domenica 3 maggio 2026

Trump minaccia di ritirare le guarnigioni e frotte di irenici antiamericanisti preparano i festeggiamenti nei villaggi dell'Armorica: ci sono riusciti finalmente, senza far niente, per un caso di psicologia inversa. È così dispettoso che basta chiederli qualcosa e lui fa il contrario. Di solito non funziona con i bambini, funziona con Trump perché lui è un adulto. E se senza gli americani ci invadono i russi? Non ci avete mica pensato voi, a voi basta vedere gli americani che tornano a casa e vi mettete a ballare. Voglio vedervi io quando al posto degli F-35 andremo alla guerra con i Caproni della prima guerra mondiale. Senza le alette canard. Che cosa gli tiriamo, i ceci? Che disastro antropologico, questi sono i guasti dell'istruzione generalista.

NIETZSCHE, spiegato

Da destra a manca tutti hanno banchettato con il pensiero di Nietzsche, nugoli di professori gli sono saltati in groppa per farsi dare un passaggio, a seconda dell'occasione ora lo si è voluto ideologo del nazismo ora leader del '68: è ora di dire basta. 

Il maggior merito di Nietzsche sta nell'aver dissezionato i grandi miti del moralismo occidentale e averne scoperto gli altarini, rivelando i motivi egoistici, “umani, troppo umani”, che vi stavano alle spalle. Da lì in poi, quasi fosse stato punto da una vespa, è stata tutta una corsa verso il precipizio, tra roboanti invii di fulmini e saette e immedesimazioni in deità greche e medio-persiane. 

Decretò profetico la morte di Dio, rovesciò il bene nel male, volle l'eterno ritorno dell’eguale, perché se il tempo si estende in avanti e indietro all’infinito, allora per logica combinatoria tutti gli eventi finiranno prima o poi per ripetersi identici e noi di conseguenza per ritornare in vita, ancora e ancora.

Scoperto lo spirito dionisiaco ne fece un martello pneumatico, prese a martellate tutti gli immutabili, sulla par destruens del nichilismo passivo innestò il maglio del nichilismo attivo: se tutto è stato distrutto ora è il tempo dell’uomo che crea da sé i propri valori, è tempo del superuomo. Profezia: verrà un giorno in cui… (scimmie che cadono in equilibrio precario su un filo teso, sdeng!).

Ma se l'uomo crea da sé i propri valori, ormai aperto lo spazio al suo agire (tutto è caos, il mondo è una pagina da scrivere), allora può volere quel che vuole, che non è lui a volere, s'intende (il libero arbitrio è invenzione da preti per angustiarci col senso di colpa), ma la sua volontà: dobbiamo volere il nostro destino, prendere la via della forza, salire sul treno della volontà di potenza. 

I deboli, detto en passant, complottano contro i forti, li temono, per cui con spirito giudaico (e ti pareva), mossi da ressentiment, se le inventano tutte per farli passare per cattivi, loro, i forti par excellence, che della loro forza sono costretti a vergognarsi, poverini (anche Socrate era ebreo, sicuro, lo si vedeva dal naso).

Così accadde che un bel giorno, scrutando in Piazza Carlo Alberto dentro un abisso (certe buche, signora mia!) ci finì dentro anche lui, ma niente paura: ritorneremo, prima o dopo.

P.S.: dopo la sua morte fu fatto santo, cooptato dai nazisti e poi rivalutato dai post-modernisti, pubblicato da Adelphi, assurto a fenomeno pop, divinizzato dagli psicanalisti, citato come maestro dai pensierodebolisti, lui che i deboli non li poteva soffrire, ma si sa, devi avere un caos dentro di te per far fiorire una stella che balla [rumore di ossa che si rivoltano dentro la tomba]

