lunedì 24 giugno 2024

Potete dirmi per favore come si chiamano in italiano le pagliuzze che svolazzano nel fuoco? Mi ricordo che c'è un nome preciso, nel nostro dialetto del basso mantovano si chiamavano per esempio "falistre", per esempio "falistra" (voce del verbo "falistrare") quando comincia a nevicare e svolazzano tutto intorno le scagliette gelate che preannunciano il fiocco vero e proprio. Oppure scopriamo che si chiamano proprio pagliuzze e abbiamo risolto il caso.

Cioè, per Roberto Baggio è arrivato perfino il RIS di Parma, se avessero rapinato a me mi avrebbero guardato come un Pasquale Ametrano qualsiasi e mi avrebbero detto con un sorrisino di compatimento: "ci hanno rubato i Rolex? Eh, lo fanno, lo fanno...". Fortuna che io ho preferito investire in libri di Nietzsche, che tra l'altro non li voleva nemmeno la biblioteca, gratis. È incredibile come i libri non valgano niente. Mi sono interessato alla cosa per via del trasloco, ho dovuto scartare mezza libreria, così sono andato al Libraccio che aveva una grande insegna sulla vetrina che diceva: "Porta qui i tuoi libri usati, te li paghiamo!", sì, come no, pubblicità ingannevole. Erano disposti a pagarmi solo quelli di De André con le foto per via degli studentelli di sinistra che si fanno le pippe coi cantautori del passato, ma tipo due euro... Dio che gente spregevole che si trova nelle librerie. Non erano i miei libri ad essere brutti, sono loro che sono delle brutte persone. È una cosa che mi ha ferito profondamente.

domenica 23 giugno 2024

Preferisco i papi ultraconservatori, almeno sai chi hai davanti, hanno ragione quelli che non riconoscono gli ultimi pontefici, è dal Concilio Vaticano II che si è diffusa questa moda dei papi moderni, i quali hanno sbiadito via via sempre più i loro connotati, come se si trattasse di una strategia di camouflage appositamente predisposta per disorientare i loro avversari. La figura del papa buono, aperto ai gay e agli esiti della modernità, è un'invenzione spudorata della stampa democratica che ci vuole pigliare per fessi, guardate invece i papi del passato, con quale santissimo piglio si congratulavano con Francisco Franco per il buon esito della controrivoluzione (fonte: radiomessaggio di Sua Santità Pio XII ai cattolici di Spagna, Domenica, 16 aprile 1939):

"paterna felicitazione per il dono della pace e della vittoria con il quale Dio si è degnato di coronare l'eroismo cristiano [...] I disegni della Provvidenza, amatissimi figli, si sono manifestati ancora una volta sopra l’eroica Spagna. La Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattolica, ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito. [...] A Voi particolarmente, Venerabili Fratelli nell’Episcopato, spetta di consigliare gli uni e gli altri affinché nella loro politica di pacificazione tutti seguano i princípi inculcati dalla Chiesa, e proclamati con tanta nobilità dal Generalissimo, di giustizia, cioè, per il delitto, ma di generosa benevolenza verso coloro che hanno errato."

Altro che "quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno… così non va". È giunto il momento, insomma, che noi proseliti dell'ateismo materialista dobbiamo prenderci cura anche dei nostri cari rivali, perché ritornino quelli di una volta, in piena salute, così che la nostra affermazione acquisti maggior valore di questa patetica gherminella che è diventata la battaglia per i diritti civili (si veda per es. "Bertinotti: il movimento operaio è morto, in CL ho ritrovato un popolo", ecc. ecc.).

