a una puntata di Porta a Porta. In verità l'inquietante visione mi era stata preannunciata dalla solita anticipazione delle 23.00, come uno di quegli incubi ricorrenti che lampeggiano nella notte senza un perché. Sensazione straniante, più straniante di quando guardo Don Matteo: faccia scura e grave di Bruno Vespa, tema di Via col Vento, clac molesta e scrosciante che si sovrappone alla voce da fossore del padrone di casa che presenta ospiti atterriti e sconvolti, inquadrati con gli occhi fissi e raggelati, come se fossero appena usciti da una seduta di cura Lodovico, ben consci di esserci invece finiti dentro. Di notte capitano le cose più raccapriccianti, è soprattutto di notte che chiedo conforto alla sapienza e mi metto a leggere, come un bravo curato di campagna, brani scelti dal breviario schopenhaueriano, Parerga e Paralipomena soprattutto, che è uno di quei libri che si leggono e rileggono in continuazione, in una specie di ruminazione, e non finiscono mai di piacere, edizione (l'unica italiana, che io sappia) curata e tradotta in bello stile da Giorgio Colli.

Anche colui che vuole tirare le somme della sua vita, sotto il punto di vista eudemonologico, non dovrà quindi fare il suo conto secondo le gioie godute, ma piuttosto secondo i mali, cui è sfuggito. (pag. 548, Aforismi sulla saggezza della vita)

domenica 22 maggio 2022

Vendita galline km 2

Per aver anche solo la speranza di capirci davvero qualcosa in tutto questo bailamme bisognerebbe guardar da molto lontano e mettere a fuoco le palle degli occhi sulle più lunghe distanze, e non farsi ipnotizzare dalla minutaglia e dal chiacchiericcio quotidiano, mentanesco e rainewsventiquattresco, che per la maggior parte è smitragliata di notiziole impacchettate per fare impressione.

Poi capitammo filati dentro un'altra trincia di film, e questa volta era solo una biffa umana, una faccia molto pallida che tenevano ferma e a cui facevano un sacco di trucche orribili. Io, tra le budella che mi si torcevano, e una terribile sete, e il planetario che mi faceva tac tac tac, sudavo un piccolopoco e mi pareva che se avessi potuto non locchiare quel pezzo di film forse non mi sarei sentito così male. Ma non potevo chiudere i fari, e anche se cercavo di muovere la palla dell'occhio in giro non uscivo dal campo visivo del film. (Arancia Meccanica, Anthony Burgess, traduzione di Floriana Bossi)

Lo si vede bene dall'enfasi posticcia che mettono nella presentazione delle notizie le maestranze di La7, costrette ad avvolgere la notizia in veli sempre più spessi di carica emotiva, uno su tutti, il povero Celata, delle fatiche, ogni volta, che gli si ingroppano gli svincoli del planetario ogni due svolte: ehmmm, aahhhh, pausa, eeeeeehm, ecc. Questa non è informazione, è vendita galline km 2 (cit.).

In media non stat virtus

Ormai ogni cosa che accade nel mondo, seria o meno seria che sia, finisce nel tritacarne del circo dell'informazione, che è un gran mercato delle vacche senza averne però la serietà (ricordo della figura professionale del "mediatore", in italiano forbito "sensale", che dalle mie parti, nella bassa padana, era tenuto più in considerazione del medico condotto). Abbiamo più volte accennato al fatto che tutte le notizie sono mediate, e perciò corrotte, da un'intenzione, politica, esaltatoria, celebrativa, moralisticheggiante, e questo è un difetto che l'informazione si porta appresso dalla fondazione della civiltà e che oggi come ieri continua ad ammorbare la comprensione delle cose e si fa ancella degli interessi più deleteri. Il candido occidentale pensa che questo difetto sia prerogativa esclusiva delle cattive democrature dell'est, e nel pensarlo non si accorge che ci è immerso pure lui fino al collo. Quando in una democrazia occidentale, come in qualsiasi altra forma di governo, si fa largo l'idea che occorre fare opera di persuasione e gestire il consenso dell'opinione pubblica, la corruzione della verità è già definitiva e pensarsi nel giusto è cosa da fessi, fessi e per giunta anche pericolosi.

(nella foto: mediatore con cappello che esibisce il suo
principale strumento di lavoro, la stretta di mano)

mercoledì 18 maggio 2022

Aggionamenti sull'Ulysses

Ho quasi terminato Proteo/La spiaggia, dove Stephen Dedalus se ne va bighellonando lungo la spiaggia dipanando il dedalo dei suoi pensieri, e a noi questa libertà viene restituita sotto forma di flusso di coscienza, preludio a quel supremo flusso di coscienza, senza virgole e punteggiatura, che sarà l'ultimo capitolo. Cervellotico, pretenzioso, a tratti insopportabile, però a tratti anche divertente. L'espediente del flusso, una trovata allora ancora giovane, quindi fin troppo onusta d'entusiasmi, che non è solo flusso di coscienza ma anche del mare, sostanza proteica (nel senso di Proteo, dio dei fiumi e delle distese d'acqua nonché oracolo e mutaforma), a significare la mutazione, il divenire di tutte le cose, bla bla bla, ecc. ecc. ecc. Stephen passeggia sulla spiaggia, si dà alle divagazioni filosofiche, alle sue lamentazioni, vede un cane, scribacchia versi su un lembo di lettera (la lettera del Signor Daisy), piscia in mare all'arrivo della marea. Necrofilia di Stephen, descrizione minuziosa dei cadaveri, del cane, dell'uomo affogato, e conseguenti divagazioni erotiche. C'è da ammattire a trovare una prosa che restituisca tutto questo saltellare di palo in frasca senza strafare, senza inabissarsi e farsi trascinare sotto il pelo dell'acqua dalle astruserie di Dedalus/Joyce. Non vedo l'ora di attaccare con Mister Bloom, che almeno è più terra terra.

martedì 17 maggio 2022

Battersi per le idee non avendone

Oggi, parafrasando Flaiano, i progressisti si battono per le idee non avendone. Tempo fa noi blogger eravamo tutti antiberlusconiani, c'erano anche i blogger di destra, è vero, ma erano disprezzati come oggi lo sono quelli senza mascherine. Ci siamo rilassati, e constatato che non serve poi chissà quale massa cerebrale per passare per intelligenti, abbiamo commutato il cervello sul minimo sindacale e facciamo le battaglie giuste, come un tempo s'andava a messa per ascoltare il sermone del prete. Sono diventati delle vecchie ziette quelli di sinistra. Ci vorrebbe un Gaber per descriverli, ma non c'è più nemmeno Gaber. I russi ci hanno sempre tenuto nascosto la macchina di fine di mondo, e ci spiano, e contaminano i nostri fluidi vitali: sembra scritto domani il Dottor Stranamore.

domenica 15 maggio 2022

I cattivi dormono in pace

La risibilità dell'occidente che si sciacqua la coscienza facendo vincere l'Ucraina all'Eurovision Song Contest. Continuo a preferire Don Matteo, dove almeno l'ethos è spiattellato più candidamente. Un giorno parleremo della caserma dei carabinieri di Don Matteo, roba che se esistesse per davvero, davvero tanto varrebbe farsi il segno della croce e richiamare in vita Rob Kardashian, l'avvocato di O. J. Simpson, capostipite di dinastia di socialites. Tornando all'Eurovision, l'intera Europa è diventata un kindergarten di bimbiminkia, è destino. È destino che un grande direttore russo venga licenziato dalla Scala e che si santifichi invece Bono Vox che canta la sua cacatina pop nella metropolitana di Kyiv. Mi piacevano gli U2, ho tutti i loro dischi, anche quelli dei Queen, ho anche degli amici gay. Nel '68 si era fatta la rivoluzione contro la morale borghese, oggi dobbiamo sorbirci la moralina dei nipotini intrippati con le battaglie civili. Nel frattempo la guerra continua e i cattivi dormono in pace.

venerdì 13 maggio 2022

Papa Francesco e l'anca del miracolo

Papa Bergoglio, poveretto, ha l'anca sbilenca e non è potuto andare in Russia a salvare il mondo, non fosse stato per quell'anca, e per il dolore al ginocchio (il papa soffre anche di una lesione al legamento del ginocchio destro dovuta principalmente alla postura sbagliata causata proprio dal problema all'anca), russi e ucraini parteciperebbero oggi all'Eurovision Contest vestiti da donne con una canzone che parla di accettazione della diversità, e la guerra finisse, e la pace tornasse, soprattutto dopo aver speso delle così belle parole nei confronti del patriarca Kirill, parole distensive, piene di rispetto e di spirito cristiano. Oggi ai papi è richiesta una certa dinamicità, la disponibilità a viaggiare, la conoscenza delle lingue straniere, non basta volere la pace nel mondo come una miss calzedonia qualsiasi, un papa che non deambula è un vicario di Cristo a mezzo servizio. Attorno a quella gamba gigia si giocano i destini del mondo, alle brutte, prima di pensare all'intervento, è stato allertato Don Matteo, che ha da poco lasciato la parrocchia al più giovane e prestante Don Massimo proprio in vista di una possibile successione al soglio pontificio. Preghiamo tutti per Papa Francesco e per la sua anca, e che riesca a prenotare la visita da un buon ortopedico prima che gli scada l'esenzione dal ticket.

mercoledì 11 maggio 2022

Contro i bambini

Bambini vocianti per strada, in questa estate anticipata lombarda, già allevati, fin da piccoli, a un'insopportabilità scientifica, già pretenziosi, già odiosi, convinti della propria superiorità - dell'acqua calda e fredda che esce dal rubinetto, del pieno di benzina fatto alla macchina, del gelato alla fragola -, sopra gli altri bambini del mondo. Lei - mi dicono, a me - lei sta diventando un vecchio brontolone. Esattamente. Vecchio, e brontolone. E allora no, e allora mi sbaglio, i bambini sono il nostro futuro, e allora un afflato veltroniano, di bontà, verso tutti i bambini del mondo, una tenerezza, una rinnovata arca dell'alleanza fra nonni e nipotini, bastoni della vecchiaia. Io sono convinto che anche a Bergoglio stanno sul cazzo i bambini quando non è inquadrato.

martedì 3 maggio 2022

Fort Apache democrazia

Non lo si diceva tanto per dire che la democrazia sarebbe diventata obsoleta, la democrazia, di tanto che si è perfezionata, s'è striminzita come ai tempi di Pericle, che valeva solo entro la ztl e fuori, oltre il Ceramico, stava accampata l'orda dei populisti, dei figli di nessuno, metechi, macachi, diseredati e cittadini di un bel niente. Entro le mura i cittadini a pieno titolo si battono per il riconoscimento della costipazione come malattia invalidante, fuori le mura non ti fanno entrare nemmeno per pisciare (serve la consumazione). E il giorno che gli esclusi s'incazzano, li chiamano terroristi. L'Occidente in giacca e cravatta con la faccia da persona rispettabile. È già tanto che non ci abbiano fatto ancora la pelle.

