domenica 22 gennaio 2017

Dispaccio

Prevedo la disgregazione dell'Europa e dell'Euro, dove non poté Salvini poté Trump. D'altronde è risaputo che l'Europa fondata sui soli tecnicismi finanziari ha il fiato corto. Forse dall'Euro sarà più difficile uscire, questo sì, ma l'Europa è davanti a un bivio e io credo che alla fine inforcherà la strada degli interessi particolari. Insomma, l'era merkeliana volge al termine, è questo un movimento storico inarrestabile cui l'elezione di Trump ha dato il la. Questo secondo il mio modesto parere. D'altronde il modello economico europeo non è mai decollato. Ora, io non so l'autarchia e il protezionismo ci risolleveranno e ci condurranno ad una nuova età dell'oro, il nostro mercato interno è troppo piccolo per creare ricchezza (e infatti ci stanno abbellendo la povertà, santa e virtuosa), ma comprendo l'insoddisfazione. Che Dio ci aiuti.

lunedì 16 gennaio 2017

Inerti

Fa discutere la proposta di impiegare i richiedenti in attesa di asilo in attività socialmente utili. "Prima gli italiani!", dicono i leghisti. E allora non facciamoli lavorare. "Bravi, così ce li ritroviamo a gironzolare per strada!". E allora diamogli una possibilità di impiego. "E gli italiani?!", e così via. "E poi perché proprio lavori socialmente utili? Sono lavori avvilenti". Be', allora non se ne fa nulla, certo non possiamo assumerli alle Poste. Che ne facciamo, dunque, di questi poveretti che fuggono da guerre e da persecuzioni? Nulla, non li si può impiegare perché vai a ledere un diritto costituzionale, quello del lavoro agli italiani, e quando non è un diritto è un'ingiustizia perpetrata nei confronti del povero negro. Di nuovo: che ne dobbiamo fare? Lasciarli giustamente nel loro limbo, relegati a uno stato di nullità, privi di ogni possibilità concreta di integrazione attraverso il lavoro e l'uso della lingua, così da farne dei capri espiatori e argomento elettorale per leghisti e grillini "de destra" con la connivenza dei compagnucci "de sinistra". Come ti dice male, immigrato.

Game changer

Trump è il game changer, come dicono gli esperti, nulla sarà come prima, sono curioso. Mi spaventa un po' questo minacciato disimpegno della NATO, la vedo ancora troppo deboluccia l'Europa, vaso di coccio fra vasi di ferro, ma può essere l'occasione buona per vedere di che pasta siamo fatti, o si cambia o si muore (quindi si muore). D'altronde anche in me è cambiato qualcosa, è bastata quella certa parolina, "tumore", seppur subito seguita da un consolante "benigno", per spegnere quel poco di luce che ancora alimentava una seppur vaga speranza di eternità. Già prima ero leopardiano, figurarsi ora. Leggo molto e continuo a scrivere, il conforto delle opere d'ingegno. Per esempio "I Signori Golovljov" di Michajl Saltykov-Ščedrin, un capolavoro del suo genere. "Amo la Russia fino alla sofferenza, non posso immaginarmi altrove. Certo là, all'estero, si sta bene, eppure qui è meglio. E' meglio perché si soffre di più". Perennemente in lotta con la censura, schifato dai colleghi (Turgenev) e accusato di non amare la Russia (Dostoevskij). Bisogna voler bene a Saltykov-Ščedrin. Buonanotte.

domenica 15 gennaio 2017

Congiuntivite

Pensavo a Di Maio o allo staff di Di Maio e al tentativo frustrato di infilare tre congiuntivi di seguito. E' difficile il congiuntivo, io stesso mi trovo in difficoltà, se accade mi faccio piccolo piccolo e aggiro l'ostacolo, c'è poco da fare, ma Di Maio o lo staff di Di Maio no, loro insistono perché si vede che ci tengono a fare bella figura: lasciate perdere. Sono fumantini i grillini, perché antepongono il fascino della rivolta alla ragionevolezza, si sentono portatori di una rivoluzione, non gli si può fare un appunto che subito si scaldano, però veramente: lasciate perdere. Magari quando sarete al governo, quando potrete emendare la lingua italiana e abolire il congiuntivo, nemico della rivoluzione ("se noi mandassimo a casa la casta l'Italia ripartirebbe", si può mai fare una rivoluzione così?).

