Stasera o si fa l'Italia o si muore, sarebbe troppo mancare i Mondiali per la terza volta di fila, Gattuso abbandonerebbe il calcio, ripartiremmo da Pisilli, e va bene i giovani, ma da Pisilli è troppo, la gloria ci attende alle Termopili. E d'altronde il materiale umano è quel che è: gli interisti che hanno perso l'ennesimo scudetto, uno juventino che non è tanto buono, qualche emigrato economico tra i più rinomati ma nemo propheta in patria, la leva calcistica attuale è ahimè troppo scadente per immaginare un grande futuro prossimo, ma l'ostacolo si può sormontare, sempre a non cacarsi sotto sul più bello. Per cui ave Cesare, morituri te salutant.
martedì 31 marzo 2026
La guerra dei bottoni
Al mercato, sul banco della merceria, in un vecchio espositore di legno tutti i bottoni sfusi di varia foggia e natura da frugare con le mani, trovato quello che faceva al caso giusto nonna mi metteva sulle tracce dei suoi gemelli: cata questi chì (voce del verbo catàr, trovare). Come un segugio partivo alla ricerca delle mie quaglie spintonato da altre signore fruganti animate dalla stessa eccitazione venatoria, si faceva a chi arrivava prima tra graffioni di unghie e colpi di anche nel clic cloc generale delle perline e dei finti zirconi e dei simil ossi con rivestimento in pegamoide particolarmente adatti per i cappotti e smargiassi Koh-i-Noor e Gran Mogol di plastichina da far incrociar la vista. Vittorioso emergevo un po' arruffato dal parapiglia col mio bottino di gemme, qualcuna non proprio uguale in tutto e per tutto ma era questione di inezie, una princess un po' più baguette, una navette un po' più marquise, non si stava troppo lì a guardare il pelo, eravamo credenti (e anche un po' cecati).
lunedì 30 marzo 2026
Prendi l'Iran, gratta gratta, siamo sempre all'Impero persiano che combatte contro l'Occidente, la storia, che non si ripete, per fare prima prende lo stesso canovaccio e lo attualizza come fa Michieletto, che prende La Traviata e l'ambienta in un campo di concentramento, altrimenti finisce subito le idee, invece così, tenendo buono il canovaccio ma cambiando l'ambiente di contorno, sembra sempre fresca fresca di giornata. L'Italia, per esempio, ripete ad libitum lo schema dell'età dei comuni, essendo il format dell'Impero Romano stato nel frattempo ceduto agli americani che tengono più spazio per le scenografie. La Francia, è noto, ripete lo schema Napoleone (prima, seconda, terza, quarta, quinta Repubblica) e la Russia è ritornata all'epoca degli zar dopo che i fondali sovietici sono crollati per marcescenza delle fondazioni (non le sanno tenere le cose, non fanno manutenzione). Morale: non c'è niente di nuovo sotto il sole.
Abbiamo l'esempio della Cina che è stata Celeste Impero governato per mandato del Cielo fino all'altro ieri, e oggi, scontata la sbornia rivoluzionaria e le rivoluzioni che non sono pranzi di gala, ritorna impero comunista governato per mandato del Popolo, il quale ha modernamente preso il posto del Cielo in qualità di foglia di fico. Come ieri gli imperatori celesti, anche i moderni segretari generali del partito comunista incarnano, misticamente ammantati d'aura imperiale, la loro epoca, epoche di pace e di prosperità, nulla è cambiato se non la forma, che serve tutt'al più allo stesso scopo di prima, però aggiornato: mantenere la presa sulla loro vasta regione, comprensiva di tutti gli armenti ivi contenuti.
Anche il mito della ribellione guidata dal popolo è un mito posticcio, accadono, di tanto in tanto, questi grandi cambiamenti che assomigliano a delle slavine, ma poi una volta assestato il terreno ritorna l'identico stato di prima, ritorna inevitabilmente l'arché, si suppone più giusto di quello di prima, con buona pace di tutti gli ideali rivoluzionari di accompagnamento (il popolo è strumento delle circostanze, non viceversa). Esiste il topos del rivoluzionario afflitto che una volta rovesciati tutti gli ordinamenti che poteva rovesciare se ne sta tutto solo e depresso sopra un sasso come il pensatore di Rodin, ormai condannato all'inazione dalla sua stessa frenesia rivoluzionaria: la rivoluzione, è scritto nel suo significato, comporta fatalmente un ritorno al punto di partenza.
