Tentavo di spiegare al telefono, che nel frattempo mi stava rispettosamente in silenzio ad ascoltare, che lo scopo della scienza non è quello di dimostrare la verità ultima che siamo fatti di atomi, no, lo scopo della scienza è quello di accrescere sempre più il controllo sulle cose, cosicché se un domani il modello atomico le fosse di impedimento per il raggiungimento dello scopo, la scienza senza esitazioni troverebbe il modo di accantonare anche l'atomo, l'importante è che le tornino i conti.
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sabato 12 gennaio 2019
domenica 6 aprile 2014
Ho voluto omaggiare Manlio Sgalambro comprando La morte del sole. Cacciari ricordava la sua vena leopardiana, quel percepire la scienza moderna come quel sapere che intende salvarci e allo stesso tempo ci condanna al più disperato dei disincanti. Dal risvolto di copertina:
La «prassi» infatti - ora adorata come un tempo l'Uno - non riesce a nascondere la visione che, a poco a poco, la scienza svela: quella dell'universo disincantato come di un immane mostro, acefalo e caotico, avvicinabile soltanto nell'ostile linguaggio dei numeri. Da allora, scrive Sgalambro, il «lutto matematico» avvolge le cose. Così si sviluppa, nella seconda metà dell'Ottocento, l'ossessione della «morte del sole», condannato dalla termodinamica, «spietata erede dei problema della 'salvezza'». La morte termica prende il posto dell'eschaton redentore, il fantasma del sole in agonia si avventa da un futuro cosmico sul secolo della civiltà trionfante e lo paralizza in un tableau vivant della catastrofe.
Direi che si tratta di un passaggio molto utile per comprendere l'inquietudine di noi moderni, più di mille libri di Galimberti. Il rimedio più grande, la scienza che effettivamente può salvarci qui ed ora, ma solo provvisoriamente, che da un lato ci guarisce e si fa interprete dell'ultima incarnazione - la più potente in ordine di tempo - della volontà di potenza, e dall'altro ci costringe ad evocare un senso terribile, ad elaborare continuamente il lutto di un'esistenza irrimediabilmente destinata all'annientamento, eterno, arbitrario e incontrovertibile.
Dunque la vita dell'uomo (e qui si inseriscono le mie personali lamentazioni), la sua integrità fisica, e cioè la sola possibile, come quella fiammella che miracolosamente rimane accesa, minacciata da tutti i pericoli possibili e dal sinistro sopraggiungere degli eventi, gettata nel mondo, situata arbitrariamente in un punto qualsiasi della storia e della geografia... ce n'è abbastanza per distogliere lo sguardo e pensare ad altro, o a pensare che solo un Dio, in fondo, ci può salvare (e qui ci sarebbe da notare come non sia tanto l'ateismo ad avanzare, che in fondo ognuno può benissimo mettersi a credere nel suo Dio personale qualora ne avesse bisogno, quanto la crisi dell'autorità secolare della Chiesa).
martedì 31 dicembre 2013
Breve storia delle teorie atomiche: Niels Bohr
Qual era dunque la pecca fondamentale del modello atomico di Rutherford? Principalmente una: se l'elettrone girava attorno al nucleo nelle sue orbite circolari esso doveva perdere una parte della sua energia equivalente alla suo moto emettendo onde elettromagnetiche, questa perdita progressiva di energia sarebbe stata causa di un rallentamento costante che avrebbe fatto ricadere l'elettrone dentro il nucleo in un movimento a spirale. E' come se la luna, nel suo moto attorno alla terra, cedesse via via parte della sua velocità allo spazio circostante fino a rallentare e schiantarsi sul pianeta. Se non accade è perché la luna è soggetta a un altro tipo di forza, e cioè alla gravità. Secondariamente, gli elettroni non avrebbero avuto forza meccanica sufficiente per rimanere incollati al nucleo, rischiando di venire strappati via dalla minima perturbazione esterna. In sostanza, l'atomo di Rutherford era quanto mai instabile, destinato a sicuro decadimento. Fu dunque un collaboratore di Rutherford, il danese Niels Bohr, a risolvere la questione, facendo entrare in gioco le regole della meccanica quantistica.
Ora, la meccanica quantistica è la teoria più moderna che esista, e non si intende in senso cronologico, ma in senso filosofico. Ribalta le questioni, mette in soffitta il rigido determinismo, accoglie il probabilismo e strizza l'occhio a un certo soggettivismo che nelle sue degenerazioni più estreme può cadere vittima dello spiritualismo se non addirittura del misticismo (fine delle rime in "-ismo"). Bohr prese dagli studi sulla meccanica quantistica l'idea che l'energia emanata dell'elettrone non si irradiasse in modo continuo, ma solo ad intervalli discreti che si trovavano in rapporto matematico con la costante di Plank. Quantizzando l'emissione di energia il modello atomico funzionava, gli elettroni ritrovavano la loro stabilità.
Il modello atomico di Bohr prevedeva ancora orbite circolari per gli elettroni, con il successivo perfezionamento della teoria, e cioè con il modello comunemente noto col nome di Bohr-Sommerfeld, le orbite degli elettroni assumevano traiettorie ellittiche. Tuttavia, come vedremo, la realtà dell'atomo sarebbe sfuggita anche alle regole della geometria convenzionale.
