domenica 19 aprile 2026

Dall'ontologia alla poesia attraverso la svolta

Ero tentato dal dire che Heidegger ha ucciso la filosofia, ma non è esatto, la filosofia era già moribonda, Heidegger le ha fatto il funerale ("essere-per-la-morte"). Per filosofia si intende l'episteme, la conoscenza certa e stabile, ma soprattutto argomentata, gli argomenti di Heidegger hanno invece più il carattere della suggestione, per non dire proprio della poesia. Dopo la Svolta (la Kehre, come dicono gli esperti) decide che non è l'esser-ci la questione fondamentale (Essere e Tempo viene lasciato incompiuto), non esistono le parole per descrivere l'esser-ci, bisogna trovarne di nuove, servono più trattini. Dopo la Kehre, Heiddeger si concentra su come l'essere si manifesta e si nasconde storicamente ("storia dell'essere"). Non è più l'uomo a comprendere l'essere, ma l'essere che si appropria dell'uomo (evento o Ereignis). Il linguaggio della metafisica tradizionale è inadeguato a cogliere l'essere, la poesia (Hölderlin) diventa per Heiddeger una via privilegiata per pensare l'essere, un modo per superare la tecnica e ritrovare un contatto più originario con la realtà. Occorre abitare poeticamente il mondo: nell'epoca della "povertà" e dell'assenza di Dio, dove la tecnica ha preso il sopravvento, la poesia diventa l'unico strumento capace di "raccogliere le tracce del sacro" e di riportare gli dei fuggiti (sei tu Wagner?). La poesia è un modo di abitare il mondo, di porsi di fronte alle cose non con spirito di dominio, ma di ascolto. Heidegger interpreta la poesia come poiesis, cioè come "pro-durre" o "dis-velare" l'essere. La verità (Aletheia) non è una semplice esattezza, ma un aprirsi dell'ente che la poesia porta alla luce. Il Poeta è il custode dell'essere: i poeti, specialmente Hölderlin, sono per Heidegger i custodi dell'essere e i mediatori tra gli uomini e il divino. Alla fin fine solo un dio ci può salvare, il ritorno del sacro in un'epoca nichilista. Amen.

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