Le piante grasse sono anche dette succulente

Ci sono due uccellini, la mattina, che si rincorrono sempre sotto i pini, all'inizio pensavo che litigassero, poi li ho visti fermarsi sullo stesso ramo a lisciarsi insieme le penne. Lo fanno per gioco, come le frecce tricolori. Tonneau, tonnè, looping, stallo, virate a Immelmann e a coltello, uno spettacolo. Sotto i pini il ronzio operoso delle api intente a impollinare gli aranci. Come già descritto, io del ciclo della natura non sapevo niente, mi pensavo che le api servissero solo a pungere e che il miele fosse un tipo di fiele, più erano incazzate, e più smielavano. È stata un'epifania scoprire che i frutti sono gli ovari incinti dei fiori. Le piante grasse sono brutte, tranne una che fa i fiorellini gialli e che dovrebbe avere un nome incomprensibile come del resto quasi tutte le piante grasse (sedum palmeri, ma abbiamo anche la kalanchoe, altrimenti detta calandiva). Il gelsomino invece profuma di saponetta, deve aver copiato la formula. C'è perfino una pianta che sa di saponetta alla lavanda. Poi un giorno capirò come sia possibile che le piante riproducano gli odori dei detergenti, forse è l'inquinamento. 

Hitler, sì, però il gas andava bene

Potrebbe essere anche il nuovo Hitler, Putin, perché no? Ma in quel caso o negli ultimi vent'anni nessuno se n'è accorto, oppure, com'è più facile che sia, tutti hanno fatto finta di nulla e l'hanno pure foraggiato, il nuovo Hitler, pagandogli per anni il gas, e quindi nessuno adesso faccia l'urlo di innocenza con i denti porporini, che una stretta di mano, al nuovo Hitler, non gliel'ha negata nemmeno Letta, su. Se l'occidente rappresenta il buono e giusto, io sono il papa. Eh ma qui, eh ma là, vuoi mettere l'occidente, la libertà di espressione. Segaioli, segaioli che vi fate le pippe con la libertà di espressione mentre ve la tolgono pezzetto per pezzetto da sotto il sedere. Verrà il giorno che vi accorgerete di essere seduti sopra il proverbiale ramo segato, e la colpa sarà sempre di qualcun altro, ovviamente, mai vostra.

domenica 1 maggio 2022

I servizi igienici come fenomenologia dello spirito

Una carta igienica con la "R" stampata in elegante carattere maiuscolo tra due neoclassiche foglioline d'alloro. Trasmette una certa idea di lusso, ci si sente a Versailles. La producono davvero, fuor di ironia, e comunque è gente che lavora, bocche da sfamare, il lavoro è sacro, nobilita anche la carta da culo. Stati Uniti, prima guerra mondiale: la carta igienica con la faccia di Kaiser Bill, Guglielmo II di Germania, con l'elmo chiodato. Strana fantasia di pulirsi il culo con il Pickelhaube. Nel 1942 viene prodotta nel Regno Unito la prima carta a doppio velo, la prima ad avere una carta più soffice e robusta. Sempre Wikipedia ci informa che la prima testimonianza accertata dell'uso di foglietti igienici in Italia risale a Giovanni Della Casa, il quale, nel suo Galateo overo de' costumi, li definiva "pezze degli agiamenti". Ancora prima, nel XIV secolo, nei gabinetti dei conventi, si utilizzavano per scopi igienici pezzi di vecchie tonache. L'eresiarca Ario, secondo la tradizione, sarebbe morto di emorragia intestinale mentre era al gabinetto, ma è probabile che l'episodio sia stato inventato a bella posta. Una storia dei gabinetti non sfigurerebbe al cospetto della storia con la S maiuscola, la storia del gabinetto come fenomenologia dello spirito. Da sviluppare.

venerdì 29 aprile 2022

Quel che c'è di vero diventa fiction, quel che c'è di fiction diventa vero

La leggerezza con la quale nei salotti buoni della tv si discetta sull'opportunità di entrare in guerra e di lanciare la bomba, così, come fosse un'attrazione da circo: venghino signori, venghino, a vedere l'uomo cannone che si fa sparare sull'Ucraina, difendiamo l'occidente, provochiamo l'incidente. A un certo punto sembrava come se tutti volessero partire per Kiev, un'improvvisa proliferazione di foreign fighters, salvo poi assestarsi su posizioni più gandhiane, combattendo coraggiosamente in smart working da casa, termostato abbassato e lavaggio delle ascelle in acqua fredda (capi delicati). La coglioneria a reti unificate dei talk show che da mattina a sera, abbandonata l'ossessione COVID, continuamente blaterano delle stesse cose da giorni, BOMBATOMICHE e terribili minacce di indipendenza energetica (ce lo staccano prima loro il gas, mangiate tranquilli), maratone di Mentana docet. Quel che c'è di vero diventa fiction, quel che c'è di fiction diventa vero.

giovedì 28 aprile 2022

Piano regolatore

Ci stanno usando, i nostri amici americani, per la loro personale guerra di contenimento del nemico, e i russi si prestano volentieri. I russi si prestano volentieri perché hanno questa mentalità, che gli piace sciollare le cose (regionalismo per "sfrantegare", "distruggere minutamente a tappeto") per poi ricostruire seguendo moderni piani regolatori, come a Groznyj, che l'hanno rifatta tutta che pare Tokyo, una schermata di Need for Speed. I contadini bruciano tutto per far ricrescere più rigogliose le colture, è lo stesso concetto di distruzione creatrice, secondo alcuni è salutare. Fanno presto gli americani a chiedere più sanzioni, mica hanno problemi di approvvigionamento, loro. Andate avanti voi che a noi viene da ridere, vi appoggiamo, non vorrete mica i carri armati russi che scorrazzano per via dei Fori Imperiali? Converrà stampare rubli per questo inverno, e pagare il gas ai russi clandestinamente in nero, portando i soldi sul ponte di Glienike, con la faccia di Tom Hanks.

mercoledì 27 aprile 2022

La legge che veramente governa

Siamo sull'orlo di un conflitto nucleare e la colpa è di tutti e di nessuno, i singoli eventi della storia sono congegnati in modo da condurre esattamente e con precisione matematica a un determinato risultato, e la volontà umana non è che una parte già computata dell'equazione. La storia è il dipanarsi dell'equazione, nacheinander, passo dopo passo. Pensarsi in grado di decidere altrimenti, di poter salvare il mondo, di scongiurare il pericolo, è vana superbia. Eh, mi dirai, ma tu in ogni caso agisci, non te ne stai con le mani in mano, anche solo il fatto che alzi un dito per scrivere... Esattamente, siamo destinati a fare, ad agire, ad agitarci credendo che serva e in principal modo per riempiere il tempo e lo spazio nei modi in cui è stato stabilito dalla legge che veramente governa, e non è quella degli uomini.

martedì 26 aprile 2022

Zio Richie, verdiano

Stephen ha uno zio caciarone, lo zio Richie, lo zio che ti costringe alla sua calorosa ospitalità, un po' come mio nonno che rincorreva l'ospite fuori dalla porta per appioppargli la bottiglia di vino che aveva testé ripetutamente rifiutato. Non solo, lo zio Richie è anche appassionato verdiano, nonno lo era di Mario Lanza, Musiani e Claudio Villa (ma una volta ha apprezzato di sfuggita un pezzo dei King Crimson, Prince Rupert Awakes, che avevo messo in camera mia a tutto volume). 

Dall'episodio III, Proteo, La Spiaggia:

Una cornice in legno di torba sopra la testa calva: il Requiescat di Wilde. Il richiamo del suo disorientante fischio riporta indietro Walter. 

– Sì, signore?

– Malto per Richie e Stephen, dillo alla mamma. Dov'è?

– Sta facendo il bagno a Crissie, signore. 

La compagnuccia di letto di babbo. Batuffolino amoroso.

– No, zio Richie…

– Chiamami Richie. Al diavolo la tua idrolitina. Fa venire la depressione. Whiiisky!

– Zio Richie, davvero…

– Siediti o com'è vero il Demonio ti faccio sedere a calci.

Invano Walter dà un'occhiata in giro in cerca di una sedia.

– Non ha niente su cui sedersi, signore.

– Non ha niente su cui mettere il culo, babbeo. Porta qui la Chippendale. Vuoi dare un morso a qualcosa? Non venirmi a fare lo schizzinoso qua dentro. Una bella fetta di lardo fritto con l'aringa? Sicuro? Meglio così. In casa non abbiamo altro che pillole per il mal di schiena. 

All'erta! 

Bofonchia battute dell'aria di sortita di Ferrando. Il pezzo più bello di tutta l'opera, Stephen. Senti.


A me piacciono anche Tacea la notte placida, Il balen del tuo sorriso, Ah sì, ben mio, il coro degli zingari, Stride la vampa... vabbè, è tutto bello Il Trovatore.

lunedì 25 aprile 2022

Scegli: vuoi la pace o avere due braccia?

C'è una specie di mentecatto che pensa veramente che se un domani, in nome della salute pubblica o per salvare l'Ucraina e con essa l'Occidente, ci venisse chiesto di tagliarci un braccio, allora farebbe campagna virtuosa e social awareness per spingerci tutti a tagliarci quel braccio, e diventerebbe un paria chi se ne va in giro con due. Be', la novità è che anche qualora ci fossero evidentissime prove "scientifiche" (che assieme a "liberale" è diventato ormai fra gli aggettivi più screditati del mondo buono) a sostegno della tesi che occorre tagliarsi quel braccio, la novità è che ognuno avrebbe comunque ben diritto a non farselo tagliare, e che ognuno del suo corpo ha ben diritto di farci quel che vuole: volete la pace o avere due braccia? (ovviamente si terrebbe conto dei mancini, ai quali magnanimamente verrebbe tagliato quello destro, forse).

La manfrina di Le Pen e del primo cretino che bisogna votare per salvare la democrazia

Basta con 'sta manfrina del pericolo Le Pen e del primus (non) inter pares che viene a salvare la democrazia, come se quei milioni di francesi che votano Le Pen fossero tutti da mettere in galera (non ti dico di votare Le Pen, o cretino che stai capendo male, ti dico solo che stai guardando la pagliuzza e ti sei scordato della trave), basta con questa manfrina, in special modo di sinistra, che si sente buona e giusta mentre il male minore, pezzetto dopo pezzetto, e con la complicità del popolo sovrano, erode le regole fondamentali della democrazia in nome di emergenze e ineluttabilità sovrastimate e ingigantite a bella posta: uscite dall'incantesimo, diventate degni di qualcosa in questa misera vita.

martedì 19 aprile 2022

Stephen Dedalus, filosofo

Ritrovo in Joyce due concetti che si trattavano spesso da queste parti quando mi dilettavo di filosofia. Episodio 2, NestoreLa scuola

Se Pirro non fosse caduto ad Argo per mano di un'arpia o Giulio Cesare non fosse stato ucciso a coltellate. Impossibile smettere di pensarci. Il tempo li ha marchiati, incatenati, e ora sono custoditi nella stanza delle infinite possibilità che hanno escluso. Ma possono essere state possibili visto che non sono mai state? Oppure fu possibile solo ciò che accadde? Tessi, tessitore del vento.

