formamentis
giovedì 14 maggio 2026
Kierkegaard, spiegato
mercoledì 13 maggio 2026
Stabilità o democrazia? Questo è il dilemma. Se sia più nobile soffrire i colpi di fionda e i dardi oltraggiosi dei franchi tiratori, o prender armi contro un mare di campi larghi e, opponendosi, por loro fine? Votare, governare, riformare di nuovo la legge elettorale... che fare?
La filosofia dice: la democrazia è alternanza, provvisorietà dei programmi di governo, ma se l'alternanza è troppo ravvicinata la provvisorietà rischia di impedire l'attuazione dei programmi, ammesso che i governi abbiano davvero un'idea di quello che stanno facendo. Sembrerebbe di no, quindi il dibattito è in sé sterile e vuoto. La democrazia sembra davvero coltivare in sé i germi della sua stessa rovina: posta la palese irrisolvibilità dei problemi che si prefiggono di risolvere, le alternative democratiche sono destinate a un lungo logoramento che porterà via via all'emersione delle istanze meno democratiche, va da sé ugualmente incapaci di risolvere alcunché. Solo una miracolosa risoluzione dei problemi al di fuori delle possibilità stesse della democrazia potrà salvare la democrazia, sicché la democrazia è ormai in balia di processi che non può governare. Una soluzione tecnica, di progresso economico o tecnologico, qualcosa di nuovo che con il voto democratico non ha nulla a che spartire. Buona fortuna.
martedì 12 maggio 2026
In linea di principio non esistono filosofi superati a saperli intendere, il fatto è che c'è la volontà di non intenderli, cioè di considerarli inutili, ormai privi di benefici pratici. I filosofi non devono produrre necessariamente un vantaggio pratico, è la fatica stessa di comprenderli che porta benefici. Schopenhauer come Marx, Nietzsche come Hegel, andrebbero compresi. Sant'Agostino andrebbe compreso, anche San Tommaso. L'utile si nasconde nei dettagli. L'utile è quella cosa che ti serve quando meno te l'aspetti. Una connessione inedita, un'epifania inattesa. Vai a capire la ragione che giravolte può fare. L'intelligenza è un animale morbido.
Alla crudeltà del sistema capitalistico si volle opporre la crudeltà della vendetta proletaria, benedetta però dal crisma della necessità "scientifica".
"Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare gradualmente il capitale alla borghesia, [...] E questo naturalmente non potrà essere effettuato, da principio, che per mezzo di un’azione dispotica verso i diritti di proprietà ed i rapporti di produzione borghese,"
Naturalmente. La rivoluzione non è un pranzo di gala, etc. Un dispotismo locale, che serve il tempo di dare la spintarella, dopodiché, la storia dell'umanità giungerà a compimento, e da quel piccolo ma necessario dispotismo iniziale scaturirà la libertà perpetua degli individui:
"Se il proletariato, nella sua lotta contro la borghesia, si costituisce forzatamente in classe, se egli si erige con una rivoluzione in classe dominante e, come classe dominante distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, egli distrugge, nello stesso tempo che questi rapporti di produzione, le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, egli distrugge le classi in generale, e quindi la sua stessa dominazione come classe. Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi ed i suoi antagonismi di classe, sorge un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti."
Il passaggio dall'uomo schiavizzato all'uomo libero non lascia nulla come resto, una conversione completa di sostanza, aut-aut. Bisogna avere proprio una grande sete di speranza per credere all'impossibile.
lunedì 11 maggio 2026
Carlo Marx
Ho fatto una full immersion in Carlo Marx, un bel ripassone che mi ha riportato ai tempi in cui frequentavo timidamente via Festa del Perdono compulsando anche uno dei pochi testi universitari che ho salvato, sono pieno di materialismo storico e di plusvalori e di cadute tendenziali del tasso di profitto, mi sento un po' alienato.
C'è un passo del Manifesto dove descrive l'ascesa della borghesia, un pezzo veramente scritto bene, si potrebbe dire addirittura immortale data l'attualità: "Spinta dal bisogno d’uno smercio sempre più esteso, la borghesia invade il globo intero. Bisogna che dappertutto s’impianti, che dappertutto stabilisca e crei dei mezzi di comunicazione". Oppure: "Essa costringe tutte le nazioni, sotto pena di morte, ad adottare il sistema di produzione borghese; essa le costringe ad introdurre presso di loro la sedicente civiltà, cioè a divenire borghesi. In una parola, essa modella un mondo a sua immagine." E ancora: "Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese".
