giovedì 20 settembre 2018

Quando cominciai a scrivere di politica sul web nel lontano 2004 affrontai subito la cosa con piglio da politologo, c’era Tocqueville, l’aggregatore di destra dove tutto il giorno si disquisiva in punta di fioretto attorno ai pilastri del liberalismo, gente con regolare patente liberale rilasciata dalla motorizzazione civile, esportatori di democrazia, che citavano Tocqueville, Stuart Mill, Von Mises, Von Hajek, Milton Friedman e qualche volta anche Ebola (Evola), fior fiori di bloggers quali JimMomo, l’Odore dei Miei Venti, Right Nation One Station, insomma, gente con un côté culturale di tutto rispetto, adesso invece solo gentucola da quattro soldi che attinge a proclami politici degni dei volantini della Lidl, ma ti pare che noi ci abbassiamo a ‘sti livelli? Lascia fare alla vita il suo vecchio mestiere.

mercoledì 19 settembre 2018

La sinistra ha da sempre bisogno di un'ingiustizia su cui fondare la sua promessa di riscatto e di redenzione, il punto è che non ce ne sono più di ingiustizie, o meglio, ce ne sono ancora ma di poco conto, nulla che non si possa curare scaricando un giochino gratis sul cellulare, la sinistra invece faccia come i cinque stelle se vuole rinascere, e cioè se le inventi queste grandi ingiustizie, di sana pianta sul web.

lunedì 17 settembre 2018

Scrivevo che la filosofia non cura, d'altronde, chi, come, perché dovrebbe curare? Ma Epicuro, si dirà. Epicuro aveva le sue pie illusioni. La filosofia non cura la gente, non guarisce i popoli, non dice per chi devi votare: perché dovrebbe farlo? Il ritenere che debba farlo è una congettura priva di altro fondamento che non sia la volontà che sia così, troppo poco. La volontà individuale, anche se esercitata da una moltitudine, è un niente in filosofia, e un ex falso quodlibet, dall'opinione qualsiasi cosa. La stessa filosofia non prescrive, e del resto, come farebbe a prescrivere, a obbligare? La filosofia descrive, ed è già tanta roba.

lunedì 10 settembre 2018

Il Noumeno

Domanda: Mi spieghi che cos'è il noumeno?

Risposta: Qui ci vuole serietà. Il noumeno è in sostanza il concetto pensato. In Platone era tutto quello che pur non essendo sperimentabile concretamente era pensabile per via di ragione, in Kant il concetto di noumeno va ad affiancare quello di “cosa in sé”. Posta la realtà esterna alla mente (comunque da dimostrare), la “cosa in sé” è questa realtà esterna non manipolata dall’attività interpretante dei sensi, quella realtà oggettiva che in una prospettiva materialista va ad eccitare gli organi di senso e attiva i neuroni creandone l’immagine mentale che percepiamo. Il noumeno è allora in Kant l’attività della mente che tenta di concepire questa realtà senza poterla di fatto sperimentare concretamente in alcun modo. Esisterà dunque questa realtà in sé se non la si può sperimentare ma solo concettualizzare? Io penso con i filosofi idealisti che potrebbe anche non esistere e restare sospesa in forma di semplice idea.

 (sull'altro blog facciamo anche didattica)

sabato 8 settembre 2018

Siccome questo luogo abbandonato viene letto solo da pochi intimi, lasciatemi comunicare direttamente con una persona che mi sprona a continuare a scrivere su questo blog.

Caro Malvino, è vero, sono tempacci per scrivere di politica e ho mollato il colpo, ma è proprio un cambiamento di prospettiva il mio, non è solo questione di delusione, anche perché mi domando: delusione rispetto a cosa? Per quanto ne so anche Salvini e Di Maio, anche senza averne coscienza, potrebbero condurre da qualche parte non del tutto sgradita al cosiddetto "pensiero progressista", in fin dei conti l'eterogenesi dei fini guida le sorti del mondo dai tempi del primo uomo con la clava, per cui, chi lo sa? Certo, il sovranismo appare come una difesa del fortino un po' velleitaria anche se per ora vincente, la mia sensibilità è un'altra ma nel merito vale comunque quanto quella di qualsiasi altro. Mi sto impegnando in una discussione in cui mostro che non è avere ragione il punto della questione, nella ragione già ci siamo stabilmente, ragione come precondizione per distinguere un significato dall'altro (anche l'errore emerge secondo ragione, ragione dialettica). Io davvero non saprei da che parte prendere la questione del vero e del giusto in relazione al momento politico attuale, potrei dirti: Salvini è un pezzo di merda, come dice Cacciari (per cui era un pezzo di merda chi non si indignava per la situazione della Diciotti, per cui anche Salvini). Salvini gioca la sua partita cinicamente, con una faccia di bronzo che al confronto Berlusconi ci fa la figura di persona umanissima, ma a che ci serve insultare? Che senso avrebbe incaponirsi ogni giorno contro questo o quello? La vera questione sarà come gestire a livello globale masse sempre più grandi di individui esclusi da un minimo di benessere, di fronte a questa madre di tutti i problemi i nostri local heroes sono come fuscelli al vento.

