venerdì 24 aprile 2026

Tractatus: il disimpegno della metafisica

Di pari passo con la scoperta che l'ingegno umano, opportunamente diretto dalla scienza, può garantire un minimo di salvezza sul piano del qui e ora, si sono fatti avanti i cultori del disimpegno metafisico: concentriamo i nostri sforzi nell'utile di questo mondo, il solo che ci preme, dunque il solo esistente. È tutta una corsa del pensiero moderno e poi di quello contemporaneo ad aprire lo spazio all'azione della scienza, abbattendo tutti gli ostacoli metafisici - Dio, leggi morali, principi immutabili - che si frappongono tra l'uomo e la sua volontà di addomesticare il mondo. Anche il rimedio della scienza ha una base metafisica, ma non se ne avvede: la fede che le cose del mondo siano disponibili all'azione concreta della volontà. Finché la potenza non era nella sua disponibilità effettiva, l'uomo ha proiettato le sue aspirazioni di potenza nel dio metafisico, quando invece ha visto accrescere il suo potere sul piano concreto della realtà ha abbandonato gli dei al loro destino. Dio sopravvive negli spazi lasciati ancora liberi dall'impotenza umana, ma è un'impotenza solo temporanea. Abbiamo tuttavia davanti sempre la morte e nel mondo senza speranza che ci siamo creati ci sentiamo sempre più gettati, provvisori, occasionali, fagocitati dalla noncurante vicenda del mondo. Tentare di comprendere quale sia il vero significato della realtà è diventata un'occupazione da perdigiorno e quel po' di angoscia che ci assale una malattia da confessarsi al presbitero della chiesa psicanalitica o da curarsi con la medicina moderna. Il paradiso della modernità è un gabbia senza via di uscita, in attesa del miracoloso ritrovato della tecnica che ci renda definitivamente immortali su questa terra. Vasto il programma, vana la fatica.

[primo capitoletto del mio piccolo trattato filosofico che troverete via via linkato nella colonnina a destra sopra l'archivio del blog. Grazie per la cortese attenzione]

giovedì 23 aprile 2026

Wittgenstein

Prendiamo Wittgenstein (dopo Heidegger il continentale, Wittgenstein l'analitico), una di quelle menti, oggi diremmo nello spettro autistico, che di tanto in tanto si mettono in testa di ridurre il mondo a un'operazione logico-matematica, una monomania che ha dato il la all'informatica (la tecnica, come l'arte, è una sorta di lavaggio del materiale psichico sporco, prende le monomanie e le traduce in grandi progressi umani). Il Wittgenstein del Tractatus ribalta in un certo senso la famosa frase di Nietzsche: non esistono interpretazioni, solo fatti. Il linguaggio rappresenta il mondo (i fatti) attraverso una struttura logica comune. Le proposizioni sono immagini dei fatti, riproducono la struttura logica della realtà. Wittgenstein mira alla chiarificazione logica del pensiero, mira a liberare la filosofia dai falsi problemi causati dall'uso scorretto del linguaggio. L'unica forma di linguaggio dotata di senso è quella propria delle scienze dure. Esiste dunque un limite del dicibile: di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Ciò che non è un fatto (valori etici, estetici, metafisici, in definitiva l'oggetto delle scienze morbide) non può essere espresso in proposizioni sensate (addio Heidegger!). Heidegger avrebbe detto: la cosa calcolante. Poi anche Wittgenstein diventa meno duro e si fa più morbido, è il Wittgenstein del secondo periodo, quello delle Ricerche Filosofiche, che riconosce l'impossibilità di ridurre la complessità e l'ambiguità del linguaggio in una singola struttura logica ideale. Aveva il problema di definire il rosso usando solo formule e operatori. In questo Wittgenstein il neopositivista è agli antipodi della fenomenologia di Husserl, dove il rosso in quanto Erlebnis, esperienza vivida, è invece l'aspetto originario, più originario delle formule che servono a descriverlo. Eppure quell'idea della "cosa mondo", come dicevamo, è diventata tecnica informatica, dunque alla fine tutto si tiene, i fatti del mondo includono le proposizioni sensate ma anche quelle insensate, ma sarebbe stato veramente troppo per Wittgenstein dire alla Derrida che l'essenziale si trovava invece negli spazi vuoti del testo, a tutto c'è un limite.

