Ha importanza sapere cosa voterò? Perché, quando ve l'ho detto cambia qualcosa se ve l'ho detto io? Sono propenso a votare 'No' perché mi fa paura la concentrazione del potere, e poi, così come stanno le cose, si può sempre metterci una pezza, basta una congiura di palazzo e puf, l'aspirante Mussolini è già bello che fritto. Anche perché se non tocca al Renzi toccherà al pentastellato, con la sua idea naïf del mondo, oppure al lepenista valpadano... Sì, meglio così, meglio mantenere le cose come stanno per lasciare agio ai ribaltoni: è deciso, voterò 'No' (poi ci si annoia a tenere sempre lo stesso premier, la vita è breve).
lunedì 30 maggio 2016
domenica 29 maggio 2016
Scelte di pancia
Dal punto di vista della logica, logicamente parlando, una democrazia resta tale finché sono previste elezioni, per cui sulla riforma costituzionale dovremo affidarci a qualcosa di diverso dalla logica per distinguere il bene dal male. Se vince il Sì, dicono, avremo una specie di alternanza di dittature mascherate e un governo forte che ridurrà il parlamento a mero esecutore delle sue direttive. Se vince il No, dicono, continueremo ad essere ostaggio degli inciuci, della compravendita dei parlamentari, del trasformismo, se vince il No l'Italia continuerà ad essere quella di sempre: instabile, voltagabbana, intrallazzara. Allora vedete bene che nella scelta del Sì e del No le ragioni emotive prevarranno, come sempre, su quelle della logica, è il destino della politica (in altre parole non credo che vi sia un'argomentazione logica inoppugnabile in grado di ergersi al di sopra delle parti, molta della logica applicata alle scienze umane non è che emotività mascherata, paura, speranza e capziositá). (Per esempio io mi faccio sempre guidare dalla paura, altro che logica).
mercoledì 25 maggio 2016
Amnistia?!
Più non scrivo e più non mi viene voglia di scrivere, quindi scriviamo qualcosa pur di ricominciare a scrivere. Tutti si domandavano: perché gli italiani amano così tanto i radicali ma non li votano? Dunque, ammesso che quello mostrato non più tardi di tre giorni fa fosse vero amore, potremmo rispondere, in via del tutto preliminare ma nondimeno esaustiva, che il messaggio radicale è perlopiù incomprensibile ai comuni mortali. Prendete per esempio la lista "Amnistia, Giustizia e Libertà": che c'azzecca l'amnistia, dirà l'uomo della strada? Forse una lista "No Multe, Giustizia e Libertà" avrebbe avuto più chance. Poi sono il primo a dire che l'attenzione ai problemi dei detenuti è una grande battaglia di civiltà (soprattutto quando ti capita di finire in gattabuia, che è lì che ti accorgi di quanto avevano ragione), ma con tutti i politici ladri che ci sono, dirà sempre l'uomo della strada, proprio tu mi vieni a parlare di amnistia? Ma lasciamo stare la lista Amnistia, Giustizia e Libertà, che Cappato si presenta a Milano con una bella lista "Radicali con Cappato". Siamo sempre da capo: quelle radicali sono battaglie di nicchia, non è come ai tempi del divorzio, una battaglia chiara, semplice, popolare, lineare... ma lasciamo stare le battaglie di nicchia. La gente non vota i radicali perché non li capisce e d'altro canto loro non fanno più niente per farsi capire (il Pannellone nostro faceva e disfava, e noi lì a non capirci un cazzo, che Dio ti abbia in gloria).
martedì 17 maggio 2016
Era meglio Mussolini
Alla fine finirà che era persino meglio il Duce di Renzi, ma è ovvio, il passato ci appare sempre più innocuo alla luce del presente. Il Duce, se non altro, aveva fatto le bonifiche, il Craxi, a ben guardare, aveva più ragione di Berlinguer, e il Berlusca, tutto sommato, un simpatico vecchietto alla Hugh Hefner. E' l'attualità che ci fa bruciare nel fuoco delle passioni, fra vent'anni il Renzi verrà rimpianto da qualcun altro, perché lui non macinerà più acqua, mentre saremo tutti incarogniti con l'eroe del momento, che ti farà rabbia solo a vederlo in televisione (o sui tablet pieghevoli di quarta generazione).
