E' difficile non credere a niente, anche quando non è tua intenzione credere in qualcosa ti rendi conto che credi che non credere a niente sia meglio che credere in qualcosa (potete prendere un cachet, non è mia intenzione farvi venire il mal di testa). Forse siamo destinati allo scacco ecc. ecc. Forse anche l'atto del credere appartiene alle categorie a priori, forse siamo programmati per credere e non possiamo esimerci dal farlo. Perché credere non significa solo avere fede in Dio (troppo facile), significa soprattutto abituarsi a una certa visione del mondo, per comodità e perché non si può vivere a lungo nell'incertezza senza piantare un chiodo, fisso, possibilmente. Non credi in Dio? E allora crederai negli atomi, sembrano mantenere quel che promettono, fosse anche la morte. Crepate pure se ci tenete tanto. Io per parte mia comincerò a credere che esista una qualche scappatoia connaturata alla logica dell'essere, se non altro mi servirà per dormire la notte e non avere più quegli incubi in cui mi assale la certezza dell'annientamento e tutta la vita mi pare spesa invano, dici poco.
sabato 8 ottobre 2016
Paradosso del pubblicitario
Per un adeguato compenso in denaro non solo sarebbe disposto a fare campagna per il Sì, ma sarebbe come vincolato al suo mandato, quello del rispetto verso il committente, rispetto che d'altronde si fonda su un reciproco interesse (per me la campagna, per te il denaro). Di questa logica del mercato io una volta ero l'acerrimo nemico, ora invece ci vedo solo una trasposizione esatta di quello che realmente siamo e quindi sono più disposto ad accettarla: l'etica dell'uomo è l'interesse e di conseguenza anche quella del mercato (il gioco si complica solo perché ciascuno ha una sua propria idea di ciò che è il suo interesse).
mercoledì 5 ottobre 2016
Don't feed the politicians
Non si è davvero capito perché dovrebbe sorprenderci il Sì al referendum di Benigni, così come non lo consideravamo un genio prima giusto perché pigliava per il culo Berlusconi (e capirai), ora non si capisce perché dovremmo considerarlo una canaglia, la sua opinione semplicemente vale meno di zero, ci penseranno quelli ne avevano alimentato il mito, io non c'entro. Non cascherà il mondo se vince il No, non ripartirà l'Italia se vince il Sì, tutto come prima: il politico va disinnescato con l'indifferenza, altrimenti si monta la testa.
martedì 4 ottobre 2016
Un buon analista
Noi pensiamo, plurale maiestatico, che le passioni politiche siano equiparabili nella forma e nella sostanza a quelle sportive, che la predilezione per una parte politica scaturisca per ragioni oscure dai più profondi recessi dell'anima, priva di qualsiasi ratio: credo ut intelligam, la fede precede la ragione (la politica è l'atto di fede per eccellenza essendo la via del buon governo la più lastricata di buone intenzioni). In sostanza il politico, analogamente alle squadre di calcio, è il collettore delle nostre frustrazioni e di tutte le ambizioni represse, trasferitele su di lui, ad ogni sua vittoria e un po' come se vincessimo anche noi, ci sentiamo riscattati, trepidiamo e lo difendiamo nelle dispute come se ne andasse di noi, la scelta originaria fu essenzialmente emotiva, solo dopo intervenne la ragione per difendere l'irragionevole, talvolta l'indifendibile, e giù di fiumi di inchiostro e di battere di tasti... un buon analista, ecco quel che ci vuole.
lunedì 3 ottobre 2016
In soccorso dell'oligarchia
Deh, occorre venire in soccorso dell'oligarchia. Mi pare, e ditemi se sbaglio, che vi sia in atto un tentativo nemmeno troppo velato da parte dei soliti disfattisti di dipingere l'oligarchia, concetto nobilissimo, come qualcosa di sporco e di cattivo, il governo dei pochi che esercitano il potere principalmente per tornaconto personale. Già quell'insopportabile moralista di Aristotele, quello scarso in astronomia, ebbe a dire la sua sull'oligarchia, ma io dico, con l'autorità che spetta ai moderni, che l'oligarchia è cosa buona, che per troppo tempo è stata vittima di un ingiusto pregiudizio e che ogni democrazia, a guardarla bene, non è che un'oligarchia rappresentativa, il governo dei pochi che ricevono mandato dai molti per fare l'interesse della comunità. Non lasciatevi traviare dunque dai rancorosi che vorrebbero mandare tutto in vacca, per loro tutto è male fuorché la democrazia, che intendono come il luogo in cui bisogna accontentare tutti, la greppia in cui più si mangia e più si è giusti, no, è ora di cambiare verso, l'eccellenza tornerà di moda, àristos cràtos, il governo dei migliori (un discorso degno di Gorgia, Mussolini queste cose già le scriveva sull'Avanti!).
