lunedì 22 maggio 2017

Disgelo

Ogni anno la stessa storia: noi che al nord passiamo nove mesi al buio imbacuccati nelle pelli d'orso a intagliare ruspe di cedro per i nostri piccini ai primi caldi veniamo come abbacinati dal biancore sfolgorante delle gambe delle nostre squaw, come se per tutto quel tempo si fossero conservate in frigo fra il grasso di foca e le costine di maiale e si portassero appresso ancora un poco di quel rigore da disciogliere come rugiada sotto i tiepidi raggi del sole. La donna che d'inverno è tutta più segreta e sola, tutta più morbida e pelosa, e bianca, afgana, algebrica e pensosa, d'estate è più pubblica e impegnata, tutta più tonica e depilata, e afro, americana, euristica e facilona, è una geometria non euclidea che sconvolge i piani ben congegnati dell'uomo parallelepipedo, e tutto questo per un brevissimo arco di tempo, poi la finestra temporale si richiude e arrivederci all'anno successivo. Morale della favola: buonanotte.

domenica 21 maggio 2017

Trova le differenze/2

La differenza principale fra Grillo e Briatore è che Grillo fa i soldi con lo storytelling della povertà, Briatore con quello della ricchezza, per il resto stessi yacht, stesse scarpe da barca (stessi belli capelli!). Sia detto questo senza alcuna invidia sociale, anzi, ad avere i mezzi anch'io passerei le mie giornate sugli yacht (ci sarà la wifi sugli yacht?), solo l'innocente vi dirà che Grillo è antropologicamente superiore, eticamente irreprensibile, grande senso morale, perché lui, a differenza di me e Briatore, è sinceramente interessato e compartecipe delle miserie dei poveri e degli esclusi: una volta i montati si credevano Napoleone, oggi si credono San Francesco.


Cartesio e l'eresia capitalista

Hanno cominciato con Cartesio, colpevole, lui, di aver ricondotto il mondo sensibile alla fredda logica della res extensa: il mondo è una sofisticata macchina popolata da automi, conoscendone a fondo i meccanismi si potrà ben replicarne le forme viventi. Certo, rimane il problema di infondere vera coscienza nelle macchine, che per Cartesio la rex cogitans è storia a sé e giunge nel mondo provenendo dall'esterno (Dio, ecc.), ma è pur sempre qualcosa. Proprio da qui, infatti, inizia l'eresia, quel modo di sfidare la natura sul proprio campo con l'inconfessata (?) intenzione di dominarla, eresia che allargandosi a macchia d'olio darà poi la stura alla produzione industriale di massa e al vile mercantilismo moderno (il capitalismo, nientemeno). Ah, quanto erano invece più giusti i greci delle polis che sapevano rimanere entro i propri limiti senza alcun danno per l'umanità! Dimenticandosi en passant tutte le miserie del passato, perché il tempo che non è stato vissuto è sempre più eroico e favoloso, pronto per essere idealizzato rispetto al magmatico presente e all'imperscrutabile futuro. Guarire dal passatismo filosofico, giudicare più obiettivamente i grandi processi storici, questo il mio umile consiglio.

sabato 20 maggio 2017

Dichiarazione di guerra

Nota musicale: Il repertorio barocco è stato una scoperta, tale l’eleganza, la leggerezza e la vita che vi scorre dentro che l’opera ottocentesca, al confronto, sembra il brutto sogno di un giannizzero che ha mangiato pesante, per non dire delle nevrosi novecentesche, il Karlheinz Stockhausen, che già dal nome è una dichiarazione di guerra alle orecchie.

