martedì 19 maggio 2026

Archiviato Tucidide, oggi il man of the day è Giovanni Battista Venturi, fisico del settecento e allievo di Lazzaro Spallanzani, è lui il colpevole. Dato un fluido scorrente all'interno di un condotto e incontrante un restringimento la sua velocità aumenta al diminuire della pressione, l'ammanco di pressione genera un vuoto parziale in grado di risucchiare altri fluidi. Vincenzo Schettini ci spiega su Repubblica l'effetto Venturi con una bic e un elastico. Bouvard e Pécuchet si sarebbe scialati un botto.

L'informazione offrirebbe "ai cittadini gli elementi necessari per formarsi un'opinione autonoma e prendere decisioni consapevoli". Ancora sopravvive la fola dell'urbano cittadino - il rurale, si sa, è più tardo di comprendonio - che si forma un'opinione autonoma per prendere decisioni consapevoli. Quel "autonoma" è formidabile, non crediamo più in Dio ma crediamo ancora nell'autonomia del pensiero. Kant, nientemeno. Idem "decisioni consapevoli": l'urbano cittadino non è più consapevole di un gatto al comando di un aereo. Ma è proprio l'assunto filosofico che non regge, il paradigma del cittadino informato, un ottimo pretesto per riempirgli la testa di giudizi sintetici a priori, a cadenze settimanali l'informazione libera lo convince di tutto e il contrario di tutto: non c'è nessuno al timone, la barca orza e appoggia a seconda di come tira il vento.

Kierkegaard, nietzschiano inopportuno

Curioso personaggio Kierkegaard, che scelse Dio ma con senso di colpa perché la moderna società dei lumi gli trasmetteva l'intima convinzione che Dio era un assurdo logico, così come quei teologi del novecento che si lamentavano della modernità e poi si lasciavano restringere l'idea di Dio dalla fede contraria nella verità atea e razionalista. Credeva così tanto nel libero arbitrio che ci si era ammalato, un lungo rimorso di coscienza per non aver sposato la donna della sua vita, schiacciato dal peso delle possibilità cancellate da quella scelta, non avvedendosi del fatto che se le possibilità sono soltanto delle ipotesi, di fatto le possibilità non esistono mai in atto. Ben prima di Nietzsche, una generazione prima, aveva cominciato a far morire Dio, a scardinare l'alleanza tra Dio e la società borghese: Dio è solo nel rapporto tra il singolo e l'assoluto, la società è la corruzione dell'uomo. Pensava di ritrovare Dio in purezza ponendolo come totalmente altro nel segreto del proprio io e di ridare dignità alla fede pensandola come rischio e salto nel buio. Anche Nietzsche intenderà la vita come rischio e salto senza rete, ma in un vitalismo senza Dio. Entrambi irrazionalisti, entrambi come soluzioni di ultima istanza: non c'è altro che Dio, dice Kierkegaard, non c'è altro che la vita, dice Nietzsche. Kierkegaard: "Noi uomini abbiamo sempre bisogno degli “altri”, del gregge; noi moriamo, ci disperiamo se non siamo rassicurati dal fatto di essere nel gregge, di essere dello stesso parere del gregge". L'odio di Kierkegaard per la Chiesa di Danimarca era solo un pelo più urbano dell'odio di Nietzsche per il cristianesimo, ma sulla cristianità di facciata che indossa il vestito buono della domenica avrebbero condiviso la medesima opinione. 

"Fu il critico danese Georg Brandes a spingere Nietzsche a leggere Kierkegaard. Dalla corrispondenza e dalle annotazioni, sembra che Nietzsche apprezzasse la sua psicologia ma considerasse la sua "fede" un limite e una forma di debolezza. [...] lo considerava un "cristiano inopportuno" e una figura affine per la critica al conformismo religioso."

