Con tutta la cultura che abbiamo alle spalle noi europei, figli dei greci, figli dei romani, scopritori dei diritti, vaticinatori dei rovesci, non riusciamo a far fruttare questo enorme know how e a trasformarlo in azione pratica, vantaggiosa, conveniente, siamo diventati museali, enciclopedici, retrospettivi, e quando ci mettiamo a organizzare il futuro lo organizziamo secondo i canoni della città del sole, della repubblica platonica, con tutta l'albagìa dei professori di liceo classico (albagìa s. f. [forse der. di alba, attraverso il sign. di «vento dell’alba»]. – Alterigia, presunzione, boria che deriva da una considerazione troppo alta di sé. Enciclopedia Treccani). Non ci sono diritti che non si impongano con la forza, l'idea irenica che non deve sempre vincere il più forte è smentita dalla forza con la quale i diritti degli europei si sono voluti dichiarare universali (irènico agg. [dal gr. εἰρηνικός, der. di εἰρήνη «pace»] (pl. m. -ci), letter. – Di pace, che promuove la pace. Enciclopedia Treccani). Noi sappiamo oggi più di quanto non abbiano mai saputo i nostri colleghi uomini (e donne) del passato, ne conosciamo di cose attorno all'atomo, e quando abbiamo finito le nozioni da apprendere ce ne siamo sempre inventate di sana pianta di nuove, come lo strutturalismo, il decostruttivismo, la metafisica della presenza. Museali ed enciclopedici, i nostri diritti ci paiono ingiustizie, il nostro vantaggio un'eresia. Finirà male.
giovedì 20 febbraio 2025
mercoledì 19 febbraio 2025
26 giugno 1915
La guerra m'ha raggiunto! Io che stavo a sentire le storie di guerra come se si fosse trattato di una guerra di altri tempi di cui era divertente parlare, ma sarebbe stato sciocco di preoccuparsi, ecco che vi capitai in mezzo stupefatto e nello stesso tempo stupito di non essermi accorto prima che dovevo esservi prima o poi coinvolto. Io avevo vissuto in piena calma in un fabbricato di cui il pianoterra bruciava e non avevo previsto che prima o poi tutto il fabbricato con me si sarebbe sprofondato nelle fiamme.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno
(Lo sa anche Draghi, l'Europa è disunita e non sa cosa fare, nemmeno lui ha la minima idea di che cosa fare, ma almeno fare qualcosa: il fatequalcosismo. Del fatequalcosismo di Draghi avevamo già avuto un assaggio qui da noi quando era stato chiamato a furor di popolo a guidare il governo d'emergenza. Insomma, andiamo alla cieca. In questo andare alla cieca non stupisce che Russia e Usa si facciano beatamente i loro interessi. Oggi Putin ha gettato il sasso nello stagno: niente in contrario all'Ucraina nell'Unione Europea. E adesso? E adesso che ce l'ha detto Putin noi non vogliamo l'Ucraina nell'Unione Europea. Psicologia inversa: cascati con tutte le scarpe. E poi questa ridicola retorica dell'Europa unita, guidata da due nazioni, Francia e Germania, che si sono autoincoronate imperatrici, come Napoleone. È già un miracolo se siamo ancora vivi. L'Europa è come l'Inter di quest'anno: grande stima e sicurezza nei propri mezzi, la più brava, la più giusta, la più ingiocabile per tutte. Poi perde, però rimane la più ingiocabile per tutte: sui libri di storia verrà documentata la nostra sconfitta, ma sconfitta ingiusta, sia messo per iscritto che eravamo i più forti.)
lunedì 17 febbraio 2025
domenica 16 febbraio 2025
Lode a Carlo Conte
sabato 15 febbraio 2025
Sofferente come Gadda costretto a guardare il festival di Sanremo dalla sua governante (disclaimer: nessun blogger è stato maltrattato o costretto a guardare il festival di Sanremo, è stata una sua scelta autonoma e ponderata dettata da autolesionismo), sono arrivato al punto di averne piene le uova. Mi si presenta un dilemma: o sono io che pretendo troppo dall'arte musicale oppure è lo stato dell'arte musicale che giace oramai a un livello così miserrimo che occorre raccontarsela bene bene per fare di ogni Lucio Corsi uno Ziggy Stardust, di ogni Giorgia una Aretha Franklin, di ogni Brunori un De Gregori. Uno scoramento infinito mi prende nel vedere questi poverini tentare di emulare artisti a cui loro corrispondono come Little Tony, buonanima, a Elvis Presley. Dice: bisogna accettare il gioco, lo sappiamo che Lucio Corsi non è David Bowie e che Giorgia non è Aretha Franklin, che Brunori non è De Gregori, ma il mito si crea per mitomania, un po' bisogna raccontarsela. D'accordo, ma bisogna vedere perché il gioco deve per forza valere la candela: a che pro mi dovrei applicare a fare tutto 'sto popò di lavorio mitologico per una Giorgia e per un Lucio Corsi? (Ho preso la pora Giorgia e il poro Lucio Corsi ma avrei potuto dire qualunque altro, Da Rocco Hunt ad Achille Lauro, ho stima solo per Massimo Ranieri).
