venerdì 10 aprile 2026

Il punto geopolitico, meglio di Dario Fabbri

Lo stretto di Hormuz è capitato proprio in un posto scomodo, magari si fosse trovato dalle parti di Gibilterra, è noto che intratteniamo ottimi rapporti con la dinastia alawide, invece l'Iran se lo vuole tenere come assicurazione sulla vita, del resto, su che altro dovrebbe fare leva, sul blocco mondiale dello zafferano? Siamo al redde rationem, aperto vaso, malorum agmen, a questo punto ce lo devono mollare, tertium non datur, anche a costo di trasferirlo armi e bagagli in Abruzzo. Ma intanto l'Iran è inattaccabile da terra, si sa, un fottio di catene montuose e deserti e catene montuose e altopiani che non finisce più, chiedere ai babilonesi, posto più in culo al mondo non ce n'è, forse solo il Bhutan. Avevano cominciato con la solita pantomima della rivoluzione arancione a far da preambolo al cambio di regime, ma è un giochetto che non funziona più. Del resto lo aveva detto anche Dario Fabbri: la rivolta in Iran non è quel che sembra, e poi lo cedereste, voi, il canale di Otranto? Il pedaggio ci devono pagare se vogliono portare la spezia alla Serenissima.

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