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sabato 14 luglio 2018

Il progressista

Il progressista stile Repubblica ha bisogno di specchiarsi nelle narrazioni edificanti, magari non avrà il Rolex e l’attico a New York come i progressisti più à la page ma in qualche modo lui l’ha risolta la sua vita e nel tempo libero si dedica ad amare l’umanità. L’amore per l’umanità è un bisogno secondario, sorge quando il bisogno primario di garantirsi la propria comfort zone è già stato soddisfatto. Noi che viviamo di espedienti abbiamo invece troppa rabbia in corpo per amare l’umanità, il progressista stile Repubblica no, a lui basta un editoriale di Scalfari per sentirsi intelligente. La sua rabbia, che in lui si è sedimentata a un livello più profondo e viene perciò distillata in velenosa perfidia, la riserva tutta per i vari Berlusconi, Trump e Salvini. Tipi umani alla Federico Rampini, alla Massimo Gramellini. Pensano in totale buona fede che i sogni e i bisogni del ciabattino di Kabul siano gli stessi che animano l’impiegato della biblioteca comunale. Ma il ciabattino di Kabul non sfila al gay pride. Il progressismo stile Repubblica è una malattia senile dell’occidente appagato ma oggi l’occidente è arrabbiato e viene meno anche il brodo di coltura di quel particolare tipo umano. 

La realtà è che l’umanità è un accrocco più complesso di un insieme di uomini animati da buoni sentimenti che aspettano solo di essere portati maieuticamente alla luce.

lunedì 30 aprile 2018

Breve nota politica

Soprattutto dopo il voto in Friuli il futuro si tinge sempre più di Salvini più che Di Maio, ormai è lui l’erede al trono, Salvini esprime un’Italia spaventata e in cerca di sicurezze, e si sa che chi riesce a soddisfare il bisogno di sicurezza della gente è destinato a diventare molto popolare, è una legge della natura. Salvini è ineluttabile, come la Juventus.

sabato 26 aprile 2014

C'è troppa acredine nei confronti di Renzi così come ce n'era nei confronti di Berlusconi, acredine rivolta verso l'habitus mentale e anche verso la persona, intesa come legittima proprietaria del suo habitus. Dalla mia privata prospettiva hegeliana inviterei a considerare queste figure come eroi comici e cioè Renzi come Resultat o ultima incarnazione in ordine di tempo di un certo movimento globale della politica e cioè l'approdo verso una sempre più puntuale adesione alla tarda post-modernità, ora intesa come “ammodernamento” ora come “svecchiamento”, adeguamento a istanze che si vorrebbero dire concrete più che ideologiche. Comici in quanto il “concreto” di cui si vorrebbe essere paladini si riduce di fatto ad una serie di pose da innovatori che non vanno quasi mai aldilà della forma, essendo che nessuno pare abbia la benché minima idea di cosa sia necessario fare per raggiungere un qualsivoglia risultato “concreto”, le grandi riforme economiche si risolvono puntualmente in grandi partite di giro che non danno il la ad alcun meccanismo virtuoso. Vittime dei tempi più che precursori, prodotti più che produttori, istrioni e interpreti della comédie intenti a reggerne il senso cercando di alimentare quanto più possibile l'illusione di un sempre più nuovissimo rinnovamento. Grillo attende sornione all'incasso, nuovo tassello del movimento dialettico fino alla fase successiva e così via (in questo senso le vicende politiche di un paese intese come pencolamento infinito fra incanto e disincanto).

sabato 15 febbraio 2014

Dopotutto non sarei poi così prevenuto su Renzi, voglio dire, piuttosto che Cuperlo e i placidi traghettatori zen... un vero leader dovrebbe tentare di indirizzare gli eventi e non di lasciarseli scorrere addosso, non è forse la politica la dimensione del potere e del voler potere? Piuttosto stupirà lo straniero questa assoluta nonchalance con la quale a un leader ne succede un altro, senza una regola precisa che ne regoli l'alternanza, come ai tempi dell'impero romano, quando a un Eliogabalo e a un Settimio Severo non si capiva bene chi doveva succedere e l'anarchia regnava sovrana. Dice il saggio: dopotutto in Italia non votiamo per eleggere un Primo Ministro ma un Parlamento e fintantoché in Parlamento vi è una maggioranza disposta a sostenerla risulta legittima qualsiasi investitura, che sia quella di Pippo, Pluto o Ulpio Claudio Paperino. Compito primario di Renzi sarà dunque quello di svuotare il Senato delle sue prerogative in modo che esso non entri troppo in conflitto con l'organo reggente ma anzi ne avalli e ne sostenga l'azione e ne promuova l'immagine e i contenuti: la rinascita passa dall'Impero, la rivoluzione della bellezza fra Dante e Twitter (quella vecchia storia per la quale gli elettori votano con la coalizione anche il suo leader è questione oramai superata, il leader regge se non diviene ostaggio del parlamento, vi è infatti un'evidente asimmetria fra la dinamicità degli emicicli e la staticità dei capi di coalizione, qualcuno qui si ricorda di Bersani o di Berlusconi?).

