giovedì 23 febbraio 2017

Zio Pasquale

Zio Pasquale veniva da Milano con la Mini Cooper, quella di Mr. Bean, e lì dentro ci stava tutta la famiglia, lui, la zia e mia cugina, scarrozzate per duecento chilometri in quella scatola di sardine verde mesto coi parafanghi sporgenti e le ruotine da Apecar. Dello zio al volante si vedeva giusto il cappello e un paio d'occhi che emergevano a quota periscopica sopra la linea dei finestrini, ma tanto gli bastava. A forza di vivere a Milano lo zio aveva preso abitudini cittadine, come quella di andare a comprarsi il giornale di buon ora per leggere di politica, e quindi indignarsi strascicando con voce belante e carica di biasimo un lombardo-veneto "Ma robb de mati!". "Robb de mati" poteva essere la linea della metro lasciata a metà, il caso di nepotismo, quello di corruzione, ma anche le cineserie di Andreotti o le smargiassate di Craxi, che tuttavia pure era stimato in quanto quasi dirimpettaio, non so se proprio lui o qualcun altro della sua gloriosa schiatta. Lo zio, come il nonno, faceva il ciabattino, e questo era sufficiente per mantenerci la famiglia e abitare in un vecchio appartamento dalle parti di Piazza Tal dei Tali, raggiungibile attraverso un ascensore inizio secolo con la gabbia in ferro battuto e le porticine in legno con chiusura a chiavistello e campanello d'allarme in ottone. Grande fu la sorpresa quando si presentò a bordo di una Fiat Uno causa furto della Mini Cooper, al nostro paese cose simili erano inconcepibili, e allora Milano ci appariva come un'unica grande fabbricona piena di macchine e di operai, ma anche di ladri e di disonesti di ogni sorta, il prezzo (salato) da pagare al progresso. Fu anche rapinato, mio zio, in negozio e per strada e forse anche sul portone di casa, tuttavia non perse mai il buon umore, me lo ricordo sorridente con quei suoi occhietti astuti e un neo o una voglia di perestrojka sulla pelata, come il Gorbaciov. L'ultima volta che lo vidi mi salutò dalla macchina suggerendomi con una strizzatina d'occhio di dare un bel pizzicotto sul sedere alla mia ballerina (perché a quel tempo bisogna sapere che andavo a scuola di ballo liscio), e invero la mia ballerina un bel sedere ce l'aveva proprio, ma era un sedere, se così si può dire, altolocato, trattandosi della figlia di un sindaco e perciò praticamente inviolabile per quel sacro rispetto che ho sempre nutrito nei confronti delle istituzioni. Mi manca molto lo zio Pasquale.

(a mscaini).

(credo che farò una serie di piccoli racconti del paesino, una specie di mio testamento spirituale, se così si può dire).

sabato 18 febbraio 2017

Disciamo

Se una ditta nasce come ammucchiata anti berlusconiana fra due tradizioni comunque diverse, il giorno in cui viene meno Berlusconi allora viene meno anche la ditta, soprattutto quando il cda decide che la nuova linea è di partire alla conquista delle truppe del nemico in rotta. Non sarebbe stata una brutta idea, anche perché in democrazia nessun elettore dovrebbe fare tanto schifo da rifiutarsi a priori di rappresentarlo (alla conquista dell'elettore "moderato"), soprattutto per una ditta che fa della democrazia la sua ragione sociale, e invece no, perché "la nostra gente" non capisce, non capisce gli Alfano e i Verdini, "non moriremo democristiani!" (perché morire dalemiani a loro pare più intelligente). Chi difenderà i più deboli? Ma i socialisti democratici della filiera Pci-Pds-Ds, luce nella notte dei voucher, fustigatori delle disuguaglianze (quei voucher che, fra l'altro, pur varati da Berlusconi hanno trovato attuazione nel governo Prodi II). Non lo so quanto questa narrazione possa ancora far presa, certo è che fra nuova (ed ennesima) sinistra e movimenti populisti di vario genere e natura si creerà tutt'al più una contrapposizione poverismo moderato/poverismo radicale che rispecchierà pure l'attuale stato delle cose ma di certo non è un buon viatico per il futuro (per poverismo intendo l'attitudine a blandire il debole con promesse di sussidi e redditi universali accompagnati da un generale disprezzo per l'economia di mercato, povertà come valore morale).

