martedì 25 febbraio 2014

Ecco, in questo preciso momento ho un'altra crisi di senso, ultimamente ne soffro quasi tutti i giorni. Per non tediare oltremodo il gentile lettore aggiungerò che non scrivo più con la stessa frequenza di un tempo poiché l'argomento sarebbe poi sempre lo stesso, inutile aggiungere dell'altro. E poi non sia mai che qualcuno passasse di qui e ne prendesse spunto per suicidarsi, mi sentirei in colpa e non sarebbe giusto. Però personalmente mi sto avvicinando a una dimensione di sconsolata apatia, priva di stimoli e di speranze. Ogni tanto mi si spalanca improvvisamente un baratro poi altrattentato rapidamente si richiude. Forse dovrei riempirmi le tasche di sassi e lasciarmi annegare, ma le grandi masse d'acqua mi inquietano e poi fa freddo, magari d'estate... e il pensiero del veleno balenò seducente nella testa tormentata del procuratore. Continuo a provare una certa invidia per i bipedi che non si fanno di questi problemi, un'esitenza spendibile, passata ad allontanare il pensiero dell'enorme disparità che sussiste fra l'incommensurabile eternità della morte e l'insignificante brevità della vita. Che poi noi qui si stia per giunta a valutare la durata di un governo della sfolgorante repubblica italiana, be', consentitemi, è cosa veramente paradossale.

lunedì 24 febbraio 2014


In fondo siamo tutti seguaci del fabianesimo, più influenti del gruppo Bilderberg, più subdoli dei Sette Savi di Sion. Nostro scopo è nutrirci del capitalismo per cacare il socialismo, pragmatici più che utopici, lupi travestiti da agnelli, temporaggiamo e conquistiamo, come Quinto Fabio Massimo al cospetto di Annibale Barca. A Lenin e al comunismo preferiamo il riformismo, logorare e calmierare, sfiancare e ipnotizzare, conquistare dall'interno e l'irsuta bestia capitalista si troverà tramutata in docile agnellino senza sapere ne quando ne come. State all'occhio, state sereni, mazel tov.

domenica 23 febbraio 2014

«Mia mamma pare non abbia rinnovato la tessera del Pd, la mia compagna vota a sinistra come minimo Sel e vuole che io sia lo Tsipras italiano. Capite come sono messo». *

Il Civati è fortemente sotto stress, braccato dalle istanze del popolo, inseguito fin dentro il talamo. Sarebbe tentato di togliere la fiducia a Renzi ma non vorrebbe uscire dal PD. Non so quanto potrà durare dilaniato dal dilemma, perdere la fidanzata o perdere il PD? Scontentare la mamma o scontentare Renzi? Non vorrei essere nei suoi panni. Cosa ci sarà alla sinistra di Sel di così allettante, quali proposte, quali piani ben congeniati in grado di salvare il mondo? Tsipras e Mujica due fari nella notte, Miliband già troppo borghese. Civati fu perfino tentato di fondare il "nuovo centro-sinistra", l'ennesimo, operazione speculare al "nuovo centro-destra", e su quale basi, di grazia? Vedete anche voi come sia difficile dare una fisionomia a un solo partito, figurarsi cercare di crearne un'altra capace di distinguersi quel tanto che basti per essere riconsciuta una volta stampata su una scheda elettorale. Queste fughe a sinistra non si sa bene cosa significhino, che stiamo a vagheggiare? Boh, che so, qualcosa di diverso, un nuovo modo di essere di sinistra, una nuova speranza (se a Renzi piacciono Holly e Benji, a noi piace Daitarn III), andremo a cercarci i nuovi eroi del popolo nei più remoti angoli del Perù... e dunque giunti a questo punto la domanda è: che nuova sinistra andate cercando?
Ripeto, perché essere prevenuti su Renzi? Non già perché Renzi sia un campione, ma perché Cuperlo, Civati e Letta, cosa potranno mai darci di più? Da un pezzo non soffro più di nostalgia dell'avvenire, guarito dalla malattia vedo le cose più chiaramente, e cioè un unico e indistinto grigiore. Indistinguibile il mero cambio di stile da un ipotetico cambio di passo che si giochi su questioni più concrete, indistinguibile la buona politica da quella meno buona (anche lo spread vive di vita propria, non è un indicatore affidabile). E non c'è alcun ritorno alla purezza di una vagheggiata e fantomatica "sinistra" che ci potrà salvare, contenitore di tutti gli archetipi e dei luoghi comuni riguardanti gli uomini di buona volontà in lotta contro gli oppressori, spazio utopico e velleitario, reame di Nùmenor e dei cavalieri della Tavola Rotonda. A noi principalmente interessa che l'economia giri, e se non per tutti almeno per noi, a noi interessa disporre di un android a buon mercato, o non mi vorrete dire che nel paradiso del proletariato ci sarà posto solo per i telefoni a manovella? E' il paradosso del rivoluzionario: tanto fai per emancipare il proletariato che quello ti diventa borghese.