Pare che Wittgenstein sul letto di morte abbia detto: "Mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di filosofia fatto solo di scherzi, ma non ho senso dell'umorismo". Io, al contrario, non riesco a scrivere un libro di filosofia fatto solo di cose serie: ognuno ha il genio che si ritrova (qui "genio" nel senso di disposizione, inclinazione, specifico per Ludwig che sul linguaggio era puntiglioso).

mercoledì 22 aprile 2026

Per esempio quando ci guardiamo allo specchio, una forma come un'altra a cui ci dobbiamo abituare. L'animale resta sbigottito di fronte alla sua immagine, crede che sia un altro. Pochi animali superano il test dello specchio, tra questi le "grandi scimmie antropoidi (scimpanzé, bonobo, oranghi, alcuni gorilla), delfini, elefanti asiatici, cavalli e gazze europee" (fonte: Wired). Si sa, i delfini sono animali intelligentissimi, gli avessero dotati di pollici opponibili ora governerebbero il mondo. Poi c'è il mio caso personale, che da ragazzo meditavo lucidamente su quella immagine e la percepivo come estranea, come un sogno a occhi aperti. Il mio mondo interiore si trova altrove, pensavo, non dentro quell'immagine, è solo un'interfaccia. Chissà, magari stavo percependo la cosa in sé. Non è una cosa banale riconoscere la propria immagine, anche il bambino resta per la prima volta sbigottito: possibile, sono io? Chi è costui? Poi, crescendo, se si vuole essere gente di mondo, quell'immagine viene assunta come un brand, come una copula mundi, il luogo d'incontro della res cogitans e la res extensa, ghiandola pineale. Beato chi non si riconosce, sgravato dal peso dell'io, non si vede invecchiare, semplicemente passa.

Che cos'è questo misteriosissimo "Essere"

Senza appellarci alle formule magiche, l'Essere è la proprietà di tutte le cose che esistono, che si manifestano, come materiali e come immateriali, oggetti, sensazioni e pensieri, tutti sono enti, e come tali sono Essere, non c'è bisogno delle differenze ontologiche: l'ente immobile ed eterno posto fuori dal mondo diveniente è un ente anche lui, un essente, un Essere, in primo luogo in quanto concetto, e poi, qualora lo si riesca a fondare, in quanto presenza. Heidegger parte dal presupposto che l'essere eterno della tradizione metafisica va superato, così occorre negargli il suo statuto di ente esistente in presenza, un "si fa" e un "si dice": "si dice" che l'Essere non è più eterno, allora "si fa" che non deve essere più "presenza" ma "assenza", e quindi via con le assurdità e le frasi ad effetto: l'Essere è il nulla (dell'ente). Ma poi questa convinzione che l'Essere non è eterno da dove viene? Dall'assunzione che l'unica realtà valida è quella empirica (il fenomeno, e da qui il fare appello alla fenomenologia e all'esistenzialismo), dando di fatto ragione a quella tecnica che poi si pretende di contrastare. Insomma, Heidegger è una petizione di principio. 

martedì 21 aprile 2026

Heidegger e il nazismo bucolico

Come fu possibile che "il pastore dell'essere" partecipò attivamente alla vita del partito nazista a partire dal 1933 e vi fosse iscritto ancora nel 1945? Nei famosi Quaderni Neri si troverebbe la prova del suo antisemitismo "metafisico": 1) Gli ebrei hanno una predisposizione innata per il pensiero calcolante che favorisce lo sradicamento dell'uomo dal proprio legame con la terra e con l'essere. 2) L'ebreo è la personificazione della modernità tecnologica che ha deturpato lo spirito dell'Occidente portando all'oblio della verità originaria dell'essere. 3) Gli ebrei sono "senza mondo" (Weltlos), sono incapaci di abitare metafisicamente un luogo, agendo invece come una forza nomade e livellatrice che accelera l'omologazione globale verso la tecnica. Ma non è finita qui. La colpa della Shoah è degli ebrei: avendo portato nel mondo la logica della tecnica e della macchinazione, sarebbero finiti stritolati nei loro stessi ingranaggi, cioè uccisi dalla macchina nazista dello sterminio tecnologicamente organizzato (paradosso: il popolo tedesco, che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla tecnica ha finito invece per utilizzare la tecnica - gas, forni e così via - contro chi aveva introdotto nel mondo la logica della tecnica). La colpa insomma sarebbe sempre degli ebrei, anche per i campi di sterminio, il tedesco, senza gli ebrei, si sarebbe dedicato a pascolare l'essere, è colpa degli ebrei se hanno introdotto la logica del progresso, sono loro che hanno introdotto il peccato della tecnica. Cosa aveva visto Heidegger nel nazismo? Viene più volte citata questa spiegazione: Heidegger era convinto che il nazionalsocialismo avrebbe potuto realizzare una rivoluzione dello spirito tedesco che avrebbe fermato la macchinazione (Machenschaft) della tecnica. Hitler un pastore dell'essere, un preraffaelita. Chiuso nella sua baita a meditare sull'essere. La baita che per Heidegger non era una semplice baita, ma una radura (Lichtung) per sfuggire al dominio della tecnica. Und der Wald, er steht so schwarz und leer. Zarathustra, Heidegger, Parsifal, gli Ent e la battaglia di Isengard, contro l'orco della tecnica il nazismo bucolico, avrebbe potuto salvarci, ma ahimè s'è fatto corrompere dagli ebrei. Era entrato in fissa con la tecnica, e per questa fissa ne ha pestata una grande come una baita. A scanso di equivoci: giudico male Heidegger indipendentemente da questa liaison dangereuse con il nazismo, che per me è accessoria. 