lunedì 16 maggio 2016
Discorso sopra gli italiani
Io davvero non vi capisco, con Renzi avete finalmente trovato un fuoriclasse che non se ne vedevano così dai tempi di Lorenzo il Magnifico, l'unico con la forza e le capacità, l'unico con la visione, l'unico in grado di dare la stura a un nuovo rinascimento italiano e voi che fate? Ci sputate sopra, lo trattate come un disgraziato. Io ho capito come siete fatti voi italiani, a voi basta darvi un pretesto per litigare che siete sempre contenti, come l'orchestrina del Titanic continuate a suonarvele tra di voi anche con l'acqua alla gola, non vedete a un palmo del vostro naso. Renzi personalizza il referendum e porge eroicamente il petto al suicidio politico? E voi festeggiate, scommetto che non vedevate l'ora... ma dovreste convincerlo a desistere, invece, per il bene del paese! Pazzi, e irresponsabili, in realtà voi odiate il vostro paese.
domenica 15 maggio 2016
Flânerie
Ero impegnato in altre faccende e quando non si scrive giornalmente poi si perde il ritmo, nel frattempo Renzi è diventato il leader dei laici, l'Ucraina ha vinto l'Eurovision Song Contest in aperta violazione degli accordi di Minsk e Pizzarrotti - abbondiamo con le doppie - vuole denunciare il Movimento Cinque Stelle per mancato adempimento dei doveri coniugali. Ci vuole l'occhio disincantato del flâneur per non lasciarsi incantare troppo dall'attualità (talvolta all'earl grey alterno un tè verde con due gocce di limone del Garda).
mercoledì 11 maggio 2016
Errare
Sarò una brutta persona ma frequentare la filosofia mi sta portando non tanto a parteggiare più convintamente per questa o quella parte politica quanto a muovermi criticamente attraverso i concetti, sono diventato politicamente agnostico (qualcuno mi accuserà di indifferenza, non importa). La realtà è di per sé aporetica perché si fonda su un presupposto non evidente quale il libero arbitrio, ovvio che i conti non tornino mai, ottima soluzione sarebbe considerare tutto come necessario e allora sì che i conti tornerebbero, ma abbiamo visto come per il solo fatto di agire non possiamo non dirci liberi. In altre parole, fintanto che ci pensiamo liberi siamo costretti ad errare, obbligati all'aporia, e cioè a vagare senza poggiare mai i piedi su un terreno definitivamente solido, la soluzione c'è, ma diventa impraticabile nel momento stesso in cui si comincia a cercarla: libertà è non verità, verità è non libertà (e infatti le leggi della fisica funzionano a meraviglia perché non hanno la pretesa di dirsi libere).
lunedì 9 maggio 2016
Senza via di scampo
Capisco il problema, in nome dell'efficacia dell'azione di governo, si dice, si intende ridurre il potere del parlamento a tutto vantaggio dell'esecutivo. E' un problema grande, che va ben aldilà dei personaggi attualmente impegnati nella commedia, alla velocità attuale del cambiamento i governi devono possedere la rapidità dei consigli di amministrazione, al netto della effettiva capacità di Renzi, Salvini, grillini e compagnia bella di risolvere un qualsivoglia problema (io personalmente non credo vi sia per principio nessuno in grado di approntare delle soluzioni, essendo la crisi attuale talmente interconnessa alle varie crisi locali e talmente strutturata globalmente che prescinde dalle azioni dei singoli governi, si intende che la mia opinione non è dirimente). Mi pare invece di intravedere, ma questo già da tempo, una sorta di conflitto fra democrazia e tecnica, intesa come la intendono i filosofi, per cui è l'essenza stessa della contemporaneità che esige di anteporre l'efficacia dei provvedimenti alle esigenze della rappresentatività, essendo l'occidente tutto strutturato su modelli deterministici. Viviamo insomma nell'epoca dell'efficacia, e Renzi in tutto questo rappresenta ahinoi più l'impressione dell'efficacia che l'efficacia stessa (se la democrazia è oggi in pericolo lo è per l'idea che nei decenni precedenti non si è fatto nulla di buono e da qui l'urgenza, seppure fine a se stessa).
