venerdì 22 agosto 2014

¿Por qué levantarse por las mañanas?

¿Por qué un ateo se molesta en levantarse por las mañanas? Para Dawkins, es el asombro y maravilla de la investigación científica, desde el genoma humano a la búsqueda del bosón de Higgs, lo que lo hace levantarse por la mañana.

Perché l'ateismo produce un pensiero così banale? Potremmo dire: può essere banale finché vuoi ma rispecchia la realtà. E qui contesto: quale realtà? Forse gli uomini di domani sorrideranno volgendo lo sguardo ai nostri ingenui paradigmi di oggi, alle nostre salde certezze scientifiche, secolarizza anche la scienza. Tuttavia, per allontanare la scomoda sensazione di poggiare i piedi sul nulla, anche l'ateo finisce per affidarsi a una sorta di mistica, la mistica del progresso, anche lui deve pur attaccarsi a qualcosa. Muoio io, per sempre, piccolissima increspatura sul fiume della vita, ma rimane pur sempre il fiume, gli argini eretti dall'uomo, i porti, i canali, il transito dei natanti e le dighe idroelettriche, rimane la testimonianza del passaggio e i rimangono le opere di ingegno. Troppa volontà di consolazione. Dice Dawkins: dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, per brutta che ci appaia. Non è abbastanza brutta la realtà di Dawkins, troppe certezze scientifiche vorrebbero lenirne le mostruosità. Preferisco gli atei disperati, quelli che hanno compreso bene che niente ci può salvare e che siamo in balia di un destino ignoto senza che il genoma umano e il bosone di Higgs venga a soccorrere l'arsura delle nostre povere anime bisognose di meraviglia. Ecco, la meraviglia, l'incanto dell'investigazione scientifica, siamo ancora allo stupore che colse Aristotele di fronte alle meraviglie del mondo, una riduzione fiabesca della questione ad uso fanciullini. Trovo più calzante la spiegazione che indica la parola "thauma" come stupore attonito di fronte all'ignoto gravido di pericoli. In conclusione, un ateo che cerca conforto nella scienza somiglia a un prete che trova conforto nel Signore: è disdicevole per l'ateo aggrapparsi a delle certezze. 

¿Por qué un ateo se molesta en levantarse por las mañanas? Porqué a una determinada edad no se puede dormir más de seis horas, indipendientemente del bosón de Higgs.

Dio ci salvi dal sentimentalismo scientifico!

Égoïste

Sarei anche più radicale di Richard Dawkins, un dilettante. Lui dice: hai scoperto che covi in grembo un figlio down? Abortiscilo e ritenta. I soli errori accettabili all'interno del cieco disegno dell'evoluzione sono quelli che portano a un accrescimento della potenza - per dirla alla Nietzsche - e i down di solito non diventano ingegneri nucleari a differenza di quei gran geni degli autistici. Se proprio devi mettere al mondo un disabile, metti al mondo un autistico, magari ti risolve l'ipotesi di Riemann. Io dico: sei i geni non pensano, così come le molecole, perché mai dovremmo pensare noi di favorire un disabile piuttosto che un altro? Abortiamoli tutti, compresi quelli sani e vediamo un po' chi vince, se il gene egoista o l'uomo più stronzo.

martedì 19 agosto 2014

From whose bourn no traveller returns

Sapete come la penso, stare qui ad aspettare la morte, magari divagando e attancandosi a carpe diem del cazzo, non fa per me. E allora buttati. Sono al terzo piano, ho questo balcone spalancato sopra una strada trafficata e fra le inferriate vedo la gente che passa. Uno strano formicolio mi prende alle gambe, l'abisso mi chiama. Edilizia degli anni '60, coi parapetti in vetro smerigliato, crepato, tenuto insieme dallo scotch. Se sapesse la gente, mentre cammina, a quali pericoli va incontro!... Impiccarsi, uno strappo e via.

