Marco Aurelio scriveva nei Ricordi "l'agire gli uni contro gli altri è dunque contro natura, ed è agire siffatto lo scontrarsi e il detestarsi" mentre si trovava in Pannonia per sedare l'ennesima rivolta, e non si serviva certo della penna e della persuasione filosofica, si serviva della XIII Gemina e della XXI Rapax, che non erano esattamente dei club della lettura. Del resto convertire i barbari allo stoicismo in tempo per la caduta dell'impero romano sarebbe stato impossibile, così si decise di tagliarla corta e accopparli seduta stante, quindi sed lex, dura lex: "solo il presente ci è tolto, dato che solo questo abbiamo."
sabato 7 gennaio 2023
Chiarimenti
venerdì 6 gennaio 2023
Yet here's a spot
Puoi pensarla come vuoi, ma il virus SARS-CoV-2 continuerà a girare, mutare e a moltiplicarsi come fanno tutti i virus della sua specie nonostante i desiderata dell'amministrazione pubblica e i suoi risibili certificati verdi. La cosa più fastidiosa di tutto questo circo, che ci ha ammorbato per due anni e tenta ancora di ammorbarci nell'imminenza del festival di Sanremo, è che ha dato la stura alla vis giudicante di un sacco di persone, giudizi che toccano il privato, con la scusa che anche il privato, per via della pandemia, è diventato pubblico. Il pudore di non giudicare si è perso completamente e anzi si fa a gara a mettere alla gogna, come per togliersi di dosso la rogna gettandola sopra agli altri. Yet here's a spot, c'è ancora una macchia.
La Befana vien di notte
giovedì 5 gennaio 2023
La società ben regolata
L'occidente, con tutte le sue raffinatissime tecniche economiche, sta diventando sempre più un marchingegno che permette al massimo di vivacchiare, a sempre meno outsider verrà data la possibilità di emergere e rompere questo schema perché niente dovrà disturbare la governance delle élite, ovviamente ispirata al bene comune. Una qualsiasi futura invenzione comporterà un tale dispiego di mezzi e di conoscenze che una sua emersione spontanea dal basso sarà pressoché impossibile, e la vita organizzata soffocherà a poco a poco il talento individuale, mentre gli slanci di creatività saranno visti con sospetto e inquadrati in una legislazione regolatrice allo scopo di impedire l'eventualità di ogni concreto cambiamento. È un processo in atto, non c'è una volontà precisa, è un percorso automatico conseguente allo sviluppo delle società. Prendetela come una distopia, nel caso mi sbagliassi, tanto meglio.
Anice
martedì 3 gennaio 2023
Quando eravamo nietzschiani
Passionaccia di (quasi) tutti gli aspiranti filosofi: Friedrich Nietzsche. A vent'anni Nietzsche era la rivolta, il maglio che sbriciolava tutte le convenzioni. Si capiva e non si capiva, l'importante era il senso che gli si voleva dare. Nietzschiani dionisiaci scorrazzavano per i forum di filosofia come satiri alla caccia di giovani prede, scambiando Nietzsche per un pornomane, uno che potendo sarebbe andato in giro a mostrarlo alle signore (impazzito, pare che Nietzsche ballasse e cantasse nudo nella sua stanza, confesso di averlo fatto anch'io, o perlomeno in mutande). Io a quell'epoca facevo il moderatore e dall'alto della mia carica proteggevo le pulzelle dalle villanie dei più scalmanati. Poi, a forza di maturare un senso critico, la comprensione migliorò fino a vederlo per intero, quel Nietzsche, a scorgerci un principio, un filo rosso che univa tutti quei brandelli di pensiero sparsi apparentemente a caso. Se da giovani Nietzsche era il campione della volontà di potenza, identificata con la semplice forza di volontà (volere è potere), leggendo meglio si capiva che la volontà di cui parlava Nietzsche era qualcosa di più schopenhaueriano, con la differenza che in Schopenhauer quella volontà doveva essere spenta, rifiutata, annullata, mentre in Nietzsche accolta, esaltata. Un flusso di energia vitale scorre nel mondo creando incessantemente il caos da cui emergono le cose, scopo del superuomo è farsi attraversare da questo flusso, liberandosi dalle convenzioni che ne limitano l'amperaggio. Ma c'è il fatto che non siamo liberi, siamo frammenti di fato. Il libero arbitrio, per Nietzsche, è un'invenzione di quel giudaismo cristiano che vuole trovare per noi delle colpe, anche originarie, indelebili, per poi indicarci la via della salvezza, ma noi non siamo responsabili di ciò che siamo.
