sabato 1 agosto 2026

Sulla guerra in Ucraina ci siamo invece attestati su una metodica demonizzazione del nemico, e la cosa torna molto utile anche per rimediare in extremis a certi errori di valutazione della FIGC, aut-aut, siamo in guerra contro un regime autoritario, noi, democrazie occidentali in solido, come in una società in accomandita. L'espulsione degli elementi russi dalla società europea è pressoché totale, sopravvivono, è vero, ancora alcuni elementi russofoni soprattutto nel tennis, ma per precauzione abbiamo tolto loro l'uso della bandierina in incontri ufficiali. Intesi, con i russi c'è poco da ragionare per cui ora la nostra strategia è aspettare che si stufino prima loro, questo è il piano. 

L'invasione delle cavallette

Pare che li usino, i migranti, come delle cavallette, diffondono una diceria su internet, che tutti quelli che arriveranno via mare non verranno respinti, e tutti si buttano in mare, e muoiono, ma cinicamente una quota di morti in mare fa pure comodo, perché fa notizia, così è come la raccontano (rimane in sottofondo, come un convitato di pietra, il cui prodest). Intanto gongolano i sovranisti in ascesa che passano all'incasso, mentre i sovranisti al governo, per non rimanere col cerino in mano, decretano precipitose chiusure di frontiere: tanto sono tornati indietro quasi tutti, non hanno trovato niente da mangiare. Ma poi questa apertura di frontiere in che milieu culturale fu inaugurata? In piena euforia da multiculturalismo, un termine ormai vuoto di significati perché a conti fatti vale solo per chi è già dentro (un atto amministrativo, Schengen, per la libera circolazione dei soli beni che interessano).

Sto facendo numeri irreali con il blog, ormai è chiaro che sono entrato in qualche programma di addestramento per intelligenze artificiali, ma marcano male con me, perché il più delle volte non sono d'accordo con quello che scrivo e c'è la seria possibilità che a una coerenza formale non ne corrisponda una sostanziale: se l'IA prenderà delle gran cantonate sarà anche un po' per merito mio.

Non è destino dei mortali quello di vivere in pace, è già un miracolo se non ci meniamo l'un l'altro la mattina appena usciti di casa, ci detestiamo tutti, homo homini lupulus, come dicono in Germania, è solo per pigrizia se ci lasciamo vivere in santa pace e anche per lo sconforto che ci prenderebbe una volta che non abbiamo più nessuno con cui prendercela, noi Willy senza Beep Beep, noi Tom senza Jerry. Ci servono gli altri, per lamentarci, per sapere chi siamo: noi siamo quello che detestiamo. Prendetela pure come un'iperbole, tanto per dire.

giovedì 23 luglio 2026

Der letzte Mensch, l'ultimo prodotto delle democrazie

La critica che Nietzsche, ma non solo Nietzsche, rivolge alla democrazia è che sia qualcosa di artificiale, una pretesa di un egualitarismo che non esiste nella realtà, infatti anche nelle democrazie, sotto la maschera dell'ideale ugualitario, finiscono per riprodursi fatalmente le dinamiche originarie di dominazione e di sottomissione: al governante corrisponde sempre qualcuno che vuole essere governato. Soltanto che nelle democrazie viene venduta l'illusione che a scadenze più o meno regolari il servo possa scegliersi il padrone per alzata di mano. 