Incredibile, faccio più numeri con i post su Heidegger che con le cazzate della politica, c'è voglia di essere.

lunedì 20 aprile 2026

Mi mangio un biscotto fuori dalla porta, c'è il gatto, mi fissa, miagola, mi fa sentire in colpa. "Non è per te", gli dico, "tu non digerisci gli zuccheri processati". Miagola, fa finta di non capire. "Smettila. Ti fanno male. Anzi, guarda, fanno male pure a me, io li mangio lo stesso perché sono dotato di libero arbitrio e ho deciso di scegliere volontariamente il male". Continua a fissarmi, gli devo delle spiegazioni: "Socrate, vedi, diceva che il male è solo frutto di ignoranza, ma io lo so che fanno male e li mangio lo stesso". Miagola, come a dire: "Non raccontarmi fesserie, molla 'sto biscotto". Rassegnato, ma con dignità, si gratta un orecchio con la zampa posteriore, poi si stende in mezzo al piazzale. "È l'intellettualismo etico", gli faccio io per concludere, "cioè il bene è qualcosa che si conosce". Miao, fa lui scocciato, poi si mette a farsi la pedicure, e pensa: "Non è tanto per il biscotto, manco mi piace, è per il principio... aspe'! Cos'è questa? Ah niente, la mia coda. Pensavo 'na cosa da mangiare". 

domenica 19 aprile 2026

Dall'ontologia alla poesia attraverso la svolta

Ero tentato dal dire che Heidegger ha ucciso la filosofia, ma non è esatto, la filosofia era già moribonda, Heidegger ha solo presenziato alle esequie ("essere-per-la-morte"). Per filosofia si intende l'episteme, la conoscenza certa e stabile, ma soprattutto argomentata, gli argomenti di Heidegger hanno invece più il carattere della suggestione, per non dire proprio della poesia. Dopo la Svolta (la Kehre, come dicono gli esperti) decide che non è l'esser-ci la questione fondamentale (Essere e Tempo viene lasciato incompiuto), non esistono le parole per descrivere l'esser-ci, bisogna trovarne di nuove, servono più trattini (i trattini compaiono in verità più nelle traduzioni italiane, dato che per i tedeschi basta incollare assieme le parole). Dopo la Kehre, Heiddeger si concentra su come l'essere si manifesta e si nasconde storicamente ("storia dell'essere"). Non è più l'uomo a comprendere l'essere, ma l'essere che si appropria dell'uomo (evento o Ereignis, "e-venire"). Il linguaggio della metafisica tradizionale è inadeguato a cogliere l'essere, la poesia (Hölderlin) diventa per Heiddeger una via privilegiata per pensare l'essere, un modo per superare la tecnica e ritrovare un contatto più originario con la realtà. Occorre abitare poeticamente il mondo: nell'epoca della "povertà" e dell'assenza di Dio, dove la tecnica ha preso il sopravvento, la poesia diventa l'unico strumento capace di "raccogliere le tracce del sacro" e di riportare gli dei fuggiti (sei tu, Wagner?). La poesia è un modo di abitare il mondo, di porsi di fronte alle cose non con spirito di dominio, ma di ascolto. Heidegger interpreta la poesia come poiesis, cioè come "pro-durre" o "dis-velare" l'essere. La verità (Aletheia) non è una semplice esattezza, ma un aprirsi dell'ente che la poesia porta alla luce. Il Poeta è il custode dell'essere: i poeti, specialmente Hölderlin, sono per Heidegger i custodi dell'essere e i mediatori tra gli uomini e il divino. Alla fin fine solo un dio ci può salvare, per riportare il sacro in un'epoca nichilista. Amen.

