Ai materialisti convinti di afferrare effettivamente delle cose bisognerebbe dire: ma che cos'è oggi la realtà per la fisica? C'erano una volta i cari buoni e vecchi atomi simili a bottoni, piccoli tasselli musivi, cioè di mosaico, che come in un grande lego andavano a comporre tutte le cose del mondo, ah, era un affare semplice, adesso tra paradossi e nuvole di probabilità che ruotano attorno (a cosa?) a nuclei (?), indeterminismi vari, collassi di funzioni d'onda, campi bosonici ecc. ecc., la materia sembra più quella descritta da Berkeley, Kant e Schopenhauer, dove le categorie dello spazio, del tempo e quant'altro sono proprietà originarie del soggetto e non della realtà in sé, ce l'abbiamo noi la materia, nella testa. Sono preso da umano compatimento per i fisici che si sbracciano alle conferenze, tutti eccitati come bambini, perché hanno scoperto che forse è la stessa struttura della coscienza che detta la forma alla realtà, lo sapevamo già! Siamo filosofi, certe cose non ci fanno impressione.
formamentis
giovedì 16 aprile 2026
mercoledì 15 aprile 2026
Navi fantasma e identità false: nello stretto di Hormuz spopola lo "spoofing": Transponder spenti e segnali contraffatti complicano i controlli in una delle vie marittime più strategiche al mondo.
Ieri per esempio sono passate tre metaniere che si sono dichiarate caravelle alla ricerca della via delle Indie, più una petroliera che si è finta uno squalo balena, tome tome cacchie cacchie sotto il naso della Gerald Ford, i marconisti di bordo hanno dichiarato: non abbiamo avuto motivo di dubitare, signore, ci hanno passato pure Cristoforo Colombo.
martedì 14 aprile 2026
Un solo dubbio, che Trump non sappia bene dove si trovi Sigonella e quindi dia per sbaglio l'ordine di bombardare la Calabria, per il resto sono abbastanza sicuro della non strategicità di questo cantuccio di mondo, ma a scanso di equivoci, la Sicilia è quella a forma di triangolo (si scherza, non sia mai che mi fanno davvero un buco nella terra di Schillaci e Montalbano).
Il mondo è un meccanismo troppo male avviato per avere la speranza di indirizzarlo verso una qualsiasi forma di redenzione, red-emĕre, cioè riavere, comprare indietro, la condizione di liberto, una volta messa in moto la grande macchina del mondo non c'è più scampo per l'individuo, il quale è costantemente sulla bocca di tutti, tutto si fa per il suo bene, e proprio per questo è infelicemente schiavo della vita che gli è stata apparecchiata. Sottrarsi alla macchina del mondo, un'impresa ormai eroica, praticamente inammissibile.
Crederci dotati di libero arbitrio, di portare a spasso le cose del mondo, è il nostro peccato capitale, ci siamo dentro tutti fino al collo, tutti millantano virtù, i creatori di pace sono gli stessi che fanno le guerre, noi che non le facciamo è solo che non ne abbiamo la forza e allora almeno ci facciamo passare per giusti, per non sentirci proprio degli smidollati. Mi fan paura le guerre, eppure dicono che bisogna superarla, come la paura dell'acqua, che non è con la pace che si risolvono i problemi, restandocene trasognati distesi su un prato a guardare il mondo attraverso le dita dei piedi, bisogna muoversi e agitare i randelli se si vuole essere gente di mondo. Chi è stato a inventare il libero arbitrio? Bisognerebbe denunciarlo.