Secondo il principio di sovrapposizione una particella subatomica, finché non viene misurata, si trova nella sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili. E' un principio controintuitivo che contravviene a quello di non-contraddizione, gli esperimenti hanno confermato che si tratta di uno stato reale e non ipotetico, realmente la materia si comporta così a livelli microscopici, la realtà si crea letteralmente davanti ai nostri occhi nella misura in cui la percepiamo.

Ma il principio vale anche su scala macroscopica e ve lo voglio dimostrare con un bell'esempio pratico: Matteo Renzi è stato visto stasera allo Stadio Franchi di Firenze a seguire uno di quei moderni combattimenti gladiatorii che cadono sotto il nome di "partite di pallone". Qualcuno di voi obietterà: «ma non si trovava a Roma?». Dipende. Matteo Renzi, finché non viene inquadrato dalle televisioni, si trova come tutti noi nella sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili, ubiquo ai canali, onnipresente su gli affari luminosi. Qualcuno l'ha visto al Nazareno, altri a Milano, qualcun'altro l'ha segnalato sul Monte Rosa, Renzi, come gli altri prima di lui, esisterà nella misura in cui verrà inquadrato. Non è ancora premier che già s'è fatto prendere da quella frenesia per cui presto sarà praticamente impossibile stabilirne posizione e velocità nel medesimo rispetto, si moltiplicherà sugli schermi, sui twitter e sulla radio a reti unificate per consustanziazione degli uffici stampa, l'Obama italiano, the brash young major of Naples (che tanto per gli americani siamo tutti di Napoli, e al massimo "de Roma").

Che tristezza, la grande tristezza. State sereni.

venerdì 3 gennaio 2014

Tutti addosso all'assessore per una storia di mazzette e la solita gestione allegra della cosa pubblica.

Lui: «Mo stiamo al Caffè Torino, mo ho offerto io una bottiglia di champagne; Lei: «come al solito tu»; Lui: «e che devo fare amore mio? Mo vedo di pagarla con la cosa della Regione, viene 130 euro la bottiglia»; Lei: «e bè pagala con quella della Regione»; Lui: «A me piace fare così. Purtroppo chi nasce signore e dispendioso è così». Il Messaggero.

Andiamoci piano con le reazioni di pancia, non facciamo come i grillini. Primo: un assessore ha tutto il diritto di spendere per delle spese di rappresentanza, per farci bella figura con gli ospiti. Forse che a Obama in visita al Quirinale Re Giorgio non ci offre una bottiglia di champagna? Non possiamo farci sempre la figura degli straccioni. Certo, capisco che la preferenza possa andare al Prosecco per ragioni d'amor patrio, ma è il principio che conta. E poi l'ho assaggiato anch'io lo champagne, buono ma mi da acidità. Secondo: non sarete mica invidiosi? L'invidia porta cattiva digestione. Terzo: fare il signore con il culo degli altri. E allora? Posto che abbia tutto il diritto di spendere per farci bella figura con gli ospiti quel più di arroganza non costituisce reato. L'avvocato dovevo fare, altroché.