venerdì 21 giugno 2024

Digressione un po' breriana sul mondo dell'ars pedatoria (sto leggendo in questi giorni un libro di Brera, I campioni vi insegnano il calcio). Avevano chiamato Spalletti in nazionale per ripetere il miracolo di San Gennaro, ma i miracoli, proprio per loro stessa natura, sono dionisiaci, unici ed estemporanei, e solo sotto il Vesuvio, sotto la spinta apollinea della società civile, si possono ripetere uguali nel tempo (sto leggendo anche La nascita della Tragedia dallo spirito della musica). Credo che una nazionale così brutta non si è vista nemmeno ai tempi di Ventura, o forse sono io che ricordo male. Con la Spagna eravamo sempre in ritardo, asincroni rispetto ai tempi di gioco imposti dagli avversari, e non valga nemmeno il discorso della scarsa qualità degli interpreti perché nel calcio chi non ha testa almeno deve avere gamba. Spalletti ha una sua sintassi tutta particolare, una sintassi sofferta: "La chiave del problema è sempre la stessa, eravamo sotto il livello per reazione, per accompagnare l'azione, per rientrare", tradotto, "non abbiamo visto la palla". Ma non credo nemmeno che sia solo un problema di freschezza fisica, sotto la quale si vogliono nascondere molto astutamente guai più seri, credo ci sia una certo problema di frenesia nel palleggio, l'idea spavalda che dobbiamo dominare il gioco, una certa sovrastima delle nostre possibilità, e in ultimo una confusione anche tattica, una difesa a quattro invece che a tre, dove i nostri vari Bastoni, Dimarco e Barella, abituati al formidabile 3-5-2 di Inzaghi, finiscono per perdersi come pesciolini in un acquario troppo grande. A parte gli ultimi europei, quelli vinti da Mancini per un miracolo per l'appunto unico ed estemporaneo, l'Italia del calcio ha sempre vinto con il gioco all'italiana, per cui credo provocatoriamente che la nazionale italiana sia da consegnare oggi stesso a Massimiliano Allegri, il re del corto muso, con buona pace degli esteti e dei folgorati sulla via del tiqui-taca (bravo Calafiori, abbiamo trovato uno stopper, irritante Scamacca, piuttosto mettiamo un falso nueve, piuttosto chiamiamo dal Cosenza Tutino che da queste parti sta facendo sfracelli).

martedì 18 giugno 2024

Mi mettono una fiacca le prime ondate di calore che non vi dico, mi ci vogliono giorni prima di abituarmi alle mutate condizioni igrometriche, ogni volta rischio la vita. Anni fa potevo saltare due e trentasette come Tamberi alle due del pomeriggio, oggi mi sciolgo sul terrazzino come spuma al sole. Viste le eccezionali condizioni climatiche si raccomanda di bere un litro d'acqua ogni n secondi per evitare l'istantanea liofilizzazione dell'organismo. Oramai l'atmosfera terrestre è più venefica di quella venusiana dove pure imperversano piogge acide corrosive e le elevate temperature farebbero bruciare spontaneamente ogni oggetto a pressioni paragonabili a quelle delle profondità marine, Fossa delle Marianne, Fossa della Tonga e delle isole Aleutine comprese. Le mappe di internet hanno terminato il rosso e il magenta è in via di esaurimento. Penso a quei poveretti che lavorano sotto il sole, da socialista io farei una legge che li esenti dal lavoro dalle 13:00 alle 17:00 per tutto il periodo estivo, e diametralmente che gli proibisca di recarsi in spiaggia. Va anteposta la salute delle persone allo sfruttamento commerciale delle coste impedendo l'accesso alla battigia tramite posa di filo spinato e cavalli di Frisia. Ma ritornando a noi: posta un'umidità del 115% e applicando sull'avambraccio e sulle gambe due elettrodi su cui sono montati due tamponi assorbenti e due gel contenenti pilocarpina la possibilità che il corpo, esposto all'esterno, imploda all'istante impossibilitato a traspirare da ogni suo poro sono salite del 350% negli ultimi 70 anni. Fa pensare.

domenica 16 giugno 2024

Perché da giovani ci appassionava tanto Nietzsche? Be', perché innanzitutto scriveva bene. Questo è un tratto che Nietzsche ha ereditato dal suo primo maestro Schopenhauer. Era anche spiritoso, per giunta, non spiritoso come Schopenhauer, ma c'era una certa vena umoristica. E poi perché Nietzsche è il genio incompreso che siamo stati tutti noi genî incompresi a quell'età. Ci sentivamo spavaldi con Nietzsche sotto il braccio. Me li sono portati tutti i miei Nietzsche, si sono fatti un viaggio di 1000 km via FedEx, gli Adelphi gialli con la copertina ruvida. Andavo a comprarli apposta a Milano, alla Feltrinelli che c'era in Galleria. Milano, sì, un altro mio grande rimpianto assieme a Como. Avrei voluto finire l'università a Milano, ma ero troppo timido, ed era troppo grande Milano. Vorrei ritornare a vivere al nord, a Como, e a Milano. Chissà, magari un giorno, con una misera pensioncina, in un microlocale, come quelli di Hong Kong. Nietzsche ovviamente e ampiamente frainteso, magari piegato alle ragioni del postmoderno, che è come dire le fettuccine Alfredo, una schifezza. Mi impegnerò a rileggermelo Nietzsche, vi farò sapere.