P.S. Scrivi qualcosa anche tu ogni tanto, non lasciarmi solo.

giovedì 26 luglio 2018

È il nomos che mi ha stufato, la pretesa di verità delle leggi degli uomini e le loro interminabili discussioni attorno a un certo modello di società comprensive di guerre ideologiche e tifi da stadio, il logos invece non pretende, il logos è quello che è.

giovedì 19 luglio 2018

Quella fra Saviano e Salvini sta assumendo sempre più i toni di una flame war fra adolescenti, ma è il mondo stesso che sta assumendo i toni di una flame war fra adolescenti, questo fa ben sperare per il futuro.

lunedì 16 luglio 2018

Locke e la tabula rasa

Locke pensava che la mente fosse una tabula rasa, cioè la mente del neonato era come un recipiente vuoto che via via si riempiva di esperienze e di significati. Che assurdità. La coscienza implica la preesistenza di una struttura originaria che distingue forme e colori secondo il principio di non contraddizione, altro che tabula rasa, la mente agisce attivamente sulla realtà, non siamo semplici apparecchi che recepiscono passivamente stimoli esterni, anche se fosse vero lo stimolo esterno sarebbe pur sempre mediato dalla conformazione del mezzo ricevente. Tana per Locke.

domenica 15 luglio 2018

Barcellona

Quando esco in compagnia sono il tipo eccentrico, quello strano che non guida e che sembra ancora un ragazzino. Loro parlano di Barcellona e tra me e me dico: adesso attaccano con la Sagrada Familia. Taaac: Oh ma che figata è la Sagrada Familia? Elementare Watson. Ma tu non ci sei mai stato a Barcellona? Io? Ma certo, vuoi che non sia mai stato a Barcellona??? Bellissima città e poi si mangia da dio. La rambla, Gaudì, il parco con le piastrelline, sono di casa a Barcellona, io. A questo punto attacca il sovranista: sì ma in Italia abbiamo tanti bellissimi posti da visitare invece di andare sempre all’estero! Ma stai scherzando? Sfondi una porta aperta, Siena, san Gimignano, le Cinque Terre.

Ce n’era una interessante, bella morbida che mi fissava con due occhioni espressivi, mi partiva la rêverie solo a guardarle le labbra. Sì però non sono stato a Barcellona, e adesso come faccio a dirglielo?

Disperato bisogno di gente vera e di donne vere.

L'umanità

Dice che non amo l’umanità. E no che non la amo, non l’amo più, dovrei? Il concetto trascendentale di umanità, l’umanità in sé, intesa come totalità degli esseri viventi, totalità degli stronzi compresi. Da giovane l’amavo ma come concetto astratto, pensavo all’umanità come a un cagnolino randagio da salvare, poverino, salvo rimanerci male quando mi azzannava la caviglia. Lasciar perdere l’umanità come insieme teorico di persone idealmente per bene, concentrarsi sull’uomo caso per caso. 

sabato 14 luglio 2018

La Magna Carta

C’è Di Maio che urla allo scandalo, che gli hanno sabotato il suo decreto dignità che era un gioiellino che manco la magna carta, che ci hanno aggiunto cose a sua insaputa, i poteri forti, le cospirazioni, soros, gli alieni, gli illuminati… a Lui’, ma ti pare che gliene frega qualcosa agli italiani del tuo decreto dignità?

Il progressista

Il progressista stile Repubblica ha bisogno di specchiarsi nelle narrazioni edificanti, magari non avrà il Rolex e l’attico a New York come i progressisti più à la page ma in qualche modo lui l’ha risolta la sua vita e nel tempo libero si dedica ad amare l’umanità. L’amore per l’umanità è un bisogno secondario, sorge quando il bisogno primario di garantirsi la propria comfort zone è già stato soddisfatto. Noi che viviamo di espedienti abbiamo invece troppa rabbia in corpo per amare l’umanità, il progressista stile Repubblica no, a lui basta un editoriale di Scalfari per sentirsi intelligente. La sua rabbia, che in lui si è sedimentata a un livello più profondo e viene perciò distillata in velenosa perfidia, la riserva tutta per i vari Berlusconi, Trump e Salvini. Tipi umani alla Federico Rampini, alla Massimo Gramellini. Pensano in totale buona fede che i sogni e i bisogni del ciabattino di Kabul siano gli stessi che animano l’impiegato della biblioteca comunale. Ma il ciabattino di Kabul non sfila al gay pride. Il progressismo stile Repubblica è una malattia senile dell’occidente appagato ma oggi l’occidente è arrabbiato e viene meno anche il brodo di coltura di quel particolare tipo umano. 

