giovedì 18 luglio 2019

La morale ha origini unicamente fisiologiche: se tutte le piante fossero per noi velenose il vegetarianesimo sarebbe una pratica suicida, se fossero fertili solo i rapporti fra consanguinei l'incesto non sarebbe considerato un tabù ma una virtù, e ancora, se il fumo facesse bene alla salute venderebbero le sigarette in farmacia. Tutto questo però non deve andare a giustificare atti impuri: lasciate in pace le cugine, non fumate, mangiate tante verdure.

mercoledì 17 luglio 2019

Auto da sogno: la Fiat 128

[altrove mi impegno a portare avanti una piccola produzione satirica di cui quello che segue è un modesto contributo, mi scuseranno gli esimi lettori ma non si può vivere di sola accademia]

Mentre tutto il mondo era rivolto col naso all’insù a guardare il potente Saturn V spedire i primi uomini sulla Luna, l’avvocato Agnelli guardava il dito e ne approfittava per lanciare la rivoluzionaria Fiat 128 che presentava soluzioni tecniche davvero avveniristiche per i suoi tempi, quali, per esempio, le portiere che si aprivano, le ruote che giravano, i fanali che si accendevano, insomma, una vera e propria rivoluzione nel campo della motorizzazione civile. La 128 montava un nuovo 4 cilindri in linea di 1116 cm³ capace di sviluppare la formidabile potenza di 55 CV, con albero a camme in testa azionato da cinghia dentata in gomma che comandava direttamente le punterie senza interposizione di bilancieri (Fonte: Wikipedia). La velocità massima dichiarata era di ben 140 km/h, volava.

Da Wikipedia: “La “128” ottenne subito un notevole successo di vendita in tutta Europa, anche aggiudicandosi il premio di Auto dell'anno nel 1970. Narra il designer Giorgetto Giugiaro che, recandosi a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della futura Golf, vide nel reparto progettazione Volkswagen una “128” completamente smontata; i tecnici tedeschi ritenevano infatti che la berlina Fiat fosse il miglior esempio di “auto medio piccola” moderna, alla quale ispirarsi per lo schema tecnico”, insomma, ce la copiavano anche i tedeschi (che all’epoca erano ancora rintronati dalla guerra). 

In Russia la Fiat 128 venne commercializzata col nome di Zastava 101, che ancora oggi si possono ammirare su Youtube riprese dalle dashcam nelle compilation “Meanwhile in Russia”.



Arrivederci alla prossima puntata di Auto da Sogno dedicata alla Prinz NSU. 
Vediamo quanto la menano con questo russiagate, altrimento detto Moscopoli, come se non gli facessero un favore ai leghisti di essere i cocchi di Putin, quelli se l'appuntano sul bavero della giacca come i distintivi degli scout, distintivi di capo e capovice squadriglia, quadrante sud-occidentale. Possibile che con tutti i libri che hanno letto sugli operai quelli del gruppo editoriale Espresso - fondatore Carlo Caracciolo, 9º Principe di Castagneto, 4º Duca di Melito - del poppolo continuino a non capirci una mazza?

martedì 16 luglio 2019

Dice: Il missile scoperto ieri a Torino era destinato a me. Ok, ma era un aria-aria, e dove stava il Tornado per lanciarlo? Ci vuole il Tornado, qualcuno ha visto in giro un Tornado? Uscite il Tornado per la Madonna!

lunedì 15 luglio 2019

Perché mi sono messo a scrivere di politica? Ma perché quelli che ne parlano sono di una noia mortale, me la racconto io la politica, a modo mio, che mi diverto di più. Prendi Giovanni Floris, quando iniziava Dimartedì, alle 21:15? Ecco, già alle 21:16, siparietto satirico o meno, un torpore spesso come un budino mi avvolgeva i centri della cogitazione, e tenete presente che domenica sono riuscito a vedere il Gran Premio di Silverstone fino quasi a metà, voglio dire, ho una certa tenuta se mi ci metto.

domenica 14 luglio 2019

L'uomo senza velleità

Sull'Atlantico un minimo barometrico avanza in direzione orientale incontro a un massimo incombente sull'Europa, e non mostra per il momento alcuna tendenza a schivarlo verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportano a dovere. La temperatura dell'aria è in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione media aperiodica. Insomma, stasera mettono pioggia. La domenica trascorre placida e oziosa, poca gente in giro e anche la musica esce ovattata dal bar all'angolo, sfornito di clientela. Un uomo mangia noccioline seduto sotto la tettoia della pompa di benzina, questo però in un quadro di Hopper. Allora facciamo che un uomo parla al cellulare davanti al negozio della TIM (non si può più essere poetici nell’era del 4G). Non so cosa fare, quasi quasi mi faccio uno shampoo. Scende l'acqua, scende, scroscia, calda, fredda, calda… giusta. Shampoo rosso, giallo, quale marca mi va meglio?… Questa. Poi una bella doccia, un bel cambio di biancheria, le mutande grigie, quelle larghe. Dopo la doccia… mangio. Dopo mangiato… leggo. Stasera ci vorrà il lenzuolo. Ah! Come lavorerò bene quest’estate con tutti questi fatti, ho l’infinito in cartellone.

[disclaimer: ho rubato a Musil l'incipit de L'uomo senza qualità e una canzone a Gaber, sul finale Carmelo Bene]

venerdì 12 luglio 2019

Una giovane madre attraversa la strada spingendo una carrozzina, in mano l'immancabile telefonino che avvicina alla bocca un po' di sbieco (registra un messaggio vocale), veste un completino nero molto attillato, short inguinali e camicetta scollata, le gambe oscenamente nude, come del resto già da un pezzo è in uso, ahimè, fra le ragazzine. Ora io mi domando, e vi domanderete anche voi, come possono madri acconciate a tal maniera trasmettere ai figli quei valori morali che andranno poi a formare il carattere di una nazione, e per fortuna che al ministero della famiglia è appena sbarcata una comasca doc, la nostra validissima Alessandra Locatelli, la quale avrà il difficile compito di trasformare un paese a vocazione balneare in un virtuoso cenacolo di madri e di patrioti, a lei va il nostro più grande e sincero in bocca al lupo. (sia detto qui, a mo' di liberatoria, che ogni giudizio estetico espresso ha un intento essenzialmente tecnico, se indulgo con dovizia di particolari sull'abbigliamento femminile è solo per trarne considerazioni di carattere sociologico).
Come diceva Bukowski, il cui cervello alcolico si era da tempo accostato a quella vacuità che affila i concetti e rende essenziali i giudizi, "la differenza fra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima voti poi prendi ordini; in Dittatura non stai perdere tempo a votare". Oggi che la democrazia si riduce perlopiù a quello stile di vita che permette di giocare coi cellulari e di iscriversi a Instagram non ci sarebbe nemmeno più bisogno di allestire tutta la variopinta sarabanda delle elezioni, come del resto ci insegnano i compagni cinesi, se non fosse che tale sarabanda costituisce ancora per l'occidente una tradizione imprescindibile al pari del Dirndlkleid e del Kilt, anche se sempre più svuotata di senso e di significati: in futuro saremo democratici senza democrazia.

giovedì 11 luglio 2019

Ci risiamo, ogni volta che devo fare gli esami del sangue vogliono anche la mia pipì nel barattolo, gente schifosa che per amor della scienza ti infilerebbe i diti dappertutto, pure nel... lasciamo perdere: dio è morto. Che un gentiluomo di campagna sia costretto ad aggirarsi per il borgo con un contenitore pieno della sua urina in una busta è il segno evidente di questi tempi che hanno perduto ogni rispetto per l'uomo e per le buone maniere, e poi si lamentano.

mercoledì 10 luglio 2019

Una domanda viene sollevata da più parti: dove sono finiti gli intellettuali? Mah, qualcuno al mare, qualcuno ai monti, alcuni in casa con il ventilatore puntato sui piedi, altri, i più fortunati, in televisione con l'aria condizionata. Ma non incidono più sulla società? La domanda è mal posta: è la società che incide sugli intellettuali, troppo ben pasciuti perché sentano il bisogno di rovesciare i tavoli, se non incidono significa che in fondo va benone così.
Quel libricino che sto leggendo, “Il pensiero politico della destra”, stampato nel 1996, è di Michele Prospero, che oggi ritroviamo come responsabile culturale di Sinistra Italiana. Parte da de Maistre per proseguire con Antonio Rosmini e arrivare a Nietzsche e Schopenhauer. Ecco, Nietzsche e Schopenhauer. Schopenhauer di destra? Inequivocabilmente, perché avrebbe volentieri dato il suo binocolo ai militari impegnati nella repressione, perché disprezza il popolo definendolo “plebaglia scatenata”, non ultimo, aggiungo io, perché ha fatto ruzzolare giù per le scale una vecchietta. Nietzsche di destra? Be', sì, però, bisogna distinguere... Nietzsche sarebbe ascrivibile alla sinistra per la parte che riguarda la critica all'apparto morale cristiano-borghese. Certo, disprezza il socialismo e ogni forma di impresa solidale però occorre sottrarlo alle grinfie di chi vorrebbe costringerlo “entro il corto circuito del pensiero totalitario”. Insomma, ancora nel novantasei Nietzsche godeva di un migliore ufficio stampa.

De Maistre

Mi affascina la figura di Joseph-Marie de Maistre, nato in Savoia, allora Regno di Sardegna, il primo di aprile del 1753 (ma non si tratta di uno scherzo), prototipo di tutte le destre reazionarie (reazionarie perché reagiscono alla rivoluzione francese), critico con la restaurazione perché a suo avviso troppo morbida con i rivoluzionari, promotore di un ritorno alla piena autorità papale contro l'eresia della modernità. Sulle enciclopedie viene tacciato di “ultramontanismo”, cioè coloro che si trovano al di là dei monti, come i protestanti definivano quelli che abbracciavano le ragioni della chiesa cattolica romana. I principi della rivoluzione, e quelli della riforma protestante, sono per de Maistre il peccato che allontana dall'ordine politico e sociale voluto da Dio:

“Il mostro tricefalo della modernità che comprende la ragione, la rivoluzione, l'individualismo, gli appare come il prodotto di un grande complotto. Con Locke e Bacone comincia «la più terribile congiura che sia stata fatta contro la religione e contro i troni». La grande follia della ragione rende tutti gli ordinamenti provvisori, sottopone ogni dogma religioso a obiezioni cui è difficile rispondere. Per questo occorre respingere la ragione «come un'avvelenatrice» che mina la felice consuetudine per cui «spetta ai prelati, ai nobili, ai grandi ufficiali essere i depositari e i guardiani delle verità conservatrici». (Il pensiero politico della destra, Michele Prospero, citando lo stesso de Maistre)