domenica 8 maggio 2016
Ribaltiamo la questione
Se pure Nogarin viene indagato, e sulla sua assoluta correttezza possiamo metterci la mano sul fuoco, significa che il tarlo non è nei politici ma è nella legge, è la legge che è criminogena. Fuor di scherno, qui non si capisce più niente, sempre più difficile separare il grano dal loglio, bisognerà pure lasciare un po' di spazio di manovra a 'sti poveri amministratori, sennò tanto vale consegnare l'Italia ai magistrati, che governino loro, che la legge la conoscono come loro tasche (ovviamente non siamo usciti completamente dallo scherno).
mercoledì 4 maggio 2016
Che cos'è morale
La morale funziona a questo modo: se attorno al fine di un'azione si forma un ampio consenso sociale a motivo di un interesse comune o generalmente riconosciuto come tale, allora l'azione avrà molte più possibilità di essere considerata lecita e morale, diversamente sarà più facile considerarla immorale. Possiamo senz'altro menzionare la teoria di Raskolnikov: i grandi condottieri uccidono migliaia di persone e vengono celebrati come eroi, un uomo che uccide una vecchia usuraia per usarne il denaro a fin di bene è invece considerato un ladro e un assassino. E' chiaro che se il fine è conquistare la Gloria della Nazione, a Napoleone verrà perdonata ogni sorta di carneficina (la quale poi si trasfigurerà in trionfo), il fine di Raskolnikov è invece troppo circoscritto per sovrastare la sacralità della vita e della proprietà privata e l'azione verrà sanzionata per quella che è. Sostituite Napoleone e Raskolnikov con gli eroi dei nostri giorni e vedrete che tutto continuerà a reggersi cartesianamente: il fine non solo giustifica i mezzi, ma determina il contenuto morale dell'azione (è il segreto di Pulcinella, ma sapete meglio di me per nascondere bene una cosa occorre averla davanti agli occhi).
L'inossidabile questione morale
Ho già dato, oramai mi annoia la ritualità dell'invettiva contro la politica. Distrattamente annoti che ne hanno pizzicato un altro e non ti prendi nemmeno la briga di capire il perché e il percome, perlopiù non sai nemmeno che cos'è una turbativa d'asta e dovresti seguire l'inchiesta, sorbirti il processo, ma quella è roba per pochissimi appassionati che nemmeno i campionati di curling, e allora emetti la tua sentenza, tanto che ti domandi a che serve mai la complessa macchina della giustizia se è così semplice passare in giudicato: han detto che è colpevole, lo dice pure Salvini, la cosa mi pare evidente. Poi c'è la questione delle questioni, lo cunto de li cunti, cioè la questione morale, questa suggestione che periodicamente attraversa come una scarica elettrica il corpo della società civile (te la raccomando la società civile), che l'unica soluzione che ci è rimasta è quella di diffondere il verbo dell'onestà, fare opera di convincimento, come se fosse possibile un'ipotetica egemonia culturale della virtù sul vizio. Risibile. La virtù non si regge sulla bontà d'animo, tutt'al più sull'interesse, se c'è un interesse diffuso in un certo comportamento sociale vedrete che prima o poi cominceranno a magnificarlo come una virtù. Eppure c'è chi è convinto che la virtù possa conquistare con la sola forza del suo esempio, come il tifoso che pensasse di convertire l'avversario alla sua fede magnificando le qualità della sua squadra, e che c'entra? Ognuno tiene per la sua. Insomma, se vuoi redimere veramente l'umanità dal vizio devi convincerla prima che è per il suo interesse, inutile affidarsi al solo senso di colpa, troppo facile metterlo a tacere.