mercoledì 11 gennaio 2017

A me stesso

Mi sento morto da quando ho l'età della ragione, una volta compreso il senso della parola "mortale" e non avendo mai avuto una gran fede in Dio, praticamente i giochi erano fatti ("Perì l'inganno estremo, ch'eterno io mi credei"). Da quella depressione della durata di due o tre anni che occupa più o meno la prima parte degli anni novanta. Da lì non mi sono più ripreso, sono ancora convalescente. Mi sorprende che ci sia in giro un qualche ateo che è ugualmente contento di vivere, un bell'enigma. Sarà che me la prendo troppo, sarà che alla morte non ci si pensa finché non te la stampano nero su bianco su un referto istologico. Stavolta è andata bene, pallottola schivata, ma "sono possibili recidive". Alla muta legge della natura non gliene cale punto, a lei basta che le tornino i conti, tutto è razionale, dai fiorellin di campo alla peste bubbonica, unica direzione: la rovina ("Al gener nostro il fato non donò che il morire"). (io e il Giacomo ce la intendiamo alla perfezione).

martedì 10 gennaio 2017

Spes

Bisognerebbe avere delle speranze altrimenti ci si imbruttisce, la mia speranza è allora che la ragionevolezza alla fine trionfi, che l'uomo bestia non si senta legittimato a fare la bestia con la scusa che la pancia è più genuina, insomma, sono per un illuminismo discreto ma capillare, nell'attesa che un bel giorno diventi virale (Embè? E' una speranza, vale anche se è vana). L'intelligenza, alla fine, non si può quantificare, e allora l'essenziale è continuare ad affinarsi o quantomeno non imbruttirsi, questo è il mio modesto contributo all'etica, di più non saprei dire.

lunedì 9 gennaio 2017

Angst

Di che mi lamento io, che almeno il letto ce l'avevo e non mi hanno operato per terra, ma su un bel lettino ghiacciato, per niente comodo, per niente morbido, però almeno a un metro dal suolo, dove magari camminano gli insetti e tutte le altre creature della notte, mi è andata di lusso. Ieri notte, tanto per cambiare, ho sognato l'inutilità della vita, mi sono già visto morto, e la vita mi sembrava troppo corta e vana, poi un lungo sogno tormentoso fatto di corsie e di ascensori, più montacarichi che ascensori, con le pareti perigliose e scorrevoli, e io prigioniero di quegli ascensori (o montacarichi), ma forse erano più delle stanze da interrogatori (o montacarichi), tutte buie, tutte vuote, tutte fredde, come se ci fossi solo io al mondo e mi avessero dimenticato lì, in quella desolazione di pareti e di ascensori (o montacarichi), o forse era la sala gessi, quella dell'ospedale, a seguire altre angosce di cui ho perso contezza. Per fortuna alla luce del giorno mi sono ripreso, intirizzito ma cosciente, e verso sera pure mi sono divertito con la politica, perché questi sono i miei divertimenti, comunque devo cominciare a prendere in considerazione il Tavor.

domenica 8 gennaio 2017

Esordio

Causa infissi penosi in casa fa un freddo che pare di essere in baita. Si pensa male quando fa troppo freddo, esattamente come quando fa troppo caldo, si sta bene solo a letto, e in più non ho voglia di iniziare questo 2017 che si preannuncia magrissimo in termini di denaro nonostante le lenticchie di capodanno, ma andare avanti è la legge universale e allora avanti! La miseria è meno sconfortante quando la si chiama "povertà", "povertà" è termine più nobile, presuppone almeno un briciolo di dignità, la miseria invece è quella cosa che trascina in basso verso il degrado morale, ci si può ancora consolare con la povertà, con la miseria ci si imbruttisce e basta ("Ma quale miseria finché tua madre ti cucina lo spezzatino!". E' proprio vero, finché c'è spezzatino c'è speranza).