sabato 18 aprile 2026

Non si esaurisce la realtà nella natura, la realtà vista da vicino si sgretola sotto gli occhi, a un certo punto abbiamo iniziato a crederci degli oggetti, e continuiamo imperterriti a dirci affini ai vasi o alle piante da giardino, con la sola differenza che siamo stati dotati di coscienza per un caso eccezionale: la materia che pensa. Evidentemente crediamo ancora nei miracoli, ma solo quelli che avvalorano le nostre idee. Per quanto ne sappiamo potrebbero parlare anche le poltrone*, solo che lo fanno sottovoce.

* [Le "poltrone parlanti" di Alberto Savinio in Tutta la vita (1945), dove gli oggetti inanimati – mobili, divani e poltrone – prendono vita, diventano personaggi sensibili, parlanti e operanti, assumendo talvolta un ruolo centrale nella narrazione, nota generata con IA]

L'esistenzialismo

L'esistenzialismo è un male moderno che ha colpito a tratti anche i più moderni fra gli antichi, essendo l'esistenzialismo una caratteristica delle società ben pasciute, infatti il misero per davvero è troppo impegnato nella lotta per la vita per meditare sopra le sue disgrazie con occhio filosofico. L'esistenzialismo moderno prende corpo col venir meno della fede nella possibilità ultraterrena che per molto tempo ha costituito per l'uomo un'adeguata forma di consolazione. Kierkegaard riassume bene questa nuova tensione per cui la fede è vera fede solo se scandalizza la ragione (la ragione che afferma che non c'è nulla dopo la morte, dato per scontato che può stabilirlo); a un certo punto, un punto che va di pari passo con l'ascesa della razionalità scientifica, l'uomo pensa di essere un semplice oggetto naturale, si sente in dovere di smontare, come scrive Leopardi, le "superbe fole" che avevano illuso gli uomini del passato: per che cosa si vive? Sostanzialmente per nulla, siamo diretti verso il nulla. Poi l'esistenzialismo diventa ovviamente anche corrente filosofica e quindi prodotto commerciale, si scrivono libri di successo sull'esistenzialismo, i suoi esponenti più celebri diventano delle popstar, fenomeno di costume. Heidegger appunto prende l'esistenzialismo è lo innesta sulla pianta dell'ontologia per cui diventa subito il referente di ogni filosofare novecentesco, che sempre tiene fermo il principio che tutto è transitorio, non durevole, anche quell'essere che le "superbe fole" del passato ci avevano raccontato come eterno. Heidegger critica la tecnica e l'atteggiamento scientifico condividendo però le sue stesse conclusioni: che siamo fenomeni transitori, che l'essere dura finché dura e poi vola via. L'essere non si sa nemmeno più bene cosa sia, una nostalgia, una poesia di qualcosa che era e ci sarebbe piaciuto che fosse. Ci hanno così martellato con questa ideologia del transitorio, del divenire come evidenza originaria, che uscirne diventa una fatica che richiede impegno e grandi capacità di autonomia critica, merce rarissima, di questi tempi. 

venerdì 17 aprile 2026

Ogni tanto si stupiscono che non ho mai preso un aereo, ancora più stupiti del fatto che non guido: ma come, non hai mai preso un aereo?! Le colleghe esterrefatte. L'aereo mica si prende per necessità, quello viene dopo, l'aereo si deve prendere principalmente per dimostrare di essere integrati nella viabilità planetaria di massa. Vanno alle Maldive facendo scalo a Dubai così possono dire che sono state a Dubai. Allora io posso millantare di essere stato a La Spezia. Ho visto Vernazza dal treno, una mattina presto con il cielo brumoso, un'epifania. Le navi che entravano nel porto di Genova, dal finestrino. Adoro i treni notte. Mi aveva chiamato Hollywood ma ho dovuto rinunciare.