Chi porterebbe fardelli, grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?  

Ecc. Ecc.

Cumorah

Girano per Como questi bei ragazzoni e queste belle ragazzone della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, altrimenti detti 'mormoni', alti e ben piantati come corazzieri, la scritta 'Gesù Cristo' appuntata sul petto proprio all'altezza degli occhi (sono uno e settanta, suola compresa). Ogni tanto accenno al fascino che esercitano su di me queste sorelle Elizabeth, Marian, Mary-Jane con i loro bei sottanoni color senape e le ballerine rosa, i seni e i grembi giunonici che solo a guardarli pare possano dare salda e vigorosa discendenza anche al più macilento fra gli uomini, l'immagine cosmica della salute. Il matrimonio eterno, l'eternità dei legami familiari, per sempre avvolto nel caldo abbraccio di sorella Dorothy, fornicazione a scopo procreativo, chissà se fanno bene da mangiare... Dio ci ha scelti per vivere eternamente il nostro amore: sono beatitudini a cui noi poveri derelitti dediti all'ateismo e all'agnosticismo non potremmo mai accedere, per sempre consci della nostra finitudine, senza possibilità di salvezza (figuriamoci l'amore eterno!). A volte mi viene da pensare, ma giusto così, una cosa buffa, che gli ateisti che tanto si danno da fare per spiegare la scienza agli uomini siano obnubilati dalla loro intuizione del mondo tanto quanto i fedayyìn lo sono dalla loro fede e che entrambi antepongano le intuizioni alle argomentazioni, e cioè che vogliano dimostrare ciò che fin dall'inizio si sono prefissi di dimostrare; nel qual caso, fede per fede...

lunedì 18 agosto 2014

Seminario sull'anzianità

In passato ho bussato a destini sbagliati nella speranza che fossero i miei e adesso che ho imparato a stare nel mio un'insperata serenità pervade a tratti tutta la mia postura, la riorganizzazione della kuṇḍalinī. Ci si incontra e ci si piace e poi ci si dispiace, con la velocità del cambio d'abito nei camerini, piccoli piaceri che una volta consumati non lasciano più nulla, piccoli rifiuti che un tempo gettavano nello sconforto: che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Un po' di compagnia tanto per non restare soli e di un sorriso che tanto ci ammaliava ora non resta che un grazioso movimento dei muscoli, niente di più (si può andare a letto contenti).

domenica 17 agosto 2014

Boicotta Coca-Cola

Dialogare con l'Isis o dialogare con Di Battista? Questo è il problema. Se sia più nobile aprire all'Isis o chiudere al Gruppo Bilderberg in nome della comune lotta all'imperialismo, è questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga.

venerdì 15 agosto 2014

Non ho nemmeno appetiti, ogni tanto guardo, valuto, alzo un sopracciglio e poi lo riabbasso, cosa offre in più il desiderio se non un fugace lampo di felicità? I solerti americani a questo punto mi avrebbero iniettato un cocktail di Prozac® e Viagra® nelle tubature, ma nella triste e decadente Europa ci può stare, come ci starebbero anche le orge di fine impero, il Satyricon, ma con i trans nigeriani. Questa estate fredda e piovosa non inneggia certo alle gioie del corpo, invoglia più che altro a starsene sotto il copriletto a leggersi dei gialli e a guardare le nubi ostili e lattiginose transitare veloci sopra Brunate. Stamane nevicava.

