L'algoritmo di Google news mi perseguita con le ultime perle di Lino Benfi: «Buono il prosecco, ma per quelli come me serve il prograsso». Chi lo tiene più Nonno Libero.
venerdì 25 gennaio 2019
giovedì 24 gennaio 2019
Lex frumentaria
"La lex Sempronia frumentaria fu emanata nel 123 a.C. su proposta del tribuno Caio Sempronio Gracco. L'erario si faceva carico di acquistare in Sicilia del grano e ne curava il trasporto fino al porto di Ostia. Il grano veniva poi venduto a prezzo molto calmierato. Il provvedimento fu preso tra l'entusiasmo dei populares, mentre gli optimates accusarono il tribuno di aver assunto un provvedimento meramente demagogico per aspirare alla tirannide".
Il pattern è sempre lo stesso, gli interpreti diversi. L'entità che sovraintende alla rappresentazione ha deciso bene di riciclare una subroutine già ampiamente collaudata sostituendo ai Gracchi un paio di nuovi consoli/tribuni però questa volta cinguettanti su twitter per adattarli al corso dei tempi. Funziona.
Spinoza e il suo fondamento
Anche per Spinoza il solo pensare l'Ente perfettissimo implica necessariamente la sua reale esistenza. Per cui la Sostanza, l'Ente perfettissimo che Spinoza identifica con Dio, è ciò che è causa di sé stessa a motivo della sua stessa natura, vale a dire che esiste per causa propria e non per un'ulteriore causa esterna.
E' noto che il Dio di Spinoza non è il Dio della tradizione religiosa bensì il principio da cui scaturiscono necessariamente tutte le cose, un ente privo di intenzioni, che produce il mondo come le proprietà di un triangolo scaturiscono dall'essenza della figura geometrica.
E' noto che il Dio di Spinoza non è il Dio della tradizione religiosa bensì il principio da cui scaturiscono necessariamente tutte le cose, un ente privo di intenzioni, che produce il mondo come le proprietà di un triangolo scaturiscono dall'essenza della figura geometrica.
Riguardo l'argomento ontologico, sempre in bilico fra tautologia e definizione auto-dimostrante, occorre invece dire che è probabilmente l'oggetto del contendere che genera avversione, quel Dio che si vorrebbe assolutamente dimostrato come esistente partendo dalla sua stessa definizione, cosa che finisce per introdurre in una questione prettamente logica valutazioni di carattere politico (perché Dio è sempre politico), con tutte le implicazioni del caso.
mercoledì 23 gennaio 2019
L'argomento ontologico
L'argomento ontologico è uno dei passaggi più sottili di tutta la filosofia occidentale: posto che esista l'Ente perfettissimo allora la sua perfezione racchiude in sé anche il carattere dell'esistenza effettiva. In altre parole, basta pensare Dio in astratto per renderlo esistente anche in concreto.
Senonché cos'è questa esistenza concreta di Dio che il fedele vorrebbe dimostrare? La concretezza di Dio nel mondo non si mostra agli occhi del non credente, per cui da capo, Dio è quell'ente la cui esistenza va creduta prima ancora che dimostrata.
(L'ateo può stare tranquillo, la sua posizione è salva).
Io sono più qualificato di un laureato medio in filosofia, non lo dico per vantarmi, lo dico per ingenerare in loro un po' di vergogna.
Lino Benfi, al culmine della soddisfazione, si produce in un calembour dei suoi: sarò Lino di Mameli. Ridete, stronzi.
martedì 22 gennaio 2019
Splendido
Non credo che questi siano più o meno peggio di quelli di prima, ognuno è semplicemente cialtrone a modo suo, l'errore casomai sta nel pensare che esista un ordine civile momentaneamente scombinato dalla marea populista, come se una banda di teppisti avesse messo soqquadro la casa e si trattasse poi di rimetterla in ordine, e invece accade che il mondo è cambiato e non tornerà più come prima, converrà mettere in salvo i dischi di Little Tony (chi ha votato contro il sistema oggi si trovi bene con Fusaro e Salvini, io dicevo cose giuste e oggi sono uno splendido schopenahuerian-severiniano).
Ogni tanto mi figuro De André che vota Cinque Stelle e Pasolini il Popolo della Famiglia, così, come esercizio mentale. E Lino Banfi all'Unesco.
domenica 20 gennaio 2019
O tempora, o mores
Il salvinismo è in buona fede, pensa davvero che il guaio sia il farsi troppe seghe mentali e il popolo lo segue perché di quelle seghe non ne capisce le ragioni, non capisce proprio perché l'arrestato debba essere trattato con i guanti, a maggior ragione se tunisino, non capisce perché si proteggono i terroristi, perché si accolgono gli invasori, gli intellettuali queste cose le hanno interiorizzate ma solo in superficie come per darsi una patina di bon ton (il cucchiaio a destra, la forcina a sinistra) e le ragioni col tempo si sono perse anche per loro. E poi oggi gli intellettuali si trovano su Facebook.
