venerdì 6 marzo 2026

Da un grande filosofo ho imparato che il tormentato e il tormentatore sono una cosa sola, che la sofferenza inflitta è la stessa che viene subita, una sofferenza che conficca i denti nella sua stessa carne. Diamoci pace, smettiamo di morderci la coda. È abbastanza semplice. 

Le guerre moderne sono tutte chirurgiche, gli attacchi sono sempre mirati, stanno studiando un missile che quando colpisce ripulisce con scopino e paletta, è una guerra gentile quella che conduciamo, rispettosa della popolazione che anzi deve ringraziarci viste le nobili intenzioni, non capita tutti i giorni che ci mettiamo nella giusta disposizione d'animo, quella altruistica che vuole il bene delle persone. C'è qualcuno più buono di noi a questo mondo? Non credo.

giovedì 5 marzo 2026

Mi raccomando, organizzati

Siamo a DEFCON 2, Allarme Rosso: probabili scrosci di droni anche a carattere temporalesco, le forze armate devono essere in grado di rispondere entro sei ore, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30, martedì e giovedì solo mattina. Prezzi di gaz e benzina alle stelle, durata prevista delle riserve: fino ad Aprile. Chi detiene mezzi di locomozione inutilizzati, trattori o tagliaerba, è pregato di trainare i mezzi alle caserme più vicine per consentire al personale di estrarre dai serbatoi il carburante residuo. Ricorda, ogni goccia può fare la differenza. Siamo fuori dal diritto internazionale, possiamo fare un po' come catzo ci pare, chi avesse delle idee può mandarle tramite posta certificata al Ministero della Difesa, le idee migliori verranno premiate con un bonus facciate.

I racconti della buonanotte

Aveva fatto i soldi negli anni ottanta quando il business girava, poi aveva smesso di girare e avevo perso anche le braghe, gli erano rimasti i ricordi, di mitologici viaggi nel lontano oriente, nel paese del Sol Levante, dove le donne avevano tutte le gambe storte, una cosa risaputa, s'incazzava, urlava, faceva il matto, poi d'improvviso si rabboniva e smielava tutto lagrimoso, colpa del business che non girava, colpa loro, e tornava a fargli i cazziatoni. Se non urlava di sicuro era perché stava male, e dopo i cazziatoni ritornava mogio mogio, rassegnato, tutto accondiscendente, che non valeva nemmeno la pena di incazzarsi con dei deficienti del genere, voleva farli sentire in colpa. Con quel clima il business non poteva che andare sempre peggio, lavoravano sempre in mezzo a due tempeste, avevano inteso bianco e invece dovevano fare nero, facevano nero e avrebbero dovuto fare bianco, non ci capivano più niente. C'era chi aveva la tremarella già di prima mattina e si portava il beauty con dentro le medicine, le gocce che gli aveva ordinato il dottore, le benzodiazepine, i più forti intraprendevano il viaggio sicuri di incontrare la tempesta, ritti sul ponte di comando, con la mano salda sulla barra. Una cosa così non poteva finire bene, troppe tensioni, un giorno uno l'aveva preso per il collo ed erano finiti tutti e due alla neuro, senza né vincitori né vinti, uno ormai in preda alle manie di persecuzione e l'altro alle tendenze suicide, era quello che prendeva le benzodiazepine. Fu un bene, perché quando i dipendenti gli chiesero i contributi poté chiedere l'infermità di mente.

mercoledì 4 marzo 2026

Ho fatto un incubo: in città negli anni venti del nuovo millennio, madri che portavano i figli a scuola sopra macchinoni sovradimensionati, gli antifurti inseriti, ammiccamento degli indicatori di direzione, poi palestra, shopping, estetista, polpastrelli che toccavano schermi tattili intralciati dalle unghie, i mariti gran emiri dei reparti consegne e spedizioni, gli auricolari bluetooth nelle orecchie, dentro ditte che non producevano niente, solo molestie. Poi la divisione del lavoro delle moderne società occidentali: i neri operai, gli egiziani le pizze, i sudamericani i corrieri, i filippini i mestieri, i rumeni i muratori, le ucraine le badanti, i cinesi i baristi, i venditori di paccottiglie: lampade a led che si spegnevano, rubinetti che saltavano, ciabatte che prendevano fuoco. E i figli degli italiani studiavano, andavano all'università, viaggiavano, studenti fuori sede, poi si laureavano, senza imparare un tubo. Non era colpa loro, era la società, soltanto che questa società produceva un'umanità guasta, cattiva, vuota, spaventata, sterile, senza glutine. Ma, come detto, era solo un incubo.