Torna utile, il de Maistre, in questa odierna battaglia contro lo spauracchio dell'islamismo e dell'invasione africana, fra omaggi un po' furbetti alla Madonna e appelli accorati alle comuni radici giudaico-cristiane, de Maistre ritorna perché il problema dell'ordinamento stabile della società si riaffaccia ogni volta che sopraggiunge un pericolo che lo mette in discussione e la sola fratellanza fra i popoli ridiventa un concetto troppo vago e incerto per dare pace all'animo spaurito. Il guaio della ragione lasciata senza briglie è che vola troppo alto e perde il contatto con le ragioni delle viscere, la paura dell'estinzione smuove sul fondo tutta la fanghiglia delle inquietudini ancestrali, per cui si può ben dire che anche l'odierno populismo, a suo modo, è un restare umani, troppo umani.

lunedì 8 luglio 2019

Non si tratterebbe né di accoglierli tutti né di affondare le navi, se non fosse che la cortina fumogena dello scontro politico ha ormai completamente oscurato i termini della questione e un problema che necessiterebbe di calma e di sangue freddo finisce invece per essere alla mercé delle isterie e del sangue al naso. E non è nemmeno un problema peculiare del temperamento latino, ovunque, anche alle più anglosassoni delle latitudini, l'isteria ormai la fa da padrona, perché è l'uomo, qua, che ha paura, perché se la porta appresso come le piattole, sicché si potrebbe dire, come lo Schopenhauer, che la vicenda umana è davvero quell'episodio infruttuoso che viene a sconvolgere la beata quiete della non-esistenza, senza timore di essere smentiti. Ritornando al concreto: non c'è un diritto di migrare in Europa in nome di fantomatici valori universali così come non c'è l'invasione degli ultracopri paventata dai nazionalisti e dai dieghi fusari dei piani kalergici allestiti in gran segreto dai giudei naso-adunchi padroni delle Ong, trattasi di due forme complementari di errore.

domenica 7 luglio 2019

Di Pirandello (sto leggendo il Mattia Pascal) e della produzione artistica siciliana in generale salta subito all’occhio questa cosa per cui dove c’è una donna, e malauguratamente anche un uomo, lì c’è pure una tresca, o quantomeno si dà adito a un sospetto, a un pettegolezzo, senza riguardo per il vincolo di parentela: zii, cugini, nipoti, nessuno è al sicuro, tanto meno le nuore, un gran fiorire di figli illegittimi cresciuti più o meno inconsapevolmente dai cornuti, veri scemi del villaggio. Scorre il testosterone a fiumi nella Trinacria, rischiosissimo far cadere la saponetta, si cammina rasente i muri, si aggirano perennemente affamati prototipi dell’uomo buzzanchesco con l’occhio lungo e la mano lesta.

sabato 6 luglio 2019

Non faccio in tempo a mettere la chiave nella toppa, carico di spesa, che squilla il citofono, prendo e dall’altra parte mi giunge una domanda: “Buongiorno, mi chiedevo se lei ritiene che siano colpa di Dio tutte queste cose brutte che succedono al mondo…”. “No”, dico io rassicurante, “non è colpa di Dio… mi scusi, sa, ma devo mettere via la spesa, salve”. Non me la sono sentita di dare la colpa a Dio, poveretto.
Un esempio pratico di incomprensione nella società di oggi: ha preso piede, qui a Como, una particolare figura di migrante operoso, il migrante spazzino. Ansiosi di mostrare le proprie buone intenzioni, non si limitano più a chiedere la monetina ma armati di ramazza e paletta si mettono a ripulire strade e marciapiedi chiedendo in cambio un lavoro. Senonché la loro alacrità è talmente operosa che arrivano sovente a spazzare i piedi dei clienti che entrano ed escono dagli esercizi commerciali, e si sa, chi viene spazzato sui piedi non si sposa. Non solo, a fine lavoro il marciapiede si riempie di sacchettini della spazzatura tirata su senza alcun criterio, sicché i sacchetti devono essere riaperti e passati al vaglio dei netturbini ufficiali che ne suddividono ulteriormente il contenuto a norma di raccolta differenziata. Ieri un esercente si è messo a urlare contro il povero migrante: "Hai rotto i coglioni! Via di qua, non ti voglio più vedere!", così una buona intenzione finisce per non centrare lo scopo che si era prefissa.
Allora abbiamo appurato che in natura non esistono diritti in sé e per sé, che il diritto è un concetto introdotto dalle attività umane e come tale non esprime valori costanti, che non esiste un diritto alla vita in sé, un diritto a nutrirsi in sé, un diritto a migrare in sé, ma solo l'atto del vivere, l'atto del nutrirsi, l'atto del migrare, sicché la pretesa del pensiero illuminista-razionalista, quella di esprimere attraverso il progresso della ragione dei valori assoluti e non negoziabili, non può mantenersi all'altezza dei suoi propositi, seppur lodevoli. Questo è certamente un guaio per tutte le Carole del mondo ma la verità, per tanto terribile che sia, bisogna pur dirsela. Provate a concepire un uomo solo davanti alla natura che urla al mondo: "io ho diritto di vivere!" e vi risulterà evidente tutta la ridicolaggine della questione. 

venerdì 5 luglio 2019

Moglia, quattro case sparpagliate sulla riva destra del Po, una chiesa, un campetto e un caseificio che si occupava anche dei maiali. Con ventimila lire andavo a comprare un etto di prosciutto, mi davano il resto in caramelle. Ero pieno di caramelle, le seminavo per strada come Pollicino, biondo che non sembravo nemmeno io, con le gambette secche che spuntavano dal pantaloncino largo come un mutandone, impossibile perdersi. Avevo le ginocchia costantemente grattate dal rovinoso impatto con il selciato in cemento, delle ellissi perfette, da manuale di geometria. Perché era arrivato il cemento a civilizzare la campagna e una gettata di cemento era allora considerata l'accessorio indispensabile per fare di un cortile di zotici una contrada signorile, rovente d'estate, scivolosa d'inverno, ma che teneva lontana la polvere e permetteva di mantenere lustre le piastrelle del salotto. La cugina di mia nonna, donna di un senso della pulizia impeccabile, per non sporcare la cucina spignattava nel garage e in casa sua si entrava solo muniti di un permesso speciale. Mai ebbi la fortuna di essere introdotto nel mausoleo, mi immaginavo quella casa come un Taj Mahal, lucido come uno specchio, rappresentazione ideale del concetto stesso di pulizia. Lavava anche il selciato di fronte a casa, con la varechina, con una spazzolina grattava via il muschio attorno ai vasi, sicché d'estate, in pieno sole, quel selciato si poteva distinguere anche dallo spazio, più luminoso del lago di Garda. Questa cugina la si poteva vedere camminare coi calzettoni di lana anche d'estate, "perché c'era un po' d'arietta...", era sommamente ipocondriaca e ci manteneva costantemente informati sul colore e la consistenza delle sue feci, quasi fossimo noi degli analisti di laboratorio, e dei bruciori della sua "passerina", come fossimo anche degli urologi. Io rimanevo un po' stranito da tutti quei dettagli, universi sconosciuti che nemmeno avrei voluto conoscere. Ci andammo anche al mare con questa cugina e ci mancò poco che non si portasse appresso lo scialle di lana. Tuttavia era simpatica. Tutta un'altra cosa era la signora G..., donna molto devota, sempre incipriata e profumante di talco come una bambola, che aveva i piedi così gonfi che le uscivano dalle scarpine come dei soufflé, giacché era così trattenuta nei modi che si era messa a trattenere anche i liquidi. Però faceva un delizioso tè al limone, dolcissimo, con talmente tanto zucchero dentro che era sempre lì lì per tramutarsi in budino. Da piccolo mi portava a messa e magari in cuor suo pensava di avermi salvato dalla perniciosa influenza del nonno comunista, macché, ma al mondo l'importante è vivere sereni e mi fa piacere di non averle dato questo dispiacere. Il barbiere faceva in tutto due tagli, corto e a scodella.

mercoledì 3 luglio 2019

Oibò, hanno rilasciato la capitana, e adesso come faremo senza il nostro polpettone? Almeno le soap ci usano la grazia di continuare all'infinito, non ti abbandonano sul più bello, c'è sempre un nipote che sposa la zia, un suocero che impalma la nuora, se il mondo fosse una puntata di Tempesta d'Amore ora staremmo tutti a palpitare per Carola e Matteo, mentre così, converrete, è una noia mortale.

lunedì 1 luglio 2019

Articolo per farsi assumere da Repubblica

Carola Racchette salva i migranti, Greta Thunberg il clima, la forza di due donne che hanno il coraggio di cambiare il mondo, di dire basta, due donne molto diverse fra loro eppure così uguali, unite da una passione comune, quella per l'umanità. Già, l'umanità, una parola che sembra quasi caduta in disuso in questi tempi di egoismo e di crudeltà ma che dobbiamo avere il coraggio di riportare con forza al centro delle nostre vite. Restiamo umani, ripartiamo dai piccoli ma grandi gesti quotidiani che troppo spesso non abbiamo il coraggio di compiere perché distratti dalle nostre esistenze vissute sempre di corsa, e poi l'attenzione per le biodiversità… e a questo punto ci infilo Lady Gaga eroina della causa LGBTQI+... la battaglia contro l'ipossia e le malattie socialmente debilitanti quali, per esempio, l'alitosi e la pecòla, la pel dal cù ca sa descòla… poi butto lì una frase alla Gramellini del tipo "nel silenzio delle parole c'è la grandezza del rapporto tra genitori e figli", per chiudere con un fervorino sulle donne risorse dell'umanità (citare Alexandria Ocasio-Cortez)… insomma, fate l'argo elzeviristi, Carlo Verdelli scansate!
Come al solito, a dire che esiste, che deve esistere, un principio etico superiore che vale per tutti gli esseri umani in stato di bisogno è quello stesso pensiero che non accetta più gli immutabili in tutte le sue forme, che pensa che al mondo tutto sia caduco, che non esiste un'entità garante superiore, e dunque agisce come quello che pretende di costruire un solido edificio su un terreno che lui stesso ha contribuito a rendere friabile, inadatto alle fondamenta. Sei stato tu, o uomo moderno e post-moderno, a irrobustire il mito della provvisorietà delle cose, e adesso che pretendi, che non debba però essere provvisorio il sacro principio dell'accoglienza del migrante? Come diceva quello, non si tratta di valori costanti ma di valori funzionali, sicché, se si vuole far trionfare nella società una certa concezione del bene, occorrerà prima esibire ai committenti una certa idea di funzionalità, con le slide e i suoi bei grafici a torta, e così per il male.

domenica 30 giugno 2019

Io dormo sonni tranquilli perché so che finché ci sarà al comando lui, no caldo africano, no sabbia del deserto, no dattero egiziano potrà più varcare i confini del sacro suolo patrio senza un formale documento di riconoscimento, fieramente respinto sulla linea del bagnasciuga, e tutti i pacifinti e i radicali chic che oggi frignano come mammolette si mettano pure l'anima in pace, se vogliono i buoni sentimenti che vadino al cinema.

giovedì 27 giugno 2019

"Non sono naufraghi ma viaggi organizzati"