lunedì 2 maggio 2016
Parusìa
E' giunto il momento di parlare della parusìa (con l'accento sulla "i"), un termine ormai entrato nell'uso comune. Una breve ricerca vi mostrerà l'origine greca del termine, il quale viene tradotto come "presenza", e la parusìa sta ad indicare proprio la presenza del divino nelle cose terrene. Se vi ricordate, Platone sosteneva che questo mondo non è che un'immagine imperfetta di un mondo perfettissimo, l'Iperuranio, come se fosse, questo mondo, l'immagine riflessa su uno specchio d'acqua increspata di una perfettissima volta celeste. Ebbene, in Platone la parusìa indica la presenza dell'essenza ideale perfettissima nell'ente materiale imperfetto, e già qui ci sarebbe da discutere, e cioè di come sia possibile rilevare e distinguere la presenza del perfetto nell'imperfetto. Tuttavia, dopo Platone il cristianesimo si appropria del termine e lo usa per indicare la seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi, intendendo la "presenza" come manifestazione certissima di Cristo all'interno di un mondo che è giunto al suo massimo grado di corruzione, e infatti San Paolo scrive: «Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima
infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà essere rivelato l'uomo
iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza
sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a
sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio». Questo uomo che siede sul trono di Dio sarebbe per alcuni l'uomo della tecnica, cioè l'uomo di scienza, il "superuomo", per cui, se contate di fare programmi per il futuro, tenete presente che l'anticristo si è ormai manifestato e la fine dei tempi dovrebbe quindi essere questione di giorni o al massimo di anni, la parusìa incombe sul mondo e potrei quindi anche smettere di mandare curriculum, tutto volge al termine. (noterete come l'uso greco del termine sia molto più raffinato, ma non vogliamo qui contraddire la verità rivelata, sia solo per scaramanzia).
[intanto vi tengo impegnati con questo finché non ritrovo un po' di tranquillità].
domenica 1 maggio 2016
Cause di forza maggiore
Non ho nulla dire, sono preoccupato per il lavoro e quando succede non ho nemmeno voglia di scrivere e soprattutto di pensare. Mi costa una gran fatica abituarmi ai nuovi ambienti di lavoro, mi viene innaturale, già il dover mettermi nell'ottica del cambiamento mi debilita. E poi mandare in giro il curriculum, rimettersi sotto esame, superare i tre mesi di prova, non ce la posso fare, non a quarantatré anni (figuriamoci a cinquanta o passati i sessanta, come vorrebbe l'Inps), è una vita ben misera. In ogni caso ci sentiamo, magari tra una malinconia e l'altra ci scappa qualcosa di buono, ma non ci conterei troppo.
mercoledì 27 aprile 2016
Come ci pago le bollette col marxismo?
Oh gente, che depressione. Di nuovo in marcia a cercarsi un lavoro, sempre meno gente che ti chiama, non puoi mai dirti tranquillo o crearti una tua solida identità professionale (medico, magistrato, dottore commercialista), tanto per provare il brivido della sicurezza economica almeno una volta nella vita (chi ha la sicurezza economica può dedicarsi con maggiore agio alle sue ubbie e impiegare così il tempo che lo separa dalla morte, amen). Gli amici marxisti me l'avevano detto, il capitalismo è una sòla, ma con questo mai che ti indichino l'alternativa (ce l'hanno ben chiara nella testa ma non sanno spiegartela: come ci pago le bollette col marxismo? Te le paga un amico, come le sigarette di Ecce Bombo, oppure lo Stato, la soluzione passepartout a tutti i tuoi problemi).
martedì 26 aprile 2016
Monito
Io ve lo ridico, attenti a sentirvi migliori dei politici, potreste avere delle brutte sorprese, cari miei concittadini a cinque stelle, perché non smetterò mai di dirlo, che è la qualità dell'elettorato che determina la qualità della proposta politica. Troppo comodo specchiarsi nelle brutture di questo o quell'amministratore e ritagliarne per contrasto la nostra figurina angelica, se "tutti corrotti", allora anche gli elettori.