martedì 18 febbraio 2014

I romani già si credevano all'apice del progresso civile, per non dire dei greci, e guarda cosa gli è capitato: tutti morti. Morti i romani, morti i greci, morti gli dei, morti i condottieri e gli augustei, un'immane carneficina. Se sic transit gloria mundi allora è proprio il caso di dirlo. E così anche noi, nel caso ci credessimo all'apice di qualche cosa. Se il patrizio si credeva elegante in tunichetta e dignitoso nel portamento, be', sappia che oggi giusto gli hare krishna e il chitarrista degli Area. Questa enorme montagna di cadaveri, ne più e ne meno la storia, mi conduce dritto alla giusta misura delle cose. Non vorrei insistere, ma è proprio l'insistere nel crederci un qualche cosa, portatori di diritti e di lagnanze, di felicità e di speranze, che è proprio il significato più abberrante che possiamo dare all'esistenza, in realtà non valiamo proprio un bel niente e la morte è l'unico attributo che ci conviene.

 Dicendo; "Addio sole!"
Cleombroto d'Ambracia
Da un alto muro
Si gettò nell'Ade
Non gli era capitato alcun male
Che fosse degno di morte;
Aveva solo letto
Uno scritto di Platone;
Quello intorno all'anima

(Callimaco, Epigrammi, XXIII)

lunedì 17 febbraio 2014

Una riforma al mese da qui al 2018 fanno in totale più o meno 45-46 riforme, non a caso a scuola lo chiamavano "il bomba" (tenetelo ben a mente quando non ci saranno più filosofi in circolazione, che certe sagaci ossevazioni difficilmente potrebbero spuntare dal cilindro di uno scienziato, dice Galimerti che non sono tanto svegli, mancano d'esprit de finesse, sebbene per calcolcare il numero ci sia voluto anche un certo esprit de géométrie).

domenica 16 febbraio 2014

Ho sentito che la filosofia sta lentamente scomparendo dalle scuole secondarie, meglio, così non ho rimpianti. La filosofia deve ritornare ad essere un passatempo, come il giardinaggio, come fu per Marco Aurelio, il quale da un lato si cimentava con il greco e dall'altro attendeva alla difesa del limes. Diventeremo una setta, ci ritroveremo vestiti da Socrate e da Leibniz alle convention cosplay, ci scambieremo vecchi trattati di filosofia come fossero vinili, presto i miei libri di Severino varranno quanto un disco degli Stooges (intendiamoci, Tautòtes in edizione Adelphi già vale quanto il White Album dei Beatles in edizione malgascia).

Si lamentavano in particolare Giovanni Reale e il professor Vattimo, così lontani e così vicini, se la prendevano con la scienza e la tecnica, tutte cose già scritte e sentite, Galimberti docet. E che ci possiamo fare? Non è proprio la filosofia che insegna che tutto passa, che cambia lo spirito dei tempi, che passano gli alimenti, le mogli, i santi e i malcontenti? La scienza è la filosofia che si è data un criterio stabile, quello empirico e matematico. E non è forse una forma di empirismo anche la fenomenologia, da cui muove Heidegger e le successive reincarnazioni, non è proprio Vattimo che ha inteso testimoniare questo fatale indebolimento della filosofia? Ma insomma, che si lamentano? Tutto frana perché è destino che frani, è la filosofia stessa che s'è scavata la fossa.

sabato 15 febbraio 2014

Dopotutto non sarei poi così prevenuto su Renzi, voglio dire, piuttosto che Cuperlo e i placidi traghettatori zen... un vero leader dovrebbe tentare di indirizzare gli eventi e non di lasciarseli scorrere addosso, non è forse la politica la dimensione del potere e del voler potere? Piuttosto stupirà lo straniero questa assoluta nonchalance con la quale a un leader ne succede un altro, senza una regola precisa che ne regoli l'alternanza, come ai tempi dell'impero romano, quando a un Eliogabalo e a un Settimio Severo non si capiva bene chi doveva succedere e l'anarchia regnava sovrana. Dice il saggio: dopotutto in Italia non votiamo per eleggere un Primo Ministro ma un Parlamento e fintantoché in Parlamento vi è una maggioranza disposta a sostenerla risulta legittima qualsiasi investitura, che sia quella di Pippo, Pluto o Ulpio Claudio Paperino. Compito primario di Renzi sarà dunque quello di svuotare il Senato delle sue prerogative in modo che esso non entri troppo in conflitto con l'organo reggente ma anzi ne avalli e ne sostenga l'azione e ne promuova l'immagine e i contenuti: la rinascita passa dall'Impero, la rivoluzione della bellezza fra Dante e Twitter (quella vecchia storia per la quale gli elettori votano con la coalizione anche il suo leader è questione oramai superata, il leader regge se non diviene ostaggio del parlamento, vi è infatti un'evidente asimmetria fra la dinamicità degli emicicli e la staticità dei capi di coalizione, qualcuno qui si ricorda di Bersani o di Berlusconi?).