lunedì 13 aprile 2026
Faccio fatica a comunicare quello che voglio dire data la complessità del quadro internazionale, ahimè mi mancavano cinque anni a finire scienze politiche altrimenti avrei saputo andare al punto, e invece mi tocca aggirare tutte le questioni buttandola in caciara. Costantinopoli in effetti riuscì per un certo periodo a imporre a Roma i suoi papi bizantini, ma la vedo dura replicare in Vaticano un'operazione Maduro, seppure con Donald non è mai detto. Giustiniano costrinse papa Silverio ad abdicare e insediò al suo posto Vigilio, un ex ambasciatore dell'Impero d'Oriente, questo lo so perché ho fatto le guerre gotiche. Ma adesso chi possiamo mettere al posto di Leone? Abbiamo dei Maga papabili? Che so, un genero, un cugino, un prozio tedesco? O magari lui, lo stesso Trump che prende l'interim, come ha fatto Giorgia con la Daniela? Vedete? Non ce la faccio a fare il serio, e tutto per quei cinque anni che mi mancavano a finire scienze politiche.
Il papa che si affaccia dalla finestra del palazzo apostolico in Vaticano e in preda a un improvviso moto di follia dichiara urbi et orbi in mondovisione: ma sì, accoppatevi tutti! Sconcerto generale: è stato male interpretato, ha appena avuto l'influenza (da questo papa no, ma forse con Bergoglio...). Dice Fra Donaldo che è stato lui a farlo eleggere, allora si vede proprio che non capisce un tubo, perché se questo doveva essere il papa "maga" chi gliele ha passate le informazioni, Cip e Ciop agenti speciali? Dice che sa quello che fa, in una mezza settimana ha incasinato tutto il commercio mondiale, coi dazi non gli era andata come sperava, bisognava fare un'azione eclatante. Scherza coi carburanti ma lascia stare i santi.
Se Trump vuole farsi papa, si faccia prete, si presenti al conclave e vediamo quanti voti prende.
domenica 12 aprile 2026
"Basta guerre, tacciano le armi"
"Basta guerre, tacciano le armi" non serve che lo dica il papa, tanto meno la teologia, non serve nemmeno che lo dica la filosofia morale, lo può benissimo dire anche il postino, solo che non vedrete mai un articolo dal titolo "Il postino di Capracotta: basta guerre, tacciano le armi", perché il postino di Capracotta non è stato investito dell'autorità, eppure in fatto di autorità il papa e il postino di Capracotta si equivalgono per quel che vale in un ambito così mutabile e così poco vincolante com'è la morale. Del resto anche la religione è diventata argomento da giornale, bisogna pur occuparsene di tanto in tanto, ha la sua nicchia di mercato. Dai papi io mi aspetterei i profondi argomenti teologici, le grandi meditazioni spirituali, e invece per rincorrere il mondo si fanno latori di messaggi semplici semplici e ispirati al buon senso comune: "basta guerre, tacciano le armi, bere molto ed evitare le ore più calde". Che disastro culturale.
sabato 11 aprile 2026
Dice: perché non compriamo il gaz dai russi che ce lo fanno a buon prezzo. Sì ma prendere il gaz dai russi non è solo una decisione economica, e anche e soprattutto una dichiarazione politica. L'Europa della Merkel non c'è più, era lei che con i suoi tailleur color pastello riusciva a tenere buono il compagno Vladimir, utilizzava la cromoterapia. Ve la ricordate l'età merkeliana? Che pace, noi dovevamo pensare solo a rispettare il patto di stabilità. Il patto di stabilità. Adesso fa ridere: il patto di stabilitahahahah. È saltato tutto, come un tappo. Non possiamo comprare il gaz dai russi, dobbiamo mettere da parte i soldi per il Michelangelo Dome, dobbiamo comprare i droni, i droni diesel ideali per chi fa più di 15.000 km con filtro antiparticolato per volare anche in città. Oggi la posizione più richiesta è il pilota di droni, lo possono fare tutti anche da casa, spesso sono le casalinghe che lo fanno, per togliersi qualche sfizio, o gli studenti fuori sede per guadagnarsi la paghetta. Le opportunità ci sono, basta cercarle, non siamo tutti costretti ad aprire un profilo su OnlyFans, possiamo farcela lo stesso, anche se non c'è più la Merkel.