domenica 15 dicembre 2013

Magari qualcuno sarà anche scettico sulla capacità della politica e della democrazia in generale di guidare la riscossa, e cioè di favorire la ripresa e magari indirizzare anche gli eventi, ecc., convinto com'è che oramai si può solo rincorrere la realtà e che solitamente non occorra solo turarsi il naso ma anche qualche altro orifizio. Tutto vero, quella famosa nottola aveva ragione, arriviamo sempre troppo tardi. La democrazia sembra dare il meglio di sé quando incarna l'alternativa a ciò che le è contrario, ma col tempo viene a noia. Anzi, in Cina non c'è democrazia ma arrivano perfino sulla luna, chissà, forse in cerca di nuovi mercati. La democrazia è uno strumento sottile, se non coltivi il popolo sovrano e lo lasci scadere nel suo "si fa" e "si dice" quotidiano, finisce che quella mediocrità verrà ad incarnarsi nelle proposte politiche, quando non saranno proprio quelle stesse proposte politiche a suscitare e assecondare quelle tendenze, recando gravissimo danno alla qualità della politica in sé. Quello che si teme è che lo strumento democratico sia destinato ad ingrigire inesorabilmente, ingrigire a tal punto da scivolare a poco a poco verso il suo contrario, o forse siamo solo degli inguaribili pessimisti e ci dimentichiamo quando c'erano solo il PCI e la Democrazia Cristiana a contendersi il cuore e le menti degli italiani, mentre oggi, volendo, si può votare anche il movimento dei radioamatori e il partito della fica. Ma non è tanto una questione di quantità, è più una questione di qualità (o una formalità, non ricordo più bene, cioè il problema dell'aderenza a una forma che di fatto assume qualitativamente i connotati di una sostanza). (E' tutto così complicato, ma per fortuna è arrivato il Renzi che non ci complica il pane).

domenica 8 dicembre 2013

«La mia sarà una Lega di battaglia» che avrà come primo obiettivo di «riprendere la sovranità» dalla Ue, «ci siamo rotti le palle che Bruxelles ci deve dire come dobbiamo vivere, questo è un gulag». (Matteo Salvini, neosegretario della Lega Nord).

Voi capite come la Lega abbia perso la sua presa sul popolo confrontando questa scorreggetta con le cacate ben più consistenti di Beppe Grillo, il quale ha spostato tutto l'armamentario del populismo analogico su un piano più propriamente digitale. Insomma, laddove la Lega era pratica analogica con la sua polenta e salamelle, il Movimento 5 Stelle ha compiuto il salto di qualità e non escludo si metterà a distribuire, in un futuro nemmeno troppo lontano, smartbox in cambio di pokes (ci voleva poco, lo Zeitgeist si era già tutto formato, le flame wars al posto delle ronde, i trolls al posto dei militanti). Penso che questo implicherà il ritorno al voto inutile alle prossime elezioni, magari non potrò arginare le onde del destino ma almeno mi sentirò apposto con la coscienza.

giovedì 28 novembre 2013

Tolto di mezzo l'uomo del millantato fare, la politica è ora a un bivio: o si fa qualcosa o si muore. Senonché la nostra politica è per sua stessa natura quel vasto palcoscenico in cui ogni attore, per muoversi anche solo di un millimetro, sembra aver bisogno di fare appello all'urgenza inderogabile, e solo a quella, sennò niente. Si direbbe una gran comodità, se infatti qualcuno agisce spinto da necessità inderogabile la responsabilità dell'atto perlopiù non è sua, perché qui la responsabilità è una grave malattia, qui è roba per fessi. Per cui o ci inventiamo subito un altro uomo del fare oppure Beppe Grillo, vedete voi. E la democrazia? L'unico argomento forte che io conosca a favore della democrazia è il suo essere più conveniente rispetto alla dittatura manifesta, per cui capirete bene come in questo caso la dimenticanza giochi un ruolo essenziale.

domenica 24 novembre 2013

E' un periodo che sono affetto da riduzionismo psicologico, nel senso che tendo a ricondurre ogni questione a quella fondamentale malattia dello spirito che chiamo temperamento o carattere. Il carattere sarebbe quella perturbante condizione psichica attraverso la quale il mondo stesso si forma, quell'intuizione a priori per mezzo della quale ci facciamo una idea della realtà, un'idea di realtà del tutto personale e quindi più o meno velatamente maniacale. Ecco, per mettere alla prova questa abborracciata teoria, quale miglior soggetto di Silvio B.? E' un caso da manuale. Quando ho letto della manifestazione contro la decadenza ho pensato subito alla decadenza della civiltà occidentale, perché il mio sostrato maniacale mi porta abitualmente a considerare tutto in relazione ai grandi sistemi, mentre Silvio B., evocando la decadenza, pensava principalmente alla sua propria, e non già decadenza morale, ma funzionale, funzionale a una delle sue molte cariche. Non sono io a dirlo, Silvio B. pare sia affetto da smisurato egocentrismo accompagnato da manie di grandezza, per cui è facile capire come quell'invito in buona fede di Don Mazzi, in sostanza l'invito di ritornare a coltivare pomodori e pulire bagni per spogliarsi francescanamente della maschera dell'uomo di potere e riscoprire il vero senso della vita, sia stato frainteso. Come può uno come me, dice Silvio B., una persona di una certa età che ha ricoperto incarichi internazionali e ruoli di responsabilità per tanti anni, ancora più anni del mitico Alcide De Gasperi, pensare di tornare a pulire i cessi? (ammesso che ci sia stato un tempo in cui li ha puliti). Don Mazzi ci ha provato, redimere è in fondo la sua missione, missione fallita (anche l'Übermensch, in fondo, non li ha mai puliti, fatto salvo di trovarsi poi nell'umiliante condizione di farsi pulire il culo).

