sabato 11 aprile 2026

Non trovano le mine, poverini, hanno minato lo stretto coi piccioni viaggiatori, un paio le hanno messe dentro le bottiglie, vattelapesca dove sono andata a finire, l'unico modo è saltarci sopra. A quanto pare hanno lasciato aperto solo un piccolo passaggio per far pagare il pedaggio (un fiorino!), stretto come la cruna di un ago, ci passa appena un cammello alla volta, e un cammello quanto greggio potrà mai trasportare? Conviene a questo punto lasciar perdere Hormuz e incamminarsi nel deserto insieme a Idefix, che in L'Odissea di Asterix ha dato prova da rinomante fiutando col naso un giacimento di petrolio, non vedo alternative. (finora la grande azione parallela di Trump ha portato solo alla chiusura di uno stretto che prima era aperto, Trump ha rotto lo stretto, gli alleati lo dovrebbero riparare, vedi te che pretese).

Meditazioni metafisiche

Da due soli semini germogliati è spuntato un intrico di nasturzi che si propaga in tutte le direzioni, dalle informazioni contenute in due minuscoli semini per giunta seccati, ma del resto l'informazione non occupa spazio, non viene toccata dallo stato in cui si trova la materia, la precede. Ci dev'essere qualcosa nel seme, una memoria o il principio di una semplice regola che permette alla pianta di svilupparsi poi secondo le regole sue proprie, forma e struttura delle foglie, dei fiori, dei semi a loro volta prodotti dalla pianta. Meditando sui semi si medita sulla metafisica: l'entelechia dei nasturzi (l'entelechia, va spiegata, si riferisce alle qualità che sono potenzialmente contenute nelle cose e che si attualizzano mano a mano che si sviluppano). Cosa si cela dietro al fenomeno rappresentato, qubit, atomi di informazione che dettano alla materia il modo in cui deve manifestarsi. E inoltre: quale prodigio miracoloso trasforma la cosa materiale in sensazioni immateriali? Domande affascinanti a cui i filosofi moderni hanno dedicato volumi di riflessioni.

venerdì 10 aprile 2026

Il punto geopolitico, meglio di Dario Fabbri

Lo stretto di Hormuz è capitato proprio in un posto scomodo, magari si fosse trovato dalle parti di Gibilterra, è noto che intratteniamo ottimi rapporti con la dinastia alawide, invece l'Iran se lo vuole tenere come assicurazione sulla vita, del resto, su che altro dovrebbe fare leva, sul blocco mondiale dello zafferano? Siamo al redde rationem, aperto vaso, malorum agmen, a questo punto ce lo devono mollare, tertium non datur, anche a costo di trasferirlo armi e bagagli in Abruzzo. Ma intanto l'Iran è inattaccabile da terra, si sa, un fottio di catene montuose e deserti e catene montuose e altopiani che non finisce più, chiedere ai babilonesi, posto più in culo al mondo non ce n'è, forse solo il Bhutan. Avevano cominciato con la solita pantomima della rivoluzione arancione a far da preambolo al cambio di regime, ma è un giochetto che non funziona più. Del resto lo aveva detto anche Dario Fabbri: la rivolta in Iran non è quel che sembra, e poi lo cedereste, voi, il canale di Otranto? Il pedaggio ci devono pagare se vogliono portare la spezia alla Serenissima.

Preferisco scrivere per i miei quarantatré lettori sicuri che buttarmi nella bolgia dei mille followers generici senza arte ne parte sulle piattaforme più trendy, almeno questi quarantatré lettori si suppone siano davvero interessati, nell'era dei social non ci si iscrive a questo antiquato mezzo di comunicazione se non si è davvero intenzionati a leggere. (quarantatré lettori inclusi i profili non più attivi, ma ne rimanessero pure venti andrebbero bene lo stesso, un circolo Pickwick).

giovedì 9 aprile 2026

Ho preso un ramo sul naso, non l'ho visto arrivare, come la Schlein, ora ho un bel profilo greco alla Elvis Presley, mi sembra di respirare anche meglio, vuoi vedere che mi ha sistemato anche la deviazione del setto? Bisogna imparare a prendersi i rami sul naso in modo naturale, senza opporsi, anche perché non ti danno il tempo di decidere, colpa degli occhiali progressivi che hanno un angolo cieco di 360°, hanno un punto focale grande come una nocciolina e tutto attorno galleggia l'apeiron, il mondo senza forma. Non posso ridere che mi tira la pelle.