Nella prossima puntata: gli orbitali, ovvero, il porto delle nebbie.
lunedì 30 dicembre 2013
Occorrerà che la scienza si metta anche a spiegare quel curioso fenomeno dello stimolo che prende invariabilmente appena ci si mette a sciacquare i piatti sotto l'acqua corrente, un attimo prima non ti scappava, un attimo dopo, come i cani di Pavlov, pare che non hai visto un cesso da una settimana (e scusate il latinismo). Una "teoria del tutto" degna di questo nome dovrà pur renderne conto, altrimenti è sbagliata.
Breve storia delle teorie atomiche: Ernest Rutherford
"Nella scienza esiste solo la Fisica, tutto il resto è collezione di francobolli"
Ernest Rutherford, fisico e chimico neozelandese, fu allievo di Thomson. In qualità di suo allievo egli aveva il compito, o se vogliamo il dovere, di testare la validità del modello a panettone e per farlo si accinse a dirigere un esperimento eseguito da Hans Wilhelm Geiger e Ernest Marsden al laboratorio di fisica dell'Università di Manchester. Geiger, assistente di Rutherford, ne trarrà ispirazione per ideare il suo celebre contatore. L'idea era semplice: bombardare l'atomo con particelle alfa emesse da una sorgente radioattiva e ricavare dal calcolo degli angoli di uscita indicazioni sulla distribuzione dei corpuscoli al suo interno. Fu predisposta una sottilissima foglia d'oro (0,0004 mm, circa 200 atomi), sul tipo di Gualtiero Marchesi, attorno ad essa fu predisposta una fascetta ricoperta di solfuro di zinco sulla quale si sarebbero impresse le microscopiche "pallottole". Tutto fu pronto per il 1909. Grande fu la sorpresa nel constatare che la maggior parte delle particelle attraversavano la sottilissima lamina senza deviare di molto il loro percorso, mentre alcune di loro deviavano considerevolmente e addirittura una minima parte (una su ventimila) rimbalzava letteralmente indietro, come se si fossero trovate davanti un muro. Rutherford ci mise un po' per mettere insieme tutti i pezzi, facendo suo il motto di Sherlock Holmes («eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità»), si fece l'argo in lui l'idea che l'atomo fosse costituito per la maggior parte da vuoto e che al centro di esso vi era un minuscolo nucleo che costituiva il perno delle ampie orbite circolari degli elettroni, era dunque quello di Rutherford un modello planetario, simile nella sua struttura a quella del sistema solare. Occorre qui accennare che all'epoca dell'esperimento Rutherford era già stato insignito del premio Nobel per aver scoperto che la radioattività era il frutto della spontanea disgregazione di particelle subatomiche che abbandonavano l'atomo. Gli atomi, dunque, perdevano i pezzi, non solo non erano più indivisibili, ma alcuni di loro erano anche molto instabili. Non pago, Rutherford fu anche il primo scienziato a trasmutare nel 1919 un elemento in un altro mediante reazione nucleare, chapeau. Tuttavia, come vedremo, anche il suo modello presentava una pecca che finì per essergli fatale.
Nella prossima puntata: Niels Bohr e il problema della caduta a spirale (le cose si complicano).
Nella prossima puntata: Niels Bohr e il problema della caduta a spirale (le cose si complicano).
sabato 28 dicembre 2013
Breve storia delle teorie atomiche: Joseph John Thomson
Uno si domanda: non sarebbe stato più semplice porre l'atomo come l'indivisibile e finita lì? Un lavoro pulito, una teoria elegante. Macché. Esperimenti condotti con il tubo di Crookes, precursore del tubo catodico, dimostrarono l'esistenza di una particolare particella a carica negativa alla quale il fisico irlandese George Johnstone Stoney darà più tardi il nome di elettrone. All'interno del tubo veniva generata una grande differenza di potenziale, la quale creava un flusso di particelle cariche negativamente che andavano a colpire la parete opposta, carica positivamente, eccitandone la fluorescenza. Se fra i due poli veniva posta una qualsiasi figura, che so, una croce di Malta, il suo cono d'ombra veniva proiettato sulla parete. Più o meno cosi:
Non ha dell'incredibile? Sir William Crookes, ideatore dello sbalorditivo marchingegno, era un chimico di rinomata fama, scopritore del Tallio e inventore di un elegantissimo radiometro che porta il suo nome e quello più poetico di "mulino a luce" o "motore solare".
Non ha dell'incredibile? Sir William Crookes, ideatore dello sbalorditivo marchingegno, era un chimico di rinomata fama, scopritore del Tallio e inventore di un elegantissimo radiometro che porta il suo nome e quello più poetico di "mulino a luce" o "motore solare".
Trattasi essenzialmente di un bulbo in cui si è creato un vuoto parziale e con al centro un'elica messa in condizione di girare liberamente, più la luce attraverserà il bulbo e più l'elica si metterà a girare, posta in pieno sole girerà vorticosamente. Ma anche solo il calore di una mano la metterà in funzione, essendo il calore, al pari della luce, una radiazione elettromagnetica. Meglio della lava lamp.