venerdì 19 maggio 2017

Ferita

L'argomento dei filosofi à la page: l'individualismo come malattia della volontà infinita e tracotante che tutto brama per sé e tutto vuole, non sorprenda che in questo quadro la scienza finisca per essere additata come braccio armato dell'hybris, una sorta di Frankenstein (il Prometeo moderno), il mostro impazzito che si rivolta contro il suo creatore. Lontanissimi i tempi dei Piero Angela e dei Paco Lanciano, oggi si porta il più rassicurante Alberto, che giochi pure all'Indiana Jones alla ricerca del tempio perduto, non fa danni. Lo scienziato, una volta riverito con deferenza tal quale i maestri di scuola, oggi è un servo delle lobbies, vuoi quelle farmaceutiche, vuoi quelle delle armi, e così via. E tutto perché dall'altra parte del mondo un miliardo di cinesi han deciso di darsi al capitalismo facendoci in brevissimo tempo le scarpe (ma pure i jeans e le magliette), questa ritrovata voglia di povertà condita in salsa sovranista è solo la lunga lamentazione dell'occidente ferito nell'orgoglio.

Prònoia

E’ la prònoia che uccide a quest'età. Non so perché ma la parola viene comunemente tradotta col termine “provvidenza”, cosicché l'impressione è che ci si trovi in presenza di una sorta di angelo custode che interviene tempestivamente nei casi disperati un po’ a capocchia, secondo il ghiribizzo del momento. In realtà la prònoia dovrebbe essere per gli stoici la produzione necessaria del mondo secondo logos e ragione: tutto accade secondo il giusto e nel migliore dei modi, il che non significa che sia giusto e meglio per noi, significa che è giusto e meglio per il logos, il quale, da vero stronzo, risponde solamente a se stesso. Eccoti spiegato il senso di quel “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” che mi piace tanto, il fato che guida i volenti e i nolenti li trascina: nell'impossibilità di vincere l'ineluttabile, la salvezza sta nell'adeguarsi alla logica degli eventi, più ti adeguerai e meno ti cruccerai, perché proprio allora sarai in sintonia con l'universo. (Tutto questo, parrebbe, in aperto contrasto con la mentalità scientifica, la quale invece si pone come obiettivo il continuo dislocamento della soglia dell'ineluttabile, azione benemerita, è nel suo logos). (altro caso è la pronoia in psicologia, termine che qui si oppone a paranoia: la pronoia è la sensazione che esista una cospirazione, sì, ma a nostro favore, vallo a spiegare agli sballati delle scie chimiche). 

mercoledì 17 maggio 2017

Ultimo miglio

Sono molto stanco e provato stasera, soprattutto per la situazione lavorativa, tuttavia dicono che il capitalismo sia agli sgoccioli e che questi siano solo gli ultimi singulti del mostro morente: a breve ci attende un futuro di pace e di tranquillità, tutti i bisogni appagati, ogni conflitto finalmente risolto, si tratta solo di portare ancora un po' di pazienza. 

domenica 14 maggio 2017

Sorte dell'Europa

Sorte dell'Europa di Savinio è un librettino agile nel formato ma profondo nel pensiero che andrebbe sempre tenuto nel taschino della giacca se solo gli uomini usassero ancora portarla. Si prenda ad esempio 30 agosto 1943 - Difesa dell'intelligenza, dove partendo da Schopenhauer (Schopenhauer e Leopardi tenuti in massima stima), si fa una difesa appassionata di Giovanni Gentile, del suo diritto di esistere anche dopo la caduta del fascismo come uomo di pensiero, perché l'Italia ne ha bisogno, sappiamo tutti come andò a finire. Mi sento molto affine a Savinio, facendo le debite proporzioni.

Mes félicitations

Non per farmi bello, che non ne ho bisogno, ma tenete presente che sostenevo la candidatura Macron già in tempi non sospetti, quando tutti ancora pensavano che avesse moglie e figli normali. E badate che a fronte di tanto impegno da Soros non ho voluto un euro, ci è bastato uno sguardo e ci siamo intesi immediatamente al volo, da cospiratore a cospiratore. In fondo vi ho solo fatto un piacere, cinque anni di plutocrazia massonica rettilian-finanzaria e la Francia implorerà in ginocchio di ritornare alla civiltà preindustriale, quand'era ancora garantito un lavoro dignitoso a tutti e gli ebrei sapevano starsene al loro posto. Vive la France, Vive la République!