Il problema del male

Il problema del male, dice lo Schopenhauer, viene dal fatto che ciascuno ha questa volontà intera dentro di sé che lo mette in contrasto con le altre volontà, ed è già un bel problema, perché è originario, sempre pronto a balzare fuori, nelle civiltà organizzate questo contrasto sembra meno evidente perché l'organizzazione attenua il bisogno immediato, ma è un impulso irriducibile che prende le forme più disparate (sublima, direbbe la moderna psicologia) e non dilegua mai del tutto. Poi c'è lo scoglio del carattere, quella forma dell'essere che ci è data in modo peculiare quando veniamo al mondo, per cui uno si avvede anche delle volontà altrui e le tiene in considerazione, e un altro invece vede solo la sua o la ritiene prioritaria e la vuole imporre. C'è insomma un dolore metafisico che precede ogni tentativo di riformare la società e con essa riformare anche l'uomo, questo dolore ci precede e nessuna utopia rivoluzionaria potrà mai guarirci interamente dal male. 

mercoledì 8 aprile 2026

Pioggia di missili su Beirut, via braccia, via gambe, via un occhio, se lo fa Israele tutto ok, ne ha diritto. Poi queste persone una volta superato lo shock comprendono che lo Stato di Israele ha diritto di difendersi in nome dei valori democratici di giustizia e libertà. Be' sì, diranno una volta superato lo shock, ci sta, hanno ragione, siamo noi in torto. Poi vengono rassicurati ogni giorno dal governo israeliano: stiamo colpendo solo i centri di comando. Giustissimo, è lì che si annida il nemico. Anzi, guarda, sono quasi contento che ci ho rimesso un'occhio. Incidentalmente si fanno un po' di cocci, capita che volino di qua e di là, che si ficchino negli occhi, che seghino via le gambe, ma incidentalmente, i valori democratici volevano colpire solo i centri di comando. Ma tu, dice, critichi solo Israele, gli altri non li critichi mai. No, infatti, quegli altri sono delle bravissime persone, una comunità hippie. Occhio per occhio dente per dente, si fa a chi ne ammazza di più, vince l'ultimo che rimane in piedi con il dentino appeso in mezzo alla bocca ridotto a un grumo di carne ma con la sua brava bandierina che garrisce al vento: Fittovia! Bravo, una bella medaglia per lo sdentato, se l'è meritata.

martedì 7 aprile 2026

Arma letale

Dice: che fa tuo padre di lavoro? Mah, mette dazi, distrugge civiltà, spaca la carta moia cul cul (mantovano: "rompe la carta bagnata col sedere", detto di individuo che millanta grandi imprese). Gli analisti che seguo io ieri sera erano tutti eccitati, si aspettavano Apocalypse Now, oggi decretano la vittoria su tutta la linea di Donald Trump. Chi di voi ha visto Arma Letale? Martin Riggs faceva il matto per spaventare i cattivi: "every single day I wake up and I think of a reason not to do it!". Matto è chi matto fa. Ma Donald Trump non è matto, lui astuto come una volpe. I mercati tirano un sospiro di sollievo, balzo in avanti dei titoli cementieri, scommettono sulla ricostruzione, per ogni palazzo tirato giù c'è un opportunità di guadagno, bisogna saper cogliere i lati positivi della distruzione. L'hanno fatto anche in via Gluck. Agli analisti fotte niente dei palazzi, agli analisti piace l'afflato della storia, l'odore del napalm al mattino. L'importante è non mettere in cattiva luce Donald Trump. Perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può giudicar.

Spiace, ma è probabile

Non di distruggere un paese, che è già un obiettivo ambizioso, ma un'intera civiltà, da Zoroastro al genero del Profeta e i suoi discendenti. Livelli di surrealismo mai raggiunti prima: distrugge civiltà, abbatte muri a scorregge, costruisce aquapark a Gaza City, niente è impossibile, verso l'infinito e oltre! (ah ma è solo una tecnica di comunicazione, ci assicurano gli analisti). In tutto questo astronauti che ritornano dalla Luna mentre gli aeroporti minacciano di chiudere: caccia 'sto propellente, ci serve per mandare la gente alle Andamane (direttori di aeroporti impazziti che assaltano i cancelli di Cape Canaveral con taniche e tubi di gomma: ma è diesel o benzina?). Il governo italiano corre ai ripari: smart working, targhe alterne, limiti ai condizionatori: apposto così. Nulla ci viene detto riguardo all'inverno prossimo, è ancora lontano, poi si vedrà. Magari il prossimo inverno Trump metterà fine anche alla civiltà europea, nel qual caso, tutto di risparmiato. Spiace, ma è probabile.