Le cose che esistono solo potenzialmente, di fatto, non esistono, le infinite possibilità date dal libero arbitrio sono congetture, nulla vieta di pensare che possa esistere solo ciò che in effetti accade: destino, necessità.

E ancora: 

Il pensiero è il pensiero del pensiero. Placida luminosità. L'anima è in un certo senso tutto ciò che esiste: l'anima è la forma delle forme. Repentina tranquillità, immensa, incandescente: forma delle forme. 

Se prima riecheggiava Aristotele, qui parla Berkeley: l'immateriale anima è il luogo in cui tutte le forme prendono forma, compresa la materia, sensazione di qualcosa, percezione di un solido. Berkeley aggiornato: sostituire anima con coscienza. Essere è essere percepito.

domenica 17 aprile 2022

Batracomiomachia

In breve: uno è convinto che Trump sia il male assoluto, ma come Trump anche un Le Pen, un Orban, un Salvini o un Meloni qualsiasi, ci si fissa e comincia a credersi per contro un giusto, un dritto, un progressista, uno che le sente a pelle certe cose, e in tutto questo scivola sempre più in questo stato di allucinazione autoindotta che lo porta a convincersi di essere un missionario dell'umanità, quando invece è solo un affiliato alla batracomiomachia generale che vede le rane salvamondo opposte ai topi novax e nazionalpopulisti. Due cretini affini, che si tengono l'un l'altro per mano e che purtroppo impestano anche le vite altrui.

mercoledì 13 aprile 2022

Erano meglio i populisti

Se era per salvarci dal populismo e dalle fake news che di fatto oggi non possiamo più dissentire dal pensiero ufficiale, pena l'emarginazione e la ridicolizzazione personale e professionale, allora erano meglio il populismo e le fake news. Anche perché questi anti-populisti, e questi cacciatori di bufale, hanno l'onestà intellettuale fessa, o per meglio dire tarlata, e pur di contraddire i loro avversari non esitano a tradire i loro stesso mandato, poiché hanno deciso molto opportunisticamente che quando il fine è nobile allora tutto giustifica i mezzi. Mi permetto di insistere sul concetto di cretino di sinistra, dopo aver tanto insistito su quello di destra, perché oggi è questo tipo di cretino che sta facendo i danni peggiori. Si lamentano tanto di Trump e di LePen, e poi, come se nulla fosse, giustificano rappresaglie politiche e obblighi di legge il cui unico fondamento è un populismo equivalente, volto a blandire, e all'occorrenza fomentare, i loro zelantissimi clienti elettori, però elevati a "giusti fra i giusti". Quando incontrate un cretino di tal fatta l'unica è restare basati* e mantenere la calma, perché, se presi nella loro totalità i cretini non finiscono mai, è pur vero che a un genere di cretino presto ne seguirà un altro, così da variare un po' la dieta e non rimanere troppo a lungo prostrati nello stesso spleen.

(*impermeabili ai condizionamenti)

domenica 10 aprile 2022

Amarcord Brexit

Un paio di emergenze orsono, teneva banco la brexit. Doveva essere l'apocalisse, la gente per strada in pigiama, senza cibo, senz'acqua, senza medicine, una moria d'inglesi senza precedenti, rimasti senza benzina, senza camion, senza camionisti, senza frutta fresca sotto la minaccia della pellagra, e per giunta sconfitti in finale dell'europeo, a che titolo, poi, visto che se ne erano voluti andare dall'Europa? Come sempre, nessuna possibilità di capirci davvero qualcosa al di là della solita canea da tifosotti: mamma li populisti! Se ne vogliono andare, dopo tutto quello che abbiamo fatto per loro! (offesa alla mamma: da qui in avanti io non ho più un figlio). Morale della favola: completamente rimossa, morta, sepolta, sovrastata in spettacolarità prima dalla pandemia e da Putin e Zelenskyy poi. La verità è che non c'era niente di cui parlare e il caso è stato montato ad arte per crearci su un po' di indotto (c'hanno fatto dei libri, interessantissimi). No, ti sbagli, i suoi effetti si faranno sentire più avanti, come le mosse della Sacra Scuola di Hokuto. Ancora in un articolo del 2018, entro sei mesi, "l'apocalisse Brexit" avrebbe dovuto mettere in ginocchio il Regno Unito: sono ancora qui, come i non vaccinati che dovevano essere tutti morti (ipse dixit). Attendiamo speranzosi la fine dell'Inghilterra, salvo che non finiamo prima noi, sarebbe una beffa.

sabato 9 aprile 2022

Kinch, la lama di coltello

Non è per lettori distratti, l'Ulisse, come diceva Svevo, però non è nemmeno così enigmatico come si pensa una volta trovata la chiave di certi riferimenti all'attualità del tempo e quelli propri dell'autore, che comunque si divertiva a buttare dentro tutto quel che gli passava per la testa (quel "flusso di coscienza" che le maestre delle superiori ci indicavano come una cosa strabiliante, un'invenzione sconvolgente). A me quel romanzo europeo lì, di quel periodo, mi piace assai, come mi è sempre piaciuto La coscienza di Svevo (di Zeno, ma di Svevo). Il fu Mattia Pascal, per esempio, ha una sua luttuosità tutta meridionale, che piega al patetico, quella nordica è invece più freddina, a volte scanzonata, seppur terribile (il verdemoccio, il bacile di bile della madre morente). Mi sto divertendo a cesellare tutto parola per parola, solo che così non se ne viene a capo, un solo capitolo mi prenderà un mese. Anche perché vorrei abbinare a ciascun capitolo una piccola pagina di note in modo da agevolarmi la lettura negli anni a venire. Megalomania? Diciamo più un sogno, forse una favola.

venerdì 8 aprile 2022

Ulisse tradotto

Molto bello e anche divertente da tradurre l'Ulisse, perché sono pochi i libri tradotti che mi soddisfano per davvero. La traduzione di Giulio De Angelis per Mondadori strideva e non mi suonava bene. A seguire dei brani tratti della mia versione.


– Dio! disse tranquillo. Non è forse il mare proprio come dice Algy: una grande dolce madre? Il mare verdemoccio. Lo scrotorestringente mare. Epi oinopa ponton. Ah, Dedalus, i Greci! Devo istruirti. Devi leggerli nell'originale. Thalatta! Thalatta! È la nostra grande e dolce madre. Vieni a vedere.

Stephen si alzò e si accostò al parapetto. Si appoggiò e abbassò lo sguardo sull'acqua e sul postale che si allontanava dalla bocca di porto di Kingstown.


De Angelis poi traduce "noserag" in "moccichino", e può essere anche corretto, ma mi suona come mokaccino e cappuccino, quindi gli ho preferito un più villano (perché Buck Mulligan è un gran villano) "straccetto da naso":


Si avvicinò alla piazzola e, infilando una mano nel taschino di Stephen, disse:

– Prestaci il tuo straccetto da naso per pulire il rasoio.

Stephen gli permise di tirarlo fuori e di esibire, tenendolo per un angolo, uno sporco fazzoletto stropicciato. Buck Mulligan ripulì accuratamente la lama. Poi fissò oltre il fazzoletto, e disse:

– Lo straccetto del bardo! Una nuova tinta d'autore per i nostri poeti irlandesi: verdemoccio. Sembra quasi di sentirne il sapore, non ti pare?


Versione di De Angelis:


Si avvicinò alla piazzuola e, cacciando una mano nel taschino di Stephen, disse:

– Mollaci in prestito il tuo moccichino per asciugare il rasoio.

Stephen tollerò che tirasse fuori e tenesse in mostra per un angolo un fazzoletto sporco e gualcito. Buck Mulligan pulì diligentemente la lama. Poi, percorrendo con lo sguardo il fazzoletto, disse:

– Il moccichino del bardo! Nuovo colore pittorico per i nostri poeti irlandesi: verdemoccio. Sembra di sentirselo in bocca, vero?


Tutte le mie traduzioni verranno poi stampate su fogli A4 fronte e retro ad uso privato e familiare e consegnate alla posterità, guerra mondiale permettendo.

mercoledì 6 aprile 2022

Mangiate meno brioches

Ieri "non fai il vaccino, ti ammali, muori", oggi "scegliere fra la pace e il condizionatore acceso". Mario Draghi è l'epitome dell'imbarazzo. Anni di politiche energetiche larghe e spericolate e poi d'un tratto, puf, la colpa è nostra che ci facciamo una doccia al giorno (io no, io già da prima indossavo solo due gocce di Chanel). Solo il cretino di sinistra, che va cercando occasioni di elevazione etica e morale in ogni sciagura, può concordare con tali affermazioni scodinzolando felice, noi no.  

Mi chiedevo cosa mai sarebbe arrivato dopo Berlusconi, e la risposta è che non c'è fine al peggio.

Falsa dicotomia: far credere che esistano solo due alternative o comunque che stiano sullo stesso piano nel medesimo rispetto:

Trova largo uso nelle orazioni politiche o nelle invettive come strategia retorica per forzare una scelta a proprio favore utilizzando domande retoriche, per esempio affermazioni come "Sei con noi o con i terroristi?" oppure "Siete contrari a questa liberalizzazione. Voi volete instaurare un sistema sovietico!" 

Giusto un piddino ci può cascare.

Sull'uso diffuso della parola "libertà"

Bisognerebbe avere più pudore della parola "libertà" e dell'aggettivo "liberale", e prima di farne oggetto di rivendicazione politica e drappo di battaglia, coscienziosamente andare a vedere se si è all'altezza di esibirne le credenziali, perché la "libertà" oggi è merce così diffusa che non significa più niente e anzi ha preso a significare il suo contrario, chiamiamola piuttosto mestizia questa "libertà" tradita.

Miti del pragmatismo: il rasoio di Occam

Un altro mito del pragmatismo: il rasoio di Occam, che tradotto per il popolo significa scegli la soluzione più semplice, per esempio che non è la terra che gira intorno al sole, ma il sole che gira intorno alla terra (è semplice, noi stiamo fermi, è il sole che si muove). In realtà il principio che passa sotto il nome di Rasoio di Occam recita: «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem.» (Non moltiplicare gli elementi oltre il necessario). Ma per capire se li stai moltiplicando oltre il necessario ci va comunque del bel ragionamento, non è un liberi tutti della ragione ad uso anime semplici. La banalizzazione del principio di Occam esprime una preferenza personale (preferisco la semplicità e cito Occam per darle quel tocco di autorevolezza), ma la preferenza personale, di per sé, non è criterio di verità, altrimenti sarebbe vero che la terra è piatta perché la misuriamo con la livella da muratore.

martedì 5 aprile 2022

La tesi del mainstream

Il mainstream, dicono, ci ha mentito sulla pandemia, ma questo non significa che ci menta anche sulla Russia, i fatti, per esempio, ci dimostrano che la Russia ha invaso l'Ucraina. Non c'è dubbio, ma questo non dimostra niente, dimostra solo che il mainstream non ci mente nella misura in cui incontra i nostri gusti e la nostra sensibilità "liberale" (metto il termine fra virgolette per pudore). Ora, io diffido dei mentecatti russi come di quelli ucraini e occidentali, per cui questa fiducia improvvisa nel mainstream, spesso popolato dai più mentecatti fra i mentecatti, non mi convince per niente: attenzione a non confondere verità e desiderata. (per quanto concerne le attuali stragi di guerra, non mi stupirei se fossero da attribuire ai trucidi battaglioni russi, non ho alcun pregiudizio al riguardo, ma questo vale per tutti i casi una volta accertata la verità).

