mercoledì 14 novembre 2018

Guardo per curiosità la laurea triennale in scienze politiche alla Statale, c’è il numero chiuso, massimo 500 l’anno, si vede che hanno paura di intasare la società. Ma io dico, con tutti questi scienziati politici che si aggirano per l’Italia allo stato brado dovremmo essere la nazione più politicamente accorta dell’emisfero boreale, e invece Salvini, e invece Di Maio.

Resa incondizionata

Nemmeno con i *liberisti* al governo l'Italia crescerebbe economicamente, questione di attitudine, nemmeno al nord oramai si campa più in scioltezza, troppo mercato globale per la piccola Italia locale, l'assistenzialismo e la moda comunitarista stanno lì a rispecchiare questa resa, questo rilassamento finale e definitivo: non c'è più niente da fare, non ce la si fa. Più.

domenica 11 novembre 2018

Release

C’è quell’età in cui le nostre aspettative riguardo al mondo sono in realtà le aspettative che pensiamo che si debbono avere o che pensiamo che “gli altri” abbiano su di noi, un modo di pensare che comporta grandi pressioni e grandi depressioni. Successivamente è auspicabile un tempo in cui, se abbiamo delle aspettative, quelle saranno solo le nostre e saranno parecchio indulgenti, quello sarà il tempo della distensione e della serenità: ma chi sono, poi, questi “altri”? Gente di poco conto.

Come può l'acqua, associata ai lipidi e alle proteine, pensare?

"[...] La nostra conoscenza di queste è stata molto oscurata e confusa, e siamo stati indotti a errori molto pericolosi con il supporre una duplice esistenza per gli oggetti dei sensi: l'una intellegibile o nella mente, l'altra reale al di fuori della mente; per la quale si ritiene che gli oggetti non pensanti abbiamo una sussistenza naturale in sé stessi, distinta dall'essere percepiti […]. Questa, che, se non sbaglio, è stata mostrata essere una nozione assurda e assolutamente infondata, è la vera radice dello scetticismo; poiché, finché gli uomini riterranno che le cose reali sussistano al di fuori della mente, e che la loro conoscenza sia reale soltanto nella misura in cui è conforme alle cose reali, seguirà che non potranno essere certi di avere una qualsiasi conoscenza in genere. Infatti come si potrà sapere che le cose che sono percepite sono conformi a quelle che non sono percepite, ossia le cose che esistono senza la mente [exist without the mind]?". 

(Trattato sui principi della conoscenza, G. Berkeley)

La filosofia moderna, con Berkeley ma anche con Cartesio, Hume e Kant, avverte la necessità di indagare il rapporto che sussiste fra la mente che rispecchia la realtà e la realtà che costituisce l'oggetto di quel rispecchiamento.

A tal proposito interverrà Kant con la sua soluzione elegante: ad essere universale è il modo in cui percepiamo le cose non percepite, la certezza del modo in cui ci rappresentiamo la realtà costituisce la verità (qui per "cose non percepite" si intende il mondo esistente di per sé, senza una mente che lo rispecchia, la "cosa in sé" kantiana). 

Perché nel profondo dell'inconscio di noi tutti c'è ormai la convinzione che esista una realtà materiale oggettiva che esiste indipendentemente da noi e che viene rispecchiata dall'attività pensante della mente, la quale non è che una sorta di allucinazione ben organizzata prodotta dalla chimica del cervello, il quale, di per sé, non è che un semplice ammasso di materia: 77-78% di acqua, 10-12% di lipidi, 8% di proteine, 1% di carboidrati, 2% di sostanze organiche solubili, ecc. Come può, dunque l'acqua, associata ai lipidi e alle proteine, pensare? 

Berkeley offre la soluzione più estrema, più estrema di quella kantiana che pur teneva ferma l'esistenza di una realtà in sé: non esiste alcun rispecchiamento di un mondo isolato dalla mente, la realtà è solo ed effettivamente quell'idea che si mostra nella mente, fascio di percezioni immateriali che vanno a costituire l'idea stessa della "materialità".