domenica 29 marzo 2026
Le guerre in grande sono una proiezione delle guerre in piccolo di tutti i giorni, le più difficili da far cessare, muovono da ragioni piccole, tignose, che non mollano la presa manco morte, orgoglio e amor proprio le rinserrano in cerchi d'acciaio, con la scusa che non fanno morti preparano il terreno all'angustia del mondo, rovinano la vita, muovendo dal basso. Difficile pretendere di far la pace in grande se non si è capaci di farla in piccolo.
venerdì 27 marzo 2026
da questo libro di etica non ci si deve aspettare alcuna prescrizione, alcuna dottrina dei doveri; tanto meno esso fornirà un principio morale generale, una sorta di ricetta universale capace di produrre tutte le virtù [...] ed è davvero una contraddizione evidente dire che la volontà è libera e tuttavia prescriverle delle leggi secondo le quali essa deve volere: ‘deve volere’ - un ossimoro! [hölzernes Eisen, "ferro ligneo"]
(Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro IV)
L'etica non si prescrive, si descrive, non si può far altro. Che poi ci faccia piacere, relativamente alle necessità della vita, che vi sia buona fede e un agire corretto, soprattutto nei nostri confronti, questo è indubbio. Agire con amore, si dice, è una buona regola. Aprirsi all'altro, è una buona regola. Lo stesso Schopenhauer descrive il malvagio come chi riconosce solo la sua propria volontà e non quella degli altri, e il buono invece come chi riconosce la sua propria anche in quella altrui. Ma è appunto una descrizione, non una prescrizione. Perché poi alla base di molta filosofia politica c'è l'idea che vi sia un modo di accordare gli uomini fra di loro calandoli in una società virtuosa, ma poi l'etica finisce per sfuggirci inevitabilmente dalle mani, non già perché siamo afflitti da un peccato originale e non ne siamo intimamente capaci, ma perché prescrivere un'etica non genera necessariamente un'obbedienza.
Diceva: l'Occidente è la teocrazia della tecnica, la scienza la sua fede, la tecnologia la sua liturgia. Tutto sacrificato allo scopo, le forme di governo, i principi economici: se l'economia di mercato è ritenuta la più idonea allora la si adotta, finché garantisce quello scopo. E d'altronde, per salvarci nel qui e ora, su questa terra, senza affidarci a un'incerta salvezza nell'aldilà, è necessaria la massima capacità scientifica, il massimo sforzo tecnologico. Così vitale è lo scopo che tutto si subordina a lui, sistemi economici, strutture sociali, politiche mondiali. Fine.
giovedì 26 marzo 2026
Funziona così: che con l'arrivo di internet la società liquida si è fatta ancor più liquida, superfluida, praticamente una pappa, nuotano nella pappa superfluida i parameci della moderna società infantile, consumando meme, nutrendosi di plancton, impalpabili, dematerializzati, ontologicamente nulli. Livori passeggeri li animano e quando durevoli comunque modesti, in linea coi loro cervelli di paramecio: il governo ladro, la tal ministra, il tal ministro, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum, bón. Ma sanno prendere un aereo, e allora via a tutta la sarabanda di hostess, controllori di volo, addetti ai bagagli, personale di terra, personale di bordo, voli low cost, scali a Dubai, handling, overbooking, fingerpicking, addetti alle pulizie, addetti di scalo, agenti di rampa e tutta la divisione del lavoro aereoportuale che permette al paramecio di fare massa critica e diventare lichene: come faccia il mondo a menare ancora avanti è un mistero.
mercoledì 25 marzo 2026
Romanzo
Ivo diceva che la maggior parte della gente vale quanto una scatoletta di tonno, anzi, forse anche meno considerando il prezzo del pinna gialla, è che il tonno, almeno, sfamava la gente, purtroppo però quella stessa gente che valeva quanto una scatoletta di tonno, le coccodimammiche frotte di fuori sede in scienze qualcosa, unimi-unibo, che intasavano le già ingrommate articolazioni dell'università italiana con le loro scuoledifrancofortesche, scienzesocialistiche, sdilinquiliquide tesi su Bauman. Ci sarà sempre, diceva, un vecchio Socrate amante dei giovani, un Socrate paideico, che la menerà coi giovani (i giovani sono il nostro futuro!), senonché questi giovani, spesi gli ultimi bonus giovani e le ultime agevolazioni fiscali per l'inserimento lavorativo dei giovani (di trentacinque anni), te li ritrovavi tutti a carico del sistema genitoriale, che non è tanto aria di far i giovani in questa società di liquida qua, però sempre meglio delle teocrazie, delle teocrazie fondate sul dio Mazda, non di quelle fondate sulle Mazda.