mercoledì 4 gennaio 2017

Make Italy poor as usual

Ricapitolando: è in atto un epocale spostamento della ricchezza diffusa dai paesi occidentali verso i nuovi paesi emergenti (i quali nel frattempo sono emersi), una crisi dovuta alla globalizzazione, che ha sfavorito alcuni (noi) e ha favorito altri (loro). La risposta occidentale a questo stato di cose ricalca per alcuni versi la crisi della Repubblica di Weimar, una crisi della democrazia incapace di risanare la situazione economica e la conseguente nascita di movimenti che hanno gioco facile a fare leva sulla rabbia e il risentimento della gente. La peculiarità italiana vuole che invece di un movimento che promette un ritorno alla ricchezza e alla grandezza perduta (Make America great again), sia attualmente premiato un movimento che predica una rivalutazione della povertà ("la povertà è bella", make Italy poor as usual), la nota mentalità terzomondista dalla quale non riusciamo proprio a scollarci, vuoi perché San Francesco d'Assisi, vuoi perché a qualche santo bisogna pur votarsi. La ricchezza, in un modo o nell'altro, dovrà pur tornare, altrimenti inutile lamentarsi della fuga dei cervelli e attaccare la lamentazione dei figli che lavorano all'estero, si camperà pur sempre di vil denaro, e se non il tuo, quello di papà.

martedì 3 gennaio 2017

Io sto con Weimar

Quali strumenti avrebbe a disposizione la cosiddetta "giuria popolare" estratta a sorte per stabilire se una notizia è vera o falsa? Una ricerchina sul web, un salto su WikiLeaks (che Wikipedia è già troppo autorevole), il parere del Sacro Blog, in definitiva la volontà di credere o non credere a seconda delle simpatie e dello sturbo del momento. Voi direte: è una boutade, una cazzata fra le tante. E però è il gesto che conta e che contraddistingue, e il fatto che sempre più gente caschi in questo giacobinismo da tastiera tanto facile quanto insensato e puerile: tu, uomo qualunque, sei portatore di verità a prescindere (non è vero). Ti sbagli, in realtà è Renzi il nostro problema, è lui il solo e vero dittatore in pectore, Grillo vuole bene alla gente... Io sto con Weimar, non ripeto l'errore.

lunedì 2 gennaio 2017

Esisterà?

Perché a noi filosofastri affetti da suggestione letteraria piace tanto Schopenhauer? Per via del suo cognome, indubbiamente (si fosse chiamato Strunz non sarebbe stata la stessa cosa), ma soprattutto per quel suo Principium rationis sufficientis agendi, o Volontà, l'impulso che spinge a vivere, che è poi la sua peculiarità: riconoscere come reale e valida indipendentemente da tutte le esperienze la presenza di una forza oscura e indistinta che assume contorni più definiti mano a mano che ci inoltriamo nel suo pensiero, come di scultura che emerge dal blocco. Certo, abbiamo anche il Principium rationis sufficientis fiendi, che concerne la legge di causalità e quindi l'imprescindibile manifestazione del divenire in quanto concatenazione necessaria di cause ed effetti; abbiamo il Principium rationis sufficientis cognoscendi, la Ragione, e cioè il logos, con il suo Principio di non contraddizione, ecc.; abbiamo il Principium rationis sufficientis essendi, il tempo e lo spazio in quanto forme necessarie dell'esperienza; abbiamo cioè la roboante "Quadruplice radice del pensiero di ragione sufficiente", ma come la Volontà non ce n'è, vince a mani basse. Ognuno la può trovare in sé come negli altri, se dai una chance alla Volontà ti si chiariscono anche i patimenti amorosi, ti dai una spiegazione di tutta la più o meno utile generazione di esseri viventi (siano essi umani, animali o vegetali) che ammorbano il pianeta dalla comparsa della vita sulla Terra, trascinati nella grande bolgia, loro malgrado. Ma esisterà, poi, questa Volontà? E che importa, non è questo il punto.