Secondo il principio di sovrapposizione una particella subatomica, finché non viene misurata, si trova nella sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili. E' un principio controintuitivo che contravviene a quello di non-contraddizione, gli esperimenti hanno confermato che si tratta di uno stato reale e non ipotetico, realmente la materia si comporta così a livelli microscopici, la realtà si crea letteralmente davanti ai nostri occhi nella misura in cui la percepiamo.

Ma il principio vale anche su scala macroscopica e ve lo voglio dimostrare con un bell'esempio pratico: Matteo Renzi è stato visto stasera allo Stadio Franchi di Firenze a seguire uno di quei moderni combattimenti gladiatorii che cadono sotto il nome di "partite di pallone". Qualcuno di voi obietterà: «ma non si trovava a Roma?». Dipende. Matteo Renzi, finché non viene inquadrato dalle televisioni, si trova come tutti noi nella sovrapposizione di tutti i suoi stati possibili, ubiquo ai canali, onnipresente su gli affari luminosi. Qualcuno l'ha visto al Nazareno, altri a Milano, qualcun'altro l'ha segnalato sul Monte Rosa, Renzi, come gli altri prima di lui, esisterà nella misura in cui verrà inquadrato. Non è ancora premier che già s'è fatto prendere da quella frenesia per cui presto sarà praticamente impossibile stabilirne posizione e velocità nel medesimo rispetto, si moltiplicherà sugli schermi, sui twitter e sulla radio a reti unificate per consustanziazione degli uffici stampa, l'Obama italiano, the brash young major of Naples (che tanto per gli americani siamo tutti di Napoli, e al massimo "de Roma").

Che tristezza, la grande tristezza. State sereni.

domenica 9 febbraio 2014

Tò pân mêchar

La mia opinione è che sono "gettato", per usare un termine tanto caro agli epigoni di Heidegger, in una struttura che lascia poco spazio al movimento, condizionato come sono da retaggi culturali, storie personali, fattori contingenti e naturali, ragion di stato e di pagnotta, per cui l'unica via di uscita mi pare il disprezzo, come già fu per Schopenhauer pur non avendo davanti a me alcun Hegel, rinvigorito dalla convinzione che non c'è ragione di preferire gli altri a se stessi, e così vale per tutti. Non so se è la forza o la rassegnazione che mi spinge ad accettare questa condizione generale per ciò che è, e cioè la miracolosa, fortuita e incidentale emersione di un essere dal nulla, tanto fragile che in qualsiasi momento, così com'è emerso, potrebbe di nuovo inabissarsi, senza che medici, scienziati e tantomeno filosofi possano opporvi un rimedio. Sono sempre più convinto che realmente la vita non abbia alcun senso, anche al netto delle nevrosi personali e degli squilibri psichici e mentali, e perciò che nemmeno abbia alcun senso darsene pena (semmai te la fanno venire gli altri, quando vorrebbero convincerti con il loro bell'esempio che un senso ce l'ha!).

sabato 8 febbraio 2014

Se partite dai pacchetti d'onda per risalire fino agli atomi, e poi dalle catene di atomi fino alle molecole e dalle molecole alle cellule e poi più su, fino agli organi ben formati, a un certo punto accadrà che vi troverete di fronte individui delle sembianze di Renzi, Letta, Alfano, Grillo e Berlusconi, e capirete come sia un'assurdità che l'insopprimibile struttura della realtà possa consustanziarsi in entità così variegatamente grottesche, seppur animate dalla volontà di volersi dare una certa importanza (e forse proprio per questo).