lunedì 13 febbraio 2017

Astenia

Prendi oggi, per esempio, mi hanno fatto una testa così tutto il pomeriggio e non ho una gran tenuta, mi vengono le crisi dissociative da stress, uno straniamento ma anche una rivelazione, non una brutta cosa, anzi. Tengo a precisare che il colpevole non è il capitalismo brutto e cattivo coi suoi ritmi di lavoro alienanti, sono crisi che vengono da lontano, cose già note. La direzione del Pd proprio non ho potuto seguirla, mi dispiace. L'energia che ci vuole per rimanere concentrati sugli avversari, ce ne vuole così tanta e io ne ho così poca. Avrei dovuto litigare per il pallone ma poi mi sembrava una cosa un po' meschina, avrei dovuto litigare con un paio di persone ma poi la fatica che ci vuole per rimanere litigati, non se n'è fatto nulla. Mollati gli ormeggi, cari miei, quando tutto precipita, lasciati precipitare, e infatti a breve credo che precipiterò nel sonno, adiós.

giovedì 9 febbraio 2017

Amarcord

Il primo nero apparve in paese verso l'84-85, me lo ricordo perché era appena uscito "Arena" dei Duran Duran, venne accolto in canonica e si faceva gara di solidarietà per donargli scarpe e vestiti, anche se a prima vista non ne aveva bisogno. Non vi so dire se eravamo più buoni di adesso, certo è che quell'unico nero in mezzo a tutti quei bianchi ci faceva un po' tenerezza, pure se non pagava affitto e non faceva opraio. Mio nonno, veneto e comunista, non solo non aveva mai visto un nero in vita sua, ma nemmeno sapeva com'erano fatti i russi e quando al telegiornale ne facevano vedere uno esclamava con aria un po' estasiata: "I è proprio fati come noialtri!" (la nonna sorrideva indulgente). I meridionali invece erano già arrivati da qualche anno, richiamati dalla costruzione della grande centrale elettrica. La mia prima amichetta era di Gela, anche se io ero già entrato in contatto con la bassitalia per via di mia madre, la quale era pur cresciuta nella laicissima Montevideo e più che calabrese ha sempre avuto un piglio da svizzera. Il mio amico meridionale si chiamava invece Salvatore e se non sbaglio era di Catania, lui e suo padre mi portarono a vedere E.T. l'extra-terrestre su una Fiat 131 Mirafiori che già dal quadro strumenti mi sembrava un'astronave, con un sacco di spie colorate, rosse, gialle e blu, mi sentivo come su una Rolls. Del nostro nero nel frattempo si erano perse le tracce ma tutti concordavano che era un bravo ragazzo, pulito, educato, che giocava a pallone con gli altri, io non saprei perché i contatti sociali già mi mettevano più ansia che paura e preferivo starmene in casa a giocare coi Lego e a guardare Starblazer e Gundam alla tv. Da qui si capisce che il legno storto non lo raddrizzi più.