Attardati in questo lungo preambolo è il momento di introdurre la figura di Joseph John Thomson. Questo eminente fisico capì che il raggio catodico era costituito da un fascio di elettroni (che per tutta la vita continuò cocciutamente a chiamare "corpuscoli"), i quali non erano tanto degli atomi, bensì una loro porzione (la scoperta della prima particella subatomica gli valse il premio Nobel nel 1906). In breve, nel giro di un secolo appena si era già trovato il modo di suddividere l'indivisibile, il vero tramonto degli eterni. Thomson non se la sentì però di procedere oltre nell'opera di demolizione e ideò un modello dell'atomo che a tutt'oggi viene chiamato "modello a panettone", in cui gli elettroni erano immersi nell'atomo come i canditi nell'impasto (Ha! Povero ingenuo...).
Nella prossima puntata: Ernest Rutherford prende a pallettoni i panettoni (non punto più a Ca' Foscari, punto alla scuola Radio Elettra).
venerdì 27 dicembre 2013
Breve storia delle teorie atomiche: John Dalton
John Dalton non era uno dei fratelli Dalton, ma uno rispettabile scienziato inglese d'inizio ottocento il quale, recatosi a una riunione di quaccheri convinto che le sue calze fossero marroni, si vide obiettare dai presenti che in realtà esse erano di un rosso assai acceso. Scoprì così di essere affetto da deuteranopia, cioè insensibilità al colore verde, è noto infatti che il marrone è un arancione più spento e talvolta un rosso più inverdito. Egli era così animato da spirito scientifico che decise di donare i propri occhi alla scienza per poterli studiare dopo la sua morte, e fu così che nacque il daltonismo. Ma non è per questo che John Dalton verrà ricordato, bensì per essere colui il quale riportò in auge l'atomismo dopo secoli di arbitrario oscuramento. Se noi oggi siamo giunti fino alle stringhe, indistricabilmente attorcigliate alle loro brane, lo dobbiamo in qualche modo a quel distinto signore che non distingueva il rosso dal marrone. Egli notò come fosse più facile considerare le molecole dei composti chimici come aggregati di puntini duri e indivisibili, praticamente indistruttibili, mai corrotti e mai generati (ma soprattutto incolori): gli atomi, per l'appunto. Egli notò come se due elementi si combinano fra loro, formando composti diversi, le quantità di uno di essi che si combinano con una quantità fissa dell'altro stanno fra loro in rapporti razionali, espressi da numeri interi e piccoli. Non so cosa significhi, ho una naturale avversione per i numeri. Ma sappiate che esiste una corda tesa fra Leucippo (e fra qualche mistico indiano, perché gli indiani c'entrano sempre) e John Dalton (passando per Democrito ed Epicuro, ça va sans dire). L'atomo, e cioè l'indivisibile, rispondeva alla fondamentale esigenza di evitare di ricadere nel paradosso della divisibilità infinita dello spazio, e cioè nella visione paradossale di un bastone che si spezza all'infinito, senza mai giungere a una fine, e suscitare così lo scabroso dubbio che a sorreggere la materia vi sia un abisso di nulla.
Prossimamente, Joseph John Thomson e un dolce molto natalizio.
lunedì 23 dicembre 2013
Sto conducendo esperimenti con la paroxetina, per essere felice non dico a natale ma almeno a capodanno, voglio vedere se è vero come dicono che agendo sulla chimica del cervello si possono evitare le domande sul senso della vita e se invece di darsi all'ontologia si finisce per darsi al calcio o seguire X-factor, come un individuo mediamente sano e nel pieno delle sue capacità cognitive dovrebbe fare.
Michael Persinger è un professore americano che ha inventato il casco di Dio. Stimolando opportunamente aree ben definite del cervello come i lobi temporali con campi elettromagnetici debolissimi, dell'ordine di un microtesla, è riuscito ad indurre nell'80% dei soggetti che si sono sottoposti all'esperimento certi stati allucinatori riconducibili a "presenze" più o meno metafisiche. Il soggetto veniva bendato in una stanza buia per circa un'ora, privato di alcool, caffé e sigarette, e magnetizzato fino a suscitare l'idea che dentro la stanza fosse entrato qualcuno, esseri muti e immobili nel buio, Doppelgänger, elfi del bosco silvano, mostruosità del necronomicon e quant'altro. Sarebbe la prova che l'idea di Dio (o degli angeli) si può suscitare per via "meccanica", ma sarebbe comunque interessante sapere se in quel 20% di soggetti restanti e completamente insensibili agli stimoli vi fossero comunque dei credenti o solo atei patentati.
Volevo scrivere un bel romanzo fantasy e inventarmi tutta una pletora di nuove creature del cielo e della terra, ma non ce la fò, non sono tagliato per i romanzi. A meno che... credo che mi incollerò il cellulare su un lobo frontale.
lunedì 18 novembre 2013
Ho perso Il mondo come volontà e rappresentazione, non lo trovo più, in compenso ho trovato La trama del cosmo - spazio, tempo, realtà di Brian Greene (serendipità, non mi ricordavo nemmeno di averlo), che parla di tutto quello che mi interessa al momento: entanglement, natura dello spazio e del tempo, collasso della funzione d'onda e M-teoria.
