Studiando Hegel sono venuto a contatto con uno dei massimi esperti del settore:
Sulla scia di Kant e Hegel evidenzia che la storia non è uno spettacolo immobile, ma il teatro dello sviluppo della coscienza, della libertà e dei diritti umani. Il passaggio dalle società schiaviste alla democrazia e al riconoscimento dei diritti universali non è un'illusione ottica, ma un progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative.
Un hegeliano non potrebbe pensarla diversamente, c'è molto ottimismo: c'è un fine nella storia, una forza operante nella realtà che conduce a un costante miglioramento, occasionalmente appaiono degli individui irrazionali che scombinano i piani della "forza operante", ma tutto sta ad essere fiduciosi: l'astuzia della ragione saprà servirsi dell'irrazionale come momento negativo per attuare il positivo.
L'esperto hegeliano è anche un sostenitore del riarmo dell'Europa contro il pericolo russo: l'aggressione russa all'Ucraina dimostra che il commercio non basta più a garantire la pace, dobbiamo renderci militarmente autonomi. Perché d'accordo l'astuzia della ragione, ma non si sa mai.
Un'intima diffidenza mi porta a diffidare non solo dei cattivi, ma anche dei "buoni". Questo spiritello che mi porto dentro, daimon socratico, mi dice che dietro alla fede nella "forza operante nella realtà" si potrebbero nascondere intenzioni meno carine. Il mio istinto rabbrividisce alla lettura di "progresso oggettivo e irreversibile delle strutture normative." Qui si usano i "diritti universali" come alibi per qualcosa di losco.
Vedere un progresso nella storia è una forma di fede, la storia semplicemente si evolve, il termine "progresso" implica già una forma di giudizio morale, che è sempre soggettivo, il "morale oggettivo" è una contraddizione in termini che non si riesce mai a fondare, per quanto tentano di persuaderci.
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