sabato 2 maggio 2026

Trump è il superuomo, anzi, visto che è tedesco, è l'Übermensch. Lui crea i valori, li rovescia, li trasvaluta, Umwertung der Werte. Lasciamo stare le sottigliezze liriche di Nietzsche, magari lui pensava a chissà quale Vornehmer Geist, a chissà quale "Spirito Nobile", e invece l'Übermensch gli si è incarnato in un ottantenne con il fondotinta. L''Übermensch dice: quello che voglio è giusto. Lo pensano tutti, deboli e forti, solo che l'Übermensch non si nasconde dietro alle formule democratiche: finito con l'Iran prenderemo Cuba, è nella nostra disponibilità, non v'è alcun motivo di impedire ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini (Genealogia della Morale, Prima dissertazione, sezione §13). Intendiamoci, pure l'Iran non aspira ad essere un agnellino. Ma Cuba, suvvia, Cuba è un vincere facile, non dico come il Venezuela, che è stata una compravendita, però... punteranno al controllo di Varadero per tagliargli i rifornimenti di valuta estera: ogni epoca ha l'Übermensch che si ritrova.

venerdì 1 maggio 2026

È da quando c'è la globalizzazione, e la globalizzazione nel frattempo è passata di moda, che i sindacati al primo maggio fanno il comizio contro i guasti della globalizzazione. Sempre tesi. È ora di finirla con il lavoro precario! Buzz Buzz*. Fanno il compitino a favore di telecamera e poi tanti saluti. L'avete mai visto, voi, un governo di sinistra che obbliga al tempo indeterminato? Io temo che oggi manco la Russia di Stalin potrebbe imporlo per editto, semplicemente perché oggi il lavoro non esiste. Quello che chiamiamo lavoro è la vuota routine dell'ultimo giapponese che pensa ancora di essere in guerra, ci fanno lavorare per mandare avanti la commedia, ma potrebbero benissimo farne a meno.

* (Amleto a Polonio, atto II, per intendere "la solita solfa")

Le nostre sono società morte in cui non succede più nulla di storicamente rilevante, e se dovesse mai succedere qualcosa ci prenderebbe una crisi isterica tale che scomoderemmo la fine del mondo, si è visto con l'epidemia. Non lasciatevi traviare dalla narrazione corrente, la Russia è uno spauracchio di second'ordine, le nazioni vere, quelle che contano, sanno che il grande spavento è la Cina. Povera Italia, un uccellino bagnato in mezzo alla tempesta, il nostro massimo sogno possibile è il rilancio dell'economia, una cosa che solo a dirla prende un'angustia, un pietà, che vien voglia di piangere, oppure di ridere: il rilancio dell'economiahahahah. Poi, quando vinceranno le sinistre, ritornerà la democrazia. 

martedì 28 aprile 2026

È vano uccidere, oltre che crudele è un atto anche puerile, ma il mondo ci costringe alla crudeltà dato anche solo lo spazio che occupiamo, per noi inciviliti abitanti del mondo di sopra questa circostanza appare come una spietata barbarie, ma anche ora le industrie di armi più tecnologicamente avanzate sono proprio le nostre, garantiamo le migliori performance da oltre un secolo. L'essere, dice, non si distrugge, ciascuna configurazione della realtà è in realtà atemporale, sarà, ma vuoi mettere lo sfoggio di volontà di potenza? Abbiamo missili che ti vengono a cercare anche sottoterra, manco il tempo di apprezzarne la superiorità tattico-strategica che sei bello che ridotto a julienne (o brunoise se si vuole adattarsi a fondi di cottura o guarnizioni eleganti): il mondo è spaventoso.

Essendo la libertà una pulsione tra le più suggestive se ne fa largo uso tanto ai livelli più bassi del commercio spicciolo quanto ai livelli più alti delle grandi narrazioni ideologiche, ci pensiamo tutti liberi, e a forza di pensarlo, dai e dai, ci crediamo per davvero, è la grande consolazione. Con l'illusione di libertà si tengono a bada i popoli più che con la forza, è il più potente dei soft power. La volontà, la libertà, la felicità, è il materiale base per i copywriter della pubblicità, e siccome anche la politica è pubblicità, partiti e grandi ideologie ce la vendono all'ingrosso, si intende le ideologie occidentali, perché per quelle asiatiche il grande rimedio è l'ordine sociale, che noi interpretiamo appunto come rigidità. Ma tutte le cose hanno una fine e finirà pure l'occidente con tutte le sue bubbole, sostituite dalle bubbole degli altri: ci spacceranno l'ordine sociale come il nuovo elisir, già lo spacciano anche da noi con la scusa della sicurezza.