"Pronto? Sì, salve... ci servirebbero degli africani da caricare su una nave per fare una grande azione dimostrativa... sì, il solito... come dice? Se il nostro Salvini è d'accordo? Certo che è d'accordo, è lui il padrone del vapore, poliziotto cattivo contro pace nel mondo, tira più del Trono di Spade... no, guardi, non mi facc... Senta: ca-pi-sce-quel-lo-che-dico?.... Bene, allora me ne procuri di giovani, meglio se ragazzi, e madri incinte all'ultimo mese, è per la drammatizzazione... scusi un attimo... ce l'hai la Meloni che affonda la nave? Ok... Sì, eccomi. Allora, noi arriviamo lì alle otto e li carichiamo tutti, colazione a sacco, non facciamo come l'altra volta che siamo partiti alle due e si schiattava dal caldo... mi raccomando, organizzati. Ok... sì... ovvio... bye... bye bye... bye".

mercoledì 26 giugno 2019

Love is in the air

Un BMW fastback targato Ticino si ferma in un posto riservato ai mezzi di lavoro, giunge un furgone guidato da un operatore edile, cioè un magūtt, un muratore, un operoso manovale, e sibila fra i denti: "svizzeri di merda...". C'è amore nell'aria. La città è romantica e si sente. Si baciano sul lago gli innamorati, ci viene in gita Obama a trovare l'amico. Al fondo di tanta sciccheria strisciano gli amareggiati della vita, i trombati, gli sturacessi del mondo, che accorrono solerti ad aggiustare i gabinetti delle camere prenotate su trivago. Se non con gli svizzeri se la prendono coi varesotti, categoria etnica fra le più vituperate nella zona. Il varesotto è un tronfio, un arricchito, ovverosia un imbecille, il comasco, diversamente, è alacre, onesto, laborioso, e di grande cuore, ma solo con la sua gente. Svizzeri e varesotti sono tollerati appena più dei neri molto neri, che assieme ai "maruchìn", categoria onnicomprensiva del nordafrica e del vicino oriente, costituiscono all'oggi il peggio del peggio che si possa trovare qui in alta Brianza. Come si diceva, c'è amore nell'aria.

lunedì 24 giugno 2019

"Maloja è, delle dimolte nevi di Lombardia,
tra le più skiabili e skiate.
Reduce alcuno, talotta, con tibia,
o anche perone, privi di unità"
C. E. Gadda

Le olimpiadi di Cortina stanno al "paese" evocato da Conte come i Serbelloni Mazzanti Viendalmare stanno alla lotta di classe, espressione di una élite non più culturale ma sciatoria, aperitavita, settimana-biancante, tant'è che la disciplina abbisogna di abbigliamenti e attrezzature, e di piumini e giubbini, e di occhialini e scarpini, talora non proprio economici, mentre è noto che per correre sono principalmente bastanti appena una paio di piedi, nudi se si vuole proprio esagerare, e per saltare in lungo un paio di gambe, quantunque molleggiate. Lungi da noi trarne un discorso morale, piuttosto di costume, l'idiozia dei radicals, coi loro rituals, gareggia ormai in cretineria con quella dei cafonals.

domenica 23 giugno 2019

"Quando entrò nelle aule dove si insegnava la meccanica, Ulrich fu subito in preda a un entusiasmo febbrile. A che serve ormai l'Apollo del Belvedere, se si hanno davanti agli occhi le forme nuove di un turboalternatore o il meccanismo di distribuzione di una locomotiva! Chi può interessarsi ormai alle chiacchiere millenarie sul bene e sul male, quando s'è trovato che no si tratta di “valori costanti” ma di “valori funzionali”, così che la bontà delle opere dipende dalle circostanze storiche e la bontà degli uomini dall'abilità psicotecnica con la quale si sfruttano le loro capacità! Il mondo è semplicemente buffo se lo si considera dal punto di vista tecnico;  privo di praticità in tutti i rapporti umani, estremamente inesatto e antieconomico nei metodi; e chi è abituato a sbrigare le proprie faccende col regolo calcolatore non può ormai prendere sul serio una buona metà delle asserzioni umane".

(L'uomo senza qualità)

sabato 22 giugno 2019

Ritratto di signora con temporale

La signora che mi abita di fronte, che ieri si asciugava i capelli in vestaglia mostrando il davanzale (un davanzale bello polposo, che ci potevi appendere i vasi dei fiori), come tutte le mattine scende in bicicletta a farsi il suo giretto, anche oggi che minaccia temporale, col suo bel vestitino leggero e il sandaletto Saint Tropez, come se l’estate gliela avesse ordinata il dottore. Ma Giove Pluvio oggi ha disposto diversamente, dei nuvoloni scuri striati di bianco, come se ci avessero dentro le venuzze di grasso, e giù che s'aprono le cateratte del cielo, era nell'aria. Torna indietro la signora che pare caduta nel lago con tutta la bicicletta, i capelli che ieri si era sistemati ora sembrano quelli di Medusa, e il vestitino le si è attaccato alle gambe come fosse di plastica, per non dire del davanzale (la val d'Intelvi, col torrente nel mezzo). Ecco che guada la strada come il gaucho in sella al suo destriero, i finimenti sott'acqua, inforca il portone di casa con il gonnellone che le gocciola tutto sui piedi, lividi come piedi di naufraghi: cosa s'aspettava, che il temporale le facesse la premura di girarle attorno solo per lei come uno spasimante cortese? 
Se il fascismo non è solo un fatto politico ma categoria dello spirito, allora fascista era pure Giulio Cesare e il De bello gallico il suo Mein Kampf. Piuttosto sarebbe interessante capire qual è il meccanismo che traduce un certo atteggiamento personale in una tendenza globale. Io per esempio vedo una stanchezza degli uomini alle prese con i loro fastidi quotidiani per cui ad un certo punto mal tollerano la sollecitudine di chi li esorta ad occuparsi degli altri, come fossero loro fratelli, e dicono: ma non ci rompete i covoni che ne abbiamo già d'avanzo dei nostri! Sicché la sinistra sta oggi così tanto sulle scatole perché chiede troppo all'essere umano, gli chiede nientemeno di amare l'umanità. E nei casi più estremi anche gli animali, le piante, i ciottoli che rotolano nei torrenti. Non siamo ancora pronti per tutto questo amore.

venerdì 21 giugno 2019

Va capito l'umorismo anglosassone di Vittorio Feltri, prima di muovergli delle critiche andrebbero letti il Tristram Shandy o il Jonathan Swift di Istruzioni alla servitù: Quando hai fatto un danno sii sempre spavaldo e insolente, come se fossi tu il danneggiato. Poi, quando avrete assimilato bene i concetti del sense of humor, allora, solo allora, potrete farvi latori di una protesta ufficiale, oppure non curarvene affatto, abbandonando il maleducato alla critica dei topi.

mercoledì 19 giugno 2019


Quando stravinse Renzi si lamentarono che il liberismo aveva corrotto per l'ennesima volta (questa volta la definitiva) lo spirito originario della sinistra, sicché si buttarono sui grillini, web e rivoluzione, i più ortodossi su “Potere al Popolo” perché quelle due paroline buttate lì, “potere” e “popolo”, gli avevano prodotto un tale sommovimento alle ovaie che manco Robbie Williams ai tempi dei Take That, e va bene. Quando poi rimasero delusi dai grillini, costretti a stringere alleanza di governo con il Male Assoluto, s'attaccarono praticamente al cazzo, non essendo giunti nel frattempo il loro soccorso altri organi più raziocinanti a tamponare il repentino crollo delle illusioni, e con quelli intendo il cervello. Nel frattempo, i due amici napoletani che da Forza Italia erano passati ai Cinque Stelle e che mi ritrovavo regolarmente al seggio a fare opera di proselitismo questa volta invece al seggio non si fecero vedere, voci di popolo li danno ormai passati armi e bagagli al campo di Salvini. Il pentastellato resiste ormai solo nelle regioni dove è più forte la cultura dell'obolo di stato, che a questo punto e quasi quasi un pensierino ce lo faccio pure io.

sabato 15 giugno 2019

Mi si chiede di scrivere e di raccontare, ma cosa volete che racconti di questa collettività che insegue il gesto e ha smarrito il contenuto, se dovessi raccontarvi per filo e per segno i fatti, gli accadimenti, di una serata passata fuori con gli amici, ne rimarreste sgomenti, atterriti dalla vacuità della pratica, tanto vale restare a casa ad attaccarsi al piffero, che c'è più gusto, e meno perdenza. Fatti e accadimenti poi ne avrei anche da raccontare, vissuti in prima persona e per sentito dire, ma sarebbero comunque troppo riconoscibili anche da rimaneggiati, non basterebbe cambiare i nomi e i luoghi, che se per un caso fortuito i diretti interessati venissero a leggerlo e si riconoscessero, altro che materassai di via Merulana, qui ci scapperebbe la denuncia a piede libero! Sono un cronista davvero da poco, sono uomo di concetto più che da narrazione, dentro di me s'agita un Carlo Dossi, uno scapigliato, ma più che giocare con le idee non sono fare, e mi dispiace, avrei voluto essere il nuovo Chiara, un Simenon, e invece non sono nemmeno un Fabio Volo, e meno male.

venerdì 14 giugno 2019

È calata la notte. Dal mendrisiotto un raggio verde, preceduto da un lampo, seguito da un tuono, ha cancellato ogni traccia del giorno. Piove con cattiveria, percuotono le finestre goccioloni spessi come chicchi: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?

Viale del tramonto

Te lo ricordi Berlusconi? Io quasi no. Il più grande pericolo per la democrazia oggi langue su un divano con un barboncino che gli lecca la mano, Atma forse? Purtroppo Dudù. Superato, come le sue televisioni. Passati gli anni eroici dei Fede, dei Columbro, delle Zanicchi, permane ancora Gerry Scotti, a mo' di conferma del sinolo aristotelico, seppure un po' rigido sulle gambe. Il grande statista mancò il passaggio fondamentale che lo avrebbe potuto consegnare all'eternità, stampare una sua cartamoneta, il luigino, forse, in onore del padre, oppure l'olgettino, come oggettivazione dello Spirito Dissoluto. E io, di tutta la bile che ho speso, ora che me ne faccio? 
Sì parla molto di minibot. Io a casa ho dei miniassegni, circolavano negli anni '70 quando l'inflazione aveva fatto sparire le monetine, erano di fatto degli assegni circolari, titoli di credito al portatore emessi da banche private e casse di risparmio, chi li possedeva poteva smerciarli come fossero moneta corrente. Oggi alcuni di loro valgono anche molto, chiederò per i miei una perizia, li farò valutare, hai visto mai che ci compro casa, oppure Lukaku.

giovedì 13 giugno 2019

Non c'ho voglia di scrivere, si nota tanto? Le parole non mi si attaccano alle dita, faccio una gran fatica anche solo a esprimere un concetto e al momento non ne trovo di così interessanti che valgano quella fatica. Vorrebbe essere sprezzatura ma è solo blocco dello scrittore, anzi, di più, è un blocco del pensatore.