"Nessuno è responsabile della sua esistenza, del suo essere costituito in questo o in quel modo, di trovarsi in quella situazione e in quell'ambiente. [...] Si è necessari, si è un frammento di fato, si appartiene al tutto, si è nel tutto [...] con ciò soltanto è ristabilita l'innocenza del divenire". (Crepuscolo degli Idoli)
E comunque bravi come Nietzsche a scovare i moventi tutt'altro che nobili che ispirano certe virtù ce n'è pochi al mondo.
Scorci mogliesi
A Moglia di Sermide, fissata all'altezza dei piedi nel muro vicino all'entrata, c'era una staffa di ferro che serviva a grattare le suole degli stivali, ricordo dei tempi in cui le strade non erano asfaltate e tornando dai campi si portava in casa la terra grassa e motosa, oppure tornando da una battuta di caccia al fagiano (o alla lepre). Questo prima che la casa fosse ristrutturata secondo i canoni della modernità e il portone di legno fosse sostituito da un più razionale serramento in alluminio. La terra dei campi, dalle nostre parti, aveva consistenza d'argilla, cedeva sotto le suole come sabbia mobile, e non si poteva sostare troppo a lungo in un punto senza sprofondare fino alle caviglie. Seccata, cambiava colore dal nero al grigio, brizzolava, e penetrava nei solchi delle suole indurendo come cemento, sgretolandosi poi a poco a poco e rilasciando a tradimento una specie di farina sulle mattonelle scure, da farci impazzire le donne che dovevano prendere la scopa. Una soluzione sarebbe stata di togliersi gli stivali prima di entrare in casa, ma certe cose l'uomo di quei tempi ancora non le concepiva, sarebbe stato un gesto poco virile (un uomo, che si toglie le scarpe, e magari si mette anche le pattine...). L'arrivo della modernità decretò la fine di questo uso campagnolo e al posto della staffa il geometra vide bene di far correre lungo tutto il perimetro della casa uno zoccolo di marmo screziato, lontano parente del bugnato di palazzo Medici, Firenze, a solo scopo decorativo. Lungo la casa correva anche un marciapiede, cemento finissimo su cui lasciai a più riprese larghe porzioni di ginocchia che si sgrattavano per il lungo come tocchi di parmigiano, facendo fiorire sulle rotule dei grandi ovali rossi sui quali nonna agiva prontamente con l'alcool denaturato. Da bambino inciampavo spesso e volentieri, senza motivo, come se uno spiritello fosse sempre lì a farmi lo sgambetto, e così col tempo imparai ad andare al trotto come un lipizzano, moderando l'entusiasmo della corsa a briglia sciolta. La cementificazione era ritenuta un segno del progresso, se non altro teneva pulito, sporcava piuttosto la terra e tutte le cose che ci crescevano dentro; quando pioveva, poi, era un disastro, e dalla terra riemergeva l'antica vocazione di palude (Moglia di Sermide, la "Moia", cioè bagnata). Calavano certe fumane, certi nebbioni, da non vederci le punte dei nasi, ricordo una notte rischiarata da un lampione che diffondeva la sua luce lattiginosa da qualche punto ipotetico nello spazio, tutt'attorno un indistinto chiarore, come una vista appannata, tentando di localizzare il nonno a voce, come i pipistrelli nella notte. Nonno aveva montato degli speciali fendinebbia sull'Alfasud, poi passati all'Alfa 33 (quadrifoglio oro, molto elegante), dei fendinebbia gialli che se non altro illuminavano la nebbia di un colore diverso, più allegro. L'umidità era un gran problema, saliva su per i muri, si insinuava in camera da letto dove i preti riscaldavano le lenzuola (il prete inteso come scaldino elettrico, anticamente a brace), altrimenti sempre fredde e umidicce. E gli orinali messi sotto ai letti per la notte e un film di Jerry Lewis alla televisione.