lunedì 27 aprile 2026

La libertà come contraddizione logica

Se le nostre azioni sono determinate allora non siamo liberi, ma se sono casuali allora sono determinate dal caso, su cui non abbiamo comunque controllo. Alcuni pensatori, consci della contraddizione, assunsero una posizione detta "compatibilista": la libertà risiede nel seguire la propria volontà, non nel poter agire al di fuori delle cause che l'anno determinata. Per David Hume l'uomo è libero quando non è costretto a fare ciò che non desidera, anche se i suoi desideri sono il risultato di una serie di istanze non casuali. Desideriamo, per tutta una serie di motivi, ma quando la realtà contraddice questo desiderio allora ci percepiamo come privati della libertà, diversamente, se la realtà lo asseconda allora diciamo che siamo liberi. Che cos'è dunque questa libertà di cui tutti parlano? Una forma di condizionamento culturale, della nostra cultura in particolare, che si spinge fino a farsi prescrizione morale, confondendo le cose "come sono" con le cose "come dovrebbero essere" (Is–ought problem).

Quando esportiamo libertà esportiamo anche una certa idea di libertà, esportiamo una cultura, la nostra, che poi questa cultura la si voglia far passare come il culmine del progresso umano e quindi la più corretta per tutti, come una conclusione logica, è un modo molto rassicurante di sentirci nel giusto, perché abbiamo questo vezzo, vogliamo essere riconosciuti come giusti. Dal fraintendimento di questa nostra buona fede ne sono scaturiti dei disastri storici ma quando una cosa è giusta bisogna insistere finché non la si ficca bene nelle teste, ci vuole pazienza, ma poi ci ringrazieranno.

L'ammaestramento etico

La filosofia non necessariamente dev'essere ammaestramento etico, anzi è cattiva abitudine pretendere dalla filosofia, come si fa oggi, che dia risposte in senso etico e morale, come se non potesse più dare risposte in altro senso e quindi tanto vale trovarle un'occupazione: che si occupi del buono e del giusto. La filosofia non è un manuale di buona educazione. Per giunta i principi morali, per tanto che li si voglia far valere, si vede bene che non sono vincolanti, nessuno li segue per logica necessità. È quasi gentiliana quest'idea che si possa insegnare la morale. Per l'attualismo gentiliano il pensiero è produzione stessa della realtà, dunque l'uomo non è già fatto dalla nascita, ma si fa attraverso l'educazione, educarsi significa dunque generare il proprio spirito e, di conseguenza, il proprio mondo. Dall'altra parte, la gramsciana egemonia culturale: il dominio borghese si mantiene attraverso il consenso, e quindi è necessario costruire una "contro-egemonia" che crei un nuovo senso comune, un nuovo consenso. Oggi diremmo soft power. La persuasione è un espediente, ma condotto a fin di bene: il principio morale viene creato ad arte, diventa un artificio. Difficile in tutto questo lavorio scorgere il giusto bene se poi ciascuno se lo fabbrica a suo piacere e in vista dei suoi scopi.

domenica 26 aprile 2026

E mentre noi qui si faceva filosofia, altri nel mondo progettavano di cambiare il corso della storia a pistolettate, tutto il sardanapalesco simposio dell'alta società mandato a gambe all'aria dalla teoria della prassi di un ingegnere informatico: la teoria è nulla se non passa alla pratica. Bel modo di pensare, neopositivista, prima ancora che marxista. D'altronde pure Trump dà mandato per sparare ai cattivi, è prassi, solo che non esistendo un'unica nozione di cattivi finisce che si sparano tutti a turno, nessuno è al sicuro. Qui gladio ferit, gladio perit, Matteo (26:52). Ma Trump rilevava per l'appunto che Gesù è troppo debole sulle questioni di criminalità internazionale. 

sabato 25 aprile 2026

Crisi del principio di verificazione di Wittgenstein

In una prima fase (quella del Tractatus) Wittgenstein ritenne che solo le affermazioni che descrivevano stati di cose empiricamente verificabili avessero un senso. Questo non significava che tutte le proposizioni della metafisica fossero insensate (Unsinnig), cioè che violassero la logica, ma che erano prive di senso (Sinnlos), cioè che fossero corrette logicamente ma che non descrivessero fatti. È questo il principio di verificazione: un enunciato è sensato se si possono determinare le circostanze empiriche che lo rendono vero o falso. 