lunedì 6 aprile 2026

Continuo a studiare filosofia ma riguardo all'etica, pubblica e privata, non vedo come possa guidare l'agire degli uomini, e proprio quando la filosofia, rinunciando all'ontologia e alla metafisica, si è autocondannata al ruolo di commentatrice dell'etica, di sociologia generale. Io non penso che la filosofia non possa più dire niente riguardo alla struttura ontologica della realtà, è che si è fatta risucchiare dai luoghi comuni del modernismo fessacchione: che non ci deve essere più nulla di definitivo, che la scienza dei quanti e dei campi ci descrive com'è veramente la realtà, che la filosofia si occupi di politica, di dire no alle guerre, di creare diritti umani. Non serve la filosofia per questo, basta una banale ordinaria volontà, ci si serve oggigiorno della filosofia come un certificato nobiliare, però vuoto.

domenica 5 aprile 2026

L'etica che vuole prescrivere rimane per l'appunto un volere perché non è necessario obbedire, il si deve una voglia che non è obbligo soddisfare. Concetto profondo: non ci sono colpe, nemmeno le più gravi, dovremmo semplicemente essere assolti per il solo fatto di avere una volontà, e pur volendo giustizia, una volta ottenuta che ce ne facciamo? I danni, piuttosto, quelli rimangono, ineluttabili, danni a cui non è possibile rimediare, nemmeno con tutta la giustizia del mondo. Ma nella vita di tutti i giorni i concetti profondi non fanno legna, quindi: incolpiamoci, a vicenda, un bel happening, facciamoci giustizia. 

sabato 4 aprile 2026

In occasione delle festività pasquali: Isaia 45:7

Cercando un luogo nella Bibbia in cui si afferma che Dio ha creato il male mi sono imbattuto in Isaia 45:7: 

"Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo". 

La parola nel testo originale è l'ebraico רע (ra'), "male", che l'esegesi biblica interpreta nella sua accezione di "sciagura, calamità", perché ovviamente Isaia non può dire che Dio ha creato il male, un'eresia, dice che si serve del bene e delle sciagure per compiere il destino del popolo di Israele, si serve di un grande sovrano straniero, Ciro il Grande, Unto del Signore, per realizzare i sui scopi. Ciro, insomma, da non credente nel Dio di Israele, ne è comunque strumento (Ciro sconfigge i babilonesi in battaglia e libera dalla cattività gli ebrei, permettendogli di ritornare in patria). Esiste infatti un unico Dio, lo stesso anche per Ciro il Grande, che pur ritornava in patria con il titolo di "Re dell'Universo":

Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me.

Il Dio degli ebrei è insomma così potente che anche il "Re dell'Universo" è suo servo. E a chi avesse dubbi sull'opportunità di servirsi di un sovrano di un'altra confessione e di conferirgli il titolo di Unto del Signore, Isaia ammonisce: volete voi fare le pulci all'operato del Signore? Forse la creta dice al vasaio: guarda che non mi hai fatto i manici?

Guai a chi contende con chi lo ha plasmato, un vaso fra altri vasi d'argilla. Dirà forse la creta al vasaio: "Che cosa fai?" oppure: "La tua opera non ha manici"? Guai a chi dice a un padre: "Che cosa generi?" o a una donna: "Che cosa partorisci?". Così dice il Signore, il Santo d'Israele, che lo ha plasmato: "Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?"

Insomma Dio non ha creato il male, se ne serve, da sovrano, perché anche il male è nella sua disponibilità.