mercoledì 5 febbraio 2014

La volgarità dei grillini è pari solo alla strafottente inettitudine di tutti gli altri. Agli amici che intendono questo come il momento buono per la rivoluzione dico che, lungi dal cavalcare la storia, siamo piuttosto sempre cavalcati, a pecorina (credere di avere una qualsiasi presa sulla realtà, il libero arbitrio, la volontà, mi fa una tenerezza... ). Sto leggendo due libri interessanti, La danza dei fotoni di Anton Zeilinger e La realtà non è come appare (la struttura elementare delle cose) di Carlo Rovelli, edito da una collana diretta dal vostro Giulio Giorello, della parrocchia laicista, tanto perché non pensiate che mi stia dando al misticismo quantico. E' comunque buona regola evitare di sublimare la frustrazione personale in un movimento politico. E con questo è tutto che ho già sottratto troppo tempo al sonno.

giovedì 23 gennaio 2014

Riprendere a deprimersi è un lusso che si possono concedere gli scampati al pericolo, e se possibile io sono ancora più depresso di prima, tanto che ogni discorso sull'attualità, al momento, non riveste per me alcuna importanza. I paranoici tutt'al più si concentrano su un solo aspetto della realtà, nella fattispecie un'angoscia senza fine (si scampa al pericolo e si pensa: «salvati per cosa?»). C'è una specie di funzione che mostra bene come all'aumentare dell'angoscia (o meglio, al suo perdurare), diminuisca la paura della morte per anestesia dei centri nervosi o per logoramento della volontà di vivere. Al momento mi sento ancora abbastanza lontano dalla soglia critica per cui mi consolo con la visione di queste sconfinate distese di sofferenza precedenti la morte... in fondo provo sollievo a spingermi sempre di più a fondo, credo nella speranza di intravederne la fine.

lunedì 20 gennaio 2014

Tutto questo trambusto ha allontanato pure la depressione, ora mi voglio suicidare solo nei fine settimana. Se poi trovassi anche una donna magari solo a fine mese.

venerdì 17 gennaio 2014

Sono tre giorni che non accendo il computer. Operata mia madre, meningioma con interessamento dei nervi ottici. Tutto bene al momento, è già uscita da terapia intensiva ma non ho ancora la forza per scrivere alcunché.

sabato 11 gennaio 2014

Mi scuserete, ma visto i guai che sto passando non ho più la forza di seguire la cronaca, ne di farci sopra delle battute, ne di psicanalizzare il leaderino di turno, mi va piuttosto di astrarmi dalla realtà e dedicarmi alle materie che più mi piacciono, almeno finché ne avrò il tempo. Per di più mi rendo conto solo ora che sono dieci anni che tengo un blog ed è già un miracolo che sia ancora qui a scrivere qualcosa ogni tanto. Ultimamente la mia passione per l'ontologia sconfina nella curiosità scientifica, del resto, fatta la tara alla velenosa gelosia dei filosofi nei confronti degli scienziati, mi pare che vi sia una continuità naturale fra le due dimensioni del sapere. Per contro i fisici tendono a considerare la filosofia ne più e ne meno come una sorta di favola, una letteratura d'evasione, concentrati come sono sulla necessità di certezze empiriche che fatalmente stentano sempre più ad acquisire visto la radicale decostruzione del senso materia alla quale si sono destinati. Insomma, fra scienza e filosofia sussiste il rapporto che si instaura fra il figlio giovane e saccente e il vecchio genitore inacidito, bisticciano, ma sono consanguinei (come nelle migliori famiglie). Ma più che passione per l'ontologia direi proprio una drammatica necessità, la necessità di chi si trova con l'acqua alla gola e non ha ancora dato un senso alla vita, per cui nemmeno alla morte. Dato il quadro, il futuro del paese mi appare inessenziale, un destino come tanti altri, e a chi ancora ci crede auguro senz'altro la fatica di pensare di poterlo mutare.

mercoledì 8 gennaio 2014

Breve storia delle teorie atomiche: gli orbitali

Dato per scontato che la materia dovesse essere per forza di cose "materiale", Dalton, Thomson e Rutherford modellarono l'atomo secondo categorie classiche (potremmo azzardare "platoniche", con riferimento ai solidi platonici). L'atomo di Dalton era un puntino indistruttibile di materia, quello di Thomson una sorta di plastilina elettromagnetica, quello di Rutherford un modello su scala microscopica del sistema solare, quasi che anche gli atomi dovessero rendere conto alla forza di gravità. Con Bohr si cominciò invece ad intuire che per tenere assieme gli atomi occorreva appellarsi alle leggi di una nuova e stupefacente teoria scientifica, la meccanica quantistica. Dalla scoperta fondamentale che l'emissione di energia non è una grandezza continua ma discreta (esiste una costante fondamentale, la costante di Plank, che mette in relazione il valore dell'energia con la sua frequenza), si arrivò a postulare che non è possibile conoscere contemporaneamente posizione, velocità o quantità di moto di una particella, più si tenterà di definire con certezza una delle due grandezze, tanto più aumenterà l'incertezza riguardo all'altra secondo una principio di proporzionalità inversa. Questo comporta che non possiamo conoscere le orbite esatte dell'elettrone attorno al nucleo atomico, quello che ci è dato di conoscere è tutt'al più la ragione di spazio entro la quale è più probabile trovarlo. Questa regione viene chiamata orbitale, è quella funzione d'onda (e cioè quell'ampiezza di probabilità) che esprime la porzione di spazio in cui si può trovare l'elettrone quando non viene misurato e sollecitato da un fotone o da qualsiasi altra particella. L'orbitale si può definire come quella nebbiolina quantica che non esprime tanto il moto del singolo elettrone quanto tutte le sue possibili orbite entro un intervallo di probabilità.


