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martedì 3 giugno 2014

I misteri eleusini

L'esilio come figura archetipica della purificazione, Gesù che digiuna nel deserto (neanche uno yogurtino). Dopo venticinque anni di allontanamento dal grande schermo, morto Craxi e resosi innocuo Martelli, in una notte di luna piena del mese di maggio, seduto sotto un albero di fico a gambe incrociate nella posizione del loto, Giuseppe Piero ricevette l'illuminazione: una vasta cospirazione di iniqui signoreggia sull'uomo, in ogni euro è nascosta una microspia, Gaya è un immenso organismo generato da una stampante 3D costruita dal gruppo Bilderberg. Ora, la mia saggezza mi ha saturato fino al disgusto; come l'ape che troppo miele ha raccolto, ho bisogno di mani che si protendano. Primo ostacolo: i pensionati che non vogliono cambiare (revocar loro il bonus sulle dentiere). Placido è il fondo del mio mare: chi potrebbe indovinare che esso nasconde mostri scherzosi! Incrollabile è la mia profondità: ma essa luccica di guizzanti enigmi e risate! (della realtà era stata fatta un'«apparenza»; un mondo completamente inventato, quello di internet, era stato fatto realtà). 

Riferimenti e attinenze: Così parlo Zarathustra, L'Anticristo (critica a Kant).

domenica 1 giugno 2014



Affinità e divergenze fra il comico Grillo e il Movimento dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Non che sia qualcosa di inedito, il paragone saltava all'occhio. Ad esempio salta all'occhio l'affinità grafica fra quella "U" rossa e la "V" dei pentastellati. Entrambi si dicono "movimenti" per distinguersi dai partiti tradizionali, Giannini muoveva la sua proposta dal successo editoriale della sua testata, Grillo dal successo editoriale del suo blog (aggiungasi la successiva comunione d'intenti con Il fatto quotidiano, che del giornale di Giannini è un po' debitore). Nelle vignette di Giannini l'omino gridava "Abbasso tutti!" (comprese le "plutocrazie"), accomuna Grillo e Giannini lo stesso vezzo di affibbiare agli avversari nomignoli spregiativi satireggiandoli a buon mercato. Giannini si diceva liberale, come Travaglio, e come Travaglio e Grillo intendeva travalicare la tradizionale distinzione fra destra e sinistra. Senonché il movimento di Giannini predicava un liberismo quasi romantico, in cui il grande nemico era quella opprimente macchina statale simboleggiata dal torchio, mentre la proposta sociale di Grillo pare andare nella direzione di un comunitarismo etico di stampo post-comunista agganciato ai principi della decrescita felice, ma non ne siamo più così sicuri. Assolutamente convergente invece la critica mossa dall'Unità al movimento qualunquista di Giannini, il quale raccoglieva simpatie monarchiche più che socialiste, incarnando una proposta antisistemica più nel senso berlusconiano che nel senso no global (d'altronde anche ogni protesta è figlia del suo tempo).

«L'Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un'anticipazione del fascismo ... i suoi dirigenti ... sono tristi speculatori delle sventure d'Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio» (Velio Spano, L'Unità, 16 febbraio 1946).

mercoledì 28 maggio 2014

A freddo direi che ha vinto Grillo, hegelianamente ha vinto Grillo, la rottamazione come reazione positiva al fanculismo negativo (Il Renzi come sintesi del movimento dialettico che parte dal socialismo asfittico del vecchio PD pungolato dal negativo grillino e infatti Renzi è il grillismo dei dalemiani: tutti a casa!). Se il PD non avesse espresso al suo interno e al suo esterno questa forma di ribellismo light tutto sorrisi e camiciole sciancrate forse per Grillo sarebbe stata in discesa, ma la storia non si fa con i se e con i ma, anzi, io starei proprio qui a testimoniare, vecchio cavallo di battaglia, che accade solo quel che accade e mai quello che sarebbe potuto accadere e questo passaggio storico non fa eccezione. A freddo direi che ha vinto Hegel e siccome ne consegue che tutto è in divenire e ogni parte e in relazione con l'altra direi che nulla vieta di pensare che all'exploit di Renzi, una volta esaurito il suo credito, potrebbe finalmente seguire l'exploit di Grillo (ma tutto dipenderà da quanto le circostanze vorranno concedergli in termini di credibilità politica e adattamento allo spirito del tempo). (a perdere invece è il centrodestra proprio perché non ha saputo rottamarsi abbastanza - e il rinnovamento è lo Zeitgeist -, Alfano è troppo poco, troppo timido e indistinguibile il suo defilarsi e il suo adeguarsi allo spirito del tempo, per cui Alfano non è suggestivo, non tiene il quid).

Non faccio valutazioni economiche, non sono un economista, mi limito solo a pensare come i successi elettorali dipendano in larga parte non solo dalla capacità di gestire il consenso ma prima di tutto a suscitare la suggestione di una possibile soluzione, la chiamano "speranza" ed è la speranza che genera il consenso. Indipendentemente dalla capacità o meno di risolvere i problemi (che ogni tecnico ha la sua opinione in merito) risulta vincente chi più riesce non già a risolvere il problema, quanto a suscitare l'idea che sia risolto. Quei famosi 80 euro hanno più di un significato indipendentemente dal fatto che siano o meno delle mere partite di giro, con quegli 80 euro Renzi si è mostrato più capace dei sindacati e più concreto dei suoi avversari. In ultima analisi, non è tanto il portato contabile dell'operazione (la sua "verità economica") a dover fare la differenza, a decretarne la validità è bastevole il suo portato di suggestioni (perché concretissima può essere anche la suggestione). A questo punto qualcuno penserà che basti uscire dalla suggestione per abitare il regno della verità ma prima o poi si renderà conto, grattando appena sotto la superficie, quanto sia difficile abitare stabilmente il regno della verità e quanto invece venga più naturale abitare in regno della suggestione (e come la stessa suggestione non sia, in fondo, la verità: di suggestione in suggestione, s'è fatta la storia).