A togliere il riferimento alle classi e a trovare un nuovo termine per "borghese" il discorso fila via liscio come l'olio. Marx andrebbe aggiorn... chi era quello che si era inventato il "comunismo ermeneutico"? La buonanima del Vattimo. La borghesia è un veicolo della metafisica del dominio, del pensiero forte. Dobbiamo essere deboli, i deboli sono meno pericolosi (Nietzsche dissentit).
Ecco il provvisorio frutto delle mie fatiche: Carlo Marx.
domenica 10 maggio 2026
Ai giovani hegeliani
È vero che la "forma mercato" ormai occupa ogni spazio disponibile al punto da assomigliare a una fine della storia, così come ci dicono oggi i giovani hegeliani (fusariani in primis etc.), ma poi per rimettere in moto la storia le oppongono una volontà uguale e contraria, così che per rovesciare quella ne occorre una ancor più trascinante, ancora più egemonica (nel senso gramsciano). Il matto di Röcken direbbe: ecco la volontà di potenza. Se togliessimo improvvisamente la volontà a tutti, mostrando a tutti che in realtà prendiamo possesso della volontà solo a posteriori, quando essa ha già deciso di darsi, tutto l'essere sociale, comprensivo di amici e nemici del mercato, cadrebbe in una depressione senza speranza. Per continuare a sperare occorre invece un nemico e il fatto che serva lo rende indispensabile, ancor più indispensabile della soluzione. Ma tutto questo è troppo sottile da intendersi.
(il processo che ha portato alla fine del medioevo è durato mille anni, la "forma mercato", dove tutto dev'essere immediatamente disponibile, ha invaso anche le coscienze dei giovani hegeliani i quali pensano di poter liquidare il capitalismo in tempo per prendere la pensione: ci vuole pazienza, anche la storia deve fare le sue circonvoluzioni).
sabato 9 maggio 2026
Il libero arbitrio in Schopenhauer
L’individuo conosce le libere intenzioni della Volontà solo a posteriori. All’intelletto sembra di poter decidere tra due opzioni possibili, ma in realtà la Volontà ha già deciso. La volontà nella dimensione empirica si esprime in modo consequenziale, e non può essere altrimenti, glielo impone il carattere temporale della realtà: ogni decisione si manifesta singolarmente, la doppia natura della scelta (per esempio di "bere" o "non bere") appare solo in astratto, in concreto appare solo l'atto determinato dalla Volontà.
Si pensa inoltre che l’uomo può decidere autonomamente ciò che vuole essere, e questa sarebbe la libertà del volere, in realtà è il contrario, l’uomo è se stesso prima ancora che giunga la conoscenza di sé: “Ne segue che l’uomo non può decidere di essere fatto in un modo piuttosto che in un altro, e nemmeno può diventare un altro; invece egli è, una volta per tutte, e successivamente conosce che cosa egli sia. Per colori quali seguono il vecchio punto di vista, l’uomo vuole ciò che conosce; per me egli conosce ciò che vuole.”
[in Filosofi & Filosofia]
venerdì 8 maggio 2026
Chi ha paura del Superuomo?
Il Superuomo implica una superiorità, la superiorità stessa è la naturale conseguenza della Volontà di Potenza: tutta la vita aspira intimamente al dominio, alla superiorità sull’altro. Questa implicazione profondamente “antidemocratica”, che va contro l’egualitarismo delle società moderne, sembra rappresentare ancora un problema. Chiamare “Oltreuomo” il “Superuomo” è il modo con il quale certo pensiero postmoderno ha creduto di poter addomesticare il pensiero di Nietzsche per renderlo più idoneo al dibattito democratico. Il "Superuomo", dicono queste interpretazioni, può evocare l'idea di un uomo superiore agli altri, l’”Oltreuomo” pone l’accento sul superamento dei limiti. Ma si fa un torto a Nietzsche tentando di edulcorarne il pensiero: l’Übermensch è proprio quel tipo di uomo che vive la vita senza scendere a compromessi, egli è superiore, per definizione, i limiti che supera sono allo stesso tempo quelli della cultura borghese e democratica. Errore sarebbe tradurlo in un manifesto politico, trascinarlo nel commercio del dibattito accademico con la sua produzione di tesi e di curricula, ricorrere a lui come l’ennesimo rimedio. La superiorità è in Nietzsche esattamente quello che vuole intendere: levatura, salto qualitativo, dominio del più forte, elevazione sulla morale del gregge. La sua volgarizzazione è un rischio che lo stesso Nietzsche aveva messo in conto.
