mercoledì 4 marzo 2026

Ho fatto un incubo: in città negli anni venti del nuovo millennio, madri che portavano i figli a scuola sopra macchinoni sovradimensionati, gli antifurti inseriti, ammiccamento degli indicatori di direzione, poi palestra, shopping, estetista, polpastrelli che toccavano schermi tattili intralciati dalle unghie, i mariti gran emiri dei reparti consegne e spedizioni, gli auricolari bluetooth nelle orecchie, dentro ditte che non producevano niente, solo molestie. Poi la divisione del lavoro delle moderne società occidentali: i neri operai, gli egiziani le pizze, i sudamericani i corrieri, i filippini i mestieri, i rumeni i muratori, le ucraine le badanti, i cinesi i baristi, i venditori di paccottiglie: lampade a led che si spegnevano, rubinetti che saltavano, ciabatte che prendevano fuoco. E i figli degli italiani studiavano, andavano all'università, viaggiavano, studenti fuori sede, poi si laureavano, senza imparare un tubo. Non era colpa loro, era la società, soltanto che questa società produceva un'umanità guasta, cattiva, vuota, spaventata, senza glutine. Ma, come detto, era solo un incubo.

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