«Gli eventi quindi sono, indipendentemente da come o quando si verifichino. Esistono tutti, e occupano in eterno il loro punto specifico nello spaziotempo. Non c'è alcun flusso. Se alla festa di Capodanno del 1999 vi siete divertiti molto, significa che vi state ancora divertendo perché quella è solo una posizione immutabile dello spaziotempo. [...] Per l'esperienza conscia sembra indubbiamente che le fette temporali ci passino davanti una a una. E' come se la nostra mente fosse la luce del proiettore: singoli momenti esistono quando vengono illuminati dall'energia della coscienza. [...] Analogamente, ogni momento dello spaziotempo, ogni fetta temporale, è come uno dei fotogrammi fissi del film: esiste al di là che una luce lo illumini o no. [...] A un esame più attento, dunque, l'immagine della luce del proiettore che dà vita a ogni nuovo adesso non regge. Viceversa, tutti i momenti sono illuminati, e tutti restano tali. Ogni istante esiste.»
(Emanuele Severino). (Brian Greene).
«Einstein era restio ad accettare un cambiamento di prospettiva tanto radicale. Rudolf Carnap riferisce un'interessante conversazione avuta con lui a tale proposito:
Il problema degli istanti lo tormentava seriamente. Per lui l'esperienza dell'adesso aveva un significato particolare per l'uomo, era qualcosa di sostanzialmente diverso dal passato e dal futuro, ma questa importante differenza non rientrava nell'ambito della fisica, né del resto poteva farlo. Il fatto che quest'esperienza non potesse essere studiata dalla scienza sembrava essere per lui motivo di dolorosa ma inevitabile rassegnazione.»
Il problema degli istanti lo tormentava seriamente. Per lui l'esperienza dell'adesso aveva un significato particolare per l'uomo, era qualcosa di sostanzialmente diverso dal passato e dal futuro, ma questa importante differenza non rientrava nell'ambito della fisica, né del resto poteva farlo. Il fatto che quest'esperienza non potesse essere studiata dalla scienza sembrava essere per lui motivo di dolorosa ma inevitabile rassegnazione.»
sabato 26 ottobre 2013
Ich mußte also das Wissen aufheben, um zum Glauben Platz zu bekommen.
Siamo davvero sicuri che per opporci con i giusti argomenti all'antiquato oscurantismo religioso dobbiamo per forza di cose ridurci a un mucchietto di carne incidentalmente fresca finché ci è concesso dal caso o almeno finché regge la pompa (e per giunta andandone anche fieri)? Questo mi domandavo. Negare il fondamento temporale delle religioni è un gioco da ragazzi, più difficile pretendere di confutare una fede. Guardavo oggi un video della compianta Margherita Hack ospite di Bruno Vespa e la critica che con il solito piglio tentava di muovere ai credenti: la fede è un'illusione indotta dal cervello. Bene, ma chi ci può garantire che non sia un'illusione indotta dal cervello anche la fiducia nei progressi della tecnica o nel materialismo scientifico in generale? Che non ci siano gli angeli con le trombe ad attenderci dopo la morte e che Dio non vesta di una tunichetta bianca potrebbe risultare facile da comprendere anche al meno adulto fra i cattolici, il problema vero sorge quando si tenta di affidare le proprie certezze alla scienza caricandola di una equivalente aspettativa di verità. Guardo con sospetto all'UAAR, mi pare un tentativo di opporre a un ottuso dogmatismo un'altrettanto inflessibile rigidità di pensiero facendosi scudo della razionalità, la quale è per alcuni razionalisti come lo spirito santo per i credenti. La fede è essenzialmente volontà. Se uno, ad esempio, vuole farsi un tatuaggio, inutile metterlo in guardia sulla tossicità degli inchiostri o sulla possibilità di beccarsi l'epatite (la becchi anche dal dentista), la volontà vuole e la fede è volontà di credere. Una volontà non si può estinguere per delibera del tribunale della ragione, una volontà si estingue solo quando vengono meno i suoi presupposti. E se il presupposto della fede è la volontà che vi sia un Dio che ci accolga fra le sue braccia dopo la morte, un Dio che ci garantisca un senso sia qui, su questa terra, che nell'aldilà, capirete anche voi che la fiamma della fede non si potrà mai estinguere almeno finché siamo mortali. Il mio consiglio è allora di affrontare il problema continuando ad instillare quanti più dubbi possibili fra i credenti piuttosto che colpire il nemico frontalmente con l'arma della razionalità, la quale, per il credente, non potrà che sortire l'effetto di un piccola punturina d'insetto avvolto com'è nella sua nuvoletta di repellente spirituale, non trovate? L'agnosticismo è una maieutica che va condotta con finezza.
martedì 22 ottobre 2013
La realtà non è contenuta nello spazio. Lo spazio è una cristallizzazione momentanea di un teatro per la realtà dove i movimenti e le interazioni delle entità macroscopiche materiali ed energetiche hanno luogo. Ma altre realtà - come ad esempio le realtà quantistiche - "hanno luogo" fuori dallo spazio, o - e questo sarebbe un altro modo per dire la stessa cosa - entro lo spazio che non è lo spazio euclideo tridimensionale.
Il concetto classico di "entità fisica", sia essa particella, onda, campo o sistema, è diventato un concetto problematico con l'avvento della teoria della relatività e la meccanica quantistica. I recenti sviluppi della moderna fisica quantistica, con la realizzazione di delicati e precisi esperimenti che coinvolgono singole entità quantiche, i quali dimostrano espliciti comportamenti non-locali per queste entità, portano con sé novità essenziali riguardo la natura e il concetto di entità.
