Mi mangio un biscotto fuori dalla porta, c'è il gatto, mi fissa, miagola, mi fa sentire in colpa. "Non è per te", gli dico, "tu non digerisci gli zuccheri processati". Miagola, fa finta di non capire. "Smettila. Ti fanno male. Anzi, guarda, fanno male pure a me, io li mangio lo stesso perché sono dotato di libero arbitrio e ho deciso di scegliere volontariamente il male". Continua a fissarmi, gli devo delle spiegazioni: "Socrate, vedi, diceva che il male è solo frutto di ignoranza, ma io lo so che fanno male e li mangio lo stesso". Miagola, come a dire: "Non raccontarmi fesserie, molla 'sto biscotto". Rassegnato, ma con dignità, si gratta un orecchio con la zampa posteriore, poi si stende in mezzo al piazzale. "È l'intellettualismo etico", gli faccio io per concludere, "cioè il bene è qualcosa che si conosce". Miao, fa lui scocciato, poi si mette a farsi la pedicure, e pensa: "Non è tanto per il biscotto, manco mi piace, è per il principio... aspe'! Cos'è questa? Ah niente, la mia coda. Pensavo 'na cosa da mangiare".
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