(continua)
Dice che stanno salvando il mondo per noi, grazie, davvero molte grazie, l'ultima volta che hanno avuto il pensiero hanno mandato il diluvio universale, la cura è un po’ drastica ma chi rimane, giura, è contento.
Peccato che Gadda non sia arrivato fino ai giorni nostri, questa umanità cogliona che si crede l'avanguardia del progresso avrebbe meritato le sue filippiche, mi chiedo cosa avrebbe scritto di questo nostro popolo di internet, ne sarebbe uscito un decamerone. Ahimè ognuno giace incastrato nel suo tempo come un insetto nell'ambra e in vita si vede pure costretto a travagliare dandosi parvenza di movimento. Amor fati, ce ne vuole tantissimo.
martedì 24 marzo 2026
Ah sì, come no? Il destino è nelle nostre mani, homo faber fortunae suae, che è attribuita per l'appunto ad Appio Claudio Cieco, la cui vista fu tolta, pare, dagli dèi adirati per la sua idea di unire il pantheon greco-romano a quello celtico-germano, fu vero artefice del suo destino. La libertà, a ridaje con la solfa, non si mostra, tutt'al più si mostra il famoso gomitolo di concause. O il mondo è determinista, come dicono gli scienziati, o non lo è, un solo grammo di casualità basterebbe a snaturare il rimanente determinismo dell'universo come una goccia di veleno, la casualità è il determinismo che è invisibile agli occhi. Ma il determinismo di cui parliamo è ancora più radicale di quello della scienza, l'assenza di libertà è un principio pre-scientifico, mentre la libertà di cui tanto si parla solo una verità che si vuole, una verità che è utile per fare del mondo una fabbrica, un ambiente trasformabile, un'unità di produzione.
"C'hanno sarvato i ggiovani, sor commissà", proferì la sora Pippa tutta accalorata, "hanno sarvato 'a Costituzzione!". Er sor commissario, con aria assonnata, annotò impassibile. "Che dice? Mo' 'o famo cascà 'n pochetto 'sto governo de pappagalli?" Ma sì, ma sì, lo facciamo cascare. "Voleveno comandà puro 'a maggistratura!" e fece tanto d'occhi, come una pazza. I giovani, se sa, "so' er nostro futuro", "la linfa vitale der paese" e via proseguendo con tutte le ovvietà e i sempiterni luoghi comuni inerenti alla bella gioventù d'Italia. Celebrati i ggiovani, giustiziati i pappagalli, la sora Pippa mollò er sor commissario e s'allontanò ancora tutta battagliera con le due buste della spesa tra le mani lasciando dietro di sé una ciangottante scia di geremiadi governative e rimostranze sull'aumento dei prezzi dei carciofi, da fa' en pinzimmonio con l'olietto bono, giusto un pochetto de sale e de pepe, appena bolliti, che sso' pure digestivi e aiuteno a ripulì 'e vie biliari.
lunedì 23 marzo 2026
C'è sempre un gruppetto di solidi idealisti che sogna i cambi di regime, basta poco, che ci vuole, un paio di missili americani e fioriscono le democrazie come le mimose a marzo, sono missili propedeutici, mica la democrazia è un processo lungo e macchinoso, ma va là, è un'epifania improvvisa, come la conversione di San Paolo, di più, la logica conseguenza del pensiero condotto secondo verità e giustizia, e poi, vuoi farci un torto agli americani? Son così buoni, conviene a tutti scegliere la western way of life. Sono stati abituati bene ma mica tutti i giorni è Maduro.
Salva la Costituzione, dirimata, dirimita, dirimuta brillantemente la controversia giuridica, possiamo finalmente ritornare alle nostre occupazioni abituali, e cioè risolvere il blocco dello stretto di Hormuz: le compagnie aeree hanno carburante ancora per un mese, facciamo il porta a porta per raccattare un po' di gas a destra e a manca gugolando "paesi che vengono gas naturale": ne abbiamo chiesto un po' all'Algeria, un po' all'Azerbaijan e un po' a quegli stronzi dei norvegesi che ci hanno quasi eliminati dal mondiale, come extrema ratio ci stiamo attrezzando per estrarre il biogas direttamente dai deretani delle vacche, prima che salga anche il prezzo delle scorregge, vedete un po' voi come stiamo messi, che siamo costretti noi a cambiare regime.
