domenica 1 giugno 2014



Affinità e divergenze fra il comico Grillo e il Movimento dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Non che sia qualcosa di inedito, il paragone saltava all'occhio. Ad esempio salta all'occhio l'affinità grafica fra quella "U" rossa e la "V" dei pentastellati. Entrambi si dicono "movimenti" per distinguersi dai partiti tradizionali, Giannini muoveva la sua proposta dal successo editoriale della sua testata, Grillo dal successo editoriale del suo blog (aggiungasi la successiva comunione d'intenti con Il fatto quotidiano, che del giornale di Giannini è un po' debitore). Nelle vignette di Giannini l'omino gridava "Abbasso tutti!" (comprese le "plutocrazie"), accomuna Grillo e Giannini lo stesso vezzo di affibbiare agli avversari nomignoli spregiativi satireggiandoli a buon mercato. Giannini si diceva liberale, come Travaglio, e come Travaglio e Grillo intendeva travalicare la tradizionale distinzione fra destra e sinistra. Senonché il movimento di Giannini predicava un liberismo quasi romantico, in cui il grande nemico era quella opprimente macchina statale simboleggiata dal torchio, mentre la proposta sociale di Grillo pare andare nella direzione di un comunitarismo etico di stampo post-comunista agganciato ai principi della decrescita felice, ma non ne siamo più così sicuri. Assolutamente convergente invece la critica mossa dall'Unità al movimento qualunquista di Giannini, il quale raccoglieva simpatie monarchiche più che socialiste, incarnando una proposta antisistemica più nel senso berlusconiano che nel senso no global (d'altronde anche ogni protesta è figlia del suo tempo).

«L'Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un'anticipazione del fascismo ... i suoi dirigenti ... sono tristi speculatori delle sventure d'Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio» (Velio Spano, L'Unità, 16 febbraio 1946).