giovedì 13 giugno 2024

Adesso c'è la vita coniugale che mi appassiona e mi basta, non ho più bisogno della politica, anzi, ho passato tutta la lunga campagna elettorale europea disinteressandomi beatamente degli incresciosi fatti e delle deplorevoli dichiarazioni, non seguo un telegiornale da settimane, e anche se mi capita mantengo nei suoi confronti lo sguardo vitreo della mucca che guarda passare i treni. Al contrario di quel che si può pensare non si tratta di un arretramento quanto piuttosto di un avanzamento dell'assennatezza personale, mi sento leggero, sgravato dalla tossicità delle cretinerie del giorno. Mi ha fatto ridere Bergoglio, questo sì, perché è un mattacchione, però non c'è più Berlusconi, non ci sono più i grandi caratteri di una volta, questi che ci sono oggi non mi piacciono, non mi dicono niente, non mi appassionano più.

sabato 8 giugno 2024

I cosentini, all'epoca conosciuti come brettii o bruttii, erano un popolo assai orgoglioso e bellicoso, avevano vinto una guerra contro i lucani e si erano stabiliti alla confluenza dei fiumi Crati e Busento sul monte Pancrazio e qui vi avevano fondato la loro città, Cosentia, a significare il raggiunto consenso con i lucani, con i quali fondarono una lega. Qui avevano prosperato e si erano allargati fino a raggiungere a sud la città di Regium e a minacciare le città della Magna Grecia. Quando arrivarono i romani, però, i cosentini dovettero arrendersi, e tuttavia continuarono nei secoli ad approfittare di ogni minima rivolta contro il potere centrale di Roma alleandosi ogni volta con i suoi nemici: Pirro, Annibale, perfino Spartaco. Sconfitti ogni volta, persero sempre più la loro autonomia e dovettero sottostare alle più crudeli umiliazioni. A Cosenza, in pieno disfacimento dell'impero romano, arriva Alarico di ritorno dal saccheggio dell'Urbe, e qui vi muore, sepolto alla confluenza dei due fiumi assieme al suo tesoro. Un moderno monumento equestre è oggi posto a memoria del molto ipotetico luogo della sua sepoltura all'ombra della Chiesa di San Francesco da Paola. E qui finisce il momento Ulisse - il piacere della scoperta.

venerdì 7 giugno 2024

E cosa credi, gli inverni in Insubria passati coi piedi gelati, gli stessi, del resto, passati ai piedi della Silva Brutia, per via del clima, sì, ma anche dell'atenololo ("sensazione di freddo intenso a mani e piedi"). Ricordo l'inverno passato a Como da unici inquilini del condominio tra due strati di appartamenti disabitati e freddi, la temperatura non si alzava mai più di 17 gradi anche col termostato a 30, era il tempo della pax merkeliana quando il gas costava quanto una gazzosa, non ci facevamo caso. Nemmeno lo scaldino poteva rimediare, anzi, per proprietà adiabatica raffreddavo anche quello, trasferivo a lui il freddo coi piedi più di quanto ricevevo in calore. Dio solo sa quanto mi costa cambiare le mie abitudini, l'abitudine alla mia città, bionda e bella come i figli dei ricchi, addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! 

mercoledì 5 giugno 2024

Cacciato dalle sue terre, discriminato in base al censo, esiliato, l'insubre filosofo ripara offeso in Magna Grecia dove tutto è un magna magna, però non riesce più a mettere su un chilo, ormai pesa meno degli scatoli ("scatolo" è meridionalismo che sta per "scatolone"), l'è magar agmè 'n ciò (è magro come un chiodo), ha le gambine secche secche chi par du spròc (che sembrano due rametti), forse ha un male che lo divora dal di dentro ma non ci vuole pensare: ducunt volentem fata, nolentem trahunt.