venerdì 3 aprile 2026

In quel supermercato, ci ho fatto spesa per vent'anni, i prodotti si ricreavano ex nihilo per intervento notturno di una divinità rigeneratrice, la dea Ipercoopa, che ad ogni canto del gallo riforniva magicamente gli scaffali di crackers e di pangocciole di stelle. I carelli erano a sinistra appena entrati, di fianco al banco della frutta tagliata a dadini: macedonie di lamponi, chicchi di lici, brunoise di avocado vendute un'euro all'oncia, una gioielleria. Per prima si sbrigava la pratica della verdura: tra cassette di legno di plastica e pagliericci di stelle filanti, i carciofi disseccati, i cespi di rape senza cime, le zucchine smorte, ogni tanto un frutto di stagione, inodore, insapore, i kiwi duri come sassi, le mele e le banane, quindi la parete del miglio, dei cereali e delle granaglie. Svoltato l'angolo, gettati i guantini della frutta, il reparto del pane, cassettiere piene di ciabattine e di mafaldine, baguette riscaldate avvolte nella carta, un trapestio di farina per terra, i guantini del pane che rimanevano incollati alle dita per effetto elettrostatico. Quindi il banco dei formaggi, dell'asiago e del latteria, tra gli scaffali degli affettati e il bancone della gastronomia dove ci facevamo affettare sul momento un etto di prosiutto in offerta. Poi il paretino del sale fino e grosso e degli aromi, accanto al banco del pesce, dove un occhialuto inserviente campano in grembiule bianco per novecento euro al mese metteva in fila branzini e canocchie sopra letti di ghiaccio e limone. Di fronte al banco gli espositori refrigerati dei latticini freschi, di fronte ai latticini gli scaffali del tè e delle camomille. Dall'altra parte la pasta e le scatolette, indi i biscotti e le marmellate. Dopo i biscotti, se ricordo bene, il bancone della carne che dava sulla macelleria, ma questo perpendicolare agli scaffali delle marmellate. Poi, finalmente, gli scaffali delle cose che non si mangiavano: shampi, dentifrici, spazzolini, e poi tutta la sequela delle carte igieniche, degli sgrassatori e compagnia bella. Dopo i prodotti per la casa riprendevano le cose da mangiare: il banco dei dolci, delle cioccolate e delle caramelle, di fronte alle caramelle i vini, poi, proseguendo dritti alla fine del giro, per arrivare alle casse, le patatine fritte, i succhi di frutta, i surgelati a muro, i gelati, le bibite. Ed ecco ritornarti alla fine del girone davanti alle casse: qui l'appuntamento imprescindibile con le caramelline alla frutta e al latte, per passarci il tempo mentre lavoravo, senza zucchero. Dietro alle casse, in casseforti chiuse a chiave a guardate a vista, le vetrinette dei liquori costosi e dello zafferano, che era diventato merce pregiata, fatta oggetto di furto come i cavi di rame. Se possibile inforcavo la cassa con le mie cassiere preferite: una signora che mi ricordava mia zia di Scalea, gentile come una mamma, una donna sudamericana molto cortese. Rapinato di una sessantina di euro ritornavo all'aria aperta sistemando le buste della spesa. Manca, anche se era solo un supermercato. 

giovedì 2 aprile 2026

Come faremo senza gaz e petrolio ora che le case vanno tutte a gaz e petrolio? Chi ha il caminetto non può più bruciare nemmeno le sedie perché le fanno tutte in plastica e acciaio, brucia la plastica, te, così puoi muori. Tutta la filiera dei supermercati a gambe all'aria, niente carta igienica, niente zucchine fuori stagione, i celiaci che piangono. Almeno noi abbiamo piantato l'aglio e le patate, mangeremo aglio e patate, abbiamo pure salvia e rosmarino, quagliano. Certe scorpacciate. Quella del Tg1 tutta ladylike che ci dà le anticipazioni: annunciata per martedì la fine del mondo, torna il bel tempo per il weekend di Pasqua, a fra poco. Tutte le zabette che non possono andare alle Maldive, poverine, per colpa di Trump. Approfittiamone per riscoprire le bellezze d'Italia: l'eremo di Borgo Passera, la cala di Belsedere, luoghi dimenticati, sì, ma con un po' di battage pubblicitario da qui a martedì è un attimo che ti diventano le nuove Malé, le nuove Seychelles. Beati monoculi in terra caecorum.