Ho compreso Heidegger

Heidegger come prodotto par excellence del novecento, con la sua fissa per la temporalità dell'essere, l'essere che non doveva essere, che non doveva essere qualcosa, che non doveva essere presenza, ma per l'appunto a-senza, non-cosa, non-presenza, e via di trattini. Ne ha imbambolati tanti l'Heidegger, che ha impestato tutti gli ambienti accademici continentali. Partiva dalla fenomenologia di Husserl, tenendo per buona la regola che l'essere si esaurisce tutto nel fenomeno, cioè in quel che si manifesta per come si manifesta. Per capire la fenomenologia bisogna fare dei passi indietro: passi indietro rispetto alla presunzione di sapere che cosa sono i fenomeni, i fenomeni sono eventi che accadono, non sono atomi, non sono cose, sono solo quello che ci viene incontro per come ci viene incontro: dici mela e pensi a un oggetto, sbagli, la mela è il sapore che senti, il profumo che annusi, il colore che vedi, una sensazione, un evento che accade, come l'essere. Ecco allora, la genialata di Heidegger: l'essere è proprio questi fenomeni, temporali, transitori. La metafisica è tutta da buttare, la metafisica voleva l'essere come presenza, invece Heidegger ci dice che è assenza, anzi differenza rispetto agli enti: voilà la differenza ontologica. Da questa idea di essere non più forte, non più presente, è nato per gemmazione il pensiero debole che tanto lustro ha portato alla buonanima di Vattimo. Heidegger andava un po' alla cieca, una volta deciso che doveva essere così, arrancava di conseguenza, però aveva un grande seguito, così ci prese confidenza. Poi c'è quell'ente particolare che è l'uomo, Dasein, l'esser-ci (non vuole chiamarlo uomo ma Dasein, perché parlare di "uomo" implica porre in partenza una definizione particolare e alla mercé della scienza, sociologica, antropologica, ecc.), e qui apriti cielo: l'esistenza dell'uomo è ex-sistere, cioè portarsi continuamente oltre la pura possibilità (l'uomo dev'essere anche lui un evento effimero, tutto proiettato verso la possibilità, ma anche verso la morte), l’uomo è gettato nel mondo (gettatezza, Geworfenheit, Essere e Tempo), cioè gettato nel mondo in un contesto storico, geografico e sociale che lo precede e lo condiziona e che lo distingue dagli altri oggetti che non si pongono la domanda sull'essere. Essere-gettato: Non siamo noi i padroni delle nostre origini; esistiamo come "fatti" che devono prendersi carico della propria esistenza (esistenza autentica: esistenza che medita con angoscia sulla condizione temporale dell'essere, essere per la morte). L'essere in tutto questo cos'è? Abbiamo detto che non è ente (il perché non si capisce, ma Heidegger la pensa così, è il suo tema centrale e se lo coccola), allora l'essere se non è l'ente è il non-ente, è il nulla che nulleggiando (das Nichts nichtet) lascia che l'ente venga illuminato (prendetela così, non ci sono ulteriori spiegazioni). In tutto questo si innesca la polemica di Heidegger verso la tecnica, che è colpevole, secondo Heidegger, di ridurre tutto, inclusa la natura e l'uomo stesso, a (s-)fondo (Bestand), risorsa disponibile, provocando l'oblio dell'essere. La tecnica impone una visione del mondo come dominio, trasformando il disvelamento del mondo in impianto-imposizione calcolante (Gestell).

Non avete capito? Heidegger non va capito, va preso come un fenomeno, una manifestazione che partendo dal presupposto dell'essere come temporalità dispiega tutte le sue possibilità nel tentativo di venirne a capo. Il neopositivista Carnap considerava le affermazioni di Heidegger come non descriventi tanto un mondo quanto un "sentimento della vita" (Lebensgefühl), simile alla poesia o alla musica, da non confondersi con la conoscenza filosofica o scientifica.