Segnalibro

"– Oh! Ma allora sei proprio un vigliacco, Ferdinand! Tu sei ripugnante come un topo... 
– Sì, assolutamente vigliacco, Lola, rifiuto la guerra e tutto quel che c’è dentro... Non la deploro, io... Non mi rassegno, io... Non mi piagnucolo addosso, io... La rifiuto recisamente, con tutti gli uomini che contiene, voglio averci niente a che fare con loro, con lei. Fossero anche novecentonovantacinque milioni e io solo, sarebbero loro che hanno torto, Lola, e io che ho ragione, perché sono il solo a sapere quel che voglio: non voglio più morire." 

(Viaggio al termine della notte)

lunedì 4 aprile 2022

Sinistra bianca

C'è un termine che viene dalla Cina che definisce al millimetro lo spirito dello scemotto occidentale. Certo la Cina non è una democrazia, e in senso ancora più eclatante rispetto al nostro (non si tengono nemmeno le elezioni in Cina, nemmeno per salvare le apparenze), tuttavia il termine è perfetto: báizuǒ ("sinistra bianca").

Il termine sta ad indicare la persona "ipocritamente ossessionata dalla correttezza politica" per "soddisfare il proprio senso di superiorità morale" spinta da una visione eurocentrica "ignorante e arrogante" che "prova pietà per il resto del mondo e si sente sua salvatrice".

Non è bello che ce lo debbano far presente proprio i cinesi, ma forse sono proprio gli altri i più legittimati a romperci lo specchio in cui siamo tutti impegnati a vederci bellissimi.

Novellisti di professione

"Alcuni, novellisti di professione, raccoglievan diligentemente tutte le voci, abburattavan tutte le relazioni, e ne davan poi il fiore agli altri." (Manzoni, I Promessi sposi, cap. XXX)

Questa del Manzoni potrebbe essere presa a epitaffio dei giornalisti, a maggior ragione oggi che ci improvvisiamo tutti tali spacciando per articoli inediti grandi assemblaggi di notizie trovate qua e là su internet: abburattavan tutte le relazioni, e ne davan poi il fiore agli altri.

La frase si riferisce a quelle persone che si erano ritrovate a ripararsi nel castello dell'Innominato, dopo la sua clamorosa conversione, per sfuggire ai lanzichenecchi. Le notizie delle razzie giungevano al castello, e i più ispirati ne traevano un riassunto facendo la media comparata fra il vero e l'eclatante, indirizzando il senso là dove volevano indirizzarlo. (bisognerebbe denunziare la scuola pubblica per aver ammazzato nelle persone la curiosità di leggere Manzoni).

giovedì 31 marzo 2022

La fine della verità

Non solo la propaganda russa, ma soprattutto quella occidentale rischia di intorbidire le acque già melmose della guerra: chi sa più che cosa sta succedendo in Ucraina? Da una parte si magnificano i successi della resistenza che respinge i russi sulla linea del bagnasciuga, dall'altra ci bombardano continuamente di immagini di città rase al suolo dall'invasore, è un lavaggio del cervello, una cura Ludovico che da mane a sera crea nella mente dello spettatore connessioni fra ciò che è vero e ciò che è soltanto verosimile. La gente, presa in mezzo al grande cataclisma, intanto crepa, e non saranno le scemenze della messa al bando delle z o l'abbassamento del termostato a salvarle dalla morte, quelle sono solo cretinerie occidentali doc, stupidaggini col bollino, se ne incontrate uno scappate più veloci che potete prima che per casi suoi, ispirati a chissà quale battaglia di principio, vi imponga le domeniche in bicicletta e vi tolga l'uso delle h

venerdì 25 marzo 2022

I russi

Non si può mica più parlare di Russia, oggi come oggi, senza destare sospetti, e questo da un giorno all'altro; se avete da dire qualcosa su qualsiasi stato o regione del mondo, che so, sulla Nuova Guinea, sul Golfo del Bengala, sull'Azerbaigian, ditelo adesso che un domani potrebbe abbattersi anche l'embargo su certi argomenti e stendersi come un sudario la damnatio memoriae. Addirittura la condanna ha colpito retroattivamente la Russia e anche solo a citare Gagarin o Solženicyn potreste essere tacciati di russofilia. Solženicyn è stato nel gulag, signora, è un russo buono. Macché, non la convinci, appena sentono quel -ev, quel z e quel -ovic si portano subito la mano ai brillanti. È Putin quello cattivo, i russi sono mediamente innocenti quanto noi. Mio nonno, guardando i russi alla televisione, si rivolgeva a mia nonna stupefatto: 'ciò, Diana, ma ie proprio come noiartri!'. Si credeva che fossero di una razza diversa da quella umana, mio nonno, imparentata con gli orsi e le marmotte, e fate conto che mio nonno era comunista. No, non c'è più modo di ragionare a 'sto mondo, siete tutti impazziti, tranne me, ovviamente.

Adelante, Pedro, sin juicio

Si sposta in massa l'opinione pubblica da un circo all'altro con la velocità di un fulmine, tanto palpitava e si sgolava per una cosa il giorno prima, così il giorno dopo quella stessa cosa è dimenticata in un angolo come un giocattolo rotto. Siamo sempre noi quelli che inseguivano con i droni la gente da sola sulle spiagge, perché più che la reale minaccia sanitaria c'era da far valere un principio, il principio dell'obbedienza, obbedire per obbedire, per quale motivo non si capisce, per fare piacere al re, per compiacere il consesso dei cretinetti riuniti in seduta plenaria e permanente su twitter. Oggi più di ieri si creano le minacce e ci si imbroda per averle brillantemente sventate, un gran reality con una sceneggiatura che è sempre lì lì per scadere in sceneggiata, e infatti scade. Ho appena letto su un giornale che Biden valuterebbe il "first strike attack", che vorrebbe dire che lancerà la bomba per primo, sempre per il bene, per la vittoria della democrazia sulle forze del male. Ci sta, non mi stupisco più di niente, della leggerezza dei giornalisti, soprattutto, che pur di acchiappare qualche click farebbero sganciare la propria madre sull'Ucraina a cavalcioni di una bomba atomica. Adelante, Pedro, sin juicio.

giovedì 24 marzo 2022

Evoluzione del cretino di sinistra

Il cretino di sinistra di sciasciana memoria (Nero su Nero) è oggi un perbenista tutto fasciato come un involtino in certe idee á la page che si vogliono dire razionali, intelligenti, quando non addirittura ragionevoli. La categoria del "ragionevole" è ancora più terribile di quella del "ragionato", perché "ragionevole" non per forza significa "secondo ragione", ma piuttosto "opportuno", "conveniente", a una certa tesi che si vuol imporre, per scopi anche meschini o completamente avulsi dalla realtà. Lo abbiamo visto nel caso della pandemia: tra un mese toglieranno il greenpass, salvo ripensamenti, perché si è deciso che la pandemia può adesso finire (lo spettacolo ha stufato, c'è un nuovo circo in città). I dati pandemici, nel frattempo, sono anche peggiori rispetto a quelli presenti al momento di decidere l'introduzione del passaporto, il cui impatto sanitario è stato nullo. Una cosa così inutile ma tuttavia necessaria a fare sfoggio di virtù, non poteva che mandare in solluchero il cretino di sinistra, e così è stato. Il cretino di sinistra, d'altronde, non si può evitare, anzi, è lui che si offrirà a te come soluzione, e per ogni cosa che dirai non conforme alla sua tabella di valori (i cui riferimenti sono Che tempo che fa, Propaganda live, Il Post, più una manciata di fumettisti che si danno arie da intelligenti), ti guarderà con espressione di rimprovero come si fa con i bambini quando urlano "cacca!" alla messa di Natale. Per il cretino di sinistra tutto è sacro, tranne il rispetto di ogni opinione eventualmente decentrata. Il cretino di sinistra è il cecchino dell'autonomia di pensiero, finché prospererà, non si riuscirà più a respirare aria buona.

La difesa dei valori occidentali

Quando tutto andava a gonfie vele e i parametri economici promettevano alle nostre generazioni una sopravvivenza decente e qualche extra, il nostro problema principale era lo spleen, che è prodotto tipicamente occidentale, e consiste in quella vaga malinconia e noia di vivere risultante dallo scarto tra le comodità acquisite - quali, per esempio, acqua calda, abbondanza di cibo e campionato di calcio - e il domandarsi tuttavia che senso avesse e per che cosa quella vita, quasi a covare un senso di colpa, il sentimento di uno spreco, di una impossibilità di cavarne comunque una qualche soddisfazione. Ora che siamo sotto la minaccia reale dei razionamenti, quello spleen ci ha abbandonati e fra le pieghe della pura Wille zum Leben fa capolino il desiderio ardente di ritornare alla vita di prima, promettendoci, come a fare un fioretto, che se tutto tornasse al suo posto poi non ci lamenteremo più. 

Al supermercato cominciano a scarseggiare le scatolette per i nostri amici a quattro zampe, e anche il mangime per i nostri amici pinnuti (cioè i pesci). Li importavamo dalla Russia, e non voglio sapere cosa ci mettevano dentro. Tuttavia Bilbo si leccava i baffi, e Frodo aveva il manto tutto luminoso. Ora non vogliono più mangiare e in attesa che la filiera venga riconvertita all'uso della carne di castoro canadese, maledico Putin e li mantengo ad acqua e zucchero. Gli verranno le carrie ai dentini, poverini, ed è anche per questo che dobbiamo porre fine al più presto a questa odiosa invasione.

mercoledì 23 marzo 2022

Piccolo mondo antico

Tutto il mondo ragiona ormai come se fosse un ambientino ristretto. Vissuti in un ambiente di scarse vedute, tutto chiuso nelle sue piccolezze, un tempo si poteva sperare di uscire da quella palude e aprirsi a un mondo più interessante e vario, di rapporti più autentici e di idee meno conformi, e tuttavia oggi si scopre che anche l'intero mondo è ormai diventato una proiezione di quel medesimo ambientino chiuso su scala planetaria. Del resto anche il nostro Leopardi, desideroso di uscire dalla sua gabbia di Recanati, rimase poi deluso nel constatare che tutta l'Italia era in effetti una piccola Recanati a forma di stivale. E quale scoramento nel vedere quelle ristrettezze di pensiero tradotte poi in disposizioni di legge, perché l'apparenza non inganni, il progresso dei valori civili tanto sbandierato è solo una patina sottile che si gratta via con un niente. Il perbenismo dilaga, e anche una cosa grande come la liberazione dell'uomo in senso più ampio e generale, è poi regolata da ometti meschini che quella grandezza la declinano con gli occhi del loro piccolo conformismo. Se può consolare, il mondo non cambierà mai, da qui a 20.000 anni, sarà sempre lo stesso, sempre che ci arrivi ancora onusto di esseri umani.