martedì 3 marzo 2026

 "Vive nel compound più lussuoso di Riad, assieme ad altre milleduecento persone, fra campi da tennis e da padel, ristoranti europei e boutique di moda. Gli italiani sono una settantina..."

Nel deserto arabico vivono in una riserva gli europei assieme a milleduecento persone, vivono nel loro habitat naturale che è stato ricreato nei minimi particolari per farli sentire a casa, mangiano italiano, comprano italiano e allietano con il giuoco del calcio le monotone serate degli Emiri che pagano le loro performance con i petroldollari del fondo di investimento pubblico. Ecco il compound degli italiani, con Armani e la pizza, ecco quello dei norvegesi, con la neve e con i fiordi, qui invece abbiamo il compound dei filippini, con il secchio e lo spazzolone. In occasione dell'attacco iraniano tutti gli europei verranno trasferiti momentaneamente nel seminterrato per motivi di sicurezza, lo spettacolo riprenderà il più presto possibile. 

lunedì 2 marzo 2026

Dopo Woodstock, dopo il Live Aid, dopo gli interventi di Bruce Springsteen e di Bono, dopo gli appelli di Robert De Niro e di Susan Sarandon, dopo War e Russian di Sting, dopo John Lennon e Fiorella Mannoia, dopo Platoon e Ghandi di Richard Attenborough, dopo le vignette di ElleKappa che ci fanno pensare, ancora facciamo la guerra: chi deve dirvelo di più per farvelo entrare nella testa, Astro Samantha? Ireniche paci nel mondo che non si va d'accordo manco tra parenti, tra vicini, tra preti, e ancamò facciamo gli appelli per la pace, assomiglia più a una vanità questo amore per l'umanità.

La vicenda di Crosetto è surreale. Torna da Dubai con un volo di Stato che paga il triplo (e perché non il decuplo?) di tasca sua per fare il signore, lasciando lì la famiglia. E Big Mama. Un Ministro della Difesa bloccato in un paese straniero durante una crisi internazionale, non avvertito dai suoi alleati, mentre si trovava in vacanza, a Febbraio, durante il Festival di Sanremo. Che significa ho pagato il triplo di tasca mia? Io devo recuperare da una zona di guerra il mio Ministro della Difesa, ma io mando i Bersaglieri, il RIS di Parma, il 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", i Ranger del 4º Reggimento Alpini, il 185º Reggimento RRAO "Folgore" e l'ACI. Ci prendono per i fondelli.

Quattro settimane, un ciclo mestruale, e sarà tutto finito, nemmeno il tempo di cambiare l'assorbente, la pax trumpiana è cosa stupenda. Nel frattempo, eh be', statevi in casa e non aprite le finestre, si farà un po' di polvere. Per fare ordine ci vuole disordine. L'ayatollah K. per molti è santità, abbocchi sempre all'amo, le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso. Trump assumerà anche il titolo di Re di Persia. È come la Madonna della Misericordia che ci protegge sotto il suo mantello. Lo zafferano salirà alle stelle, il coriandolo ha superato il prezzo dell'oro. Fortuna che mi è già arrivata la bolletta del gaz.

domenica 1 marzo 2026

Hanno ammazzato Pablo e la gente applaude alle finestre, bon, fatto il regime change, mille anni per uscire dall'Impero Romano e loro cambiano il regime in mezza giornata, la velocità della luce. Perché il regime degli ayatollah in fondo è una buccia che ricopre la polpa di una società già tutta occidentalizzata, materialmente e spiritualmente, oggidì dovunque tutto è occidente, ad esclusione giusto di qualche tribù incontattata del Brasile, gli amondawa, noti per non avere nozioni astratte del tempo, nessuna distinzione tra anni, mesi e settimane: bravi amondawa, resistete, non fatevi beccare dal tempo, è letale. (ma ahimè anche gli amondawa sono stati contattati, beccati pure loro).

