In Fisica e Filosofia Werner Heisenberg rileva che la prospettiva quantistica ha qualcosa in comune con Kant: il soggetto è implicato nella rilevazione della realtà. Nell'epistemologia di Heisenberg l'atto dell'osservazione modifica inevitabilmente la realtà osservata: «Ciò che osserviamo non è la natura in sé, ma la natura esposta ai nostri metodi di indagine». E qui arriva quell'espressione apparentemente innocua, "la natura in sé", che è la cosa in sé kantiana: anche Heisenberg evoca questa "realtà in sé" che dovrebbe consistere nella realtà isolata da tutte le sue qualità intuitive e sensibili, un legno senza legno, un'acqua che non è acqua. Forse è pura matematica? Ma la matematica dove si trova, dentro o fuori di noi? Per Kant la matematica è giudizio sintetico a priori, è dentro di noi, non appartiene alla cosa in sé. In Fisica e Filosofia Heisenberg si rifà esplicitamente a Platone: il mondo non è materiale, così come nel Timeo di Platone la materia è formata da solidi geometrici regolari, i costituenti ultimi della natura sono forme astratte, equazioni e relazioni di simmetria. Per fondare la realtà ultima anche Heisenberg è costretto a rifarsi a Platone.
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