mercoledì 23 gennaio 2019

L'argomento ontologico

L'argomento ontologico è uno dei passaggi più sottili di tutta la filosofia occidentale: posto che esista l'Ente perfettissimo allora la sua perfezione racchiude in sé anche il carattere dell'esistenza effettiva. In altre parole, basta pensare Dio in astratto per renderlo esistente anche in concreto.

Senonché cos'è questa esistenza concreta di Dio che il fedele vorrebbe dimostrare? La concretezza di Dio nel mondo non si mostra agli occhi del non credente, per cui da capo, Dio è quell'ente la cui esistenza va creduta prima ancora che dimostrata.

(L'ateo può stare tranquillo, la sua posizione è salva).
Io sono più qualificato di un laureato medio in filosofia, non lo dico per vantarmi, lo dico per ingenerare in loro un po' di vergogna.
Lino Benfi, al culmine della soddisfazione, si produce in un calembour dei suoi: sarò Lino di Mameli. Ridete, stronzi.

martedì 22 gennaio 2019

Splendido

Non credo che questi siano più o meno peggio di quelli di prima, ognuno è semplicemente cialtrone a modo suo, l'errore casomai sta nel pensare che esista un ordine civile momentaneamente scombinato dalla marea populista, come se una banda di teppisti avesse messo soqquadro la casa e si trattasse poi di rimetterla in ordine, e invece accade che il mondo è cambiato e non tornerà più come prima, converrà mettere in salvo i dischi di Little Tony (chi ha votato contro il sistema oggi si trovi bene con Fusaro e Salvini, io dicevo cose giuste e oggi sono uno splendido schopenahuerian-severiniano).
Ogni tanto mi figuro De André che vota Cinque Stelle e Pasolini il Popolo della Famiglia, così, come esercizio mentale. E Lino Banfi all'Unesco.

domenica 20 gennaio 2019

O tempora, o mores

Il salvinismo è in buona fede, pensa davvero che il guaio sia il farsi troppe seghe mentali e il popolo lo segue perché di quelle seghe non ne capisce le ragioni, non capisce proprio perché l'arrestato debba essere trattato con i guanti, a maggior ragione se tunisino, non capisce perché si proteggono i terroristi, perché si accolgono gli invasori, gli intellettuali queste cose le hanno interiorizzate ma solo in superficie come per darsi una patina di bon ton (il cucchiaio a destra, la forcina a sinistra) e le ragioni col tempo si sono perse anche per loro. E poi oggi gli intellettuali si trovano su Facebook.

Noblesse oblige

Volevo riprendere con le buone abitudini aristocratiche e mi stavo bevendo un po’ di sciampagna che mi hanno regalato a Natale ma sinceramente ho un po’ di problemi con il perlage persistente, mi gonfia la pancia. A volte rimpiango il blasone anche se voglio passare per mazziniano, di quando magari i miei antenati si ingroppavano le servette per passatempo e io invece qui senza donne a pagare per i loro peccati. Perché non ve l’ho detto, ma io ho sangue blu per parte di madre (si nota, no?).
Un'amica mi segnala una frase illuminante di Céline: "Pourquoi j'écris? Je vais vous le dire: pour rendre les autres illisibles...". Pur facendo le dovute proporzioni mi rendo conto che faccio la stessa cosa: scrivo perché non solo in genere non mi piace quello che scrivono gli altri ma pure come lo scrivono, la mia prima ambizione è appunto quella di renderli illeggibili, a me prima ancora che agli altri.

