domenica 28 giugno 2026

Per cento talleri di morale: Kant e l'imperativo categorico

Kant aveva un problema, aveva distrutto la metafisica quindi non poteva fondare la morale sul timor di Dio o sulla paura dell'inferno, così decise di fondare la morale su se stessa: arduo compito. Siccome noi nel momento stesso in cui percepiamo il mondo lo cambiamo, rimodellandolo attraverso gli schemi a priori della sensibilità ("il cielo stellato sopra di me..."), allora il mondo al di là dei nostri sensi è totalmente chiuso alla conoscenza, è un mondo in sé che non possiamo mai sperimentare. E allora su cosa possiamo fondare la morale? La morale è dentro di noi ("...la legge morale in me") e si fonda su se stessa, è il puro dovere per il dovere. L'imperativo categorico è quella forma di morale che non ha altro fine se non se stessa: è morale pagare le tasse perché è giusto rispettare la legge, non perché otteniamo sgravi fiscali o perché ci fa sentire migliori degli altri. Kant a tal proposito distingue tra azione legale e azione morale: è legale pagare le tasse per ottenere sgravi fiscali, ma non è morale; è legale non mentire sotto giuramento per paura delle sanzioni, ma non è morale, morale è dire la verità al di là di quel che può costarci. Fin qui tutto bene, sembra che funzioni: l'imperativo categorico è una forma di buon senso universale. Senonché qualche filosofo più smaliziato di Kant fece fin da subito notare che questo imperativo del dovere per il dovere potrebbe benissimo essere una maschera che nasconde la paura di incorrere in sanzioni, una legge morale introiettata, la cui genealogia è meno cristallina di quel che si vorrebbe far intendere (si vedano a tal proposito Nietzsche e Schopenhauer). Conclusione: il progetto di Kant di fondare la morale su se stessa assomiglia tanto a quei famosi cento talleri che non esistevano per il solo fatto di pensarli, una speranza, più che una realtà.

Il paese ha già deciso il suo futuro nazionale, che sarebbe poi un ritorno al passato, passato nazionale, si ritorna a un'Italia pre-immigrati, a quando le mamme stavano a casa fare la passata e non passavano il tempo a guardare il telefonino con l'ombelico di fuori e a non fare un tubo da mangiare: ma che esempio abbiamo dato ai nostri figli? Non stupiamoci se poi ci crescono tutti dei Tony Effe e degli Sfera Ebbasta. Futuro nazionale è il momento dialettico del sessantotto che porterà dritto dritto a un nuovo momento speculativo in cui le donne si rimetteranno da sole il fazzoletto sulla testa e gli uomini ritorneranno senza vergogna a giocare a briscola al bar, davanti a un bianchino, in fondo il mondo andava avanti così bene con questa divisione dei ruoli, non vedo perché non riproporla anche oggi. (il mondo all'incontrario si può rivoltare finché si vuole, come un cappotto double-face).

Mia nonna aveva il suo imperativo categorico che era "bisogna", quando non mi andava di fare una cosa o gli sparavo lì qualche mio dubbio etico condito da qualche petulante "perché?" la sua risposta era invariabilmente "perché bisogna" e l'imperativo era più categorico finanche di quello kantiano, che al confronto l'imperativo kantiano era come convincere i bambini ad andare a letto quando stanno guardando la televisione. Quel "bisogna" era assoluto, un postulato della ragion pratica: ammetteva l'assurdità della regola ma bisognava comunque obbedirle, senza farsi domande, nemmeno Kant in persona avrebbe potuto cavarne un'antinomia, in fatto di imperativi morali le nonne sono cinture nere livello 100.

Sorte dell'Europa

Ci sono processi come la turistizzazione della penisola che non si possono arrestare, noi sottoproletari siamo destinati a soccombergli, ad essere scacciati dalle nostre città che si trasformano in alberghi diffusi per stranieri, ma mica gli stranieri che deliverano la pizza, no, quelli sono necessari al funzionamento del dispositivo, gli stranieri piccoloborghesi a cui si vende la "cultura" come un sacchetto di patatine, e questa è la sorte dell'Europa, di diventare un museo, una specie di presepe, e gli europei le statuine che lo abitano. (anche il meridione, dal canto suo, si sbraccia per assicurarsi la sua fetta di torta: venite! abbiamo il mare! abbiamo da mangiare!, abbiamo le piccole casette bianche con le porticine azzurre! e questo è il senso ultimo della "Magna Grecia").