In un secondo momento (Ricerche Filosofiche) Wittgenstein abbandonò l'idea che il significato fosse legato alla sola verificazione empirica riconoscendo che il linguaggio non funzionava come figura speculare della realtà empirica, non esisteva cioè un rigido isomorfismo tra linguaggio e realtà. Smise di considerare la metafisica come semplice non-senso assoluto: la verificabilità è solo uno dei tanti modi di utilizzare il linguaggio, non l'unico criterio di senso. La sua ricerca si spostò dunque sulle regole d'uso del linguaggio nel contesto sociale (teoria dei giochi linguistici).

Altre critiche che si levarono contro il principio di verificazione si mossero sull'auto-contraddizione logica del principio stesso: il principio di verificazione non è verificabile empiricamente, se applicato a se stesso, il principio di verificazione sarebbe considerato come privo di senso (il principio infatti non è in sé un fatto empirico). 

A quanto pare, non si può dire che la metafisica sia completamente priva di senso, se ne può parlare, se non altro per tentare di accantonarla definitivamente (ma la metafisica, come la gramigna, rispunta inesorabile).

I commentatori che seguo io su twitter dicono che Donald Drumpf sa esattamente quello che fa, avrebbe un piano, il fatto che sembri il contrario è tutta una tattica se non addirittura una strategia, l'obiettivo è quello di sconfiggere il regime dei pasdaran per indebolire allo stesso tempo Cina e nemici di Israele e di riportare pace e democrazia in Medioriente, senonché i pasdaran, in un certo senso, non sembrano collaborare alla realizzazione di questo nobile progetto e fanno resistenza tenendo in ostaggio lo stretto di Hormuz. A prima vista potrebbe sembrare che Donald Tromb non avesse previsto le conseguenze del conflitto sullo stretto di Hormuz, ma non è così, egli aveva già come obiettivo quello di controllarlo per tagliare i rifornimenti di petrolio alla Cina nonché di liberarlo e renderlo disponibile al commercio mondiale come gesto carino nei confronti dell'umanità, pur lamentandosi di non aver ricevuto in cambio nemmeno un po' di riconoscenza. Si tenga presente che lo stretto di Hormuz non serve agli Stati Uniti, loro sono autosufficienti, diciamo che è un di più rispetto ai loro obiettivi, ma si sa, gli Stati Uniti sono un padrone magnanimo anche se attualmente un po' brontolone. Io vorrei domandare a questi commentatori se c'è la possibilità che l'America si stia sbagliando, ma non vorrei creagli degli scompensi emotivi.

venerdì 24 aprile 2026

Il disimpegno della metafisica

Di pari passo con la scoperta che l'ingegno umano, opportunamente diretto dalla scienza, può garantire un minimo di salvezza sul piano del qui e ora, si sono fatti avanti i cultori del disimpegno metafisico: concentriamo i nostri sforzi nell'utile di questo mondo, il solo che ci preme, dunque il solo esistente. È tutta una corsa del pensiero moderno e poi di quello contemporaneo ad aprire lo spazio all'azione della scienza, abbattendo tutti gli ostacoli metafisici - Dio, leggi morali, principi immutabili - che si frappongono tra l'uomo e la sua volontà di addomesticare il mondo. Anche il rimedio della scienza ha una base metafisica: la fede che le cose del mondo siano disponibili all'azione concreta della volontà. Finché la potenza non era nella sua disponibilità effettiva, l'uomo ha proiettato le sue aspirazioni nel dio metafisico, quando invece ha visto accrescere il suo potere sul piano concreto della realtà ha abbandonato gli dei al loro destino. Dio sopravvive negli spazi lasciati ancora liberi dall'impotenza umana, ma è un'impotenza solo temporanea. Abbiamo tuttavia davanti sempre la morte e nel mondo senza speranza che ci siamo creati ci sentiamo sempre più gettati, provvisori, occasionali, insignificanti. Tentare di comprendere quale sia il vero significato della realtà è diventata un'occupazione da perdigiorno e quel po' di angoscia che ci assale una malattia da confessarsi al presbitero della chiesa psicanalitica o da curarsi con la medicina moderna. Il paradiso della modernità è un gabbia senza via di uscita, in attesa del miracoloso ritrovato della tecnica che ci renda definitivamente immortali su questa terra. Vasto il programma, vana la fatica.