Certo, Berkeley attribuirà a Dio la prerogativa della mente suprema che raccoglie tutte le idee entro di sé, ma noi contemporanei non abbiamo più bisogno di pensare a un Dio per giustificare certe conclusioni. Speriamo di esserci capiti.

mercoledì 7 novembre 2018

Animali sociali

Davvero l'uomo è un animale sociale, come dicono gli hegeliani rifacendosi ad Aristotele pensando di cavarsela a buon mercato? Facciamo il test che mi insegnarono a sociologia. Prendi un uomo solo, il classico uomo sull'isola deserta, che sia naturalmente sociale o meno poco importa, se la deve ugualmente cavare da solo. Allora prendiamone due. Ecco, già con due la cosa si complica, se vogliono sopravvivere in un ambiente ostile devono per forza cooperare, ma che ne siano naturalmente portati dipende dal carattere di ciascuno, diciamo che sono più obbligati dalle circostanze. Prendiamone infine tre, tre è già un embrione di società: se uno non coopera gli altri due possono coalizzarsi contro di lui, nascono le fazioni, le maggioranze, le minoranze, e così via.

A mostrarsi dunque non è una fantomatica natura sociale preesistente agli uomini (e qualcosa che non si mostra può tutt'al più originare una fede) ma una necessità che si presenta a posteriori: dalla necessità di cooperare in gruppo per la sopravvivenza scaturiscono le prerogative sociali. Fine della questione.

lunedì 5 novembre 2018

Nietzsche che dice?

Nietzsche dice in sostanza che l’atteggiamento fondamentale dell’uomo nei confronti della vita è stato quello di trovare un rimedio al grande spavento del divenire (inteso come l’ignoto, il terreno insicuro, l’impossibilità di previsione), così ha messo in piedi tutta una serie di grandi accorgimenti quali la teologia, la religione, la morale, la metafisica, ecc., per porre un rimedio a quella insicurezza che non lo lasciava vivere. Tuttavia col passare del tempo l’uomo si accorge che quel rimedio è stato fatalmente peggiore del male, e cioè che gli accorgimenti posti in essere per superare il grande spavento del divenire hanno finito per non lasciarlo più vivere costringendolo dentro una gabbia. Quando la vita si fa più sicura allora nasce un piacere dell’insicurezza, la quale però è prerogativa dei soli uomini “forti”, individui eccezionali e temerari che sfidano impavidamente l’ignoto, nati per trarne forza e gioia di vivere.

Nietzsche teorizzatore del precariato e dell’esistenza interinale. 

(non ce la si fa più, bisognerà trovare un rimedio anche a Nietzsche).

domenica 4 novembre 2018

Sciocchezzaio

Leggi un poco Repubblica e La Stampa e ci vedi le truppe cammellate al lavoro: che ci possiamo fare con il maltempo? Scrivi che l’Italia è in ginocchio, delle montagne abbandonate, del dissesto idrogeologico, infilaci la politica anche nel diluvio universale. Montano le polemiche sul web: "L'emergenza maltempo e quella foto di Salvini sorridente che scatena polemiche sui social". Salvini uomo finito. Immancabile trafiletto in calce sulla casa reale: "Perfetta a 36 anni dopo 3 gravidanze, i segreti della linea di Kate Middleton". Fa yoga. Articoli di rinforzo sulla litigiosità del governo: M5S sfida la Lega. Paura. Giorgetti (Lega): “I sondaggi rischiano di farci cadere. Banche, è allarme vero". Ci portano al disastro. Gatti brizzolati su La Stampa: "Il curioso caso del gatto Benjemin Button che da brizzolato torna nero". Sale e pepe. Riattacca coi grillini: "Fronda M5S, la sfida di De Falco: "Mi cacciano per il decreto sicurezza? Anche Di Maio è a termine". Si sta cagando in mano. Emozioni dall'Iran: "La punizione del bimbo emoziona Dybala: Aiutatemi a trovarlo". Cuore di milionario, ecc. ecc.

Truppe cammellate: l’espressione, in senso figurato, è stata recepita dal linguaggio giornalistico e politico per indicare i ‘sostenitori, raccolti in corrente, gruppo di pressione, associazione, di un leader politico o di una linea politica’. Treccani.it 

Insettini

Io, capirete, mi sono già involato sopra territori altissimi, nemmeno mi fido più dell'esistenza della materia come dimensione ontologica in sé (mica sono Cartesio, mica sono Kant), per cui la fatica che faccio a dover imbastire un discorso sopra i minimi sistemi della politica, questi piccoli insettini che si agitano per niente. Sono al pre-categoriale, mi rifaccio alla visione originariamente offerente, cioè il mondo è quel che è, nudo e crudo: mica mi fido più del riduzionismo, il cervello come materia inanimata che pensa, favoletta della buonanotte della modernità scientifica. Dice: "eh ma ci sono delle corrispondenze, se ci infili un coltellaccio nel cervello vedi come pensi bene!". E dov'è che apparirebbe la materia in tutto questo discorso? Io ci vedo più un'allucinazione ben organizzata, le leggi della "natura" come corrispondenze ricorrenti fra un'impressione e l'altra del mondo.

sabato 3 novembre 2018

Scrive @iceageiscoming sull'altro blog: “Sono anni che vado dicendo che siamo in un nuovo Medioevo (il Medioevo Postmoderno: l'Età Moderna si è conclusa alla fine degli anni ‘80, primi ‘90 al massimo) e non posso non notare una certa ironia nel fatto che la prima cosa di cui questa nuova contemporaneità si è liberata è quella che ha tratto la nostra civiltà dall'ultimo Medioevo: l'Umanesimo.”