Discesa in campo

Mi è venuta anzi la voglia, più per noia che per altro, di crearmi un profilo Facebook e di buttarmi come un tempo nella mischia della battaglia politica, di rotolarmi nella mota come un maiale, libero e felice, con proiettili caricati a merda.
La questione attuale non riguarda tanto il non essere informati, che anzi le informazioni ci sommergono in continuazione come una mareggiata, la questione vera è racchiusa nella diffusa mancanza di acume, un acume che permetterebbe di crearsi una naturale immunizzazione contro la cialtroneria che invece ormai imperversa sovrana, libera da ogni ipotesi di senso di colpa in una sorta di voluttà della pancia, di smottamento del cervello dalla testa all'addome, e non puoi dire nulla senza essere maltrattato dai bulletti del social network di turno, ma ti pare logico? (perfettamente logico, anzi necessario).
Assisti alla commediola italiana e pensi che altrove non sia così e invece la democrazia si fa sempre più teatrino un po' ovunque, anzi, viene il sospetto che qualsiasi forma di governo, oggi come ieri (oggi come sempre), non possa proprio esimersi per sua stessa natura dal creare la sua messinscena e che nei casi più gravi finisca per immedesimarsi così bene nella parte da perdere il contatto con la realtà, che nel frattempo è diventata messinscena a sua volta in un continuo gioco di rimandi e di reciproca contaminazione, è così.

sabato 19 gennaio 2019

Vi dirò, io ho cominciato l'anno perdendo il lavoro ma sono ugualmente sereno perché adesso arriva il boom economico. (non fatemi dire, per carità).

venerdì 18 gennaio 2019

«E di che parlava la poesia?»
«Oh, era assolutamente astratta. C'era qualcosa sul torrente del tempo che erode il muro del presente su cui appaiono arabeschi sempre nuovi, e una parte di questi li chiamiamo passato. La memoria cerca di convincerci che il giorno di ieri c'è stato davvero, ma come fare a saperlo? Non può darsi che tutta questa memoria compaia solo alle prime luci dell'alba?»
«Non capisco perfettamente»
«Neanch'io», replicai, «ma non importa»

(Victor Pelevin, Il mignolo di Buddha)

mercoledì 16 gennaio 2019

Il mito del materialismo

Che le cose di cui facciamo esperienza siano oggetti materiali è un fatto interpretabile. È interpretabile perché per tanti indizi e dimostrazioni che possa dare la scienza in questo senso, ogni indizio o dimostrazione della scienza ricade all'interno di una percezione delle cose che non è immediatamente materiale ma pensata ed esperita, cioè avvertita, in modo non materiale. È cosa dovrebbe essere, poi, questo "modo materiale"? Come fare esperienza della materia se non attraverso quel modo di accadere degli enti che noi chiamiamo appunto "percepire"? Il percepire è un sentire, un avvertire, un immaginare, nel senso di avere a che fare con un'immagine. Che poi sia grande la forza di persuasione del materialista per effetto della grande efficacia della scienza sul piano pratico è indubbio, ma pur sempre la scienza ha a che fare con fenomeni che si riducono nella sua prospettiva a un sofisticato incontro e scontro di energie, e l'energia, seppure convertibile in materia, ha come suo significato intrinseco quello di "forza", cioè di un qualcosa che agisce ma di cui non si sa bene la provenzienza. A tal proposito Richard Feynman affermava: "È importante tener presente che nella fisica odierna non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l'energia". 

In conclusione: siamo tutt'oggi troppo precipitosi nell'attribuire alla realtà una dimensione materiale certa perché pensiamo che questo ci possa mettere al riparo dal mito e dalla superstizione ma ahimè anche il materialismo non può negare fino in fondo di essere un mito a sua volta, o quantomeno un semplice modello di accesso alla realtà suscettibile di ulteriori sviluppi.
Vivo beatamente fuori dalla realtà della cronaca ed è bellissimo.

martedì 15 gennaio 2019

Dio

Io penso che anche se esistesse un principio che salva, e può esistere, quel principio non dovrebbe essere chiamato "Dio", il concetto "Dio" si è caricato di troppe aspettative del tutto umane, troppo umane, come un super-padre che salva e che punisce a sua insondabile discrezione, ma noi non crediamo nemmeno al concetto di "padre". 