[➝ Søren Kierkegaard in compendio]

domenica 17 maggio 2026

Mi rincresce di annoiarvi con la filosofia ma vedo che gli accessi sono di molto aumentati ultimamente e in riferimento proprio ai post di filosofia, i quali entrano nel mare magno dei motori di ricerca, c'è sete di sapere, è il mio narcisismo, pura volontà di potenza. È cominciato tutto con Heidegger, anche Wittgenstein va alla grande, Nietzsche è sempre un bestseller e il vecchio Schopenhauer si difende bene. E poi questo blog è cominciato proprio come spin-off di un sito di filosofia, ci sta, è la sua ragione sociale. Metterò in piedi davvero un bel blog di filosofia, ci sto lavorando con l'entusiasmo di vent'anni fa. Per dire, mi piace anche Kierkegaard, pure Marx mi piace, mi piacciono tutti. Una volta che li comprendi sono tutti belli, tutti belli a mamma soja.

La tentazione della soluzione

Il Superuomo è un'ideale romantico, pensare di metterlo in pratica una pia illusione, tant'è che nemmeno il Superuomo vuole essere Superuomo nel pensiero di Nietzsche, egli lo è, non siamo qui alle prese con un percorso volontaristico, il Superuomo è un destino. Se dovessi mai tentare la via di un sistema filosofico eviterei la parte del rimedio dedicandomi solo alla parte critica. Il rimedio, se mai ne emergesse uno, verrebbe da sé. La tentazione della soluzione rovina spesso anche le produzioni filosofiche più eccellenti. Se mai la filosofia può dare risposte lo fa per vie più sottili, i suoi benefici lavorano sottotraccia per lenta sedimentazione della critica. Al contrario la tentazione della soluzione può essere addirittura dannosa, com'è evidente nella vicenda della trasfigurazione ideologica del Superuomo in dittatore politico. Il pensiero contemporaneo ha anche tentato di addomesticare il Superuomo preferendogli il termine "Oltreuomo", così da renderlo meno indigesto al pensiero democratico. Il termine tedesco "über", ci rassicurano, può significare sia "super" che "oltre", e siamo sicuri che anche i tedeschi quando cantano oggi il proprio inno nazionale intendono "Germania Germania oltre tutti" per non allarmare nessuno. Quando si dice che il rimedio è peggiore del male. 

La volontà di potenza delle democrazie

La democrazia è volontà di potenza che dissimula le proprie crudeli intenzioni indossando l'onorevole maschera della Giustizia, per cui le sue non sono guerre ma diritto all'autodifesa, tutt'al più operazioni militari, al contrario, le guerre, quelle mosse da vera malvagità, sono prerogativa dei soli regimi autoritari. "Giustizia" ha come radice il latino ius, che rappresenta la formula vincolante del diritto, la legge stabilita dagli uomini. Gli uomini stabiliscono da sé le leggi e per dotarle di una obbligatorietà che non possiedono le ammantano dell'aura magica della Giustizia Universale, fino a ieri garantita da Dio, oggi, in epoca di tardo illuminismo, dalla Ragione, ma la giustizia, in quanto ius, è sempre giustizia somministrata dagli uomini (nella giustizia per conto di Dio e per conto di Ragione si agita l'istinto di evitare la disturbante responsabilità). Anche le democrazie muovono guerre, chiamiamole con il loro nome.

sabato 16 maggio 2026

Ad usare le vecchie categorie siamo diventati tutti una specie di sottoproletariato borghese, un ossimoro, il lavoro non ci caratterizza più perché anche il lavoro ha smarrito il carattere, si è alienato da se stesso, siamo l'alienazione di un'alienazione, il plusvalore è un mistero perché il lavoro non richiede più forza, una lunga inerzia senza scopo che non produce più merci, produce (ser)vizzi: fino a mezzogiorno e venti il lavoratore lavora per coprire il suo fabbisogno (tonno, carta igienica, abbonamento a Netflix) e al pomeriggio ozia davanti al computer producendo plusvalore. Morale: non si capisce più una mazza.