L’11 Settembre il turning point, dopo che il 2000 lo si era dipinto come il secolo del progresso e della fine della storia (1992), e invece la “società debole”, aperta e multiculturale, quella postulata dai postmoderni, si ritrovò ad essere troppo fragile come rimedio e si iniziò a pensare di poter imporre la democrazia a ceffoni (i neocon), poi l’Isis, gli attentati e così via, a grandi minacce grandi paure e conseguentemente grandi chiusure.

Auspici

E' entrato in crisi l'umanesimo, quello un po' ingenuo che aspirava a fare della ragione la guida dell'umanità, il progetto di una società aperta fatalmente ridotta a mera questione di buon tono: non importunare il prossimo, non fare il bulletto coi più deboli, accogli i fratelli africani, sii gentile con le donne e con i gay. Dicevano gli analitici: di quello che non si può dire si deve tacere, ora di quello che non si può dire non si deve tacere più, anzi, il becero populista ne mena vanto e ci fonda sopra il suo progetto politico. Il popolo è soddisfatto: finalmente uno che ha il coraggio di dire le cose come stanno, che i neri puzzano e che i froci fanno schifo! D'altronde non c'è nemmeno una ragione che ci imponga di essere aperti, l'umanesimo è un èthos, un abito mentale, non è una legge della natura (che un èthos sia stabilmente acquisito è un auspicio più che una conquista culturale).

venerdì 2 novembre 2018

Shock

Ogni tanto mi domando: che fine ha fatto Capezzone? Attualmente lo troviamo a scrivere appelli per uno shock fiscale su La Verità (un eufemismo) di Maurizio Belpietro, ha abbracciato da tempo il cliché atlantista reaganian-thatcheriano e si trova bene ("Atlantista, pro mercato, liberale classico. Membro del board", ecc.). Ma non doveva essere già la Flat Tax lo shock fiscale? Già, che fine ha fatto la Flat Tax? Persa nei meandri della manovra fra redditi di cittadinanza che non sono di cittadinanza, quote cento per andare in pensione prima e poderi al popolo del terzo figlio in arrivo. Sì, direte, la Flat Tax c'è ma non per tutti, perché in campagna elettorale ci si rivolge sempre alla totalità degli enti (redditi universali, abbattimenti delle tasse universali) per poi ridursi una volta al governo al tinello di casa (le partite IVA?), è lì che si spegne l'afflato universalista.

venerdì 26 ottobre 2018

Oclocrazia

Il governo del popolo annoiato dai troppi anni di pace e di libertà, la dimenticanza del male. Dal greco antico: ὄχλος, óchlos, “moltitudine, massa” e κράτος, krátos, “potere”). 

Finché sopravvivono cittadini che hanno sperimentato la tracotanza e la violenza […], essi stimano più di ogni altra cosa l'uguaglianza di diritti e la libertà di parola; ma quando subentrano al potere dei giovani e la democrazia viene trasmessa ai figli dei figli di questi, non tenendo più in gran conto, a causa dell'abitudine, l'uguaglianza e la libertà di parola, cercano di prevalere sulla maggioranza; in tale colpa incorrono soprattutto i più ricchi. Desiderosi dunque di preminenza, non potendola ottenere con i propri meriti e le proprie virtù, dilapidano le loro sostanze per accattivarsi la moltitudine, allettandola in tutti i modi. Quando sono riusciti, con la loro stolta avidità di potere, a rendere il popolo corrotto e avido di doni, la democrazia viene abolita e si trasforma in violenta demagogia […]. 