domenica 5 febbraio 2017

Generazione Telemaco

A pensarci bene Recalcati è la morte sua per Renzi, questo ridurre le complesse dinamiche interne al Pd a un conflitto generazionale padre padrone/figlio ribelle è proprio quello che ci vuole per il movimento della rottamazione, che per arrivare ai giovani deve semplificare la narrazione al livello del liceo, a modo suo un sessantotto, ma molto scialacquato. Il saggista scomoda perfino il Nietzsche del "bisogna saper tramontare", ma scomodare Nietzsche per D'Alema mi pare un'enormità, uno spreco di erudizione. Non dico che abbia tutti i torti, anzi, sulla necessità di sentirsi considerato, di rimanere al centro dell'attenzione, D'Alema costruisce la sua ragione di vivere, ma... no, niente ma, ha perfettamente ragione Recalcati: il Pd, la Lega, Forza Italia si riducono oggi essenzialmente a questo, ai vecchi che non vogliono mollare e ai giovani a cui è negato il diritto di governare, che è poi il problema di sempre (Generazione Telemaco: Hitler ne aveva 44, Stalin 43 e Mussolini appena 39 quando i vecchi decisero di mollare finalmente la carega, ma ce n'è voluto per convincerli!).

Analisi

Leggendo il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani, nell'incipit, Leopardi ci dà un quadro dello stato dell'arte dell'Europa attorno al 1824: la Francia ha perso la sua egemonia culturale e politica, Francia, Germania e Inghilterra si guardano "da pari". Le nazioni, grazie anche agli "scambievoli commerci", hanno "deposto gran parte degli antichi pregiudizi nazionali sfavorevoli ai forestieri, dell'animosità, dell'avversione verso di loro" e questo in ragione del "progresso dei lumi e dello spirito filosofico e ragionatore che accresce i lumi e calma le passioni ed introduce un abito di moderazione; e altresì per l'affievolimento stesso dell'amore e fervor nazionale", insomma, una pax culturale e politica che abbiamo conosciuto anche noi sul finire del secolo scorso e che per qualche ragione oggi è minacciata dai nazionalismi di ritorno. Sappiamo tutti com'è andata, un secolo dopo quel 1824 così ben avviato verso l'uguaglianza fra i popoli l'Europa era già passata attraverso una prima guerra mondiale e covava in seno i prodromi della seconda (nazismo, fascismo, olocausto). Io qui non voglio lasciar intendere che ci attende lo stesso destino, vorrei solo capire quali sono le ragioni che portano i popoli così ben avviati verso la pacificazione universale a riaccendere la miccia e rinchiudersi in se stessi come e più di prima. A prima vista parrebbe che una grande fetta del mondo islamico abbia reagito molto male alla contaminazione del modello occidentale, e cioè quello che fa capo "ai lumi e allo spirito ragionatore", e qui finalmente emergerebbe lo scontro di civiltà, taciuto per molto tempo per la falsa convinzione che il tacerlo servisse a placare gli animi. Senonché la civiltà occidentale oggi sotto attacco non reagisce unita nel riaffermare l'uguaglianza universale degli uomini nei valori dei "lumi e dello spirito ragionatore", ma reagisce altresì di pancia e si porta al livello dei sui nemici cercando una purezza originaria perduta che di fatto è una regressione alla superstizione delle "leggi di natura". Questo a prima vista.

giovedì 2 febbraio 2017

Declino dell'uguaglianza

C'è poco da dire su Trump, fai senza la laurea il filosofia: è la risposta più a buon mercato alla paura. Che sia dunque solo una narrazione quella della società aperta, della fraternità fra i popoli, dell'uguaglianza fra gli uomini? Più che altro formulette adatte ai tempi di pace, bastava poco per tirarle giù. L'uomo è davvero uguale? Sì, insomma, dipende. Biologicamente, certo, ma culturalmente, è proprio lì che casca l'asino e la tradizione umanistica accusa il colpo. Il problema non si porrebbe se fossimo tutti secolarizzati, tutti più o meno dediti al commercio col mondo, smagati, smaliziati, impigriti, stravaccati sul divano. No, è proprio così che deve andare il mondo, col suo bel Trump e i suoi bei Salvini a farla facile, ed è proprio perché ci siamo impigriti che ci dà fastidio tutto, lo straniero come il rifugiato, che non si sa mai come la pensano, fuori tutti piuttosto di fare la fatica di distinguere il grano dal loglio: chi crede ancora nell'umanesimo dovrà trovare argomenti più convincenti da opporre ai trumpisti di tutto il mondo, perché quelli che abbiamo usato finora non servono più, son passati di moda come il telefono a gettoni.