domenica 17 novembre 2013

θάνατος

La cena è sul fuoco, spezzatino al vino rosso con patate e melanzane tonde. Certo è che la morte mi pare il momento più vero, l'unico autentico, che mostra la vita per quella che è: un unico grande atto di insignificante vanità. Soffriggete una mezza cipolla tagliata a dadini con un poco di aglio, aggiungete la carne e fatela rosolare, quindi sfumate con del vino rosso. Che cosa sono Renzi, Alfano, Berlusconi, Grillo, Pittella (Pittella?), Cuperlo, Monti, Casini e Vendola in confronto alla morte? Niente, sono le forme emergenti del nulla, rimpiangeremo di aver condiviso quel poco di temporalità che ci è stata concessa con personaggi di tale risibile densità. Tagliate a parte una patata a tocchi di media grandezza e un poco di melanzana, aggiungete un po' di passata di pomodoro, giusto un po' per dare colore, quindi versate tre bicchieri di acqua calda e fate cuocere a fuoco medio finché la carne non sarà cotta. Si avvicina inesorabile, distogliere lo sguardo non ci salverà. Bon appétit!

sabato 16 novembre 2013

Consanguineus lethi sopor

Un'ora e mezza di discorso e poi il malore, ma sfido io a non farsi venire un malore anche in platea, ci va una bella resistenza e la formidabile dedizione del leccapiedi o del claqueur di fama mondiale per non cadere vittima di un colpo di sonno o di un collasso nervoso, io non ce l'avrei fatta, per giunta ogni ora devo fare la pipì. Ma cos'avrà ancora da dire che non sia già stato detto, quali astuzie della retorica, quali nuovissimi argomenti ci dovrà mai rifilare per riempire quell'ora e mezza di significati? Per una legge di equivalenza anche un'ora e mezza di Epifani sortirebbe lo stesso effetto, per non dire Cuperlo. La politica da noi è quell'eterno ritorno dell'eguale in cui la rituale finitezza degli argomenti rapportata all'eternità del cosmo fa sì che il pover'uomo sia sottoposto all'infinito circolo delle combinazioni finite che eternamente si ripropongono sempre uguali, al netto della capacità prestidigitatoria di fargliele dimenticare per illuderlo che siano le più nuove, che noia.

sabato 9 novembre 2013

Ok ok, vedrò di calarmi nella realtà: i figli di Berlusconi chiedono la grazia. Nella mia attuale condizione di massima lontananza dalle cose del mondo pensavo che avessero chiesto la grazia per loro in quanto perseguitati politici («come gli ebrei sotto Hitler»), e invece no, l'avrebbero chiesta per il loro papà. Quale struggente esempio di amor figliale. Berlusconi non mangia più, non dorme più, non ciùla più, c'erano gli estremi per un gesto di umanità (siamo al tramonto, le figure si stagliano confuse nell'incerta luce del crepuscolo, la nottola di Minerva è da mo' che s'è alzata).