La tesi della scheggia impazzita

All'improvviso Putin è diventato Hitler e la Russia il nazionalsocialismo, una scheggia impazzita, e allora uno si chiede come mai, quando agli albori della sua ascesa politica Putin radeva al suolo quel che era rimasto di Grozny per liberarla dai separatisti ceceni, 

«Noi perseguiteremo dappertutto terroristi, e quando li troveremo, mi perdoni l'espressione, li butteremo dritti nella tazza del cesso.»

(parlando dei guerriglieri ceceni, 24 settembre 1999)

nessuno ha gridato alla terza guerra mondiale, forse perché per innescare un conflitto che possa fregiarsi dell'appellativo "mondiale" occorre che prima accenda la fantasia degli europei, e che tocchi certe corde particolari per cui un ceceno possa essere equiparato a un ucraino e gli si possano inviare armi e il sostegno della Nato (si vede che i bambini ceceni erano dei terroristi, se non in atto, almeno in potenza). E dunque Grozny come Kiev? Macché, Putin è Hiltler solo quando conviene.

Morale della storia: Putin non mi pare impazzito, è coerentemente lo stesso di sempre, ora la corsa dei rotocalchi da parrucchiera per metterlo in cattiva luce (è impazzito, da piccolo giocava coi topi, è malato, gli è partita la brocca, può scatenare un conflitto nucleare, è assetato di sangue, è un vampiro ateo e comunista) appare un po' ridicola, soprattutto quando per anni abbiamo fatto affari con il grande dittatore alla luce del sole, gas, grano, fertilizzanti, idrocarburi, commodities (commodities piace molto agli atlantisti e agli appassionati esterofili).

L'occidentale oggi tutto triggherato non solo è cretino, ma è anche un odioso ipocrita, arriverà il giorno che gli presenteranno il conto a questo signorino di città, e non sarà piacevole.

martedì 22 marzo 2022

Con le dovute premesse

Premesso che: ho fatto il vaccino, Putin è Hitler, faccio la differenziata, forza Nato, Salvini brutto, viva Biden, abbasso CasaPound, a morte Dostoevskij, grande Matty, ecc. ecc., mi sono scordato quel che volevo dire. Ah, sì. Che nell'epoca della garantita massima libertà di espressione, cosa che ci dovrebbe sulla carta distinguere principalmente dai russi e da tutti gli altri trogloditi che non tengono alla democrazia, occorre prima vergare due rotoli di pergamena di giustificazioni per sedersi al tavolo dei legittimati a discutere. Qui si sta esagerando, la cara libertà di espressione come un uroboro ha fatto tutto il giro e si morde la coda: per salvarsi deroga ai suoi principi, e da gemma si è fatta statua di sale. 

lunedì 21 marzo 2022

Di superiorità morale, ecc.

Mi sono sentito anch'io per un periodo "occidentale superiore moralmente"™, ne troverete traccia nelle tante cose che ho scritto, ma poi a un certo punto, parlando con, e mettendomi nei panni di, un amico non propriamente occidentale, ho percepito nei miei discorsi questa differenza e questa presunzione, di pensare che il nostro mondo sia il migliore dei mondi possibili, e gli altri vi si debbano adeguare, con il sorriso, e con gratitudine. Ora, il discorso non si applica alla Russia, quelli sono criminali, si è appurato, e nemmeno ai farabutti, riguarda più l'intellettuale di sinistra, il quale fa della superiorità morale il suo distintivo da giovane marmotta e tronfio e querulo, con il ditino alzato, ci dà lezioni di etica alla tv. Come nel caso dei programmi di intrattenimento intelligente di Rai3, dove c'è sempre almeno un professorino stucchevole e smanceroso, e non mancherà in quota rosa anche l'attrice brillante con i capelli elettrici color melanzana, che con voce contrita ci reciterà qualche pippone sulla giustizia, sui diritti e sulla libertà. Intesi, non che diritto, giustizia e libertà siano da buttare, è che ne fanno un uso tutto loro personale, o se volete strumentale, e un domani, se vi reputeranno poco simpatici alla loro cricca, stai sicuro che invocheranno solo per voi le leggi speciali, e tireranno fuori qualsiasi cosa pur di screditarvi, come i peggiori delatori. L'uomo di sinistra, eliminati tutti gli inferiori moralmente, si avvia ad essere il più grande pericolo di tutti.

domenica 20 marzo 2022

A criminale, criminale e mezzo

Crimini di guerra. E cosa non sarebbe un crimine, in guerra? Una volta che hai armato i civili, ogni civile diventa un soldato da sforacchiare, ogni casa un obiettivo militare. I russi non hanno da far finta di rispettare il galateo della guerra chirurgica, quella che dovrebbe seguire, nelle intenzioni degli ipocriti valori occidentali, le risultanze dei piani catastali, una volta slegata l'isterica, potreste anche presentarvi inermi a braccia alzate, non è detto che vi riconoscano le attenuanti. Resistere li accanisce, la resa non cambia le sorti, non c'è simmetria in guerra, ogni scelta porta comunque alla rovina. Ripeto, è la forza a creare i valori, e se vogliamo che siano i nostri ad imporsi come giusti, converrà vincere il nemico in un modo o nell'altro, perché i valori sono relativi, anche e soprattutto i nostri occidentali, non sono né più giusti, né più sbagliati; ma se vorrete continuare a sentirvi superiori alle barbarie, moralmente, come si addice a un vero occidentale, occorrerà derogare ai vostri principi, e acconsentire per il tempo di una guerra di farvi più criminali dei criminali. Tradotto in parole povere: se volete andare alla guerra, vi si presenterà l'evenienza di ammazzare i russi, anche se sono innocenti, preparate le vostre anime belle, cari occidentali dei miei stivali.

venerdì 18 marzo 2022

I bambini

Gli europei si accorgono dei bambini morti sotto le bombe solo a sprazzi e secondo logiche tutte interne alle dinamiche di redazione, si farebbe del benaltrismo a ricordare in questo momento i bambini dello Yemen, morti pure loro sotto i bombardamenti, quindi, sì, vi si può accennare, ma senza esagerare per non incorrere nel reato di lesa maestà. "I hope the russians love their children too", cantava Sting, perché sotto sotto gli era rimasto il dubbio che si mangiassero i bambini. Anche gli ucraini, temo, abbiano ammazzato dei bambini, ma visto che loro si difendono da un'invasione, non lo avranno fatto con intenzioni malevole. Confido allora che quando entreremo in guerra contro la Russia, noi occidentali progrediti risparmieremo le donne e i bambini per ammazzare solo i loro giovani più sani, maggiorenni e di sesso maschile. (non c'è bisogno che vi specifichi l'amaro sarcasmo, ma non nutro fiducia nei confronti del lettore occasionale, quindi va specificato).

"Se le cose peggiorano, pensiamo a dei razionamenti"

Siamo giunti in questi ultimi tempi a livelli tali di condizionamento che se un domani ci convincessero, per una qualche ragione e facendo leva su una certa paura, che dobbiamo tagliarci tutti il dito mignolo, la gente rincorrerebbe coi forconi gli individui provvisti di dieci dita. Il fenomeno più spaventoso a cui si è data la stura è la vigilanza attiva del cittadino responsabile, il controllore civico, lo scrutatore diffuso munito di regolare lettera di corsa per impicciarsi degli affari altrui, sempre in nome della salute pubblica, o se non altro di quella morale. Un domani, constatata la mancata adesione ai programmi di razionamento, i cittadini controllori potrebbero anche essere autorizzati a far irruzione nelle nostre case per controllare i frigoriferi e prendere nota della temperatura dei termosifoni, e a scendere in cantina a segnare il numero di salami appesi a stagionare. Nascondete il formaggio finché siete in tempo, e l'olio di semi, e ponete al riparo i vasetti di olive, vi potrebbero essere confiscate per eccedenza del quantitativo consentito. Fantasie? Mai dire mai, siamo ufficialmente entrati nel secolo folle, niente ci può sorprendere.

mercoledì 16 marzo 2022

Piccoli gesti che fanno una grande differenza

Ieri sera a Scarabeo ho scritto la parola "supercalifragilistichespiralidoso" senza usare le 'Z' in segno di protesta contro Putin, e ho abbassato il termostato a 18° come ha detto di fare il noto attore Alessandro Gassmannn, l'uomo del gas (nomen omen), per colpire anche noi nel nostro piccolo l'economia russa. Ho letto su internet che se adeguatamente coperto, il corpo umano può resistere anche a -20°, per cui abbiamo ancora un ampio margine per ulteriori ed eventuali slanci rivoluzionari, e se mai vi si congelasse il naso, indossate le mascherine ffp2, che è ormai corredo obbligatorio dell'eroico cittadino rispettoso, soprattutto al chiuso. 

Eh già, la gente muore in Ucraina, non è un videogioco, così ho pensato di onorarla indossando per un giorno una felpa con i colori del battaglione Azov, che ci assicura l'Huffington Post non essere nazista: "La propaganda di Putin non ha senso, non c'è nulla da denazificare a Kiev. Il Governo però ha irregimentato i super-estremistri di destra del battaglione Azov nell'esercito regolare." Vabbè, sarà stata una svista di Zelenskyy, e poi i nazi menano forte, in un esercito possono sempre tornare comodi. Zelenskyy potrebbe anche rendere pan per focaccia a Putin asserendo che vuole decomunistizzare la Russia, così a cazzate staremmo pari. 

Mi sono anche ripromesso di non ascoltare più Mussorgsky e di non leggere più Dostoevskij, che per la cronaca non leggevo anche prima di Putin perché andava troppo per le lunghe; leggerò solo Bulgakov, che è ucraino seppure di origini russe, però bianco, e se non incrocia Beppe Sala potrebbe anche farcela a scamparla dallo sparire dalle librerie milanesi. 

Voi ridete, ma queste cose sono vere, e chiunque passerà da questo post fra qualche anno lo guarderà e ci compatirà, sempre che fra qualche anno non siamo messi anche peggio, il che, visto l'andazzo, è possibile.

Preambolo a un'abiura

I fatti: la Russia invade l'Ucraina per ragioni sue di spazio vitale (Lebensraum, vi fornisco la connessione con Hitler così da poterlo paragonare a Putin) o per questioni, dall'altro punto di vista, legate a una percepita minaccia alla sicurezza nazionale (allargamento a est della Nato, ecc.), in tutti e due i casi abbiamo come conseguenza guerra, morte e distruzione in un paese sovrano. Aggiungi anche che larghe parti del suo territorio sono state erose da spinte indipendentistiche, non si sa quanto eterodirette, che di fatto ne hanno minato l'integrità territoriale (e d'altronde, il territorio è corpo aperto alle modifiche, non è niente di dato una volta per tutte). Aggiungi anche il regime change avvenuto in Ucraina nel 2014 (Euromaidan), anche questo, dicono i russi, eterodiretto dall'occidente che ha fatto cadere il legittimo governo filorusso (su quel legittimo ci si può confrontare a piacere, la legittimità è concetto relativo, in un senso e nell'altro, ed è per questo che ogni guerra è legittima dal punto di vista di chi la fa).