giovedì 13 febbraio 2025
Insomma il chitarrista dei Modà è nato a Sermide e cresciuto a Bergantino, dove ho fatto la scuola di liscio. Enrico Zapparoli, e io credo che a uno Zapparoli mio nonno abbia pure aggiustato un paio di scarpe essendo calzolaio. C'erano degli Zapparoli anche a Moglia, un Renato Zapparoli, forse c'era anche una ditta di trattori con quel nome, e adesso vedere uno di Sermide e di Bergantino che partecipa a Sanremo, che quando è nato lui io avevo sette anni, e c'è pure il caso che lo abbia incrociato o sia venuto a vedere un'esibizione della Scuola di Ballo del maestro Cuoghi, mi fa sentire come se avessi sfiorato l'appuntamento col destino.
(seriamente, se mai questo argomento può essere serio, tifo per i Coma_Cose e ho un debole per il pezzo di Massimo Ranieri, bella canzone e interpretazione magistrale, buttati sul classico e non sbagli mai; "La vita intera con il cuore in mare,/Il mondo l’ha già fatto a pezzi eppure lì rimane,/Proteggilo dal freddo che c’è stato,/E troverai la pace dopo quello che ha passato", sorprendente che un testo così sia uscito da Nek/Tiziano Ferro).
Purtroppo spesso chi non ha talento pensa di far l'artista attraverso l'impegno civile, ne abbiamo esempi lampanti al Festival di Sanremo, il perfetto e assiomatico spettacolo nazionale con le sue immancabili e doverose campagne di sensibilizzazione, dove c'è sempre una canzone che, signora mia, è tanto bella e parla di un tema così importante (quest'anno pare sia il turno dell'Alzheimer). Non manca mai, tra l'altro, l'ospite affetto da qualche malattia rara, il caso umano che ci fa sentire tanto buoni, come a Natale, riuscendo nell'impresa di far appassionare anche il bisnonno alle magnifiche sorti e progressive del nuovo Achille Lauro o al dramma personale di Fedez, con locali gruppi di supporto per Brunori Sas, seguito come uno spirito guida dalle testate regionali del Tg della Calabria, manco fosse David Bowie: Sanremo, anche la Chiesa cosentina tifa per Brunori Sas. Il vescovo Checchinato: «Il suo brano è bellissimo». Qui in Calabria nel pantheon delle autorità civili non manca mai il prete, come l'acquaiolo nel presepio. (noi, dal canto nostro, tifiamo per la new wave).
Esistere, con il significato di ex-sistere, stare, portarsi al di fuori della permanenza, Emanuele Severino avrebbe qui gioco facile nel dire che tutto il mondo si fonda su un equivoco ontologico che si riflette sul linguaggio: la convinzione di non essere, del non essere più, di essere in balia della possibilità del non essere. Direbbe che la convinzione sbagliata di essere destinati all'annullamento è la nevrosi che produce la violenza, la violenza che sublima in volontà di potenza che si crede potente: ma è potenza impotente. Anche "produrre" è una parola chiave del nichilismo: pro-ducere, portare avanti, condurre fuori, dalla condizione del non-essere a quella dell'essere: l'occidentali's karma è il destino di pensarsi un niente, l'occidente, la terra dell'occaso, del tramonto dell'essere. (occaso, dal lat. occasus -us, da occasum, supino di occidĕre, der. di cadĕre ‘cadere’, col pref. ob- ‘di fronte’, il sole che ci cade di fronte, il sole che muore •sec. XIV).
"Verso dove? Verso le terre dell'occaso. L'occaso si troverà".