Scopo della democrazia e di produrre der letzte Mensch, l'ultimo uomo: cerca il comfort e rifugge la sofferenza, vive in un mediocre edonismo narcotizzante, crede cinicamente di sapere tutto, è incapace di creare, non ha più desideri profondi o stelle da partorire, si confonde con la massa, inventa la felicità. Nietzsche ci ha visto lungo.

lunedì 20 luglio 2026

Diffida di chi parlava di liberazione, i sessantottini sono diventati i secondini dell'attuale panopticon globale.

giovedì 16 luglio 2026

Nietzsche ci assicurava che ci sono gli istinti vitali, ma dove diavolo siano finiti lo sa Dio, peccato che sia morto. Una volta anche solo credere in Dio comportava un certo quanto di istinto vitale, c'era ancora vita nell'uomo, oggi la malattia borghese ci ha devitalizzati, siamo uomini senza nervo. Viviamo una fase di recessione degli istinti vitali, la nostra dopamina è il quieto vivere, cittadini modello, amiamo l'umanità e schifiamo il vicino di casa. Eppure siamo vivi.

mercoledì 15 luglio 2026

Sport e progresso

La democrazia, che nelle intenzioni dei suoi fautori doveva essere il giardino dell'uomo, declina sempre più in panopticon e livella, il suo fiore all'occhiello, la libertà, è cosa sempre più sorvegliata e convenzionale, mossa da un rassicurante livellamento verso il basso compensato qua e là da qualche straordinario exploit sportivo, e non è un caso che le residue volontà di potenza delle nazioni siano sempre più convogliate verso lo sport, solo lì ci è concesso di conquistare Wimbledon e impadronirci della coppa. Nel frattempo i grandi fanno le guerre vere mentre i bambini guardano la televisione.

I francesi, come sempre sbruffoni, si sono sopravvalutati e hanno fatto la fine che si meritavano, gli spagnoli hanno il loro tiki-taka, espressione del toreador che buggera il toro col suo balletto in punta di scarpino, e hanno raggiunto meritatamente la finale. Oggi le isole Falkland sono un territorio non autonomo sottoposto alla supervisione del Comitato speciale di decolonizzazione (Comité spécial de descolonización) delle Nazioni Unite, che ha lo scopo di vigilare annualmente sulla presenza di colonialismo nel mondo, e allora gli inglesi che hanno vinto a fare? Nemmeno i colonizzatori sono più padroni in casa d'altri.

Fra tanti problemi, ammesso che sia un problema, abbiamo anche il problema delle società moderne che non fanno più figli, è un problema per il sistema previdenziale (ma far figli per pagar le pensioni non è argomento che attivi granché la libido), società libere in cui la liberazione sessuale viene portata ad esempio però poi a ben vedere perlopiù confinata nel calderone voyeuristico di internet (che pure vogliono normare), paradiso delle parafilie, gran fossa biologica di tutte le frustrazioni, ed è già un miracolo, come diceva il poeta, che da tanto letame ogni tanto nascano i fior. È curioso che il problema sia sollevato principalmente da quelle istituzioni religiose che da sempre svolgono la vitale funzione di attivatrici della libido attraverso il divieto e la proibizione, e qualcuno in effetti osserva che col venire meno del senso del peccato è venuto meno anche il peccatore, e che a non proibir più niente non c'è più gusto nemmeno a trasgredire. Ma per fortuna anche la società moderna produce le sue proibizioni, solo che a cavarci un po' di sugo da cotanti sofisticherie si esce tutti dei mesti Michel Foucault e George Bataille all'école de sophisme, la democrazia produce vizi modesti per coiti modesti.

Noi la nostra volontà non ce la diamo con un atto di volontà, ma ci è data così come ci sono dati i colori quando di giorno apriamo gli occhi, sicché l'originarietà della volontà è questa: siamo nella volontà come lo siamo nel mondo, sicché si può dire che il mondo è la stessa volontà, e la volontà è lo stesso mondo, più chiari di così non si può. 

martedì 14 luglio 2026

Dal punto di vista filosofico la radice della violenza è la paura del nulla, questa misteriosa condizione che non dovrebbe in effetti essere essendo per l'appunto nulla, ma tutta la nostra fisiologia è naturalmente programmata per sottrarsi alla minaccia di quel "nulla verissimo e certissimo delle cose" (Leopardi) che in ultima analisi si traduce nel timore della distruzione del nostro essere, e quindi del nostro ego, della nostra civiltà. La minaccia della distruzione del nostro essere, sia essa vera o presunta, produce per simmetria la distruzione dell'essere che presumibilmente ci minaccia credendo così d'aver risolto la questione, ma seppur rimanesse un solo essere vittorioso al mondo, ugualmente quella minaccia di distruzione non smetterebbe mai di affliggergli l'esistenza. 