martedì 28 maggio 2024

Io sono fondamentalmente un candido e pensavo nella mia ingenuità che questa storia dell'eccesso di "frociaggine" nei seminari fosse soltanto una storiella messa in giro dagli anticlericali, ma se adesso lo dice il papa allora sarà vero. Io avrei fatto volentieri il seminario da giovane perché mi pareva un ambiente protetto, tanto studio e un lavoro sicuro, se non l'ho fatto è perché sentivo forte in me la pulsione sessuale, non sarei stato un buon prete pensando sempre al sesso, e adesso invece che vengo a scoprire certe cose mi sento come se mi avessero ingannato. Comunque, a parte il sesso, non sarei stato un buon prete perché ho paura delle persone, il gregge va curato, non se ne deve avere timore. Forse sarei stato un bravo teologo, o magari un bravo bibliotecario, una cosa meno a contatto col pubblico, cioè con le pecorelle. Sulla pecorina, invece, se ne può discutere, in fondo, siamo tutte pecorelle del Signore. (me lo immagino Bergoglio pronunciare "frosciascine" con quel suo accento veneto in mezzo allo sbigottimento generale).

giovedì 23 maggio 2024

Comunicazione di servizio: sono assai impicciato in questo periodo, ci sentiamo più avanti.

lunedì 6 maggio 2024

Mi piacciono i santi, soprattutto quelli popolari, gli irregolari, gli eccentrici, qualche volta anche un po' picchiatelli ma in stretta relazione con le tribolazioni quotidiane di noi miserrimi. Per esempio io ormai soffro di mal di schiena fisso, disco fissurato, le torsioni del bacino mi risultano dolorosissime, sicché mi ero rivolto sulle prime a San Rocco, così, in via generale, ma poi ho scoperto che il suo ramo erano più le ginocchia e le articolazioni, allora ho fatto delle ricerche più approfondite e ho scoperto il santo che fa al caso mio: Sant'Orso d'Aosta, un buon diavolo originario dell'Irlanda che era sceso fino alle Alpi e lì si era stabilito aiutando i poverelli vessati dalle angherie del vescovo, viveva nella povertà materiale più scrupolosa, coltivando la terra e donando tutto ai bisognosi, riservando però una parte del raccolto agli uccellini, i quali, nell'iconografia popolare, gli si posano riconoscenti sulle spalle. Ai poveri distribuiva anche i tradizionali sabot in legno d'abete perché si proteggessero dal freddo e un santo che pensa ai piedi freddi non può che essere il mio santo. È il protettore di "Cogne, Jovençan e Derby, invocato contro la siccità, le malattie del bestiame, le intemperie, le alluvioni, i soprusi dei potenti, i parti difficili, i reumatismi e il mal di schiena", insomma, a parte il parto e il bestiame mi calza a pennello, Sant'Orso aiutami tu, guarda un po' in giò, come dicono i lumbàrd, nell'attesa affido i miei dischi al beato Voltaren.

giovedì 2 maggio 2024

Io, che non sono uomo di mare, sul treno mi volgo sempre a guardare l'entroterra, alle onde marine preferisco l'ondeggiare dei monti, abbiamo appena superato Policastro con i suoi bellissimi castri merlati che sbucano in mezzo agli alberi, anche se bisogna dire che l'architettura civile tra Paola e Scalea risente ahimé di quell'orrido stile coloniale moderno che tende al condominio sovietico. Cos'è quella roba grigia che si estende a perdita d'occhio fino all'orizzonte? È il mare!, dice lei, ma io non ne sono sicuro, mi sembrava più cemento. Ci sono dei cani nello scompartimento e le è venuta l'idea di prenderne uno, al che io ho risposto che almeno per il trasporto sarebbe stato preferibile una coccinella (la tieni in una scatolina, con dei buchi, e una fogliolina d'erba per il giusto apporto di fibre). A Pisciotta abbiamo impattato l'anticiclone delle Azzorre, all'improvviso si è fatto tutto buio e un pulviscolo acquoso ha avvolto case e paesaggi come un sudario oltre il finestrino rigato di pioggia, il treno non rallentava e anzi sfrecciava sicuro sulle rotaie come una zucchina spalmata di vaselina, coefficiente di penetrazione.