mercoledì 12 giugno 2019

Ma voi lo sapevate che dentro di noi c'è una pompa protonica? Perché io, nella mia ingenuità di umanista, pensavo di essere dotato appena di pistola fotonica viste le peculiari caratteristiche del mio gender... pfui, da non crederci.

martedì 11 giugno 2019

Pamphlet/2

Nel personale pantheon dei millennials il viaggio in Spagna, la rambla, la sagrada sangría, il sushi, il sashimi, l'ecologia, conoscono Cuba perché son stati a Varadero, conoscono l'Islanda perché son stati a Reykjavero; Lexie a ventun anni ha già visitato tutti paesi del globo, entrerà nel guinness dei primati, nel senso dell'ordine di mammiferi comprendenti i tarsi, i lemuri e anche l'uomo, fra tutti gli animali il più intelligente, fra tutti gli intelligenti il più deficiente; per battere il primato dovrà fornire diecimila prove dei suoi viaggi, tra biglietti aerei, ricevute e foto di canguri, comprese quelle gentilmente offerte del suo mandolino di cui fu assai prodiga su instagram. Tutto conoscono ma non s'interessano di una bega.

venerdì 7 giugno 2019

Pamphlet

Hanno aperto le stalle, cioè sono finite le scuole e gli studenti, presi da un entusiasmo da coppa del mondo, si riversano chiassosi in mezzo alla via, tutta gente che poi toccherà frequentare in ufficio e sui posti di lavoro, da brividi, e io mi chiedo: ma perché continuano a fare figli? A tal proposito mia zia diceva: sì, i putìn, puvrin, iè bei, ma a mi, cusa vot farag, im pias minga (”sì, i bambini, poverini, sono belli, ma a me, che vuoi farci, non mi piacciono mica”), che quando ci penso tutte le volte mi commuovo, con quel “puvrin” che sta ad indicare il minus habens di cui ci si deve ahimè far pure carico.

Il bambino, poverino, non sa nemmeno reggersi in piedi da solo, lo vedi? E’ rotto, non ce la fa, è troppo scemo per riuscirci. La tenerezza che ci ispira è compatimento, ridiamo di lui quando barcolla e si caga addosso, e poi più cresce e più diventa molesto, finché, a poco poco, perviene, a coronamento della sua carriera, a quella raffinatissima e suprema forma di idiozia che è la vita adulta.

Fine del pamphlet.

giovedì 6 giugno 2019

"Guardali lì come vanno in giro, mi fanno una rabbia!"
"Chi signora?"
"I negher! Sti qui che vanno in giro come fossero loro i padroni!"
"Il suolo è pubblico, signora, l'aria è di tutti"
"Sarà mica comunista lei?"
"No signora, quand'ero giovane io non c'era più il Partito Comunista"
"Mmmm... non me la racconta mica giusta a me bel giovanotto!"
"Sono un liberale, se non fanno del male a nessuno..."
"Eeeeh, ma la vede mica lei la televisione che tutti i giorni ce n'è uno che ammazza queldün? Liberale, ul me dìiiiis" ("liberale, mi dice")
"No signora, quelli alla televisione fanno a posta a selezionare le notizie con le persone di colore, per motivi politici"
"Ma che politici e politici, quelli lì non si sa che cosa gli gira nella testa, i vegn da la Baluba" ("vengono dalla Baluba", ipotetico stato africano al di là delle terre conosciute)
"Se mi permette, lei mi sembra un po' prevenuta, signora, il mondo è cambiato"
"L'è cambià in pèeeg!" ("è cambiato in peggio")
"Signora, non si agiti, vede che non fanno niente, anche loro hanno diritto..."
"Diritto! Avanti così e siamo noi che non abbiamo più il diritto di camminare per strada!"
"Signora, non si agiti, l'ha presa la pastiglia?"
"Ma quale pastiglia!?"
"Quella della pressione"
"Vè, mica mi deve parlare così a me, sa? Mio marito era un maresciallo"
"Dei carabinieri?"
"Finanza!"
"Quand'è così, mi scusi"
"Guarda quel lì cusa al fa!"
"Cosa fa?"
"Ul basa 'na giuinòta di nostri" ("sta baciando una giovane delle nostre")
"Saranno compagni di scuola"
"Brutti schifosi..."
"Signora..."
"Ah ma io voto il Salvini, altar che negher e rom!" (altro che persone di colore e rom)
"Signora, arriva il suo autobus"
"Ecco! E lei si faccia furbo, stia mica lì a fare tutti quei bei discorsi da professore, che quelli lì poi glielo mettono nel didietro!"
"Va bene, Signora, stia attenta a salire"
(un nero le tende la mano)
"No, grazie, faccio da sola! Che questi qui i me meten i man indlà bursèta!" (che questi qui mi infilano le mani nella borsetta)

Fine dell'apologo morale.

martedì 4 giugno 2019

Ma che buona che è l'apappaya, pappa dei papi, frutto dalle qualità propedeutiche, che grazie ai suoi enzimi antiossidanti ci preserva dalla distruzione delle cellule nervose consentendoci di continuare a mantenerci sani e nel pieno possesso delle nostre incapacità mentali.

La Bassa, la rana, il pescegatto

Quando ero piccolo io la Bassa era ancora bella ruspante, ancora non si era spenta l'eco della fame atavica che avevano patito durante la guerra e si mangiavano tutto quello che si muoveva, rane, lumache, animali fantastici, io no perché mi ero già evoluto, al massimo i passerotti che prendeva mio nonno e qualche fagiano che non mi pareva poi 'sta gran bontà, e invece c'era la vicina di casa di mia nonna che quando le portavano le rane nel cesto le si illuminavano gli occhi, le avrebbe mangiate vive con un po' di limone, non era un paese per principesse (e per principi ranocchi). Le donne lavavano con fatica, gli uomini lavoravano con calma, tutto era al posto assegnatogli dal buon Dio, c'erano ancora gli uomini bestia in canottiera che sapevano far andare i trattori e pure le donne avevano conservato una loro sana rozzezza, sempre la vicina, per dire, con la bella stagione se ne andava per campi a spiccare le ciliegie dagli alberi e se le infilava in bocca masticandole a piene ganasce sputando i noccioli nei fossi, con una avidità da naufraga su di un'isola deserta, adesso, figurati, tutte maestre di bon ton, se non le trovano già incellofanate all'ipermercato manco si degnano di guardarle. E quando qualcuno pescava portava pure ai suoi amici, i pescegatti, carne finissima e sopraffina, fritti nello strutto con le pinne caudali croccanti come patatine fritte, a Cannavacciuolo coi suoi quadri astratti gli facevano le pippe.

sabato 1 giugno 2019

La verità sulle stelle

Da quando la terra è piatta sono cambiate anche le stagioni, piove meno d’inverno e d’estate fa più caldo perché il sole non deve fare tutto quel giro lungo per scaldarsi, anzi, anche il sole è piatto, l’hanno confermato su Rousseau con l’80% dei voti, e si accende e si spegne come una plafoniera, fissa, si spegne il sole e si accende la luna, piena. Anche la luna è piatta, e sulla faccia nascosta si può osservare il gancetto che la tiene appesa alla cortina delle stelle, le quali sono intessute nel drappo della volta celeste con tecnica jacquard, raso turco da otto, chiedilo a Ferragamo, è stato lui a confezionarla.

venerdì 31 maggio 2019

Nord e Sud

Come dice la mia amica, qui al Nord abbiamo prati così verdi che li ripassiamo con la vernice, e siepi dritte tirate con il righello, qui al nord abbiamo l'idea che la natura sia molto bella, è vero, ma vada perfezionata ulteriormente secondo modelli ideali platonici, e comunque che non debba mai essere prevaricante rispetto alla volontà operosa degli uomini, cioè bisogna farle capire chi comanda, che sono le idee, le grandi visioni degli uomini che informano il mondo, siamo apollinei; mentre al Sud, che ha un suo senso del tragico tutto dionisiaco, la natura è signora e padrona, se l'hanno fatta così significa che così deve restare, e pure l'erbetta ai lati delle strade è espressione della virile lotta per la sopravvivenza in un mondo maldisposto e ostile, e per questo va rispettata, con tutti gli onori che si concedono al gladiatore gettato per sua disgrazia dentro la fossa dei leoni.

giovedì 30 maggio 2019

Arduino

Arduino era il rito d'iniziazione, il passo da compiere per entrare nel mondo dei grandi, il nonno mi portava da lui con la scusa che doveva far imbastire le suole, che lui non teneva la macchina, così mentre Arduino faceva andare la Singer io rimanevo incantato dallo spettacolo dei poster che tappezzavano di donne nude le pareti del suo atelier, certe signorine con delle robe scure fra le gambe che non si capiva bene che cos'erano, ma una pure l'avevo riconosciuta, era Loredana Bertè mi pare in costume da aerobica però senza costume, con una zazzera di capelli scuri sia sopra che sotto e il paginone centrale di Blitz con Trucula Bon Bon. Sembrava la cabina di un camion di meloni, impossibile guardare da un'altra parte, ogni spazio era occupato da donne nude che nella luce decrepita della lampadina parevano come caramellate, lucide come cotechini usciti dal brodo. Era una vera enciclopedia quella di Arduino, primo tentativo di una riorganizzazione ragionata del sapere, anticipatore di tutti gli youporn a venire. Arduino era pelato, alto un metro e cinquanta e con due occhietti un po' inquietanti da faina, dice che le signore non ci volevano andare a farsi aggiustare i tacchi, ci mandavano i mariti.

mercoledì 29 maggio 2019

I partiti di sinistra attendono ancora il giorno in cui la gente capirà ed è per questo che imperterriti battono sulla scuola, perché è la scuola che insegna ai giovani che sono i partiti di sinistra che hanno ragione, come un assioma, un due più due che fa quattro, ma i giovani più vanno a scuola e più non lo capiscono, perché è il capitalismo che li distrae, allora i professori requisiscono i telefonini ma i giovani ormai sono traviati e a Gramsci preferiscono il sedere delle compagne, e chi è che gli ha messo in testa queste cose ai giovani, è stato forse Milton Friedman, è stato Von Mises? Ma va, è una cosa che non hanno imparato sui libri, lo sentono dentro, come sentono dentro che la scuola dell'obbligo è ormai un teatrino di simulacri vecchi e rugginosi che non gli serviranno un granché nella vita, giusto per imparare a leggere e a chattare.
E alla sera, dopo cena, ci riunivamo attorno al fuoco a fare i mucchietti d'immondizia: le cose masticate nel sacchetto marrone, la plastica dentro il sacco giallo, il vetro nel bidone verde, la carta nel bidone blu, gli oggetti non identificati in quello grigio, a zio Pasquale che era daltonico gli avevamo scritto "VETRO", "CARTA", "OSSI DI POLLO" col pennarello, a zia Fiorige che non ci vedeva bene glielo avevamo scritto in braille ma teneva l'artrite per cui lo traduceva in greco. Nacquero discussioni sulla natura ontologica del tetrapak, se fosse da includere nella plastica o nel cartone lavorato, le lampadine bruciate, che avrebbero dovuto essere consegnate alla piattaforma ecologica, venivano nottetempo interrate in una buca dietro i vasi dei fiori, il cane dei vicini scoperse l'inganno e fummo costretti a sopprimerlo. In settimana passavano i camion, quello del vetro, della carta e della frazione umida, suonavano ai campanelli delle signore e a quelle un po' dure d'orecchio tiravano i sassolini alle finestre, poi ripartivano diretti alla piattaforma dove scaricavano tutto nella medesima buca, ma questo non si doveva sapere in giro sennò lo scherzo non sarebbe venuto bene.

martedì 28 maggio 2019

Perché dobbiamo essere sovranisti

Io penso che dobbiamo essere sovranisti perché l’italiano è l’unica lingua che si capisce, mica come il turco e il tedesco che non si capisce niente. E poi perché devi sempre voler bene alla tua mamma, mica alla mamma di qualcun altro. (questo sì che è parlare al cuore della gente).
Dice Fratoianni che il risultato è deludente e devono discuterne, e con chi? Ogni volta che votano rimangono sempre di meno, fra un po' si ridurranno ad affittare i ragazzi del catering per riempire le sedie in segreteria, ocio che se continua così il giorno in cui verrà certificato l'imminente crollo del capitalismo rischiano di non venire accreditati nei titoli di coda e il merito se lo prenderà tutto Diego Fusaro, è un attimo.

lunedì 27 maggio 2019

En marche!