lunedì 13 luglio 2026

La volontà di potenza non è invadere la Polonia

Quella condizione originaria di tutte le cose di ritrovarsi in lotta per la propria sopravvivenza, che lo Schopenhauer descrive come volontà di vita, è quello che il Nietzsche reinterpreta come volontà di potenza, la volontà di vita è volontà di potenza, cioè tensione originaria di tutte le cose ad espandersi e accrescere la propria forza, la quale forza si traduce fisiologicamente in felicità. Questa felicità non ha dunque bisogno di essere giustificata dalla morale, è anzi la morale che discende genealogicamente da quella sensazione di felicità: è buono ciò che pensiamo quando ci sentiamo felici. La felicità è il sintomo di un ostacolo che viene rimosso, di un accrescimento avvenuto nella forza, ergo, è buono ciò che accresce la forza. E non si tratta tanto di un programma politico, quanto di una realtà psichica: la felicità precede il giudizio e ne stabilisce il valore, non è l'intelletto il movente, ma lo stato emotivo.

venerdì 10 luglio 2026

Posto comunque che gli esseri viventi sono più di quello che pensano, infatti solo negli esseri viventi esiste il mondo e la sua rappresentazione, il mondo in sé, senza nessuno che lo rappresenta, è una struttura senza forma e colore (così almeno dicono i kantiani).

L'uomo produce il male come le api il miele, giustissimo. Solo che tolta quell'infinitesima parte dell'universo che è l'uomo anche del male resta una porzione assai infinitesima.

mercoledì 8 luglio 2026

Neotomismo

Il neotomismo è la filosofia ufficiale della Chiesa, suggerita, fortemente caldeggiata da Leone XIII, il produttore compulsivo di encicliche (ottantasei), una chiesa che in quel momento doveva reinventarsi un modo per riallacciare il fili del potere temporale dopo il grande shock di Porta Pia. La modernità toglie, la modernità restituisce, basta metabolizzarla: si ritorni a San Tommaso, ma invece di prendersela con le eresie medievali sia il neotomismo quell'officina di idee in cui la nuova eresia della modernità viene affrontata con le sue stesse armi: psicologia, sociologia, esistenzialismo. La Rerum novarum condannava il socialismo: se proprio volete lottare contro i padroni fatelo cristianamente senza farvi tentare dall'ateismo marxista. Con il neotomismo il discorso è simile: se proprio dovete fare filosofia, e oramai non è possibile farla senza adottare i sistemi moderni, che sia filosofia cristiana, una critica al modernismo utilizzando i suoi stessi mezzi. Solo che come sempre quei mezzi che all'inizio dovevano solo essere dei semplici strumenti privi di volontà finiscono col tempo per contagiare con la loro forma mentis gli stessi utilizzatori, e la critica al modernismo diventa un modo alternativo per abitarlo comodamente con la scusa che intanto lo si critica. Grandi sono le capacità digestive del cupolone.

sabato 4 luglio 2026

Critica a Marx e al materialismo storico: l'amor proprio è ancor più originario dei rapporti materiali di produzione, i rapporti di produzione sono la traduzione materiale di tutti gli amor propri costretti a scornarsi.