martedì 30 aprile 2024

Abbiamo piantato anche dei lupini e com'era prevedibile sono spuntanti dei lupini, l'evento straordinario sarebbe stato se fossero spuntate, che so, delle braciole di maiale, la natura in questo è piuttosto prevedibile. Inizialmente io non sapevo com'erano fatti i lupini, infatti all'inizio mi stavo prendendo cura, ignaro, di una piantina di trifoglio, me la curavo con tanto amore, come una morosa giovane, quando mi hanno detto che non si trattava di un lupino l'ho abbandonata subito al suo destino, come una morosa vecchia. E i limoni, che ti credi, hanno le spine, sì, le piante di limoni, per proteggersi dai predatori, i suoi fiori somigliano a quelli dell'arancio, solo che quelli dei limoni all'esterno sono violacei e generano dei limoni. Parimenti all'incrocio fra l'asino e il cavallo da cui nasce il bardotto, da quello fra il limone e la limetta nasce il bergamotto. L'inflorescenza della pianta di lupino è stupenda, ricorda vagamente la lavanda, ma quella del lupino è più turgida, diritta, ornamentale, io più che per i lupini la terrei infatti per ornamento. L'unica pianta che mangio è la mela, preferibilmente gialla, a pasta morbida, delle altre non mi fido.

lunedì 29 aprile 2024

Stasera abbiamo gli aristogatti che fanno il concertino, creaturine semplici in balia degli influssi lunari, lontanissime dall'intelligenza umana, dall'uomo copula mundi, che è immagine delle cose divine e ragione delle cose inferiori, cose inferiori come i felini, appunto, che mangiano per terra e leccano il piattino sporco di latte. La gatta nera l'ho battezzata Trombetta, per via della sinusite cronica e del fischietto che emette dal naso mentre mangia le corchie del formaggio, vale a dire li crosti dal furmai, preferisce quelle del caciocavallo, meno quelle del pecorino, se le do quelle del pecorino mi guarda offesa, come se le avessi gettato dei calzini sporchi, le annusa, mi squadra e poi se ne va via annacando il sedere, come una signora. Sono gatti resident, come i DJ dell'Hollywood, cioè stanziano ormai fissi in cortile pur rimanendo randagi e regolando i loro cicli circadiani sopra i nostri pasti giornalieri. Alla sera la gatta sta attaccata al portone e visto che è nera, nero su nero, di notte non si vede un tubo, bisogna stare attenti a non pestarla, a minga striflarla in mezz a l'üss, a non schiacciarla in mezzo all'uscio, cioè alla porta. Non parlerò altro che di gatti e di piante, voglio vedere quanto durate.

sabato 27 aprile 2024

Volevo chiedere al pontefice, visto che dicono che se ne occuperà, di cosa pensa del nuovo motore grafico di Firefly, l'intelligenza generativa di Adobe, perché io lo trovo peggiorato. Stavo generando delle belle immagini nello stile dei dipinti ad olio, di un'intelligenza davvero insospettabile per un'AI, ma adesso, quando li genero con lo stesso prompt, mi escono delle ciofeche da bambini dell'asilo e questo perché, dicono loro, hanno "migliorato" il motore grafico. L'unica eticità che comprende l'AI è quella che proibisce di rappresentare le pipe e le persone che fumano, con buona pace di Magritte (questa non è una pipa), quando scrivi "vecchio lupo di mare" ti esce capitan Findus, scrivi "nudo di donna" e ti esce "questo prompt viola le linee guida dell'applicazione". Il complesso di Frankenstein, la macchina che si ribella al proprio creatore, ma se il creatore è scemo anche la macchina ha tutto il diritto di esserlo. Ciccio se l'è presa per quello scherzo della giacca a vento.

giovedì 18 aprile 2024

Sono una vittoria di Franco Basaglia, dovevo stare dentro e invece sono fuori, fingo molto bene di essere sano, mano a mano sto raggiungendo livelli sempre più alti di sanificazione, poi, sono sicuro, un bel giorno basterà un dettaglio, una pagliuzza infilata precisamente in mezzo all'ingranaggio giusto e ritornerò pazzo da legare. Mi guardo da fuori e mi giudico: questo va bene, questo non va bene, dove bene e male sono qualcosa di puramente strumentale alla capacità di sembrare sano agli occhi degli altri. Certo misurare la propria salute mentale nel giudizio degli altri è qualcosa da pazzi, ma è la pazzia che va per la maggiore, e quando tutti sono pazzi nessuno alla fine lo è. Bye. 