lunedì 2 gennaio 2023
Il papa emerito
Faceva notare qualcuno che non si può più nemmeno dire che morto un papa se ne fa un altro, ci hanno davvero preso tutto. Le file oceaniche che registrano le cronache nell'occorrenza di certi eventi, come per esempio la morte di un papa, appunto, o di una regina, non si sa bene quanto siano il frutto di un dispiacere vero o non siano piuttosto da riferire alla prurigine che ci coglie per strada quando vediamo un incidente. C'è anche il gusto di voler assistere a un evento storico e di partecipare a un rito di massa, sono cose scolpite nel DNA della razza umana, impossibile isolarne tutte le sequenze. Muore una brava persona e nessuno se ne accorge, muore uno famoso e gli costruiscono i monumenti, niente di nuovo. Nessuno va più in chiesa ma appena muore un papa diventano tutti vaticanisti. Dell'uomo Joseph Ratzinger ci resta il suo amore per Mozart e per i gatti, e l'incredibile somiglianza con Palpatine, tanto che Ian McDiarmid sarebbe stato un ottimo interprete per un biopic (membro della Royal Shakespeare Company, vincitore di un Laurence Olivier Award, ne avrebbe avuto i titoli, altro che Jud Law). Bruno Vespa avrà già pronto l'instant book. Diceva Joseph Ratzinger proprio a Bruno Vespa, quando lui era ancora cardinale e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che solo il Signore può licenziare il papa e che Wojtyla doveva restarsene al suo posto fino all'ultimo per testimoniare meglio la sofferenza del mondo. Poi lui con grande coraggio decise di ritirarsi prima del licenziamento, vogliamo fargliene una colpa?
venerdì 30 dicembre 2022
Il peggio deve ancora arrivare
Non mi fido dell'informazione non perché ci sia da fidarsi dei complotti, ma perché ogni cosa che accade viene ingigantita e insufflata intenzionalmente come un palloncino, e non serve insistere che quelle sono le notizie vere e certificate, anzi, più insistono, più vengono a nausea. Il sospetto, la cattiveria, la scorrettezza, sono il veleno con il quale tutto il giorno avvelenano i pozzi, e hanno poi la faccia tosta di dar la colpa agli altri: ecco, vedete? Bisogna approvare una legge contro l'odio! Per loro è come se fossimo sempre in un grande stadio, di quelli a forma di water che hanno costruito in Qatar, e tutto il giorno bisogna tifare per questo o per quello, sennò sei negligente ai tuoi doveri di cittadino, mentre tutto viene giudicato secondo il metro della loro etica da pollaio. Uscire dalla bolla, vivere nel mondo, presto non sarà consentito, anzi, il mondo vero sarà quella bolla, e chi non starà al gioco sarà considerato un sedizioso.
giovedì 29 dicembre 2022
La sinistra difende le élite e i miliardari difendono il popolo
La banalità si è impadronita del mondo in un modo in cui neanche Pasolini, con le sue riflessioni sull'omologazione, avrebbe mai immaginato: una volta c'era la satira, certi personaggi azzeccatissimi che ti facevano saltare sulla sedia, oggi è sparita come se fosse un crimine, ma nemmeno un crimine, più un'impertinenza, un timore di dispiacere che trova espressione nell'autocensura e nei casi più gravi si rivolta per contrappasso in piaggeria. Il politico, salvo il caso del politico di destra, sempre fascista, viene sbertucciato al massimo con un buffetto affettuoso, e anzi ha preso corso questa cattiva abitudine, mutuata dall'epoca del covid, che dobbiamo tutti stringerci intorno ai nonni della Patria. Quelli di sinistra difendono le élite e i miliardari difendono il popolo, insomma tentano tutti di pigliarci per fessi, ma come diceva Céline, è con l'amore che comincia.