lunedì 8 maggio 2017

Trova le differenze

Tema: è Renzi il Macron italiano oppure è Macron il Renzi francese? Svolgimento: Renzi, si sa, è più personaggio di Age & Scarpelli, Renzi è più Sarkozy (che a sua volta rimanda a Louis de Funes), Macron invece è già più serio, però se ti vai a leggere il cursus honorum del francese ci troverai delle sorprendenti analogie, come se la macchina che produce la realtà si fosse divertita a creare un doppione, nasce il sospetto che uno dei due abbia copiato. Piacerebbe, al Renzi, avere il suo partito personale, che a modellarlo a sua immagine e somiglianza le dodici fatiche di Ercole, senonché la Republique ti conferisce una tale allure e una tale majesté che il Renzi se la può solo sognare, a voglia di accreditarsi come amico personale di questo e di quello, la classe non è in vendita. L'Italia, per tutti, rimane quel paese un po' approssimativo ma pieno di arte e di bel vivere che non va preso troppo sul serio, quel tanto per farsi una bella mangiata in compagnia e tanti saluti alla linea e ai vincoli di bilancio (a Obama testé sceso a Milano consigliamo il Baglioni, che ci fanno una cotoletta da leccarsi i baffi, altro che hot dog).

domenica 7 maggio 2017

Il borghese

Dal borghese piccolo piccolo al borghese meschino meschino, conosco l'argomento, me la prendevo anch'io con i borghesi. Senonché per lavoro sono entrato in contatto con alcuni di loro e lì è stata la fine: cominci a trattarli con umanità, capisci che anche loro hanno dei sentimenti, che ce ne sono perfino di intelligenti, come Thomas Mann. A quel punto è tutto uno scivolare sempre più giù per il piano inclinato, cominci a non detestarli più come prima e addio alle tue residue pulsioni rivoluzionarie. Il vero borghese sarebbe quello che tiene ai suoi soldi e per ipocrisia si attacca alle tradizioni e ai valori morali per fare blocco sociale, come se il proletario non tenesse al denaro, se ne avesse, che il proletario è una specie di santo privo di meschinità e di egoismi: fanfaluche, tutti sgomitano nel proprio piccolo. Imparate a disprezzare la democrazia con rispetto.

(da oggi formamentis raddoppia su tumblr con in più le donne nude).

Nigredo, albedo e rubedo

Dove la scienza non arriva a consolare ecco il supplemento di consolazione: c'è una cura portentosa contro questa tal malattia ma un complotto delle case farmaceutiche ve la tiene nascosta, a loro conviene prolungare la vostra agonia per guadagnarci. Ci sono medicine alternative che vi riconciliano con l'anima del mondo, le portentose proprietà dei cristalli curativi (ritorno a Giordano Bruno, buonanima): hai visto mai che l'ametista fa il miracolo? E' un po' come il Dio che rimane presente nel mondo come speranza di ultima istanza. Poi, è chiaro, l'ametista non può fare il miracolo perché agisce esclusivamente sull'intuizione, quello che cura veramente è il citrino.

Ressentiment

Per una lettura cinica della storia: la politica come l'arte di gestire il ressentiment di chi non ce la fa e rimane escluso, l'arte di dargli una speranza, fosse anche la suggestione di potersi in qualche modo affrancare. Così fu per il marxismo: tu ora sei un debole e un oppresso ma automatismi economici scientificamente necessari porteranno al dissolvimento del tuo stato di minorità, eccoti servito il sol del'avvenire (anche i movimenti anti-sistema predicano il fallimento del capitalismo come qualcosa che è già in atto, il necessario dissolvimento del grande oppressore). Non a caso ho scritto ressentiment, così come lo intendeva Nietzsche: ci si prefigura come oppressi piuttosto che considerarsi inadeguati tout court, l'amor proprio è salvo (non è da escludere che Nietzsche stesso fosse vittima del meccanismo). Poi c'è la società cosiddetta borghese e liberale con la sua libertà di intrapresa: ciascuno può essere l'artefice delle proprie fortune. La soluzione, al contrario del marxismo, in un certo numero di casi pure ha funzionato. Quando però per qualche ragione l'ascensore sociale non funziona più e si rimane senza prospettive ecco che il ressentiment riemerge anche in ceti sociali non propriamente bassi, ideale terreno di coltura dei populismi (miglior parola non c'è), bravissimi a blandire trasversalmente l'insoddisfazione popolare con promesse tanto mirabolanti quanto campate in aria: dal grado e dalla qualità del lusingamento si evince la qualità della proposta politica.