mercoledì 1 febbraio 2017

Resa

Le sorti del mondo non sono legate necessariamente al grado di istruzione, nessuna salvezza, nessuna consolazione a priori dalla conoscenza. Questo per sgomberare subito il campo da ogni possibile equivoco circa la funzione salvifica del sapere. Certo, conoscere può sempre tornare utile, ma non necessariamente per elevare l'uomo (il fine educativo), è più per curiosità, per naturale predisposizione caratteriale che ci si dà alla conoscenza, nulla di eclatante. Che poi ci si senta in missione per conto dei Lumi, be', questo è un altro paio di maniche. L'insegnante, per esempio, deve per forza di cose confidare nel fine educativo, se non ci crede lui, chi altri? Ma noi che non abbiamo nulla da insegnare possiamo pure rilassarci e comprendere che è già tanto capirsi senza equivocare. E' tutto finito, almeno per quanto mi riguarda.

lunedì 30 gennaio 2017

La risposta del filosofo

Cosa possiamo fare noi uomini di ingegno in questi tempi bui? Ma nulla, ritirarci nelle nostre tane in attesa che passi la burrasca (è consigliabile fare provviste). Possiamo ad esempio fare piccola testimonianza di ingegno sui social, con una battuta, un motto, un calembour, possiamo tenere la barra dritta, così che al momento opportuno potremmo ben dire: io ve l'avevo detto! Potremmo iscriverci al circolo del Whist... Bisogna pur arrendersi all'idea che siamo un gruppo troppo sparuto per incidere in qualche modo sulla realtà, lasciamoli sfogare e che Dio ce la mandi buona, e se un giorno firmeranno un ordine esecutivo contro di noi, noi risponderemo con la nostra abituale pacatezza, frutto di anni di studio e di meditazione: sucatemi questo (copyright Diogene di Sinope, detto il Cinico).

sabato 28 gennaio 2017

La risposta dell'Occidente

Ma può farlo? Può farlo. Ma è ancora democrazia? Lo è. In fondo Trump non ha mai mentito sulle sue intenzioni, anzi, la coerenza lo premia e finirà per dare una grossa mano anche ai villani di casa nostra. Prendi il terrorismo, aggiungici i guasti della globalizzazione, quello che ottieni è esattamente quello che vedi. Ci domandavamo come avrebbe fatto la società aperta a reggere l'urto del terrorismo: non ce l'ha fatta. Questo Trump è l'eroe cosmico, è la vittoria postuma di Oriana Fallaci, la rabbia & l'orgoglio, la premiata ditta. L'errore più grande è pensare che Trump sia caduto dal cielo, Trump è lo sfogo della suppurazione cui i cosiddetti progressisti non hanno potuto o saputo porre rimedio.

giovedì 26 gennaio 2017

Imbruttimento dell'anti-capitalismo

Ero ben avviato anch'io, tempo fa, lungo il sentiero della lamentazione anti-capitalista, che è legittima, per carità, e fra gli intellettuali è pure di gran moda, però poi qualcosa non mi quadrava, soprattutto il ricondurre tutti i mali del mondo alla rapacità di quell'individuo spregevole ed egoista che è il capitalista ridotto a macchietta, alla Ebenezer Scrooge. Dal fusto dell'anti-capitalismo cominciava poi a discendere tutta un'ampia ramificazione di argomenti moralistici, per cui ecco l'uomo ridotto a macchina desiderante in balia dei consigli per gli acquisti, finché a un certo punto nel discorso cominciava a rientrare anche la filosofia del gender, intesa come trionfo dell'individualismo nichilista (perché il capitalismo è nichilismo) che sovverte il corso delle leggi naturali e vuole l'impossibile, ovvero la famiglia omosessuale (questo preso a piè pari dalla riflessione del fu amico Diego Fusaro, col quale una volta pur collaboravo e di cui oggi non riesco proprio a capacitarmi). Una rivoluzione all'incontrario: il sessantotto come trionfo dell'individualismo, utile idiota della società di mercato, la liberazione sessuale come sovvertimento delle leggi di natura, la necessità reazionaria di liberarci dalla liberazione. Insomma, dalla padella alla brace, liberati dall'egemonia del capitalismo per ridiscendere negli inferi del paternalismo "hegeliano": no, grazie, preferisco vivere, quel tanto che posso.