venerdì 8 agosto 2014

Sonno dogmatico

Che puoi aspettarti da un giovane sindaco del Movimento 5 Stelle? Le solite palle, quelle della sinistra di sempre ma riverniciate per sembrare l'ultima novità (tipo quegli shampoo che recano l'etichetta "nuova formula!" giusto per attirare gli allocchi). Così non fa specie che il neosindaco di Livorno stia dalla parte dei palestinesi vittime innocenti del terrorismo israeliano (è spuntata una bandiera palestinese anche qui, sul curvone del raccordo anulare). Al giovane a cui pare di aver studiato e che si da un allure da intellettuale di solito viene d'istinto impietosirsi per quelli che le prendono sorvolando su quelli che in nome di questi innocenti le danno di santa ragione: ma chi si difende da chi, sono gli israeliani che si difendono da Hamas oppure Hamas che si difende dagli israeliani? Se questi giovani intellettuali perdessero un braccio a Gerusalemme vittime di un ciuccio kamikaze sarebbero comunque disposti ad essere più comprensivi con Hamas piuttosto che con Israele, viceversa se un israeliano lo perdesse vittima del fuoco amico lo avrebbe comunque perso per la Patria. Nel caso non si sentissero abbastanza stimolati, giù con l'indottrinamento: Yeohwa, Allah, la moschea, il muro del pianto, chassidici, wahabiti, vergini, Abramo, Agar e Ismaele, e quel giovanotto, l'ingegnere spaziale, con le sue certezze mutuate da uno spettacolino di Dario Fo (non ne usciremo vivi).

giovedì 7 agosto 2014

Weltanschauungen

Lo dicevo io e ora lo dice anche Draghi che fa cadere la foglia di fico: sulle riforme, cedere la sovranità all'Europa, che poi significa che certe democrazie europee devono cedere il passo al dirigismo tecnico-economico, che in certi paesi più chiacchieroni degli altri il giochino della democrazia non fa che ripetere stancamente il suo teatrino fine a se stesso senza produrre soluzioni in grado di risolvere alcunché, troppo grande è oramai lo scarto fra politica e apparato economico e finanziario che la sovrasta. Saranno contenti i no-euros di ogni specie, i teorizzatori del proseguimento del nazismo con altri mezzi (con Draghi e la Merkel al posto di Kappler e di Goebbels), nell'uscita di Draghi troveranno conferme alla loro teoria del colpo di stato pluto-massonico, al Bilderberg, ai Rothschild, agli Illuminati. Io invece ci vedrei solo l'inevitabile conseguenza di un senso che si è voluto dare al mondo e nel quale tutti, sia quelli che passano per suoi legittimi rappresentanti, sia quelli che vogliono dirsi antagonisti, si trovano per forza di cose a vivere alimentandolo con la loro Weltanschauung* di fondo: hai voluto la scienza, hai voluto la tecnica, hai voluto l'occidente? Ed ora pedala se non vuoi cadere col culo per terra! (tutte le teorie complottistiche non sono che il paravento di chi non vuol guardare in faccia questa semplice realtà e cioè che la tecnica nemmeno tanto lentamente e inesorabilmente si accinge a sovrastare l'uomo e a dominarlo invece di esserne dominata).

* Quanto mi piace 'Weltanschauung', credo che parola più esaustiva non si possa trovare in commercio e che sia tedesca non è certamente un caso, io la metterei anche sui maccheroni.

martedì 5 agosto 2014

Bisognerebbe essere governati da afoni

È impossibile governare senza mentire. Il successore di uno che governa mentendo non può far altro che, dopo aver denunciato (mentendo) quelle menzogne, seguitare a sgranarle variandole (di pochissimo) nel tono e nella forma. Bisognerebbe essere governati da afoni. La verità è un miracolo individuale e per niente una necessità pubblica. ("Insetti senza frontiere", Guido Ceronetti)