venerdì 15 maggio 2026

Oggi i giornali si occupano di storia greca, Tucidide, che i più fino a ieri scambiavano per un medicinale generico (ma sì, il Tucidide, quello per la pressione!), è entrato di prepotenza nel linguaggio giornalistico. Un politologo, nel 2012, all'origine dell'espressione (uno scrittore italiano ci ha scritto pure un libro, e bestseller per giunta, paperback writer): quando una superpotenza si sente minacciata da una potenza emergente c'è il caso che le dichiari guerra. Xi Jinping, pragmatico, cinese, una sfinge, tutto coccole e carezze: spartiamoci il mondo, suvvia, da buoni amici. Donald Trumpf, banana al vento, grugnisce ma poi concilia: potete tenervi Taiwan, ne abbiamo già cinque, ovvio che i superconduttori li sposteremo tutti nel deserto del Mojave dove abbiamo grandi riserve di ghiaccio secco. Tu dirai: ma tu la butti sempre sul ridere. Ti sbagli: descrivo i fatti esattamente come sono, e pure per difetto.

Ciò che è bene e ciò che è male

Sul bene e sul male io sono invece schopenhaueriano per cui il bene è per me la capacità di comprendere che la mia volontà è la stessa che si agita anche nell'altro, questo però non risolve il problema del male, che al contrario è il riconoscere solo il proprio volere. Se tutti riconoscessimo questo semplice principio di reciprocità saremmo tutti più prudenti riguardo alle nostre azioni, ma è già così difficile riconoscerlo per noi che è pura presunzione pretenderlo anche per gli altri (la parabola della pagliuzza e della trave è molto utile a tal proposito).

La negazione del libero arbitrio in Nietzsche: il Superuomo è innocente come la natura

Per Nietzsche non esiste il libero arbitrio, il libero arbitrio è un'invenzione del pensiero religioso per rendere l'uomo colpevole e punibile. Che il pensiero causi l'azione è soltanto un'illusione, in realtà il pensiero è solo l'ultimo anello di una catena fisiologica sulla quale non abbiamo controllo. Lo stesso "io" è semplicemente una finzione grammaticale: crediamo nell'Io solo perché la struttura del linguaggio ci impone di associare sempre un soggetto (l'Io) a un verbo (l'azione). Per Nietzsche il pensiero viene quando è lui a volere, non quando "lo voglio io". Lo stesso organismo non è un'entità individuale ma una moltitudine di pulsioni e istinti in perenne lotta tra loro. Ciò che chiamiamo Io è solo l'istinto momentaneamente dominante che parla a nome di tutto l'organismo. Il corpo è "la grande ragione", dove l'Io, lo spirito, è "la piccola ragione", una sua copia più debole.

Di conseguenza il Superuomo non vuole decidendo di volere, il Superuomo è un destino, il punto in cui la forza si incontra e fluisce liberamente senza incontrare ostacoli. Il superuomo accetta la necessità della sua natura (Amor fati), i suoi impulsi si disciplinano da soli, egli crea nuovi valori come un frutto naturale della sua esuberanza, non esistendo il libero arbitrio egli è innocente come la natura, al di là del bene e del male. 

[link: Friedrich Nietzsche]

Il legislatore assente: anche la Scienza è rimedio

La parte "profetica" del pensiero di Nietzsche è la Wille zur Macht, la volontà di potenza. Dietro ai grandi idoli del mondo si nasconde un'impulso umanissimo, quello della fisiologica sensazione di felicità che dà la volontà di dominio, la sensazione di una forza che cresce. La sensazione di potenza, direbbe oggi l'uomo scientifico, rilascia endorfine. Senonché anche l'uomo scientifico ricade in una illusoria volontà di rimedio, le leggi scientifiche sono solo falsificazioni utili per tentare di prevedere l'imprevedibile, mosse dalla volontà di sicurezza più che dalla volontà di verità. Tolti i vecchi idoli, Dio, Morale, ecc., l'uomo si è fatto un nuovo idolo per nascondere il suo sentimento di insicurezza. La Scienza è l'ultimo mascherone in ordine di tempo che indossiamo per spaventare la realtà, ma alla realtà basta un dito per abbatterci come e quando vuole: il legislatore è assente, non esistono leggi "della fisica", le verità scientifiche sono "illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria", esistono solo rapporti di forza, imprevedibili, caotici. Il Superuomo non ha bisogno della Scienza, è lui stesso la sua scienza.