Polibio, Le Storie, libro VI, cap. 9, nella traduzione italiana di Carla Schick, Mondadori 1955, vol.II, p. 98).

fonte: wikipedia.
Prendi per esempio il momento attuale. A qualcuno tempo fa gli era venuto in mente di fare un movimento che fosse vicino alla ggente: metti in giro la voce che la Boldrina gira in Ferrari e che vuole accogliere tutti i negri, che la Boschi fa i lavoretti a Renzi e che intrallazzano per conto delle rispettive tribù del Giglio Magico, che i politici complottano contro la ggente abbandonandola alle storture del turbocapitalismo mondialista, dai e dai vedi che funziona: ha funzionato. Ora devono continuare solo a sostenete la commedia, trovare sempre nuovi modi per blandire la ggente. Uh, ne hanno ancora di colpi in canna, la madre del ggentista è sempre incinta.

giovedì 25 ottobre 2018

Ho cominciato a preoccuparmi meno della politica quando ho smesso di postulare l’esistenza di un piano ben organizzato dietro all’azione dei vari leader che di volta in volta si succedevano al governo, come per esempio Berlusconi prosecutore più o meno occulto del piano della P2, Prodi di quello dei tecnocrati mondialisti, Renzi di quello di Berlusconi, ecc. Non hanno un piano, nessuno ce l’ha. L’unico piano è mettere in atto tutti gli stratagemmi possibili per prevalere sull’avversario per quanto più tempo possibile. Il contenuto ideologico, se ce n’è uno, non precede l’azione ma la segue come un fatto accessorio, solo perché bisogna far finta di avere un piano per essere più credibili e non dare l’impressione di andare a tentoni, l’unico vero fine è l’affermazione personale del tifosotto che non vuole darla vinta ai tifosotti avversari, non c’è altro. Il vero pericolo casomai è che questi quattro scemi per assecondare i propri svaghi personali diano la stura a mostruosità ideologiche che poi non riescono più a controllare.

martedì 23 ottobre 2018

Anomia

Come stabilire la quantità di benessere, di conforto, di lusso che un essere umano può legittimamente cercare di ottenere? Né nella costituzione organica, né in quella psicologica dell’uomo, si trova alcunché che segni un termine a simili tendenze. Il funzionamento della vita individuale non richiede che esse si fermino qua piuttosto che là; […] La nostra sensibilità, di per sé, se si astrae dal potere esterno che la regola, è un abisso senza fondo che nulla può colmare” (Il suicido, Emile Durkheim)

Come stabilire la quantità di benessere a cui si può “legittimamente” aspirare? Semplice, col metodo della carota: promettere benessere “legittimamente” illimitato in cambio di sostegno politico ed elettorale, poi, quando ciclicamente verrà smascherato l’inganno, via che si ripartirà per un altro giro di speranza, funziona così.

"La nostra sensibilità, di per sé, se si astrae dal potere esterno che la regola, è un abisso senza fondo che nulla può colmare.” 

[anomia, assenza di leggi e di valori, di limiti al desiderio individuale in seno a una società, l’incubo di Durkheim]

domenica 21 ottobre 2018

Sociologia (ritorno alla)

Ho ripreso in mano i testi di sociologia, Comte il tecnocrate che nell'organizzazione scientifica del mondo aveva inteso trovare la soluzione del caso, Marx l'apocalittico che in quella organizzazione ci aveva visto esclusivamente il caso dello sfruttamento e dell'alienazione (non che non esistesse un caso, ma che quello fosse il caso più decisivo degli altri), Tocqueville, il placido aristocratico che forse aveva avuto lo sguardo più lungo di tutti, sempre a sentire Raymond Aron, e cioè "la visione pacificata di una società in cui ognuno possiede qualcosa e in cui tutti, o quasi, sono interessati alla conservazione dell'ordine sociale" (Le tappe del pensiero sociologico, Mondadori, Oscar saggi 1989, Lire 19.000). Tocqueville che accettava il destino democratico con calma rassegnazione, rimpiangendo in cuor suo la perdita del blasone e dello slancio eroico delle società aristocratiche (?) in cambio di un più diffuso benessere per la maggior parte delle persone (la nascita della società industriosa e mercantile in cui le fortune non sono garantite dal titolo nobiliare). Sì, piuttosto calzante come analisi, ci può stare (Aron scriveva sul finire degli anni sessanta).

A chi bisogna rivolgersi, oggi come oggi, per diventare famose?

Dove sono finite le olgettine, l'epopea delle starlette che in cambio di una toccatina aspiravano alla celebrità del piccolo schermo, quello schermo, ahimè, che si è ulteriormente rimpicciolito alle dimensioni degli smartphone e che fa da brodo di coltura alle trendsetter e alle sgallettate di Instagram. Manca il punto di riferimento, non sanno più a chi devono mollarla per fare il grande salto nel mondo dello spettacolo, manca lo zio Silvio, il commendatore di Segrate con l'impresa radiotelevisiva in calcestruzzo che la trovavi almeno sull'elenco del telefono e sulla piantina di Milano, e invece a chi bisogna rivolgersi, oggi come oggi, per diventare famose?