mercoledì 28 dicembre 2022
A proposito di figli d'arte
L'altro giorno abbiamo tentato di guardare quello speciale su Milano presentato dal figlio di Angela, hai visto mai che ci mostrasse qualcosa di interessante sulla città, che vorremmo andare uno di questi giorni a visitarla, be', una delusione. Gli Angela godono di una reputazione superiore ai loro meriti e il figlio, già di suo piuttosto banalotto, peggiora di anno in anno, ormai sembra una guida della pro loco: e Milano città industriosa, e Milano terra delle opportunità, la Madunina, il Teatro alla Scala, la Fabrica dal Dom, quella dei sogni, l'apericena, a Brera, ecc. ecc., mancava solo Bolle che ballava, Malika Ayane c'era, e cantava una canzone dell'erbese Memo Remigi, nel frattempo caduto in disgrazia. A me personalmente ha fatto ridere l'amarcord sulle carrozze a scompartimenti: quanti ricordi: alcuni di voi si ricorderanno questi tavolini, e le cappelliere in corda, e questi corridoi... sì, me li ricordo bene, bella merda. Ricordo un viaggio di 12 ore seduto in corridoio sulle valigie, sempre grato alle FF.SS. (cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?)... Quando poi è arrivato a Celentano, che come al solito ha mollato il suo pippone sui giovani e la guerra, già avevamo capito che dovevamo abbandonare la nave, ma il colpo di grazia è stata l'intervista a Dolce & Gabbana, di una piaggeria che superava in cringe solo la tv di stato nordcoreana. Ho finito.
martedì 27 dicembre 2022
Le edificanti frottolazioni
Scriveva il Gadda saggista: "La verità è sempre più ricca e bella [...], delle speciose astrazioni, delle edificanti frottolazioni." Lo scriveva a proposito di una biografia del D'Annunzio che riteneva eccessivamente agiografica. Agiografia: propensione a esaltare una personalità o un fatto storico, tessendovi attorno miti e leggende. Io che non ho fatto il classico, per ricordarmi il significato, mi figuro l'agiografia come uno "scrivere con agio", cioè prendendosi delle licenze. Ieri, cercando cose su Burroughs, mi sono imbattuto in un articolo di Raffaele Alberto Ventura. Non potendo leggerlo gratuitamente mi sono limitato ai titoli di testa: "Per fare di William Burroughs un mito della controcultura si è minimizzato il brutale omicidio di sua moglie. La raccolta delle sue lettere non soltanto mostra la complessità del personaggio, ma costituisce la summa definitiva della sua opera. Non dobbiamo smettere di leggerlo, ma non possiamo considerarlo come un mito." Vedi tu se a 49 anni mi devo far insegnare come considerare Burroughs. Velo pietoso: steso.
Sii giusto, e se non puoi essere giusto, sii arbitrario
«Be’, come un giudice ha detto a un altro: “Sii giusto, e se non puoi essere giusto, sii arbitrario”». (William S. Burroughs. Pasto nudo)
Ho trovato il broccardo giusto per i tempi che corrono, il motto che informa l'azione di tutte le scienze, sociali e non: sii giusto, e se non puoi essere giusto, sii arbitrario. Per esempio, sii giusto (“ce lo dice la scienza”): Walter Ricciardi, 30 gennaio 2020: «le mascherine non servono alle persone sane, ma a quelle malate e agli operatori sanitari». Poi la mascherina viene arbitrariamente elevata a indicatore di virtù dalla politica che deve dare delle risposte, e la gente corre a mettersela, da sana, anche in macchina e sotto la doccia. La stessa cosa oggi che se dichiari di avere 21° gradi in casa ti fanno sentire un fiancheggiatore delle dittature. La giustizia si crea per suggestione, come il bisogno del balsamo per barba (350 ml, Euro 19,80 sotto Natale). Vulgus vult decipi, ergo decipiatur: due broccardi al prezzo di uno.