Riparazione
Sono già stato giustizialista, troppo comodo, quando la bile si erge a giudice supremo si finisce per fare la fine degli umarell che al bar le sparano grosse ("I politici? Fucilarli tutti!"). In un paese serio non si passerebbero alla gogna gli indagati, basterebbe la pena a sistemare le cose qualora li si trovasse colpevoli... come sono candido. Ricordo quando tutti aspettavamo che cadesse Berlusconi e contavamo sull'operosità dei magistrati per accorciare i tempi, il fine avrebbe giustificato i mezzi. Pure io ci speravo intimamente e ci sguazzavo, "a brigante, brigante e mezzo", mi dicevo. Non era forse questo un modo per ricadere in quelli stessi vizi nazionali che tanto ci stavano sulle palle? Sì, lo era, meglio invecchiare da garantisti.
Eticamente sensibili
Io, di mio, sono troppo originale per andare ad insegnare l'etica, non è che eticamente sia una cima, ho questa visione dolente della vita legata alla mia particolare sensibilità, per me tutto è dolore fin dal principio e non c'è piacere che tenga. Scriveva Nietzsche, in uno dei suoi occasionali momenti di lucidità, che mentre il cattolicesimo dice «lotta contro il peccato», le religioni del lontano oriente dicono «lotta contro il dolore», e questo dolore ovviamente non si estingue con il piacere che può dare il potere (idealmente sono vicino al lontano oriente anche se non mi vedrete mai andare in giro vestito di arancione, ho una certa avversione per gli aspetti esteriori dei culti, nonché per i culti stessi). Io non me la sento di insegnare l'etica nemmeno ai politici, da loro non pretendo l'onestà intellettuale quanto quella "materiale", che non rubino denaro ai contribuenti, ma questo nell'interesse di tutti. Insomma, anche le crociate anti-casta mi paiono diventate di maniera, gente che scarica impropèri sui politici e magari non rilascia scontrino perché "tanto quelli rubano più noi" (l'italiano trova sempre il modo di accomodare le cose, è la sua specialità). Non vorrei che a forza di fare le pulci agli altri ci ritrovassimo le cimici nel letto, tutto qui.
lunedì 25 aprile 2016
Wertfrei
Ma sì, occupiamoci della salute della società, è un ottimo passatempo, però senza esagerare. Anzi, salute è un termine un po' ambiguo, rimanda al famigerato Comitato di Salute Pubblica giacobina, facciamo che ci occupiamo della società tout court, ma così, spassiunatamente, senza pretese. Sarebbe anche già tanto descriverla, la società, senza darne un giudizio, nel solco dell'avalutatività weberiana*. Però anche qui troverebbero da ridire, perché l'intellettuale ha da svolgere una funzione etica, deve assumere il ruolo di sentinella, della vedetta che per prima avvista lo scoglio oltre l'orizzonte e lancia l'allarme. Senonché avete visto tutti la fine che si fa a delegare i turni di guardia agli intellettuali, che il popolo finisce fatalmente per non assumersi più l'onere della cognizione e tutto finisce a carte quarantotto.
Credersi buoni
Che cos'è questo intellettualismo
etico di cui soffre perlopiù la sinistra? Ma l'abbiamo già detto, è
un vecchio concetto di origine socratica per cui si crede che
conoscendo il bene si è come impossibilitati a non praticarlo,
perché la verità, il disvelamento, opera sull'uomo come un
incantesimo e il male non è altro che mancanza di conoscenza del
bene. Tutti possono essere buoni, se non lo sono è perché non hanno
studiato abbastanza, perché non conoscono il bene, ecco perché
quando il progressista parla di Salvini lo tratteggia come un
ignorante. Se leggesse più libri anche Salvini sarebbe più buono e perciò di
sinistra. Perché, vedete, il progressista non pensa che si debba
essere di sinistra per essere buoni e giusti, al contrario, è la
bontà e la giustizia che sono intrinsecamente di sinistra. Questa
idea che la conoscenza del bene, una volta raggiunta, operi nell'uomo
come una forza irresistibile è totalmente infondata, com'è
infondata l'idea tutta progressista (alla Gramellini, per intenderci)
che lo studio e la conoscenza conducano per forza di cose alla bontà
e alla giustizia. Socrate invitava a conoscere se stessi, non i libri, i quali sono perlopiù veicoli di falsa conoscenza e di conformismo intellettuale ("evidente che si
danno arie di sapienti, ma in realtà non sanno nulla").