Noblesse oblige
Volevo riprendere con le buone abitudini aristocratiche e mi stavo bevendo un po’ di sciampagna che mi hanno regalato a Natale ma sinceramente ho un po’ di problemi con il perlage persistente, mi gonfia la pancia. A volte rimpiango il blasone anche se voglio passare per mazziniano, di quando magari i miei antenati si ingroppavano le servette per passatempo e io invece qui senza donne a pagare per i loro peccati. Perché non ve l’ho detto, ma io ho sangue blu per parte di madre (si nota, no?).
Un'amica mi segnala una frase illuminante di Céline: "Pourquoi j'écris? Je vais vous le dire: pour rendre les autres illisibles...". Pur facendo le dovute proporzioni mi rendo conto che faccio la stessa cosa: scrivo perché non solo in genere non mi piace quello che scrivono gli altri ma pure come lo scrivono, la mia prima ambizione è appunto quella di renderli illeggibili, a me prima ancora che agli altri.
Discesa in campo
Mi è venuta anzi la voglia, più per noia che per altro, di crearmi un profilo Facebook e di buttarmi come un tempo nella mischia della battaglia politica, di rotolarmi nella mota come un maiale, libero e felice, con proiettili caricati a merda.
La questione attuale non riguarda tanto il non essere informati, che anzi le informazioni ci sommergono in continuazione come una mareggiata, la questione vera è racchiusa nella diffusa mancanza di acume, un acume che permetterebbe di crearsi una naturale immunizzazione contro la cialtroneria che invece ormai imperversa sovrana, libera da ogni ipotesi di senso di colpa in una sorta di voluttà della pancia, di smottamento del cervello dalla testa all'addome, e non puoi dire nulla senza essere maltrattato dai bulletti del social network di turno, ma ti pare logico? (perfettamente logico, anzi necessario).
Assisti alla commediola italiana e pensi che altrove non sia così e invece la democrazia si fa sempre più teatrino un po' ovunque, anzi, viene il sospetto che qualsiasi forma di governo, oggi come ieri (oggi come sempre), non possa proprio esimersi per sua stessa natura dal creare la sua messinscena e che nei casi più gravi finisca per immedesimarsi così bene nella parte da perdere il contatto con la realtà, che nel frattempo è diventata messinscena a sua volta in un continuo gioco di rimandi e di reciproca contaminazione, è così.
sabato 19 gennaio 2019
Vi dirò, io ho cominciato l'anno perdendo il lavoro ma sono ugualmente sereno perché adesso arriva il boom economico. (non fatemi dire, per carità).
venerdì 18 gennaio 2019
«E di che parlava la poesia?»
«Oh, era assolutamente astratta. C'era qualcosa sul torrente del tempo che erode il muro del presente su cui appaiono arabeschi sempre nuovi, e una parte di questi li chiamiamo passato. La memoria cerca di convincerci che il giorno di ieri c'è stato davvero, ma come fare a saperlo? Non può darsi che tutta questa memoria compaia solo alle prime luci dell'alba?»
«Non capisco perfettamente»
«Neanch'io», replicai, «ma non importa»
«Oh, era assolutamente astratta. C'era qualcosa sul torrente del tempo che erode il muro del presente su cui appaiono arabeschi sempre nuovi, e una parte di questi li chiamiamo passato. La memoria cerca di convincerci che il giorno di ieri c'è stato davvero, ma come fare a saperlo? Non può darsi che tutta questa memoria compaia solo alle prime luci dell'alba?»
«Non capisco perfettamente»
«Neanch'io», replicai, «ma non importa»
(Victor Pelevin, Il mignolo di Buddha)
mercoledì 16 gennaio 2019
Il mito del materialismo
Che le cose di cui facciamo esperienza siano oggetti materiali è un fatto interpretabile. È interpretabile perché per tanti indizi e dimostrazioni che possa dare la scienza in questo senso, ogni indizio o dimostrazione della scienza ricade all'interno di una percezione delle cose che non è immediatamente materiale ma pensata ed esperita, cioè avvertita, in modo non materiale. È cosa dovrebbe essere, poi, questo "modo materiale"? Come fare esperienza della materia se non attraverso quel modo di accadere degli enti che noi chiamiamo appunto "percepire"? Il percepire è un sentire, un avvertire, un immaginare, nel senso di avere a che fare con un'immagine. Che poi sia grande la forza di persuasione del materialista per effetto della grande efficacia della scienza sul piano pratico è indubbio, ma pur sempre la scienza ha a che fare con fenomeni che si riducono nella sua prospettiva a un sofisticato incontro e scontro di energie, e l'energia, seppure convertibile in materia, ha come suo significato intrinseco quello di "forza", cioè di un qualcosa che agisce ma di cui non si sa bene la provenzienza. A tal proposito Richard Feynman affermava: "È importante tener presente che nella fisica odierna non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l'energia".