Ma che ci va a fare la gente a Dubai? No, perché a noi poveri Dubai appare come una specie di Varadero ma per gente coi mezzi, con quella mestizia tipica da villaggi vacanze circondati dal nulla, tipo l'outlet più grande d'Europa, con le Gioconde fatte con le scatolette di tonno. È un bel problema aver un sacco di soldi e non sapere che farne. Vivere in un compound, casa compound, con piscina aria condizionata asilo nido e palestra, con tutti i canali del mondo per guardare i soliti quattro film del menga, gli Avengers e Avatar 5, una specie di occidente posticcio, non luoghi da esportazione, Milano Due globale con le isolette a forma di datteri. Poi un bel giorno all'abitatore del paradiso terrestre gli piomba sulla testa la tecnica sottoforma di drone iraniano e non gli piace più, e allora tanto valeva prendersi una tenuta in Toscana, almeno ci faceva l'olio.

Non è che abbia una gran voglia di scrivere però non voglio nemmeno smettere, devo pretendere di meno da quello che scrivo, sono vecchio, quel che è fatto è fatto, e mi interessa sempre meno il mondo, quel che mi interessa è invece studiare, conoscere, sapere un po' di tutto, sono un curioso per natura, ma curioso come un bambino con i suoi perché. Continuerò a scrivere e se vi annoierò credetemi che non lo si è fatto apposta. 

venerdì 27 febbraio 2026

repost del 3 marzo 2021: La canzone di Sanremo, rebirth

[5 anni e siamo sempre qua]

La vera canzone di Sanremo la riconosci dall'inizio, parte un buon quattro o cinque ottave sotto con timbro da basso profondo ricalcante il Fa grave di Sparafucile (*), intenso il recitativo, lagnoso il sussurrato, a guisa di persona distrutta dal dolore, quindi il dipanarsi in crescendo della canzone vera e propria con pedissequa trasposizione della melodia nelle ottave più alte fino al dispiegato finale urlato con lagrimone agli occhi e strofa finale che viene a troncare d'improvviso l'incalzante consecuzione del pathos sinfonico. Lo schema è particolarmente evidente nel brano di Arisa, scritto da quel Gigi D'Alessio che nel salto di ottave ha il suo marchio di fabbrica, o ancora in quello di Annalisa o di Noemi ("Dentro ti amo e fuori tremo come glicine di notte"), cui più che il brano fa stupore la silhouette che rischia di consegnare tutta la scena al nutrizionista più che al giovane e talentuoso team degli autori (Lubrano-Fugazza-Tattroli-Faini). Dunque ricapitoliamo: partenza sussurrata, cambiamento d'ottava, urlato finale, è caldamente raccomandato l'accompagnamento delle mani strette a pugno e nelle fasi più concitate dell'interpretazione la dolente contorsione del corpo a mimare un ipotetico attacco di sciolta. Ultima annotazione su Achille Lauro: abbiamo capito, David Bowie e Renato Zero, la prossima volta facce Macario.

"posto che l'esistente sia"

La ragione ‘legifera’ a priori riguardo all’esistente, non perché ne deduca il fondamento, ne ‘produca’ la Causa, ma unicamente in quanto stabilisce le condizioni generali della sua conoscibilità. L’esistente, per essa, è sempre e soltanto un poter-essere, di cui mai potrà certificare l’effettiva esistenza in sé. In altri termini, la ragione può soltanto presupporre l’esistente: posto che l’esistente sia, a queste condizioni esso appare come conoscibile. 

(Dell'Inizio, Massimo Cacciari)

La ragione, scrive Cacciari, non ci può dire se esistiamo, ammesso che l'esistente sia, perché la ragione è una facoltà che ordina aprioristicamente l'esistente in una struttura logica, un esistente che in realtà è inafferrabile, un inconoscibile (un noumeno?), la ragione è un dire che può solo presupporre l'esistente ma non sancirne l'esistenza. E quindi il fondamento resta non dimostrato perché inaccessibile.