Elettra Miura Lamborghini

In questa grande simulazione semantica che è il mondo Elettra Miura Lamborghini è un segno messo a bella posta sul libro della vita per indicarci il significato di “riccanza”. E d’altronde l’avete voluta la liberazione sessuale? Non ce n’è una più educata delle altre, una volta che hai aperto il vaso (e dico il vaso) vale tutto, senza distinzione (in realtà la ragazza ci tiene a precisare che è una suorina, legge la Bibbia e mantiene un canale diretto con Dio, che poi abbia le chiappe tatuate a macchia di leopardo non ci deve distrarre, dev’essere Garage Italia che è intervenuto con uno stencil).

La democrazia tranquilla

"Se vi sembra utile far convergere l'attività intellettuale e morale dell'uomo sulle necessità della vita materiale e di impiegarla nella produzione del benessere; se la ragione vi sembra più vantaggiosa per gli uomini del genio; se il vostro scopo non è quello di creare virtù eroiche, ma abitudini tranquille; se preferite i vizi ai delitti e preferite trovare un minor numero di grandi azioni, a patto di imbattervi in un numero minore di misfatti; se, invece di agire in seno a una società brillante, vi basta vivere in mezzo a una società prospera; [...] allora livellate le condizioni e costituite il governo della democrazia."

La democrazia in America, Alexis de Tocqueville

La democrazia come società piccolo-borghese. Tocqueville, si sa, scriveva pensando alla Francia della rivoluzione e dell'Ancien Régime, la democrazia in America gli doveva sembrare già tanta roba. Solo qualche appunto: l'idea che il livellamento delle condizioni porti a un impoverimento del genio, come se i geni fiorissero solo nelle società belluine (dove siamo, in un libro di Nietzsche?) e quella bella frase "se preferite i vizi ai delitti", sì, d'accordo, ma l'ipertrofia dei vizi che si incrementa nella frustrazione di un benessere da poco e comunque sempre incerto genera pure lui i suoi mostri che poi alla fine minacciano di farla scoppiare, la democrazia tranquilla, lascia stare.

sabato 20 ottobre 2018

Questo blog ha fatto il suo tempo, mi ha tenuto compagnia, grazie di tutto.

mercoledì 17 ottobre 2018

Credo di non credere più nella politica, nemmeno a quella. Quando lo credevo mi sbagliavo, ero posseduto da un demone, sostenuto da un vago romanticismo e amore per l'umanità (che nascondeva istanze personali più meschine). Applicare la logica analitica ai casi politici. Oppure quella dialettica, anche peggio. Oppure la politica ridotta a scontro fra tifoserie. Per carità di dio, che ci hanno già fatto una testa tanta con Cristiano Ronaldo. Bye bye.

lunedì 15 ottobre 2018

Alcuni testi idilliaci di Marx, scriveva Aron, tratteggiavano una società futura in cui gli uomini andavano a pesca al mattino, all’officina di giorno, per ritirarsi la sera a coltivare lo spirito, tradotto nel linguaggio di oggi guardare Temptation Island VIP.

martedì 9 ottobre 2018

A me piace l’innamoramento ma non in genere quel che gli vien dopo, dopo l’ipotetica sigaretta che da non fumatore mi accendo idealmente nella mente, a un certo punto mi domando che cosa rimane dopo che il desiderio è stato soddisfatto, in tutti i non troppo numerosi casi della mia vita, niente.

Dell’ateismo assoluto

Io non credo in dio non perché la scienza con i suoi risibili argomenti è in grado di confutarne l’esistenza (anzi, l’armonia svelata del cosmo spinge alcuni a vedere i prodromi di un disegno intelligente) ma perché anche qualora un dio si manifestasse io mi sentirei libero di dubitare della sua buona fede: chi mi garantisce che non mi stia mentendo?

lunedì 8 ottobre 2018

Dev’essere proprio la natura che fa in modo che emergano i tratti più bestiali attraverso il fascino che emanano i mentecatti, la Volontà con la “V” maiuscola, l’entità misteriosa che produce la vita per la vita senza altro scopo che non sia la riproduzione acefala di questo grande abominio mondano in cui gli uteri di oggi diventano le ossa di domani. Nei momenti di lucidità mi si forma nella mente questa visione della storia come una catasta infinita di scheletri ammonticchiati uno sopra l’altro come in un disegno di Alfred Kubin.