martedì 9 aprile 2024

Bisogna arrivare a cinquant'anni per scoprire che perfino il pomodoro fa i fiori, e persino il prezzemolo, nozioni che in città non servono affatto essendo che i fiori crescono in certi luoghi specifici chiamati "fioristi", contesti urbani e oserei dire anche civili in cui la frutta non si spicca volgarmente dall'albero ma si trova già signorilmente imballata nei reparti ortofrutta. Venire a contatto con una lumachina è qualcosa di sconcertante, la natura offende profondamente la nostra dignità, e tuttavia sono sulla buona strada per diventare un contadino provetto, come Poirot in pensione che tirava giù i santi perché non gli crescevano abbastanza grosse le zucchine (c'entra Freud, presumo). Le angiosperme, per esempio, voi non sapete cosa sono: sono tutte le piante in cui i semi sono avvolti nei frutti, cioè che hanno dei semi ben costuditi, secondo etimo (angio-, "ricettacolo" in botanica, "vaso sanguigno" in anatomia). Tutte le comuni piante che fanno i fiori sono delle angiosperme e questa scoperta in qualche modo mi ripaga di tanto lavoro e tanto sacrificio. Offro questo fiore di zucchina a tutte le signore lettrici, come tutti sanno, sono fiori edibili, soprattutto in pastella.

lunedì 8 aprile 2024

I miei cognati nordamericani sono tutti presi dall'eclissi totale, in Canada hanno chiuso perfino le scuole per evitare che i più piccoli ne abbiano un danno permanente alla vista, come ne Il giorno dei Trifidi, l'umanità accecata da una pioggia di meteore verdi, tutti col naso all'insù ad osservare il fantasmagorico spettacolo pirotecnico e l'indomani ciechi e alla mercé di deambulanti piante carnivore, meglio non rischiare. Io ricordo probabilmente l'eclissi parziale del 1980, Gianni con la maschera da saldatore e gli occhialini con il filtro rosso e blu, quelli per vedere l'albo di Topolino in 3D che tutt'ora conservo come una reliquia, e la carta dei Boeri, i Ray-ban a specchio e un'altra caterva di vetrini fumé, sul telescopio avevo invece montato uno schermo bianco su cui si posava, assorbita, la luce del sole, smanettavo sulle manopole per inseguirne il disco, lo sfuggente dio Ra. Il sole ha tante piccole macchioline che vagano sulla sua superficie come i moschini davanti agli occhi, ma guai ad osservarle direttamente, si rischiano guai seri (le macchie solari sono zone della superfice in cui la temperatura è più bassa). Dell'eclissi parziale del 1999, a Como, in via Milano alta, ricordo solo la sensazione repentina di freddo e la luce crepuscolare, il dio Ra è il più figo di tutti.

domenica 7 aprile 2024

Stamattina pensavo all'idea romantica di Nietzsche che fosse più virile il tipo di uomo greco, presocratico, "romantico" nel senso del movimento culturale, ma anche nel senso sentimentale, l'iperboreo greco, insomma, il mortale che ha di fronte a sé la nuda verità della morte, il destino maschio da preferire a quello femmineo e mammollesco del rimedio teologico e filosofico, morali per rammolliti; da opporre al romanticismo e al sentimentalismo di Kierkegaard, il furore di Dio, lo scandalo della fede, scandalo perché la modernità già aveva cominciato a rosicchiare i talloni del Dio certissimo ed eterno, ontologicamente trascendente e tuttavia praticamente operante nella vita degli uomini attraverso le tradizioni religiose, il Dio poi decretato morto dal Nietzsche ma inseguito da Kierkeegard con lo stesso infoiamento con cui Nietzsche inseguiva zompettante come un fauno in redingote il suo Dioniso; questo è quello che pensavo stamattina.

sabato 6 aprile 2024

Siamo solo dei poveretti a cui il mezzo internet ha dato un'illusione d'importanza, potrei anche omettere il "noi" per passare a un più appropriato "io", ma il fatto di coinvolgervi, non abbiatene a male, mi allevia in parte le sofferenze. Soffro in buona sostanza di vergogna per avermi dato tutta questa importanza, per essermi illuso di fare dei grandi discorsi di principio, cancello tutto e ripartiamo, senza più princìpi e senza più importanza. Il sistema, che sia democratico o meno, ci sovrasta, i diritti umani sono dei dell'Olimpo che olimpicamente se ne fregano di noi, facciamo allora che ce li concederemo uno per uno, individualmente, quando ci incontreremo per fare amicizia come atto di cortesia, e finita lì. Grazie per la cortese attenzione e a risentirci.