domenica 22 marzo 2026
Poco aurea mediocritas
L'appiattimento culturale non è nemmeno un effetto voluto e cercato, emerge, come una implicazione, dalle società regolate da un benessere di base grosso modo diffuso, tutto sommato bastevole, dentro forme di governo caratterizzate da una sovrabbondanza di leggi che per inseguire la specificità di ogni aspetto della vita civile finiscono per non avere più né capo né coda, senza considerare il danno prodotto da un acculturamento di massa piuttosto convenzionale, nella maggioranza dei casi volto solo a conseguire le competenze necessarie per svolgere specifiche mansioni all'interno di un settore produttivo, ecc. ecc. Un generale appiattimento dei gesti e delle pose, un'uniformità del pensare e dei modelli da seguire, in cui le individualità vengono fatalmente risucchiate. Ma magari è solo un'impressione indotta dal trovarsi calati dentro questa bonaccia, nel qui e ora, magari è anche peggio.
venerdì 20 marzo 2026
I tostapane sono i primi a rompersi, di marca tedesca quelli che durano di più: massimo un annetto. Si fa prima a tostarlo nella padella. Bisogni creati di sana pianta dalla western way of life, lo devi avere, altrimenti sei un pitocco. Non c'ha il tostapane, poveretto, pensa che lava ancora i piatti con la spugna, è antigienico. Va verso questa specie di igiene il mondo, guidato dalla governance mondiale della tecnica che promette carabattole a buon mercato. Case che sembrano ospedali dove ti senti di troppo a sederti, non si sa di che parlare, tutti gli slanci sono virtuali. Svaporiamo, non c'è più nessuno dietro alle facce. Sono più vivi i morti di ieri che i vivi di oggi.
giovedì 19 marzo 2026
Cosa ci insegnano i classici
Abbiamo dei nuovi vicini greci, ci hanno regalato un cavallo di legno che suona vuoto all'interno e quando picchi si sente un rumore strano, tipo "Ποιο είναι?", che per me è greco. La prima notte che l'abbiamo messo in casa abbiamo sentito dei rumori in cucina, siamo scesi e abbiamo trovato il frigorifero aperto, mancavano gli yogurt. Abbiamo portato fuori il cavallo, sotto gli aranci, che in ogni caso avevamo già raccolto. Morale della favola: diffida dei greci anche se portano doni.
Ai ragazzi, specialmente in America, gli inculcano da subito un modello di divertimento standard, il modello "party di laurea" anche se vanno solo alle elementari, pure in Sudamerica c'hanno 'sto vizio, che fanno delle feste dei diciott'anni anni che sembrano matrimoni del castello delle cerimonie, perché ha preso piede anche da noi, i ragazzi in giacca e cravatta, le ragazze in tacchi alti, tende di carta, bicchierini di carta e luci viola, Taylor Swift in sottofondo, è un business pure quello, una forma rituale di ammaestramento alla vita adulta, per farli diventare tutti impiegati e segretarie, rappresentanti di commercio e agenti immobiliari. Quando invece ai ragazzi per divertirsi andrebbero insegnati i classici, fatti appassionare al pensiero critico, ma mica quello della scuola di Francoforte, che è una forma imborghesita di marxismo adattata alla carriera dei professori di Vienna, che ti sparano fuori tutte le loro società liquide e i loro circoli ermeneutici, io intendo la classicità vera, la vita dei Feaci, il mare colore del vino, i greci che portano doni (diffida dei greci anche se portano doni, specialmente cavalli), ma... ma, lo so, è una guerra persa, ormai tutto si conforma al delitto perfetto della modernità.
mercoledì 18 marzo 2026
Ci stiamo "leggendo" er Pasticciaccio in audiolibro e mo' me vie' da scrive tutto en romanesco, forse era mejo leggese 'a Cognizzione, così scrivevo in maradagalese.
Quando uno cambia la storia, quando uno cambia gli equilibri geopolitici, mi chiedo, si accontenterà della gloria del mondo, di essere ricordato, da morto, dai mortali, o magari dentro di sé coltiva l'idea di essere strumento dell'Assoluto, braccio terreno della mente divina, insomma, comincerà a credere a una ricompensa superiore per i suoi servigi terrestri? Qualche indizio, in tal senso, ce lo abbiamo, di quelli che fanno la storia e poi si sentono dei padreterni, ma non mi riferisco solo ai Trump, anche ai trapassati teocrati dell'Iran. La teocrazia è la tentazione del potere, in senso ampio: cioè la tentazione di credersi dei padreterni e di governare sulla terra per conto di sé stessi, in quanto dei, o in quanto vicari del Dio, che è sempre mit uns, ça va sans dire. (potevo scriverlo meglio, ma spero che si capisca).