III (Proteo), Ulisse
"In un mondo dove tutto è compravendita, pensa che fico se ci tieni il punto, se ci muori d'inedia. La grammatica è uno strumento borghese atto a tenere sotto il popolo che ne paga sempre le spese. Fosse per me, sui muri, solo cazzi, fregne, e stronzo chi legge."
martedì 11 febbraio 2025
Un tempo, e nemmeno tanto tempo fa, per chi non lo sapesse, Sanremo era Pippo Baudo, solo ed esclusivamente Pippo Baudo, tant'è che io mi ricordo lo sgomento che mi prendeva a pensare a un Sanremo senza Pippo Baudo, lo disprezzavo, come disprezzavo Craxi e Martinazzoli, e solo adesso che ho visto Amadeus e Carlo Conti, e Salvini e Giuseppe Conte, mi rendo conto che dopo Pippo Baudo Sanremo fa più cagare, e così anche la politica nazionale.
lunedì 10 febbraio 2025
Speciale alta società
Scopro che contadino in greco si dice georgós, che letteralmente vuol dire "lavoratore della terra" (geo-, ergos) e che il nome Giorgio significa proprio "contadino", come Umberto in germanico può significare "famoso guerriero". Giorgio si chiamava anche Giorgio V del Regno Unito, quello che era la copia sputata di suo cugino Nicola II, zar di Russia, e che fu il primo dei Windsor. Trovandosi in guerra con i cugini tedeschi, discendenti dalla stessa casata dei Sassonia-Coburgo Gotha (il marito della regina Vittoria, il principe Alberto, era un Coburgo Gotha), Re Giorgio, il re contadino, decise d'emblée di cambiare il nome della casata in Windsor, per diventare inglese a tutti gli effetti. L'ultimo imperatore tedesco Guglielmo II, un Hohenzollern ma Coburgo Gotha per parte di madre, primogenita della regina Vittoria, si offese alquanto ed espresse molto nobilmente la sua irritazione con una battuta: vorrà dire che noi andremo a vedere Le allegre comari di Sassonia-Coburgo Gotha invece che Le allegre comari di Windsor. Umorismo tedesco che avrebbe anche potuto evitare un inutile scazzo di sangue tra cugini reali, come possiamo definire molto imprecisamente tutta l'enorme tragedia della Prima Guerra Mondiale. Oggi che ci lamentiamo tanto delle democrazie dobbiamo pur sempre ricordarci che il nostro destino è sempre stato in mano a dei folli, magari folli sintatticamente sani, ma comunque folli, folli da legare.
domenica 9 febbraio 2025
La volontà di impotenza
Siccome tutto il mondo è volontà di potenza, volontà di potenza del capitalismo e volontà di potenza dell'anticapitalismo di sconfiggere il capitalismo usando una potenza maggiore, volontà di potenza della scienza, volontà di potenza della scuola, volontà di potenza delle istituzioni che hanno potenza su di noi perché noi, democraticamente, abbiamo delegato a loro la nostra potenza, siccome tutte queste cose, alla fine per uscire da questo dissennato marasma di volontà di potenza sarebbe più utile professare l'impotenza, la sana, liberatoria, bellissima impotenza, di fronte alla vita, alle ingiustizie, ai problemi del mondo, felici e sconfitti, tutti quanti, una professione salutare, universale, catartica di impotenza. Vasto programma.
Appunti per un giallo (psicologico)
La psicanalisi ha fatto di noi degli investigatori, noi siamo il delitto, solitamente commesso dai genitori come nei gialli lo commettono i maggiordomi, la nevrosi è l'indizio, il trauma l'arma del delitto. Esempio: nevrosi: mangiare non mi garba: trauma: papà mi costringeva a mangiare e poi mi diceva che ero grasso: arma del delitto: il cucchiaino. Corollario: la vittima ha paura di prendere l'aereo: spiegazione: perché per costringerla a mangiare papà faceva l'aeroplanino. Siccome poi conoscere il trauma non porta a nessuna guarigione (nevrosi e persona sono la stessa cosa), va a finire tutt'al più che la vittima si libera del trauma trasferendolo alla generazione successiva, come il servizio buono della nonna.
Diceva che scopo della vita non è cambiare il mondo, ma di attraversala ciascuno recitando la parte assegnata, una recita in cui tutti siamo da Oscar, essendo la nostra parte impersonata dai noi stessi meglio di chiunque altro.