domenica 3 novembre 2013


Purtroppo abbiamo questo problema irrisolvibile dell'ineluttabilità della “cosa pubblica”, qualcuno deve pur occuparsene (seppur a malincuore), e inevitabilmente, quando ci si assume l'onere di una carica pubblica, finisce che ci può andare di mezzo anche la vita privata. Gli infortuni del bon ton: fai un piacere a un'amica, per un'amica che aiuti ne lasci indietro altri mille che non conosci e la frittata è fatta. Le persone ricche hanno più possibilità. Ma direi invece che la ricchezza è un fattore accidentale, direi più che le persone “immanicate” hanno più possibilità (se poi sei ricco avrai più possibilità di frequentare gente che conta, ecc.). Possiamo concedere che interessarsi alla salute psicofisica di un detenuto sia un atto di umanità, ma interessarsi alla salute psicofisica di tutti i detenuti sarebbe un atto di civiltà che eviterebbe all'umanità di calarsi dall'alto a discrezionalità del concedente. Non c'è un metro di giudizio: perché Ligresti sì e Cucchi no? “Perché i casi sono troppi”. Ad avere solo più tempo nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio il buon cuore del Ministro Cancellieri, si sarebbe personalmente interessata a tutti i casi, regalando a tutti un barlume di speranza. Ragazzi miei, se questi sono i liberali veri, le persone che provengono dalla società civile, allora significa che c'è nella società civile qualcosa che non funziona ed è esattamente quello che penso: che la nostra società civile non è migliore della politica, anzi, costituisce quel grigio e indecoroso sottosuolo in cui la stessa politica si rispecchia.

giovedì 31 ottobre 2013

Al contrario, ci vuole più avalutatività nel considerare le questioni politiche, per non cadere nel solito teatrino, per non lasciarsi trasportare da quel caratteristico eccesso di pathos così intrinseco ai popoli meridionali (da quando sono più avalutativo ho smesso di mangiarmi le unghie). C'è ancora qualche nostalgico del marxismo che si domanda: perché gli italiani non fanno la rivoluzione? Buon Dio, e per cosa? Il declino dell'Italia è irreversibile, come lo è in generale quello dell'occidente. Ma guardiamoci, siamo una squadra che ha vinto tutto, è il turno degli altri di credere di poter essere felici, di credere di essere "occidente" (e lasciamoglielo credere!). Ma anche un'etica del katà métron, di un ritorno dell'occidente a un piacere più misurato, di una serena accettazione dei propri limiti, se mai sarà possibile lo sarà non già per via di volontà, ma per via di necessità (nel qual caso, si farà di necessità virtù). Per abbandonarsi a un piacere smisurato, oltre alla disponibilità dei mezzi, occorrerebbe avere anche la disponibilità dei fini: ne disponiamo? 

domenica 27 ottobre 2013

Sto progressivamente perdendo la fiducia nella capacità della politica di incidere sul destino civile di un paese. Non ritengo, allo stato attuale delle cose, che sia lo scontro fra questa o quella fazione che possa cambiare le sorti di una nazione. Prendete la Germania: che siano la CDU, l'SPD, l'FDP o i Grünen a governare, rimarrà sempre un paese serio. Prendete l'Italia: che siano il PD, Forza Italia, Il Grande Centro o chicchessia a comandare, rimarremmo sempre il solito paese del menga. Perché il destino di un paese, a mio parere, è iscritto principalmente nel suo carattere nazionale. Del resto questa non è una legge immutabile, di fronte al levarsi di un'Alba Dorata l'indifferenza fra questa o quella proposta politica verrebbe meno, ma l'argomento regge in caso di normale amministrazione. Questa mia indolenza sarà forse un riflesso del governo delle grandi intese? E' questo generale clima di confusione fra mozioni di destra e di sinistra a rendermi più scettico di prima? Bah. Sta di fatto che implicitamente ho sempre dato precedenza al carattere nazionale rispetto alle sue individuazioni politiche particolari, diciamo che il carattere nazionale è quell'albero da cui si diramano le singole proposte politiche, e nulla mi vieta di pensare che il pesce puzza dalla testa, o che l'albero stia ben piantato solo se ha buone radici. Il giorno che noterò un certo cambiamento nel carattere nazionale, vuoi perché suscitato ermeneuticamente o serendipicamente da un partito politico, vuoi per via di un miracolo, automaticamente riacquisterò fiducia nella politica, ma non c'è da sperarci.

giovedì 24 ottobre 2013

Alla NSA vorrei dire: se spiavate Letta potevate risparmiarvi i soldi dei contribuenti, ma se spiavate anche Berlusconi, be', allora vi prego, inviateci un memorandum che ci facciamo quattro risate. Ma pensa poi lo smacco se non ci avessero intercettati, trattati come gentucola di poco conto, che viene utile giusto per farsi prestare le basi. Sicuramente ci avranno intercettati come gesto di cortesia: grazie, grazie mille, sapevate che ci saremmo rimasti male. Voglio una puntata speciale di NCIS dove Gibbs intercetta Lavitola e De Gregorio e si domanda: who the fuck are them? Quelli sono alle prese con i terroristi e devono sorbirsi pure il polpettone indigesto dei nostri affarucci interni. A De Gregorio avevano promesso nell'ordine: un abbonamento a mediaset premium, una bottiglia di Limoncello, due milioni di euro in nero in banconote da dieci e una scheggia dell'unghia dell'alluce sinistro di Diego Armando Maradona raccolta direttamente nel suo piatto doccia: Dio che vergogna!