martedì 17 marzo 2026
Cosa possiamo fare contro la guerra? Ma niente, forse tutta l'etica è sbagliata, è sbagliata a monte l'idea che occorra fare qualcosa, che bisogna agire, quando invece sarebbe vero il contrario, che non bisognerebbe fare proprio niente. Io mi imbarazzo perfino a chiedere un'informazione, figuriamoci se mi prendo la licenza di accoppare la gente, a casa sua, per giunta. Sono i disinvolti il problema, quelli che si prendono la confidenza. Te ne stai lì tomo tomo nel tuo lettino, non hai mai fatto uso di droni, e non te ne arriva uno tosto tosto a svamparti in un amen tutta la flanella? Scusi, sa, ma dobbiamo cambiare un regime, cerchi di capire. Capisco niente, io, capisco solo che qui ci si prende un po' troppa confidenza. (la guerra è quella cosa che prima t'accopa e poi dopo ti spiega: eh, c'est la vie, così va la storia).
sabato 14 marzo 2026
E siccome nel calcio ormai contiamo un ciufolo, che dobbiamo guardarci le spalle pure dal Canton Obvaldo, mo' ci attacchiamo al baseball, come prima ci eravamo attaccati al curling, e poi allo skating, e prima ancora al tennis (adesso a Kimi Antonelli), ci dev'essere pure uno sport dove menarla con l'orgoglio nazionale e sbattere finalmente in faccia ai perfidi norvegesi: e noi ci abbiamo Jac Caglianone e voi no, gnegnegnè! (grande campione Jac Caglianone) Poverini. La guerra, per fortuna, non siamo capaci a farla, sicché sfoghiamo tutto nello sport, in condizioni normali il nostro senso della patria è pari a quello di un criceto che vive la sua pacifica vita tra una foglia di radicchio e l'altra ma non appena si parla di sport, trac, ci mettiamo a tifare anche per la nazionale di bocce, quelle che si lanciano. L'homo sportivus è lo stadio finale dell'homo sapiens, un filo teso tra lo stendino e il superuomo, e ci fanno sopra anche dei bei guadagni, che ti rifilano dei pacchetti a 24 testoni al mese che diventano zero dopo il sesto mese, che ritornano 29,99 per sempre, salvo adeguamento al costo del gasolio, perché questi campioni girano il mondo, su e giù da un aereo all'altro, e i premi, e il consumo delle scarpe, e i buchi nei calzini, che credi? Solo Jannik Sinner ne consuma trenta in un solo incontro (30 paia, cioè 60 calzini), e più di 50.000 palline vengono utilizzate per un torneo del Grande Slam, che sono fatte di gomma, cioè di petrolio, da cui deriva il gasolio, e adesso per giunta c'è pure la guerra, 29,99 è regalato. CR7 c'ha una villa che sembra un negozio della Decathlon, non sa cosa metterci dentro, si conta gli addominali per passare il tempo, quell'altro che si crede il padre eterno ha appeso un quadro dei suoi piedi in sala pranzo e c'ha i soldi per comprarsi la Gioconda, le sue passioni? Orologeria e automotive: io mi suiciderei. Dice: ma succedeva già coi gladiatori! Sì, ma almeno loro a fine incontro si davano il colpo di grazia, vivaddio.
Non siamo più importanti degli altri esseri viventi, tutta questa importanza ce la siamo data solo noi, e da questa importanza discendono poi tutti i postulati dell'umana miseria, i dolori, i sensi di colpa, le manie di grandezza, tutta quanta la malapianta delle sciagure, il cui concetto è un'invenzione umana, come del resto tutti gli altri concetti che ci ammorbano e ci perseguitano, come cose veramente esistenti.
Turning point
Una tigre dai denti a sciabola, gnam, era lì lì per papparsi gli ultimi due esemplari di ominidi rimasti sulla faccia della terra, gnam, ma perse l'attimo grattandosi un orecchio, gnam, e i due ominidi le scapparono, e in seguito si unirono, e quindi ahimè si moltiplicarono. Fu un giorno nefasto per il pianeta, un così bel pianeta pieno di vita, il giorno che il pianeta finì in mano alle scimmie. Peccato, ma del resto, quando un orecchio prude, prude, non c'è pianeta che tenga.