sabato 31 dicembre 2016

Castaway

Che sto rincoglionendo lo vedi anche da certi particolari, per esempio l'altro ieri, quando sono andato a farmi la medicazione, stavo aspettando il bus bello disteso su un divanetto della hall quando non te lo vedo arrivare stranamente in anticipo? Bah, mi dico, sarà che aspetterà l'orario di partenza, io intanto salgo. Macché, appena salgo parte, e io pure a domandarmi il perché, finché lo vedo svoltare per una strada che non conosco, e io ancora lì a non capire, con lo sguardo un po' ebete della mucca che guarda passare il treno: avevo sbagliato autobus. Scendo alla prima fermata utile come se niente fosse, giusto per non farci la figura del pirla. Ventitré anni che abito a Como e mai vista prima quella zona. Aiuto, dove mi trovo? Mi sono perso, lontano da casa e dagli affetti, chiamate le unità cinofile! Per fortuna ho Google Maps ma la giornata è splendida e il sole congiura per battermi proprio sul display da ogni angolazione, morale della favola: non ci vedo un cazzo. Attorno a me casermoni inquietanti tipo le Vele di Scampia, se non altro non c'è in giro nessuno, mi dico, nessuno che mi può pugnalare proprio lì, in pieno giorno, e con quel sole... cammina cammina arrivo su una strada principale, la mia speranza è che sia la Varesina, invece è Via Giussani (mai sentita prima, o meglio, sentita, sì, ma per sentito dire). A naso mi pare che sia giusto scendere invece che risalire e il mio naso alla fine ci prende, sbuco davanti alla Coop, località Ca' Morta, praticamente al limite della zona urbana. C'è di buono che da lì conosco la strada ma mi fanno male i piedi e son già sudato come una bestia, un po' per la rabbia e un po' per lo spavento. Da lì in poi mi sento più tranquillo, devo farmi circa due chilometri a piedi ma lavoro in zona, sento già aria di casa. Ma volete sapere qual è la cosa più divertente? Quell'autobus sarebbe comunque sceso a Como dopo aver fatto il giro più largo, bastava solo aspettare. Una badante, ho bisogno di una badante.

venerdì 30 dicembre 2016

Day Surgery. Parte II

Il tempo di sbrigare le procedure burocratiche e mi assegnano il letto, è il mio primo ricovero e per una cosa da nulla, la curiosità prevale sulla preoccupazione. L'infermiera è una signora energica ma dai modi affettuosi, mi chiama "bimbo" per via del mio faccino da eterno ragazzo: Via le scarpe e i vestiti, puoi tenere maglietta e mutande che giù si gela. Devo infilarmi il camice, mi aiuta mia madre che si ricorda il verso giusto. Da lì a breve arriva la chiamata per la sala operatoria, sono ormai alla mercé dei protocolli ospedalieri. Mi portano via con tutto il letto e comincia quella che nel linguaggio cinematografico è la soggettiva del paziente che fissa le plafoniere, attraverso le porte con una frenesia da cappone destinato alle cucine di un ristorante. L'intricato garbuglio di corridoi è un vasto bacino che confluisce in un unico grande spazio illuminato pieno di macchinari che fanno ping. Un'infermiera giovane ma molto scrupolosa mi domanda due volte se ho delle allergie, mi attacca alla macchine e mi fa una flebo di antibiotici, e tutto questo per un dito. Passa di lì un medico che si dà arie da gran cerusico, assomiglia a Cab Calloway, fa il simpaticone per mettermi a mio agio: Cosa abbiamo qui... Lei lo sa che forse non ne uscirà vivo? (e una). Mi fa un segno col pennarello sul braccio, mi guarda il gomito e mi fa: Condilo sporgente, sicuro le verrà una borsite (e due). Per fortuna non mi opera lui. La sala operatoria è come me l'aveva descritta l'infermiera, fredda come la morte. Mi sdraiano su un lettino spezzaschiena, mi trema la pancia ma dal freddo, nel frattempo mi attaccano degli elettrodi e mi legano le gambe con una cintura: Questo nel caso decidessi di scappare? Faccio io alle infermiere, e loro di rimando: Ormai è troppo tardi! Devo dire che dell'operazione non ho sentito nulla, a parte le due punture dolorose dell'anestesia che parevano avermi iniettato due sassi arroventati direttamente nella falange. Un'infermiera a ore sette, di cui ho visto sempre e solo le mani, mi aggiustava con premura il lenzuolino verde acqua sulla testa in modo da respirare con più agio. Ritornato alla camera con la mia fasciatura nuova di zecca mi facevo un selfie alla parte in questione e attendevo beato il tè coi biscotti, tanto che quando la mia infermiera energica ma affettuosa mi comunicava che potevo andarmene quasi ci rimanevo male: Di già? Mi trovavo così bene qui! Fine della seconda e ultima parte.

