Quando dicono "non siamo la repubblica delle banane" significa precisamente che siamo la repubblica delle banane, chi si scusa si accusa. Alla Francia o agli États-Unis non verrebbe mai l'idea di sollevare l'argomento perché loro non si sentono ontologicamente "repubblica delle banane". Noi esportiamo mele, uva, kiwi, arance, ma nessuno ci chiama "la repubblica delle arance". L'Honduras, a cui devono fischiare periodicamente le orecchie, cortesemente ringrazia.
formamentis
mercoledì 10 giugno 2026
Un giorno l'accordo è lì lì per arrivare, il giorno dopo si riprendono a menare, anche volendo, raccontare l'attualità per scontare il peccato di inutilità implicito nello studio della filosofia è diventata impresa vana e senza senso. Attenti al male che viene spacciandosi per bene, attenti al Katéchon che trasmuta in Èschaton, alcuni pensano che Trumpf sia l'anticristo e la schiera degli angeli che ostacolano il male i presentatori dei Late Show americani.
martedì 9 giugno 2026
Hegel spiegato semplice
[momento didattico]
Tirando le somme di Hegel, egli nota — dopo aver stabilito che la cosa in sé kantiana è contraddittoria e quindi non esiste una realtà indipendente e non intelligibile dal pensiero — che il contenuto razionale della coscienza è lo stesso contenuto razionale della realtà, sicché nella coscienza si manifesta la stessa razionalità universale in divenire, che chiama Geist, Spirito, perché la coscienza è il luogo originario da cui muove anche la materia. Questa razionalità universale è destinata ad autocomprendersi interamente nella coscienza degli uomini, raggiungendo quel momento che Hegel chiama Spirito Assoluto, perché in quel momento lo Spirito si compie interamente non avendo più nulla al di fuori di sé.
Il movimento in cui consiste la realtà è regolato da una legge dialettica, che i più hanno riassunto in "tesi, antitesi e sintesi", mentre Hegel parla di "momento astratto", "momento dialettico" e "momento speculativo". Nel primo momento l'Idea è concepita astrattamente slegata dal suo contesto, in quanto concetto statico, nel secondo momento l'Idea viene messa in moto da un'Idea contraria che le si oppone, nel terzo momento, quello risolutivo, le due Idee precedenti si rispecchiano conservandosi e unificandosi in una sintesi. Esempio: l'Essere è immutabile, ma la sua immutabilità è messa in dubbio dal Nulla, Essere e Nulla trovano la loro sintesi nel Divenire, in cui gli enti oscillano tra l'Essere e il Nulla.
Il vero è solo l'intero, cioè è veramente reale solo ciò che è arrivato alla fine del processo dialettico, cioè nel nostro esempio è reale solo il Divenire, Essere e Nulla non sono reali. Per contro, il Divenire non sarebbe Divenire se uno solo dei due termini che lo compongono non fosse presente: la realtà è un sistema che necessita di tutte le sue parti.
Per quanto riguarda le implicazioni etiche del pensiero hegeliano, è noto che per Hegel la razionalità universale si manifesta e si esprime innanzitutto nelle leggi dello Stato, le leggi dello Stato sono lo Spirito che si oggettivizza nelle istituzioni umane. Lo Stato è quella verità, quel tutto organico, che riunisce in una sintesi la società di base della Famiglia e la società civile fatta di individui che lottano fra di loro. Lo Stato è concreta Eticità (Eticità: la morale soggettiva che si fa costume condiviso e pratica di vita comunitaria, non più limitata alla coscienza isolata). La libertà degli uomini consiste dunque nell'obbedienza spontanea alle leggi di quello Stato che si è riconosciuto come concreta espressione della razionalità universale tradottasi nella storia. La stessa storia è la progressiva concretizzazione della razionalità universale.
Ne consegue che l'individuo isolato non è verità, è fatto accidentale, puro strumento in mano al processo dialettico che muove verso lo Spirito Assoluto. Gli stessi grandi condottieri alla guida dei loro vastissimi imperi sono solo giocattoli in mano alla razionalità universale che se ne serve per i suoi scopi, abbandonandoli poi al loro destino una volta esaurita la loro funzione storica.
Può aiutare rilevare che Hegel visse in un periodo storico fatto di rivoluzioni, imperi napoleonici e crollo degli stessi imperi con successivi periodi di restaurazione, la sua filosofia fu un tentativo di razionalizzare questo momento che ai contemporanei dovette apparire assai caotico. E questo è quanto.