E apri e chiudi 'sto stretto, apri e chiudi, chiudi e apri, non si capisce più niente, come fanno le povere compagnie petrolifere a lavorare? Ne verrà fuori una crisi mondiale. L'Unione Europea, in tutto questo, partorisce i suoi topolini della resilienza energetica: obbligo di telelavoro un giorno alla settimana, limitazione delle caldaie, incentivi a prendere i mezzi pubblici (li hanno così tanto incentivati i mezzi pubblici che a quest'ora in Europa dovrebbero esserci più linee del tram che uomini a piedi). È un sistema che non regge. Non funziona più la civiltà dei consumi, lo vedi dagli spot che girano, non sanno più cosa venderti. Procediamo alla cieca sui binari dell'ordoliberismo, che non a caso è stato inventato in Germania negli anni '30. La signora Ursula con la sua messa in piega. Accelerate EU. Ma che vuoi accelerare? Sto provincialismo esterofilo per cui parliamo tutti inglese, mentre gli inglesi veri sono usciti dall'Europa. L'accento oxfordiano della premier, che sembra Nando Moriconi, ha perso un follower. È dunque questa la modernità? Che robetta misera. 

giovedì 16 aprile 2026

C'è di buono che adesso i trumpiani hanno scoperto il papa, il papa che fino all'altro ieri geopoliticamente contava come il due di denari quando regna bastoni, ora invece elevandolo alla dignità di avversario è un po' come se l'avessero tolto dall'armadio, e ci si incaponiscono, lo ascrivono d'ufficio nel campo largo della sinistra globalista. Ma che dovrebbe dire il papa, "Procedite! Persas necare potes!"? C'è il quinto comandamento: non uccidere. Il papa lancia moniti, non lancia monitor, potrebbe prendere in testa qualcuno. Ah, i bei tempi di Ratisbona! Adesso gladio non laedere debes. Pax vobiscum. Come se dovessero chiedere al papa il salvacondotto, ma quando mai?, manco ai tempi di Innocenzo III chiedevano il permesso per scannarsi. Nel frattempo hanno risvegliato il Leone, mo' s'è messo a lanciare anatemi a grappoli. Amen. 

[avvertenza: i testi in latino sono stati tradotti dall'intelligenza artificiale, prendetevela con lei]

Ai materialisti convinti di afferrare effettivamente delle cose bisognerebbe dire: ma che cos'è oggi la realtà per la fisica? C'erano una volta i cari buoni e vecchi atomi simili a bottoni, piccoli tasselli musivi, cioè di mosaico, che come in un grande lego andavano a comporre tutte le cose del mondo, ah, era un affare semplice, adesso tra paradossi e nuvole di probabilità che ruotano attorno (a cosa?) a nuclei (?), indeterminismi vari, collassi di funzioni d'onda, campi bosonici ecc. ecc., la materia sembra più quella descritta da Berkeley, Kant e Schopenhauer, dove le categorie dello spazio, del tempo e quant'altro sono proprietà originarie del soggetto e non della realtà in sé, ce l'abbiamo noi la materia, nella testa. Sono preso da umano compatimento per i fisici che si sbracciano alle conferenze, tutti eccitati come bambini, perché hanno scoperto che forse è la stessa struttura della coscienza che detta la forma alla realtà, lo sapevamo già! Siamo filosofi, certe cose non ci fanno impressione.

mercoledì 15 aprile 2026

Navi fantasma e identità false: nello stretto di Hormuz spopola lo "spoofing": Transponder spenti e segnali contraffatti complicano i controlli in una delle vie marittime più strategiche al mondo.

Ieri per esempio sono passate tre metaniere che si sono dichiarate caravelle alla ricerca della via delle Indie, più una petroliera che si è finta uno squalo balena, tome tome cacchie cacchie sotto il naso della Gerald Ford, i marconisti di bordo hanno dichiarato: non abbiamo avuto motivo di dubitare, signore, ci hanno passato pure Cristoforo Colombo.

martedì 14 aprile 2026

Un solo dubbio, che Trump non sappia bene dove si trovi Sigonella e quindi dia per sbaglio l'ordine di bombardare la Calabria, per il resto sono abbastanza sicuro della non strategicità di questo cantuccio di mondo, ma a scanso di equivoci, la Sicilia è quella a forma di triangolo (si scherza, non sia mai che mi fanno davvero un buco nella terra di Schillaci e Montalbano).

Il mondo è un meccanismo troppo male avviato per avere la speranza di indirizzarlo verso una qualsiasi forma di redenzione, red-emĕre, cioè riavere, comprare indietro, la condizione di liberto, una volta messa in moto la grande macchina del mondo non c'è più scampo per l'individuo, il quale è costantemente sulla bocca di tutti, tutto si fa per il suo bene, e proprio per questo è infelicemente schiavo della vita che gli è stata apparecchiata. Sottrarsi alla macchina del mondo, un'impresa ormai eroica, praticamente inammissibile.