Day Surgery. Parte I

L'ospedale nuovo non sembra nemmeno un ospedale, dissimula subdolamente la sua funzione travestendosi da aeroporto, luogo di arrivi e di partenze per destinazioni sconosciute, più qualcosa dell'outlet e del centro commerciale: grandi hall, ampie vetrate, comode poltroncine con ambizioni da salottino lounge, alle pareti quadri di artisti sconosciuti tra l'introspettivo e l'arte concettuale, più certe madonne cubiste che mettono ansia solo a guardarle. Mi tocca in sorte il piano 0, Day Surgery, vinto il primo attimo di smarrimento mi infilo deciso in un lungo corridoio di cui non si intravede la fine trascinandomi dietro mia madre e la borsa del pigiama. Le indicazioni ci spingono sempre più all'interno, giù nella pancia della balena, in un susseguirsi di porte tagliafuoco e pareti giallo paglierino disposte a moduli, spaesamento totale e mal di pancia. All'improvviso una porta più Day Surgery delle altre, mancano dieci minuti alle sette, l'ospedale è deserto: C'è nessuno? Dal fondo del corridoio si materializza un tipo col naso affilato e l'impermeabile, uno che sembra uscito da una striscia di Andrea Pazienza: Non è che c'avete un'euro che ho il bus che mi parte e mia sorella a casa con l'influenza? E l'euro sia pur di levarcelo dalle palle. Quello prende l'euro e schizza via come un fulmine ripetendo a più riprese un grazie che svanisce e riverbera per effetto Doppler via via che si allontana. A quel punto aprono la porta e l'accettazione si riempie all'istante di gente arrivata da non so dove, le avranno chiamate sul momento giusto per farci un dispetto, gente pagata arrivata coi pulmini. In ogni caso sono di buon umore, mi siedo vicino a un grande albero di Natale, c'è gente che dev'essere operata al tunnel carpale e alla cataratta, fanno l'appello e ci dividono per acciacchi: ortopedici di qua, oculistici di là. Fine della prima parte.

giovedì 29 dicembre 2016

Indolenza

Triste lo sono sempre, come condizione naturale, ma col tempo la disperazione calda della gioventù ha lasciato il posto alla rassegnazione tiepida della "maturità", ma giusto per un venir meno delle forze. Non è la speranza in un mondo migliore che agita i miei sonni, non le questioni politiche, non l'uguaglianza degli uomini di fronte alla legge, casomai è l'uguaglianza degli uomini di fronte alla morte, questa impossibilità di scampare alla vita, di uscirne senza crepare. In definitiva vivere mi dà tristezza, morire mi dà sgomento, sperare non mi è di consolazione. Però il tutto è più attenuato e meno doloroso, principalmente per indolenza. In altre parole si perde la sensibilità, si rincoglionisce, ci si prepara al salto nel buio. Se ci riesco mi ammazzo prima, non è così semplice.

lunedì 26 dicembre 2016

Poveri per scelta

La povertà è bella, la povertà è virtuosa e la ricchezza è peccaminosa, lo dice anche il papa, ovvero se non puoi batterla unisciti a lei (siamo alla resa incondizionata). Che vuoi ribattere? Nulla, è il suo momento, lo stanno pure a sentire mentre snocciola il suo campionario di bestialità latouchiane, non ci si può fare niente. Tutti più poveri, dunque, ma per scelta (ci fanno schifo i soldi), perché il consumismo ci ha divorato l'anima, a strafogarci di panettoni mentre in Siria c'è la guerra (e quando mai non c'è una guerra?), ci sarebbe da sentirsi in colpa se non fosse che non vinco mai al Gratta & Vinci. Giovane senza lavoro non dannarti l'anima, la povertà è bella (se non sono passioni tristi queste).

sabato 24 dicembre 2016

Rinuncia

"Sei troppo rinunciatario". Un paese è come un grande organismo vivente fatto della somma dei suoi paesani (cittadini è già troppo perché presume un'educazione civica) e come tutti gli organismi viventi il paese ha un suo carattere proprio che puoi tentare di cambiare ad avere il tempo e la pazienza ma poi ricade sempre negli stessi difetti. Se poi l'organismo si sente minacciato allora scatta tutto quel vasto arsenale di ansie e di paranoie che fanno capo all'istinto di sopravvivenza, lo stesso che ti spinge a buttarti fuori dall'auto prima che sia troppo tardi. Io questo l'ho accettato perché sono solo un piccolo foruncolo sul vasto mare dell'epidermide, ma se voi non ci riuscite vi fa onore e tanti auguri per il proseguo.