[primo capitoletto del mio piccolo zibaldone filosofico che troverete via via linkato nella colonnina a destra sopra l'archivio del blog. Grazie per la cortese attenzione]

giovedì 23 aprile 2026

Wittgenstein

Prendiamo Wittgenstein (dopo Heidegger il continentale, Wittgenstein l'analitico), una di quelle menti, oggi diremmo nello spettro autistico, che di tanto in tanto si mettono in testa di ridurre il mondo a un'operazione logico-matematica, una monomania che ha dato il la all'informatica (la tecnica, come l'arte, è una sorta di lavaggio del materiale psichico sporco, prende le monomanie e le traduce in grandi progressi umani). Il Wittgenstein del Tractatus ribalta in un certo senso la famosa frase di Nietzsche: non esistono interpretazioni, solo fatti. Il linguaggio rappresenta il mondo (i fatti) attraverso una struttura logica comune. Le proposizioni sono immagini dei fatti, riproducono la struttura logica della realtà. Wittgenstein mira alla chiarificazione logica del pensiero, mira a liberare la filosofia dai falsi problemi causati dall'uso scorretto del linguaggio. L'unica forma di linguaggio dotata di senso è quella propria delle scienze dure. Esiste dunque un limite del dicibile: di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Ciò che non è un fatto (valori etici, estetici, metafisici, in definitiva l'oggetto delle scienze morbide) non può essere espresso in proposizioni sensate (addio Heidegger!). Heidegger avrebbe detto: la cosa calcolante. Poi anche Wittgenstein diventa meno duro e si fa più morbido, è il Wittgenstein del secondo periodo, quello delle Ricerche Filosofiche, che riconosce l'impossibilità di ridurre la complessità e l'ambiguità del linguaggio in una singola struttura logica ideale. Aveva il problema di definire il rosso usando solo formule e operatori. In questo Wittgenstein il neopositivista è agli antipodi della fenomenologia di Husserl, dove il rosso in quanto Erlebnis, esperienza vivida, è invece l'aspetto originario, più originario delle formule che servono a descriverlo. Eppure quell'idea della "cosa mondo", come dicevamo, è diventata tecnica informatica, dunque alla fine tutto si tiene, i fatti del mondo includono le proposizioni sensate ma anche quelle insensate, ma sarebbe stato veramente troppo per Wittgenstein dire alla Derrida che l'essenziale si trovava invece negli spazi vuoti del testo, a tutto c'è un limite.

Pare che Wittgenstein sul letto di morte abbia detto: "Mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di filosofia fatto solo di scherzi, ma non ho senso dell'umorismo". Io, al contrario, non riesco a scrivere un libro di filosofia fatto solo di cose serie: ognuno ha il genio che si ritrova (qui "genio" nel senso di disposizione, inclinazione, specifico per Ludwig che sul linguaggio era puntiglioso).