Detto questo: tifo io per Putin? No, perché ne ho terrore, perché lo ritengo pericoloso e autoritario. Detto questo: posso io sviluppare ragionamenti più complessi? No, perché, come nel caso della pandemia, ogni ragionamento più complesso verrà interpretato come prova di prossimità al nemico. È questo un modo di procedere razionale? No. Sono i danni della polarizzazione, i ragionamenti complessi sono considerati sospetti. E dunque sono razionali le messe al bando delle lettere 'z', dei direttori d'orchestra russi, di tutti i capitali che allo stato attuale sono considerati emanazioni di una dittatura (mentre capitali cinesi e arabi sono per il momento ancora considerati spendibili).

Siete dei mentecatti voi che per reagire a Putin ragionate in questo modo? Sì.

Considerate questo come preambolo a un'abiura che tra non molto ci verrà richiesta in forma ufficiale per continuare a scrivere due righe sul web.

martedì 15 marzo 2022

È diventato impossibile discutere

Internet è diventato invivibile per l'espressione del pensiero, orde di cittadini col forcone si muovono in massa per linciare metaforicamente il primo che si scosta dal sentiment, una sorta di dittatura dello Zeitgeist, ma somministrata da remoti inquisitori in "smart" working. Prima tutti: addosso ai novax! Adesso tutti: addosso a Putin! - che per la cronaca lo si è detto sempre dalle colonne di questo blog, che non era tipo raccomandabile -, ma quel che contesto è il modo isterico in cui ormai ti si giudicano le intenzioni, i retropensieri che eventualmente dovresti nascondere, se fai notare un "sì, però". Sacrilegio!, quel "sì, però" diventa condanna definitiva a tre ergastoli e cancellazione immediata dall'albo delle persone stimabili. Datevi una calmata, non si può discutere di nulla se alla minima cosa passi per servo di Putin o negazionista novax: ma che cosa vi terrorizza? Volete che vi faccia a mia discolpa l'enumerazione di tutte le repubblichine filo-russe nate dalla disgregazione dell'Unione Sovietica? Devo pubblicamente abiurare? Ma che, siete diventati tutti dei bellarmini? Curatevi.

sabato 12 marzo 2022

La gioiosa macchina da guerra

Strani giorni, questi, in cui si è tacciati di essere novax (da vaccinati) e servi di Putin perché non si vuole dichiarare guerra alla Russia. Proprio così: dichiarare guerra alla Russia. Sembra cosa da nulla, quattro paroline, che vuoi che sia. È il conformista dem quello che ci porterà alla terza guerra mondiale per fargliela pagare a Salvini. Che Putin fosse un pericoloso autocrate lo sapevamo senza che ce lo venissero a dire, e d'altronde noi occidentali crediamo di farci la figura dei santarellini? Le guerre giuste, secondo la nostra maniera di intenderle così, non le abbiamo fatte anche noi? Via, siamo seri. Il problema è pratico: siamo noi in grado di combattere una guerra contro la pericolosa Russia? Voglio dire imbracciando le armi, portando i bombardamenti sulle teste degli altri e sulle nostre, qui, in Europa? Fintanto che si tratta di combattere la guerra abbassando il riscaldamento tutti leoni, vi voglio vedere quando la guerra arriverà per le strade, qui da noi. Scenari improbabili? Lo spero. Cari compagni, l'ultima volta che vi siete fatti prendere dalle fantasie belliche non vi è andata molto bene, mi pare (citare Occhetto, 1994). 

giovedì 10 marzo 2022

Si vis bellum, para pacem

Dovremmo prima valutare bene se siamo in grado di sopraffare la Russia sul piano militare, e solo dopo aver fatto bene i conti, solo in quel caso, provocare eventualmente l'incidente (lo dico a chi vorrebbe gli aerei Nato sull'Ucraina, io non li vorrei). É la forza che ci rende giusti, non gli ideali. Questa verità ci fu rivelata da un tedesco coi baffoni che passava per matto e che a citarlo nella situazione attuale potrebbe anche suonare di malaugurio. Diceva che i valori li creano i più forti, e per valori intendeva quelli che sorreggono una civiltà, i giudizi di "buono" e di "cattivo". Se l'Occidente saprà rivelarsi più forte, allora avremo la prelazione sui giudizi di "buono" e di "cattivo", altrimenti saranno i russi a fondare nuovi valori (russi o cinesi, o chi per loro). Riprogrammare una società su valori completamente diversi è più facile di quel che si creda, in uno scenario di guerra aperta, quella guerreggiata, non quella condotta sui social, questo privilegio spetterà al più forte, cioè al più distruttivo. Se volete la guerra, preparate la pace, è in tempi di pace che si prepara la guerra.

mercoledì 9 marzo 2022

In Ucraina c'è il 70% di novax

Se era così urgente la pandemia da occupare tutto lo spazio dell'informazione, giorno e notte, minuto dopo minuto, fino a farsi isteria collettiva (perché non c'è più modo di comunicare con il popolo se non attraverso l'isteria), come mai ora di questa urgenza non se ne fa più cenno e le poche informazioni che bucano l'infotainment sulla guerra hanno l'aria di notiziole di rincalzo provenienti da un luogo del mondo dimenticato? Hanno ragione le virostar, la pandemia non è scomparsa con la guerra, in Ucraina sì, dove c'è il 70% di novax, e qualcuno solleva giustamente la questione dell'obbligo delle mascherine all'aperto anche per chi fugge a piedi, fuggire sicuri; e per non dire dei rifugi, dove stanno tutti ammassati al chiuso per sfuggire alle bombe, con l'effetto che di questo passo ne moriranno più di covid che sotto le bombe (io scherzo, ma sono sicuro che qualcuno in cuor suo ci avrà pensato, ed è solo l'attuale bon ton bellico che gli impedisce di farlo notare). Dove sta la verità, sulla guerra, sulla pandemia, sulla reale minaccia che corriamo, in tutto questo pandemonio? Lancio la bomba: e se fossero tutti dei mentecatti, governo russo e governo ucraino compresi?

Se vuoi la pace

La pace dell'Europa non si fonda sui graziosi principi di tolleranza e di libertà, quelli sono i giocattoli per i bimbi, valori a cui si deroga secondo l'occorrenza, maquillage, la pace dell'Europa si fonda su una posizione di dominio tecnico, politico e finanziario venuto meno il quale, viene meno anche l'Europa. E da qui il dispiacere di vedere l'Europa diventare ancora una volta il terreno di scontro fra le superpotenze, ancella di interessi terzi. Se vuoi la pace, mettiti nelle condizioni di farla valere (ma per farlo senza la deterrenza sfacciata delle armi occorrono intelligenze che attualmente in Europa, ahimè, non se ne vedono).

Geopolitica for dummies

Avreste mai pensato che saremmo ritornati alla guerra fredda, alla Nato contro Patto di Varsavia? E che sarebbe ritornato pure Sting a cantarci Russians su tema di Prokofiev? Mi ricordano gli anni ottanta, quel sapore di liberi tutti da tardo impero (sovietico), e un po' anche il periodo d'oro della fantascienza, a ridosso del dopoguerra, quando "atomico" era aggettivo da applicarsi anche ai tostapane per dare quel tocco di futuribilità anche all'elettrodomestico di casa. Mi chiedo quanto sia saggio chiudere in gabbia l'orso arrabbiato. Come sia possibile non inserire nel computo delle concause anche il nazionalismo ucraino oltre a quello russo. Come non sia possibile, pena gli strali delle anime belle, non considerare il calcolo cinico dell'occidente, che ha usato l'Ucraina per anni come elemento di disturbo del nemico. Poi è chiaro, la Russia è tremenda, cliente scomodo da avere al confine per una nazione che voglia aspirare alla sua indipendenza, non dico il contrario. Non so cosa avesse inteso Zelensky, quali assicurazioni si pensava di aver ricevuto dall'Occidente (e dagli Stati Uniti), ma di certo la Nato in questo momento non può invadere la Russia. All'Ucraina la nostra solidarietà, e la vittoria all'Eurovision Song Contest 2022.

sabato 5 marzo 2022

Cattus catto tigris

Dinamiche di guerra anche nel cortile di casa: la gatta a cui diamo da mangiare osserva accovacciata un gatto nero che soffia e miagola contro un gattino bianco e marrone. Il gatto nero difende il suo territorio e le preziose risorse che ivi appaiono a intervalli regolari fuoriuscendo dalla pipeline connessa alla porta di casa. L'invasore è titubante, distoglie lo sguardo, arretra impercettibilmente, il gatto nero si erge impettito e minaccioso avvicinandosi a passo lento verso di lui, la gatta, neutrale, guarda ora l'uno ora l'altro attendendo il dipanarsi degli eventi. Alla fine l'invasore cede e se ne torna indietro con la coda fra le gambe, non c'è trippa, gira al largo, sciò!, qui è roba mia: cattus catto tigris, ogni gatto è tigre per il gatto, come diceva Hobbes.

lunedì 28 febbraio 2022

La piaga degli eventi

Una volta ci volevano trent'anni per fare due guerre, e mille milioni per fare una ruota che tirava un carretto, ma oggi gli eventi hanno preso una piega così spedita che nell'arco di un paio d'anni si può assistere a fenomeni di rara attrattiva, come per esempio una pandemia, la revoca della neutralità della Svizzera, l'entrata in guerra dell'Europa e una minaccia di conflitto nucleare, e ancora non è terminato l'anno. This is so stressful. Se una volta la storia si dipanava con la celerità di un Guerra e Pace, 1463 pagine suddivise in quattro volumi, oggi sta tutta concentrata nelle tre paginette dell'opuscolo del folletto, e ne ha la stessa profondità. È solo per comodità che ci protraggono continuamente lo stato d'emergenza, per farci prendere dimestichezza con il secolo velocissimo, che non s'abbia a soffrire di tutti questi mutamenti e si possa usufruire del bonus oxcarbazepina per prevenire l'ingorgo degli stimoli nervosi. Un'ultima richiesta: mi piacerebbe poter assistere anche a un'invasione aliena, che è da ragazzo che leggo fantascienza e provo un trasporto mistico e sensuale per il cielo popolato di lucine.

giovedì 24 febbraio 2022

Senza riparo

Dicevo su twitter che non posso combattere la guerra di internet contro Putin perché non credo più nell'occidente e nei valori che rappresenta, ho solo un sano terrore della Russia e della sua capacità di porre fine alla storia (nel senso più stretto, non nel senso di Francis Fukuyama). I valori dell'occidente sono bigiotteria, il fatto che la Russia non abbia troppo da giustificare le sue azioni rende la cosa ancora più terribile. E adesso, dove potremo mai nasconderci? Non si può, nell'era della globalizzazione siamo tutti esposti, tutti infinocchiati in solido, non c'è montagna o castello dell'Innominato che ci potrà salvare dai nuovi lanzichenecchi. Don Abbondio mio, sapessi come siamo finiti.