domenica 20 ottobre 2013

Vi fu un tempo in cui il pacifico Benjamin Constant si oppose con sdegno al seguente argomento kantiano: vista la natura vincolante dell'imperativo categorico che ci impone di non mentire, e si intende di non mentire mai, in nessun caso, se per ipotesi bussasse alla mia porta un amico inseguito da un assassino e io mi impegnassi a nasconderlo in casa per evitargli il danno, qualora quell'assassino mi chiedesse il suo nascondiglio io sarei tenuto ugualmente a mostrarglielo dicendo la verità per non venire meno al vincolo del precetto morale. Caso personale, se io mi trovassi in quella stessa situazione probabilmente mentirei sapendo di mentire, sentendo dentro di me di essere comunque colpevole di fronte al mio dovere ma scagionato di fronte al mio amico, quindi, non temete, potete star tranquilli. Ma non è questo che mi premeva dire. Poniamo il caso che si presenti a casa vostra Pier Ferdinando Casini inseguito da Mario Monti, il quale, perso il suo tradizionale aplomb, si è messo in testa di strozzalo a mani nude, voi, che siete di buon cuore, offrite a Casini un nascondiglio sicuro ma nel frattempo Monti vi raggiunge e bussa alla vostra porta: contravvenire all'imperativo categorico o tenere ben salda la barra del timone?

domenica 6 ottobre 2013

Si tratta veramente di parricidio? Da Angelino non me lo sarei mai aspettato. E' un po' come vedere Alcibiade pugnalare alla spalle il buon vecchio Socrate (sarà stato l'abbraccio mortale di Pannella, un menasfiga...). Qualcuno, ad un certo punto, deve avere applicato al caso italiano la teoria dei giochi, anche contravvenendo alle premesse di essere consapevoli delle conseguenze di ogni singola mossa e infatti ogni giocatore giungeva a conclusioni diverse. Un improvviso miglioramento delle condizioni del tessuto spazio-temporale ci sta permettendo di lasciarci alle spalle il berlusconismo, tuttavia non si escludono rovesci. Dove stiamo andando non si sa, ma ci stiamo andando a cuor leggero. Non so se a voi, da italiani, vi prende mai una certa vertigine, quell'improvviso disvelarsi dei veli che precede l'apparire del nulla, e intendo il nulla politico, sociale ed economico in cui consiste essenzialmente questa misteriosa entità chiamata Italia. E' un mistero di natura ontologica, solo il pulcino pio ci può salvare.
Posto paradossalmente che il terrore della morte è sia la causa della perdita del senso della vita sia l'unico argomento per continuare a vivere, ora possiamo passare ad analizzare, con occhio smagato, le ultime vicende del declino di B., giunto, a quanto pare, al suo tipping point.


B. è la quintessenza della vanità, vive per essere ricordato, magari come padre nobile della patria, e perseguitato, per giunta, dalla giustizia di un regime ingiusto e totalitario, come Silvio Pellico (non sarà un caso che abbiano a ritrovarsi lo stesso nome di battesimo).


Non è forse B. il paradigma stesso della vanità vuota, del conatus che lo spinge a vivere e a darsi un senso che a lui pare così magnifico, così cogente rispetto a quello altrui, e a noi pare invece così miseramente vano?


Nell'illusione di essere dei magnifici interpreti dello spirito del tempo si specchia la vanagloria di molti grandi statisti, fortunate le ragazze madri che se lo ritroveranno davanti al consultorio, la vecchina che se lo vedrà recapitare a casa assieme alla spesa, gli studenti con difficoltà di apprendimento che avranno modo di apprezzarlo come insegnante di sostegno, B. ha ora l'occasione più unica che rara di aspirare alla santità, non se la lasci scappare.

mercoledì 2 ottobre 2013

Rettifico: «Enrico, dobbiamo un gallo ad Angelino Salvatore, dateglielo, non ve ne dimenticate». Fedone (118a).