mercoledì 22 aprile 2026

Per esempio quando ci guardiamo allo specchio, una forma come un'altra a cui ci dobbiamo abituare. L'animale resta sbigottito di fronte alla sua immagine, crede che sia un altro. Pochi animali superano il test dello specchio, tra questi le "grandi scimmie antropoidi (scimpanzé, bonobo, oranghi, alcuni gorilla), delfini, elefanti asiatici, cavalli e gazze europee" (fonte: Wired). Si sa, i delfini sono animali intelligentissimi, gli avessero dotati di pollici opponibili ora governerebbero il mondo. Poi c'è il mio caso personale, che da ragazzo meditavo lucidamente su quella immagine e la percepivo come estranea, come un sogno a occhi aperti. Il mio mondo interiore si trova altrove, pensavo, non dentro quell'immagine, è solo un'interfaccia. Chissà, magari stavo percependo la cosa in sé. Non è una cosa banale riconoscere la propria immagine, anche il bambino resta per la prima volta sbigottito: possibile, sono io? Chi è costui? Poi, crescendo, se si vuole essere gente di mondo, quell'immagine viene assunta come un brand, come una copula mundi, il luogo d'incontro della res cogitans e la res extensa, ghiandola pineale. Beato chi non si riconosce, sgravato dal peso dell'io, non si vede invecchiare, semplicemente passa.

Che cos'è questo misteriosissimo "Essere"

Senza appellarci alle formule magiche, l'Essere è la proprietà di tutte le cose che esistono, che si manifestano, come materiali e come immateriali, oggetti, sensazioni e pensieri, tutti sono enti, e come tali sono Essere, non c'è bisogno delle differenze ontologiche: l'ente immobile ed eterno posto fuori dal mondo diveniente è un ente anche lui, un essente, un Essere, in primo luogo in quanto concetto, e poi, qualora lo si riesca a fondare, in quanto presenza. Heidegger parte dal presupposto che l'essere eterno della tradizione metafisica va superato, così occorre negargli il suo statuto di ente esistente in presenza, un "si fa" e un "si dice": "si dice" che l'Essere non è più eterno, allora "si fa" che non deve essere più "presenza" ma "assenza", e quindi via con le assurdità e le frasi ad effetto: l'Essere è il nulla (dell'ente). Ma poi questa convinzione che l'Essere non è eterno da dove viene? Dall'assunzione che l'unica realtà valida è quella empirica (il fenomeno, e da qui il fare appello alla fenomenologia e all'esistenzialismo), dando di fatto ragione a quella tecnica che poi si pretende di contrastare. Insomma, Heidegger è una petizione di principio. 

martedì 21 aprile 2026

Heidegger e il nazismo bucolico

Come fu possibile che "il pastore dell'essere" partecipò attivamente alla vita del partito nazista a partire dal 1933 e vi fosse iscritto ancora nel 1945? Nei famosi Quaderni Neri si troverebbe la prova del suo antisemitismo "metafisico": 1) Gli ebrei hanno una predisposizione innata per il pensiero calcolante che favorisce lo sradicamento dell'uomo dal proprio legame con la terra e con l'essere. 2) L'ebreo è la personificazione della modernità tecnologica che ha deturpato lo spirito dell'Occidente portando all'oblio della verità originaria dell'essere. 3) Gli ebrei sono "senza mondo" (Weltlos), sono incapaci di abitare metafisicamente un luogo, agendo invece come una forza nomade e livellatrice che accelera l'omologazione globale verso la tecnica. Ma non è finita qui. La colpa della Shoah è degli ebrei: avendo portato nel mondo la logica della tecnica e della macchinazione, sarebbero finiti stritolati nei loro stessi ingranaggi, cioè uccisi dalla macchina nazista dello sterminio tecnologicamente organizzato (paradosso: il popolo tedesco, che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla tecnica ha finito invece per utilizzare la tecnica - gas, forni e così via - contro chi aveva introdotto nel mondo la logica della tecnica). La colpa insomma sarebbe sempre degli ebrei, anche per i campi di sterminio, il tedesco, senza gli ebrei, si sarebbe dedicato a pascolare l'essere, è colpa degli ebrei se hanno introdotto la logica del progresso, sono loro che hanno introdotto il peccato della tecnica. Cosa aveva visto Heidegger nel nazismo? Viene più volte citata questa spiegazione: Heidegger era convinto che il nazionalsocialismo avrebbe potuto realizzare una rivoluzione dello spirito tedesco che avrebbe fermato la macchinazione (Machenschaft) della tecnica. Hitler un pastore dell'essere, un preraffaelita. Chiuso nella sua baita a meditare sull'essere. La baita che per Heidegger non era una semplice baita, ma una radura (Lichtung) per sfuggire al dominio della tecnica. Und der Wald, er steht so schwarz und leer. Zarathustra, Heidegger, Parsifal, gli Ent e la battaglia di Isengard, contro l'orco della tecnica il nazismo bucolico, avrebbe potuto salvarci, ma ahimè s'è fatto corrompere dagli ebrei. Era entrato in fissa con la tecnica, e per questa fissa ne ha pestata una grande come una baita. A scanso di equivoci: giudico male Heidegger indipendentemente da questa liaison dangereuse con il nazismo, che per me è accessoria. 