mercoledì 24 giugno 2026

La scienza si critica non per ripicca verso una forma di sapere che tende a marginalizzare tutte le altre, ma perché l'atteggiamento scientifico, seppure molto utile, non esaurisce la domanda di senso, e la cosa è chiarita perfettamente dall'istintiva avversione che proviamo per il primo Wittgenstein quando dice "su ciò di cui non si può parlare bisogna tacere": è proprio su ciò di cui non si può parlare che non bisogna tacere. Poi chiaramente c'è molto più senso anche nella proposizione di Wittgenstein: l'etica non si può dire ma si pratica, in silenzio, un'esortazione a essere meno chiacchieroni.

martedì 23 giugno 2026

Remigrazione, l'attuale fascinazione collettiva, una volontà che tutto torni come prima, un prima che è luogo prima di tutto dello spirito perché un prima concretamente idilliaco non è mai esistito, ma tant'è. Caccia lo straniero e vedrai che tutto si risolve, il debito pubblico, i treni in ritardo, le liste d'attesa, tornerà anche il posto fisso. Dicono che i filosofi vivono di illusioni, sì, ma pure i comuni mortali non scherzano mica.

lunedì 22 giugno 2026

Faceva caldo ma mancando internet si soffriva senza evidenze scientifiche accettando l'estate come un fenomeno naturale, gli eserciti muovevano guerra attorno alla decima ora (le 5:00 p.m.) o alla mattina presto evitando le ore più calde, preferibilmente verso fine estate quando i frutti maturi potevano venire razziati con più facilità, è noto il caso del filosofo che morì di caldo sugli spalti della 58° olimpiade assistendo a Curaçao-Costa d'Avorio prima dell'introduzione dell'hydration break, ma per loro fortuna a quei tempi mangiavano molta frutta e verdura.

sabato 20 giugno 2026

Istruzioni alla servitù

Brutto quando al suddito si fa improvvisamente pesare la sua condizione di sudditanza, fino al giorno prima lo si trattava da pari, poi tutto d'un colpo lo si umilia davanti a tutti, come il Duca Conte con Fantozzi, resta il fatto che suddito era e suddito è rimasto, solo è venuta meno la benevolenza del padrone sulla quale il suddito si era illuso di fondare la sua dignità. Di solito il servo si salva con la scaltrezza, ma qui manca anche la scaltrezza e dunque è giusto provare un po' di pena: a far piacere al villano si resta con una ... in mano.

venerdì 19 giugno 2026

La morale ci si presenta come una funzione, attività che opera nel mondo, ma del tutto fine a se stessa, determinata da pure relazioni ambientali e non da sorgenti che trascendono il piano mondano, nasciamo completamente innocenti, completamente ignari delle conseguenze delle nostre azioni, poi facciamo esperienza di queste cose strane che sono gli obblighi morali, che di fatto sono risposte idealizzate all'innata invadenza del nostro ego, il quale vuole per natura invadere senza pagarne le conseguenze. Buffo, ho descritto esattamente la Volontà di Potenza di Nietzsche, che non è tanto la semplice volontà di invadere la Polonia, quanto la volontà presente in tutte le creature e in tutti gli oggetti del mondo, compresi i sassi, di espandersi a scapito degli altri. Ci converrebbe davvero comprendere Nietzsche al di là delle sue parodistiche reductio ad hitlerum.

giovedì 18 giugno 2026

"Meglio irritanti che irrilevanti" diceva il povero Ruini, proprio non gli andava giù la Chiesa irrilevante, dopo la fine della DC si era ingegnato per infilarsi un po' dappertutto, ¡no pasaran!, ¡mantenere le posizioni!, ce ne vorrebbero di avversarsi così, altro che questi smidollati di oggi.

mercoledì 17 giugno 2026

Sono attualmente impegnato nello studio di Kant, il quale mi è già più congeniale di Hegel, comprendo meglio la sua necessità di definire i limiti della ragione, il concetto di a priori e a posteriori, la questione del noumeno, le sue contraddizioni, mi è già più ostica la parte della critica della ragion pratica, questa necessità della filosofia di occuparsi anche della morale e rinchiuderla in un sistema logico-formale, un vizio, ahimè, che nonostante Nietzsche non ci siamo ancora tolti del tutto. 

martedì 16 giugno 2026

Se c'è una cosa che trovo sconveniente è il filosofo che si lancia nei giudizi politici, è una cosa che proprio mi manda ai matti, è come se un pasticciere si mettesse a fare il calzolaio, due cose che non c'entrano niente, seppure la filosofia fin dall'inizio si è messa in uzzolo di guidare l'agire umano attraverso la conoscenza, sbagliava di grosso e sarebbe anche interessante approfondire le ragioni di questo errore.