Geopolitica
L'Iran ha attaccato, Israele ha risposto, apposto così, si lasceranno in pace per un'altra settimana. Non sono io che faccio ironia, lo ha detto Donald Trumpf, in teoria il capo della banda ("Netangnau non mi ha sfidato, se gli dico di fare una cosa la fa", leggi: si nota tanto che mi sono fatto menare per il naso?). In fondo le guerre sono così, non servono le grandi analisi geopolitiche, nella loro intima essenza sono l'infinito ridotto al livello dell'asilo, seguono le stesse dinamiche, è lo stesso Geist che si manifesta. Io per esempio davo dei pizzicotti fortissimi perché nella mia idea al massimo avrei ricevuto in risposta un pizzicotto uguale e contrario, tirar pugni già mi prefigurava la fastidiosa possibilità di riceverne uno in cambio e l'idea non mi garbava. Qui abbiamo invece un Israele e un Iran che non possono dimostrarsi arrendevoli ciascuno per i casi suoi, e quindi se dovesse pure arrivare una pace, sarà pur sempre una pace armata, un guardarsi in cagnesco (anzi, in gattesco) come i gatti quando si mettono a gnaulare e si guardano di storto facendo finta di non vedersi. È la stessa volontà che agisce, gli stessi impulsi, negli animali come nei capi di Stato, basterebbe aver compreso bene lo Schopenhauer più che lo Hegel senza aver studiato alla LUISS o alla IASSP, che ti fanno spendere un sacco di soldi per arrivare alle stesse conclusioni.
lunedì 8 giugno 2026
Ormai ci siamo ridotti all'uomo unidimensionale di Marcuse, ma tanto, chi se lo fila più Marcuse? Un comunista, tanto più che nella nostra unidimensionalità ci scorgiamo il segno sicuro del progresso, più unidimensionali siamo e più la cosa ci conforta, ci dà la conferma che siamo dei bravi abitatori della modernità. Produciamo turismo, le bellezze d'Italia patrimonio da valorizzare che fa crescere il PIL, d'altronde, non siamo stati il paese del Grand Tour? E quindi, abbiamo solo democratizzato l'offerta. La nuova economia è subaffittare appartamenti per farne dei B&B, anche a costo di andare a dormire nei garage. A questo punto tutto il grottesco attivismo delle istituzioni per far apparire l'Italia come paese centrale, oltre a tradire un manifesto complesso di inferiorità finisce per confermare proprio quello che vorrebbe nascondere: che non contiamo proprio niente, è tutta aria fritta.
Più che alla morale sono interessato al fondamento della morale, al come pretende di fondarsi, per esempio quella dell'informazione, che è una media etica dell'etica media collettiva, un'etica molto scarsa di per sé ma cristallina quando si tratta di farla pesare agli altri, un circolo ermeneutico di deontologie che un po' emergono dal basso e un po' piovono dall'alto, ma mai risolutive, anzi, più che altro emotive. Che avesse ragione il matto a dire che la morale è prodotto storico e psicologico nato da dinamiche di potere, istinti umani e risentimento? Troppo ottimista, io direi più rincretinimento.
domenica 7 giugno 2026
Pensarsi e volersi liberi
venerdì 5 giugno 2026
Magnifica umanità
Forse possiamo inserire Prevost nel momento dialettico ma non so se l'astuzia della ragione si curerà di elevarlo a eroe cosmico. L'IA seguirà la sua sorte, deciderà la sua capacità di raggiungere gli scopi che si prefigge la tecnica, nel caso contrario sarà la stessa tecnica, non la società civile o la religione, a decretarne la fine.
giovedì 4 giugno 2026
Attorno al senso del nulla
Per essere nulla, il nulla è popolato da sempre da un sacco di cose, il nulla dovrebbe essere il niente, ma da questo niente magico escono di continuo i conigli dal cilindro. Escono tutti gli uomini, tutte le cose che prima erano nulla, e poi vi ritornano, c'è un grande viavai fuori e dentro il nulla, come nell'ora di punta. Certo, per essere una cosa che non esiste fa molta paura il nulla, tutto il nostro essere lo scansa come la peste, eppure ogni frazione di tempo che scorre implica che la precedente è diventata nulla e che quella che deve ancora arrivare sia ancora nulla, ci dev'essere un trucco. La scienza è più furba: il vuoto non è davvero vuoto, il vuoto è una porzione di spazio ad energia minima, dentro il vuoto ci sono lo spazio, il tempo, l'energia, i campi e le leggi della fisica: tanta roba. E se il nulla non esistesse? No, il nulla esiste, esiste quello che non esiste. Qualcosa non torna.