Per cui mi paiono un po' ingenui oppure troppo presi dal loro slancio idealistico certi custodi del buono e del giusto che pretendono di trovare e imporre come modello di buona politica l'uomo onesto, quando anche il più onesto fra gli uomini mente il più delle volte a se stesso magari non sapendo nemmeno di mentire. Passi pure la buona fede, ma a conti fatti, un disastro rimane pur sempre un disastro, che sia in buona o in cattiva fede. Penso che dovremmo tollerare un certo grado di umana debolezza nel tipo d'uomo che pensiamo di porre alla guida del paese, tutto sta a rendersi simpatica la debolezza e conforme alla propria sensibilità. Se è finito il tempo delle ideologie per cui anche il più onesto fra i comunisti non può sottrarsi al giudizio storico benché accostato alla Madonna, a maggior ragione le figure che ci paiono oggi più fallate perché ancora viventi non dovrebbero essere prese necessariamente a modello solamente per il grado d'onesta percepita, ma anche, dico io, per la loro capacità di servirsi dei tempi in cui vivono come il marangone del fusto dell'albero per costruire lo scafo, una morale dell'utilità messa al servizio del bene comune, se mai fosse possibile o non sia anche il bene una pia illusione.

domenica 3 agosto 2014

Occorrerebbe rieducarsi al desiderio, la soddisfazione è un muscolo che va allenato, alzare troppo l'asticella, come abbiamo visto, può condurre a delusioni cocenti, desiderare meno e desiderare meglio, dunque.

Infinite jest

E' poi curioso trovare fra i più convinti sostenitori di Israele gli atei più atei e gli atei più devoti. Mi risulta difficile comprendere perché mai un ateo debba prendere così a cuore la questione dello stato di Israele, non riesco a capirlo, è un mio limite. Tutta quella paccottiglia biblica, quel peplum indigeribile sul quale si fonda il diritto dello stato di Israele, speculare in linea di principio al diritto accampato dai seguaci dell'Islam - perché lì, in quel fazzolettino di terra spelacchiato, devono accampare diritti un po' tutti, appuntadovi sopra i loro templi come spilli segna mappe - tutta quella paccottiglia, dicevo, non dovrebbe affascinare più di tanto l'ateo che irride le religioni. L'identità religiosa è quella iattura in nome della quale non si finisce mai di accopparsi, eppure ancora stiamo qui a discutere e fare il tifo per questo o per l'altro sulla base di presupposti che non sono i nostri (e voglio dire noi, gli atei, gli agnostici e i senza dio, ma sarebbe meglio dire i 'senza religione'). Perché gli ebrei sono occidentali, dicono, e dobbiamo fare il tifo per l'occidente. All'opposto: perché i palestinesi sono stati cacciati dagli ebrei per cui dobbiamo tifare per i poveri disgraziati. I cananei, io dico, i cananei dovrebbero accampare diritti di precedenza su tutti gli altri! (vedete bene com'è più facile scadere nel ridicolo). Se mi dicono: "io sono ebreo" io rispondo "tanto piacere" e la cosa finisce lì. Oppure nell'essere ebreo c'è compresa anche qualche altra qualità innata e metafisica che mi sfugge, quale il diritto sullo stato di Israele o la capacità di dividere le acque? Insomma, avete capito: io proprio non capisco, perché se la questione si riducesse a una pura mozione di simpatia per questo o quello schieramento, occidente contro oriente, civiltà contro barbarie (sempre con la civiltà, ci mancherebbe!), allora tanto vale che riprendo a seguire il calcio.

venerdì 1 agosto 2014

L'essere non è nel testo ma è tra le righe

Ho un trasloco in ballo e anche i pensieri si sono fatti provvisori, ho tutte le cose per aria, scatoli di libri che arrivano al soffitto e da portare via rigorosamente a mano. Se l'Unità è morta è perché è da mo che è venuta meno la Weltanschauung (e ho detto tutto). Decostruire e ricostruire una casa è un'impresa titanica degna di Sisifo, non trovi più il te, non sai dove hai messo i limoni, vai per appoggiare una cosa su un mobile e non lo trovi più. In questo girone infernale giacciono coloro che in vita ebbero una casa di proprietà e che ora scontano il fio vagando senza fine da un appartamento all'altro pagando fior di quattrini per trasportare su e giù minutaglia e cucine economiche da allacciare alla rete del gas, finché Mondo Convenienza non spezzerà il karma, amen. (riprenderanno le trasmissioni quando mi avranno sistemato internet).