mercoledì 25 gennaio 2017

Il futuro, prima o poi, torna

Il futuro, prima o poi, torna. Nel frattempo torna il passato: giusto così. Attualmente sono più preoccupato per le mie extrasistoli, c'ho il cuore che fa contatto con lo stomaco, staremo a vedere (quest'anno va così). Quando non mi salta il cuore attendo al mio lavoro e leggo, leggo molto perché mi è ritornata la voglia di leggere, la quale è diametralmente opposta alla voglia di scrivere (più che altro mi manca il tempo per curare le due fasi). Il realtà scriverei anche, ma più che altro per i fatti miei, piccoli abbozzi di realtà, descrizioni di un attimo, ecc. Oppure attorno a questioni esistenziali: da dove viene l'ansia? Ma da scompensi della chimica dell'organismo, dice la scienza. E chi gliel'ha detto all'organismo di comportarsi così? Qui la scienza rimane muta, te la devi sbrigare da solo, e poi ha pure il coraggio di pigliarti in giro, la scienza, se ti inventi oggetti metafisici, quali, ad esempio, la Volontà, per giustificare i tuoi tormenti. Diceva Flaiano: «Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta». Sono sensibile alla bellezza del concetto, nella Volontà ci vedo un disegno coerente, esista o meno, il mio spirito affinato la rende plausibile.

lunedì 23 gennaio 2017

Tempo

Vi lascio con un appunto (forse l'ultimo): che aldilà delle implicazioni della relatività un batter di ciglia dura sempre un attimo per il crononauta, sia che se ne stia immobile, sia che viaggi a velocità relativistiche, il suo tempo se lo porta con sé. Ha un ben dire quello che sono passati ottant'anni dalla partenza, a noi che abbiamo viaggiato veloci sembra passata una normalissima settimana, le unghie delle mani sono cresciute allo stesso ritmo, così come quelle dei piedi, per non dire della barba. Dicevo a mia madre: è bello vedere il fiammifero che si accende in slow motion, ma allora il nostro tempo è arbitrario, tarato semplicemente sulla nostra coscienza, che ne possiamo sapere, noi, della vita e della morte se tutto è a misura dell'uomo? «L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono». Resta fuori un bel po' di roba, per dirla kantianamente, anche solo pensare che la coscienza si generi nel e dal cervello (e chi lo mette in dubbio?), la realtà si dà una forma attraverso l'apparecchio ricevitore, il quale a sua volta appare tale solo attraverso se stesso: chi riceve il ricevitore? Ce n'è abbastanza per andare a dormire.

Dispaccio n. 2

In effetti potrei essere un elettore di Trump: sono un working class hero diplomato alla scuola della vita, abbastanza frustrato per subire il fascino di un Presidente Alpha, solo due cose mi fregano: la prima è che sono italiano, che per un americano vale a dire solo una cosa, e cioè cameriere della pizzeria Bella Napoli, posteggiatore, confezionatore di giacche su misura; la seconda è che ho il senso del ridicolo, mancanza ancora più grave e inemendabile a cui non c'è rimedio. Peccato, perché mi sarebbe piaciuto almeno per una volta sentirmi protagonista del mio tempo.