giovedì 14 maggio 2026

Kierkegaard, spiegato

La via di Kierkegaard è una via travagliata e allo stesso tempo risoluta. Dice Kierkegaard: la verità originaria è la singola individualità, ogni altro modo di concepire l'uomo - popolo, cittadino, famiglia, stato, chiesa, ecc. - è falsità, corruzione del vero. Nell'intima decisione di scegliere Dio, fuori da ciò che è detto dal mondo e dal chiacchiericcio della folla, c'è l'unica salvezza. E Dio si sceglie non perché rappresenti il porto sicuro, al contrario, la scelta di Dio è salto nell'ignoto. Uno scandalo, per la ragione. Kierkegaard è il Nietzsche cristiano, forse meno strepitante dell'originale ma ugualmente categorico: aut-aut. Dove Nietzsche sceglieva il fracasso della vita, la pura volontà di volontà fine a se stessa, Kierkegaard sceglie il mistero insondabile di Dio. E d'altronde cosa si potrebbe imputare a Kierkegaard, la sua malinconia? Come a Leopardi e a Schopenhauer ai quali si imputava il pessimismo come una colpa: non hanno ragione perché sono tristi. Sarebbe come a dire che l'allegria è invece prova di esattezza ("la felicità è il sentimento del potere che cresce", diceva Nietzsche che suggeriva di credere agli istinti: vai sicuro, fidati). Se si parte dal presupposto che siamo liberi di scegliere allora vale tutto, una volontà vale l'altra. 

mercoledì 13 maggio 2026

Stabilità o democrazia? Questo è il dilemma. Se sia più nobile soffrire i colpi di fionda e i dardi oltraggiosi dei franchi tiratori, o prender armi contro un mare di campi larghi e, opponendosi, por loro fine? Votare, governare, riformare di nuovo la legge elettorale... che fare?

La filosofia dice: la democrazia è alternanza, provvisorietà dei programmi di governo, ma se l'alternanza è troppo ravvicinata la provvisorietà rischia di impedire l'attuazione dei programmi, ammesso che i governi abbiano davvero un'idea di quello che stanno facendo. Sembrerebbe di no, quindi il dibattito è in sé sterile e vuoto. La democrazia sembra davvero coltivare in sé i germi della sua stessa rovina: posta la palese irrisolvibilità dei problemi che si prefiggono di risolvere, le alternative democratiche sono destinate a un lungo logoramento che porterà via via all'emersione delle istanze meno democratiche, va da sé ugualmente incapaci di risolvere alcunché. Solo una miracolosa risoluzione dei problemi al di fuori delle possibilità stesse della democrazia potrà salvare la democrazia, sicché la democrazia è ormai in balia di processi che non può governare. Una soluzione tecnica, di progresso economico o tecnologico, qualcosa di nuovo che con il voto democratico non ha nulla a che spartire. Buona fortuna.

martedì 12 maggio 2026

In linea di principio non esistono filosofi superati a saperli intendere, il fatto è che c'è la volontà di non intenderli, cioè di considerarli inutili, ormai privi di benefici pratici. I filosofi non devono produrre necessariamente un vantaggio pratico, è la fatica stessa di comprenderli che porta benefici. Schopenhauer come Marx, Nietzsche come Hegel, andrebbero compresi. Sant'Agostino andrebbe compreso, anche San Tommaso. L'utile si nasconde nei dettagli. L'utile è quella cosa che ti serve quando meno te l'aspetti. Una connessione inedita, un'epifania inattesa. Vai a capire la ragione che giravolte può fare. L'intelligenza è un animale morbido. 