giovedì 4 maggio 2017

Fine della corsa

Voi direte: manca qualcuno all'appello in questo frangente storico, manca la sinistra, non tanto la sinistra-sinistra (quella dai tempi di Bertinotti e ora fagocitata dal movimentismo anti-sistema, nuovo miraggio e sol dell'avvenire), manca tutta la tradizione ex comunista e pidiessina, dov'è finita? Nel nulla. D'altronde una tradizione, per sopravvivere, deve pur incarnare una suggestione, e che suggestione vuoi che incarnino, oggi come oggi, un D'Alema e un Bersani, abbandonati finanche dalle bocciofile e dai circoli di burraco? Altri sono gli eroi del popolo, altre le suggestioni. Colpa loro, non di Renzi o del perfido caimano che ha cambiato i connotati agli italiani, colpa loro che hanno ancora il passo del novecento e gli operai li hanno studiati sui libri di storia. E' tutto finito, compagni, fine della corsa, fatevene una ragione.

mercoledì 3 maggio 2017

#LeGrandDebat

E' la notte del Grand Debat: la mia opinione è che se ti serve un confronto TV per decidere per chi votare allora non ti meriti nemmeno la democrazia, perché se pensi di informarti affidandoti ai talk poi è naturale che la tua idea di politica si riduce al dissing e al vaudeville, la democrazia comporta uno sforzo più meditato che non sia il semplice battibecco fra comari. Per carità, continuante pure così, facciamoci del male, però poi non dite che non ve l'avevo detto. (Le Pen durissima: “lei, Macron, sta con ‘na vecchia!”. Dibattito bellissimo). 

martedì 2 maggio 2017

Turandot



Mi sono perso dentro un sogno che si chiama Turandot. Se all'orecchio più villano potrà sembrare l'ennesimo esercizio di esotismo pucciniano (e ce ne fossero), be', non ha fatto i conti con l'incanto della musica che lo trascinerà suo malgrado in un mondo meraviglioso da Mille e una notte, fantasmagoria di suoni e di voci celestiali, con in più quel tocco di comicità che nel miglior Puccini non manca mai. Poco importa se Cina e Persia si confondono, anzi, fino al coro funebre di Liu, vero finale dell'opera lasciata incompiuta, tutto si regge proprio in virtù della sua incoerenza e forse è proprio il finale apocrifo la parte meno interessante, lì dove tutto viene ricondotto frettolosamente alla logica del lieto fine da mani meno ispirate, Puccini non ne ha colpa (pare che fino all'ultimo fosse ancora indeciso sul da farsi). E' una fortuna che abbia incrociato l'opera a quest'età, è una compagnia mica da poco, un bel modo per affinare ulteriormente i sensi.

lunedì 1 maggio 2017

Precisazione

Una precisazione. In questo post ("Non c'è diritto che non sia positivo") ripreso dall'amico J. sul suo tumblr sembra quasi che io volessi fare il Salvini, in realtà volevo proporre un concetto che ho incrociato studiando Nietzsche, e cioè il problema della volontà di potenza collegata alla genealogia della morale, ed è un problema vero e non campato in aria: di diritti naturali non ce ne sono, tanto meno umani e men che mai razionali, tutto è diritto positivo fra gli uomini, cioè stabilito dalle convenzioni mediate dai più disparati fattori storici e dai rapporti di forza che via via si vengono a creare fra stati e nazioni. Questa cosa è un vero guaio, perché poi ai Salvini, agli Orban, ai civilissimi svizzeri, non potrai mai opporre altro che argomenti fondati sul sentimento caritatevole e l'empatia verso il prossimo, argomenti, questi, che sono tutto fuorché stabili e duraturi, e infatti si vede come va a finire quando la fratellanza fra i popoli va a ramengo perché è passata di moda e non c'è altro appiglio.