mercoledì 3 giugno 2026
Esistono tuttora neo-hegeliani, di destra come di sinistra, che predicano che la filosofia non deve limitarsi a descrivere crisi politiche o drammi esistenziali ma "ha il dovere di fondare norme etiche e razionali stringenti per il mondo". Su quale concreto etico e razionale si possano fondare queste norme "stringenti" rimane un mistero. D'altro canto, una norma morale "stringente" smetterebbe di essere "morale" e diventerebbe pura necessità senza colpa. Seguiamo il ragionamento: la morale presuppone la libertà di scelta, ma se non si ha la possibilità di scegliere, e cioè di violare la norma, non esiste né un merito nel seguirla né una colpa nel violarla: la possibilità di violazione è presupposto stesso di quella norma che si vorrebbe "stringente". Senza possibilità di violazione la norma morale smette di essere "morale". Queste contraddizioni sorgono perché l'errore sta a monte: a non esistere è la libertà di scelta.
lunedì 1 giugno 2026
Insomma ci sarebbe questo fortino al confine del Libano, da quanto ho capito, che continuano a contendersi dai tempi delle crociate, e ogni volta ne distruggono un pezzettino, tanto che ormai è rimasto in piedi giusto il muro per appenderci la bandiera, ma si sa, la storia non è finita, andranno avanti così finché non lo sderenano tutto completamente, dicono che è strategico (è per questo che noi teniamo ancora il castello normanno, per avvistare i turchi alla marina).
Gossip
Hegel, poveretto, se l'è portato via un’epidemia di colera, un guaio gastrointestinale, come Ario, uno di quegli aspetti accidentali dello Spirito che nel sistema hegeliano non dovevano nemmeno essere veri, ma intanto… saranno state tutte le maledizioni lanciate da quello scioperato dello Schopenhauer, che quel serio del Kierkegaard non sopportava non tanto perché aveva da ridire sul suo sistema ma perché diceva che predicava bene e razzolava male, insomma, faceva l'asceta da poltrona, e poi al confronto del suo quello di Schopenhauer era un pessimismo da dilettanti... Alla fine il più tranquillo di tutti doveva essere proprio Hegel, talmente immerso nei suoi sistemi che usciva sbadato di casa in papalina e vestaglia da notte, sarà capitato una volta, ma è diventata leggenda... Certo che pure Hegel non le mandava a dire, pure lui era stato villano col povero Schelling, la notte in cui tutte le vacche sono nere... le vacche devono essere proprio una fissa dei tedeschi, vedi anche la vacca pezzata di Nietzsche… insomma, i filosofi sono i più cattivelli tra i fondatori di morali, che in linea teorica dovrebbero essere i più buoni, ma mi sa che l'imperativo non è per niente categorico, l'aveva rilevato l'Hegel, ma pure lo Schopenhauer, che se avessero unito le forze, insieme avrebbero potuto tenere testa a una mandria di nietzschiani imbizzarriti... Oh be’, il mondo va così, non si riesce di farci sempre bella figura.
sabato 30 maggio 2026
La democrazia è l'esatta traduzione politica di quello che pensiamo di essere, cioè dei liberamente volenti. Le scelte, naturalmente, sono solo apparenti, sicché di fatto la democrazia interviene soltanto a conteggiare i volumi di scelte non libere in un dato momento. Siccome poi l'errore si trova a monte, allora ex falso quodlibet, ed è il motivo per cui tra chi abbia veramente ragione i conti non possono mai tornare.
La libertà è l'assecondare il volere di dentro, il quale magari si è formato autonomamente per cause sue, per di più inconsce, e con l'attiva partecipazione di tutti i condizionamenti sociali del caso, ma non importa, l'importante è che sia quel volere che ci comanda "da dentro" in quanto è solo il comando "da fuori" che ci disturba, e questa è la libertà del volere.