Alla crudeltà del sistema capitalistico si volle opporre la crudeltà della vendetta proletaria, benedetta però dal crisma della necessità "scientifica".

"Il proletariato si servirà della sua supremazia politica per strappare gradualmente il capitale alla borghesia, [...] E questo naturalmente non potrà essere effettuato, da principio, che per mezzo di un’azione dispotica verso i diritti di proprietà ed i rapporti di produzione borghese,"

Naturalmente. La rivoluzione non è un pranzo di gala, etc. Un dispotismo locale, che serve il tempo di dare la spintarella, dopodiché, la storia dell'umanità giungerà a compimento, e da quel piccolo ma necessario dispotismo iniziale scaturirà la libertà perpetua degli individui:

"Se il proletariato, nella sua lotta contro la borghesia, si costituisce forzatamente in classe, se egli si erige con una rivoluzione in classe dominante e, come classe dominante distrugge violentemente i vecchi rapporti di produzione, egli distrugge, nello stesso tempo che questi rapporti di produzione, le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, egli distrugge le classi in generale, e quindi la sua stessa dominazione come classe. Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi ed i suoi antagonismi di classe, sorge un’associazione dove il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti."

Il passaggio dall'uomo schiavizzato all'uomo libero non lascia nulla come resto, una conversione completa di sostanza, aut-aut. Bisogna avere proprio una grande sete di speranza per credere all'impossibile.

Una prima critica a Carlo Marx si potrebbe già muovere sul piano del materialismo storico: Marx assume che il significato dell'uomo si esaurisce tutto nelle condizioni materiali, l'uomo è in tutto e per tutto i rapporti di produzione in cui è calato, sicché, con simmetria geometrica, cambiando in toto i rapporti di produzione ne risulterà cambiato in toto anche l'uomo. Nessun tratto personale, nessuna volontà sua propria, nessuna sua personale sensibilità, niente di originario, la volontà stessa gli è data dalla società, in una società che abolisce la volontà semplicemente l'uomo smetterebbe di volere. Il povero Bakunin tentava di obiettare: ma il desiderio di libertà viene prima! Tentò invano. 

lunedì 11 maggio 2026

Carlo Marx

Ho fatto una full immersion in Carlo Marx, un bel ripassone che mi ha riportato ai tempi in cui frequentavo timidamente via Festa del Perdono compulsando anche uno dei pochi testi universitari che ho salvato, sono pieno di materialismo storico e di plusvalori e di cadute tendenziali del tasso di profitto, mi sento un po' alienato.

C'è un passo del Manifesto dove descrive l'ascesa della borghesia, un pezzo veramente scritto bene, si potrebbe dire addirittura immortale data l'attualità: "Spinta dal bisogno d’uno smercio sempre più esteso, la borghesia invade il globo intero. Bisogna che dappertutto s’impianti, che dappertutto stabilisca e crei dei mezzi di comunicazione". Oppure: "Essa costringe tutte le nazioni, sotto pena di morte, ad adottare il sistema di produzione borghese; essa le costringe ad introdurre presso di loro la sedicente civiltà, cioè a divenire borghesi. In una parola, essa modella un mondo a sua immagine." E ancora: "Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese".

A togliere il riferimento alle classi e a trovare un nuovo termine per "borghese" il discorso fila via liscio come l'olio. Marx andrebbe aggiorn... chi era quello che si era inventato il "comunismo ermeneutico"? La buonanima del Vattimo. La borghesia è un veicolo della metafisica del dominio, del pensiero forte. Dobbiamo essere deboli, i deboli sono meno pericolosi (Nietzsche dissentit).