domenica 24 aprile 2016
Il compagno Sanders
Alla fine, come sempre, sta tutto nella testa, se non hai paura di metterti in gioco e hai un'adeguata fiducia nei tuoi mezzi magari sarai più portato per il libero mercato, diversamente cercherai l'appoggio e l'assistenza della società costituitasi in mutuo soccorso, cullato dalla suggestione che solo l'uomo che si prende cura degli altri è degno di vivere. Poi ci sono i casi di intellettualismo etico conclamato e attivismo chic. Mi fa sorridere, per esempio, l'America che si riscopre socialista, Susan Sarandon, la pasionaria, Rosario Dawson, Danny De Vito e Spike Lee fulminati sulla via di Bernie Sanders (rimembranze del flower power, un Coachella festival ma senza le griffe), che per i loro parametri è una specie di Fidel Castro, per i nostri più modestamente una via di mezzo fra Beppe Grillo e Bertinotti.
"Istituzione di un sistema sanitario nazionale, riabilitazione del Glass-Steagall Act
(separazione fra banche di risparmio e banche d'investimento),
università pubblica gratuita finanziata con imposte sulle operazioni di borsa, salario minimo orario di 15 dollari, messa al bando di lobby e grandi finanziatori nei rapporti con i candidati."
Meno male che dal socialismo ci sono già passato. Io ero il classico socialista per paura e sentimento di inadeguatezza nei confronti dell'economia di mercato, non che adesso sia un temerario, ma una volta caduto il velo impossibile rimetterlo al suo posto come se niente fosse. Sul sistema sanitario nazionale mi trovo anche d'accordo, per il resto il fenomeno Sanders mi ricorda un po' la moda del bohemian chic, se attacca in America questa roba qua significa che è tutto finito.
sabato 23 aprile 2016
Un governo buono è un governo morto
Se pensate che l'idea della risolutezza ad ogni costo sia una minaccia per la democrazia bisognerà però considerare che è la stessa democrazia irresoluta a produrre la sua crisi. Se pensate che il rimedio al renzismo debba essere un generico buon governo improntato dell'understatement bisognerà però prima supporre che questo ipotetico buon governo sia davvero in grado di trovare soluzioni unanimemente riconosciute come valide. Io non penso che un governo del genere possa esistere nei fatti, un governo del genere rimane perlopiù un'aspirazione ideale. Il trambusto del presente nasconde il vero significato dell'azione, non esiste governo in atto che sia buono, parafrasando un noto motto, un governo buono è un governo morto. Dunque allo stato attuale possiamo tutt'al più dire dire che il renzismo, nonostante le buone intenzioni, rischia seriamente di fare la fine del berlusconismo, e cioè di risultare sterile gestione del consenso fine a se stesso. Non è poco, accontentiamoci.
Essenza del renzismo
Che cos'è il renzismo? E' la frenesia del fare come prodotto dell'inazione della politica, è "il basta chiacchiere, ora vogliamo i fatti", è la risolutezza che sferza l'immobilismo, anche a costo di dimostrarsi sfrontata. Anzi, una certa dose di spudoratezza è caldamente consigliata, come esaltatrice di sapidità. Come pensate dunque di battere il renzismo? Non certo ricadendo nel vecchio vizio delle astratte discussioni ideologiche (strategia perdente della sinistra), non certo pensando di ammansirlo o facendo appello alla concertazione (strategia perdente della minoranza), perché il renzismo vive di rottamazioni e di accelerazioni improvvise, di improvvise vampate "riformiste", di spallate allo status quo. Il renzismo può essere dunque battuto solo da una forza uguale e contraria, da qualcuno che si mostri ancora più risoluto e mosso dall'idea di un rinnovamento rapido e senza compromessi, il renzismo è come se esaltasse il populismo ed eccitasse l'antipolitica, mantenendole però sempre a una certa distanza: verrà il giorno in cui Achille raggiungerà la tartaruga?