(Diederik Aerts)
Sarebbe un lavoro immane, degno di Platone o di Aristotele, ridefinire oggi il concetto di "ente materiale", magari facendosi aiutare dalla fisica, perché no? La quale, genealogicamente parlando, sarà pur sempre figlia della filosofia, fino a prova contraria. Quella di Democrito, tanto per citarne uno solo assai caro ad Onfray, non era forse una fisica? Per cui niente di scandaloso. La filosofia nutre da tempo una certa invidia nei confronti della fisica, propria della vegliarda che si è vista scippare onori e gioventù, e brontola, sbuffa, fa l'inacidita, ma bisognerà pur ricucire questo strappo. La fisica va solo capita, incoraggiata, i giovani sono così volubili... tu, alla fisica, concedile pure la preminenza e lascia che ci creda, quindi lavorala ai fianchi.
Mi pare che la persistenza del materialismo, inteso come tendenza a considerare gli oggetti dell'esperienza come "solidi in sé stessi", derivi, oltre che dalla persuasione del senso comune, dal timore di scivolare in una certa mistica delle apparenze funzionale a uno scivolamento ulteriore dentro il pensiero religioso. Questo è un pregiudizio, una paura infondata. Sono le equazioni della matematica che descrivono oggi la materia come spuma indistinta di energie raggomitolate su se stesse. Le particelle quantistiche vivono nel loro stato di sovrapposizione di tutti i loro stati possibili finché arriva qualcuno a misurarle e tutto quel caos indistinto - l'àpeiron, niente di meno -, si cristallizza in un ordine distinto.
Può davvero la materia, quando non è osservata, fare un po' come gli va, e poi, appena si accorge di essere osservata, bloccarsi, come a "un, due, tre, stella!"? La realtà materiale dei quanti, ammesso che questa definizione abbia un senso, pare si formi sotto gli occhi dell'osservatore nell'istante stesso in cui si accinge ad osservarla, l'osservatore è il Re Mida. Ma qui osservare non significa solo "guardare", significa misurare, essere in rapporto con un altro oggetto. Si capisce quindi come in una realtà macroscopica in cui tutti gli oggetti sono costantemente in rapporto fra loro, tutti gli enti ci appaiano distinti.
Memore del mio dito alluce finito improvvidamente contro il termosifone, posso allora dire con certezza che la materia esiste in quanto percezione certa e incontrovertibile di forze agenti sugli alluci, come certa e incontrovertibile è la percezione della mia unghia che se ne sta cadendo, quando la penso o quando giunge a me la percezione di una fitta. Ma fa una bella differenza comprendere che la materia non è per forza di cose un oggetto inerte che se ne sta buono buono in un angolo in attesa di un alluce da scorticare, ma è ricettacolo di forze vive che colpiscono i sensi, prima ancora degli alluci, forze attive, che si rapportano costantemente con l'osservatore: la percezione della materia è una fenomenologia.
Non riesco però ancora a convincermi che vi sia uno strappo ontologico, scientificamente provato, fra gli oggetti macroscopici e quelli microscopici: le particelle subatomiche non si comportano in modo deterministico, ma prese nel loro insieme, in grandi aggregazioni, sì. Come può l'ordine poggiare sul caos? (Arthur Schopenhauer). Buonanotte.
Il concetto classico di "entità fisica", sia essa particella, onda, campo o sistema, è diventato un concetto problematico con l'avvento della teoria della relatività e la meccanica quantistica. I recenti sviluppi della moderna fisica quantistica, con la realizzazione di delicati e precisi esperimenti che coinvolgono singole entità quantiche, i quali dimostrano espliciti comportamenti non-locali per queste entità, portano con sé novità essenziali riguardo la natura e il concetto di entità.
(Diederik Aerts)
Sarebbe un lavoro immane, degno di Platone o di Aristotele, ridefinire oggi il concetto di "ente materiale", magari facendosi aiutare dalla fisica, perché no? La quale, genealogicamente parlando, sarà pur sempre figlia della filosofia, fino a prova contraria. Quella di Democrito, tanto per citarne uno solo assai caro ad Onfray, non era forse una fisica? Per cui niente di scandaloso. La filosofia nutre da tempo una certa invidia nei confronti della fisica, propria della vegliarda che si è vista scippare onori e gioventù, e brontola, sbuffa, fa l'inacidita, ma bisognerà pur ricucire questo strappo. La fisica va solo capita, incoraggiata, i giovani sono così volubili... tu, alla fisica, concedile pure la preminenza e lascia che ci creda, quindi lavorala ai fianchi.
Mi pare che la persistenza del materialismo, inteso come tendenza a considerare gli oggetti dell'esperienza come "solidi in sé stessi", derivi, oltre che dalla persuasione del senso comune, dal timore di scivolare in una certa mistica delle apparenze funzionale a uno scivolamento ulteriore dentro il pensiero religioso. Questo è un pregiudizio, una paura infondata. Sono le equazioni della matematica che descrivono oggi la materia come spuma indistinta di energie raggomitolate su se stesse. Le particelle quantistiche vivono nel loro stato di sovrapposizione di tutti i loro stati possibili finché arriva qualcuno a misurarle e tutto quel caos indistinto - l'àpeiron, niente di meno -, si cristallizza in un ordine distinto.