lunedì 19 dicembre 2022
Schemi ricorrenti: covid e peste manzoniana
Un'altra cosa che salta subito all'occhio leggendo i capitoli della peste in Milano è come gli schemi si ripetano al ripetersi di determinate minacce; come in un primo momento si sottovaluti il pericolo, e in un secondo, a frittata già fatta, si corra ai ripari adottando contromisure perlopiù inefficaci ma che acquistano valore di sacramenti, pena finanche l'arresto se si prova a metterli in discussione. Così accade che tanto più è incerto il responso della scienza, tanto più è ottusa e monolitica la direttiva sanitaria che ne consegue, e che alla paura del contagio corrispondono sempre degli untori sui quali la brava gente può sfogare le sue nevrosi, comprensive di mascherine e di gel disinfettante al posto dell'aceto medicato:
I più tenevano da una mano un bastone, alcuni anche una pistola, per avvertimento minaccioso a chi avesse voluto avvicinarsi troppo; dall’altra pasticche odorose, o palle di metallo o di legno traforate, con dentro spugne inzuppate d’aceti medicati; e se le andavano ogni tanto mettendo al naso, o ce le tenevano di continuo. (capitolo XXXIV, Promessi Sposi)
C'è stato un tempo in cui pulivamo la spesa del supermercato con l'amuchina per paura che il virus si fosse conservato sulle superfici, come sui muri imbrattati dagli untori, c'è stato il tempo dei monatti e quello dei cenoni in cui era fatto divieto di cantare a voce alta per non spargere in giro le mortifere goccioline di saliva, senza contare che bastava una sola "p" ben pronunciata per lanciare materiale infetto a distanza di nonnetto, dunque non si fa peccato a dire che a conti fatti siamo gli stessi di quattrocento anni fa ma ci crediamo uomini del futuro.
venerdì 16 dicembre 2022
I social
I social non vanno bene per la politica e nemmeno per la libera circolazione delle idee, delle idee pur circolano, ma ciascuna sui propri binari, tante piccole fazioni che non comunicano fatte di gente che vuole sempre meno dubitare di quel po' di certezze che ha raccattato rovistando tra gli avanzi del secolo venti. La stupidità dei conservatori fa ormai il paio con quella dei progressisti, l'emergere occasionale della verità viene ridotto a dispetto fatto al proprio avversario, una specie di regressione infantile alla fase anale che alterna ritenzione ad espulsione. Usano questa faziosità naturale per mettere in piedi gigantesche campagne ideologiche che trovano nei social le teste d'uovo ideali per prosperare e prender forma di isterie collettive, riducendo i social a strumento di controllo e di omologazione. Alla fine avrà ragione chi postava i gattini.
mercoledì 14 dicembre 2022
Meno ti informi e più sai
martedì 13 dicembre 2022
La scienza
Ma ve lo ricordate il premio Nobel per la fisica che in piena isteria da crisi energetica dava consigli su come cuocere la pasta senza tenere acceso il gas? La notorietà è una malattia infettiva che può devastare la mente umana. Andava scaldata prima l'acqua, poi, una volta portata ad ebollizione, andava spenta e andava calata la pasta che avrebbe continuato a cuocere inseguendo la terza legge della termodinamica. Chi sa di fisica fa miracoli: se centomila persone continuassero ad alitare all'unisono su 100 g di bucatini per un paio di settimane, sarebbero in grado di cuocerli senz'acqua. Alitandoci sopra con le ffp2, ovviamente.