Un grande avversario della morale della compassione contro il suo stesso maestro Schopenhauer, lo sappiamo, è Federico Nietzsche: 

"precisamente qui vedevo il principio della fine, il momento dell'arresto, la stanchezza che rivolge indietro lo sguardo, la volontà che si rivolta contro la vita, l'ultima malattia che dolcemente e melanconicamente si annuncia: vidi nella morale della compassione, che si andava estendendo sempre di più, che aggranfiava e ammaliava perfino i filosofi, il sintomo più inquietante della nostra cultura europea, [...] (– io sono un avversario dello scandaloso infrollimento moderno dei sentimenti)"

(Genealogia della morale, prefazione)

sabato 13 giugno 2026

I nuovi divulgatori del messaggio cattolico sono sempre meno dogmatici, sempre più alla mano, non proibiscono, non mostrano il volto duro della chiesa petrina (l'Autorità e la Tradizione), ma il volto ecumenico della chiesa dialogante, quella paolina (la Missione e la Grazia), traendo i loro argomenti da una congettura fondamentale: che l'amore sia la forza che muove il creato, forza reale e concretamente operante nella vita, e che per fare il bene occorra riconoscere quella fonte d'amore originaria nel proprio intimo, l'amore di Dio per le sue creature. È una congettura molto nobile che tende a perdonare più che a incolpare, un principio materno, neotestamentario, contrapposto al principio paterno veterotestamentario. Certo il dogma è sempre il dogma, il peccato rimane, ma lo si fa meno pesare. La soluzione dal basso: che tutti gli individui, per primi, si facciano un esame di coscienza e si riconoscano fratelli smettendo le armi, vastissimo programma, però nobile.

venerdì 12 giugno 2026

Non c'è niente da dire e i mondiali ci appassionano quanto un torneo di bocce (vabbè, ormai la Rai aveva comprato il pacchetto, Germania-Grand Marnier in prima serata), sicché tutti i giorni ci propinano la sbobba del telenovelone persiano Teherana sin lana, oggi il plot prevede accordo firmato a Ginevra e vittoria su tutta la linea con Europa completamente irrilevante: ottimo, però chi vi ha chiesto niente?

Volere il nulla piuttosto che non volere

L'uomo, l'animale più coraggioso e abituato al dolore, in sé non nega la sofferenza; la vuole, la ricerca persino, posto che gli si indichi un senso di essa, un "perché" del soffrire. L'assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che fino a oggi è dilagata su tutta l'umanità – e l'ideale ascetico offrì a essa un senso! È stato fino a oggi l'unico senso; un qualsiasi senso è meglio che nessun senso; l'ideale ascetico è stato sotto ogni aspetto il "faute de mieux" par excellance [il "in mancanza d'altro" per eccellenza] che sia mai esistito fino a ora. [...] l'uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere...

Genealogia della morale, terza dissertazione

Nietzsche contro gli atei: la critica alla scienza in Nietzsche

Rilevava Nietzsche che anche la scienza, pur credendo di essersi emancipata dalla dogmatica religiosa, poggia in realtà sullo stesso suolo, la volontà di verità. I nuovi mistici (o asceti) sono gli scienziati, che credono che nella natura vi sia un misterioso logos da svelare, pensano di negare Dio, ma pensano esattamente come i credenti.

Questi negatori e isolati di oggi, questi incondizionati in una sola cosa, nell'esigenza di pulizia intellettuale, questi spiriti duri, severi, temperati, eroici, che costituiscono l'onore della nostra età, tutti questi pallidi ateisti, anticristi, immoralisti, nichilisti, questi scettici, etici, tisici dello spirito [...] questi ultimi idealisti della conoscenza, [...] si ritengono in realtà affrancati il più possibile dall'ideale ascetico, questi "liberi, assai liberi spiriti": e tuttavia devo rivelar loro quello che essi stessi non possono vedere – giacché ci stanno troppo vicino –: questo ideale è esattamente anche il loro ideale. [...] in ordine a nessun'altra cosa sono costoro più saldamente legati, precisamente nella fede nella verità sono saldi e assoluti come nessun altro.