Può davvero la materia, quando non è osservata, fare un po' come gli va, e poi, appena si accorge di essere osservata, bloccarsi, come a "un, due, tre, stella!"? La realtà materiale dei quanti, ammesso che questa definizione abbia un senso, pare si formi sotto gli occhi dell'osservatore nell'istante stesso in cui si accinge ad osservarla, l'osservatore è il Re Mida. Ma qui osservare non significa solo "guardare", significa misurare, essere in rapporto con un altro oggetto. Si capisce quindi come in una realtà macroscopica in cui tutti gli oggetti sono costantemente in rapporto fra loro, tutti gli enti ci appaiano distinti.
Memore del mio dito alluce finito improvvidamente contro il termosifone, posso allora dire con certezza che la materia esiste in quanto percezione certa e incontrovertibile di forze agenti sugli alluci, come certa e incontrovertibile è la percezione della mia unghia che se ne sta cadendo, quando la penso o quando giunge a me la percezione di una fitta. Ma fa una bella differenza comprendere che la materia non è per forza di cose un oggetto inerte che se ne sta buono buono in un angolo in attesa di un alluce da scorticare, ma è ricettacolo di forze vive che colpiscono i sensi, prima ancora degli alluci, forze attive, che si rapportano costantemente con l'osservatore: la percezione della materia è una fenomenologia.
Non riesco però ancora a convincermi che vi sia uno strappo ontologico, scientificamente provato, fra gli oggetti macroscopici e quelli microscopici: le particelle subatomiche non si comportano in modo deterministico, ma prese nel loro insieme, in grandi aggregazioni, sì. Come può l'ordine poggiare sul caos? (Arthur Schopenhauer). Buonanotte.
lunedì 21 ottobre 2013
Allo stato attuale delle cose, la fisica teorica è quanto di più vicino all'ontologia e alla filosofia teoretica senza però procurare eccessivi sensi di colpa in chi se ne lascia affascinare, in fin dei conti, pur essendo queste teorie intricatissime, esse hanno pur sempre l'alibi di una coerente struttura matematica che attende l'eventuale conferma sperimentale. Leggevo poco tempo fa di quella teoria delle brane, nata in seno alla teoria delle stringhe, che ipotizza l'esistenza di un altro universo, spalmato anch'esso su una brana adiacente, distante da noi milionesimi di millimetri, per cui parlavo di possibilità di oceani alieni compenetrati nella nostra stessa realtà, "qui" ed "ora", così vicini e così lontani, nello spazio che in questo universo è solitamente occupato dalla mia stanza. Affascinante. Da ragazzo divoravo libri di fantascienza, gli Urania, i classici degli anni '50 e il ciclo della Fondazione, e più recentemente l'Hyperion di Simmons, in cui si narrava di questa casa in cui ogni porta, praticamente un teletrasporto, conduceva ad una stanza collocata su un pianeta diverso, una casa spalmata su più sistemi planetari, ne rimasi molto colpito. E sono rimasto ancora più colpito da quest'ultima teoria della fisica che vuole spiegarsi, fra le altre cose, l'insolita debolezza della forza gravitazionale rispetto a forze di gran lunga più intense, quali, ad esempio, l'elettromagnetismo. Vi sono attualmente degli uomini di scienza, fra qui Edward Witten, L'Einstein del nostro tempo nonché fautore della M-teoria, i quali ipotizzano che le onde gravitazionali che si formano in un universo parallelo possano oltrepassare il tessuto delle brane e giungere fino al nostro più attenuate ma influendo lo stesso sulle sue leggi fisiche, per cui nulla vieta di pensare che un giorno potremo comunicare con i nostri vicini di pianerottolo, i dirimpettai della brana accanto, attraverso una specie di segnale radio fatto di gravitoni. Insomma, noi siamo qui che ci danniamo l'anima da millenni per spiegarci il funzionamento della natura all'interno del nostro cosmo e loro ci vengono a dire che gli effetti che osserviamo in questa nostra dimensione, che abbiamo perlopiù sempre pensato come unica, forse possono avere come cause primarie alcuni fenomeni autonomamente generatisi in altri universi, completamente arbitrari e per giunta a loro stessa insaputa. Che fregatura. Paradossalmente, proprio ora che avremmo a disposizione una tale salva di spunti e idee di partenza, la fantascienza pare si sia arresa alla fantasy, che intimamente ho sempre ritenuto un genere a lei inferiore. Aridatece gli Asimov, i Van Vogt, gli Arthur C. Clarke e i Philip Dick, e ancora gli Herbert, i Douglas Adams e i Brian Aldiss (il quale mi risulta ancora vivo), mi mancano tantissimo: Hugo non deve morire*.
mercoledì 16 ottobre 2013
Per chi volesse leggere qualcosa di interessante attorno al problema della cosiddetta "realtà esterna alla mente", da un punto di vista scientifico e quindi implicitamente filosofico, consiglio vivamente un libro del sempre ottimo e compianto prof. Enrico Bellone*, storico della scienza e già titolare della cattedra galileiana all'Università di Padova: Qualcosa, là fuori. Come il cervello crea la realtà.