Nota

Mi aspettavo di più da Emiliano, intendo prima che il voto nei circoli indicasse le gerarchie, con quel suo piglio da presa della Bastiglia, per contro mi aspettavo di meno da Orlando, candidato incolore ma evidentemente rassicurante. Bisogna tener conto della natura del popolo del PD, lo avete visto nelle foto, parevano tutti pensionati della PA, gente dal carattere gentile che vuole sentirsi rassicurata, nonni dinamici ma ponderati che oggi organizzano le primarie e domani te li ritrovi a Barcellona o in gita a San Gimignano. Avanti con Renzi, dunque, che avrà il suo bel da fare per connotarsi come il nuovo che avanza, certo fra i suoi spopola, ma fra gli altri? Aggiungi che a questo punto la vittoria del grillismo mi pare cosa talmente scontata che già comincio a convincermi che tutto sommato non sarà poi una gran sciagura (bisognerà pur prepararsi all'ineluttabile).

sabato 29 aprile 2017

Gramsci

Questo è un breve invito a distinguere le vicende personali di Gramsci dal suo effettivo valore politico e filosofico. Sulle vicende personali, per carità, non è bello essere stati prigionieri politici del fascismo e su questo siamo d'accordo, che poi per questo Gramsci sia diventato un'icona di sinistra, come il Che, e soprattutto icona antifascista, quello è pure naturale e nemmeno qui nulla da eccepire, dopodiché cominciano le magagne e la magagna principale sta nel suo essere marxista. Certo il marxista dirà che proprio in quello consisteva la sua grandezza, ma noi che non lo siamo questa grandezza non la cogliamo. Il concetto di egemonia culturale, la sua arguzia sociologica, il suo slancio idealistico, tutto molto bello, ma poi sempre funzionale allo schema marxista della lotta di classe, della rivoluzione più o meno permanente, del feticismo dell'etica inteso come necessità di indottrinamento delle masse popolari incolte (l'indottrinamento capitalista no, quello mai, quello marxista invece sì per qualche ragione legata a una non meglio definita futura felicità del genere umano finalmente liberato dai rapporti di classe: e chi te l'ha detto che saremo più felici?). Quando leggo le battute del "Gramsci che oggi si rivolterebbe nella tomba" riferite all'Unità, il "giornale fondato da Gramsci", io dico: ma per fortuna che l'Unità non è più gramsciana, sarebbe più a sinistra del Manifesto, farebbe campagna per i grillini. Dopodiché comprendo che esista anche una forma di sentimentalismo nell'adorazione del santino, non si può discutere, sarebbe come parlar male di Richard Wagner ai wagneriani o di Giuseppe Verdi ai verdiani, e perciò qui mi fermo perché contro il tifo ragion non vale. (Usi perniciosi del concetto di egemonia culturale in Fusaro: l'egemonia culturale capitalista ci vuole tutti gay e contro natura).

domenica 23 aprile 2017

Esegesi

Ammetto che della supercazzola di Grillo sul fine vita e sui radicali ci ho capito poco, scrive male come pensa, Grillo, ma qualcosa si è capito aldilà delle perifrasi e delle circonlocuzioni abborracciate: i radicali hanno troppe certezze sulla morte, sfoggiano una superiorità morale e un sicumera tale sull'argomento che si meritano la fine che hanno fatto, i radicali sono dei becchini che menano sfiga, dove c'è morte c'è radicale, i radicali sono sciacalli che speculano sulle disgrazie per raccattare un po' di voti fra i disabili, gli omosessuali, i divorziati e le coppie di fatto, disgraziati e minus habentes di vario genere e natura. Loro invece non hanno certezze perché "c'è una libertà di pensiero assoluta nel movimento" (e qui giù a ridere o a piangere, ad libitum). Me lo sono letto tutto il pezzo, che non si dica che come nel caso di Report facciamo polemica senza nemmeno aver guardato la puntata, di questi tempi occorre essere puntigliosi. Di più, l'articolo, a firma Beppe Grillo, me lo sono pure salvato e stampato ad imperitura memoria. Vi risparmio la parte sul medico che crede di sapere e invece non sa nulla sulla morte perché ha troppe certezze (non ci ho capito nulla), il finale recita così:

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato. Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

(Ma come cazzo scrive? Va be', soprassediamo). Riassumendo: noi non siamo come i radicali che della morte ne fanno un carnevale (il riferimento al kitsch, per il "nazionalpopolare" non comprendo), i radicali sono un po' come dei porci a cui non si possono gettare le perle del mistero della morte (per quello ci sono gli amici di Avvenire), i radicali che si nascondono dietro improbabili atteggiamenti morali (improbabili?) in cerca di un posto nelle liste del PD, ho capito bene? Quella di strumentalizzare le disgrazie è una vecchia accusa che si muove ai radicali, per conto mio penso a chi, come Welby e Antoniani, ha scelto deliberatamente di farsi strumento politico per testimoniare alla luce del sole la propria libertà negata, e il resto sono cazzate. 

mercoledì 19 aprile 2017

Amorosi sensi

Oggi teneva banco la corrispondenza di amorosi sensi fra cattolici e grillini su un tema in cui sono evidenti le convergenze, il tema dell'apertura degli esercizi commerciali la domenica. La domenica si va a messa, dicono i cattolici, la domenica non si lavora, dicono i grillini, in spregio al capitalista cattivo che vuole appropriarsi della vita dei lavoratori privandoli finanche delle gioie familiari. La famiglia. Bravi i grillini che si dimostrano sensibili al tema, tana per il lupetto Renzi che fa tanto il baciapile poi però indica la via del lavoro invece del reddito universale (sarà esteso anche agli extraterrestri). Il povero Cerasa c'è rimasto male: anni di battaglie culturali in comune, l'aborto, l'eutanasia, l'olocausto demografico e quelli non ti fanno la fuitina, i nuovi Patti Lateranensi? Ingenuo d'un Cerasa, a loro basta passare all'incasso, mica si domandano da dove arriva la questua, son tutti figli di Dio, son tutte creature del Signore.

martedì 18 aprile 2017

Asilo

Cara Maestra, oggi ce l'avevano tutti con Report, soprattutto per via dei vaccini, ma anche per via di Benigni perché è amico di Renzi e allora bisogna inventare qualcosa, che i suoi amici gli avevano dato dei soldi e che adesso è fallito e allora chiede un prestito alla Banca Etruria, dove c'è il papà della Boschi, tanto per fare un po' di spirito di patata e far pensare che sotto sotto c'è della mafia, che anche lì ci sono delle cose losche. Sui vaccini dicono che fanno venire l'autismo e i più studiati che fanno venire anche l'omosessualità, ma ieri si parlava del vaccino contro il papilloma, che non so cos'è ma dicono che è un'invenzione delle cause farmaceutiche, come la lebbra, che invece è stata inventata dagli storici. Io chiedo scusa se non sono bravo a spiegare ma la mia mamma dice che con il tempo tutto si aggiusta, anche se io non credo.