Trucchi per sconfiggere il Generale Inverno
In casa il secondo paio di pantaloni è fondamentale, perché si crea quella camera d'aria fra un pantalone è l'altro che isola la gamba dal gelo esterno, così come anche il secondo paio di calze. Con i doppi pantaloni possiamo sconfiggere Putin. In alternativa potete anche accendervi in salotto un piccolo fuocherello con la paglia del presepe, alimentando poi la fiamma con le gambe delle sedie. Da non fare se avete il parquet o le sedie in plastica, anche il tubolato in acciaio non va bene, sempreché non riusciate a organizzarvi in salotto un altoforno. Questi piccoli atti di resilienza, se ripetuti in tutte le case, sono in grado di cambiare le sorti della guerra. C'è bisogno dell'aiuto di tutti: cerbottane, scacciacani, penne bic che sparano palline di carta, ma anche cappotti, cappottini e babbucce, sciarpine e manopole per le mani. Non datela vinta a Putin, non abbiamo bisogno del suo gas, accendente il termosifoni solo cinque minuti alla sera e poi teneteli in caldo con un copritermosifone in pile.
lunedì 12 dicembre 2022
Manzoniana
Abbiamo appena superato il Capitolo XXXII dei Promessi Sposi, quello sulla peste, densissimo, gonfio di immagini, di fatti e di situazioni, il capitolo che gli valse anche la stima, fra gli altri, di Edgar Allan Poe (gli altri erano Charles Dickens e Mary Shelley). Mi piace come scrive il Manzoni, dicono che balbettasse, e chi balbetta ha un gran traffico nel cervello, come se le parole gli dovessero uscire ammucchiate, e la sua prosa rispecchiasse questo assembramento, però disciplinato in periodi ordinati che superano in astuzia il principio di non contraddizione. Tutto quel volume di parole e la costruzione stessa delle frasi rimanda ovviamente a Gadda, che del Manzoni era un appassionato lettore, e cosa volete che mi importi se Lucia è una piagnona e Renzo un fessacchiotto, Manzoni ci gioca come il gatto col topo, loro sono il pretesto per illustrare tutto il resto, tanto che il mio personaggio preferito rimane sempre Don Abbondio, soprattutto in quel capitolo delizioso che descrive il suo viaggio verso il Castello dell'Innominato ormai redento, e quivi il suo soggiorno con Agnese e la Perpetua. Di Renzo invece ricordo il capitolo della fuga precipitosa a Bergamo, quando dorme nascosto come un animale in un casotto, al freddo e al gelo, braccato dalla paura. Al Manzoni non perdono solo l'interminabile pippone sul Cardinal Federigo, quello sì stucchevole oltre ogni misura, ma sono quisquilie, per il resto, tanta roba.
Ah, per Ken Follett I Promessi Sposi sono "terribili", confrontiamo:
"Era l'aereo più romantico che fosse mai stato costruito. Sul molo di Southampton, alle dodici e mezzo del giorno della dichiarazione di guerra, Tom Luther scrutava il cielo e attendeva l'aereo con il cuore colmo di ansia e di paura. Continuava a canticchiare sottovoce qualche nota di Beethoven: il primo movimento del concerto Imperatore, un motivo esaltante e battagliero, adatto al momento." (Ken Follett, Notte sull'acqua)
"Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni." (Alessandro Manzoni, Promessi Sposi)
No comment.
sabato 10 dicembre 2022
Atto di contrizione
Una volta pensavo che il problema fossero gli incolti, sapete, tutti questi ignoranti che vivono solo per disprezzare il genio e le arti e soprattutto noi che facciamo battute intelligenti su Twitter, insomma, noi che da una parte l'ateismo e il progresso e dall'altra la credulità e le barbarie; poi ho assistito allo spettacolino dei cosiddetti intelligenti che imbracciavano i forconi contro i rozzi ignorantoni sul modello della manzoniana caccia all'untore, e ho definitivamente divorziato da questa idea di appartenere a una specie eccellente. Ho peccato di superbia, lo confesso, roba che si finisce dritti all'inferno se non si comincia subito a pentirsi, e allora ho deciso di portarmi avanti con l'atto di contrizione perché io il caldo proprio non lo sopporto. Sicché avete davanti un uomo nuovo, più consapevole della complessità del plesso umano, e che più di tutto rifugge la superficialità di certi giudizi sommari che si abbattono sulla gente per compiacere una certa vanità da intellettuali atteggiati che vedono decerebrati dappertutto. Signore, ho peccato, ma per ritrovarsi bisogna prima smarrirsi, dice il vangelo, o era Sant'Agostino?