domenica 22 gennaio 2017

Dispaccio

Prevedo la disgregazione dell'Europa e dell'Euro, dove non poté Salvini poté Trump. D'altronde è risaputo che l'Europa fondata sui soli tecnicismi finanziari ha il fiato corto. Forse dall'Euro sarà più difficile uscire, questo sì, ma l'Europa è davanti a un bivio e io credo che alla fine inforcherà la strada degli interessi nazionali particolari, non c'è più il sogno, non c'è la grande visione. Insomma, l'era merkeliana volge al termine, è questo un movimento storico inarrestabile cui l'elezione di Trump ha dato il la. Questo secondo il mio modesto parere. D'altronde il modello economico europeo non è mai decollato. Ora, io non so l'autarchia e il protezionismo ci risolleveranno e ci condurranno ad una nuova età dell'oro, il nostro mercato interno è troppo piccolo per creare ricchezza (e infatti ci stanno abbellendo la povertà, santa e virtuosa), ma comprendo l'insoddisfazione. Che Dio ci aiuti.

lunedì 16 gennaio 2017

Inerti

Fa discutere la proposta di impiegare i richiedenti in attesa di asilo in attività socialmente utili. "Prima gli italiani!", dicono i leghisti. E allora non facciamoli lavorare. "Bravi, così ce li ritroviamo a gironzolare per strada!". E allora diamogli una possibilità di impiego. "E gli italiani?!", e così via. "E poi perché proprio lavori socialmente utili? Sono lavori avvilenti". Be', allora non se ne fa nulla, certo non possiamo assumerli alle Poste. Che ne facciamo, dunque, di questi poveretti che fuggono da guerre e da persecuzioni? Nulla, non li si può impiegare perché vai a ledere un diritto costituzionale, quello del lavoro agli italiani, e quando non è un diritto è un'ingiustizia perpetrata nei confronti del povero negro. Di nuovo: che ne dobbiamo fare? Lasciarli giustamente nel loro limbo, relegati a uno stato di nullità, privi di ogni possibilità concreta di integrazione attraverso il lavoro e l'uso della lingua, così da farne dei capri espiatori e argomento elettorale per leghisti e grillini "de destra" con la connivenza dei compagnucci "de sinistra". Come ti dice male, immigrato.

Game changer

Trump è il game changer, come dicono gli esperti, nulla sarà come prima, sono curioso. Mi spaventa un po' questo minacciato disimpegno della NATO, la vedo ancora troppo deboluccia l'Europa, vaso di coccio fra vasi di ferro, ma può essere l'occasione buona per vedere di che pasta siamo fatti, o si cambia o si muore (quindi si muore). D'altronde anche in me è cambiato qualcosa, è bastata quella certa parolina, "tumore", seppur subito seguita da un consolante "benigno", per spegnere quel poco di luce che ancora alimentava una seppur vaga speranza di eternità. Già prima ero leopardiano, figurarsi ora. Leggo molto e continuo a scrivere, il conforto delle opere d'ingegno. Per esempio "I Signori Golovljov" di Michajl Saltykov-Ščedrin, un capolavoro del suo genere. "Amo la Russia fino alla sofferenza, non posso immaginarmi altrove. Certo là, all'estero, si sta bene, eppure qui è meglio. E' meglio perché si soffre di più". Perennemente in lotta con la censura, schifato dai colleghi (Turgenev) e accusato di non amare la Russia (Dostoevskij). Bisogna voler bene a Saltykov-Ščedrin. Buonanotte.

domenica 15 gennaio 2017

Congiuntivite

Pensavo a Di Maio o allo staff di Di Maio e al tentativo frustrato di infilare tre congiuntivi di seguito. E' difficile il congiuntivo, io stesso mi trovo in difficoltà, se accade mi faccio piccolo piccolo e aggiro l'ostacolo, c'è poco da fare, ma Di Maio o lo staff di Di Maio no, loro insistono perché si vede che ci tengono a fare bella figura: lasciate perdere. Sono fumantini i grillini, perché antepongono il fascino della rivolta alla ragionevolezza, si sentono portatori di una rivoluzione, non gli si può fare un appunto che subito si scaldano, però veramente: lasciate perdere. Magari quando sarete al governo, quando potrete emendare la lingua italiana e abolire il congiuntivo, nemico della rivoluzione ("se noi mandassimo a casa la casta l'Italia ripartirebbe", si può mai fare una rivoluzione così?).