Verrà reintrodotta in Italia la leva obbligatoria retroattiva, la cartolina rosa elettronica verrà recapitata via mail agli interessati che dovranno munirsi a loro spese di rosario e moschetto presentandosi al comando di corpo d'armata più vicino, è consigliata la sana costituzione fisica e la buona conoscenza del Salve Regina, tutti i professoroni e le anime belle della sinistra verranno assegnati alle cucine da campo con mansione di pelapatate o adibiti a compiti di sanificazione dei servizi igienici: i guerrieri caghino, gli intellettuali puliscano.

L'analisi, corollario

L'ecologismo lo lasciamo ai nordici coi loro miti dei folletti e delle fatine del bosco, noi latini, è noto, siamo più da ratto di Proserpina, sangue e merda, già tanto che ci abbassiamo a fare la differenziata con tutti quei bidoncini colorati che pare di stare all'asilo, non è virile.

L'analisi

Il PD è rimasto fermo ai suoi sei milioni di aficionados ma data l'astensione ci ha fatto bella figura, s'è scansato giusto per far passare la Lega che rispetto all'anno scorso ne guadagna tre milioni e mezzo e per far precipitare i grillini che rispetto alle politiche ne perdono sei (sei milioni di voti persi in un anno, c'era riuscito solo Renzi). Il PD di Zingaretti ha andamento da buono fruttifero, quello di Renzi da speculazione finanziaria. Il PD è come la mamma. La sinistra si esaurisce tutta lì, altra roba in giro non ce n'è a parte uno sparuto gruppo di facinorosi, gli ultimi romantici, mentre la Lega può solo migliorare drenando voti al cupio dissolvi di Forza Italia e pescando fra i Fratelli d'Italia. In Europa la crisi della sinistra è stata tamponata dall'exploit dei Verdi e da qualche buon risultato locale, niente marea populista, tutto rimandato al prossimo giro. Credevo peggio.

domenica 26 maggio 2019

Ho visto Nibali di profilo appena dopo il traguardo, prima il suo naso, poi Nibali. Era sottile come una scultura di Giacometti, addosso non aveva più niente da sudare. Sfido io che è forte in discesa, con quella pinna guadagna almeno due punti di coefficiente di penetrazione sugli avversarsi. Quando ha attaccato sulla salita di Civiglio ero davanti ai megaschermi, un boato, nessuna pietà per l'avversario ("lascialo lì che concima!"). Purtroppo l'avversario, uno sloveno tignoso con un nome da inibitore selettivo della serotonina, s'è attaccato al guard rail con tutte le protuberanze e ha perso solo 40 secondi, grande delusione fra i presenti. Comunque il climax era tale che per la gioia avrei perfino invitato Nibali alla mia festa di compleanno. Gran sport il ciclismo.
(Questa volta il seggio era deserto, per le politiche ricordo che c’era la fila fuori dalla sezione. Quando c’è poca gente vincono i progressisti. Vabbè, vado giù al lago a vedermi Nibali e il Giro d'Italia).

sabato 25 maggio 2019

Psicopatologia del voto

Si vota essenzialmente per fare un dispetto, "atto spiacevole provocato da stizza e risentimento", per "astiosa contrarietà o sorda irritazione", per cui inutile che ci lamentiamo se poi tutto l'apparato della comunicazione politica va proprio a battere lì dove il dente duole, se si ingegna in tutti i modi per andare a toccare i nervi scoperti, che sono poi quelli che fidelizzano di più la clientela. E d'altronde, anche l'uomo sommamente informato che pensa di essere mosso da motivazioni esclusivamente razionali finisce per farsi trascinare dal suo stesso ressentiment, così oggi odia Salvini come in passato ha già odiato Renzi e Berlusconi, e si indispettisce, come una zitella di buona famiglia che si vede soffiare tutti i suoi buoni argomenti dalla zoccolona di turno, perché gli uomini sono degli animali, che bastano un paio di tette sventolate al momento giusto per farli girare tutti dall'altra parte.
Che sto diventando vecchio lo vedo dal fatto che odio i giovani, e tuttavia mi rendo conto che i giovani li ho sempre odiati, anche da giovane, a riprova del fatto che sono nato vecchio. Quelli di oggi poi sono categoria così sfessata che manco più mi ispira una perfidia in particolare, solo una gran miseria, ma loro a questo punto potrebbero giustamente ribattere: e tu, tu che hai fatto di così eccezionale per chiamarti fuori da questa miseria? Be', io almeno ho l'ethos.
Che vuoi satireggiare oggi come oggi? Mancano i personaggi, mancano i Rimediotti, le Tettamanzi, mancano le Adalgise, la tecnologia puerilizza il mondo, hanno l'iPhone e si credono scienziati della Nasa, espertissimi di tutte le loro minuscole cazzate, e come orizzonte culturale i draghetti del Trono di Spade: e da questi qui che dovresti cavarci, il viaggio al termine della notte? 

martedì 21 maggio 2019

La strategia di Zingaretti è di fare il morto, muoversi il meno possibile per non far danni, eppure i grattacapi lo vengono a cercare a casa, vedi il caso Umbria, come quando qualcuno molla una scoreggia, sai chi è stato ma fingi di non avere il naso (chi, noi? Ma va! Tutto sotto controllo). Eppure, che può fare un partito come il PD in questo momento? Ogni cosa che dice gli farebbe comunque perdere voti, fai il garantista sui migranti e perdi il cinque per cento, la butti sull'onestà e non sei credibile perché te l'hanno ormai scippata quegli altri, la butti allora sulla forza tranquilla contro la minaccia dei populismi e quelli ti rispolverano il rosario e la Madonna, è inutile, è una guerra persa in ogni caso, come ti muovi muovi quelli ci guadagnano e tu ci perdi, è così che funziona lo spirito del mondo, è un venticello, un'auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente, incomincia a sussurrar: viva la Madonna!, e che si arrangiassero i migranti che ne abbiamo già abbastanza dei nostri.

lunedì 20 maggio 2019

Era Flaiano in un articolo satirico del '54 che proponeva come soluzione alla mania comunista che spopolava allora fra i giovani di insegnare il marxismo a scuola come materia obbligatoria, così da renderlo detestabile e impopolare fra gli scolari al pari del Manzoni e del Parini. Facendo suo l'assioma per cui "niente ci alletta più delle cose che non conosciamo profondamente", il doverle studiare a forza invece solo di presumerle avrebbe liquidato nel giro di una generazione l'egemonia esercitata dal marxismo sulle sensibilità intellettuali del tempo. Si potrebbe tentare l'azzardo anche con gli sfessati di oggi ma temo che applicandosi allo studio sistematico delle loro stesse corbellerie finirebbero per convincersi ancora di più.

sabato 18 maggio 2019

Si sta come i gatti d'inverno sui termosifoni, fa più freddo a maggio che in aprile, dice che deve pur piovere dopo un inverno così secco ma adesso a mi chi me li secca i panni stesi ad asciugare, il bue e l'asinello?

giovedì 16 maggio 2019

Maestà conceda la proroga

Salvini cerca di salvare radio radicale così ci fa la figura del signore, i derelitti ispirano più facilmente la magnanimità d'animo, c'è sempre da guadagnarci. (ma dico io, Soros, 'ndo sta Soros? Invece di spenne tutti 'sti sordi co 'e barchette, 'tacci sua...).
Ci vuole poco oggidì per piacere al popolo sovrano infrollito com'è da decenni di figure di rincalzo, ci sono più gli Andreotti, i Craxi, i De Michelis, ci si accontenta di poco, e come fanno d'altronde tutti così presto a passare, l'Italia è un paese di salvatori della patria ad interim, oggi ti acclamano, domani non ti riconosce più nemmeno il tuo cane, paese ingrato. Ora ci attacchiamo a questo perché come sempre non ci sono alternative, è un uomo vero, che dice pane al pane e vino al vino, domani, chissà, ne arriverà un altro che menerà direttamente le mani, d'altronde le abbiamo viste tutte, serve roba sempre più forte per solleticare il pancino agli egri spirti, oggi pure Hitler si dovrebbe fare l'account twitter per avere qualche chance di restare a galla, e poi farsi buttare fuori per fare il piangina, funziona sempre.

mercoledì 15 maggio 2019

In fondo è una bella fortuna che Salvini sia il più amato dalle italiane, ci abbassa l'asticella a noi che non teniamo gli addominali, dev'essere il fascino delle divise. Io per esempio tengo una felpa marrone coi distintivi del Polo Club e la scritta "Winners of Royals Challenge Championship" anche se non ho mai montato un cavallo, ma dopotutto pure Salvini ha la felpa della Marina anche se non ha mai cazzato una randa, per cui...

lunedì 13 maggio 2019

Il modello a margherita

Secondo alcuni terrapiattisti, non tutti, prevalentemente quelli scismatici, Soros pagherebbe il Papa per girare attorno al mondo con l'aereo e alimentare così il grande inganno della sfericità della Terra, "la Terra sferica ha origini esoteriche utili a contrastare la Bibbia", poiché per la Bibbia e per i terrapiattisti (non tutti, prevalentemente quelli scismatici) la Terra è piatta come una margherita coi bordi alti e croccanti, in cui la mozzarella rappresenta i mari e il sugo le terre emerse, e l'origano le precipitazioni (il cosmo, va da sé, è un gigantesco forno a legna). In realtà l'aereo del papa non gira attorno al globo ma fa avanti e indietro in linea retta lungo una bisettrice prestabilita, come una rotella tagliapizza, il che tornerebbe. Senonché, per noi placidi nichilisti che passiamo le giornate in pigiama, la Terra potrebbe anche avere la forma di un elastico delle mutande, come in effetti sembrerebbero suggerire alcuni antichi poemi norreni, che la vita non ci cambierebbe di una virgola, ma si sa, l'uomo è sognatore e ha da agitarsi per tutto, fin per la forma della terra sui cui poggiamo i piedi, un problema di recettori della serotonina, basilarmente.