Incredibile, faccio più numeri con i post su Heidegger che con le cazzate della politica, c'è voglia di essere.

lunedì 20 aprile 2026

Mi mangio un biscotto fuori dalla porta, c'è il gatto, mi fissa, miagola, mi fa sentire in colpa. "Non è per te", gli dico, "tu non digerisci gli zuccheri processati". Miagola, fa finta di non capire. "Smettila. Ti fanno male. Anzi, guarda, fanno male pure a me, io li mangio lo stesso perché sono dotato di libero arbitrio e ho deciso di scegliere volontariamente il male". Continua a fissarmi, gli devo delle spiegazioni: "Socrate, vedi, diceva che il male è solo frutto di ignoranza, ma io lo so che fanno male e li mangio lo stesso". Miagola, come a dire: "Non raccontarmi fesserie, molla 'sto biscotto". Rassegnato, ma con dignità, si gratta un orecchio con la zampa posteriore, poi si stende in mezzo al piazzale. "È l'intellettualismo etico", gli faccio io per concludere, "cioè il bene è qualcosa che si conosce". Miao, fa lui scocciato, poi si mette a farsi la pedicure, e pensa: "Non è tanto per il biscotto, manco mi piace, è per il principio... aspe'! Cos'è questa? Ah niente, la mia coda. Pensavo 'na cosa da mangiare". 

domenica 19 aprile 2026

Dall'ontologia alla poesia attraverso la svolta

Ero tentato dal dire che Heidegger ha ucciso la filosofia, ma non è esatto, la filosofia era già moribonda, Heidegger ha solo presenziato alle esequie ("essere-per-la-morte"). Per filosofia si intende l'episteme, la conoscenza certa e stabile, ma soprattutto argomentata, gli argomenti di Heidegger hanno invece più il carattere della suggestione, per non dire proprio della poesia. Dopo la Svolta (la Kehre, come dicono gli esperti) decide che non è l'esser-ci la questione fondamentale (Essere e Tempo viene lasciato incompiuto), non esistono le parole per descrivere l'esser-ci, bisogna trovarne di nuove, servono più trattini (i trattini compaiono in verità più nelle traduzioni italiane, dato che per i tedeschi basta incollare assieme le parole). Dopo la Kehre, Heiddeger si concentra su come l'essere si manifesta e si nasconde storicamente ("storia dell'essere"). Non è più l'uomo a comprendere l'essere, ma l'essere che si appropria dell'uomo (evento o Ereignis, "e-venire"). Il linguaggio della metafisica tradizionale è inadeguato a cogliere l'essere, la poesia (Hölderlin) diventa per Heiddeger una via privilegiata per pensare l'essere, un modo per superare la tecnica e ritrovare un contatto più originario con la realtà. Occorre abitare poeticamente il mondo: nell'epoca della "povertà" e dell'assenza di Dio, dove la tecnica ha preso il sopravvento, la poesia diventa l'unico strumento capace di "raccogliere le tracce del sacro" e di riportare gli dei fuggiti (sei tu, Wagner?). La poesia è un modo di abitare il mondo, di porsi di fronte alle cose non con spirito di dominio, ma di ascolto. Heidegger interpreta la poesia come poiesis, cioè come "pro-durre" o "dis-velare" l'essere. La verità (Aletheia) non è una semplice esattezza, ma un aprirsi dell'ente che la poesia porta alla luce. Il Poeta è il custode dell'essere: i poeti, specialmente Hölderlin, sono per Heidegger i custodi dell'essere e i mediatori tra gli uomini e il divino. Alla fin fine solo un dio ci può salvare, per riportare il sacro in un'epoca nichilista. Amen.