La realtà è che l’umanità è un accrocco più complesso di un insieme di uomini animati da buoni sentimenti che aspettano solo di essere portati maieuticamente alla luce.

giovedì 12 luglio 2018

Dai giornali si evince questo: che Salvini vuole arrestare tutti gli sbarcanti in via preventiva, che vuole dettare legge anche in ambiti che non sono di sua competenza e tutto questo in spregio allo stato di diritto, si capisce anche, questo non necessariamente dai giornali, che molti italiani stanno con lui in questo suo delirio di onnipotenza: “Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Fino a che non ci sarà chiarezza su questo, io da ministro dell’Interno, da vice premier, e da papà, non do autorizzazione a nessuno a scendere”. Anche da papà. Grazie per aver permesso tutto questo, anzi ce ne vuole ancora di più di Salvini, che vi deve entrare bene in testa che cosa avete fatto.
Ricapitolando: ciò di cui facciamo esperienza è l'esperienza stessa, non c'è altro di ulteriormente evidente. Le galassie e le stelle e gli infiniti mondi lontanissimi e i buchi neri, gli atomi, le particelle, i fotoni, le radiazioni, il rumore di fondo e i neutrini esistono nella misura in cui ne facciamo esperienza, per tanto che li pensiamo distanti anni luce sono sempre qui presso di noi, a un palmo dal naso. La "barriera" dell'esperienza non è oltrepassabile, possiamo ben dire che l'esperienza è la traduzione sensoriale di una dimensione materiale ma per tanto che questo pensiero sia sostenuto dal senso comune non c'è prova evidente di questo ulteriore mondo che si troverebbe alle spalle della pura esperienza. La fisica stessa è la scienza dell'esperienza, è l'esperienza del mondo ad essere intrinsecamente razionale, nemmeno la ragione si trova oltre l'esperienza perché nell'esperienza si manifesta. Se non c'è nulla che è esperito da alcunché non esiste alcunché.

Destinati ad essere

Sono profondamente convinto, per dirla alla Sofocle, che il miglior destino è non nascere ma sono anche profondamente convinto che l’idea che saremo anche potuti non nascere se le cose fossero andate diversamente non ha alcun fondamento. Chi lo dice che le cose sarebbero potute andare diversamente? Non c’è la controprova e non ci può essere, di più, per tutte le cose che accadono non ci potrà mai essere la controprova evidente che sarebbero potute accadere diversamente: il libero arbitrio è una fede e dal momento che siamo qui a scriverne eravamo né più né meno destinati ad essere.

(finalmente esprimo i concetti come Dio comanda, ho raggiunto il mio obiettivo, ora posso anche morire).

martedì 10 luglio 2018

“Ma il popolo italiano non è cattivo, è solo cattivamente informato” (il medico di Lampedusa).

Socrate è duro a morire, Socrate che pensava che bastasse conoscere il bene per praticarlo riducendo l’etica a una questione intellettuale. Non c’è nessun nesso necessario che lega la conoscenza al giusto agire, l’unica guida in certe questioni è la sensibilità e non è detto che anche la sensibilità si sbagli seppure in buona fede.

L’intellettuale si illude, vuole disperatamente che l’intelletto possa estendersi a tutti i campi dello scibile come legislazione giusta e necessaria perché questo lo conforta, ma volere non è potere.
Il nomos, dicevano gli antichi, è la legge degli uomini che si contrappone alle leggi naturali della physis, il nomos indica una morale, la physis procede meccanicamente senza curarsi del bene e del male. Quando diciamo “lotta al fascismo” lo diciamo perché è opportuno che il più forte non sottometta arbitrariamente il più debole, ma appunto questo motivo di opportunità non lo si può elevare a legge storica universale e tanto meno lo si può iscrivere nelle leggi della natura dove al contrario vige la legge del più forte. Ma se l’opporsi alla prevaricazione non è espressione di una legge storica autonormante, su cosa potrà saldamente fare perno allora? 