Il Poveruomo
L'uomo moderno, quello che non crede più in Dio, l'artifex del suo destino, è una traduzione prosaica del Superuomo nietzschiano, noi moderni siamo una fine, ma una fine grottesca e per nulla idilliaca come invece era nelle intenzioni iniziali dell'autore. Che cos'è Nietzsche? Un ultimo e struggente bisogno di volere per volere, e nient'altro, il Superuomo è un compimento, oltre al “farsi volere”, cioè oltre al lasciarsi guidare senza più termine dalla volontà, non c'è più niente, e forse è anche per questo che l'ultimo compito del Superuomo è il volere l'eterno ritorno dell'uguale, che non è altro che l'eterno ritorno del medesimo volere, perché a questo mondo non resta altro che il voler essere sempre più “potenti”, e cioè sempre più replicanti la possibilità del volere. Il moderno uomo, il Poveruomo, è questa volontà fine a se stessa.
venerdì 29 maggio 2026
Per una nuova etologia
Prima viene l'istinto di sicurezza, il bisogno fisiologico di trovare un senso in cui rispecchiarsi, dopo intervengono le parabole etiche e morali a dare una patina di solennità a questi bisogni umani, troppo umani. Morto Dio, non potevamo restare senza riferimenti valoriali e ci siamo inventati di agire secondo ragione, il razionalismo è il nostro nuovo rifugio. Non siamo democratici, ci piace piuttosto l'idea di esserlo, di essere giustificati da motivi razionali, da motivi "più intelligenti", ognuno ha i suoi vezzi, così come i russi non sono mai stati dei veri amici del popolo ma sempre e solo degli uomini che avevano bisogno di darsi una nuova idea di impero. Le ideologie politiche, insieme a tutte le giustificazioni economiche e razionali che le accompagnano, sono tutte forme di rifugio, del resto non possiamo restarcene impalati di fronte al caos senza produrre un senso, non riusciremo a muoverci, e muoversi è per l'appunto una necessità insopprimibile. Non per questo l'istinto di sicurezza e il bisogno fisiologico di senso va disprezzato, tendiamo invece a derubricarli a istinti bestiali e ad ammirare viceversa i simulacri vuoti che abbiamo creato per dissimularli, e questo è il vero malanno, la vera perversione.
giovedì 28 maggio 2026
la pratica ci insegna che le mode operaistiche, fra gli intellettuali, durano poco. Sorgono in periodi di emergenza o di depressione, quando da molti si teme, o si auspica, un repentino e decisivo sommovimento sociale. Nasce allora il mito dell’operaio sano, portatore di valori nuovi, contro il ceto medio miope e pavido, contro la classe padronale avida e corrotta. Si aspetta la palingenesi, l’avvento di forze fresche. Poi, comunque vadano le cose – e cioè sia nel caso che l’avvento avvenga, sia nell’opposto, che tutto continui come prima –, si scopre che l’operaio è fatto esattamente come ogni altro uomo, e perciò vuole esattamente quello che vogliono gli altri, in quel determinato momento storico: il frigorifero, l'utilitaria, la camicia bianca, la domestica a ore e i film di James Bond.
Luciano Bianciardi, Non leggete i libri, fateveli raccontare
«Non senza diligenza»; forse è troppo poco, perché io uso molta diligenza, sono molto diligente e industrioso; e vado indietro, questo è certissimo. E più diligenza ci metto, più vado indietro: questo è anche certissimo. Di modo che si può dire con molta verità che con molta diligenza vado sempre indietro. In questo modo spero di arrivare all’eternità.
Søren Kierkegaard, Diario
Vieni, c'è una forza operante
Studiando Hegel sono venuto a contatto con uno dei massimi esperti del settore:
Sulla scia di Kant e Hegel evidenzia che la storia non è uno spettacolo immobile, ma il teatro dello sviluppo della coscienza, della libertà e dei diritti umani. Il passaggio dalle società schiaviste alla democrazia e al riconoscimento dei diritti universali non è un'illusione ottica, ma un progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative.
Un hegeliano non potrebbe pensarla diversamente, c'è molto ottimismo: c'è un fine nella storia, una forza operante nella realtà che conduce a un costante miglioramento, occasionalmente appaiono degli individui irrazionali che scombinano i piani della "forza operante", ma tutto sta ad essere fiduciosi: l'astuzia della ragione saprà servirsi dell'irrazionale come momento negativo per attuare il positivo.
L'esperto hegeliano è anche un sostenitore del riarmo dell'Europa contro il pericolo russo: l'aggressione russa all'Ucraina dimostra che il commercio non basta più a garantire la pace, dobbiamo renderci militarmente autonomi. Perché d'accordo l'astuzia della ragione, ma non si sa mai.