[in Filosofi & Filosofia]
giovedì 7 maggio 2026
Ops, I did it again, ho rifondato il mio sito di filosofia, quello da cui avevo cominciato, cambia nome e veste grafica ma in buona sostanza è sempre lui. Intanto che studio, mi sono detto, tanto vale metterlo in bella copia. Si riparte da Nietzsche, prossima puntata Schopenhauer. Filosofi & Filosofia, troverete il link nella colonnina a fianco.
Il sole non lo sa, ma qui sulla terra ogni fiore si rivolge a lui. Nemmeno i fiori lo sanno, è un'incosciente storia d'amore, forse la più grande.
martedì 5 maggio 2026
L'AI che insiste a chiamare il Superuomo "Oltreuomo" specificando che non si tratta della volontà di dominare l'altro, ma... e attacca una prudentissima supercazzola sulla forza espansiva auto-affermativa che spinge a superare se stessi e i propri limiti: c'hanno ridotto il Superuomo a miglior impiegato del mese. Alla fin fine hanno ancora paura di Nietzsche, hanno paura che lo prendiamo in parola e rifondiamo il nazismo. Eccoli qui quelli che dovevano vivere senza Dio. Perché l'AI frulla il materiale umano a disposizione e ne fa una spremuta, siamo noi l'AI, la nostra essenza, la nostra idea platonica, un sommario di medioumani.
lunedì 4 maggio 2026
L'eterno ritorno di Nietzsche
Concetto tanto frainteso quanto citato a sproposito, misteriosa epifania dello spirito, è una cosa molto semplice: la volontà di potenza non può soffrire l'immutabilità del passato, impotente contro ciò che fu fatto essa digrigna i denti, e allora come può la volontà di potenza avere potere anche sul passato? Vuole che il passato ritorni, ma il suo volere è sostenuto da un argomento: se il presente è il punto da cui si diparte il tempo infinito, in una direzione come nell'altra, allora per un calcolo combinatorio tutte le cose arriveranno al punto di ripetersi ancora e ancora (dato un numero finito di eventi entro un tempo infinito) per cui anche noi torneremo a vivere e la nostra volontà tornerà a rivolere.
"La misura della forza del cosmo è determinata, non è "infinita": guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza "non misurabile"; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti." (Frammenti Postumi)
Lasciamo da parte la coerenza dell'argomento, concentriamoci sulla logica di Nietzsche: se la volontà di potenza aspira infinitamente alla potenza, essere impotenti nei confronti del passato immutabile, un'immutabilità che aumenta con l'aumentare dei fatti che si accumulano nel passato, sarebbe qualcosa di inammissibile, così è ontologicamente necessario che le configurazioni della realtà debbano ritornare per essere volute e rivolute all'infinito. Questo è quel che accade ad essere fedeli al divenire fino alle sue estreme conseguenze.
"Ecco ciò che fa digrignare i denti alla volontà: l'intima pena di essa. Impotente contro ciò che fu fatto, essa per tutto quello che è trascorso è una spettatrice malevola. La volontà non può trionfare sul passato. Non poter infrangere il tempo e le brame del tempo: ecco ciò che più l'addolora." [...] "Ogni «così fu» è un frammento, un lugubre caso, sino a tanto che la volontà creatrice non abbia detto: «Ma così io volli! Ma così io voglio! E così vorrò!». (Così parlo Zarathustra, Della Redenzione)
domenica 3 maggio 2026
Trump minaccia di ritirare le guarnigioni e frotte di irenici antiamericanisti preparano i festeggiamenti nei villaggi dell'Armorica: ci sono riusciti finalmente, senza far niente, per un caso di psicologia inversa. È così dispettoso che basta chiederli qualcosa e lui fa il contrario. Di solito non funziona con i bambini, funziona con Trump perché lui è un adulto. E se senza gli americani ci invadono i russi? Non ci avete mica pensato voi, a voi basta vedere gli americani che tornano a casa e vi mettete a ballare. Voglio vedervi io quando al posto degli F-35 andremo alla guerra con i Caproni della prima guerra mondiale. Senza le alette canard. Che cosa gli tiriamo, i ceci? Che disastro antropologico, questi sono i guasti dell'istruzione generalista.
NIETZSCHE, spiegato
Da destra a manca tutti hanno banchettato con il pensiero di Nietzsche, nugoli di professori gli sono saltati in groppa per farsi dare un passaggio, a seconda dell'occasione ora lo si è voluto ideologo del nazismo ora leader del '68: è ora di dire basta.
Il maggior merito di Nietzsche sta nell'aver dissezionato i grandi miti del moralismo occidentale e averne scoperto gli altarini, rivelando i motivi egoistici, “umani, troppo umani”, che vi stavano alle spalle. Da lì in poi, quasi fosse stato punto da una vespa, è stata tutta una corsa verso il precipizio, tra roboanti invii di fulmini e saette e immedesimazioni in deità greche e medio-persiane.