domenica 8 luglio 2018

Il nomos è il sommo sovrano

Il nomos, l'insieme delle abitudini culturali e delle istanze sociali che formano una civiltà, indica che la politica è il dominio dell'opinabile, oggi valgono questi valori, domani non valgono più. Per la destra quest'insieme di abitudini, opportunamente trasfigurate in tradizioni, assumono il valore di leggi della natura, per la sinistra esiste un nomos più degno degli altri che è quello illuminato dalla Ragione Universale. Entrambi hanno torto.
Per farla breve e riassumendo senza scadere nella prolissità e nei sofismi: la fisica descrive le leggi dell'esperienza e l'esperienza non è un oggetto materiale. Per dare più solidità all'esperienza la si è intesa come riferita a una realtà esterna materiale la quale però mai si mostra in quanto impossibilitata a travalicare l'esperienza. L'osservatore, tanto per prendere in prestito un termine caro alla fisica, esperisce il mondo come racchiuso nel bozzolo della sua bolla spazio-temporale, la materia è un evento che appare all'osservatore. In questo senso la materia non si mostra: l'esperienza la precede e si pone a suo fondamento, è l'esperienza che determina ciò che noi decidiamo di chiamare materia e non viceversa. Tutto quel brulicare di atomi che viene mostrato dalla fisica non è che una modalità dell'esperienza la quale non necessariamente implica l'esistenza di quegli atomi come entità esistenti in una dimensione che si trova al di là del piano dell'esperire.

Storia della materia: la physis

La physis è per i greci quel vasto agone in cui nascono e periscono le cose, ovverosia la natura. Entrambi i termini, il latino e il greco, condividono la stessa etimologia in quanto anche “ la parola greca physis appartiene alla radice phyo (φύω), ‘genero’, ‘cresco’ “.

La physis dei greci, da cui deriva ovviamente anche la parola “fisica”, non nasce indicando necessariamente la natura materiale, il concetto di materia deriva principalmente dalla riflessione degli atomisti sulla necessità che il mondo non sia suddivisibile all’infinito, pena la sua inconsistenza.

Curioso qui sarebbe notare come la consistenza effettiva delle sensazioni che costituiscono il mondo non sia per i greci bastevole a sorreggere la realtà delle cose: “E se un’asta fosse suddivisibile all’infinito?”, si chiedevano i greci. “Pazienza!”, si potrebbe obiettare loro, l’importante è che quell’asta esista nella misura in cui si manifesta, ma ai greci questo atteggiamento fenomenologico non andava a genio, l’equivoco dell’esistenza materiale delle cose sta tutto in quel loro primo passo mosso contro il timore del precipitare di tutte le cose nel nulla.

I sofisti distinsero poi la physis dal nomos, intendendo la prima come la natura guidata dalla sue leggi necessarie e il secondo come la legge positiva concordata di volta in volta dagli uomini. “ Popolazioni e comunità diverse conoscono differenti nomoi (cioè differenti usanze religiose, etiche, politiche e via dicendo) “, ma la physis è una sola e comune a tutti gli uomini e precede il relativismo delle usanze e dei riti perché è la legge stessa che muove le stelle.

Curiosi questi greci.
Come italiano, dice Andrea Camilleri, penso di avere fallito. Questo significa che pensava di insegnare qualcosa agli italiani attraverso il commissario Montalbano? L’intellettuale che pensa di incidere sulla società è come il meteorologo che pensa di incidere sulle previsioni del tempo (cit. Altan).
Ha ragione Renzi a dire che non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo, solo che pure lui ha perso il filo della commedia coi suoi argomentucoli da scuola media contro il movimento cinque stelle. D’altro canto nemmeno Martina mostra una gran perspicacia nel difendere il grigio Gentiloni, il cui unico merito è quello di non averne di particolari (Martina? Perspicacia?). Dice: Ma almeno il Presidente Gentiloni ha tenuto i conti in ordine! Capirai, il minimo sindacale. Ci sono momenti in cui quello che fai fai è sempre sbagliato, questo è il turno del PD a non beccarne una.

sabato 7 luglio 2018

I progressisti sognano, i regressisti incassano

Io, vi devo dire la verità, non le reggo più le copertine di Rolling Stone e le magliette rosse, non perché non sia nobile la causa, ci mancherebbe, ma perché non servono a un bel nulla se non a consolarci e a coltivare il sogno di essere persone migliori con il solo effetto di dare voce alle mille Rite Pavone del world wide web. Io non taccio e non acconsento. La sinistra ha cincischiato per anni sul tema dell’immigrazione per timore di perdere i suoi elettori (che poi ha perso comunque). Un tempo ci si imbarcava per il Sudamerica solo su chiamata delle imprese, così invece è uno spostare miseria da un continente all’altro e in ultima analisi concedere argomenti alle belve, che infatti prosperano e incassano la loro rendita sopra i sogni romantici della sinistra. Non vi piace? Lo so, perché siete romantici.

Il vero cancro è l’intelligenza

Al contrario, sono diventati troppo intelligenti gli uomini per fare una caterva di figli e vivere incoscienti il tragitto che conduce dalla vita alla morte, la terra era crassa e felice un tempo, quando ci si accoppiava come animali senz’ansie da prestazione e gravidanze programmate, il vero cancro è l’intelligenza. Salvini è un ritorno allo stato di natura, al mito del buon selvaggio, Rousseau is amused.

venerdì 6 luglio 2018

I progressisti sognano, i regressisti incassano.