domenica 2 ottobre 2016
Appunti inutili: la panciera dimagrante
Il solito faccino da
americana, bionda, naso a patata e bazza d'ordinanza, il tutto
affogato in un fondotinta color carota, di solito si chiamano
Whitney, Britney o Wendy. Questa in particolare si chiama Cindy e
pubblicizza una panciera dimagrante, di quelle che ti fanno sudare, le metti alla mattina e alla sera hai già la tartaruga. Ha il piglio da
cheerleader, un entusiasmo trattenuto e molto professionale, è
vestita come Olivia Newton-John nel video di Physical, sicuro si
nutre di beveroni e di energy bars, l'attività fisica devono
avergliela incistata nel chip fin dalla Preschool. Sono le tipiche
ragazze che a dargliele a un David Lynch te le ritrovi dentro un
sacco di plastica con il rossetto slabbrato, alla peggio inseguite da un velociraptor per Steven Spielberg. E' la fiera dello stereotipo: c'è il grassone svaccato sul couch che indossata la panciera si trasforma in un distinto signore in giacca e cravatta, pronto per piazzare una polizza (si vede che trattiene il fiato), c'è la signora latina un po' in carne, sul genere Milf, che si rimira allo specchio passandosi i palmi sui fianchi come a sottolineare un miglioramento che noi invece stentiamo a cogliere ma che concediamo per galanteria. E poi in regalo per lei un paio di leggings miracolosi che ti fanno le gambe alla Bella Hadid, per lui un manubrio speciale per tonificare i tricipiti nel sonno.
Decidere
I cittadini sono stanchi di essere chiamati alle urne ogni tre per due, lo dimostra il referendum in Ungheria, decidano gli eletti, sono lì per questo, troppo comodo far ricadere ogni volta la colpa sugli elettori. Si tengano pure queste elezioni, per carità, ma massimo una volta a lustro, che di questo passo si indirà una consultazione anche per andare alla toilette. Proposta: al podestà siano garantiti i pieni poteri per tutta la durata del suo mandato e ai cittadini la libertà di esprimere il loro biasimo mediante il lancio di ortaggi, superato un certo tonnellaggio al podestà sia tagliata la testa seduta stante e avanti il prossimo, una democrazia che non sa decidere è una democrazia vuota.
Decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de- e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»].
Decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de- e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»].
Si può dare di più
Può dare di più Francesco (l'è tanto caruccio il Francesco con la sua barbogia), potrebbe per esempio insinuare in uno di quei suoi abituali sproloqui d'alta quota che al gender andrebbe accesa la miccia sotto il culo, e tutti giù a ridere (che sagoma). O per esempio che è colpa degli esorcisti, che non se ne trovano più come una volta, che prima di aprire chiedete che vi mostrino l'aspersorio, stronzate del genere, tanto le ha in canna, non crediate, quello vi piglia tutti per fessi (che volete farci, è rivoluzionario).
sabato 1 ottobre 2016
NO!
La democrazia in mano agli italiani è pericolosa, rendiamola ingestibile. La democrazia non sia decisione di una sola parte, la democrazia sia prassi dei veti incrociati, groviglio, garbuglio e gnommero inestricabile, solo così potremo scongiurare le derive autoritarie. Diciamo no a chi dietro la maschera della semplificazione procedurale vuole propinarci i grillini per cinque anni. Il parlamento, nella piena funzionalità delle sue camere, sia bivacco di corrotti, di traditori, di voltagabbana, nella corruzione dei costumi la salvezza della Repubblica Italiana. Il 4 dicembre nella solitudine della cabina elettorale vota NO, per difendere l'Italia, per difendere gli italiani.