Decretò profetico la morte di Dio, rovesciò il bene nel male, volle l'eterno ritorno dell’eguale, perché se il tempo si estende in avanti e indietro all’infinito, allora per logica combinatoria tutti gli eventi finiranno prima o poi per ripetersi identici e noi di conseguenza per ritornare in vita, ancora e ancora ("Tutto è esistito innumerevoli volte, in quanto la condizione complessiva di tutte le forze ritorna sempre", Frammenti Postumi).
Scoperto lo spirito dionisiaco ne fece un martello pneumatico, prese a martellate tutti gli immutabili, sulla par destruens del nichilismo passivo innestò il maglio del nichilismo attivo: se tutto è stato distrutto ora è il tempo dell’uomo che crea da sé i propri valori, è tempo del superuomo. Profezia: verrà un giorno in cui… (scimmie che cadono in equilibrio precario su un filo teso, sdeng!).
Ma se l'uomo crea da sé i propri valori, ormai aperto lo spazio al suo agire (tutto è caos, il mondo è una pagina da scrivere), allora può volere quel che vuole, che non è lui a volere, s'intende (il libero arbitrio è invenzione da preti per angustiarci col senso di colpa), ma la sua volontà: dobbiamo volere il nostro destino, prendere la via della forza, salire sul treno della volontà di potenza.
I deboli, detto en passant, complottano contro i forti, li temono, per cui con spirito giudaico (e ti pareva), mossi da ressentiment, se le inventano tutte per farli passare per cattivi, loro, i forti par excellence, che della loro forza sono costretti a vergognarsi, poverini (anche Socrate era ebreo, sicuro, lo si vedeva dal naso).
Così accadde che un bel giorno, scrutando in Piazza Carlo Alberto dentro un abisso (certe buche, signora mia!) ci finì dentro anche lui, ma niente paura: ritorneremo, prima o dopo.
P.S.: dopo la sua morte fu fatto santo, cooptato dai nazisti e poi rivalutato dai post-modernisti, pubblicato da Adelphi, assurto a fenomeno pop, divinizzato dagli psicanalisti, citato come maestro dai pensierodebolisti, lui che i deboli non li poteva soffrire, ma si sa, devi avere un caos dentro di te per far fiorire una stella che balla [rumore di ossa che si rivoltano dentro una tomba]
sabato 2 maggio 2026
Trump è il superuomo, anzi, visto che è tedesco, è l'Übermensch. Lui crea i valori, li rovescia, li trasvaluta, Umwertung der Werte. Lasciamo stare le sottigliezze liriche di Nietzsche, magari lui pensava a chissà quale Vornehmer Geist, a chissà quale "Spirito Nobile", e invece l'Übermensch gli si è incarnato in un ottantenne con il fondotinta. L''Übermensch dice: quello che voglio è giusto. Lo pensano tutti, deboli e forti, solo che l'Übermensch non si nasconde dietro alle formule democratiche: finito con l'Iran prenderemo Cuba, è nella nostra disponibilità, non v'è alcun motivo di impedire ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini (Genealogia della Morale, Prima dissertazione, sezione §13). Intendiamoci, pure l'Iran non aspira ad essere un agnellino. Ma Cuba, suvvia, Cuba è un vincere facile, non dico come il Venezuela, che è stata una compravendita, però... punteranno al controllo di Varadero per tagliargli i rifornimenti di valuta estera: ogni epoca ha l'Übermensch che si ritrova.
venerdì 1 maggio 2026
È da quando c'è la globalizzazione, e la globalizzazione nel frattempo è passata di moda, che i sindacati al primo maggio fanno il comizio contro i guasti della globalizzazione. Sempre tesi. È ora di finirla con il lavoro precario! Buzz Buzz*. Fanno il compitino a favore di telecamera e poi tanti saluti. L'avete mai visto, voi, un governo di sinistra che obbliga al tempo indeterminato? Io temo che oggi manco la Russia di Stalin potrebbe imporlo per editto, semplicemente perché oggi il lavoro non esiste. Quello che chiamiamo lavoro è la vuota routine dell'ultimo giapponese che pensa ancora di essere in guerra, ci fanno lavorare per mandare avanti la commedia, ma potrebbero benissimo farne a meno.