sabato 30 marzo 2024

Ieri in città sono rimasto imbambolato a guardare tre gatti che facevano la posta ai bidoni del macellaio, giornata estiva, luce calda, arancione, tre gattoni randagi, i jazzisti degli aristogatti, due bianchi e uno bianco e grigio; il più intraprendente era quello pezzato, faceva la spola dentro e fuori il bidone dell'umido, agile come un gatto, saltava sul bordo e poi giù a capofitto nell'abisso, ne riusciva ogni volta con un bonbon, con un bocconcino prelibato che si pappava lappando il suo musetto felino con eleganza felina. Gli altri lo guardavano da sotto aspettandosi che cadesse un po' di manna anche per loro, ma quello era troppo preciso nel suo lavoro, non c'era trippa per gatti, così alla fine si era deciso di saltare su anche quello bianco con la rogna dietro le orecchie, aveva guardato incerto dentro il bidone, occupato, così si era risolto a camminare sul bordo degli altri due, ma dentro doveva esserci il vetro o la carta, niente di edibile, sicché rimaneva in bilico come un equilibrista, con quella nonchalance tipicamente gattina, e invero anche un poco esitante e incerto sul da farsi, con un'espressione scema sul muso, da gatto bastonato. L'altro nel frattempo continuava esatto il suo lavoro, se li pappava tutti lui, che si mettessero a lavorare anche loro se volevano mangiare invece di starsi a leccare per il lungo le zampe sotto un suv, che vita da gatti.

giovedì 28 marzo 2024

A casa del mio amico, alle medie, in adorazione davanti al suo impianto stereo, bello, imponente, illuminato come una centrale elettrica, le casse due torri gemelle, discorsi da grandi: ma fin dove si sente? Cun li fnestri verti as sent fin a Felonica! Diobò s'al stusa! Per sentirci Nik Kershaw e i Duran Duran, la synthwave quando non era ancora synthwave. Io canottiera e pantaloncini incastrati nel culo, con lo spacchetto, le gambe più lunghe del tronco, capelli gonfi, occhiali a goccia come Sylvester Stallone in Cobra, Giovannino Coscialunga. Lui aveva fatto l'appendicite e lo aiutavo a recuperare i compiti, ripasso di storia: Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia, merenda con il KitKat. Prima o dopo di Chernobyl, non mi ricordo. Avevo capito solo che non si poteva mangiare l'insalata, respiravo piano, per non inalare, questo prima o dopo il mio amico, non mi ricordo. Aveva una bella casa, a due passi dalla mia. E un altro compagno di classe meridionale, figlio di gente che era venuta su a costruire la centrale elettrica, che mi aveva portato a vedere E.T. con suo padre sulla 131 Mirafiori con il cockpit pieno di spie (questo lo possiamo datare con certezza: dicembre 1982). Gli ero saltato sopra il letto a castello, era caduto il letto di sopra su quello di sotto, sotto ci era rimasto un micronauta, me lo aveva riportato il giorno dopo. Che tempi. Erano usciti New Gold Dream, Avalon, Rio, Thriller di Michael Jackson. Gli anni '80 in provincia, a succhiarci il futuro in un piedone dell'Algida, il Simon, il Mastermind. Gennaio: durante il Consumer Electronics Show viene presentato l'home computer Commodore 64. Febbraio: nasce Radio Deejay. Le forze armate israeliane invadono il Libano meridionale, Roberto Calvi viene trovato impiccato sotto un ponte del Tamigi. 30 giugno: undicesima applicazione del minuto di 61 secondi, si sciolgono gli ABBA (era ora). Ci ritroviamo nella curiosa situazione di dover andare avanti per poter tornare indietro, ritorneremo, prima o poi.

martedì 26 marzo 2024

Ho sempre meno l'ambizione di scrivere, se non mi sentite per lunghi periodi non allarmatevi, sono certo che sopravviverete.