(Genealogia della morale, terza dissertazione)

La scienza come anestetico, l'attività scientifica è per gli intellettuali moderni un mezzo per fuggire il vuoto, una forma di auto-stordimento laborioso per non guardare in faccia la realtà. 

giovedì 11 giugno 2026

Kant e l'ornitoquanto: Heisenberg è costretto a rifarsi a Platone

In Fisica e Filosofia Werner Heisenberg rileva che la prospettiva quantistica ha qualcosa in comune con Kant: il soggetto è implicato nella rilevazione della realtà. Nell'epistemologia di Heisenberg l'atto dell'osservazione modifica inevitabilmente la realtà osservata: «Ciò che osserviamo non è la natura in sé, ma la natura esposta ai nostri metodi di indagine». E qui arriva quell'espressione apparentemente innocua, "la natura in sé", che è la cosa in sé kantiana: anche Heisenberg evoca questa "realtà in sé" che dovrebbe consistere nella realtà isolata da tutte le sue qualità intuitive e sensibili, un legno senza legno, un'acqua che non è acqua. Forse è pura matematica? Ma la matematica dove si trova, dentro o fuori di noi? Per Kant la matematica è giudizio sintetico a priori, è dentro di noi, non appartiene alla cosa in sé. In Fisica e Filosofia Heisenberg si rifà esplicitamente a Platone: il mondo non è materiale, così come nel Timeo di Platone la materia è formata da solidi geometrici regolari, i costituenti ultimi della natura sono forme astratte, equazioni e relazioni di simmetria. Per fondare la realtà ultima anche Heisenberg è costretto a rifarsi a Platone.

mercoledì 10 giugno 2026

Quando dicono "non siamo la repubblica delle banane" significa precisamente che siamo la repubblica delle banane, chi si scusa si accusa. Alla Francia o agli États-Unis non verrebbe mai l'idea di sollevare l'argomento perché loro non si sentono ontologicamente "repubblica delle banane". Noi esportiamo mele, uva, kiwi, arance, ma nessuno ci chiama "la repubblica delle arance". L'Honduras, a cui devono fischiare periodicamente le orecchie, cortesemente ringrazia.

Un giorno l'accordo è lì lì per arrivare, il giorno dopo si riprendono a menare, anche volendo, raccontare l'attualità per scontare il peccato di inutilità implicito nello studio della filosofia è diventata impresa vana e senza senso. Attenti al male che viene spacciandosi per bene, attenti al Katéchon che trasmuta in Èschaton, alcuni pensano che Trumpf sia l'anticristo e la schiera degli angeli che ostacolano il male i presentatori dei Late Show americani.

martedì 9 giugno 2026

Hegel spiegato semplice

[momento didattico]

Tirando le somme di Hegel, egli nota — dopo aver stabilito che la cosa in sé kantiana è contraddittoria e quindi non esiste una realtà indipendente e non intelligibile dal pensiero — che il contenuto razionale della coscienza è lo stesso contenuto razionale della realtà, sicché nella coscienza si manifesta la stessa razionalità universale in divenire, che chiama Geist, Spirito, perché la coscienza è il luogo originario da cui muove anche la materia. Questa razionalità universale è destinata ad autocomprendersi interamente nella coscienza degli uomini, raggiungendo quel momento che Hegel chiama Spirito Assoluto, perché in quel momento lo Spirito si compie interamente non avendo più nulla al di fuori di sé.

Il movimento in cui consiste la realtà è regolato da una legge dialettica, che i più hanno riassunto in "tesi, antitesi e sintesi", mentre Hegel parla di "momento astratto", "momento dialettico" e "momento speculativo". Nel primo momento l'Idea è concepita astrattamente slegata dal suo contesto, in quanto concetto statico, nel secondo momento l'Idea viene messa in moto da un'Idea contraria che le si oppone, nel terzo momento, quello risolutivo, le due Idee precedenti si rispecchiano conservandosi e unificandosi in una sintesi. Esempio: l'Essere è immutabile, ma la sua immutabilità è messa in dubbio dal Nulla, Essere e Nulla trovano la loro sintesi nel Divenire, in cui gli enti oscillano tra l'Essere e il Nulla.

Il vero è solo l'intero, cioè è veramente reale solo ciò che è arrivato alla fine del processo dialettico, cioè nel nostro esempio è reale solo il Divenire, Essere e Nulla non sono reali. Per contro, il Divenire non sarebbe Divenire se uno solo dei due termini che lo compongono non fosse presente: la realtà è un sistema che necessita di tutte le sue parti.

Per quanto riguarda le implicazioni etiche del pensiero hegeliano, è noto che per Hegel la razionalità universale si manifesta e si esprime innanzitutto nelle leggi dello Stato, le leggi dello Stato sono lo Spirito che si oggettivizza nelle istituzioni umane. Lo Stato è quella verità, quel tutto organico, che riunisce in una sintesi la società di base della Famiglia e la società civile fatta di individui che lottano fra di loro. Lo Stato è concreta Eticità (Eticità: la morale soggettiva che si fa costume condiviso e pratica di vita comunitaria, non più limitata alla coscienza isolata). La libertà degli uomini consiste dunque nell'obbedienza spontanea alle leggi di quello Stato che si è riconosciuto come concreta espressione della razionalità universale tradottasi nella storia. La stessa storia è la progressiva concretizzazione della razionalità universale.