mercoledì 1 aprile 2026

Ma vivere così, dico, alla cieca, senza manco una passioncella per la letteratura, un interesse per la filosofia, ma che modo di vivere è? Dico, non abbiamo mai avuto così tanti laureati in scienze umanistiche e il massimo che riusciamo a produrre è Achille Lauro. Per carità, Incoscienti Giovani ce la cantiamo mentre mettiamo il sugo, ma forse era meglio quando al posto dei PhD in antropologia culturale ed etologia avevamo Boccaccio e l'Aretino Pietro, che non sapevano nulla di Jacque Derrida, ma vuoi mettere? Anzi, forse era proprio per questo che erano assai più vegeti dei quattro morti di fama di oggi: le pippe mentali dei post-moderni, quelle sì che sono mortifere.
Che ci importa dei mondiali di calcio? Noi abbiamo Sinner, abbiamo Kimi Antonelli, l'orgoglio patrio è salvo, anche il motomondiale si sta mettendo piuttosto bene, e poi abbiamo battuto 7-1 la Svizzera del curling, dico, la Svizzera, il calcio non è cosa, mettiamoci l'anima in pace. Per strada, è vero, i bambini non giocano più a pallone, ma che vuol dire? Giocheranno a tennis, guideranno senza patente, l'importante è che facciano qualche attività, nella vita non si può mai sapere. 

martedì 31 marzo 2026

Stasera o si fa l'Italia o si muore, sarebbe troppo mancare i Mondiali per la terza volta di fila, Gattuso abbandonerebbe il calcio, ripartiremmo da Pisilli, e va bene i giovani, ma da Pisilli è troppo, la gloria ci attende alle Termopili. E d'altronde il materiale umano è quel che è: gli interisti che hanno perso l'ennesimo scudetto, uno juventino che non è tanto buono, qualche emigrato economico tra i più rinomati ma nemo propheta in patria, la leva calcistica attuale è ahimè troppo scadente per immaginare un grande futuro prossimo, ma l'ostacolo si può sormontare, sempre a non cacarsi sotto sul più bello. Per cui ave Cesare, morituri te salutant. 

La guerra dei bottoni

Al mercato, sul banco della merceria, in un vecchio espositore di legno tutti i bottoni sfusi di varia foggia e natura da frugare con le mani, trovato quello che faceva al caso giusto nonna mi metteva sulle tracce dei suoi gemelli: cata questi chì (voce del verbo catàr, trovare). Come un segugio partivo alla ricerca delle mie quaglie spintonato da altre signore fruganti animate dalla stessa eccitazione venatoria, si faceva a chi arrivava prima tra graffioni di unghie e colpi di anche nel clic cloc generale delle perline e dei finti zirconi e dei simil ossi con rivestimento in pegamoide particolarmente adatti per i cappotti e smargiassi Koh-i-Noor e Gran Mogol di plastichina da far incrociar la vista. Vittorioso emergevo un po' arruffato dal parapiglia col mio bottino di gemme, qualcuna non proprio uguale in tutto e per tutto ma era questione di inezie, una princess un po' più baguette, una navette un po' più marquise, non si stava troppo lì a guardare il pelo, eravamo credenti (e anche un po' cecati).

lunedì 30 marzo 2026

Prendi l'Iran, gratta gratta, siamo sempre all'Impero persiano che combatte contro l'Occidente, la storia, che non si ripete, per fare prima prende lo stesso canovaccio e lo attualizza come fa Michieletto, che prende La Traviata e l'ambienta in un campo di concentramento, altrimenti finisce subito le idee, invece così, tenendo buono il canovaccio ma cambiando l'ambiente di contorno, sembra sempre fresca fresca di giornata. L'Italia, per esempio, ripete ad libitum lo schema dell'età dei comuni, essendo il format dell'Impero Romano stato nel frattempo ceduto agli americani che tengono più spazio per le scenografie. La Francia, è noto, ripete lo schema Napoleone (prima, seconda, terza, quarta, quinta Repubblica) e la Russia è ritornata all'epoca degli zar dopo che i fondali sovietici sono crollati per marcescenza delle fondazioni (non le sanno tenere le cose, non fanno manutenzione). Morale: non c'è niente di nuovo sotto il sole.

Abbiamo l'esempio della Cina che è stata Celeste Impero governato per mandato del Cielo fino all'altro ieri, e oggi, scontata la sbornia rivoluzionaria e le rivoluzioni che non sono pranzi di gala, ritorna impero comunista governato per mandato del Popolo, il quale ha modernamente preso il posto del Cielo in qualità di foglia di fico. Come ieri gli imperatori celesti, anche i moderni segretari generali del partito comunista incarnano, misticamente ammantati d'aura imperiale, la loro epoca, epoche di pace e di prosperità, nulla è cambiato se non la forma, che serve tutt'al più allo stesso scopo di prima, però aggiornato: mantenere la presa sulla loro vasta regione, comprensiva di tutti gli armenti ivi contenuti.