Crederci dotati di libero arbitrio, di portare a spasso le cose del mondo, è il nostro peccato capitale, ci siamo dentro tutti fino al collo, tutti millantano virtù, i creatori di pace sono gli stessi che fanno le guerre, noi che non le facciamo è solo che non ne abbiamo la forza e allora almeno ci facciamo passare per giusti, per non sentirci proprio degli smidollati. Mi fan paura le guerre, eppure dicono che bisogna superarla, come la paura dell'acqua, che non è con la pace che si risolvono i problemi, restandocene trasognati distesi su un prato a guardare il mondo attraverso le dita dei piedi, bisogna muoversi e agitare i randelli se si vuole essere gente di mondo. Chi è stato a inventare il libero arbitrio? Bisognerebbe denunciarlo. 

lunedì 13 aprile 2026

Faccio fatica a comunicare quello che voglio dire data la complessità del quadro internazionale, ahimè mi mancavano cinque anni a finire scienze politiche altrimenti avrei saputo andare al punto, e invece mi tocca aggirare tutte le questioni buttandola in caciara. Costantinopoli in effetti riuscì per un certo periodo a imporre a Roma i suoi papi bizantini, ma la vedo dura replicare in Vaticano un'operazione Maduro, seppure con Donald non è mai detto. Giustiniano costrinse papa Silverio ad abdicare e insediò al suo posto Vigilio, un ex ambasciatore dell'Impero d'Oriente, questo lo so perché ho fatto le guerre gotiche. Ma adesso chi possiamo mettere al posto di Leone? Abbiamo dei Maga papabili? Che so, un genero, un cugino, un prozio tedesco? O magari lui, lo stesso Trump che prende l'interim, come ha fatto Giorgia con la Daniela? Vedete? Non ce la faccio a fare il serio, e tutto per quei cinque anni che mi mancavano a finire scienze politiche. 

Il papa che si affaccia dalla finestra del palazzo apostolico in Vaticano e in preda a un improvviso moto di follia dichiara urbi et orbi in mondovisione: ma sì, accoppatevi tutti! Sconcerto generale: è stato male interpretato, ha appena avuto l'influenza (da questo papa no, ma forse con Bergoglio...). Dice Fra Donaldo che è stato lui a farlo eleggere, allora si vede proprio che non capisce un tubo, perché se questo doveva essere il papa "maga" chi gliele ha passate le informazioni, Cip e Ciop agenti speciali? Dice che sa quello che fa, in una mezza settimana ha incasinato tutto il commercio mondiale, coi dazi non gli era andata come sperava, bisognava fare un'azione eclatante. Scherza coi carburanti ma lascia stare i santi.

Se Trump vuole farsi papa, si faccia prete, si presenti al conclave e vediamo quanti voti prende.

domenica 12 aprile 2026

"Basta guerre, tacciano le armi"

"Basta guerre, tacciano le armi" non serve che lo dica il papa, tanto meno la teologia, non serve nemmeno che lo dica la filosofia morale, lo può benissimo dire anche il postino, solo che non vedrete mai un articolo dal titolo "Il postino di Capracotta: basta guerre, tacciano le armi", perché il postino di Capracotta non è stato investito dell'autorità, eppure in fatto di autorità il papa e il postino di Capracotta si equivalgono per quel che vale in un ambito così mutabile e così poco vincolante com'è la morale. Del resto anche la religione è diventata argomento da giornale, bisogna pur occuparsene di tanto in tanto, ha la sua nicchia di mercato. Dai papi io mi aspetterei i profondi argomenti teologici, le grandi meditazioni spirituali, e invece per rincorrere il mondo si fanno latori di messaggi semplici semplici e ispirati al buon senso comune: "basta guerre, tacciano le armi, bere molto ed evitare le ore più calde". Che disastro culturale.

Ci pensiamo noi a sminarlo, dice, lo facciamo per i codardi. Oh bella: entrano in casa degli altri, pisciano sul tappeto e poi ti fanno pesare che lo puliscono loro. Mah. Del resto anche quegli altri, i guardiani della rivoluzione, vogliono il pizzo pagato in criptovalute per bypassare il sistema monetario internazionale. Te li immagini te le guide spirituali che vanno a guardare a quanto stanno i dogecoin? Delle due l'una: o è il mondo che è diventato surreale o è la narrazione giornalistica che è in preda a delirio lisergico, è una bella lotta.