mercoledì 30 luglio 2014

L'egemonia culturale

L'unica volta che comprai l'Unità fu ai tempi di Veltroni, per via degli album di figurine.

lunedì 28 luglio 2014

Marcare i territori

Come i diritti umani, anche l'occidente vale qualcosa nella misura in cui riesce ad imporsi, occorrerebbe superare quel pregiudizio che lo intenderebbe come l'espressione della più alta razionalità, come se questa davvero esistesse indipendentemente e metafisicamente, in qualche regione dell'empireo o dell'iperuranio. Esiste, per esempio, una razionalità in grado di dimostrare senza ombra di dubbio che sono più giuste le ragioni di Israele rispetto a quelle palestinesi, o viceversa? In conflitto è insanabile perché le ragioni sono aporetiche. Ridurre lo scontro fra Israele e palestinesi a una dinamica occidente verso oriente, progresso verso conservazione, può essere utile se si vuole tradurre lo scontro sul piano ideologico (esportazione della democrazia, avanzamento dei diritti umani, ecc.), ma è un'operazione che aggiunge fin troppo a una realtà che nella sua cruda essenzialità si riduce a un semplice conflitto territoriale: l'abutidine dei palestinesi a vivere in una certa regione dello spazio, il diritto che gli israeliani accampano su quella stessa regione. Potrei ripeterlo all'infinito perché mi pare che ogni volta ci si mette a parlare della questione non si vada molto aldilà della diatriba sportiva: in un braccio periferico di una galassia qualsiasi c'è un sistema solare al cui interno vi è un pianeta abitato in cui ci si uccide da una sessantina di anni terrestri per un fazzoletto di terra chiamato Palestina dai palestinesi e Israele dagli israeliani. I credenti si scontrano in nome di Allah e di Yahweh, i più secolarizzati ne fanno una questione di progresso verso sonno della ragione: in entrambi i casi si tratta di ideologia. E' dunque così difficile per l'uomo sbarazzarsi dell'ideologia? Uscire dall'ideologia per l'uomo significherebbe ritrovarsi in mutande a contemplare la propria miseria, l'ideologia è quel vestito che fa grande l'uomo aldilà dei suoi meriti e che ammanta di regalità anche le pulsioni più meschine (anche i gattini pisciano per marcare il territorio e da un'incauta sniffata può scaturirne una zuffa finché non imparano a farla nella lettiera).

domenica 27 luglio 2014

Manitese

Qui s'inculano tutto, al calar della tenebra, se lasci qualcosa in cortile, alla mattina non la ritrovi più, fai senza portarla in discarica. Orde di sciacalli s'aggirano furtivi nella notte, talvolta in pieno sole spariscono i soldi nei portafogli incautamente abbandonati sui sedili delle auto, ladri di polli, miserabili vite che non valgono più d'uno sputo. Un sacco di vestiti smessi è sparito letteralmente dalla mattina alla sera, bastava dirlo che glieli avrei consegnati direttamente io a domicilio (con annessa segnalazione all'autorità competente per reato di molesta povertà). La proliferazione sui citofoni di cognomi cacofonici non prelude a niente di buono (dentro di me s'agita un giustiziere della notte).