Il risveglio di Chtulhu

La Russia ha la possibilità di cambiare la storia. Le conseguenze si vedranno man mano, certo è che siamo in una nuove fase della guerra fredda, mai conclusa in verità. «Nella sua dimora di R'lyeh il morto Cthulhu attende sognando», scriveva Lovecraft, ebbene, Chtulhu si è svegliato. La pax netflixiana, passata in panciolle a guardare serie sul Mac, potrebbe essere giunta alla sua fine. Potrebbe e non potrebbe, non abbiamo la palla di vetro. Quando dico che non so quanto ci potremo ancora leggere e vedere qui su internet, scherzo e non scherzo, la questione non è poi così balzana. In ogni caso, ancora una volta occorrerà pensare per categorie nuove, mettere in conto dei cambiamenti, considerare scenari mai visti. A quanto ne sappiamo potrebbe finire tutto anche domani, dipende dai piani del Re del Mondo, che ci tiene prigioniero il cuore. Brace yourself.

mercoledì 23 febbraio 2022

Nuovi scenari

Cosa verrà dalla guerra Dio solo lo sa, e siccome Dio non si esprime possiamo umanamente immaginare un aumento del gas e dell'inflazione che l'accompagna. La ripresa economica è la carota attaccata al bastone, speranza rincorsa che si fugge tuttavia. Quanto siano sorpassati i leitmotiv della stabilità di bilancio e degli spread e dei governatori coi bazooka in tutta questa babilonia nemmeno i nostri supertecnici lo sanno, e se lo sanno fanno finta di non saperlo per non allarmare i sensibilissimi mercati. I mercati, bambagioni come sono, ci cascano con tutte le scarpe e infatti vedi come sono belli pimpanti, una ripresona. Bisognerà mettere in conto una certa perdita di signorilità, io già indosso la stessa felpa per più giorni così da far con poco quel che inutilmente si faceva con molto. L'ispirazione non manca, qualcosa da scrivere si trova sempre, solo si tratterà di conservare gli ultimi spiccioli per aggiornare di tanto in tanto il parco elettronico, sempre che non ci stacchino anche internet o che per accedervi serva aver fatto il servizio militare. Puoi star sicuro che non voto più pd.

martedì 22 febbraio 2022

Campo libero

La democrazia non è solo una forma ma è soprattutto la sua sostanza, è il rispetto della libertà delle persone che sono chiamate a votare. La disinvoltura con la quale si è penetrati nella sfera privata in questi due anni, il controllo sugli spostamenti, ha superato ampiamente il lecito e le reali necessità dell'emergenza e ha fatto scempio di questo rispetto, e ora la democrazia vorrebbe, di fronte ai suoi nemici, ribadire candidamente i suoi principi dando lezioni di libertà? È un'opposizione debole. Questa perdita di credibilità della democrazia ha i suoi effetti, la lenzioncina sul diritto internazionale risulta fiacca, ridicola, pretestuosa, e infatti se ne curano molto poco i suoi nemici, forti dell'evidenza di avere ormai campo libero. 

Epitaffio

Se Dio non esiste, tutto è permesso, e infatti il dio della democrazia non esiste più, e infatti tutto è permesso.

lunedì 21 febbraio 2022

Limes

Quando hai fatto parte dell'Unione Sovietica e i russi che una volta erano cittadini a pieno diritto diventano da un giorno all'altro minoranze linguistiche, è chiaro che ne verranno dei guai, il pesce puzza dalla testa. In Crimea, ricordiamo, i russi erano già entrati nel 2014 ma senza insegne, come ai giochi invernali, la Crimea è solo formalmente parte dell'Ucraina ed effettivamente una parte della Russia. Che poi l'occidentale sgrani tanto d'occhi facendo il candido non toglie niente alla complessità della faccenda: l'Ucraina è una giacchetta tirata ora a destra ora a manca, e la Nato non è meno caritatevole dell'Armata Russa, tanto per capirci. Le guerre della Nato hanno solo bisogno di un altro tipo di maquillage: questi millantano l'esportazione della democrazia, quelli il salvataggio dei fratelli russi minacciati dall'espansionismo americano. In mezzo, come sempre, quelli che non c'entrano.

domenica 20 febbraio 2022

I Promessi Sposi. Capitolo II

Trascorsa la notte in angosciose consulte, don Abbondio delibera di guadagnar tempo tirando per le lunghe, s'è ormai vicini al periodo proibito per le nozze (il primo dei quali cade dalla prima domenica dell'Avvento al giorno dell'Epifania) e intende trascinar gli sposi nella palude dei cavilli speciosi.

Lorenzo, detto Renzo, si reca dunque dal curato con la baldanza dello sposo che quel giorno convolerà con la morosa (aferesi lombarda di 'amorosa') ma qui trova un don Abbondio tutt'altro dell'umore che subito attacca ad avanzargli delle scuse: che non si sente bene, che non si può, e poi, e poi, e poi… c'è degli imbrogli. "Quali imbrogli?" dice uno sbalordito Renzo raccogliendo a tulipano le cinque dita della mano destra; "C'è da far delle indagini per vedere se ci sono impedimenti", risponde irremovibile don Abbondio. A questo punto Lorenzo, che era giovane forse un po' genuino ma a cui non faceva difetto carattere e intraprendenza, individuata in Perpetua l'anello debole del busillis, svolta in giardino sottoponendola a un fuoco di fila di questioni. Perpetua resiste eroicamente e solo dopo molto cavar di bocca si lascia scappare che di mezzo c'è dei prepotenti. Tornato in fretta dal curato, sotto minaccia di fare uno sproposito, Renzo si fa confessare il nome del ribaldo: è Don Rodrigo. A Don Abbondio, stremato dalla paura, vien la febbre nervosa, Renzo si fionda a casa della sposa covando cupi pensieri omicidi e il dubbio angoscioso di un tradimento di Lucia. 

L'ignara Lucia, da par suo, è in procinto di farsi vestire dalle damigelle, vergognosa e pudica si schermisce facendosi scudo alla faccia con il gomito, riottosa a tante attenzioni: "portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami"; e oltre a questo, era guarnita dell'ornamento quotidiano di una modesta bellezza. Messa rapidamente al corrente dallo sposo dell'accaduto, Lucia per poco non sviene, si provvede dunque a mandar via le donne e i due rimangon soli con Agnese: che fare?

I giovani e la rivoluzione

Può essere che i giovani non facciano la rivoluzione perché intendono che la loro rivoluzione sia questa, quella del senso civico e della responsabilità collettiva e del contribuire con il loro comportamento virtuoso al mantenimento della salute pubblica, se fanno i bravi sanno che riceveranno in premio il permesso di muoversi liberamente. Strana rivoluzione, a pensarci, ma i giovani hanno bisogno di rivoluzioni che siano alla loro portata, sono molto conformiste le giovani generazioni, hanno bisogno di sentire l'approvazione. Perché una rivolta abbia successo fra i giovani deve in qualche modo avere il crisma dell'approvazione sociale, che detta così sembra un paradosso, e invece racchiude tutto il senso di una grande verità: per rovesciare i valori bisogna che prima sia maturato in seno alla società il sentimento della rivolta, cioè il permesso di rovesciarli. In altre parole: i giovani cercano l'approvazione, se la rivoluzione non è approvata, non la fanno.

sabato 19 febbraio 2022

Una modesta proposta, che non verrà accolta

Se la destra fosse meno attaccata ai valori della tradizione potremmo fare dei passi avanti, se vuoi la tradizione è presto fatto: ti fai le zeppole, ti fai gli struffoli, ti fai i mustacciuoli, ti ripassi la ricetta del garum, il ketchup degli antichi romani; però non è che vuoi l'individuo libero per un verso e poi asservito per un altro, ai valori cattolici, a quelli morali, a quelli conservatori, deciditi destra, la libertà è una, unica e indivisibile. Soprattutto di questi tempi che servirebbe una forza intelligente da opporre a una sinistra cretina, perbenista, elitaria e totalmente disinteressata alla persona. Ma che parliamo a fare.

La fabbrica delle notizie

Dove si fabbricano le notizie? Chi decide che oggi il Donbas e ieri i talebani? I torturati dai talebani abbiano pazienza che qui in occidente siamo in questo momento occupati con i russi e con la durissima offensiva contro i novax, un domani, chissà, dovesse mai succedere qualcosa di eclatante, che i talebani partecipano all'Eurofestival, allora potremo ritornare a denunciare le violazioni dei vostri diritti umani. Gli occidentali non se ne avvedono, ma sono dei cretini. Agli occhi del mondo di sotto devono essere proprio insopportabili. Sono come quei signorotti animati da buoni propositi che un tempo si recavano in visita agli orfanotrofi per salvare qualche creaturina a campione: ci dispiace cari afgani, la visita è terminata, ci si rivede alla prossima. La fabbrica delle notizie ha decretato che oggi dobbiamo salvare il Donbas e dopo il Donbas bisogna un po' capire, magari cade Draghi e per un po' possiamo menarla con lo spread. Nel frattempo voi tenete duro, in caso di emergenza mandare mail ad Amnesty che lei riceve e poi ad uno uno risponde, grazie.

Il Donbas

Gli Stati Uniti che ci ammoniscono sulla pericolosità di Putin sono l'esempio del bue che dà del cornuto all'asino, come se gli Stati Uniti muovessero guerra per motivi umanitari e non creassero Stati satelliti e aree di influenza, ma lasciamo stare. Duemila anni di letteratura e siamo di nuovo tornati a esprimerci con concetti semplici da guerra fredda: russo/male/cacca; america/bene/cioccolato. Quando una cosa seria come la guerra cade nelle mani dei notiziari e degli organi di stampa lo smerdamento è assicurato: non c'è più niente di vero, tutto è verosimile, fonti dell'intelligence riferiscono, immagini satellitari evidenziano, alla fine tutto va per conto suo. Guerra di posizionamento, con l'Ucraina che guarda alla Nato e Mosca che fa perno sulla presenza russofona e sui referendum per l'indipendenza, vai a capire quanto e se legittimi, quanto e se eterodiretti. Non oso oltre e lascio alla geopolitica. L'Europa, in tutto questo, pensa al gas: "se pure chiudessero completamente le forniture, per questo inverno in Europa saremmo al sicuro", assicura von der Leyen, dopo cominceremo a bruciare le sedie, e finite quelle i pannelli della transizione ecologica. (Il Donbas, il bacino del fiume Donets, tributario del Don. Prendo nota perché altrimenti lo associo alla spigola, "bass" in inglese).

venerdì 18 febbraio 2022

La salute collettiva

L'intrusione del potere esecutivo in zone della vita privata che non gli competono si fa forte del concetto di salute collettiva. In nome della salute collettiva si impedisce alle persone di lavorare, di prendere mezzi pubblici, di partecipare alla vita sociale, quando non addirittura si dispone il blocco dei conti correnti. Dobbiamo metterci d'accordo su un punto: che chi non si vaccina non crea più danni del vaccinato. Se non siamo d'accordo su questo inutile discutere, perché se c'è ancora chi è convinto, per una peculiare disfunzione dell'organo deputato alla ragione e per ragioni di puntiglio suo personale, che il non vaccinato uccida le persone e costituisca un pericolo per la società, allora il problema è a monte, il problema è per l'appunto cognitivo. Se è bastato un vaccino per discriminare tra degni e indegni alla vita allora non meritiamo la qualifica di civiltà. Se questo è il concetto di salute collettiva sul quale si fa leva per togliere l'agibilità agli individui allora siamo di fronte a un arbitrio. Il vero atto di responsabilità nei confronti della società deve essere uno solo: considerare il non vaccinato una persona uguale alle altre. Dà i brividi solo essere costretti a scriverlo. 