Perlopiù la nostra esperienza in questo mondo si esaurisce in una lunga allucinazione pervasa dall'amor proprio, la vita è la vicenda dell'amor proprio e dei modi per elaborare le offese che costantemente vi vengono recate. I santi non hanno amor proprio ma per l'appunto i santi sono un ideale.

venerdì 3 luglio 2026

Lo scisma Lefebvre, parte seconda: indicazioni per rientrare in seno alla Chiesa di Roma

In allegato alla scomunica, le indicazioni per rientrare in seno alla Chiesa di Roma, è il Dicastero per la Dottrina della Fede a occuparsene, con impeccabile rigore burocratico: non occorrerà passare dalle commissioni speciali questa volta essendo la prassi già stata concordata, vidimata e timbrata in precedenza: per i chierici colpiti da scomunica è richiesta lettera scritta di proprio pugno datata e firmata contenente semplice "remissione di censura". Si renderà necessario poi trovare un vescovo o un superiore di istituto autorizzato di diritto pontificio disposto a riaccogliere il chierico contrito ad experimentum. Andrà altresì allegato il certificato di ordinazione sacerdotale e la professio fidei nonché la Formula adhaesionis firmate e datate. La lettera verrà quindi trasmessa dal vescovo o superiore di istituto autorizzato di diritto pontificio al Dicastero della Dottrina della Fede che procederà a rimuovere la censura. Per i semplici laici la decisione sulla riammissione è invece lasciata alla discrezionalità del vescovo che vaglierà caso per caso, fatta salva la produzione obbligatoria della professio fidei e della Formula adhaesionis ecc., datata e firmata ecc. ecc.: il figliol prodigo ritornò al padre previo invio di formale richiesta di riammissione via PEC.

giovedì 2 luglio 2026

Lo scisma Lefebvre

Qualcuno sa cosa fanno i lefebvriani oltre a nominare vescovi disobbedendo al papa? No, le notizie si esauriscono in questo dato di cronaca e il lettore liquida la cosa con un'alzata di spalle. I lefebvriani rifiutano il Concilio Vaticano II, e anche questo al comune mortale non dice nulla. I lefebvriani rifiutano l'apertura della chiesa alla modernità, e qui forse un qualche lumicino comincia ad accendersi. Dicono la messa in latino voltando le spalle ai fedeli. Che maleducati. E invece no, perché maleducazione, casomai, è voltare le spalle a Dio: tutti rivolti verso Dio, non verso il sacerdote. Ha una sua logica. E poi i lefebvriani non riconoscono legittimità alle altre fedi, le altre fedi sono riconosciute in quanto errore: l'unica unità possibile è quella cattolica in Cristo (i lefebvriani considerano protestati i cattolici di Roma, protestanti come insulto). Nessun dialogo interreligioso, si convertano gli altri, piuttosto. Hanno un proprio sistema educativo che preserva gli uomini dall'eresia della modernità, le donne, da angeli del focolare, devono esclusivamente occuparsi della famiglia e dei figli, nutrire, cucinare, rammendare, prendersi cura. Questa sì che è una bella eresia, questa è la parte che solitamente scandalizza maggiormente il comune abitatore della modernità. L'antichissima aspirazione alla purezza, la stessa intransigenza di certi movimenti LGBT, ma all'incontrario (chi è il contrario di chi non ha in importanza).

La modernità, imboccando la via della concretezza, pensa di essersi scrollata di dosso l'impotenza, che tra tutti i mali è il male più grande perché va direttamente a contraddire quel a priori assoluto dell'umano che è la volontà. Si provi a non volere e si faccia la conta di quel che rimane: niente. Grandi sofferenze sono da sempre scaturite dalla castrazione della volontà di potenza, sublimata nei modi più solenni e fantasiosi, l'ultima fantasia di potenza è la scienza che trasforma il mondo secondo il volere degli uomini, ed è un'illusione al pari del male anche l'illusione di impiegare tutta questa potenza a fin di bene. 