È un mondo avvilente, a tutti i livelli della società si celebrano degli emeriti imbecilli, non che sia una novità, quando dico il mondo intendo infatti il mondo nella sua interezza, sub specie aeternitatis, non una particolare era geologica. Anzi, aveva più logica l'era mesozoica con tutti i suoi lucertoloni, un'era che non conosceva guerre né la vanagloria degli uomini sapiens, con le loro produzioni superscientifiche, né partite di tennis e di pallone, ma solo necessari e doverosi mangiamenti a scopo di conservazione della specie. Un geco si aggira per casa, spaesato: dove sono finito? Rettile mesozoico precipitato nell'antropocene, tra lavatrici e lavastoviglie. Il geco se ne va in giro nudo, non ha bisogno di lavatrice, di rete elettrica, centrale atomica, petrolio iraniano. Pensa: questi qui sono scemi. E ha perfettamente ragione.
A noi manca, della guerra, principalmente tutto il phatos dello schianto del missile, del silenzio che segue il boato, della tremarella alle gambe, della cacarella nelle mutande, diversamente, come tutti i paesi avanzati, abbondiamo nell'epos, l'epos della guerra chirurgica, delle pillole di geopolitica, delle bubbole di economia analitica, insomma, tutta la teoretica crosta del niente che ci siamo inventanti per autoassolverci agli occhi della storia. I nostri obiettivi sono mirati, uccidiamo i generali nei loro salotti, si fa un buco, millimetrico, con una punta del 15, una punturina da niente, zac, e i vicini possono tranquillamente continuare a pranzare.
mercoledì 11 marzo 2026
Ci dev'essere, in questi tempi nostri, una specie di influsso, un rammollimento, che annichilisce di colpo ogni possibile manifestazione di grandezza, negli uomini, come nelle donne. I bei romanzi di un tempo, i bei film, le belle canzoni, svanite, non si scrivono, non si girano, non si cantano più, le muse sono morte, accoppate dal progresso. Progrediti, e materialmente, ma spiritualmente regrediti, a trogloditi, che pure, loro, avevano spirito da vendere, ce lo testimoniano le pitture rupestri. L'arte, nel dì di oggi, è ridotta a commercio, i film sono ridotti a commercio, i romanzi sono ridotti a commercio, con la scusa che arte e commercio devono al dì di oggi andare a braccetto, come fede e ragione nella filosofia di San Tommaso. Diceva San Tommaso che la fede ha ragione, e la ragione è compresa nella fede, così oggi il sovrano è il commercio, e l'arte è il suo treppiede. Muore l'arte e il commercio non se la passa tanto bene, e così abbiamo fatto un bel guadagno, noi uomini moderni.
sabato 7 marzo 2026
Dice la Giorgia che hanno attivato una task force "per monitorare l'andamento dei prezzi dell'energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione". Una task force, nientemeno. Al primo accenno di zucchina sopra il valore di mercato arrivano le truppe elitrasportate che si calano con le corde e portano via il negoziante imbragato come un salame. Non serve mica una task force, gliele do io le bollette se vuole monitorare. Quante fregnacce. E dopo che hanno monitorato, che fanno, li prendono per i piedi e li scuotono a testa in giù finché gli fanno uscire i soldi dalle tasche? Sant'Iddio. Tra l'altro le zucchine sono fuori stagione, se le prendi adesso sanno di lavandino, dopo, uguale. Potevo dire broccoletti. E in più dobbiamo pagare la task force che monitora i broccoletti. È un miracolo se l'Italia ancora sta in piedi, dev'essere principalmente per inerzia, perché gli antichi romani ci avevano dato delle buone strade. Quello sì che era un impero. Che operava fuori dal diritto internazionale. Cesare Augusto, mica quel banana con la faccia da tacchino.
Nietzsche era diventato prodotto editoriale, fenomeno di costume, al Nietzsche di destra si era aggiunto un Nietzsche di sinistra distruttore dei valori borghesi, comodo comodo per la rivoluzione postmoderna, insomma, un Nietzsche per tutte le stagioni, e intanto il suo pensiero mai abbastanza chiarito però abbondantemente citato, mistificato, copiaincollato, da non capirci letteralmente un tubo. Il "Nice, che dice?" di Adelmo "Sugar" Fornaciari chiudeva il cortocircuito pop, così parlò Kamasutra. E voi, lo avete capito Nice che dice?
venerdì 6 marzo 2026
Le guerre moderne sono tutte chirurgiche, gli attacchi sono sempre mirati, stanno studiando un missile che quando colpisce ripulisce con scopino e paletta, è una guerra gentile quella che conduciamo, rispettosa della popolazione che anzi deve ringraziarci viste le nobili intenzioni, non capita tutti i giorni che ci mettiamo nella giusta disposizione d'animo, quella altruistica che vuole il bene delle persone. C'è qualcuno più buono di noi a questo mondo? Non credo.