mercoledì 11 gennaio 2017

A me stesso

Mi sento morto da quando ho l'età della ragione, una volta compreso il senso della parola "mortale" e non avendo mai avuto una gran fede in Dio, praticamente i giochi erano fatti ("Perì l'inganno estremo, ch'eterno io mi credei"). Da quella depressione della durata di due o tre anni che occupa più o meno la prima parte degli anni novanta. Da lì non mi sono più ripreso, sono ancora convalescente. Mi sorprende che ci sia in giro un qualche ateo che è ugualmente contento di vivere, un bell'enigma. Sarà che me la prendo troppo, sarà che alla morte non ci si pensa finché non te la stampano nero su bianco su un referto istologico. Stavolta è andata bene, pallottola schivata, ma "sono possibili recidive". Alla muta legge della natura non gliene cale punto, a lei basta che le tornino i conti, tutto è razionale, dai fiorellin di campo alla peste bubbonica, unica direzione: la rovina ("Al gener nostro il fato non donò che il morire"). (io e il Giacomo ce la intendiamo alla perfezione).

martedì 10 gennaio 2017

Spes

Bisognerebbe avere delle speranze altrimenti ci si imbruttisce, la mia speranza è allora che la ragionevolezza alla fine trionfi, che l'uomo bestia non si senta legittimato a fare la bestia con la scusa che la pancia è più genuina, insomma, sono per un illuminismo discreto ma capillare, nell'attesa che un bel giorno diventi virale (Embè? E' una speranza, vale anche se è vana). L'intelligenza, alla fine, non si può quantificare, e allora l'essenziale è continuare ad affinarsi o quantomeno non imbruttirsi, questo è il mio modesto contributo all'etica, di più non saprei dire.

lunedì 9 gennaio 2017

Angst

Di che mi lamento io, che almeno il letto ce l'avevo e non mi hanno operato per terra, ma su un bel lettino ghiacciato, per niente comodo, per niente morbido, però almeno a un metro dal suolo, dove magari camminano gli insetti e tutte le altre creature della notte, mi è andata di lusso. Ieri notte, tanto per cambiare, ho sognato l'inutilità della vita, mi sono già visto morto, e la vita mi sembrava troppo corta e vana, poi un lungo sogno tormentoso fatto di corsie e di ascensori, più montacarichi che ascensori, con le pareti perigliose e scorrevoli, e io prigioniero di quegli ascensori (o montacarichi), ma forse erano più delle stanze da interrogatori (o montacarichi), tutte buie, tutte vuote, tutte fredde, come se ci fossi solo io al mondo e mi avessero dimenticato lì, in quella desolazione di pareti e di ascensori (o montacarichi), o forse era la sala gessi, quella dell'ospedale, a seguire altre angosce di cui ho perso contezza. Per fortuna alla luce del giorno mi sono ripreso, intirizzito ma cosciente, e verso sera pure mi sono divertito con la politica, perché questi sono i miei divertimenti, comunque devo cominciare a prendere in considerazione il Tavor.

domenica 8 gennaio 2017

Esordio

Causa infissi penosi in casa fa un freddo che pare di essere in baita. Si pensa male quando fa troppo freddo, esattamente come quando fa troppo caldo, si sta bene solo a letto, e in più non ho voglia di iniziare questo 2017 che si preannuncia magrissimo in termini di denaro nonostante le lenticchie di capodanno, ma andare avanti è la legge universale e allora avanti! La miseria è meno sconfortante quando la si chiama "povertà", "povertà" è termine più nobile, presuppone almeno un briciolo di dignità, la miseria invece è quella cosa che trascina in basso verso il degrado morale, ci si può ancora consolare con la povertà, con la miseria ci si imbruttisce e basta ("Ma quale miseria finché tua madre ti cucina lo spezzatino!". E' proprio vero, finché c'è spezzatino c'è speranza).