Questi sono solo alcuni dei diversi aspetti che può assumere un atomo, non ricorda dunque nella forma quella del famoso ristorante di Bruxelles. E questi sono gli stessi atomi che compongono la materia di cui siamo fatti. Nel nostro piccolo siamo oggetti quantistici, gli atomi del nostro corpo, a guardarli bene da vicino, esprimono solo la probabilità di trovarsi in un certo luogo e non la certezza (volevo dunque comperare un microscopio a scansione, ma costa come una Golf). Questa progressiva perdita di determinismo della materia e il suo progressivo svaporare nelle nebbioline quantiche, aggiunto a quella questione fondamentale e molto suggestiva che è il problema della misura (la funzione d'onda decade nel momento stesso in cui la si osserva, per cui la vera forma dell'atomo ci è di fatto inaccessibile, una vera cosa in sé), porta molti a pensare che la meccanica quantistica sia la prova che il mondo della materia sia un'illusione, un mito tenuto in piedi dall'industria dei divani (e cioè delle comode sedute). Sarà vero, non sarà vero? I fisici non si danno risposte, com'è noto si assumono l'onere del come ma non quello del perché. 

Detto questo, tenete presente che gli elettroni, secondo le ultime teorie in cerca di conferme sperimentali, sarebbero composti a loro volta da un gran numero di stringhe di energia vibrante che chiamare infinitesimali è ancora riduttivo. Per dare l'idea delle dimensioni di una stringa, essa dovrebbe essere grande quanto un alberello se si rapporta un atomo alla dimensione del sistema solare. A volte mi rigiro nel letto pensando che non sappiamo ancora bene di che cosa siamo fatti e che nella sua struttura più infinitesimale il mio stesso corpo è un mistero che la stessa scienza non è ancora riuscita completamente a spiegarsi.

Cantor, per via dei suoi studi sugli insiemi infiniti, finì per soffrire di depressione, per sentirmi male a me bastano invece le leggi della fisica: qui auget scientiam, auget et dolorem.

Fine.

sabato 4 gennaio 2014

Presi Il Foglio, stamane, perché volevo godere dei contorcimenti della perpetua di fronte alla disinvoltura del papa relativista, che manca solo che ci mostri le mutande e giù a ridere («Cosa avete di così importante da fare?», e stavano pregando, mica facevano pompini!). «Non è per bontà d'animo, ma per dottrina, che Francesco rigetta il bastone dell'Inquisitore e predica il dialogo col mondo storico, contingente, così com'è e non come vorremmo che fosse. Il suo rifiuto del rigore dottrinale tanto inviso al mondo peccatore è un completamento essenziale, macchiavellico, del modo geseuitico di concepire l'imitazione di Cristo e l'evangelizzazione». Sarà pure «dottrina», ma finché non mi sfila al Gay Pride truccato da Amanda Lepore per me è tutta scena, semmai è dopo che diventa una cosa seria. Di fronte all'Unione dei superiori generali degli Istituti religiosi maschili (U.S.G.I.R.M) Papa Francesco, come al solito informale, s'è presentato in ciabatte pippando il suo mate (il grande Lebowski), insistendo su un punto in particolare: «Tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo corrotti. [nei seminari] Si accettino i peccatori, ma non i corrotti». E coi corrotti in culo come la mettiamo, saranno peccatori o saranno corrotti? A uno magari gli viene lo sfizio, però una tantum, e allora è un peccatore (perché sa di aver peccato), mentre un altro organizza un giro di ragazzi squillo e vive senza rimpianti, e allora è un corrotto. Sì, ma a questi livelli siam buoni tutti, tanto vale un sagrestano.

venerdì 3 gennaio 2014

Tutti addosso all'assessore per una storia di mazzette e la solita gestione allegra della cosa pubblica.