* (Amleto a Polonio, atto II, per intendere "la solita solfa")
Le nostre sono società morte in cui non succede più nulla di storicamente rilevante, e se dovesse mai succedere qualcosa ci prenderebbe una crisi isterica tale che scomoderemmo la fine del mondo, si è visto con l'epidemia. Non lasciatevi traviare dalla narrazione corrente, la Russia è uno spauracchio di second'ordine, le nazioni vere, quelle che contano, sanno che il grande spavento è la Cina. Povera Italia, un uccellino bagnato in mezzo alla tempesta, il nostro massimo sogno possibile è il rilancio dell'economia, una cosa che solo a dirla prende un'angustia, un pietà, che vien voglia di piangere, oppure di ridere: il rilancio dell'economiahahahah. Poi, quando vinceranno le sinistre, ritornerà la democrazia.
martedì 28 aprile 2026
È vano uccidere, oltre che crudele è un atto anche puerile, ma il mondo ci costringe alla crudeltà dato anche solo lo spazio che occupiamo, per noi inciviliti abitanti del mondo di sopra questa circostanza appare come una spietata barbarie, ma anche ora le industrie di armi più tecnologicamente avanzate sono proprio le nostre, garantiamo le migliori performance da oltre un secolo. L'essere, dice, non si distrugge, ciascuna configurazione della realtà è in realtà atemporale, sarà, ma vuoi mettere lo sfoggio di volontà di potenza? Abbiamo missili che ti vengono a cercare anche sottoterra, manco il tempo di apprezzarne la superiorità tattico-strategica che sei bello che ridotto a julienne (o brunoise se si vuole adattarsi a fondi di cottura o guarnizioni eleganti): il mondo è spaventoso.
Essendo la libertà una pulsione tra le più suggestive se ne fa largo uso tanto ai livelli più bassi del commercio spicciolo quanto ai livelli più alti delle grandi narrazioni ideologiche, ci pensiamo tutti liberi, e a forza di pensarlo, dai e dai, ci crediamo per davvero, è la grande consolazione. Con l'illusione di libertà si tengono a bada i popoli più che con la forza, è il più potente dei soft power. La volontà, la libertà, la felicità, è il materiale base per i copywriter della pubblicità, e siccome anche la politica è pubblicità, partiti e grandi ideologie ce la vendono all'ingrosso, si intende le ideologie occidentali, perché per quelle asiatiche il grande rimedio è l'ordine sociale, che noi interpretiamo appunto come rigidità. Ma tutte le cose hanno una fine e finirà pure l'occidente con tutte le sue bubbole, sostituite dalle bubbole degli altri: ci spacceranno l'ordine sociale come il nuovo elisir, già lo spacciano anche da noi con la scusa della sicurezza.
lunedì 27 aprile 2026
La libertà come contraddizione logica
Quando esportiamo libertà esportiamo anche una certa idea di libertà, esportiamo una cultura, la nostra, che poi questa cultura la si voglia far passare come il culmine del progresso umano e quindi la più corretta per tutti, come una conclusione logica, è un modo molto rassicurante di sentirci nel giusto, perché abbiamo questo vezzo, vogliamo essere riconosciuti come giusti. Dal fraintendimento di questa nostra buona fede ne sono scaturiti dei disastri storici ma quando una cosa è giusta bisogna insistere finché non la si ficca bene nelle teste, ci vuole pazienza, ma poi ci ringrazieranno.
L'ammaestramento etico
La filosofia non necessariamente dev'essere ammaestramento etico, anzi è cattiva abitudine pretendere dalla filosofia, come si fa oggi, che dia risposte in senso etico e morale, come se non potesse più dare risposte in altro senso e quindi tanto vale trovarle un'occupazione: che si occupi del buono e del giusto. La filosofia non è un manuale di buona educazione. Per giunta i principi morali, per tanto che li si voglia far valere, si vede bene che non sono vincolanti, nessuno li segue per logica necessità. È quasi gentiliana quest'idea che si possa insegnare la morale. Per l'attualismo gentiliano il pensiero è produzione stessa della realtà, dunque l'uomo non è già fatto dalla nascita, ma si fa attraverso l'educazione, educarsi significa dunque generare il proprio spirito e, di conseguenza, il proprio mondo. Dall'altra parte, la gramsciana egemonia culturale: il dominio borghese si mantiene attraverso il consenso, e quindi è necessario costruire una "contro-egemonia" che crei un nuovo senso comune, un nuovo consenso. Oggi diremmo soft power. La persuasione è un espediente, ma condotto a fin di bene: il principio morale viene creato ad arte, diventa un artificio. Difficile in tutto questo lavorio scorgere il giusto bene se poi ciascuno se lo fabbrica a suo piacere e in vista dei suoi scopi.