lunedì 14 gennaio 2019

Vacuità

Io vedo che tutto è necessario, il momento rivoluzionario come quello reazionario, il tuo disappunto e il compiacimento degli altri, secondo i modi e nel medesimo rispetto, per come devono manifestarsi e per come in effetti si manifestano. E nel momento stesso in cui ne cogli il significato allora tutto perde di significato, la rivoluzione come la reazione, il tuo disappunto e il compiacimento degli altri, secondo i modi e nel medesimo rispetto. E poi un bel giorno creperemo, anche se trionfa la democrazia. Ommmm.
Dicevo poc'anzi: non puoi lottare contro lo Zeitgeist di un luogo e di un popolo, del sud o del nord, dell'est o dell'ovest, meglio sarebbe potersi scegliere il luogo con lo Zeitgeist che ti è più congeniale, l'ingiustizia che ti fa meno male.

Perché sta sul cazzo l'intellettuale di sinistra

Si chiedeva il marchese Fulvio Abbate perché loro, gli intellettuali di sinistra, oggi stanno così invariabilmente sul cazzo, non ti dico le risposte: perché siete dei parassiti che ci avete mangiato sopra le disgrazie del proletariato! Insomma, perché gli intellettuali chiacchierano e chiacchierano facendo anche i superiori e intanto la pressione della globalizzazione, con la sua immigrazione di massa che non fa altro che spostare la miseria da un continente all'altro, grava tutta sulle spalle di Pasquale Ametrano, il quale si sente accerchiato dalla miseria altrui in quartieri dormitorio di papponi e di spacciatori, e quelli, gli intellettuali di sinistra, a dargli del razzista al povero Pasquale, a fare le prediche etico-filosofiche dal pulpito sull'accoglienza dei fratelli africani, l'intellettuale che disprezza il popolo bestia che non capisce un tubo: intellettuale di sinistra che vivi nel tuo appartamentino ben arredato, prenditeli tu i fratelli africani! (ecc. ecc.).

domenica 13 gennaio 2019

Dove i piccioni volano già arrosto

Come ragiona Schopenhauer: dice che sentiamo davvero quello che ci ostacola, che ci è sgradevole. Non avvertiamo la buona salute ma solo la scarpa che ci fa male. Per quello, scrive, reputa come incapaci quei filosofi che pensano che il male sia negativo, al contrario, il male è il positivo perché ci fa sentire le cose, casomai è il bene ad essere il negativo, l’annullamento del desiderio, la fine di una pena. 

Che mondo sarebbe, dice, senza il dolore? Se vivessimo in un mondo dove tutto cresce dando frutto, dove i piccioni volano già arrosto e le donne della nostra vita pronte a volerci? Gli uomini morirebbero ben presto di noia, si impiccherebbero agli alberi e si scannerebbero a vicenda pur di darsi quel po’ di dolore. E conclude: all’umanità non è congeniale altra vita che questa.

sabato 12 gennaio 2019

Provinciale

Padre ha in odio la provincia e non condivide la mia visione elegiaca dell’infanzia padana, per lui la Pianura Padana è “palude”. Io lo capisco pure, non succede niente in provincia, c’è poca gente che legge bene in provincia, ma cercavo di fargli notare che qui da noi specialmente non c’è nessun luogo, nemmeno nelle grandi città metropolitane, che possa sentirsi davvero cosmopolita nello spirito, e anzi tutto il contrario, nessun angolo del belpaese può dirsi davvero immune al provincialismo, capitale più provinciale della nostra non ce n'è.
Tentavo di spiegare al telefono, che nel frattempo mi stava rispettosamente in silenzio ad ascoltare, che lo scopo della scienza non è quello di dimostrare la verità ultima che siamo fatti di atomi, no, lo scopo della scienza è quello di accrescere sempre più il controllo sulle cose, cosicché se un domani il modello atomico le fosse di impedimento per il raggiungimento dello scopo, la scienza senza esitazioni troverebbe il modo di accantonare anche l'atomo, l'importante è che le tornino i conti.