Lui: «Mo stiamo al Caffè Torino, mo ho offerto io una bottiglia di champagne; Lei: «come al solito tu»; Lui: «e che devo fare amore mio? Mo vedo di pagarla con la cosa della Regione, viene 130 euro la bottiglia»; Lei: «e bè pagala con quella della Regione»; Lui: «A me piace fare così. Purtroppo chi nasce signore e dispendioso è così». Il Messaggero.

Andiamoci piano con le reazioni di pancia, non facciamo come i grillini. Primo: un assessore ha tutto il diritto di spendere per delle spese di rappresentanza, per farci bella figura con gli ospiti. Forse che a Obama in visita al Quirinale Re Giorgio non ci offre una bottiglia di champagna? Non possiamo farci sempre la figura degli straccioni. Certo, capisco che la preferenza possa andare al Prosecco per ragioni d'amor patrio, ma è il principio che conta. E poi l'ho assaggiato anch'io lo champagne, buono ma mi da acidità. Secondo: non sarete mica invidiosi? L'invidia porta cattiva digestione. Terzo: fare il signore con il culo degli altri. E allora? Posto che abbia tutto il diritto di spendere per farci bella figura con gli ospiti quel più di arroganza non costituisce reato. L'avvocato dovevo fare, altroché.

martedì 31 dicembre 2013

Breve storia delle teorie atomiche: Niels Bohr


Qual era dunque la pecca fondamentale del modello atomico di Rutherford? Principalmente una: se l'elettrone girava attorno al nucleo nelle sue orbite circolari esso doveva perdere una parte della sua energia equivalente alla suo moto emettendo onde elettromagnetiche, questa perdita progressiva di energia sarebbe stata causa di un rallentamento costante che avrebbe fatto ricadere l'elettrone dentro il nucleo in un movimento a spirale. E' come se la luna, nel suo moto attorno alla terra, cedesse via via parte della sua velocità allo spazio circostante fino a rallentare e schiantarsi sul pianeta. Se non accade è perché la luna è soggetta a un altro tipo di forza, e cioè alla gravità. Secondariamente, gli elettroni non avrebbero avuto forza meccanica sufficiente per rimanere incollati al nucleo, rischiando di venire strappati via dalla minima perturbazione esterna. In sostanza, l'atomo di Rutherford era quanto mai instabile, destinato a sicuro decadimento. Fu dunque un collaboratore di Rutherford, il danese Niels Bohr, a risolvere la questione, facendo entrare in gioco le regole della meccanica quantistica.

Ora, la meccanica quantistica è la teoria più moderna che esista, e non si intende in senso cronologico, ma in senso filosofico. Ribalta le questioni, mette in soffitta il rigido determinismo, accoglie il probabilismo e strizza l'occhio a un certo soggettivismo che nelle sue degenerazioni più estreme può cadere vittima dello spiritualismo se non addirittura del misticismo (fine delle rime in "-ismo"). Bohr prese dagli studi sulla meccanica quantistica l'idea che l'energia emanata dell'elettrone non si irradiasse in modo continuo, ma solo ad intervalli discreti che si trovavano in rapporto matematico con la costante di Plank. Quantizzando l'emissione di energia il modello atomico funzionava, gli elettroni ritrovavano la loro stabilità.

Il modello atomico di Bohr prevedeva ancora orbite circolari per gli elettroni, con il successivo perfezionamento della teoria, e cioè con il modello comunemente noto col nome di Bohr-Sommerfeld, le orbite degli elettroni assumevano traiettorie ellittiche. Tuttavia, come vedremo, la realtà dell'atomo sarebbe sfuggita anche alle regole della geometria convenzionale.

Nella prossima puntata: gli orbitali, ovvero, il porto delle nebbie.

lunedì 30 dicembre 2013

Occorrerà che la scienza si metta anche a spiegare quel curioso fenomeno dello stimolo che prende invariabilmente appena ci si mette a sciacquare i piatti sotto l'acqua corrente, un attimo prima non ti scappava, un attimo dopo, come i cani di Pavlov, pare che non hai visto un cesso da una settimana (e scusate il latinismo). Una "teoria del tutto" degna di questo nome dovrà pur renderne conto, altrimenti è sbagliata.