Non trovano le mine, poverini, hanno minato lo stretto coi piccioni viaggiatori, un paio le hanno messe dentro le bottiglie, vattelapesca dove sono andata a finire, l'unico modo è saltarci sopra. A quanto pare hanno lasciato aperto solo un piccolo passaggio per far pagare il pedaggio (un fiorino!), stretto come la cruna di un ago, ci passa appena un cammello alla volta, e un cammello quanto greggio potrà mai trasportare? Conviene a questo punto lasciar perdere Hormuz e incamminarsi nel deserto insieme a Idefix, che in L'Odissea di Asterix ha dato prova da rinomante fiutando col naso un giacimento di petrolio, non vedo alternative. (finora la grande azione parallela di Trump ha portato solo alla chiusura di uno stretto che prima era aperto, Trump ha rotto lo stretto, gli alleati lo dovrebbero pagare, vedi te che pretese).
Meditazioni metafisiche
Da due soli semini germogliati è spuntato un intrico di nasturzi che si propaga in tutte le direzioni, dalle informazioni contenute in due minuscoli semini per giunta seccati, ma del resto l'informazione non occupa spazio, non viene toccata dallo stato in cui si trova la materia, la precede. Ci dev'essere qualcosa nel seme, una memoria o il principio di una semplice regola che permette alla pianta di svilupparsi poi secondo le regole sue proprie, forma e struttura delle foglie, dei fiori, dei semi a loro volta prodotti dalla pianta. Meditando sui semi si medita sulla metafisica: l'entelechia dei nasturzi (l'entelechia, va spiegata, si riferisce alle qualità che sono potenzialmente contenute nelle cose e che si attualizzano mano a mano che si sviluppano). Cosa si cela dietro al fenomeno rappresentato, qubit, atomi di informazione che dettano alla materia il modo in cui deve manifestarsi. E inoltre: quale prodigio miracoloso trasforma la cosa materiale in sensazioni immateriali? Domande affascinanti a cui i filosofi moderni hanno dedicato volumi di riflessioni.
venerdì 10 aprile 2026
Il punto geopolitico, meglio di Dario Fabbri
Lo stretto di Hormuz è capitato proprio in un posto scomodo, magari si fosse trovato dalle parti di Gibilterra, è noto che intratteniamo ottimi rapporti con la dinastia alawide, invece l'Iran se lo vuole tenere come assicurazione sulla vita, del resto, su che altro dovrebbe fare leva, sul blocco mondiale dello zafferano? Siamo al redde rationem, aperto vaso, malorum agmen, a questo punto ce lo devono mollare, tertium non datur, anche a costo di trasferirlo armi e bagagli in Abruzzo. Ma intanto l'Iran è inattaccabile da terra, si sa, un fottio di catene montuose e deserti e catene montuose e altopiani che non finisce più, chiedere ai babilonesi, posto più in culo al mondo non ce n'è, forse solo il Bhutan. Avevano cominciato con la solita pantomima della rivoluzione arancione a far da preambolo al cambio di regime, ma è un giochetto che non funziona più. Del resto lo aveva detto anche Dario Fabbri: la rivolta in Iran non è quel che sembra, e poi lo cedereste, voi, il canale di Otranto? Il pedaggio ci devono pagare se vogliono portare la spezia alla Serenissima.
Preferisco scrivere per i miei quarantatré lettori sicuri che buttarmi nella bolgia dei mille followers generici senza arte ne parte sulle piattaforme più trendy, almeno questi quarantatré lettori si suppone siano davvero interessati, nell'era dei social non ci si iscrive a questo antiquato mezzo di comunicazione se non si è davvero intenzionati a leggere. (quarantatré lettori inclusi i profili non più attivi, ma ne rimanessero pure venti andrebbero bene lo stesso, un circolo Pickwick).
giovedì 9 aprile 2026
Ho preso un ramo sul naso, non l'ho visto arrivare, come la Schlein, ora ho un bel profilo greco alla Elvis Presley, mi sembra di respirare anche meglio, vuoi vedere che mi ha sistemato anche la deviazione del setto? Bisogna imparare a prendersi i rami sul naso in modo naturale, senza opporsi, anche perché non ti danno il tempo di decidere, colpa degli occhiali progressivi che hanno un angolo cieco di 360°, hanno un punto focale grande come una nocciolina e tutto attorno galleggia l'apeiron, il mondo senza forma. Non posso ridere che mi tira la pelle.