"Quando dico "Piove" o "Il Sole sorge" non sto usando il libero arbitrio: sto descrivendo fasci di sensazioni, e queste ultime non dipendono dalla mia volontà o dalle mie intenzioni. Ecco perché, se sono accanto a una persona e le dico "Piove" o "Sorge il Sole", è probabilissimo che quella persona sia d'accordo con me: i suoi organi di senso e il suo cervello assomigliano ai miei, e sentono come i miei. Ecco perché il consenso è grandioso attorno alle descrizioni regolate dal senso comune.
In secondo luogo, però, le norme basilari del senso comune sono continuamente contraddette da ciò che la scienza esprime con le leggi della natura. Come è possibile che ciò accada?"
mercoledì 9 ottobre 2013
"Now Besso has departed from this strange world a little ahead of me. That means nothing. People like us, who believe in physics, know that the distinction between past, present and future is only a stubbornly persistent illusion".
Dunque lo scorrere del tempo sarebbe la più cocciuta e ostinata delle illusioni, almeno quanto l'illusione stessa della materia. E' un grande fisico a dircelo, l'uomo del secolo (scorso). Con questo non voglio offrire facili scappatoie al terrore morte, ci mancherebbe, ma mi affascinano i cambi di paradigma, e cioè la possibilità di mantenere intatte le strutture formali, coerenti al loro interno, cambiando però l'esterno, cioè le loro premesse. Guai a mettere in discussione l'attuale paradigma atomistico, noi uomini contemporanei dobbiamo morire male, disgregati in tanti piccolissimi pezzettini corpuscolari i quali, una volta liberati dalla gabbia corporale, vagheranno liberi nello spazio, liberi di reincarnarsi in fiori, uccelli, rocce, terra, aria, fuoco, acqua oppure peli del culo. Se volete è anche una visione molto classica, certamente democritea, ma pure platonica ed epicurea. Eppure i fisici stessi ce lo dicono, non i filosofi che raccontano le favole, ma i fisici, i veri sacerdoti della modernità. Passato, presente e futuro sono un'illusione, la morte non significa nulla. I mistici indiani saranno contenti, la fisica ha fatto un gran giro dell'oca per ripassare dal via, sarà contento Parmenide, che proprio in questo momento si sta godendo beato la sua percezione eterna di tutti gli stati passati, presenti e futuri, tutti, dalla prima intuizione sull'essere e il nulla alla prima volta che si è fatto Zenone, e probabilmente anche la comprensione di tutte le implicazioni della teoria della relatività generale e ristretta. Detto questo, per coerenza e solidarietà verso i miei amici mortali, qui lo dico e qui lo ripeto: io voglio morire male come voi, disgregato a poco a poco oppure sublimato, secondo le regole della fisica così come la conosciamo allo stato attuale delle cose, la mia coscienza unitaria voglio che sia stata generata dal nulla e voglio che ritorni ad essere un nulla. Delle teorie delle stringe poi non ne parliamo, difficili da confermare sperimentalmente in quanto spintesi in regioni talmente lontane dall'esperienza comune che il noumeno kantiano, al confronto, è un gelato alla vaniglia (il suicidio della fisica, sembra si stia impiccando con le mani sue imbrigliata dalle sue stesse premesse).
martedì 1 ottobre 2013
Prevedo l'intensificarsi di impegni lavorativi e quanto mi dispiace, mentre a fare quello che vorrei non mi dispiacerei mai. Lasceremo da parte i libri per ritornare alla pagnotta, sta gran fija de 'na mignotta. Dovrò mettere da parte anche le mie osservazioni sul gradiente di densità delle soluzioni madreperlacee, studi che conduco periodicamente fin dall'adolescenza, e non è giusto, qui si fa un torto all'umanità. Oggi per esempio mi sono messo a correre per non perdere l'autobus e a un certo punto la mia unghia - o meglio, la percezione sensoriale di quel che resta della mia unghia - mi ha detto: "che cazzo fai?". In ogni parte del tutto è conservata la coscienza dell'intero, non si spiegherebbe altrimenti l'accaduto. Ritornando alle divagazione quantiche, mi dicono che non ha senso chiedersi dove si trovava la particella prima di essere misurata. Secondo il modello comunemente accettato dai fisici quantistici la particella si trova nella sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili, in una condizione che potremmo definire "platonica" o persino "parmenidea". Poi arriva l'osservatore e la pesca bendato dal bussolotto, come nel bingo, sottraendola al suo stato metafisico per farla riemergere nel mondo sensibile. Vi sto suggerendo che la fisica utilizza categorie filosofiche per dare fondamento ai suoi modelli scientifici. Nel frattempo la SSC Costa Crociere Napoli ha perso con l'HMS Arsenal e i miei vicini non se ne danno ragione, noi qui stiamo a dire che i fisici non si danno ragione dell'atomo e loro di là che non si danno ragione del pallone, e vabbuò.