Breve storia delle teorie atomiche: Ernest Rutherford


"Nella scienza esiste solo la Fisica, tutto il resto è collezione di francobolli"

Ernest Rutherford, fisico e chimico neozelandese, fu allievo di Thomson. In qualità di suo allievo egli aveva il compito, o se vogliamo il dovere, di testare la validità del modello a panettone e per farlo si accinse a dirigere un esperimento eseguito da Hans Wilhelm Geiger e Ernest Marsden al laboratorio di fisica dell'Università di Manchester. Geiger, assistente di Rutherford, ne trarrà ispirazione per ideare il suo celebre contatore. L'idea era semplice: bombardare l'atomo con particelle alfa emesse da una sorgente radioattiva e ricavare dal calcolo degli angoli di uscita indicazioni sulla distribuzione dei corpuscoli al suo interno. Fu predisposta una sottilissima foglia d'oro (0,0004 mm, circa 200 atomi), sul tipo di Gualtiero Marchesi, attorno ad essa fu predisposta una fascetta ricoperta di solfuro di zinco sulla quale si sarebbero impresse le microscopiche "pallottole". Tutto fu pronto per il 1909. Grande fu la sorpresa nel constatare che la maggior parte delle particelle attraversavano la sottilissima lamina senza deviare di molto il loro percorso, mentre alcune di loro deviavano considerevolmente e addirittura una minima parte (una su ventimila) rimbalzava letteralmente indietro, come se si fossero trovate davanti un muro. Rutherford ci mise un po' per mettere insieme tutti i pezzi, facendo suo il motto di Sherlock Holmes («eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità»), si fece l'argo in lui l'idea che l'atomo fosse costituito per la maggior parte da vuoto e che al centro di esso vi era un minuscolo nucleo che costituiva il perno delle ampie orbite circolari degli elettroni, era dunque quello di Rutherford un modello planetario, simile nella sua struttura a quella del sistema solare. Occorre qui accennare che all'epoca dell'esperimento Rutherford era già stato insignito del premio Nobel per aver scoperto che la radioattività era il frutto della spontanea disgregazione di particelle subatomiche che abbandonavano l'atomo. Gli atomi, dunque, perdevano i pezzi, non solo non erano più indivisibili, ma alcuni di loro erano anche molto instabili. Non pago, Rutherford fu anche il primo scienziato a trasmutare nel 1919 un elemento in un altro mediante reazione nucleare, chapeau. Tuttavia, come vedremo, anche il suo modello presentava una pecca che finì per essergli fatale.

Nella prossima puntata: Niels Bohr e il problema della caduta a spirale (le cose si complicano).

sabato 28 dicembre 2013

Breve storia delle teorie atomiche: Joseph John Thomson


Uno si domanda: non sarebbe stato più semplice porre l'atomo come l'indivisibile e finita lì? Un lavoro pulito, una teoria elegante. Macché. Esperimenti condotti con il tubo di Crookes, precursore del tubo catodico, dimostrarono l'esistenza di una particolare particella a carica negativa alla quale il fisico irlandese George Johnstone Stoney darà più tardi il nome di elettrone. All'interno del tubo veniva generata una grande differenza di potenziale, la quale creava un flusso di particelle cariche negativamente che andavano a colpire la parete opposta, carica positivamente, eccitandone la fluorescenza. Se fra i due poli veniva posta una qualsiasi figura, che so, una croce di Malta, il suo cono d'ombra veniva proiettato sulla parete. Più o meno cosi:


Non ha dell'incredibile? Sir William Crookes, ideatore dello sbalorditivo marchingegno, era un chimico di rinomata fama, scopritore del Tallio e inventore di un elegantissimo radiometro che porta il suo nome e quello più poetico di "mulino a luce" o "motore solare".


Trattasi essenzialmente di un bulbo in cui si è creato un vuoto parziale e con al centro un'elica messa in condizione di girare liberamente, più la luce attraverserà il bulbo e più l'elica si metterà a girare, posta in pieno sole girerà vorticosamente. Ma anche solo il calore di una mano la metterà in funzione, essendo il calore, al pari della luce, una radiazione elettromagnetica. Meglio della lava lamp.

Attardati in questo lungo preambolo è il momento di introdurre la figura di Joseph John Thomson. Questo eminente fisico capì che il raggio catodico era costituito da un fascio di elettroni (che per tutta la vita continuò cocciutamente a chiamare "corpuscoli"), i quali non erano tanto degli atomi, bensì una loro porzione (la scoperta della prima particella subatomica gli valse il premio Nobel nel 1906). In breve, nel giro di un secolo appena si era già trovato il modo di suddividere l'indivisibile, il vero tramonto degli eterni. Thomson non se la sentì però di procedere oltre nell'opera di demolizione e ideò un modello dell'atomo che a tutt'oggi viene chiamato "modello a panettone", in cui gli elettroni erano immersi nell'atomo come i canditi nell'impasto (Ha! Povero ingenuo...).

