Alla crudeltà del sistema capitalistico si volle opporre la crudeltà della vendetta proletaria, benedetta però dal crisma della necessità "scientifica".
"Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare gradualmente il capitale alla borghesia, [...] E questo naturalmente non potrà essere effettuato, da principio, che per mezzo di un’azione dispotica verso i diritti di proprietà ed i rapporti di produzione borghese,"
Naturalmente. La rivoluzione non è un pranzo di gala, etc. Un dispotismo locale, che serve il tempo di dare la spintarella, dopodiché, la storia dell'umanità giungerà a compimento, e da quel piccolo ma necessario dispotismo iniziale scaturirà la libertà perpetua degli individui:
"Se il proletariato, nella sua lotta contro la borghesia, si costituisce forzatamente in classe, se egli si erige con una rivoluzione in classe dominante e, come classe dominante distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, egli distrugge, nello stesso tempo che questi rapporti di produzione, le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, egli distrugge le classi in generale, e quindi la sua stessa dominazione come classe. Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi ed i suoi antagonismi di classe, sorge un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti."
Il passaggio dall'uomo schiavizzato all'uomo libero non lascia nulla come resto, una conversione completa di sostanza, aut-aut. Bisogna avere proprio una grande sete di speranza per credere all'impossibile.