Sulla libertà di pensiero

Alla Feltrinelli, in prima fila, un libro di Giorello (ancora è in pista) sulla libertà di pensiero: Giordano Bruno, John Stuart Mill e Paul K. Feyerabend. Che cosa vuoi dire ancora sulla libertà di pensiero, che cosa non è stato detto? Ancora Stuart Mill, ancora? Forse che questa battaglia per la libertà di pensiero vuole essere vinta per sfinimento? Io guardavo sfinito l'ennesimo libro sulla libertà di pensiero e intanto pensavo fra me e me per niente libero di non pensarlo: si è mai domandato Giorello se tutto quello che ci frulla per la testa sia veramente libero di accadere o non è forse vero il contrario? Ma lasciamo stare. Libero o meno, il pensiero accade in ogni caso, e questo è incontrovertibile.

giovedì 10 gennaio 2019

Se sei davvero ateo, dicevo, non puoi pretendere di avere santi a cui votarti, nemmeno laici. Quando facevo l'ateo materialista mi dicevo anch'io che in assenza di Dio l'opzione etica andava esercitata dai laici e dalla loro sola responsabilità individuale, tuttavia, stando così la questione, l'eticità che ne derivava non aveva alcun carattere di perentorietà rispetto alle altre, non poteva pretendere di imporsi stabilmente su alcunché, e allora qualcuno avanzava l'ipotesi che fosse possibile un'eticità che avesse come guida le conclusioni incontrovertibili della scienza. Per fare un esempio: la scienza dice che l'embrione non è una persona, allora è giusto servirsene per scopi scientifici a fin di bene. No, non era quello il punto. Nemmeno la scienza può spiegare incontrovertibilmente che cos'è una persona, il punto della questione era un altro, e cioè che nemmeno il discorso di fede, essendo la fede una conoscenza creduta, poteva dire alcunché di certo sulla persona e sull'embrione in quanto tale. Spero di essermi spiegato.

La morte termica

Tannhäuser attaccò subito con la filippica: « Le case editrici oggi pubblicano solo merda!» si interruppe un attimo per scrutare l'effetto sull'interlocutore, niente, ripartì ancora più avvelenato: «Sì, merda!, e a forza di pubblicare merda ti convincono che è crema al cioccolato alla nocciola, perché la vedi lì in vetrina, con la sua bella copertina, il fiocchetto e tutto il resto e allora pensi che se si sono presi la briga di stamparla e di scomodare il cristo in persona allora varrà qualcosa e invece è solo merda più merdosa delle altre perché oltretutto per quel merdoso di libro di merda hanno dovuto abbattere un albero che non se lo meritava, poverino, di finire al trancio per un merdoso libro di... »
Perignon lo guardò basito, era rimasto abbacinato da quel nubifragio scatologico, l'altro riattaccò: « ...ma chi lo sa più apprezzare oggi un Gadda, un'Adalgisa, una Meccanica, una Cognizione del dolore... »
« ...del dolore» ripeté meccanicamente Perignon ormai mesmerizzato al massimo.
« ...e la colpa sai di chi é? »
« Di chi è? »
« Della scuola! »
« Ah! »  
« ... e della mediocrità dei professori che invece di starsene a casa a leggere Gadda se ne vanno in giro su Facebook a mettere i cuoricini al biopic di Freddie Mercury, buonanima, perché mica s'ascoltano Monteverdi, macché, si ascoltano i Queen, che va ben, me li ascoltavo anch'io, ma cosa vuoi che ci capisca dei residui e della derivate e dello Zeitgeist che muove la storia uno che ascolta i Queen? »
« Eh... »
« Per non dire di quell'altro che va in televisione a sparar cagate su Hegel... » alla parola "Hegel" a Perignon gli si formò l'immagine sfocata d'un pastrano, due occhiaie e di tutta la polverosa rimembranza del secolo diciannove, l'epifania in qualche modo lo sconvolse: « Hegel! » esclamò contento come se avesse detto « Eureka! »
Tannhäuser imperterrito emanò la sentenza: « L'umanità si merita la morte termica »
Perignon scolò l'ultimo sorso di birra e ruttò a conchiudere la questione.

(dedicato a Iceageiscoming)