Anche il mito della ribellione guidata dal popolo è un mito posticcio, accadono, di tanto in tanto, questi grandi cambiamenti che assomigliano a delle slavine, ma poi una volta assestato il terreno ritorna l'identico stato di prima, ritorna inevitabilmente l'arché, si suppone più giusto di quello di prima, con buona pace di tutti gli ideali rivoluzionari di accompagnamento (il popolo è strumento delle circostanze, non viceversa). Esiste il topos del rivoluzionario afflitto che una volta rovesciati tutti gli ordinamenti che poteva rovesciare se ne sta tutto solo e depresso sopra un sasso come il pensatore di Rodin, ormai condannato all'inazione dalla sua stessa frenesia rivoluzionaria: la rivoluzione, è scritto nel suo significato, comporta fatalmente un ritorno al punto di partenza.

domenica 29 marzo 2026

Le guerre in grande sono una proiezione delle guerre in piccolo di tutti i giorni, le più difficili da far cessare, muovono da ragioni piccole, tignose, che non mollano la presa manco morte, orgoglio e amor proprio le rinserrano in cerchi d'acciaio, con la scusa che non fanno morti preparano il terreno all'angustia del mondo, rovinano la vita, muovendo dal basso. Difficile pretendere di far la pace in grande se non si è capaci di farla in piccolo.

venerdì 27 marzo 2026

da questo libro di etica non ci si deve aspettare alcuna prescrizione, alcuna dottrina dei doveri; tanto meno esso fornirà un principio morale generale, una sorta di ricetta universale capace di produrre tutte le virtù [...] ed è davvero una contraddizione evidente dire che la volontà è libera e tuttavia prescriverle delle leggi secondo le quali essa deve volere: ‘deve volere’ - un ossimoro! [hölzernes Eisen, "ferro ligneo"]

(Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro IV)

L'etica non si prescrive, si descrive, non si può far altro. Che poi ci faccia piacere, relativamente alle necessità della vita, che vi sia buona fede e un agire corretto, soprattutto nei nostri confronti, questo è indubbio. Agire con amore, si dice, è una buona regola. Aprirsi all'altro, è una buona regola. Lo stesso Schopenhauer descrive il malvagio come chi riconosce solo la sua propria volontà e non quella degli altri, e il buono invece come chi riconosce la sua propria anche in quella altrui. Ma è appunto una descrizione, non una prescrizione. Perché poi alla base di molta filosofia politica c'è l'idea che vi sia un modo di accordare gli uomini fra di loro calandoli in una società virtuosa, ma poi l'etica finisce per sfuggirci inevitabilmente dalle mani, non già perché siamo afflitti da un peccato originale e non ne siamo intimamente capaci, ma perché prescrivere un'etica non genera necessariamente un'obbedienza.

Diceva: l'Occidente è la teocrazia della tecnica, la scienza la sua fede, la tecnologia la sua liturgia. Tutto sacrificato allo scopo, le forme di governo, i principi economici: se l'economia di mercato è ritenuta la più idonea allora la si adotta, finché garantisce quello scopo. E d'altronde, per salvarci nel qui e ora, su questa terra, senza affidarci a un'incerta salvezza nell'aldilà, è necessaria la massima capacità scientifica, il massimo sforzo tecnologico. Così vitale è lo scopo che tutto si subordina a lui, sistemi economici, strutture sociali, politiche mondiali. Fine. 

giovedì 26 marzo 2026

Funziona così: che con l'arrivo di internet la società liquida si è fatta ancor più liquida, superfluida, praticamente una pappa, nuotano nella pappa superfluida i parameci della moderna società infantile, consumando meme, nutrendosi di plancton, impalpabili, dematerializzati, ontologicamente nulli. Livori passeggeri li animano e quando durevoli comunque modesti, in linea coi loro cervelli di paramecio: il governo ladro, la tal ministra, il tal ministro, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum, bón. Ma sanno prendere un aereo, e allora via a tutta la sarabanda di hostess, controllori di volo, addetti ai bagagli, personale di terra, personale di bordo, voli low cost, scali a Dubai, handling, overbooking, fingerpicking, addetti alle pulizie, addetti di scalo, agenti di rampa e tutta la divisione del lavoro aereoportuale che permette al paramecio di fare massa critica e diventare lichene: come faccia il mondo a menare ancora avanti è un mistero.