giovedì 8 dicembre 2022
Il mio rapporto con la musica
Quando mi portavano le cassette, da ragazzo, me le ascoltavo tutte dall'inizio alla fine, tutti i pezzi, belli e brutti, singoli, b-side e lati c, senza distinzione, anzi me li imparavo tutti a memoria che potevo cantare benissimo in inglese senza sapere cosa dicevano. Arena dei Duran l'avevo consumata così tanto che in certi punti sentivo andare le canzoni dell'altro lato al contrario, tipo messaggi satanici. Violator dei Depeche Mode aveva lo stesso difetto, sulla traccia di Clean sentivo andare World in My Eyes (ma può anche darsi che fosse la testina). Ho consumato anche Notorious, Music for the Masses e Scoundrel Days fino a ridurli a reperti archeologici. Ce le ho ancora le cassette, tutte in fila nei loro raccoglitori, compresi certi scheletri che sarebbe meglio tenere chiusi negli armadi (tipo Celentano, Luca Barbarossa e Blue's di Zucchero, quello di "Pippo, che cazzo fai?"). L'ultima cassetta comprata è Metallo no Metallo dei Bluvertigo, a tutt'oggi uno dei miei preferiti. Tanta era la passione che più o meno in terza superiore rimediai una chitarra classica di seconda mano attraverso un cugino corniciaio che si costruiva le chitarre elettriche da solo, è la stessa che uso ancora oggi. Mi regalò anche un bel libro sugli accordi, e da lì, cominciando con le canzoni facili di Guccini, dai e dai, sono arrivato a fare The Needle and the Damage Done. Sono bei traguardi. Dicono che da piccolo la mia preferita fosse Nessuno mi può giudicare (La verità ti fa male lo so), per via del suo ritmo sincopato e del motivetto yéyé. La trovo una cosa bella quella di imparare a memoria tutte le canzoni di un album compresi i pezzi brutti, una cosa molto democratica, denota rispetto per la musica, anche perché non si potevano saltare le tracce. Io, per esempio, avevo imparato a contare le tacche sul misurino della bobina così che potevo saltare da Hungry Like the Wolf a Save a Prayer escludendo New Religion che trovavo un po' cacofonica, ma l'operazione non veniva mai precisa. In più il mio apparecchio stereo quando stoppavi il fast forward continuava a far girare ancora un po' il nastro per inerzia, come la carta igienica di Hollywood party, capirete il casino. Con l'avvento del CD è invece cominciata la morte dei pezzi scarsi, la fine degli album come noi li conosciamo. Nella raccolta dei Police del '90 saltavo per esempio So Lonely, a tutt'oggi non so ancora come finisce. Comunque io sono sempre stato fondamentalmente un newweaver, poi col tempo ho affinato l'orecchio e mi sono messo ad ascoltare anche il blues, il jazz (quello buono, non quello da ascensore) e l'opera. Adesso sto facendo archeologia musicale e mi sto andando a riscoprire le canzonette italiane degli anni '80, specialmente quelle ballabili. Bon, credo che possa bastare.
mercoledì 7 dicembre 2022
Un attimo di beatitudine
Io mi vergogno di quel che scrivo, da sempre, soprattutto quando mi accingo a scrivere delle storie che nei miei progetti avrebbero delle velleità di narrativa, è lì che sento tutta la differenza tra me e il vero narratore, quello che è stato baciato dal talento. Non dico le vette inarrivabili dei funamboli della lingua, ma non mi riesce neppure la scrittura scarna della narrativa americana, anzi, certe volte mi vergogno perfino per gli altri, di certi che hanno avuto la fortuna di essere ritenuti dei gran narratori pur scrivendo così male (si intende, mi vergogno della forma, che nella sostanza ognuno è libero di trattare quel che vuole, anche di una seduta al gabinetto). Penso che nel mio caso si tratti di una specie di blocco creativo di origine psicologica, non mi serve una scuola di scrittura, mi servirebbe più un analista. Diciamo che ogni tanto scrivo qualche riga che mi soddisfa: "Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell'intera vita di un uomo?" (Le notte bianche, explicit).