Ecco il provvisorio frutto delle mie fatiche: Carlo Marx.

domenica 10 maggio 2026

Ai giovani hegeliani

È vero che la "forma mercato" ormai occupa ogni spazio disponibile al punto da assomigliare a una fine della storia, così come ci dicono oggi i giovani hegeliani (fusariani in primis etc.), ma poi per rimettere in moto la storia le oppongono una volontà uguale e contraria, così che per rovesciare quella ne occorre una ancor più trascinante, ancora più egemonica (nel senso gramsciano). Il matto di Röcken direbbe: ecco la volontà di potenza. Se togliessimo improvvisamente la volontà a tutti, mostrando a tutti che in realtà prendiamo possesso della volontà solo a posteriori, quando essa ha già deciso di darsi, tutto l'essere sociale, comprensivo di amici e nemici del mercato, cadrebbe in una depressione senza speranza. Per continuare a sperare occorre invece un nemico e il fatto che serva lo rende indispensabile, ancor più indispensabile della soluzione. Ma tutto questo è troppo sottile da intendersi.

(il processo che ha portato alla fine del medioevo è durato mille anni, la "forma mercato", dove tutto dev'essere immediatamente disponibile, ha invaso anche le coscienze dei giovani hegeliani i quali pensano di poter liquidare il capitalismo in tempo per prendere la pensione: ci vuole pazienza, anche la storia deve fare le sue circonvoluzioni).

sabato 9 maggio 2026

Il libero arbitrio in Schopenhauer

L’individuo conosce le libere intenzioni della Volontà solo a posteriori. All’intelletto sembra di poter decidere tra due opzioni possibili, ma in realtà la Volontà ha già deciso. La volontà nella dimensione empirica si esprime in modo consequenziale, e non può essere altrimenti, glielo impone il carattere temporale della realtà: ogni decisione si manifesta singolarmente, la doppia natura della scelta (per esempio di "bere" o "non bere") appare solo in astratto, in concreto appare solo l'atto determinato dalla Volontà.

Si pensa inoltre che l’uomo può decidere autonomamente ciò che vuole essere, e questa sarebbe la libertà del volere, in realtà è il contrario, l’uomo è se stesso prima ancora che giunga la conoscenza di sé: “Ne segue che l’uomo non può decidere di essere fatto in un modo piuttosto che in un altro, e nemmeno può diventare un altro; invece egli è, una volta per tutte, e successivamente conosce che cosa egli sia. Per colori quali seguono il vecchio punto di vista, l’uomo vuole ciò che conosce; per me egli conosce ciò che vuole.”

[in Filosofi & Filosofia]

venerdì 8 maggio 2026

Nietzsche, o la paresi della volontà, più di quello, non si può volere. Una cosa più disperata non si poteva concepire, e infatti piacque assai al novecento, un gregge di nietzschiani da operetta. Non mi si venga a dire della fedeltà alla terra, non c'è niente di mirabile nel superuomo nell'oltreuomo come nel maggioruomo, solo una pietà infinita per 'sti poveri cristi equilibristi sul filo teso tra l'uomo e la bottiglia. E questo è il mio parere su Nietzsche. 

Chi ha paura del Superuomo?

Il Superuomo implica una superiorità, la superiorità stessa è la naturale conseguenza della Volontà di Potenza: tutta la vita aspira intimamente al dominio, alla superiorità sull’altro. Questa implicazione profondamente “antidemocratica”, che va contro l’egualitarismo delle società moderne, sembra rappresentare ancora un problema. Chiamare “Oltreuomo” il “Superuomo” è il modo con il quale certo pensiero postmoderno ha creduto di poter addomesticare il pensiero di Nietzsche per renderlo più idoneo al dibattito democratico. Il "Superuomo", dicono queste interpretazioni, può evocare l'idea di un uomo superiore agli altri, l’”Oltreuomo” pone l’accento sul superamento dei limiti. Ma si fa un torto a Nietzsche tentando di edulcorarne il pensiero: l’Übermensch è proprio quel tipo di uomo che vive la vita senza scendere a compromessi, egli è superiore, per definizione, i limiti che supera sono allo stesso tempo quelli della cultura borghese e democratica. Errore sarebbe tradurlo in un manifesto politico, trascinarlo nel commercio del dibattito accademico con la sua produzione di tesi e di curricula, ricorrere a lui come l’ennesimo rimedio. La superiorità è in Nietzsche esattamente quello che vuole intendere: levatura, salto qualitativo, dominio del più forte, elevazione sulla morale del gregge. La sua volgarizzazione è un rischio che lo stesso Nietzsche aveva messo in conto.