Nella prossima puntata: Ernest Rutherford prende a pallettoni i panettoni (non punto più a Ca' Foscari, punto alla scuola Radio Elettra).

venerdì 27 dicembre 2013

Breve storia delle teorie atomiche: John Dalton




John Dalton non era uno dei fratelli Dalton, ma uno rispettabile scienziato inglese d'inizio ottocento il quale, recatosi a una riunione di quaccheri convinto che le sue calze fossero marroni, si vide obiettare dai presenti che in realtà esse erano di un rosso assai acceso. Scoprì così di essere affetto da deuteranopia, cioè insensibilità al colore verde, è noto infatti che il marrone è un arancione più spento e talvolta un rosso più inverdito. Egli era così animato da spirito scientifico che decise di donare i propri occhi alla scienza per poterli studiare dopo la sua morte, e fu così che nacque il daltonismo. Ma non è per questo che John Dalton verrà ricordato, bensì per essere colui il quale riportò in auge l'atomismo dopo secoli di arbitrario oscuramento. Se noi oggi siamo giunti fino alle stringhe, indistricabilmente attorcigliate alle loro brane, lo dobbiamo in qualche modo a quel distinto signore che non distingueva il rosso dal marrone. Egli notò come fosse più facile considerare le molecole dei composti chimici come aggregati di puntini duri e indivisibili, praticamente indistruttibili, mai corrotti e mai generati (ma soprattutto incolori): gli atomi, per l'appunto. Egli notò come se due elementi si combinano fra loro, formando composti diversi, le quantità di uno di essi che si combinano con una quantità fissa dell'altro stanno fra loro in rapporti razionali, espressi da numeri interi e piccoli. Non so cosa significhi, ho una naturale avversione per i numeri. Ma sappiate che esiste una corda tesa fra Leucippo (e fra qualche mistico indiano, perché gli indiani c'entrano sempre) e John Dalton (passando per Democrito ed Epicuro, ça va sans dire). L'atomo, e cioè l'indivisibile, rispondeva alla fondamentale esigenza di evitare di ricadere nel paradosso della divisibilità infinita dello spazio, e cioè nella visione paradossale di un bastone che si spezza all'infinito, senza mai giungere a una fine, e suscitare così lo scabroso dubbio che a sorreggere la materia vi sia un abisso di nulla.

Prossimamente, Joseph John Thomson e un dolce molto natalizio.
Nel frattempo mi si è rotto anche il computer, quello buono. Però, mettiamola così: se esiste la sfiga esiste anche la sua controparte, cioè la fortuna, e se esistono sfiga e fortuna significa che esistono entità metafisiche che ci sovrastano, entità senzienti con una propria volontà, maligna o benigna che sia. Dunque esistono gli angeli e i demoni, la lotta fra il bene e il male, i santi e le sibille, un senso, seppure del cazzo... quante obiettive situazioni di sfiga, in senso induttivo, occorrerà osservare per stabilire una legge universale?

lunedì 23 dicembre 2013

Sto conducendo esperimenti con la paroxetina, per essere felice non dico a natale ma almeno a capodanno, voglio vedere se è vero come dicono che agendo sulla chimica del cervello si possono evitare le domande sul senso della vita e se invece di darsi all'ontologia si finisce per darsi al calcio o seguire X-factor, come un individuo mediamente sano e nel pieno delle sue capacità cognitive dovrebbe fare.

Michael Persinger è un professore americano che ha inventato il casco di Dio. Stimolando opportunamente aree ben definite del cervello come i lobi temporali con campi elettromagnetici debolissimi, dell'ordine di un microtesla, è riuscito ad indurre nell'80% dei soggetti che si sono sottoposti all'esperimento certi stati allucinatori riconducibili a "presenze" più o meno metafisiche. Il soggetto veniva bendato in una stanza buia per circa un'ora, privato di alcool, caffé e sigarette, e magnetizzato fino a suscitare l'idea che dentro la stanza fosse entrato qualcuno, esseri muti e immobili nel buio, Doppelgänger, elfi del bosco silvano, mostruosità del necronomicon e quant'altro. Sarebbe la prova che l'idea di Dio (o degli angeli) si può suscitare per via "meccanica", ma sarebbe comunque interessante sapere se in quel 20% di soggetti restanti e completamente insensibili agli stimoli vi fossero comunque dei credenti o solo atei patentati.

Volevo scrivere un bel romanzo fantasy e inventarmi tutta una pletora di nuove creature del cielo e della terra, ma non ce la fò, non sono tagliato per i romanzi. A meno che... credo che mi incollerò il cellulare su un lobo frontale.