lunedì 26 maggio 2014

Del linciatore caduto in disgrazia

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa. Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare... adesso ci state prendendo in giro. Vi capisco. Mettete proprio il coltello nella piaga... è questo chiagni e fotti, questo vittimismo, questo implicito appello alla clemenza della corte del linciatore caduto in disgrazia che trovo insopportabile e molto tipico del tipo umano e non mi si venga a fare la morale sui toni che uso contro Grillo perché sarebbe a dire il bue che da del cornuto all'asino. Si rifarà, è plausibile, e allora toccherà a noi farci rigirare il coltello nella piaga ma solo perché ce lo meriteremo mentre lui, per carità... il guru di 'sti cazzi e Casaleggio Associated al seguito.

"Io e il PD al 40%"

Sotto sotto percepivo che il Renzi fosse l'ultima faccia spendibile (e l'unica accattivante) del PD, ma la vittoria con percentuali bulgare, pur al netto dell'astensionismo, nessuno avrebbe potuto immaginarlo. Mi ero fatto prendere dalla sindrome del giaguaro smacchiato, mi pareva di vedere Grillo al ventotto per cento e il PD mestamente a ruota. Dunque la forza di Renzi starebbe in questa sua innata capacità di far entrare il vuoto in risonanza e rianimarlo, renderlo traboccante di palpabili suggestioni (sembra pagare la scelta di palese e manifesta accettazione delle leggi del mercato a scapito del socialismo asfittico della vecchia guardia, non combattere il mercato ma tentare di abitarlo, la conquista del nord sta lì a testimoniarlo. Dalla sua mutazione genetica il PD ha tutto da guadagnare). Ora sarà interessante capire quanto riuscirà a mantenersi all'altezza del suo incantesimo da qui fino alle politiche (perché bisognerà pur andare a votarlo questo governo e non per interposta elezione, dicono usi così in democrazia).

Qualcuno dice: ma il PD per stravincere ha dovuto snaturarsi. Ma è proprio questo suo mutamento antropologico a sostenerne l'exploit, l'abilità del Renzi sta proprio in questa sua leggerezza, nel sapersi reggere su pilastri di cartone come fossero di granito.

(e stavolta D'Alema aveva capito tutto).

venerdì 23 maggio 2014

Verso il chavismo

Se non possiamo essere Germania saremo Venezuela.

domenica 18 maggio 2014

La ricerca della felicità (genera mostri)

Qualunque spiegazione è meglio di nessuna spiegazione, questa regola aurea che viene dal passato (Crepuscolo degli idoli) si può benissimo applicarla alla politica. Come nasce l'infatuazione, la volontà di credere a questa "proposta politica" piuttosto che a un'altra? L'ignoto, la crisi, il senso di spaesamento si manifestano originariamente come stati emotivi e fisiologici in cui prima di tutto percepiamo un dolore, un malumore, un malcontento. Per cui noi attribuiamo più facilmente valore di verità a spiegazioni che allontanano l'insicurezza e con l'insicurezza l'infelicità. Il trucco di un movimento politico ben riuscito, in grado di creare la famosa "massa critica" - e qui ci inseriamo noi -, sta nel riuscire ad entrare in sintonia con questo bisogno fisiologico di uscire dall'insicurezza e cioè nel rendersi consolatorio, di farsi percepire come tale in un determinato passaggio storico. Perché è così difficile convincere un politico che ha torto? Non solo perché recedere dalle sue certezze comporterebbe uno screditarsi agli occhi dell'elettore, il quale riversa nel politico le sue aspettative di senso, ma perché "il piacere e la forza dell'argomentazione viene scambiata per la verità dell'argomentazione" (Carlo Sini, "Il problema psicologico della conoscenza" - Lez. 4 - @Filosofia e Metodo - P. 1/2). Dunque il politico si specchia nei suoi argomenti, i quali gli devono dare piacere, trasmettere un senso di forza, le cose devono stare così perché se stanno così sto bene, il criterio è il piacere (e la nostra è prima di tutto una società del piacere alla continua "ricerca della felicità").

sabato 17 maggio 2014

Wahnbriefe

Chissà se Nietzsche pensava a questo quando parlava di Übermensch, chissà se non si possa parlare di Überhitler, nell'interpretazione data al prefisso da Vattimo (era difficile pensare a qualcosa di peggio di Berlusconi, ma noi ce l'abbiamo comunque fatta, tutto merito del genio italiano).
Ma ditemi voi cosa c'entra Dudù, lo si vede benissimo che è la vittima inconsapevole di una sceneggiata. Cristiano De André ci assicurò a suo tempo che Grillo è una persona per bene e che c'è un brav'uomo oltre quella maschera da isterico buffone, voglio fidarmi e spero si sia confuso con la protezione animali. Il Dudù assomiglia un po' al Tomy, il cagnolino di mio padre, morto di vecchiaia qualche anno fa, solo un po' più vaporoso e tenuto bene perché il nostro era diventato del colore del caramello e gli si era infeltrito il pelo, aveva i dreadlocks. Ti voglio ricordare così.