sabato 26 luglio 2014

Basterebbe la certezza della governabilità per fare di questo paese un paese 'normale', ma il fatto è che troppo spesso la stabilità qui da noi viene squalificata a dittatura, perché abbiamo della democrazia un concetto tutto nostro, da bega di campanile. In Italia democrazia non significa governo degli eletti, in Italia democrazia significa governo di tutti, belli e brutti, vincitori e vinti, sommersi e salvati. Il vinto non si rassegna e fa la sceneggiata ai piedi del principe, lo accusa di autoritarismo e gli aizza contro la plebe finché il principe, che non vuole passare per stronzo, cede al ricatto della folla. Senonché l'ultimo principe in ordine di investitura si dimostra il più stronzo di tutti e la folla s'indispettisce, scalcia e frigna, come un bambino a cui abbiano tolto il giocattolo. Dietro al nobile ideale della difesa della democrazia si nascondono le pulsioni di sempre, quelle della pletora di consorterie che chiedono udienza al principe per spillare denaro e trattamenti di favore, la dittatura dell'interesse particolare su quello generale. Una legge elettorale che dia la certezza della governabilità e un parlamento più snello ed efficiente, la linea sottile che divide il diritto di emendare dall'ostruzionismo in sé e per sé. Mi viene da pensare che un paese in cui in primis non si ha alcuna fiducia nel popolo non sia nemmeno in grado di esprimere una democrazia (l'Italia è quel paese in cui il popolo si lascia affascinare dal caudillo di turno... e allora commissariamolo e finità lì).

mercoledì 23 luglio 2014

Si vis pacem, para bellum

Che siamo vivi è un fatto; ecco, non carichiamolo di troppe aspettative questo fatto. Bisognerebbe prima dimostrare la fondatezza del diritto alla vita per stabilire un diritto alla guerra, è nel nome del diritto alla vita che solitamente si fanno più morti.
Sono livido e mi mordo le mani; «Ah, potessi non essere!» mi dico. Ma non c'è niente da fare: sono. [...] Quando la rabbia di essere mi invade talmente che non so cosa farei, e l'invidia del niente mi serra la gola, ecco, allora sono quasi nel nulla. Con l'introduzione del 'quasi' ho completato il quadro. L'invidia e il 'quasi': ho in mano un pugnale e una spada, posso combattere.

(XXXIII - L'invidia del niente. La Consolazione, Manlio Sgalambro)

domenica 20 luglio 2014

Ma la questione dirimente non era tanto chi si scopava Berlusconi (ammesso che ancora ce la facesse), quanto l'assoluta inutilità politica di uomo che era diventato un peso, di ostacolo alla novità e al rinnovamento fisiologico della classe dirigente. Ad un certo punto tutti avevamo capito che qualsiasi pretesto sarebbe stato buono per levarcelo di torno, per cui tutta questa partita di giro fra procedimenti giudiziari accessori riguardanti i costumi sessuali della terza età e patti segreti per mettere una buona parola in cambio della disponibilità a firmare fantomatiche riforme che dovrebbero mettere in moto il paese, risulta stucchevole quanto l'eterno teatrino fra l'integerrimo Travaglio e il vulcanico Ferrara, al quale oramai vanno tutte le mie più affettuose simpatie (peccato solo per tutte quelle puttanate moraliste che va sparando da anni sui temi etici, così beatamente giocondo per un verso e così cretinamente bacchettone per l'altro).

venerdì 18 luglio 2014

Sul modo più corretto di rompere le uova

Uno dice: fra israeliani e palestinesi esistono insanabili divergenze religiose, sono minchiate, ma tant'è; e fra russi e ucraini che differenze esisterebbero, che gli alcolizzati ucraini cascano in avanti mentre i russi all'indietro? Aggrappati come zecche alla propria identità, alla fine la morte non è razzista.

mercoledì 16 luglio 2014

Vattimismi (reprise)