martedì 6 dicembre 2022
Autobiografia
Delle mie origini calabresi me ne ero completamente scordato, nato al nord, cresciuto a Moglia di Sermide, Mantova, se devo imprecare lo faccio in basso mantovano, tipo "ma sborat", "cat vegn an fulmin" e "va a cagar", che esprimono rispettivamente i concetti di "vaffanculo", "che ti venga un accidente" e "vai a cagare". Mio nonno che era invece di Lusia, Rovigo, si esprimeva in termini leggermente diversi, tipo "vaca miseria impestada fino ai ioci" e "a piove a sece rovese" ("vacca miseria impestata fino agli occhi", "piove a secchiate (rovesciate)"). Se uno deve individuare le sue vere origini deve guardarsi dentro e considerare la lingua in cui gli viene da smoccolare: dimmi come smoccoli e ti dirò chi sei. I miei geni meridionali si manifestano in me giusto per qualche predilezione culinaria, come per esempio quella per il sugo di pomodoro, che a suo tempo mia nonna ha dovuto imparare a cucinare chiedendo alla sua omologa calabrese, mio nonno invece non poteva sopportare il pomodoro, diceva che gli ricordava il sangue, e quando andavamo in pizzeria "di là da Po", passato Castelnovo Bariano, sulla via per Bergantino, la ordinava bianca. Col senno del poi e considerati certi problemi di acidità, posso dire che non aveva tutti i torti. Prima del pomodoro in casa la pasta la si condiva con la salamella, certi grani duri e arrostiti che a metabolizzarli ci passavi le giornate, gli gnocchi invece alla veneta, con lo zucchero, il grana e la cannella. Moglia era proprio "quattro case e un forno", anche se a dirla tutta c'era anche un mulino, e un caseificio che fungeva anche da macello, i maialini svoltavano giusto di fronte a casa nostra, gridavano disperati come se conoscessero già il loro destino. Questi maialini, ahimè, si trasformavano tutti in salami, salamelle e cotechini da leccarsi i baffi, e devo qui confessare anche una passioncina per la coppa. Si stava bene a Moglia, si viveva senza pretese, il pane era allegro pure lui, la coppia ferrarese che assomigliava alle corna di un cervo, con i cornini croccanti e il cuore tenero e burroso, fatto con lo strutto. Ho riscoperto per puro caso il gusto perduto dei favetti veneti in un dolce calabrese, i turdilli, che però restano più duri e vengono annegati nel miele, i favetti erano invece spolverati con lo zucchero a velo. C'è un altro sapore che ho perso, quello del sugul, il budino di mosto d'uva, che ora come ora probabilmente non riuscirei ad assumere senza l'aiuto di un inibitore della pompa protonica. Vi ho mai raccontato di quando andavo al mercato a Sermide con mia nonna e il formaggiaio mi dava sempre una scaglia di grana da assaggiare? Io all'epoca non lo apprezzavo e facevo una faccia come se mi avesse dato da mangiare un limone, ma da bravo bambino fingevo che mi piaceva. Il mercato era pieno di rasdore (le donne di casa), signore variopinte e dalle taglie forti che piluccavano tutto prima di comprare. Che tempi gente, che meraviglia.
giovedì 1 dicembre 2022
Il panno rosso del toro
"I conflitti politici sono solo manifestazioni esteriori. Alcune forze, se sorgono conflitti, mirano a mantenere il conflitto in atto perché sperano di trarre profitto dalla situazione. Starsi a preoccupare della manifestazione esteriore dei conflitti politici vuol dire commettere l'errore del toro nell'arena quando carica il panno rosso. Questo è il ruolo della politica, ti insegna a riconoscere il panno proprio come il torero lo insegna al toro, gli insegna a seguire, a ubbidire al panno."
Da un'intervista del '61 a William S. Burroughs, condotta dagli amici della beat generation. La lucidità dello sciamano, il topos del matto che giunge alla verità (vedi Nietzsche, ecc.).