lunedì 19 dicembre 2016

Rettifica

No, aspetta: Sala aveva beneficiato della moratoria (da quando non c'è più il suo amico Renzi...) e quelli giù a Roma son corrotti fino al midollo, che il più sano c'ha la rogna (la Raggi sapeva tutto, mica se la può cavare con quel laconico "era solo uno dei tanti"). E' ormai chiaro che dei politici bisogna fare un bel repulisti, la gente è stufa, ecc. (qui scoppia la rivoluzione ecc. ecc.). Ci vuole l'esercito, uno che li prende e li metta al muro, e poi vediamo se gli viene ancora la voglia di rubare! Questo il discorso della brava ggente. Poi vai a scoprire che pure la brava ggente c'ha i suoi altarini, che ha comprato gli esami al figlio (figlio avvocato), che hanno l'invalidità per il giradito, che in fondo loro non han fatto niente di male, son cose da poco, che al confronto quelli rubano di più. L'italiano delinque per sopravvivere, è una forma di risarcimento, un peccato veniale. Come diceva Giletti? Gli italiani c'hanno la gobba e le leggi devono tenerne conto perché riesca bene il vestito (o era Giolitti?).

sabato 17 dicembre 2016

Garantista

Per quanto ho potuto capire a Sala è stato contestato il reato di "velocizzazione delle pratiche", avrebbe firmato un documento che retrodatava la nomina di alcuni commissari in modo da sveltire la procedura e cominciare la gara d'appalto. Certo, il reato contestato è falso ideologico e materiale, in sostanza la falsificazione della data (ma "a fin di bene", direbbe il difensore d'ufficio, visto poi che la falsificazione non avrebbe avuto alcun effetto sullo svolgimento della gara). Su Muraro e Marra ancora devo fare le mie indagini, sì, perché la cronaca è carente su questi particolari, alla cronaca basta il suo bel titolo ad effetto, mica ti va a spiegare il perché e il per come, non gliene frega niente, la fatica la devi fare tu (e quindi non la fa nessuno). A leggere Travaglio poi il reato contestato è sempre quello di "cattive frequentazioni", in pratica basta una telefonata del Buzzi della situazione per trasformati subitamente in Marra Capitale, ovvio che poi il qualunquista la butti subito in caciara. (faccio ammenda, anch'io ero così).

L'avvelenata

Sì, sono d'accordo, Renzi dovrà bere l'amaro calice della sconfitta elettorale se vorrà anche solo sperare di rimettersi in corsa e poi si vedrà, magari ne spunta un altro di campioni, conviene a tutti che la storia faccia il suo corso. In fondo il potere logora chi ce l'ha e adesso tocca ai Cinque Stelle, i quali per governare dovranno scendere a compromessi, esporsi, diventare establishment, deludere gli elettori. A pensarci bene converrebbe perfino votarli per servire loro la polpetta avvelenata. Bisognerà pur ammalarsi per guarire, bisognerà pure immolarsi. Sì, la polpetta avvelenata, il trionfo e l'inizio della fine. E' un piano geniale.

giovedì 15 dicembre 2016

Inverno

Io dico che un freddo così non l'ho mai sentito, un freddo da obitorio. Da tre ore coi termosifoni accesi e abbiamo guadagnato un grado. Mi ricorda il freddo che faceva giù a Moglia quando andavo a scuola, con la nebbia a un palmo dal naso e la pancia che mi tremava, sconsolato e solo alle sette del mattino con la giacca a vento rossa a mo' di boa di segnalazione. L'autobus andava a passo d'uomo, l'autista attraversava gli incroci ad orecchio coi finestrini abbassati, una lotteria. Percorrevamo queste lunghe strade in mezzo al nulla coi fossi ai lati, bisognava andare dritti, tutto attorno i boschetti di pioppi piantati in file indiane, spettrali, pallidi e rinsecchiti come morti. Mi raccontava mio padre del ghiaccio alle finestre e delle case con una sola stufa, del cesso in mezzo alla campagna e della terra gelata, della galaverna, cioè la rugiada ghiacciata, un freddo inconcepibile ma a lui andava bene così, anzi, c'ha pure la nostalgia com'è giusto che sia. Quanto a me mi si son gelati i piedi.