Ultim'ora

Un signore in caffettano è stato arrestato in piazza San Pietro perché inneggiava all’accoglienza dei migranti, è stato portato in questura perché viaggiava sopra una macchina scoperta con targa SCV, si è poi accertato che si trattava di un immigrato argentino di origini italiane che si era speso in passato per gli stranieri aderendo a una ONG di ispirazione mediorientale, è stato rilasciato sulla parola con obbligo di firma, si teme che possa fuggire all’estero e partecipare ad attività di proselitismo, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli nella speranza di smascherare l’intera organizzazione.

Lo strutto (amarcord)

Lo sugna si presentava in forma di vaselina conservata in barattoli di latta, noi la chiamavamo strutt, strutto, che viene da “struggere”, cioè “distrutto”, essendo lo strutto il grasso disciolto del maiale, del gugèt, in ispecial modo il grasso che gli proviene dalla zona lombare, praticamente le sue maniglie dell’amore, ma tagliuzzate e messe a cuocere per estrarne il prelibatissimo succo. La cotenna e i pezzetti di carne avanzati dalla cottura non venivano però buttati via (del maiale non si butta via niente) ma venivano salati, speziati e successivamente pressati nel torchio, serviti freddi in forma di ciccioli (o grasöli, “grassuoli”), lo snack dei campioni. Quando mangiavi i ciccioli poteva capitare che ti si incastrasse una setola fra i denti, le stesse setole che poi servivano per fare i pennelli e le pennellesse, che fra tutti i pennelli sono i più graziosi, le setole poi venivano rigurgitate in forma di palline di pelo. Lo strutto non serviva solo a friggere le cose salate, serviva anche a friggere le cose dolci, i favét, cioè i favetti, e i pinsin fritt, i pinzini fritti, che notoriamente si possono condire sia dolci che salati, perché noi della bassa delle tradizioni culinarie regionali prendevamo solo la crème de la crème, quel che faceva più male e in fin dei conti era più buono, nessuno temeva per le sue coronarie e quando si crepava si dava la colpa al destino, tutto sommato un buon compromesso. A Mantova lo usano anche per fare la schiacciata con le cipolle, in Romagna per fare le piadine, t’al dig (te lo dico).

Il male è l'ignoranza del bene

Ora il borghese ignorante può finalmente sparare in casa al ladro per difendere la sua proprietà, avendo però l'accortezza di non centrare il nonno o la televisione, mentre il radical chic che ha studiato, armato solo di Pasolini, cercherà di far comprendere all'intruso che capisce la sua situazione di disagio e di non offendersi se ha chiamato la polizia perché anche i poliziotti sono figli di proletari come lui. Il ladro comprenderà allora la situazione e si intratterrà amabilmente con il proprietario sorseggiando una tisana in attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine.

sabato 11 maggio 2019

Puntualizzo: non voglio dire che non serva a niente studiare, è che non si diventa necessariamente buoni studiando, apprendendo, comprendendo, si aggiunga a questo che non solo la gente non è tenuta ad essere intelligente, ma nemmeno può riuscirci se non ne è capace, non si cava il sangue dalle rape, pretenderlo è insensato. La gente è perlopiù irragionevole, pretendere di insegnarle come deve pensare non farà altro che imbestialirla ancor di più. Per cui è giusto che il mondo vada come deve andare.
Da dove viene la destra? Viene dall'impossibilità della sinistra di dare risposte semplici alle paure della gente, la paura c'è, è un dato di fatto, non è uno sbaglio della ragione. Continua invece la sinistra a pretendere dalla gente che capisca, come si trattasse di correggere un errore dell'intelletto, è una sinistra socratica, nel senso dell'intellettualismo etico (unica causa possibile del male l'ignoranza del bene): tutti sono buoni in potenza, anche i cattivi, solo che non studiano abbastanza, che se studiassero abbastanza si renderebbero conto dei propri abbagli e la conoscenza, come una forza irresistibile, li guarirebbe dall'errore facendoli diventare giusti. Senonché la qualità degli argomenti intellettuali della sinistra è attualmente così modesta che, anche potendo e ammesso che possa, non riesce a scalfire di un millimetro la paura, la cui intensità ha ormai raggiunto livelli di amperaggio ingestibili dalla ragione.

venerdì 10 maggio 2019

Altaforte e lo spirito del tempo

[rielaborato]

Il liberale grida allo scandolo perché Altaforte è stata buttata fuori dal salone del libro, come se dovesse esistere davvero una regione del mondo e dello spirito in cui le idee si confrontano e si emendano a vicenda in ragione di accordi stipulati fra intellettuali gentiluomini, ma quando mai? Ognuno se ne resta chiuso nella sua fede, di cui quella politica è solo la più evidente, lo spirito liberale è solo un’ombra sulla clessidra che segna il passare dei minuti, ora la vede così, stasera chissà, piuttosto è più interessante rilevare che per Altaforte comunque vada sarà un successo, che quando è il tuo momento e solchi beato l'onda dello spirito del tempo, qualunque cosa accada, qualunque torto subisci, ne uscirai sempre vincitore, cosicché l'esclusione si trasforma oggi in un formidabile trampolino di lancio per la tua casa editrice e l'antifascista si becca lo stigma del fascistone: è lo Zeitgeist, bellezza, e tu non ci puoi fare niente.
Della vicenda dell'editore Altaforte estromesso dalla Fiera del Libro di Torino ho compreso che comunque vada sarà un successo, che quando è il tuo momento e solchi beato l'onda dello spirito del tempo, qualunque cosa accada, qualunque torto subisci, ne uscirai sempre da vincitore, cosicché l'esclusione si trasforma oggi in un formidabile trampolino di lancio per la tua casa editrice e l'antifascista si becca lo stigma del fascistone: è lo Zeitgeist, bellezza, e tu non ci puoi fare niente.

Comprendere

Il nichilismo di noi postmoderni, per usare un motto hegeliano fuori dal suo contesto (ma nemmeno troppo), assomiglia alla notte in cui tutte le vacche sono nere, perché se abbiamo veramente la sensazione che non esistano più principi immutabili, allora i valori si impongono solo per la forza di persuasione che riescono ad esercitare in un dato momento e relativamente a un certo contesto, bene e male diventano indistinguibili in senso assoluto, il bene di oggi può assumere le sembianze del male di domani, e viceversa. Il mio pensiero in merito è che il nichilismo si sbagli a volere che nessuno principio veramente immutabile esista, che gli immutabili invece esistano, ma non irrorati sopra le nostre teste da un dio onnisciente che di fatto non si mostra, quanto nel mostrarsi delle infinite relazioni che regolano la mutazione dei valori. Tradotto in termini pratici: la fatica del comprendere costituirà sempre un valore, eternamente valida per ogni epoca e per ogni situazione.

domenica 5 maggio 2019

La Svizzera

Però la meteo svizzera l'aveva previsto - "la" meteo, in Svizzera si dice così -, aveva previsto questo vento con tre giorni d'anticipo, il giorno, il mese, l'ora e i minuti secondi, perché loro sono degli scienziati con una capoccia così, e precisissimi, si sa. Col loro leggendario apparato di stazioni meteo d'alta quota e di dati raccolti fin dal 1840 e la potenza dei loro calcolatori a 64 terabyte, che ce li hanno pure infilati nei buchi dell'emmental, e i radar doppler, e i cani San Bernardo. Secondo me hanno anche la medium, e lo sciamano in contatto con gli spiriti della natura. Io prima di stendere i panni consulto MeteoSwiss e posso mettere il timer che spaccano il secondo, non c'è niente che gli sfugge, non una goccia di pioggia o un chicco di grandine, comprensivi di peso, diametro e massa inerziale, non si muove foglia che la meteo non voglia, son più sicuri dei durex. Gran paese la Svizzera, gente che ha dato al mondo il toblerone non può essere così cattiva.
Stamattina c'è un gran vento, mi sono svegliato con il baccano dei vetri che tremavano e i pompieri sotto casa, sono cadute delle tegole dalla casa di fronte. Invece di pensare ai grembiulini che pensassero alle tegole. Che poi li capisco, lo capisco questo bisogno di ordine e disciplina, è come grattarsi quando si ha prurito, un riflesso pavloviano, la paura che prendiamo sottogamba i terroristi che poi ci vengono ad ammazzare, la contezza del pericolo parte dai grembiulini... però le tegole, capisci, pure le tegole se le prendi di spigolo fanno male.

venerdì 3 maggio 2019

La volontà d'impotenza

La volontà d'impotenza è la resa, la resa incondizionata all'obliterazione totale dei segni della vita, alla prevalenza del cretino a tutti i livelli della realtà. E' la trasvalutazione dei disvalori, un capovolgimento del peggio in un ancora peggio, il nostro diritto di sentirci sopraffatti dal nulla che ci circonda. Si potrà dire: non farla così tragica, ogni epoca ha il suo odore e si tratta solo di farselo piacere: ebbene, sono allergico al polline della realtà. 

Auto-conferimento

A Venezia un innovativo sistema di auto-conferimento dei rifiuti, termine moderno e non privo di eleganza che sta a significare "scendere a jettare a munnezz". L'utente (cioè il titolare della munnezz) potrà conferire da sé il proprio residuo (cioè la munnezz) la mattina presto appena uscito di casa lanciandolo direttamente nella bettolina a comparti differenziati (cioè il barcone pieno 'e munnezz) attraccata nei pressi dell'abitazione, è richiesta la buona mira, anziani e invalidi di guerra sono tenuti a consegnare il residuo all'operatore della Veritas (Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi) che provvederà in loro vece a calcolare gittate e traiettorie. (è un segno dei tempi e della caduta degli immutabili che la veritas, da criterio e valore di ciò che è vero, si sia trasformata in "multiutility per la fornitura di servizi ambientali ai cittadini").

mercoledì 1 maggio 2019

Se parlo di Nietzsche è perché sto facendo un sunto shot-for-shot, ovvero paragrafo per paragrafo, di Genealogia della morale, così da sapere di cosa si sta parlando una volta per tutte e non dovermi prendere il disturbo di rileggerla una seconda volta. Fatta la tara al ressentiment e ai momenti ascrivibili alla patologia, vi si trovano anche delle intuizioni molto acute (il nevrotico non è privo di intelligenza), soprattutto nella parte che riguarda la genealogia del senso di colpa e della punizione (seconda dissertazione), talune che si potrebbero anche definire al loro modo beccariane se non fosse che tendono a sbracare, in cauda venenum, sempre sul finale.