Il problema del male
Il problema del male, dice lo Schopenhauer, viene dal fatto che ciascuno ha questa volontà intera dentro di sé che lo mette in contrasto con le altre volontà, ed è già un bel problema, perché è originario, sempre pronto a balzare fuori, nelle civiltà organizzate questo contrasto sembra meno evidente perché l'organizzazione attenua il bisogno immediato, ma è un impulso irriducibile che prende le forme più disparate (sublima, direbbe la moderna psicologia) e non dilegua mai del tutto. Poi c'è lo scoglio del carattere, quella forma dell'essere che ci è data in modo peculiare quando veniamo al mondo, per cui uno si avvede anche delle volontà altrui e le tiene in considerazione, e un altro invece vede solo la sua o la ritiene prioritaria e la vuole imporre. C'è insomma un dolore metafisico che precede ogni tentativo di riformare la società e con essa riformare anche l'uomo, questo dolore ci precede e nessuna utopia rivoluzionaria potrà mai guarirci interamente dal male.
mercoledì 8 aprile 2026
martedì 7 aprile 2026
Arma letale
Dice: che fa tuo padre di lavoro? Mah, mette dazi, distrugge civiltà, spaca la carta moia cul cul (mantovano: "rompe la carta bagnata col sedere", detto di individuo che millanta grandi imprese). Gli analisti che seguo io ieri sera erano tutti eccitati, si aspettavano Apocalypse Now, oggi decretano la vittoria su tutta la linea di Donald Trump. Chi di voi ha visto Arma Letale? Martin Riggs faceva il matto per spaventare i cattivi: "every single day I wake up and I think of a reason not to do it!". Matto è chi matto fa. Ma Donald Trump non è matto, lui astuto come una volpe. I mercati tirano un sospiro di sollievo, balzo in avanti dei titoli cementieri, scommettono sulla ricostruzione, per ogni palazzo tirato giù c'è un opportunità di guadagno, bisogna saper cogliere i lati positivi della distruzione. L'hanno fatto anche in via Gluck. Agli analisti fotte niente dei palazzi, agli analisti piace l'afflato della storia, l'odore del napalm al mattino. L'importante è non mettere in cattiva luce Donald Trump. Perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può giudicar.
Spiace, ma è probabile
Non di distruggere un paese, che è già un obiettivo ambizioso, ma un'intera civiltà, da Zoroastro al genero del Profeta e i suoi discendenti. Livelli di surrealismo mai raggiunti prima: distrugge civiltà, abbatte muri a scorregge, costruisce aquapark a Gaza City, niente è impossibile, verso l'infinito e oltre! (ah ma è solo una tecnica di comunicazione, ci assicurano gli analisti). In tutto questo astronauti che ritornano dalla Luna mentre gli aeroporti minacciano di chiudere: caccia 'sto propellente, ci serve per mandare la gente alle Andamane (direttori di aeroporti impazziti che assaltano i cancelli di Cape Canaveral con taniche e tubi di gomma: ma è diesel o benzina?). Il governo italiano corre ai ripari: smart working, targhe alterne, limiti ai condizionatori: apposto così. Nulla ci viene detto riguardo all'inverno prossimo, è ancora lontano, poi si vedrà. Magari il prossimo inverno Trump metterà fine anche alla civiltà europea, nel qual caso, tutto di risparmiato. Spiace, ma è probabile.