Per un pugno di boria
Vista l'assenza del quorum la strategia migliore sul referendum sarebbe stata quella di parlarne il meno possibile, zitti e mosca, understatement e profilo
basso, si sarebbero mosse le truppe cammellate, che all'italiano medio notoriamente poco gliene cale dei referendum, e tutto si sarebbe
risolto come alle europee, affluenza scarsa e percentuale monstre. Ma
Renzi no, lui vuole passare alla storia come il grande riformatore, la tentazione del ganassa era troppo forte e la spavalderia un obbligo morale, e così adesso sarebbe proprio un bello scherzetto se vincesse il no, perché anche ai gatti bisogna prima fargliela annusare bene perché imparino a farla nella sabbietta, sennò non capiscono (chissà gli accidenti che gli starà tirando il presidente emerito).
giovedì 29 settembre 2016
Trattare con gli incolti
Mi danno del remissivo per via del mio atteggiamento, se vuoi chiamarlo, "filosofico" (ma il termine è abusato), guai a parlargli del destino ai contemporanei, con la volontà si ottiene tutto, e non si rendono conto che pure la volontà è un destino. Per esempio c'è il tipo eroico che vuole cambiare il mondo, se il mondo non si può cambiare la vita per lui perde di significato: e questo non è un destino? Da solo si è costruito la gabbia, da solo i suoi nemici, tutti complottano contro la rivoluzione e in ultima analisi contro il genere umano, nientemeno. E' un ispessimento dell'io che gonfia il petto per riaffermare i suoi diritti, come il bambino che pesta i piedi nelle pozzanghere ("i pronomi sono i pidocchi del pensiero", come diceva quello). Altra obiezione: ma se tutti la pensassero come te staremmo ancora all'età della pietra. Ma perché, non è un destino anche l'evoluzione? Dal momento che tutto si muove da qualche parte tutto questo moto pur condurrà, dai e dai un'idea affiora e si propaga per contagio cambiando i connotati alla realtà, stai tranquillo che ci si muove anche controvoglia, non si scappa. E sia, voi bruciate dunque nella volontà dal momento che vi piace tanto, io nel frattempo spegnerò l'incendio e lascerò accesa giusto la fiamma pilota, basterà quella.
Sbalordire i borghesi
Ci si muore di vecchiaia ad attendere un governo serio in Italia ma non per colpa del politico in primis, piuttosto per colpa nostra, che senza quel po' di avanspettacolo non ci prendiamo nemmeno più la briga di alzare il sopracciglio. E' l'animo assuefatto a tutta la grande bellezza che ci circonda che chiama la performance, Renzi, Grillo e Salvini, sono loro i nostri campioni, altro che Cuperlo, Pizzarotti e Parisi, ci vuole il guitto che susciti l'ammirazione per il figlio di buona donna, e a noi piacciono i figli di buona donna (i politici assurgono un po' al ruolo di catalizzatori di meschinità, le nostre, in un certo senso ci purificano). Io non credo più all'italiano brava gente, ma a partire proprio dai conoscenti prossimi.
domenica 25 settembre 2016
L'uomo è un problema irrisolto
Scriveva l'acuto osservatore dell'umanità che da quando non crediamo più nella città celeste siamo costretti ad inseguire la felicità qui sulla terra e proprio perché costretta entro i limiti della materia questa felicità ci si presenta come deperibile e quindi già contenente il germe dell'infelicità. Causa il ricorrente riaffiorare di un certo malessere connaturato allo spirito posso dire che sì, non posso che trovarmi d'accordo, che così come la fede nella felicità ultraterrena aveva prodotto nel mondo le sue belle distorsioni, così la raison illuminista ci ha ridotti a quel nulla che siamo o che crediamo di essere e che ci avvelena l'esistenza, nell'ansia di dover per forza giocarci tutto nell'unica occasione che ci è concessa. Si vive nel panico, altro che nella felicità affrancata dalla ragione, e questo panico, interiorizzato perché non sia d'impiccio nello svolgimento delle attività quotidiane, scava sottotraccia e riemerge nei mille rivoli delle ossessioni e delle nevrosi che affliggono i contemporanei. Morale della favola: l'uomo è un problema irrisolto (e al momento privo di soluzione).
Nelle mani del Signore
Eppure l'intelligenza che ci contraddistingue in quanto uomini d'ingegno dovrebbe portarci a considerare l'azione politica come tutt'altra cosa rispetto alle stupidaggini e alle arlecchinate che si porta appresso, se non fosse che tolte le stupidaggini e le arlecchinate ci accorgiamo che rimane ben poco e allora vada per le stupidaggini, dai e dai qualcosa ne uscirà di buono, se non altro per eterogenesi de fini.