Il partigiano Nietzsche (versione semplificata)

In poche parole, Nietzsche idealizzava un uomo di superiore levatura spirituale, un uomo aristocratico che non si vergognava dei propri istinti (l’uomo “sano e forte” della classicità greco-romana), che non è mai esistito se non nella sua morbosa fantasia di filologo infatuato giovanilmente di Wagner (vedi La nascita della tragedia dallo spirito della musica). Quando poi Wagner lo “tradì” convertendosi al cristianesimo, Nietzsche imbastì tutta una sua polemica sulla genealogia della morale e sul disprezzo dello spirito giudaico-cristiano che può essere rivista nell’ottica del risentimento dell’allievo deluso dal Maestro, reo di tradimento nei confronti degli spiriti guerrieri del Valhalla (vedi Nietzsche contra Wagner).

Il partigiano Nietzsche

Si dirà: sì, pero Nietzsche non parteggiava, il suo era un discorso schietto e obiettivo sulla miserevole genealogia dei nostri buoni valori borghesi. Questo di solito se lo dice l'ingenuo, l'infatuato oppure il nietzschiano di sinistra per mettersi a tacere la coscienza. In realtà la partigianeria di Nietzsche per quel supposto spirito aristocratico che sarebbe prerogativa degli uomini superiori, purificati, idealizzati dalla lente deformante della lontananza storica è già tutta contenuta in quella Nascita della tragedia che è opera prima è fondamentale, già tutta ammantata di attaccamento morboso alle vestigia classiche del passato. Quello "spirito aristocratico" che tanto affascinava Nietzsche esisteva solo nelle suggestioni che il wagnerismo gli aveva inculcato fin dalla giovinezza e che lo hanno ammorbato per il resto dei suoi giorni, l'intera opera di Nietzsche si può leggere benissimo come la lamentazione dell'allievo disilluso dalla conversione al cristianesimo del Maestro, reo di tradimento verso gli spiriti guerrieri del Valhalla (vedi Nietzsche contra Wagner).

In miniera!

In occasione della ricorrenza della Festa del lavoro vogliamo ricordare Nietzsche, di come il socialismo sia per lui un sottoprodotto della morale del ressentiment giudaico-cristiano, quella raffinata forma di vendetta "politicizzata" che gli impotenti, qui visti sotto la categoria dei poveri, covano nei confronti dei potenti, qui visti sotto la categoria dei ricchi. Occorre qui specificare che Nietzsche, data la sua delicata costituzione, di fatto non ha mai potuto lavorare in miniera (teneva l'asma).
Uno si aspetta dall'Imperatore del Giappone una festa tutta kimoni, katane e arti marziali e invece eccoli lì nelle foto ufficiali vestiti di tutto punto con i loro tight e i loro guanti bianchi da maggiordomi che sembrano appena usciti dalla Traviata o da una festa di capodanno sul Titanic, forse aveva ragione Nietzsche quando diceva che il popolo ha vinto. Delusione.

martedì 30 aprile 2019

Faccio una fatica a scrivere in questo periodo, non sono ispirato, scrivo essenzialmente per non perdere la mano, come si fanno gli esercizi alla chitarra, sicché non mi esce niente di buono. I tipi umani attualmente presenti sul palcoscenico della politica non mi dicono un granché, nemmeno Salvini mi ispira cattiveria, una volta ero una vipera, adesso sono una pacifica lucertolina che se ne sta rintanata sotto la sua pietra e non chiede altro che essere lasciata in pace a leggere i suoi libri e ad ascoltarsi la sua musica. Vivo nascosto.

lunedì 29 aprile 2019

Allegoria

Massimiliano Allegri, plurititolato allenatore della Juventus, litiga in diretta con Daniele Adani, ex calciatore e commentatore di Sky: "Siete voi che siete teorici, anche te, sei il primo che leggi libri e di calcio non sa niente!". Offeso nell'onore Adani replica: "Ma che "leggi libri", non sono manco diplomato!". Bravo, diglielo che non sai neppure le tabelline. Anche l'incidente di Černobyl', a ben guardare, prese le mosse da un test condotto da un professorone che credeva di saperne di più degli addetti alle barre di controllo e abbiamo visto com'è andata a finire. 

Intervistato il giorno dopo da Fazio, Allegri rincara la dose: "Però, dio santo, che devo andare lì tutte le volte e mi devo sorbì la romanzina", che lì per lì potrà suonare sbagliato e invece per la Treccani trattasi di toscanismo filologicamente corretto: Ramanżina s. f. [da un anteriore romanzina (ancor oggi usato popolarmente)], e i saputelli se la piglino in saccoccia. (un detto popolare di queste parti recita: "Se sei così intelligente perché non hai fatto i soldi?", fine della questione).

venerdì 26 aprile 2019

Relativizzami questo

Il paragrafo 9 della prima dissertazione di Genealogia della morale come confermazione delle linee guida del famigerato piano Kalergi:

"Atteniamoci ai dati di fatto: il popolo ha vinto - ovvero "gli schiavi" o "la plebe" o "il gregge", chiamateli come vi piace - e se questo è avvenuto per mezzo degli Ebrei, ebbene mai un popolo ha avuto una missione più grande nella storia del mondo. "I signori" sono liquidati, la morale dell'uomo comune ha vinto. Si può considerare, al tempo stesso, questa vittoria come un avvelenamento del sangue (ha mescolato tra loro le razze) - nulla da eccepire; indubbiamente però questa intossicazione ha avuto buon esito. La "redenzione" del genere umano (dai "signori") è sulla migliore delle strade; tutto si giudaizza o si cristianizza o si plebeizza a vista d'occhio (che importano le parole!). Il progredire di questa intossicazione, attraverso l'intero corpo dell'umanità, sembra irresistibile [...]"

[a Mazzino Montinari, come d'uso, il compito di rendere commestibile per i tipi dell'Adelphi la polpetta avvelenata del pensiero nietzschiano]

giovedì 25 aprile 2019

Disperazione

Stavo leggendo in bagno La malattia mortale, l’unica opera integrale di Kierkegaard di cui attualmente dispongo nell’edizione economica Mondadori. Il libro tratta del tentativo, per il momento piuttosto tortuoso, di dimostrare come la disperazione sia quel tipo di malattia mortale che però non conduce alla morte, e che questa impossibilità sia proprio il segno indelebile della sua natura (mortale). Si tratta di considerare la disperazione come concetto in sé, com’è d’uso fra i filosofi, cioè sub specie aeternitatis, sotto l’aspetto dell’eternità e non sotto l’aspetto del caso particolare.

Ma un caso particolarmente disperato mi attendeva alla fine della sessione di lettura: la fine della carta igienica. La mano allungata verso il rocchetto di cartone, nudo come un uccellino spennato, la disperata ricerca di un ricambio che non c’era, in quell’attimo tutta la disperazione dell’essere mortale sgomento di fronte alla compiuta irraggiungibilità dell’eterno… usare le pagine del libro come surrogato dei fogli di carta softly, sì, va bene, e quali? Quelle che forse ho già letto, ma la cosa non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, l’ho pagato ben 6 euro e 20 centesimi, sarebbe un rotolo piuttosto costoso…

Dura la vita del singolo, quel singolo, come dice il filosofo.
La vita è brutta, più interessanti sono le vicende del pensiero. Per vita intendo qui il lavoro a cui si è costretti, le relazioni umane che per forza ne conseguono, che di umano hanno solo il nome, essendo gli uomini che si incontrano sul lavoro perlopiù orrendi. Questo sforzo vano e miserabile finisce alla lunga per renderti vano e miserabile, chiamarsene fuori impossibile, ci vuole tutta la pazienza di buddha per praticare l'olimpico distacco, unica via di salvezza, escludendo vincita ed eredità.

giovedì 18 aprile 2019

Stamattina mi sono svegliato al suono commovente del martello pneumatico, ma era la mancanza di un altro suono ben più molesto a far nascere in me una vaga speranza, la mancanza di quel dannato ta-tank del tombino, alzo dunque la tapparella e vedo due addetti comunali in pettorina arancione indaffarati attorno al maledetto, visione celestiale, non ci potevo credere, per un attimo ho creduto di sognare... il dio della manutenzione delle strade ha finalmente accolto le nostre suppliche, ora speriamo che anche il dio dell'Inps, ma non vorrei esagerare con le speranze.
Non esiste la libertà in senso stretto, ontologico, esiste tuttavia un sentimento forte della libertà che riguarda tutti, anche i cosiddetti sovranisti, i quali non fanno altro che rivendicare il diritto di sentirsi liberi di rifiutare tutto l'apparato liberal-progressista dell'accoglienza, dei diritti universali, della contaminazione culturale, in un eroico tentativo di invertire il corso della storia, per salvaguardare l'identità nazionale e arrestare l'inesorabile avanzata del melting pot. Nei casi più patologici si credono degli eroi, in loro brucia un fuoco sacro alimentato dalla paura di scomparire come tipi culturali, di dissolversi come occidente e occidentali, e il guaio è che non hanno tutti i torti, perché un giorno potremmo davvero estinguerci al di là delle reali intenzioni dei cosiddetti "invasori".

martedì 16 aprile 2019

Stavamo commentando anche l'abissale ignoranza dei giornalisti, gente laureata, la cui conoscenza di Notre-Dame non andava oltre i dépliant della Pro Loco, l’unica cosa che sapevano è che ci avevano incoronato Napoleone, ma non sapevano specificare se da Quasimodo o da Richelieu.

Culti pagani, ovvero Quasimodo, Esmeralda, lo spirito del musical nei versi immortali del Cocciante

E' Victor Hugo che ha reso immortale Notre-Dame de Paris, e qui in Italia i versi immortali del Cocciante, altro che incoronazione di Napoleone, altro che Luigi XIV, ma chi se li incula? (scusate il francesismo). Io e il mio amico ieri eravamo disperati, già ci vedevamo al suo posto il centro commerciale Île de la Cité, è andata anche bene. Che poi, si sa, il vero simbolo di Parigi è la tour Eiffel, Notre-Dame era lì che rosicava: e che, mi devo dare fuoco per avere un po' di attenzione?
Sicché, in tutto questo trambusto legato a Notre-Dame de Paris, è passata completamente in secondo piano Atalanta-Empoli, passaggio fondamentale per le ambizioni europee degli orobici, tanto da intravedere, ad essere maliziosi, un complotto dei francesi per distogliere l'attenzione dal campionato più bello del mondo, ma non vogliamo fare dietrologie. 

domenica 14 aprile 2019

La domenica delle palme

E' passata la processione sotto casa, cinque minuti cinque, solo i preti e i figuranti, pochissimi i seguaci, che se ne vedono di più ai concerti di Achille Lauro, e di più giovani. E' passata e hanno chiuso la strada per cinque minuti, poi la modernità ha ripreso il suo corso. Una manifestazione contro i migranti avrebbe riempito le strade.