lunedì 6 aprile 2026
Continuo a studiare filosofia ma riguardo all'etica, pubblica e privata, non vedo come possa guidare l'agire degli uomini, e proprio quando la filosofia, rinunciando all'ontologia e alla metafisica, si è autocondannata al ruolo di commentatrice dell'etica, di sociologia generale. Io non penso che la filosofia non possa più dire niente riguardo alla struttura ontologica della realtà, è che si è fatta risucchiare dai luoghi comuni del modernismo fessacchione: che non ci deve essere più nulla di definitivo, che la scienza dei quanti e dei campi ci descrive com'è veramente la realtà, che la filosofia si occupi di politica, di dire no alle guerre, di creare diritti umani. Non serve la filosofia per questo, basta una banale ordinaria volontà, ci si serve oggigiorno della filosofia come un certificato nobiliare, però vuoto.
domenica 5 aprile 2026
L'etica che vuole prescrivere rimane per l'appunto un volere perché non è necessario obbedire, il si deve una voglia che non è obbligo soddisfare. Concetto profondo: non ci sono colpe, nemmeno le più gravi, dovremmo semplicemente essere assolti per il solo fatto di avere una volontà, e pur volendo giustizia, una volta ottenuta che ce ne facciamo? I danni, piuttosto, quelli rimangono, ineluttabili, danni a cui non è possibile rimediare, nemmeno con tutta la giustizia del mondo. Ma nella vita di tutti i giorni i concetti profondi non fanno legna, quindi: incolpiamoci, a vicenda, un bel happening, facciamoci giustizia.
sabato 4 aprile 2026
In occasione delle festività pasquali: Isaia 45:7
Cercando un luogo nella Bibbia in cui si afferma che Dio ha creato il male mi sono imbattuto in Isaia 45:7:
"Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo".
La parola nel testo originale è l'ebraico רע (ra'), "male", che l'esegesi biblica interpreta nella sua accezione di "sciagura, calamità", perché ovviamente Isaia non può dire che Dio ha creato il male, un'eresia, dice che si serve del bene e delle sciagure per compiere il destino del popolo di Israele, si serve di un grande sovrano straniero, Ciro il Grande, Unto del Signore, per realizzare i sui scopi. Ciro, insomma, da non credente nel Dio di Israele, ne è comunque strumento (Ciro sconfigge i babilonesi in battaglia e libera dalla cattività gli ebrei, permettendogli di ritornare in patria). Esiste infatti un unico Dio, lo stesso anche per Ciro il Grande, che pur ritornava in patria con il titolo di "Re dell'Universo":
Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me.
Il Dio degli ebrei è insomma così potente che anche il "Re dell'Universo" è suo servo. E a chi avesse dubbi sull'opportunità di servirsi di un sovrano di un'altra confessione e di conferirgli il titolo di Unto del Signore, Isaia ammonisce: volete voi fare le pulci all'operato del Signore? Forse la creta dice al vasaio: guarda che non mi hai fatto i manici?
Guai a chi contende con chi lo ha plasmato, un vaso fra altri vasi d'argilla. Dirà forse la creta al vasaio: "Che cosa fai?" oppure: "La tua opera non ha manici"? Guai a chi dice a un padre: "Che cosa generi?" o a una donna: "Che cosa partorisci?". Così dice il Signore, il Santo d'Israele, che lo ha plasmato: "Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?"
Insomma Dio non ha creato il male, se ne serve, da sovrano, perché anche il male è nella sua disponibilità.