Deserto

Intendiamoci, non ho alcuna fiducia nella politica e nella sua capacità di porre fine al declino economico italiano, che sia Renzi o Grillo o chicchessia, tutti inermi di fronte alla questione,  a voglia di sperare, Grillo poi con il suo elogio della decrescita che è poi un modo elegante per arrendersi e per darla su, come si dice dalle mie parti. Di che dovremmo vivere? Questo disprezzo per il capitalismo, per il fare impresa, disprezzo che anch'io condividevo in passato sostanzialmente per paura, non può portare a nulla, un sacco di gente che spera nella redistribuzione della ricchezza, ma quale ricchezza se non viene dalle imprese? La manna dal cielo aspettano, la ricchezza che si genera dal nulla, il lavoro garantito dallo Stato che paga gli stipendi tassando gli impiegati statali in un circolare processo di cannibalizzazione. Se è questo che volete... Per quanto riguarda i "blocchi industriali e finanziari". Eh, magari. E' una battuta, ma magari ce ne fossero, qui ormai è il deserto dei tartari. E poi, scusa, i blocchi industriali, le officine, il ritorno della classe operaia, mettete insieme i puntini... il ritorno dei comunisti! Conviene a tutti.

mercoledì 14 dicembre 2016

Eresia

Io sono dell'opinione che il libri che non ci piacciono vadano buttati, per la fregatura che ci hanno dato, perché un cattivo scrittore si merita la pattumiera, già tanto che vada a finire all'isola ecologica, troppa grazia. Non bisogna sacralizzare il libro, la merda è merda, meglio riciclarla nella speranza che possa reincartarsi in qualcosa di meglio, in un libro di Gadda, per esempio, ma anche solo di Savinio, Céline, Singer (Isaac e Newton), del buon Dickens che mi sto leggendo ora (Casa Desolata), ecc. (di Primo Levi, anche, "Se non ora, quando?, "La chiave a stella"). La schifezza deve pagare.

Endorsement

Non c'è una grande scelta, appoggerò Renzi, sempre che non si incaponisca col maggioritario (a lui piace il bel gesto risolutivo) quando gli converrebbe il proporzionale. E' un po' come scegliere fra una Simca e una Renault 4 con aspirazioni da Maserati Biturbo, scelgo la Renault 4 con aspirazioni da Maserati Biturbo. Fa ridere, lo so, ma quegli altri mi fanno ancora più ridere, e poi la Simca ti lascia a piedi. Ma l'hai vista la Raggi? L'hai sentito il Dibba? Non posso stare dalla parte di chi pensa di finanziare il reddito di cittadinanza con l'emissione di moneta, non sanno quel che dicono. Renzi, per carità, sarà un pirla, ma dovrei scegliere Bersani? Speranza? Fassina? Vendola? Salvini? Lasciamo stare. Mettici pure che è destinato a perdere, che male c'è? Se non sarà Renzi sarà comunque voto utile (o inutile che dir si voglia). 

martedì 13 dicembre 2016

Ripassino

Allora, ricapitoliamo: abbiamo stabilito che il libero arbitrio non si mostra, che quello che appare come evidente è solo questa serie di eventi che si dipanano e che alla fin fine costituiscono il destino di ognuno. Destino è anche la volontà, che noi vogliamo libera ma che in realtà permette semplicemente di far accadere le cose. Potevamo indirizzarle diversamente? Nulla mostra che sia così, avere rimpianti è cosa ben stupida, come se fossimo davvero convinti che ciò che non accade e non è mai accaduto sarebbe comunque potuto accadere. La storia segue a ruota secondo lo stesso schema: poteva esistere un tempo in cui non è accaduto il massacro di Nanchino? No, per tanto che sia abominevole nulla ci mostra che sarebbe potuto anche non accadere per volontà contraria, ce lo dobbiamo tenere per quello che è stato, in tutta la sua crudeltà. La realtà non è un pranzo di gala. L'abominevole ha ben diritto di esistere. In particolare delle cose che non ci piacciono diciamo che sarebbero potute accadere diversamente, principalmente per consolarci, ma lungi dal consolarci ci divorano (vedi Kierkegaard, divorato dalle infinite possibilità della libertà). Detto questo, le vicende politiche del bel paese ci appaiono invece come un destino ben più allegro e di questo ringraziamo la sorte. (dottrina del destino del sommo maestro Formamurti, Saddharmapuṇḍarīka-sūtra-upadeśa, ecc. ecc.).