Senza via di scampo
Posto che siano tutti dei cazzari, dei ciarlatani, dei venditori di pentole,
all'elettore smaliziato non resterà che scegliersi in sede di consultazione il cazzaro che meno lo indispettisce oppure disinteressarsi completamente della questione in ossequio alla regola
d'oro "don't feed the...", e in fondo l'astensionismo risponde in parte a questa sollecitazione. Senonché. Senonché quelli se ne fanno un baffo dell'astensionismo e beatamente vi ricorderanno come il loro sindaco sia stato eletto con il consenso del 67,5% dei romani o il loro premierissimo sia stato votato dal 40,8% degli italiani, non c'è via di scampo (una percentuale è più giornalistica di un numero a sei cifre, è nella natura delle cose).
mercoledì 21 settembre 2016
Ritorno al proporzionale
Mi piace questa idea di tornare al proporzionale, ma così, pour parler, in fondo non sarebbe poi cosi male. Introducendo a suo tempo la quota uninominale si era pensato di abituare gli italiani a decidere, o dentro o fuori, ma decidere a noi non piace, oltretutto col rischio di ritrovarsi alla mercé del risentimento altrui, meglio un sistema che addolcisca le sconfitte e che non escluda nessuno a priori. Morale della favola: puoi riformare il paese finché vuoi, siamo noi che siamo irriformabili. E bravi i Cinquestelle che ci tengono allegri con le loro boutade (sul no alle Olimpiadi invece persino il rimbalzato Malagò ha gioco facile a dire che è tutta demagogia, e quella è, demagogia da movimento antisistema che si scaglia contro gli interessi delle lobbies, ma tant'è, è un modo per certificare la nostra inidoneità senza possibilità di appello).
martedì 20 settembre 2016
Schopenhaueriano
Il mio essere schopenhaueriano si riduce essenzialmente alla consapevolezza di essere totalmente alla mercé della vita (cosa che fra l'altro farebbe la gioia dei più), e cioè di essere in balia di quella sorta di pilota automatico che è incistato in ogni organismo vivente, dall'uomo alla pianta al paramecio, che non è tanto propensione ad esistere quanto a resistere in vita, condotto dall'istinto verso la riproduzione che per mia fortuna mi è stata risparmiata (e per questo devo ringraziare le donne che hanno fatto mostra di non considerarmi mai troppo sotto quel punto di vista). I miei istinti non mi appartengono, la mia natura nemmeno, non l'ho decisa io, mi sento come trasportato dai flutti, una pedina nella disponibilità di un giocatore misterioso che beatamente si diverte a tormentarci tutti, è abbastanza per sentirsi schopenhaueriani? E allora lasciamoci trasportare.
lunedì 19 settembre 2016
Teoria del giusto mezzo
Stavo cercando di convincere un compagno che più che la proprietà dei mezzi di produzione è la loro natura a fare la differenza: se il mezzo non è nato per la giustizia redistributiva (o ridistributrice), a voglia di possederlo collettivamente, non farà altro che restituire la sua fallacia. Occorre invece un mezzo che per sua stessa natura sia generatore di redistribuzione, che detta così pare una formula campata in aria, in realtà mica tanto, un mezzo del genere genererà giustizia indipendentemente da chi e in quanti lo possiedono. Ma è un discorso irricevibile per chi invece vuole rovesciare la realtà in quanto innamorato della rivolta, del gesto estetico prima ancora che etico. Il come produrre un mezzo del genere riguarderà più gli inciampi della tecnica che l'indottrinamento politico delle masse.
I miracoli
«Si è sciolto il sangue di San Gennaro, il miracolo nel duomo di Napoli».
«Nella capitale, e più ancora nelle città del Sud, i miracoli sono le uniche manifestazioni regolari. I tram non funzionano, gli uffici nemmeno, i telefoni sbagliano, i treni si scontrano volentieri, i miracoli invece sono perfetti. Ne consegue un'estrema fiducia del popolo per il soprannaturale e una diffidenza invincibile per tutto ciò che è opera dell'uomo. Anche lo spirito più educato alla scienza e al ragionamento si abitua ad aspettarsi dalla metafisica quei vantaggi che il progresso meccanico gli nega». (Ennio Flaiano, Diario Notturno).
domenica 18 settembre 2016
Vaghe speranze
«Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?»