 [in Filosofi & Filosofia]

giovedì 7 maggio 2026

Ops, I did it again, ho rifondato il mio sito di filosofia, quello da cui avevo cominciato, cambia nome e veste grafica ma in buona sostanza è sempre lui. Intanto che studio, mi sono detto, tanto vale metterlo in bella copia. Si riparte da Nietzsche, prossima puntata Schopenhauer. Filosofi & Filosofia, troverete il link nella colonnina a fianco.

Il sole non lo sa, ma qui sulla terra ogni fiore si rivolge a lui. Nemmeno i fiori lo sanno, è un'incosciente storia d'amore, forse la più grande.

martedì 5 maggio 2026

L'AI che insiste a chiamare il Superuomo "Oltreuomo" specificando che non si tratta della volontà di dominare l'altro, ma... e attacca una prudentissima supercazzola sulla forza espansiva auto-affermativa che spinge a superare se stessi e i propri limiti: c'hanno ridotto il Superuomo a miglior impiegato del mese. Alla fin fine hanno ancora paura di Nietzsche, hanno paura che lo prendiamo in parola e rifondiamo il nazismo. Eccoli qui quelli che dovevano vivere senza Dio. Perché l'AI frulla il materiale umano a disposizione e ne fa una spremuta, siamo noi l'AI, la nostra essenza, la nostra idea platonica, un sommario di medioumani.

lunedì 4 maggio 2026

L'eterno ritorno di Nietzsche

Concetto tanto frainteso quanto citato a sproposito, misteriosa epifania dello spirito, è una cosa molto semplice: la volontà di potenza non può soffrire l'immutabilità del passato, impotente contro ciò che fu fatto essa digrigna i denti, e allora come può la volontà di potenza avere potere anche sul passato? Vuole che il passato ritorni, ma il suo volere è sostenuto da un argomento: se il presente è il punto da cui si diparte il tempo infinito, in una direzione come nell'altra, allora per un calcolo combinatorio tutte le cose arriveranno al punto di ripetersi ancora e ancora (dato un numero finito di eventi entro un tempo infinito) per cui anche noi torneremo a vivere e la nostra volontà tornerà a rivolere.

"La misura della forza del cosmo è determinata, non è "infinita": guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza "non misurabile"; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti." (Frammenti Postumi)

Lasciamo da parte la coerenza dell'argomento, concentriamoci sulla logica di Nietzsche: se la volontà di potenza aspira infinitamente alla potenza, essere impotenti nei confronti del passato immutabile, un'immutabilità che aumenta con l'aumentare dei fatti che si accumulano nel passato, sarebbe qualcosa di inammissibile, così è ontologicamente necessario che le configurazioni della realtà debbano ritornare per essere volute e rivolute all'infinito. Questo è quel che accade ad essere fedeli al divenire fino alle sue estreme conseguenze.

"Ecco ciò che fa digrignare i denti alla volontà: l'intima pena di essa. Impotente contro ciò che fu fatto, essa per tutto quello che è trascorso è una spettatrice malevola. La volontà non può trionfare sul passato. Non poter infrangere il tempo e le brame del tempo: ecco ciò che più l'addolora." [...] "Ogni «così fu» è un frammento, un lugubre caso, sino a tanto che la volontà creatrice non abbia detto: «Ma così io volli! Ma così io voglio! E così vorrò!». (Così parlo Zarathustra, Della Redenzione)