giovedì 5 marzo 2026
Mi raccomando, organizzati
Siamo a DEFCON 2, Allarme Rosso: probabili scrosci di droni anche a carattere temporalesco, le forze armate devono essere in grado di rispondere entro sei ore, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30, martedì e giovedì solo mattina. Prezzi di gaz e benzina alle stelle, durata prevista delle riserve: fino ad Aprile. Chi detiene mezzi di locomozione inutilizzati, trattori o tagliaerba, è pregato di trainare i mezzi alle caserme più vicine per consentire al personale di estrarre dai serbatoi il carburante residuo. Ricorda, ogni goccia può fare la differenza. Siamo fuori dal diritto internazionale, possiamo fare un po' come catzo ci pare, chi avesse delle idee può mandarle tramite posta certificata al Ministero della Difesa, le idee migliori verranno premiate con un bonus facciate.
I racconti della buonanotte
Aveva fatto i soldi negli anni ottanta quando il business girava, poi aveva smesso di girare e avevo perso anche le braghe, gli erano rimasti i ricordi, di mitologici viaggi nel lontano oriente, nel paese del Sol Levante, dove le donne avevano tutte le gambe storte, una cosa risaputa, s'incazzava, urlava, faceva il matto, poi d'improvviso si rabboniva e smielava tutto lagrimoso, colpa del business che non girava, colpa loro, e tornava a fargli i cazziatoni. Se non urlava di sicuro era perché stava male, e dopo i cazziatoni ritornava mogio mogio, rassegnato, tutto accondiscendente, che non valeva nemmeno la pena di incazzarsi con dei deficienti del genere, voleva farli sentire in colpa. Con quel clima il business non poteva che andare sempre peggio, lavoravano sempre in mezzo a due tempeste, avevano inteso bianco e invece dovevano fare nero, facevano nero e avrebbero dovuto fare bianco, non ci capivano più niente. C'era chi aveva la tremarella già di prima mattina e si portava il beauty con dentro le medicine, le gocce che gli aveva ordinato il dottore, le benzodiazepine, i più forti intraprendevano il viaggio sicuri di incontrare la tempesta, ritti sul ponte di comando, con la mano salda sulla barra. Una cosa così non poteva finire bene, troppe tensioni, un giorno uno l'aveva preso per il collo ed erano finiti tutti e due alla neuro, senza né vincitori né vinti, uno ormai in preda alle manie di persecuzione e l'altro alle tendenze suicide, era quello che prendeva le benzodiazepine. Fu un bene, perché quando i dipendenti gli chiesero i contributi poté chiedere l'infermità di mente.
mercoledì 4 marzo 2026
Ho fatto un incubo: in città negli anni venti del nuovo millennio, madri che portavano i figli a scuola sopra macchinoni sovradimensionati, gli antifurti inseriti, ammiccamento degli indicatori di direzione, poi palestra, shopping, estetista, polpastrelli che toccavano schermi tattili intralciati dalle unghie, i mariti gran emiri dei reparti consegne e spedizioni, gli auricolari bluetooth nelle orecchie, dentro ditte che non producevano niente, solo molestie. Poi la divisione del lavoro delle moderne società occidentali: i neri operai, gli egiziani le pizze, i sudamericani i corrieri, i filippini i mestieri, i rumeni i muratori, le ucraine le badanti, i cinesi i baristi, i venditori di paccottiglie: lampade a led che si spegnevano, rubinetti che saltavano, ciabatte che prendevano fuoco. E i figli degli italiani studiavano, andavano all'università, viaggiavano, studenti fuori sede, poi si laureavano, senza imparare un tubo. Non era colpa loro, era la società, soltanto che questa società produceva un'umanità guasta, cattiva, vuota, spaventata, sterile, senza glutine. Ma, come detto, era solo un incubo.
martedì 3 marzo 2026
"Vive nel compound più lussuoso di Riad, assieme ad altre milleduecento persone, fra campi da tennis e da padel, ristoranti europei e boutique di moda. Gli italiani sono una settantina..."