Più che sulla persistenza del male bisognerebbe interrogarsi sulla transitorietà del bene, perché vi sia così poca offerta in rapporto alla domanda, che in realtà non sia tutto un gioco d'ombre, un cantarcela e un suonarcela fra di noi, è più che un sospetto. "Bene" dovrebbe essere, allo stato dell'arte, l'amore per il prossimo, l'empatia, quel senso di umanità che ognuno ha in sé e che a ben guardare può riscoprire nell'altro, tutto ciò che dà gioia senza peraltro danneggiare alcuno, e questo in barba a una precedente morale che prevedeva invece il sacrificio di sé, l'asservimento alla tradizione, alle leggi del creato, all'autorità che di quel creato si faceva garante. Il "Bene", in buona sostanza, è per i più ottimisti un'inclinazione naturale che va incoraggiata. Ma se è così, chi ce l'ha messa questa inclinazione dentro gli uomini? La natura, la natura ma in forma di un dio, un dio personale, "deista", un padre buono e comprensivo che ci ha messi al mondo per godere della vita, un dio che non ha più nulla a che vedere con le religioni tradizionali, e talmente è travolgente questa concezione del Bene che perfino nel papa esaltiamo gli aspetti che la confermano ("è un papa moderno") e scartiamo come superstizione quelli che la contraddicono ("è un papa conservatore"). Volete sapere come la penso? Che il Bene non è che la proiezione di vaghe speranze, il segreto sta nel non indagarle troppo.
sabato 17 settembre 2016
Il mondo di sempre
E' un guaio per la
politica e quindi per la democrazia che certi principi che si
vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco
proprio all'onestà, alla parola data, al senso dell'onore, valori
che anche volendo non torneranno mai di moda perché in fin de conti
non lo sono mai stati, aldilà dell'importanza data e delle dichiarazioni
di facciata. E tuttavia, che sarebbe un mondo senza principi morali?
Temo esattamente questo, quello di sempre.
giovedì 15 settembre 2016
Todo vale
Dio è morto e tu pretendi dal premier la correttezza istituzionale, il gentlemen's agreement, l'onestà intellettuale? Ma ormai vale tutto, la morale è un'abitudine che si forma in seno alla società e così come si forma si disfa, è friabile come una sbrisolona. A uno come Renzi non gli fa schifo nulla, la sua stella polare è la convenienza, lui è post-ideologico, post-democristiano, post-moderno, avrebbe concesso anche il matrimonio fra consanguinei se vi fossero state le condizioni e il tornaconto, ma capirai che gliene importa: se nessuno fa più conto di tenere in conto certi princìpi e al massimo si limita a brontolare allora significa che si può fare quel che si vuole.
mercoledì 14 settembre 2016
Il giorno tropicale era un sudario
Aldilà dello sberleffo io un po' lo capisco il povero Di Maio, che il Sud America è un po' tutto uguale, che in fatto di golpe sono i detentori del marchio e raccapezzarsi in mezzo a tutti quei colonnelli ci vuole una cabeza especial. In fondo ha solo trent'anni, Di Maio, nel '73 il padre frequentava ancora i campi Hobbit, per lui la storia inizia con gli Oasis e le Malvinas erano quelle che cantavano la Macarena. Bisogna dargli fiducia a Di Maio.
martedì 13 settembre 2016
Gli amici etiopi
Renzi si vede lontano un miglio che le spara tanto per spararle, i Cinque Stelle no, loro si impegnano per davvero (a parte la Raggi che già dal tono della voce pare la segreteria telefonica di uno studio dentistico), così che sul profilo antropologico di Renzi abbiamo già detto tutto, su quello dei Cinque Stelle ci si può ricamare sopra ad libitum, fino a stufarsi. Primo articolo del credo del movimentista: La verità vera si trova sul web, anche la più inverosimile, dal momento che si trova sul web, è già ammantata dell'aura della controcultura che ne decreta automaticamente l'autenticità. Solo da questo voi capite che il caso Renzi è un caso già abbondantemente trattato dalla letteratura medica, quello dei Cinque Stelle invece no, è un fenomeno ancora tutto da studiare nei suoi risvolti tragicomici: nel Movimento Cinque Stelle rivive il milieu culturale dell'amico etiope di morettiana memoria*.
lunedì 12 settembre 2016
Imperturbabilità
Mi chiedevo, fra l'altro, come avrebbe fatto Renzi ad uscire dall'imbuto referendario in cui si era cacciato e moderatamente mi lambiccavo, mi sforzavo di capire... tutto inutile, la soluzione era la più semplice che si potesse immaginare: semplicemente rimangiarsi la parola. Con Renzi l'opportunismo acquista una sua dignità, diventa pura scaltrezza (che da noi è una virtù), e pazienza se noi questa dignità non ce la vediamo, una buona dose di nonchalance e il re nudo apparirà il più vestito. Renzi dunque schizofrenico? Macché, senza vergogna, piuttosto, che la vergogna è un sentimento inopportuno quando si ha da far ripartire un paese, ci vuole senso di responsabilità.
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