domenica 28 giugno 2026

Per cento talleri di morale: Kant e l'imperativo categorico

Kant aveva un problema, aveva distrutto la metafisica quindi non poteva fondare la morale sul timor di Dio o sulla paura dell'inferno, così decise di fondare la morale su se stessa: arduo compito. Siccome noi nel momento stesso in cui percepiamo il mondo lo cambiamo, rimodellandolo attraverso gli schemi a priori della sensibilità ("il cielo stellato sopra di me..."), allora il mondo al di là dei nostri sensi è totalmente chiuso alla conoscenza, è un mondo in sé che non possiamo mai sperimentare. E allora su cosa possiamo fondare la morale? La morale è dentro di noi ("...la legge morale in me") e si fonda su se stessa, è il puro dovere per il dovere. L'imperativo categorico è quella forma di morale che non ha altro fine se non se stessa. Kant distingue tra azione legale e azione morale: è legale pagare le tasse per ottenere in cambio dei vantaggi, ma non è morale; è legale non mentire sotto giuramento per paura delle conseguenze, ma non è morale, morale è dire la verità al di là di quel che può costare. Fin qui tutto bene, sembra che funzioni: l'imperativo categorico è una forma di buon senso universale. Senonché qualche filosofo più smaliziato di Kant fece fin da subito notare che questo imperativo del dovere per il dovere potrebbe benissimo essere una maschera che nasconde una qualche forma di tornaconto, un tornaconto introiettato in forma di morale la cui genealogia è meno cristallina di quel che si vorrebbe intendere (si vedano a tal proposito Nietzsche e Schopenhauer). Conclusione: il progetto di Kant di fondare la morale su se stessa assomiglia tanto a quei famosi cento talleri che non esistevano per il solo fatto di pensarli, una speranza, più che una realtà.

[ → Immanuel Kant]

Il paese ha già deciso il suo futuro nazionale, che sarebbe poi un ritorno al passato, passato nazionale, si ritorna a un'Italia pre-immigrati, a quando le mamme stavano a casa fare la passata e non passavano il tempo a guardare il telefonino con l'ombelico di fuori e a non fare un tubo da mangiare: ma che esempio abbiamo dato ai nostri figli? Non stupiamoci se poi ci crescono tutti dei Tony Effe e degli Sfera Ebbasta. Futuro nazionale è il momento dialettico del sessantotto che porterà dritto dritto a un nuovo momento speculativo in cui le donne si rimetteranno da sole il fazzoletto sulla testa e gli uomini ritorneranno senza vergogna a giocare a briscola al bar, davanti a un bianchino, in fondo il mondo andava avanti così bene con questa divisione dei ruoli, non vedo perché non riproporla anche oggi. (il mondo all'incontrario si può rivoltare finché si vuole, come un cappotto double-face).

Mia nonna aveva il suo imperativo categorico che era "bisogna", quando non mi andava di fare una cosa o gli sparavo lì qualche mio dubbio etico condito da qualche petulante "perché?" la sua risposta era invariabilmente "perché bisogna" e l'imperativo era più categorico finanche di quello kantiano, che al confronto l'imperativo kantiano era come convincere i bambini ad andare a letto quando stanno guardando la televisione. Quel "bisogna" era assoluto, un postulato della ragion pratica: ammetteva l'assurdità della regola ma bisognava comunque obbedirle, senza farsi domande, nemmeno Kant in persona avrebbe potuto cavarne un'antinomia, in fatto di imperativi morali le nonne sono cinture nere livello 100.

Sorte dell'Europa

Ci sono processi come la turistizzazione della penisola che non si possono arrestare, noi sottoproletari siamo destinati a soccombergli, ad essere scacciati dalle nostre città che si trasformano in alberghi diffusi per stranieri, ma mica gli stranieri che deliverano la pizza, no, quelli sono necessari al funzionamento del dispositivo, gli stranieri piccoloborghesi a cui si vende la "cultura" come un sacchetto di patatine, e questa è la sorte dell'Europa, di diventare un museo, una specie di presepe, e gli europei le statuine che lo abitano. (anche il meridione, dal canto suo, si sbraccia per assicurarsi la sua fetta di torta: venite! abbiamo il mare! abbiamo da mangiare!, abbiamo le piccole casette bianche con le porticine azzurre! e questo è il senso ultimo della "Magna Grecia").