Nel deserto arabico vivono in una riserva gli europei assieme a milleduecento persone, vivono nel loro habitat naturale che è stato ricreato nei minimi particolari per farli sentire a casa, mangiano italiano, comprano italiano e allietano con il giuoco del calcio le monotone serate degli Emiri che pagano le loro performance con i petroldollari del fondo di investimento pubblico. Ecco il compound degli italiani, con Armani e la pizza, ecco quello dei norvegesi, con la neve e con i fiordi, qui invece abbiamo il compound dei filippini, con il secchio e lo spazzolone. In occasione dell'attacco iraniano tutti gli europei verranno trasferiti momentaneamente nel seminterrato per motivi di sicurezza, lo spettacolo riprenderà il più presto possibile.
lunedì 2 marzo 2026
Dopo Woodstock, dopo il Live Aid, dopo gli interventi di Bruce Springsteen e di Bono, dopo gli appelli di Robert De Niro e di Susan Sarandon, dopo War e Russian di Sting, dopo John Lennon e Fiorella Mannoia, dopo Platoon e Ghandi di Richard Attenborough, dopo le vignette di ElleKappa che ci fanno pensare, ancora facciamo la guerra: chi deve dirvelo di più per farvelo entrare nella testa, Astro Samantha? Ireniche paci nel mondo che non si va d'accordo manco tra parenti, tra vicini, tra preti, e ancamò facciamo gli appelli per la pace, assomiglia più a una vanità questo amore per l'umanità.
La vicenda di Crosetto è surreale. Torna da Dubai con un volo di Stato che paga il triplo (e perché non il decuplo?) di tasca sua per fare il signore, lasciando lì la famiglia. E Big Mama. Un Ministro della Difesa bloccato in un paese straniero durante una crisi internazionale, non avvertito dai suoi alleati, mentre si trovava in vacanza, a Febbraio, durante il Festival di Sanremo. Che significa ho pagato il triplo di tasca mia? Io devo recuperare da una zona di guerra il mio Ministro della Difesa, ma io mando i Bersaglieri, il RIS di Parma, il 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", i Ranger del 4º Reggimento Alpini, il 185º Reggimento RRAO "Folgore" e l'ACI. Ci prendono per i fondelli.
Quattro settimane, un ciclo mestruale, e sarà tutto finito, nemmeno il tempo di cambiare l'assorbente, la pax trumpiana è cosa stupenda. Nel frattempo, eh be', statevi in casa e non aprite le finestre, si farà un po' di polvere. Per fare ordine ci vuole disordine. L'ayatollah K. per molti è santità, abbocchi sempre all'amo, le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso. Trump assumerà anche il titolo di Re di Persia. È come la Madonna della Misericordia che ci protegge sotto il suo mantello. Lo zafferano salirà alle stelle, il coriandolo ha superato il prezzo dell'oro. Fortuna che mi è già arrivata la bolletta del gaz.
domenica 1 marzo 2026
Hanno ammazzato Pablo e la gente applaude alle finestre, bon, fatto il regime change, mille anni per uscire dall'Impero Romano e loro cambiano il regime in mezza giornata, la velocità della luce. Perché il regime degli ayatollah in fondo è una buccia che ricopre la polpa di una società già tutta occidentalizzata, materialmente e spiritualmente, oggidì dovunque tutto è occidente, ad esclusione giusto di qualche tribù incontattata del Brasile, gli amondawa, noti per non avere nozioni astratte del tempo, nessuna distinzione tra anni, mesi e settimane: bravi amondawa, resistete, non fatevi beccare dal tempo, è letale. (ma ahimè anche gli amondawa sono stati contattati, beccati pure loro).
Ma che ci va a fare la gente a Dubai? No, perché a noi poveri Dubai appare come una specie di Varadero ma per gente coi mezzi, con quella mestizia tipica da villaggi vacanze circondati dal nulla, tipo l'outlet più grande d'Europa, con le Gioconde fatte con le scatolette di tonno. È un bel problema aver un sacco di soldi e non sapere che farne. Vivere in un compound, casa compound, con piscina aria condizionata asilo nido e palestra, con tutti i canali del mondo per guardare i soliti quattro film del menga, gli Avengers e Avatar 5, una specie di occidente posticcio, non luoghi da esportazione, Milano Due globale con le isolette a forma di datteri. Poi un bel giorno all'abitatore del paradiso terrestre gli piomba sulla testa la tecnica sottoforma di drone iraniano e non gli piace più, e allora tanto valeva prendersi una tenuta in Toscana, almeno ci faceva l'olio.
Non è che abbia una gran voglia di scrivere però non voglio nemmeno smettere, devo pretendere di meno da quello che scrivo, sono vecchio, quel che è fatto è fatto, e mi interessa sempre meno il mondo, quel che mi interessa è invece studiare, conoscere, sapere un po' di tutto, sono un curioso per natura, ma curioso come un bambino con i suoi perché. Continuerò a scrivere e se vi annoierò credetemi che non lo si è fatto apposta.