Stabilità o democrazia? Questo è il dilemma. Se sia più nobile soffrire i colpi di fionda e i dardi oltraggiosi dei franchi tiratori, o prender armi contro un mare di campi larghi e, opponendosi, por loro fine? Votare, governare, riformare di nuovo la legge elettorale... che fare?
La filosofia dice: la democrazia è alternanza, provvisorietà dei programmi di governo, ma se l'alternanza è troppo ravvicinata la provvisorietà rischia di impedire l'attuazione dei programmi, ammesso che i governi abbiano davvero un'idea di quello che stanno facendo. Sembrerebbe di no, quindi il dibattito è in sé sterile e vuoto. La democrazia sembra davvero coltivare in sé i germi della sua stessa rovina: posta la palese irrisolvibilità dei problemi che si prefiggono di risolvere, le alternative democratiche sono destinate a un lungo logoramento che porterà via via all'emersione delle istanze meno democratiche, va da sé ugualmente incapaci di risolvere alcunché. Solo una miracolosa risoluzione dei problemi al di fuori delle possibilità stesse della democrazia potrà salvare la democrazia, sicché la democrazia è ormai in balia di processi che non può governare. Una soluzione tecnica, di progresso economico o tecnologico, qualcosa di nuovo che con il voto democratico non ha nulla a che spartire. Buona fortuna.
Ogni legislatura ha la sua pessima riforma elettorale, che finisce per allontanare sempre di più la democrazia, rendere impossibile governare il paese, rendendolo "ostaggio" dei governi tecnici antidemocratici
RispondiEliminaPer vent'anni abbiamo avuto il fascismo. Per cinquant'anni la Democrazia Cristiana ha fatto parte di tutti i governi. Se la democrazia è alternanza da settant'anni non siamo un paese democratico.
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