Un'intima diffidenza mi porta a diffidare non solo dei cattivi, ma anche dei "buoni". Questo spiritello che mi porto dentro, daimon socratico, mi dice che dietro alla fede nella "forza operante nella realtà" si potrebbero nascondere intenzioni meno carine. Il mio istinto rabbrividisce alla lettura di "progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative." Qui si usano i "diritti universali" come alibi per qualcosa di losco.
Vedere un progresso nella storia è una forma di fede, la storia semplicemente si evolve, il termine "progresso" implica già una forma di giudizio morale, che è sempre soggettivo, il "morale oggettivo" è una contraddizione in termini che non si riesce mai a fondare, per quanto tentano di persuaderci.
Hegel in purezza
In realtà, come accade sempre, l'Hegel originale è piuttosto distante dall'uso marxiano che se ne fa, il sistema hegeliano è descrittivo, retroguardante (la nottola di Minerva spiccava il suo volo sul far del crepuscolo), per Hegel il processo storico si è già compiuto nello Stato prussiano, fine della storia, ma il diavoletto della dialettica aveva titillato i desideri di rivoluzione dei suoi seguaci di sinistra, i rivoluzionari vollero leggere la dialettica la prova scientifica che l'ordine sociale (la tesi) doveva essere abbattuto dalla classe oppressa (l'antitesi) per creare una società nuova (la sintesi). La filosofia non schizza sulla lavagna un nuovo sistema che poi deve essere realizzato, i principi del sistema sono già realizzati in atto nelle religioni e nelle istituzioni e alla filosofia spetta solo il compito di concettualizzarli: una qualche forma di ragionevolezza è già operante nelle realtà, si tratta di spiegarla. Quello che hanno fatto invece i marxisti è coprire di razionalità quel sentimento di rivalsa che Hegel avrebbe derubricato ad astuzia della ragione: gli uomini e le loro passioni sono fatti accidentali, non sono veri, è vero l'intero, ma l'intero non si provoca intenzionalmente, si compie da sé.
mercoledì 27 maggio 2026
martedì 26 maggio 2026
Insistiamo nel pensare che noi siamo il vertice di uno sviluppo politico e civile, noi in quanto democratici occidentali, e questo magari sbertucciando Hegel che era così antiquato ma alla fine persuadendoci come lui che siamo il culmine dello Spirito della storia. Russi e cinesi, poverini, stanno più indietro di noi, sono appena adolescenti, come diceva Johann Herder, antesignano di Hegel, nel '700: l'Oriente è l'infanzia dell'umanità, e il dispotismo di quegli Stati è giustificato dalla necessità dell'esercizio dell'autorità nel periodo dell'infanzia, l'Egitto ne è la fanciullezza, i Fenici ne rappresentano l'adolescenza, i Greci la giovinezza, i Romani, invece, va da sé, sono la «maturità del destino del mondo». Passi per i conservatori, che sono stupidi, ma anche i laici amici del progresso si pensano spiritualmente dei prescelti, animali razionali, da questa forma di narcisismo nasce poi tutta una dialettica dell'abbaglio che porta solo altro caos e altro scompiglio, ma probabilmente è proprio così che deve andare.
lunedì 25 maggio 2026
Passione per la dialettica
Ebbene, Hegel aveva trovato questa legge della dialettica per cui tutto procedeva per tesi, antitesi e sintesi, a sua volta la sintesi sarebbe diventata una nuova tesi da negare e superare in una nuova sintesi e così via nel circolo infinito dello Spirito, uroboro che si morde la coda. Tanto era rimasto affascinato dalla sua scoperta che iniziò ad applicarla a tutti i campi dello scibile: il mignolo è il dito preso nel suo puro concetto isolato dal piede, lo spigolo si contrappone al mignolo negandolo, la frattura è l'Aufhebung che unisce il mignolo allo spigolo portando il piede alla sua massima espressione. Croce interviene obiettando che mignolo e spigolo sono due ambiti distinti e pertanto non giungono mai ad incontrarsi, la vera opposizione è tra tarso e falangi. Gentile radicalizza il tutto portandolo alle sue estreme conseguenze: il mignolo è in un certo senso lo spigolo in atto, esso produce lo spigolo affinché si possa giungere alla frattura. Marx vede il trionfo dei mignoli divenuti padroni dei mezzi di produzione, eliminati gli spigoli, eliminate le fratture. A questo punto riparte Hegel: la ciabatta è presa nel suo puro concetto isolato dal piede, la calza di lana è la negaz...