venerdì 22 aprile 2016
Discorso sull'etica (seconda versione)
E se dunque la libertà di accadere non appare ma appare di fatto solo l'accadere, e se ci atteniamo a questa evidenza senza fantasticare sull'esistenza di ulteriori dimensioni di libertà prive di riscontro, l'etica ci appare non tanto il luogo della libera volontà quanto il progressivo mostrarsi della necessità. Ora, ogni cosa che appare è come intessuta nella trama del mondo, e dunque perché non commettere un qualsiasi reato semplicemente scaricando la responsabilità sulla necessità? Ogni azione sarebbe permessa ma proprio per questo perderebbe di significato, per esempio lo stesso pensiero anarchico, per darsi un significato, deve porsi il limite di non avere limiti, e non si tratta di un limite da poco, anzi, si tratta del più invalicabile dei limiti. Questo per dire che è impossibile non darsi un'etica, e darsi un'etica significa porre necessariamente una qualche forma di libero arbitrio, ed eccoci ritornati da capo: anche la libertà è necessaria, nel momento stesso in cui incominciamo ad agire non possiamo non pensarci liberi: tutto si regge, non avanzano viti.
Post it
Ritornando a Renzi, difetti: è un arrogante, è un pallone gonfiato. Se la mena tanto e crede di sapere tutto lui. Il suo inglese fa ridere. E' un incantatore di serpenti, mente sui dati dell'occupazione, è un piccolo dittatore, è un massone, ha il papà indagato. Pregi: ha rottamato la sinistra. Passiamo al ministro Boschi, difetti: è una raccomandata, ripete a pappagallo tutto quello le dicono di dire, fa tanto la figa, è una femmina, ha il papà indagato. Pregi: a me piace. E con questo per un po' stiamo a posto.
Dissertazione
Dissertazione spinozian-severiniana (perché non si può vivere di solo Renzi o contra Renzi): Poniamo il caso che le cose accadano secondo necessità, e cioè che non possono accadere diversamente da come accadono. Qui è utile ricordare il concetto aristotelico di atto e di potenza: l'atto è ciò che si manifesta effettivamente nel concreto, la potenza è la possibilità che qualcosa si manifesti o meno. Ma quando qualcosa accade ciò che si manifesta è sempre un atto, la potenza, per sua stessa natura, rimane sospesa in astratto, tanto che qualcuno potrebbe pensare che essa sia un sovrappiù, qualcosa in più del necessario. Ecco, io sono fra coloro che pensano (pochi, per la verità) che il concetto di potenza sia effettivamente un qualcosa in più del necessario, che ciò che vediamo sia sempre e solo un accadere in atto, e che l'idea che quell'accadere possa essere sospeso in uno stato indefinito in cui è allo stesso tempo potenzialmente esistente e inesistente sia in realtà una fantasia o qualcosa di cui non ha senso parlare (si pensi alla fisica e alle discussioni intorno all'interpretazione di Copenaghen). Ma se dunque tutto fosse necessario, che fine farebbe la nostra libertà? Esisterebbe pur sempre in quanto necessità, nel modo esatto in cui essa ci appare: fede nella possibilità che esista una dimensione in cui le cose possano potenzialmente esistere e non esistere prima che esse appaiano. (questo stesso testo, che non avevo programmato, non poteva che essere scritto in questo modo, non esiste, non è mai esistito né mai esisterà un tempo in cui esso poteva essere scritto diversamente: vi ho convinti?).
(scritto alle 23:03 del 21/4 e programmato per la pubblicazione alle 7:30 del giorno dopo, mentre mi sto facendo la barba).
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