"posto che l'esistente sia": ma se siamo qui a porre (a supporre) significa che qualcosa c'è, ritornando a Cartesio. Poi questa esistenza può essere transitoria, eterna, illusione che nasconde una realtà ulteriore, ma qualcosa è. Come in Nietzsche si pretende che la realtà autentica sia di per sé illogica e la logica sia una facoltà estrinseca alla realtà che va a ordinarne il caos per gli scopi più diversi, siano essi filosofici, politici, religiosi, economici, ecc. Ma se la ragione giudica inconoscibile l'esistente, allora questo stesso esistente può essere qualsiasi cosa, compreso essere qualcosa di conoscibile. 

Riassumendo: alla fine sembra sempre che Cacciari non dica niente.

giovedì 26 febbraio 2026

C'è krisis, dappertutto si dice così

Per curiosità mi sono studiato un po' il pensiero filosofico di Massimo Cacciari e l'impressione che ne ho avuto è che siano tutti argomenti più o meno corretti, più o meno opinabili, che possono essere come non possono essere, opinioni ben argomentate, ma pur sempre opinioni, secondo il vezzo postmoderno di assumere come verità assoluta che non esistono più verità assolute per cui la verità deve farsi percorso aperto, l'ha detto Nietzsche (che non esistono fatti, solo interpretazioni). Mi scuserà Cacciari se mi sono formato su Emanuele Severino, per cui una filosofia che dà solo risposte non definitive mi pare una ben misera filosofia, equiparabile a una sociologia con i riccioli. È il tragico, dice il nostro, bisogna accettarlo, abbiamo deciso che la filosofia non deve più dare risposte definitive e questo è il tragico, la realtà è krisis, non c'è Marx o Wittgenstein che tenga, è verità assoluta, anzi no, non esistono più verità assolute, e quindi? Boh, c'è krisis, dappertutto si dice così.

lunedì 23 febbraio 2026

Essendomi messo a dipingere, dipingendo mi viene da dar ragione a Platone, dipingendo un cavallo se ne estrae la sua cavallinità, e ogni singolo cavallo, forma transeunte, partecipa in misura diversa di quella cavallinità che è la forma permanente, concetto che informa la forma. E pure noi, che ci pensiamo essere occasionali, opere estemporanee di una natura occasionale, partecipiamo in forme diverse ai tratti somatici e caratteriali di mille altre persone, come se i tratti somatici e i diversi caratteri fossero degli archetipi che poi miscelati come colori primari vanno a formare le tinte. Dipingendo si impara.

sabato 21 febbraio 2026

Mi appassiona tradurre Ulisse, mi fa capire meglio come funziona la scrittura, sono ormai oltre la metà dell'opera, all'episodio del cittadino, anche se sono soddisfatto solo dei primi due capitoli, Telemaco e Nestore, gli altri sono ancora in corso di revisione. Una revisione infinita, perché già so che non smetterò di metterci mano. Andrebbe letto nell'originale, comunque, come tutti i libri di pregio, la traduzione io la vedo più come una traccia, un commento, una specie di glossa.

giovedì 19 febbraio 2026

Separazione delle carriere sì o separazione delle carriere no? Ma che ne so, ormai io disegno pappagalli. Che poi hai sempre l'impressione che sia solo un regolamento di conti tra bande di politici, una cosa miserrima, ormai la politica è diventata uno spettacolo diseducativo, come il calcio. Del resto anche il curling, come avete visto, è venuto meno al suo tradizionale fair play e i giocatori si rincorrono percuotendosi con le scope perché hanno preso dentro una pentola col piede. Vogliono un mondo supercompetitivo e poi si lamentano che sono tutti incazzati, tutti maleducati. Tenetevelo il vostro bel mondo supercompetitivo, supercompetente, superdeficiente. 