In conclusione: siamo tutt'oggi troppo precipitosi nell'attribuire alla realtà una dimensione materiale certa perché pensiamo che questo ci possa mettere al riparo dal mito e dalla superstizione ma ahimè anche il materialismo non può negare fino in fondo di essere un mito a sua volta, o quantomeno un semplice modello di accesso alla realtà suscettibile di ulteriori sviluppi.
Vivo beatamente fuori dalla realtà della cronaca ed è bellissimo.
martedì 15 gennaio 2019
Dio
Io penso che anche se esistesse un principio che salva, e può esistere, quel principio non dovrebbe essere chiamato "Dio", il concetto "Dio" si è caricato di troppe aspettative del tutto umane, troppo umane, come un super-padre che salva e che punisce a sua insondabile discrezione, ma noi non crediamo nemmeno al concetto di "padre".
lunedì 14 gennaio 2019
Vacuità
Io vedo che tutto è necessario, il momento rivoluzionario come quello reazionario, il tuo disappunto e il compiacimento degli altri, secondo i modi e nel medesimo rispetto, per come devono manifestarsi e per come in effetti si manifestano. E nel momento stesso in cui ne cogli il significato allora tutto perde di significato, la rivoluzione come la reazione, il tuo disappunto e il compiacimento degli altri, secondo i modi e nel medesimo rispetto. E poi un bel giorno creperemo, anche se trionfa la democrazia. Ommmm.
Dicevo poc'anzi: non puoi lottare contro lo Zeitgeist di un luogo e di un popolo, del sud o del nord, dell'est o dell'ovest, meglio sarebbe potersi scegliere il luogo con lo Zeitgeist che ti è più congeniale, l'ingiustizia che ti fa meno male.
Perché sta sul cazzo l'intellettuale di sinistra
Si chiedeva il marchese Fulvio Abbate perché loro, gli intellettuali di sinistra, oggi stanno così invariabilmente sul cazzo, non ti dico le risposte: perché siete dei parassiti che ci avete mangiato sopra le disgrazie del proletariato! Insomma, perché gli intellettuali chiacchierano e chiacchierano facendo anche i superiori e intanto la pressione della globalizzazione, con la sua immigrazione di massa che non fa altro che spostare la miseria da un continente all'altro, grava tutta sulle spalle di Pasquale Ametrano, il quale si sente accerchiato dalla miseria altrui in quartieri dormitorio di papponi e di spacciatori, e quelli, gli intellettuali di sinistra, a dargli del razzista al povero Pasquale, a fare le prediche etico-filosofiche dal pulpito sull'accoglienza dei fratelli africani, l'intellettuale che disprezza il popolo bestia che non capisce un tubo: intellettuale di sinistra che vivi nel tuo appartamentino ben arredato, prenditeli tu i fratelli africani! (ecc. ecc.).
domenica 13 gennaio 2019
Dove i piccioni volano già arrosto
Come ragiona Schopenhauer: dice che sentiamo davvero quello che ci ostacola, che ci è sgradevole. Non avvertiamo la buona salute ma solo la scarpa che ci fa male. Per quello, scrive, reputa come incapaci quei filosofi che pensano che il male sia negativo, al contrario, il male è il positivo perché ci fa sentire le cose, casomai è il bene ad essere il negativo, l’annullamento del desiderio, la fine di una pena.
Che mondo sarebbe, dice, senza il dolore? Se vivessimo in un mondo dove tutto cresce dando frutto, dove i piccioni volano già arrosto e le donne della nostra vita pronte a volerci? Gli uomini morirebbero ben presto di noia, si impiccherebbero agli alberi e si scannerebbero a vicenda pur di darsi quel po’ di dolore. E conclude: all’umanità non è congeniale altra vita che questa.
sabato 12 gennaio 2019
Provinciale
Padre ha in odio la provincia e non condivide la mia visione elegiaca dell’infanzia padana, per lui la Pianura Padana è “palude”. Io lo capisco pure, non succede niente in provincia, c’è poca gente che legge bene in provincia, ma cercavo di fargli notare che qui da noi specialmente non c’è nessun luogo, nemmeno nelle grandi città metropolitane, che possa sentirsi davvero cosmopolita nello spirito, e anzi tutto il contrario, nessun angolo del belpaese può dirsi davvero immune al provincialismo, capitale più provinciale della nostra non ce n'è.
Tentavo di spiegare al telefono, che nel frattempo mi stava rispettosamente in silenzio ad ascoltare, che lo scopo della scienza non è quello di dimostrare la verità ultima che siamo fatti di atomi, no, lo scopo della scienza è quello di accrescere sempre più il controllo sulle cose, cosicché se un domani il modello atomico le fosse di impedimento per il raggiungimento dello scopo, la scienza senza esitazioni troverebbe il modo di accantonare anche l'atomo, l'importante è che le tornino i conti.
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