lunedì 25 maggio 2015

Releasement

Tengo a precisare che non sono più affetto dalla malattia dell'umanesimo, non ho da fare le battaglie laiche, che i diritti dell'uomo non esistono e tutt'al più glieli si concede per pietà o per magnanimità, quando non se li attribuisce direttamente da sé, per megalomania o per semplice adeguamento allo Zeitgeist (che l'atto del conformarsi rilascia endorfine). Se da un lato trovo dunque risibili e velleitarie le recriminazioni dei reazionari, così in questo scimmiottare modelli di comportamento eterosessuale fino a procurarsene le stimmate ci vedo più dell'autolesionismo che un reale progredire della civiltà. Ma per carità, sono per il vivi e lascia vivere, se desideri sposarti e replicare specularmente il profilo esistenziale di mamma e papà, accomodati pure, a me che importa? Per questo non capisco Adinolfi e perché se la prenda tanto, e ho detto Adinolfi per dirne uno. Forse ti piace quel che dici, ti autosuggestioni ascoltando la tua voce, ti pare cosa utile portare la tua croce. O forse davvero temi la disgregazione della società, la morte demografica, l'apocalisse pediatrica. Io penso, e penso anche di non sbagliarmi, che l'istituto matrimoniale semplicemente non è più necessario, ma è dire quasi una banalità. Se un tempo il matrimonio era una scelta quasi obbligata dettata da necessità contingenti, oggi è tutt'al più un'opzione estetica prima ancora che etica. La lunga marcia della liberazione omosessuale, insomma, non è dunque causa ma sintomo e conseguenza di questo stato di cose. Se poi però ti piace sbraitare contro l'irrimediabile degrado della società, fai pure, basta produrre la prova che tieni un amico gay che magari la pensa pure come te e con questo abbiamo chiuso il cerchio.