Per essere l'ideatore del pensiero debole Gianni Vattimo ha idee fin troppo dogmatiche riguardo alla questione palestinese (e non solo). Vattimo, in buona sostanza, pensa che in ogni situazione basti individuare il potere forte e schierarsi automaticamente dalla parte del più debole per essere nella ragione, troppo facile cavarsela così (del resto Vattimo non ha mai brillato per profondità preferendo saltellare in punta di piedi sopra il terreno sdrucciolo della postmodernità). Si fa un torto alla complessità della realtà quando si sostiene sic et simpliciter che i palestinesi sono i giudei dei nazisionisti, la ragione non sta tutta da una parte né il torto dall'altra. L'Islam non è un pranzo di gala, i palestinesi stanno proprio lì dove Hamas vuole che stiano, a rendere testimonianza della miseria, a interpretare il ruolo delle vittime indifese e sacrificali, un enorme calderone di risentimento a cui viene di continuo attizzato il fuoco. Israele, per conto suo (e lo abbiamo già detto), sa di non poter cedere di un millimetro sull'occupazione del suolo patrio, oramai stanno lì, troppo antica la questione, sta scritto nella Bibbia (roba che se calasse oggi un alieno direttamente da Lambda Velorum si metterebbe a ridere). S'è mai visto un antisraeliano che non sia pure un no-tav? E infatti Vattimo è pure un no-tav. Tutta la grande vicenda del marxismo infilata in un buco dentro una montagna, come s'invecchia male... Vedo che molti amici di sinistra si attardano ancora in questi consunti stilemi di un pauperismo che fu, il suggerimento sarebbe quello di passare oltre, che i più poveri non sono sempre immacollati, come giustificati nelle loro brutalità dalla miseria che li avvolge come un spirito untuoso e malingno, né i più ricchi sempre e solo colpevoli in quanto scientificamente consapevoli del male (Pronto? Fra cinque minuti bombardiamo la sua casa, si ricordi lo spazzolino!).

martedì 15 luglio 2014

L'indifferenza

Ho ben chiara la situazione, ma è come raccontare la stessa storiella dieci volte, all'undicesima stufa e ha perso di significato. Hamas sfrutta e coltiva la miseria del popolo palestinese e se ne fa scudo (con l'appoggio ideale di gran parte dell'intellighenzia europea di sinistra), Israele cocciutamente difende il suo territorio fondando il suo diritto sopra una favoletta biblica (ma a questo punto, perché non l'Antartide?), un ammasso di idioti rimminchioniti da inestricabili questioni religiose, risucchiati dal vortice dell'azione e della reazione e che se le daranno di santa ragione da qui fino alla fine del mondo, quando l'apocalisse li coglierà con il sasso e la fionda ancora in mano mentre la terra si spaccherà sotto i loro piedi e porrà fine una volta per tutte alla grande malattia dell'umanità: vivere ancora un secolo oppure un solo minuto, non fa alcuna differenza.

lunedì 14 luglio 2014

Nel tempo che a noi serve per varare la riforma del Senato la Cina sarà cresciuta di un punto di PIL. Guai a chi tocca il Senato, per carità! E intanto pure il Vietnam si riorganizza per farci le scarpe (letteramente). Ma voi che nella riforma del Senato ci vedete un pericolo per la democrazia, ma non vi rendete conto che la democrazia, in sé, non è in grado di garantire alcunché? Ci vorrebbe un consesso di cervelloni che ne capisse veramente di economia, magari pescati all'estero, visto che in quanto membro del Bilderberg Monti non è parso poi così brillante (a meno che la sua missione non fosse proprio quella di affossarci definitivamente per conto dei Rothschild). Che futuro può avere un paese in cui per varare una riforma, ammesso e pure concesso che sia in grado di incidere positivamente, occorre prima convincere le ritrosie di almeno una dozzina di movimenti e scuole di pensiero? Abolirlo definitivamente, bisognava, che tanto per rovinare un paese basta e avanza una camera sola.
I lazzari, qui, tifavano Argentina per corrispondenza d'amorosi sensi, solidarietà fra disgraziati, inclinazione al default. Non si capisce perché un paese serio debba essere così bistrattato proprio da chi avrebbe tutto l'interesse ad abitarvi, anche idealmente, perché questa reiterata propensione al pauperismo? Perché sarebbe stata la rivincità dei derelitti, i quali, non potendo (o non volendo) far altro che affidare il proprio riscatto al gioco del pallone, si mettevano a tifare Messi per dare contro alla Merkel.