Ne consegue che l'individuo isolato non è verità, è fatto accidentale, puro strumento in mano al processo dialettico che muove verso lo Spirito Assoluto. Gli stessi grandi condottieri alla guida dei loro vastissimi imperi sono solo giocattoli in mano alla razionalità universale che se ne serve per i suoi scopi, abbandonandoli poi al loro destino una volta esaurita la loro funzione storica.

Può aiutare rilevare che Hegel visse in un periodo storico fatto di rivoluzioni, imperi napoleonici e crollo degli stessi imperi con successivi periodi di restaurazione, la sua filosofia fu un tentativo di razionalizzare questo momento che ai contemporanei dovette apparire assai caotico. E questo è quanto.

[→ Friedrich HEGEL

Geopolitica

L'Iran ha attaccato, Israele ha risposto, apposto così, si lasceranno in pace per un'altra settimana. Non sono io che faccio ironia, lo ha detto Donald Trumpf, in teoria il capo della banda ("Netangnau non mi ha sfidato, se gli dico di fare una cosa la fa", leggi: si nota tanto che mi sono fatto menare per il naso?). In fondo le guerre sono così, non servono le grandi analisi geopolitiche, nella loro intima essenza sono l'infinito ridotto al livello dell'asilo, seguono le stesse dinamiche, è lo stesso Geist che si manifesta. Io per esempio davo dei pizzicotti fortissimi perché nella mia idea al massimo avrei ricevuto in risposta un pizzicotto uguale e contrario, tirar pugni già mi prefigurava la fastidiosa possibilità di riceverne uno in cambio e l'idea non mi garbava. Qui abbiamo invece un Israele e un Iran che non possono dimostrarsi arrendevoli ciascuno per i casi suoi, e quindi se dovesse pure arrivare una pace, sarà pur sempre una pace armata, un guardarsi in cagnesco (anzi, in gattesco) come i gatti quando si mettono a gnaulare e si guardano di storto facendo finta di non vedersi. È la stessa volontà che agisce, gli stessi impulsi, negli animali come nei capi di Stato, basterebbe aver compreso bene lo Schopenhauer più che lo Hegel senza aver studiato alla LUISS o alla IASSP, che ti fanno spendere un sacco di soldi per arrivare alle stesse conclusioni.

lunedì 8 giugno 2026

Ormai ci siamo ridotti all'uomo unidimensionale di Marcuse, ma tanto, chi se lo fila più Marcuse? Un comunista, tanto più che nella nostra unidimensionalità ci scorgiamo il segno sicuro del progresso, più unidimensionali siamo e più la cosa ci conforta, ci dà la conferma che siamo dei bravi abitatori della modernità. Produciamo turismo, le bellezze d'Italia patrimonio da valorizzare che fa crescere il PIL, d'altronde, non siamo stati il paese del Grand Tour? E quindi, abbiamo solo democratizzato l'offerta. La nuova economia è subaffittare appartamenti per farne dei B&B, anche a costo di andare a dormire nei garage. A questo punto tutto il grottesco attivismo delle istituzioni per far apparire l'Italia come paese centrale, oltre a tradire un manifesto complesso di inferiorità finisce per confermare proprio quello che vorrebbe nascondere: che non contiamo proprio niente, è tutta aria fritta.

Più che alla morale sono interessato al fondamento della morale, al come pretende di fondarsi, per esempio quella dell'informazione, che è una media etica dell'etica media collettiva, un'etica molto scarsa di per sé ma cristallina quando si tratta di farla pesare agli altri, un circolo ermeneutico di deontologie che un po' emergono dal basso e un po' piovono dall'alto, ma mai risolutive, anzi, più che altro emotive. Che avesse ragione il matto a dire che la morale è prodotto storico e psicologico nato da dinamiche di potere, istinti umani e risentimento? Troppo ottimista, io direi più rincretinimento.

domenica 7 giugno 2026

Pensarsi e volersi liberi

Cacciari sul libero arbitrio: una congettura necessaria alla vita pratica, benché nessun uomo si possa dire veramente libero, mente e volontà sono costantemente determinate da una catena infinita di cause, l'uomo si crede libero solo perché è conscio delle sue azioni ma all'oscuro delle cause che le determinano. Un'insoddisfazione originaria per il nostro agire e una costante sensazione di mancanza di perfezione genera il bisogno insopprimibile di pensarsi e volersi liberi.