sabato 14 febbraio 2026

Io lo zio bottaio me lo ricordo, un gilè e un cappello che teneva anche in casa, una casa bassa e buia, da vecchi, piena di polvere e di poltrone rancide e sudate. Ci aveva costretto mio nonno ad andarci, a me e a mia nonna, che almeno una volta nella vita bisognava andar a trovare questo parente, un pellegrinaggio. Io della realtà, già a quei tempi, non ci capivo niente, me ne stavo semplicemente a osservarla imbambolato, come una cosa che m'assaliva, dovevo essere stato un pochino tardo o giù di lì, nello spettro autistico, un artista, come quando andavamo a trovare una cugina di nonna e io me ne stavo tutto il tempo a guardare la sveglia con il galletto che andava su e giù, un galletto dentro la sveglia vicino alle lancette dei minuti, con la testa che andava su e giù, su e giù. Ad avercela oggi, quella sveglia, a risucchiarla di getto dal magazzino dei ricordi, galletto e tutto, ci starei a fissarla per delle ore, tic, tac, tic, tac, tic, tac, chicchirichì! Lo zio bottaio, nel frattempo, perduto, perduto anche lui nelle cose che non sono più, forse mai esistito veramente, un'ombra, un sogno, un'impressione. Era estate. Mio nonno doveva avere ancora l'850 coupé. Forse quell'anno era uscito E.T. O forse quando era uscito E.T. aveva già l'Alfasud. Forse non era nemmeno estate, ma dico estate perché a naso noi s'andava in gita solo con la bella stagione. A seguire altri ricordi sfusi, non son più in grado di tenere un discorso organizzato, mi si è disancorata tutta la sintassi del cervello, è segno. 

giovedì 12 febbraio 2026

 Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre e marce.

domenica 8 febbraio 2026

 


Sono stato tentato dal fargli anche le bollicine che uscivano dalla bocca, come nei cartoni animati, ma poi mi sono attenuto a una parvenza di naturalismo, psichedelico, per colorare la vita, volevo che si sentissero i tropici.

Che pena i giornali, e il giornalismo, e i quotidiani gargarismi della cronaca, e peggio ancora quelli della politica. Si dirà: meglio questo che la dittatura. Certo, ma l'argomento non è a discolpa. Tutte le peggiori inclinazioni ci vengono quotidianamente somministrate dai media secondo principi omeopatici: per guarire dal male occorre assumere lo stesso male, in dosi piccole ma costanti. Omeopatia: simile sofferenza. Non bisogna farsi giustizia da sé? Ecco le immagini del presunto colpevole. No alla caccia all'uomo? Ecco dove abita, dove lavora, la sua macchina, dove abitano i suoi genitori: citofona: signora, siamo giornalisti. Andate affanculo. Guardate il video dove ci mandano affanculo. L'azione moralizzatrice e il suo contrario, tipo operazione mare pulito mentre tirano la catena.

sabato 7 febbraio 2026

«Anche se fantasma, me ne andrò per diletto sui prati d'estate»

Non c'è dubbio, prendiamo tutti forma attingendo da una grande luce, il logos degli antichi, l'iperuranio di Platone, l'Uno di Plotino, come volete, poi alcuni rimangono semplici forme, altri, come per esempio Hokusai, di cui leggevo stasera, si trovano sopra un punto caldo da cui sgorga il magma vivo di questo fuoco imperituro, che lo illumina per tutto il breve corso della sua esistenza. Dico Hokusai perché avevo lui sott'occhio, ma potete dire qualsiasi altro talentuoso prodotto di questa terra, a piacere. Noi tormentati da qualche genio pur non possedendone le qualità sappiamo cosa vuol dire essere spinti da qualcosa a cui non si riesce a dare forma.

venerdì 6 febbraio 2026

La liberazione, da una tirannia, da un'impossibilità, non è che il portarsi verso un'altra forma di sudditanza, soltanto che la nuova forma ci appare più sopportabile perché non ancora attuale.

Una volta dicevo: ognuno è libero di fare quel che vuole. È il contrario: è proprio perché ognuno non è libero di fare quel che vuole che non ha bisogno di giustificazioni, catturato com'è nelle maglie delle cause e degli effetti.