mercoledì 4 gennaio 2017

Make Italy poor as usual

Ricapitolando: è in atto un epocale spostamento della ricchezza diffusa dai paesi occidentali verso i nuovi paesi emergenti (i quali nel frattempo sono emersi), una crisi dovuta alla globalizzazione, che ha sfavorito alcuni (noi) e ha favorito altri (loro). La risposta occidentale a questo stato di cose ricalca per alcuni versi la crisi della Repubblica di Weimar, una crisi della democrazia incapace di risanare la situazione economica e la conseguente nascita di movimenti che hanno gioco facile a fare leva sulla rabbia e il risentimento della gente. La peculiarità italiana vuole che invece di un movimento che promette un ritorno alla ricchezza e alla grandezza perduta (Make America great again), sia attualmente premiato un movimento che predica una rivalutazione della povertà ("la povertà è bella", make Italy poor as usual), la nota mentalità terzomondista dalla quale non riusciamo proprio a scollarci, vuoi perché San Francesco d'Assisi, vuoi perché a qualche santo bisogna pur votarsi. La ricchezza, in un modo o nell'altro, dovrà pur tornare, altrimenti inutile lamentarsi della fuga dei cervelli e attaccare la lamentazione dei figli che lavorano all'estero, si camperà pur sempre di vil denaro, e se non il tuo, quello di papà.

martedì 3 gennaio 2017

Io sto con Weimar

Quali strumenti avrebbe a disposizione la cosiddetta "giuria popolare" estratta a sorte per stabilire se una notizia è vera o falsa? Una ricerchina sul web, un salto su WikiLeaks (che Wikipedia è già troppo autorevole), il parere del Sacro Blog, in definitiva la volontà di credere o non credere a seconda delle simpatie e dello sturbo del momento. Voi direte: è una boutade, una cazzata fra le tante. E però è il gesto che conta e che contraddistingue, e il fatto che sempre più gente caschi in questo giacobinismo da tastiera tanto facile quanto insensato e puerile: tu, uomo qualunque, sei portatore di verità a prescindere (non è vero). Ti sbagli, in realtà è Renzi il nostro problema, è lui il solo e vero dittatore in pectore, Grillo vuole bene alla gente... Io sto con Weimar, non ripeto l'errore.

lunedì 2 gennaio 2017

Esisterà?

Perché a noi filosofastri affetti da suggestione letteraria piace tanto Schopenhauer? Per via del suo cognome, indubbiamente (si fosse chiamato Strunz non sarebbe stata la stessa cosa), ma soprattutto per quel suo Principium rationis sufficientis agendi, o Volontà, l'impulso che spinge a vivere, che è poi la sua peculiarità: riconoscere come reale e valida indipendentemente da tutte le esperienze la presenza di una forza oscura e indistinta che assume contorni più definiti mano a mano che ci inoltriamo nel suo pensiero, come di scultura che emerge dal blocco. Certo, abbiamo anche il Principium rationis sufficientis fiendi, che concerne la legge di causalità e quindi l'imprescindibile manifestazione del divenire in quanto concatenazione necessaria di cause ed effetti; abbiamo il Principium rationis sufficientis cognoscendi, la Ragione, e cioè il logos, con il suo Principio di non contraddizione, ecc.; abbiamo il Principium rationis sufficientis essendi, il tempo e lo spazio in quanto forme necessarie dell'esperienza; abbiamo cioè la roboante "Quadruplice radice del pensiero di ragione sufficiente", ma come la Volontà non ce n'è, vince a mani basse. Ognuno la può trovare in sé come negli altri, se dai una chance alla Volontà ti si chiariscono anche i patimenti amorosi, ti dai una spiegazione di tutta la più o meno utile generazione di esseri viventi (siano essi umani, animali o vegetali) che ammorbano il pianeta dalla comparsa della vita sulla Terra, trascinati nella grande bolgia, loro malgrado. Ma esisterà, poi, questa Volontà? E che importa, non è questo il punto.