venerdì 3 aprile 2026
In quel supermercato, ci ho fatto spesa per vent'anni, i prodotti si ricreavano ex nihilo per intervento notturno di una divinità rigeneratrice, la dea Ipercoopa, che ad ogni canto del gallo riforniva magicamente gli scaffali di crackers e di pangocciole di stelle. I carelli erano a sinistra appena entrati, di fianco al banco della frutta tagliata a dadini: macedonie di lamponi, chicchi di lici, brunoise di avocado vendute un'euro all'oncia, una gioielleria. Per prima si sbrigava la pratica della verdura: tra cassette di legno di plastica e pagliericci di stelle filanti, i carciofi disseccati, i cespi di rape senza cime, le zucchine smorte, ogni tanto un frutto di stagione, inodore, insapore, i kiwi duri come sassi, le mele e le banane, quindi la parete del miglio, dei cereali e delle granaglie. Svoltato l'angolo, gettati i guantini della frutta, il reparto del pane, cassettiere piene di ciabattine e di mafaldine, baguette riscaldate avvolte nella carta, un trapestio di farina per terra, i guantini del pane che rimanevano incollati alle dita per effetto elettrostatico. Quindi il banco dei formaggi, dell'asiago e del latteria, tra gli scaffali degli affettati e il bancone della gastronomia dove ci facevamo affettare sul momento un etto di prosiutto in offerta. Poi il paretino del sale fino e grosso e degli aromi, accanto al banco del pesce, dove un occhialuto inserviente campano in grembiule bianco per novecento euro al mese metteva in fila branzini e canocchie sopra letti di ghiaccio e limone. Di fronte al banco gli espositori refrigerati dei latticini freschi, di fronte ai latticini gli scaffali del tè e delle camomille. Dall'altra parte la pasta e le scatolette, indi i biscotti e le marmellate. Dopo i biscotti, se ricordo bene, il bancone della carne che dava sulla macelleria, ma questo perpendicolare agli scaffali delle marmellate. Poi, finalmente, gli scaffali delle cose che non si mangiavano: shampi, dentifrici, spazzolini, e poi tutta la sequela delle carte igieniche, degli sgrassatori e compagnia bella. Dopo i prodotti per la casa riprendevano le cose da mangiare: il banco dei dolci, delle cioccolate e delle caramelle, di fronte alle caramelle i vini, poi, proseguendo dritti alla fine del giro, per arrivare alle casse, le patatine fritte, i succhi di frutta, i surgelati a muro, i gelati, le bibite. Ed ecco ritornarti alla fine del girone davanti alle casse: qui l'appuntamento imprescindibile con le caramelline alla frutta e al latte, per passarci il tempo mentre lavoravo, senza zucchero. Dietro alle casse, in casseforti chiuse a chiave a guardate a vista, le vetrinette dei liquori costosi e dello zafferano, che era diventato merce pregiata, fatta oggetto di furto come i cavi di rame. Se possibile inforcavo la cassa con le mie cassiere preferite: una signora che mi ricordava mia zia di Scalea, gentile come una mamma, una donna sudamericana molto cortese. Rapinato di una sessantina di euro ritornavo all'aria aperta sistemando le buste della spesa. Manca, anche se era solo un supermercato.
giovedì 2 aprile 2026
Come faremo senza gaz e petrolio ora che le case vanno tutte a gaz e petrolio? Chi ha il caminetto non può più bruciare nemmeno le sedie perché le fanno tutte in plastica e acciaio, brucia la plastica, te, così puoi muori. Tutta la filiera dei supermercati a gambe all'aria, niente carta igienica, niente zucchine fuori stagione, i celiaci che piangono. Almeno noi abbiamo piantato l'aglio e le patate, mangeremo aglio e patate, abbiamo pure salvia e rosmarino, quagliano. Certe scorpacciate. Quella del Tg1 tutta ladylike che ci dà le anticipazioni: annunciata per martedì la fine del mondo, torna il bel tempo per il weekend di Pasqua, a fra poco. Tutte le zabette che non possono andare alle Maldive, poverine, per colpa di Trump. Approfittiamone per riscoprire le bellezze d'Italia: l'eremo di Borgo Passera, la cala di Belsedere, luoghi dimenticati, sì, ma con un po' di battage pubblicitario da qui a martedì è un attimo che ti diventano le nuove Malé, le nuove Seychelles. Beati monoculi in terra caecorum.