Ad Agarthi solo gricie
venerdì 7 febbraio 2025
Le persone hanno bisogno solo di un po' di pace, se questo minimo di pace non gli viene concesso incattiviscono e si mettono in moto le lunghe catene dei disastri. Lasciar in pace le persone è un piccolo contributo che possiamo dare all'umanità, ma ahimè tutti i sistemi sono intasati da modelli di riferimento a cui bisogna per forza di cose attenersi o corrispondere e che paiono proprio fatti apposta per non dar pace alle persone.
giovedì 6 febbraio 2025
mercoledì 5 febbraio 2025
"Docile" ha la stessa radice di "docente", dal lat. docĭlis, der. di docēre ‘insegnare’. Docile è colui che si lascia istruire, e per antonomasia lo studente e chi accetta di imparare. Ma docile ha preso un altro significato, quello di remissivo, di sottomesso. Viviamo in un mondo di saputelli, tutti sappiamo il fatto nostro, non dobbiamo imparare da nessuno. Non ci sono più allievi, solo maestrini. E allora spiegami tu, vista questa incredibile proliferazione di maestrini, perché il mondo continua ad andare così male.
C'è del metodo nella follia dell'occidente, come un treno spazzaneve, corre e spazza tutti gli ostacoli che incontra sul suo cammino con la forza dei suoi cavalli vapore, trionfante sopra tutti gli altri fragili macinini. Una follia perfettamente organizzata può non considerarsi come tale, il folle può credersi assolutamente normale: In ogni formalizzazione coerente della follia che sia sufficientemente potente da poter assiomatizzare la teoria elementare dei casi naturali, è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all'interno dello stesso sistema. Primo teorema dell'incompletezza Gödel e teoria di Polonio sulla follia di Amleto. L'occidente è sintatticamente corretto, quando tutti sono pazzi, la pazzia è il fondamento della giustizia.
martedì 4 febbraio 2025
Un dazio, dicevano, è imposto per proteggere un'economia debole da una più forte, un dazio è un'ammissione di debolezza, ma l'America è forte, lo si vede dallo spessore dei pennarelli che usa Trump, l'America è grande, esagerata, l'America ce l'ha grosso, great, huge, tremendous; questi dazi sono un'altra cosa, sono il ricatto che si fa al bambino per ottenere la sua obbedienza: se non sei bravo niente gelatino. Sicché anche la Cina, che in fatto di pedagogia infantile non ha niente da invidiare a nessuno, restituisce al mandante l'avvertimento e rilancia con una minaccia ben più grave: se non fai il bravo ti cambio gli spinotti alla playstation. Insomma, i dazi sono le munizioni per questa guerra di cerbottane che chiamano commerciale.
lunedì 3 febbraio 2025
Avevo un parente di mamma, a Scalea, un bisavolo o un trisavolo, il quale, appassionato di lettere, aveva imparato a leggere e a scrivere da solo o comunque era riuscito a fare un minimo di scuole. Tale era il suo entusiasmo per le lettere che aveva messo in piedi una specie di scuola per insegnare a leggere e a scrivere alla povera gente, per puro spirito filantropico, perché non riusciva a trattenere quel suo entusiasmo e desiderava trasmetterlo anche agli altri. Pare che l'autorità regia l'avesse poi diffidato dal proseguire quell'attività non ufficiale, forse temendo un'epidemia di coniugazioni errate, meglio analfabeti che sbagliare i congiuntivi. Be', ogni tanto ci penso, perché credo di avere anch'io quel germe di far le cose da me, come per esempio tradurmi da solo i libri, di insegnar filosofia anche da non laureato, per una passione, per la volontà di trasmettere anche agli altri il mio entusiasmo. Ognuno ha la sua missione, il suo demone socratico, ovvero la sua entelechia, la sua "finalità interiore".
sabato 1 febbraio 2025
Giasone a Moglia di Sermide
Non ci avevo mai pensato, ma visto il probabile itinerario seguito da Giasone e dagli Argonauti, che avrebbero risalito o ridisceso l'Eridano, il fiume Po (probabile limes, a sua volta, della mitologica terra degli Iperborei), con uno sforzo della fantasia e non senza tradire un certo orgoglio, possiamo affermare, pur con la precisione che ci è consentita dai fatti leggendari, che gli Argonauti passarono per Moglia di Sermide. Che un paesino all'apparenza così insignificante, se non per il fatto di essere stato il caro luogo dell'infanzia del sottoscritto, sia stato visitato dal mito, seppure solo di passaggio e allorquando Moglia di Sermide non era niente di più che un putrido rigagnolo di acquitrini, in qualche modo restituisce una dimensione più nobile alla mia vita, similmente a un blasone acquistato. Da oggi potete chiamarmi "il giasonico formamentis".
[ahimè, l'etimo greco di Eridano sarebbe "fiume che scorre", per cui, per quanto ne sappiamo, poteva anche trattarsi del Mississippi, ma noi peroriamo fortemente l'ipotesi padana]