venerdì 12 aprile 2019

Un problema di tombini

Ora, non voglio essere di parte ma l'amministrazione precedente del PD, qui a Como, almeno riparava i tombini che facevano tump-tump, tu li segnalavi e loro arrivavano subito a metterci una pezza, durava quel mese o due dopodiché il ripetuto passaggio degli autobus sfasciava di nuovo tutto quanto, ma almeno ci mettevano una pezza. Questi qui di Forza Italia, invece, non hanno nemmeno assegnato l'appalto per la manutenzione delle strade. Certo, è vero, l'amministrazione PD non è stata abbastanza cattiva con i migranti e gli accattoni e per questo è stata punita, ma bisogna soppesare bene i pro e contro: o la sfacciataggine dei migranti o quella dei tombini... il fatto è che con questi chiari di luna prima di rivedere un'amministrazione PD che si occuperà dei tombini passeranno almeno 20 o 30 anni e nel frattempo il mio tombino farà in tempo ad uscire dalla sua sede e andare in giro di notte ad agitare il sonno degli onesti cittadini che pagano le tasse, che a quel punto si vedranno costretti a cambiare casa se non proprio paese di residenza. Quindi ricapitolando: votate PD perché ripara i tombini, è un dato di fatto.

giovedì 11 aprile 2019

Bill Gates per un governo tecnico (ovvero "Criceto Meccanico")

Stavo pensando che non c'è sistema operativo che ricalchi così profondamente lo spirito degli italiani come Windows. Prendi gli aggiornamenti: quelli di Windows sono "consigliati" ma di fatto obbligatori, "manuali" ma di fatto automatici. Ti sembra di essere riuscito a comandargli di avvertiti quando devono partire ma grazie a certe formule bizzantine di cui gli stregoni della Microsoft sono da sempre maestri capisci subito che ti hanno buggerato, di fatto gli aggiornamenti partiranno comunque a tua insaputa, come le case di Scajola (capita solo a pochi fortunati). Te ne accorgi perché tu puoi anche avere 32 tera di RAM installata sul tuo computer ma nonostante ciò le finestre si apriranno con una lentezza tale che ti sembrerà che te le stiano aprendo "a manovella". Poi, quando spegnerai il computer a notte fonda e pensi proprio che te ne andrai a dormire beato predisponendo il tuo bel cantuccio nel mondo dei sogni, ti si presenteranno le famose due alternative: "Arresta e aggiorna" o "Riavvia e Aggiorna". Mmm... fammi pensare... penso proprio che aggiornerò! Così finisci per addormentarti alle due di notte alla luce azzurrina di Windows come un astronauta inondato dal riverbero celeste dell'atmosfera terrestre mentre l'hard disk ronza e ticchetta come un criceto meccanico impazzito. Bill Gates per un governo tecnico.

sabato 6 aprile 2019

Il corso di nuoto

Mi è tornato in mente stamattina come un incubo proveniente dal passato la dolorosa vicenda del corso di nuoto che mi fecero fare da bambino. Ricordo che ci riunivano tutti sull’autobus il pomeriggio sul tardi e io mi mettevo di malumore fin dalla mattina, facevamo i chilometri per raggiungere la piscina, ricordo il senso di umiliazione di trovarmi lì in mezzo agli altri con il mio costumino striminzito e le mie gambette pallide. Disonore, vergogna, degradazione. E poi la tortura dell’acqua. Ci costringevano a tuffarci dal trampolino per prendere dimestichezza con l’elemento e io vivevo quei tuffi come piccoli suicidi, prove anticipate della morte. Gli altri si divertivano. Coglioni. Io nel frattempo proprio non imparavo a nuotare, sicché mi misero nel gruppo di quelli che provavano a stare a galla. Ci diedero una specie di galleggiante di polistirolo e così ci esercitavamo in disparte a non colare a picco. Con scarsi risultati. Quando finiva era un gran sollievo, ricordo il freddo mortale quando uscivo dall’acqua, ma c’era da fare ancora la doccia, proprio lì, in mezzo agli altri. Io mi nascondevo dietro alla nonna che mi assisteva in tutto quel trambusto porgendomi l’asciugamano. “Nonna, quando torniamo a casa!”, non ce la facevo più. Siano stramaledetti i corsi di nuoto e gli assembramenti coatti a scopo di socializzazione. “Proprio non vuole stare in mezzo altri!”, mi dicevano. E ti credo, ci avevo la mia dignità, io!

(la dignità ferita dall'umanità fessa e cretina era un dogma che mi era stato instillato nell'animo fin da piccino, quando parti così è chiaro che il cammino risulterà accidentato)

venerdì 5 aprile 2019

Il mio realismo mascherato da cinismo mi dice che la grande vicenda dell'elevazione dell'uomo a qualcosa di più di una scimmia è e resta soltanto un apostrofo rosa fra le parole "ti" e "ammazzo". Partiamo dal presupposto che l'uomo sia l'animale di sempre, quando non è minacciato passa per homo civilis, quando per qualsiasi motivo è la sua stessa sopravvivenza ad essere messa in discussione allora si mette a divorare i figli altrui con la stessa nonchalance di chi reclama un riparo per la notte. La civiltà può tornare indietro, non c'è dubbio.

mercoledì 3 aprile 2019

Essere reazionari di questi tempi ti dà un brivido, come mettere il farfallino a una festa di addio al celibato, essere reazionari ti fa dandy. Poi anche lì arriverà quel momento fatale in cui quello che era così bello e anticonformista si conformerà alle forme correnti dello Zeitgeist e tutto ricomincerà da capo. Citare De Maistre in risposta alla Boldrini, far finta di essere cattolici in un mondo di atei, verrà a stufo anche quello, l'importante è far passare il momento senza lasciarci le penne.
Il congresso si è tenuto a Verona ma i primi risultati concreti si sono visti in Brunei: pena di morte mediante lapidazione per gay e adulteri. Severo ma giusto. Coerenti, quantomeno. Forse siamo noi il problema, forse è la nostra società che non è ancora pronta. 

lunedì 1 aprile 2019

L'intelligenza ferita

La politica è per esempio il miglior banco di prova per la teoria della destinazione all'acefalità del genere umano. L'intelligenza in questo campo è messa principalmente al servizio della durabilità degli esecutivi, conta durare, come per le batterie dei cellulari. Durare per sé ma soprattutto per gli altri, che non l'abbiano vinta. Ora, piegare l'intelligenza a questi scopi è come possedere una spada invincibile e utilizzarla per tagliuzzare i pomodori. Ad offendere l'intelligenza in questo modo se ne pagheranno poi le conseguenze, si vendicherà di noi, come una dea ferita nell'orgoglio.
In questa cospirazione degli insulsi che fa da preambolo all'incremento inarrestabile del livello di mediocrità generale riecheggia un poco l'argomento nietzschiano della macchinazione dei deboli nei confronti dei forti, dove "debole" e "forte" sono in Nietzsche categorie fortemente idealizzate, deformate attraverso la lente del suo temperamento tragico (per non dir tragicomico), qui invece la questione è molto più semplice: gli insulsi non hanno nemmeno più bisogno di cospirare, che la cospirazione sottende anche una certa cognizione, no, la mediocrità procede ormai dagli insulsi come una necessità fisiologica, una funzione corporale che si espleta in modo del tutto naturale e non necessita di un particolare apprendimento. Per cui di nuovo: a fronte di un costante affinamento delle tecniche scientifiche non corrisponde un diametrale affinamento delle doti intellettive, l'acefalo è l'uomo dell'odierno e del dopodomani.

domenica 31 marzo 2019

Diciamocelo: impossibile emendare il mondo coi bei discorsi di virtute e canoscenza, la stragrande maggioranza semplicemente non li intende, e se anche possiede una sua intelligenza è di quel tipo particolare che inerisce più all'astuzia e alla malizia, una sorta di cospirazione degli insulsi, seppur eccellenti nel sopravanzarti sul posto di lavoro e nella vita, dove sono espertissimi nel maneggiare le regole non scritte della quotidiana lotta per la sopravvivenza, e a noi non resta che la disfatta. Prosit.

sabato 30 marzo 2019

La donna utero

Ma guarda il casino che stanno facendo a Verona, mettere in discussione la 194. Io non voglio che gli embrioni muoiano però ho sempre pensato che sulle cose che accadono nel corpo della donna la donna debba avere l’ultima parola. Se fossero stati gli uomini a farsi crescere i figli dentro la pancia la questione non si sarebbe posta, sai le tragedie? L’uomo non ha pazienza. Per la donna è diverso, è nella sua natura, è un archetipo dell’inconscio collettivo che si debba sobbarcare l’onere di far crescere il seme sacralmente deposto nel suo utero dall’uomo sovrano del cielo e della terra, per cui il tema torna e ritorna, l’eterno ritorno, e finché ci sarà un utero ci sarà sempre chi pretende di reclamare su quell’utero dei diritti, perché sennò l’occidente muore (donna, sei proprio cattiva se l’occidente muore, mollala al maschio dominatore, è l’ordine naturale che lo vuole). 

La ragione mortifera

Perché non funziona più come una volta l'affabulazione del razionalismo illuminista, perché la ragione non illumina più le menti ma è il risentimento che le rabbuia? Per paura, è vero, ma bisogna capire da dove viene questa paura: la ragione, quella salvifica, è arrivata a un punto morto. Ha trovato il suo bel campo di applicazione nella tecnica ma è chiaro che da sola non costituisce un'occasione di riscatto per l'umanità. Tecnica o non tecnica l'umanità è quella di sempre, restano le sue magagne. Nessuna particolare felicità nel pensarsi individui mortali in balia delle leggi della natura, nessuna consolazione, nessuna mistica positivista e sol dell'avvenire. L'avvenire è che si scompare, comunque e per sempre. La ragione ti salva finché sei vivo. Sii felice, ti dicono, hai l'orologio, prodigio della tecnica, che ti avverte se avrai un infarto: sei salvo, per il momento. E allora la ragione conduce comunque al nichilismo, la nevrosi fondamentale dell'uomo moderno che si crede un niente e che reagisce ora tentando di protrarre la vita finché può, ora cercando tenacemente di dimenticare il suo destino mortale, ma l'ombra del nichilismo che ha evocato gli scava la fossa, non sa più che pesci pigliare, una sola cosa sa, che ha paura della morte, la sua è una ragione mortifera.

Babylon

Siccome poi il tipo occidentale non cresce più demograficamente per stanchezza, perché ha mangiato la foglia, perché i figli sono un bell'impegno e ci sarebbero cose anche più divertenti da fare, allora monta una sorta di sindrome da accerchiamento: miliardi di selvaggi che premono ai confini dell'eden occidentale con la sola forza bruta del numero, come nelle apocalissi zombie del cinema, dove un corpo caduto a terra viene scavalcato da una moltitudine acefala di altri corpi che lo sovrastano come una marea inarrestabile. Ci invadono. Subdolamente si sostituiscono a noi, come nell'invasione degli ultracorpi. Scatta il serrate le file, il richiamo ai sacri valori della famiglia in un tentativo disperato di salvare il salvabile, ma questa volta dio c'entra meno, c'entra di più la fifa, la paura di essere spazzati via dal negro e dal feroce saladino: Ṣalāḥ al-Dīn, la rettitudine della fede, perché loro ancora ci credono, arretrati come sono. E la cosa buffa è che stavolta potrebbero anche spuntarla dando ragione ai piagnoni e così sia: Babylon, possente città, in un'ora sola è giunta la tua condanna!