sabato 18 aprile 2026

Non si esaurisce la realtà nella natura, la realtà vista da vicino si sgretola sotto gli occhi, a un certo punto abbiamo iniziato a crederci degli oggetti, e continuiamo imperterriti a dirci affini ai vasi o alle piante da giardino, con la sola differenza che siamo stati dotati di coscienza per un caso eccezionale: la materia che pensa. Evidentemente crediamo ancora nei miracoli, ma solo quelli che avvalorano le nostre idee. Per quanto ne sappiamo potrebbero parlare anche le poltrone*, solo che lo fanno sottovoce.

* [Le "poltrone parlanti" di Alberto Savinio in Tutta la vita (1945), dove gli oggetti inanimati – mobili, divani e poltrone – prendono vita, diventano personaggi sensibili, parlanti e operanti, assumendo talvolta un ruolo centrale nella narrazione, nota generata con IA]

L'esistenzialismo

L'esistenzialismo è un male moderno che ha colpito a tratti anche i più moderni fra gli antichi, essendo l'esistenzialismo una caratteristica delle società ben pasciute, infatti il misero per davvero è troppo impegnato nella lotta per la vita per meditare sopra le sue disgrazie con occhio filosofico. L'esistenzialismo moderno prende corpo col venir meno della fede nella possibilità ultraterrena che per molto tempo ha costituito per l'uomo un'adeguata forma di consolazione. Kierkegaard riassume bene questa nuova tensione per cui la fede è vera fede solo se scandalizza la ragione (la ragione che afferma che non c'è nulla dopo la morte, dato per scontato che può stabilirlo); a un certo punto, un punto che va di pari passo con l'ascesa della razionalità scientifica, l'uomo pensa di essere un semplice oggetto naturale, si sente in dovere di smontare, come scrive Leopardi, le "superbe fole" che avevano illuso gli uomini del passato: per che cosa si vive? Sostanzialmente per nulla, siamo diretti verso il nulla. Poi l'esistenzialismo diventa ovviamente anche corrente filosofica e quindi prodotto commerciale, si scrivono libri di successo sull'esistenzialismo, i suoi esponenti più celebri diventano delle popstar, fenomeno di costume. Heidegger appunto prende l'esistenzialismo è lo innesta sulla pianta dell'ontologia per cui diventa subito il referente di ogni filosofare novecentesco, che sempre tiene fermo il principio che tutto è transitorio, non durevole, anche quell'essere che le "superbe fole" del passato ci avevano raccontato come eterno. Heidegger critica la tecnica e l'atteggiamento scientifico condividendo però le sue stesse conclusioni: che siamo fenomeni transitori, che l'essere dura finché dura e poi vola via. L'essere non si sa nemmeno più bene cosa sia, una nostalgia, una poesia di qualcosa che era e ci sarebbe piaciuto che fosse. Ci hanno così martellato con questa ideologia del transitorio, del divenire come evidenza originaria, che uscirne diventa una fatica che richiede impegno e grandi capacità di autonomia critica, merce rarissima, di questi tempi. 

venerdì 17 aprile 2026

Ogni tanto si stupiscono che non ho mai preso un aereo, ancora più stupiti del fatto che non guido: ma come, non hai mai preso un aereo?! Le colleghe esterrefatte. L'aereo mica si prende per necessità, quello viene dopo, l'aereo si deve prendere principalmente per dimostrare di essere integrati nella viabilità planetaria di massa. Vanno alle Maldive facendo scalo a Dubai così possono dire che sono state a Dubai. Allora io posso millantare di essere stato a La Spezia. Ho visto Vernazza dal treno, una mattina presto con il cielo brumoso, un'epifania. Le navi che entravano nel porto di Genova, dal finestrino. Adoro i treni notte. Mi aveva chiamato Hollywood ma ho dovuto rinunciare.