domenica 8 settembre 2013
Fortunelli noi comaschi che a Cernobbio assistiamo di volta in volta alla sfilata delle personalità del momento, uno spaccato di storia planetaria, ed è la volta di Gianroberto Casaleggio al workshop del Commendator Ambrosetti, quello delle calze di nylon. Innanzitutto, perplessità sulla decisione di concedere l'ingresso ai fotografi, come saprete le linee guida del movimento vietano espressamente la divulgazione di immagini apocrife del Guru e accettano come sue rappresentazioni solamente il nome scritto in caratteri ASCII. I lavori si svolgono a porte chiuse secondo le regole della Chatham House Rule: i partecipanti possono liberamente divulgare tutte le puttanate di cui sono venuti a conoscenza senza però rilevare l'identità di chi le ha sparate. In questo caso, essendo l'unico relatore, possiamo con un certo margine di sicurezza attribuirle al solo Casaleggio. Siamo a un tipping point, la rete sta superando i media convenzionali. Quale epifania, quale rivelazione! Scarichi Candy Crush Saga e ti ritrovi iscritto al M5S. La grande piramide di Giza era in realtà una gigantesca centrale di ghisa per la produzione di idrogeno; zolfo, luppolo, paracetamolo e acqua distillata erano introdotti attraverso i cunicoli nella Camera della Regina e qui sublimavano miscelati fino alla Camera del Faraone dove un raggio di idrogeno ionizzato veniva sparato in direzione della Chioma di Berenice. Le linee di Nazca sono in realtà dei giganteschi codici QR contenenti buoni sconto per l'Ikea.
domenica 16 giugno 2013
Siccome non mi va che si dica in giro che puzziamo, ho fatto delle ricerche. Come di certo saprete il brevibacterium linens è il principale responsabile della maggior parte degli odori presenti sulla nostra pelle, recentemente è stato isolato in un formaggio tedesco prodotto nell'area a demoninazione di origine controllata del Limburg, il nome di questo formaggio è Limburger, per l'appunto. Ora, è anche possibile che deputati e senatori della Repubblica Italiana, vista l'intensità degli impegni legati al gravoso ruolo di rappresentanti del popolo, non abbiano l'opportunità di lavarsi spesso durante il corso della giornata, ma è anche vero che dispongono delle risorse economiche necessarie al reperimento di potentissime acque di colonia (la prebenda in questione fu introdotta da Mariano Rumor dopo un ritiro spirituale agostano particolarmente complicato). E poi... e poi non posso credere che una signora così affascinante come Laura Boldrini emani odori men che mai celestiali, persino quando era in missione per conto dell'ONU in Africa Equatoriale nessuno ha mai avuto alcunché da ridire sulla sua igiene personale, mai una lamentela, mai una ascella pezzata, devolverei parte del mio stipendio ai bambini del Biafra per occuparmi personalmente della sua pedicure (ma che mi fate dire?). Vorrei una destra più moderna, una forza nuova più progressista aperta ai gay e alle persone di colore, skinheads nudi con le bretelle in cuoio e i morsi alla bocca, dei ponyboys che si fanno frustare da grossi mandingos tatuati, dite che un giorno potrò vedere realizzato il mio sogno? Erdogan merda, viva le turche! Lunga vita ad Ataturk! (Harvey Keitel perfetto per un biopic).
martedì 10 gennaio 2012
Il diavolo al Drive In
[Attenzione! Questo è un post per pochi!]
Voi sapete che cos'è la logica paraconsistente? E' un tipo di logica che para consistente, ma bada ben, bada ben, bada ben, è consistente (sì, lo so, bisognerebbe includere Ezio Greggio e il Drive In nelle armi di distruzione di massa, massa cerebrale). In parole povere, c'è questo tizio vestito da domatore di leoni e il povero Fidanken, un cucciolo di cocker che non si muove mai, neanche per andare al bagno (Antonio Ricci non lo può dire, ma gli facevano un'iniezione di Ansiolin prima di entrare in scena). Il domatore, un grandissimo Gianfranco D'Angelo all'apice della sua carriera, giura che un minuto prima il cane, di scuola tedesca, gli aveva detto di aver trovato un modo per negare il principio di non contraddizione e l'ex falso quodlibet, nientemeno.
[stacco di culo di Tinì Cansino]
Irrompe in scena Vito Catozzo (poi tra i massimi della letteratura italiana): chi è stato? Che se vengo a sapere che mio figlio ci diventa paraconsinstente, vivo ci faccio mangiare il principio!
[risate]
Ce lo spiega Beruschi con la sua proverbiale flemma inglese: alloooora... il paraconsistente finirà per riaffermare la consistenza dei principi che vuole negare proprio mentre mostra la validità dei suoi principi paraconsistenti.
Enzo Braschi (laurea in filosofia): trooooppo giusto!
sabato 24 settembre 2011
Il neutrino viaggia a velocità sconsiderate, niente lo può fermare, attraversa il sole, i pianeti, le comete del sistema solare, lastre di piombo spesse un anno luce e nonostante tutto continua la sua corsa all'infinito fino ai margini dell'universo, la velocità della luce gli fa una pippa, non tutta la sua massa (?) si trasforma in energia ma ne trattiene un poco per sé per sfidare le leggi della fisica, il neutrino è coriaceo, caparbio, indistruttibile, insomma, il neutrino ce l'ha più duro della Lega (se i dati fossero confermati per il governo la vedo veramente dura).
"Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro."
giovedì 22 settembre 2011
Domani sera i detriti del satellite dovrebbero cadermi sulla testa, dice: "evitate i piani alti", io abito all'ultimo piano, pregate per me.
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