lunedì 17 aprile 2017

Giuda

Altra questione interessante: Giuda tradisce ma il suo tradimento, per paradosso, dà il la al Cristianesimo, come a dire che senza Giuda niente crocifisso e nemmen la Pasqua. I cristiani dovrebbero solo ringraziarlo e invece Giuda diventa il traditore par excellence, anche se i fini teologi ci ricordano che la sua più grave colpa rimane pur sempre il suicidio (sul quale le fonti ad ogni buon conto discordano), avvenuto in ragione di quel pentimento che pur lo redime dalla precedente colpa. Povero Giuda, rimasto intrappolato negli ingranaggi del suo destino, serviva qualcuno che si immolasse, eccolo qui: Giuda Iscariota. Ora, vi diranno, qui c'è in ballo il libero arbitrio, Giuda poteva anche decidere di non tradire e a maggior ragione di non suicidarsi. Posto che una qualsiasi storia fatta oggetto di atto di fede la si deve prendere così com'è, a scatola chiusa (i passaggi più ostici sono misteri di fede e come tali vanno creduti), sarebbe più congruente pensare Pilato, l'Impero Romano, Caifa, il Sinedrio e tutto il popolo di quella parte del mondo come marionette o figuranti necessari alla buona riuscita del piano, e in effetti qualcuno qua e là l'ipotesi l'ha pure adombrata con conseguenti discussioni sull'effettiva colpevolezza di un strumento che è in mano al destino. Io da filosofo dico che quel "Giuda poteva anche decidere di non tradire" è un atto di fede non meno degli altri, che la libertà non si mostra e il povero Giuda, da grandissimo fesso, è entrato incolpevolmente in un gioco più grande di lui e quella del traditore è la sua sorte. Questo sempre a credere a quel che dicono.

Perché non credo

Perché non credo? Bisogna domandarselo. "Perché è dimostrato scientificamente che Dio non esiste" non è una risposta valida, l'esperimento non dimostra nulla, anzi, alcuni pensano addirittura che Dio si mostri attraverso l'armonia dei numeri e le leggi della fisica. A tal proposito citiamo Kant (su Wikipedia alla voce Deismo):

«Colui che ammette solo una teologia trascendentale vien detto deista, e teista invece colui che ammette anche una teologia naturale. Il primo concede che noi possiamo conoscere, con la nostra pura ragione, l’esistenza di un essere originario, ma ritiene che il concetto che ne abbiamo sia puramente trascendentale: che sia cioè soltanto di un essere, la cui realtà è totale, ma non ulteriormente determinabile. Il secondo sostiene che la ragione è in grado di determinare ulteriormente tale suo oggetto in base all’analogia con la natura: e cioè di determinarlo come un essere, che in forza di intelletto e di libertà contiene in sé il principio originario di tutte le altre cose.» (Critica della ragion pura).

Personalmente su Dio non so decidermi, piuttosto io non credo nella religione per una mia difficoltà tutta caratteriale di riconoscere l'autorità morale dei chierici. Io per esempio mi cresimai per non sentirmi il solito escluso, non perché credessi che attraverso la cresima avrei acquistato dei superpoteri, piuttosto per scendere a patti con la mia naturale asocialità. Checché ne dica il prevosto massimo, essere cristiani è perlopiù una questione di conformismo, di "piatta adesione e deferenza nei confronti delle opinioni e dei gusti" del cosiddetto "senso comune" (con tutta la problematica connessa alla sua evoluzione storica), questioni di ritualità da strapaese che su di me non fanno alcuna presa, tutto qui.

sabato 15 aprile 2017

La maledizione di Monterone

Non voglio concentrarmi sulla minutaglia e perdere di vista il quadro generale, non farò la fine degli americani che per fare gli schizzinosi sulla Clinton si sono ritrovati Trump, sono disposto a votare Pd pur di fermare l'onda lunga populista, e questo pur essendo ben coscio del personaggio Renzi con tutte le sue magagne. Uno spaccone, il Renzi, un banditore da televendite e tutto quello che volete, lui, il su' babbo e le sue Marie Elene Boschi sciabadabadà. Voi fate pure gli schizzinosi ma poi non venite a piangere quando vi troverete al governo quelli che definite i "fascio-grillini", anzi, vi riterrò corresponsabili e sarà allora che tutta la mia ira si riverserà su di voi come pioggia di fuoco e lapilli (tremate, gente, tremate). (Monterone, il personaggio di Rigoletto attorno alla cui maledizione ruota tutto il melodramma, specifico per gli ignoranti).