Dum spiro, spero

Quando un governo ha il fiato corto lo si intuisce da tante piccole cose, la prima è una certa uggia nel raccontarne le gesta che prende anche gli organi di stampa, perché a tutto c'è un limite, anche alla pazienza, e a continuare per più di un anno a produrre a ciclo continuo agiografie dei santi si finisce per averne fin sopra i capelli. Questo governo ormai governicchia, il centro del potere sta sopra di lui, in un luogo fra Quirinale e una certa convergenza di interessi che lentamente si sposta altrove smottandogli il terreno sotto i piedi. Da quando abbiamo eletto il nuovo Presidente è cambiato tutto, pare quello di prima e invece è un altro. Dicono di un Sua Competenza arrabbiatissimo, ma si vede anche dalle risposte che dà ai poveri cronisti messi lì per alzargli la palla e farlo schiacciare: lei non sa chi sono io, cosa credi, ci metto niente a trovarmi un altro mestiere, io. Forse che in un momento di megalomania abbia risposto male a qualcuno che conta? Insomma, partito De Gaulle, finito Andreotti V, ma con meno savoir-faire. 

giovedì 17 febbraio 2022

I promessi sposi. Capitolo I

Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, e cioè in senso opposto alla Val Chiavenna, tra due catene non interrotte di monti che fanno da contorno al sottile invaso del lago, quel ramo, appunto, vien quasi ad un tratto a restringersi e a prender corso di fiume all'altezza dell'Esselunga di Malgrate, e ivi i ponti che congiungono le due rive, il più importante dei quali è oggi quello della Statale 36, che par che renda ancor più visibile all'occhio il punto in cui l'Adda cessa e poi ricomincia e riprende nome di lago, di Garlate, e poi di Calolziocorte.  

Ora, suppergiù da quelle parti, sulla sera del 7 novembre 1628, tornava bel bello presso la sua casa un curato di campagna, don Abbondio. Diceva tranquillo le sue preghiere e tra un salmo e l'altro chiudeva il suo breviario tenendoci il segno con un dito. Siccome anche alla gente che se ne sta buona buona per i fatti suoi accade talvolta, e senza una ragione, di venir coinvolta nel pandemonio del mondo, questo accadde quella volta anche al nostro buon curato: due bravi vestiti da corsari lo aspettavano al bivio, scagnozzi di un signorotto locale e per giunta anche straniero, come capitava sovente, ahimè, in tempo di occupazione spagniuola. Don Abbondio si stropicciò gli occhi come se avesse visto spuntare dalla terra due demonî. Possibile che cercassero proprio lui? In effetti sì, era proprio lui che cercavano. Lo cercavano per parlargli di una tale Lucia Mondella e di un tale Renzo Tramaglino che di lì a breve avrebbe dovuto unire in matrimonio, ma riferendo l'indicazione precisa, accompagnata da velate minacce, che quel matrimonio non s'avea da fare. Cercò di balbettare qualcosa il povero don Abbondio, che per lo spavento si era messo a tremare, ma non ci fu verso con quei due vasi di ferro, troppo coriacei per la sua buccia di terracotta.

Insomma, don Abbondio se ne tornò a casa mezzo morto dallo spavento e appena girata la chiave nella toppa si mise a chiamare la perpetua, che di nome faceva proprio Perpetua, perocché dopo il Manzoni il termine fu adottato per antonomasia ad indicare tutte le perpetue. Era, Perpetua, una gran pettegola e sensibilissima in certe questioni, sicché a vedere in quello stato il suo curato subodorò subito la situazione. Don Abbondio oppose scarsa resistenza (era nell'indole del personaggio non aver forza d'animo) e vuotò praticamente il sacco. Al sentire il nome di Don Rodrigo, il mandante della ribalderia, Perpetua balzò per aria e suggerì subito al curato di informare immediatamente i suoi superiori, ma lui proprio non ne volle sapere, troppo spaventato, poveretto, sicché il capitolo si chiude con don Abbondio che predica silenzio assoluto su tutta la faccenda, ne va della sua stessa vita, e tosto raggiunge il letto per la disperazione.

mercoledì 16 febbraio 2022

Le misure di carattere sanitario che favorirono la peste in Milano

La follia di oggi era già stata ben descritta dal Manzoni, il quale oggi non viene più letto dagli intelligentissimi intellettuali della rete perché lo ritengono vieto e trito.

Dunque, per via del gran numero di accattoni e di indigenti sdraiati e morenti ai bordi delle strade, col rischio che scoppiasse una qualche epidemia, l'autorità sanitaria di Milano fece un appello affinché tutti gli accattoni si recassero presso il lazzaretto di Porta Venezia. A una prima fase di "spinta gentile" seguì presto l'obbligo: 

"[gli indigenti] non facendo conto dell’invito, continuavano a strascicarsi stentando per le strade. Visto ciò, si credé bene di passar dall’invito alla forza. Si mandarono in ronda birri che cacciassero gli accattoni al lazzeretto, e vi menassero legati quelli che resistevano; per ognun de’ quali fu assegnato a coloro il premio di dieci soldi: ecco se, anche nelle maggiori strettezze, i danari del pubblico si trovan sempre, per impiegarli a sproposito." (riecheggia qui la trovata di dare un soldino a chi si reca presso i centri vaccinali).

I denari pubblici si trovan sempre, per impiegarli a sproposito. L'obbligo di isolamento portò presto il lazzaretto a contenere diecimila persone in condizioni sanitarie peggiori di quelle che sarebbero state tenendole per strada. Perdipiù, il lazzaretto, che era stato prima adibito alla quarantena delle merci presumibilmente infette, dovette essere svuotato in fretta e furia delle stesse merci, contraddicendo, causa la sopraggiunta emergenza, le stesse misure di carattere sanitario che ne avevano originariamente imposto l'isolamento.

"Ora, per metterlo in libertà, non si stette al rigor delle leggi sanitarie, e fatte in fretta le purghe e gli esperimenti prescritti, si rilasciaron tutte le mercanzie a un tratto. Si fece stender della paglia in tutte le stanze, si fecero provvisioni di viveri, della qualità e nella quantità che si poté; e s’invitarono, con pubblico editto, tutti gli accattoni a ricoverarsi lì."

Insomma, Comitato Tecnico-scientifico e Governo non avrebbero che da rileggersi il Manzoni per non ripetere gli errori del passato, ma ormai si sono fatti prendere dal puntiglio, e alla ragione hanno preferito la partigianeria ottusa della ritorsione fine a se stessa sui cittadini renitenti, mentre il virus ha fatto il corso che doveva fare, accompagnato dai decreti invece che contrastato.

lunedì 14 febbraio 2022

Lost in translation

È un bel barcamenarsi tra sinonimi e frasi idiomatiche la traduzione, ribaltamento di frasi, di transitivi e intransitivi, di prendere bagni, di scendere cani, di food and beverage da rendere in italiano senza che suoni cibo e bevande. Un hobbit beve una birra: non puoi tradurla in bevanda, è mica un'aranciata, bisogna trovare un modo di cambiare la frase perché bevanda non ha sinonimi, allora "beve un bicchierino", "tracanna un boccale", "sorseggia un drink" (ma puoi scrivere "drink" in un testo di fantasy ambientato in un'era precedente la formazione dei continenti? magari sì, visto che lo stesso Tolkien si lascia scappare un "come un treno espresso"); insomma, un guazzabuglio, ma un guazzabuglio meraviglioso quando alla fine vedi il tuo lavoro finito, il ritorno all'armonia dopo la caduta nel maelstrom del lost in translation. Arrivederci, torno al lavoro.

sabato 12 febbraio 2022

Un tentativo di governance nell'Italia del XVII secolo

Leggevo ieri il Capitolo XXVIII dei Promessi Sposi, quello che dà inizio alla parte più storica del romanzo, leggevo con gusto i tentativi di governance del governatore Antonio Ferrer, preposto al soglio di Milano, volti a mantenere basso il prezzo del pane dopo i moti che costarono l'esilio all'incolpevole Renzo. Vista l'emergenza, s'era dato ordine ai milanesi di non far scorte di farina e a comprar pane solo per il necessario stimato in un massimo di due giorni, pena sanzioni e punizioni corporali a discrezione di Sua Eccellenza. Le sanzioni avevano riguardato anche il riso, perché in tempo di carestia veniva usato per tagliare la farina. Insomma, grida dopo grida, i Dpcm emanati dal governatore di Milano avevano creato più danno che beneficio nel velleitario tentativo di imbrigliare per editto il periglioso corso degli eventi. Ultima in ordine di esternalità negativa, il prezzo calmierato per editto aveva innescato un gran esodo di gente dal contado che si recava in città per approfittare del pane a basso costo. Si rese dunque necessario rincorrere per l'ennesima volta gli eventi e le storture emanando d'urgenza un altro Dpcm (la Grida) che faceva divieto assoluto ai non residenti di comprare pane in Milano e ai milanesi di venderlo ai non residenti, pena sanzioni fino alle punizioni corporali a discrezione di S. E. ecc. ecc. 

Se oggi non ci puniscono corporalmente è solo perché non si usa più e le punizioni ci cadono in testa prendendo una curva diversa, camuffate da "disincentivi". Gli stessi accorgimenti messi in atto dal potere per non perdere il controllo della situazione finiscono essi stessi per creare le condizioni della crisi. La realtà ha le sue leggi che la governance non scalfisce. Le Grida di Ferrer, i Dpcm di Draghi: un tentativo di governance nell'Italia dei Promessi Sposi.

venerdì 11 febbraio 2022

Ritradurre Tolkien

Per rilassarmi sto (ri)traducendo Tolkien. Ho comprato Il Signore degli Anelli nella nuova versione di Fatica e non mi è piaciuta affatto. Ho scoperto così una nuova attività ludico-artistica, perché il traduttore è come il restauratore, se fa bene il suo mestiere l'opera risplende della sua luce, se lo fa male la danneggia. Mi sono appassionato tardi a Tolkien, circa otto anni fa. Una prima lettura è scivolata via come l'acqua, la traduzione attuale invece mi permette di entrare meglio nei registri, di coglierli attingendo alla pagina originale. A chi interessasse ne parlo su t-annahuser, il tumblr linkato nella colonnina qui a destra. Ci guadagnamo tutti, io che mi rilasso e non mi arrabbio per i brutti tempi che corrono e voi che potrete trovare anche post che parlano di altro. Per il momento sono arrivato alla Festa di Compleanno di Bilbo. Se tutto va secondo i piani dovrei terminare il lavoro entro il 2135 (AD).