lunedì 4 maggio 2015

Apologo morale

Cerco risposte nel vasto mondo degli antagonisti ma non ne trovo. Serve a poco l'apologo morale per contrastare la megamacchina capitalista, i continui richiami all'etica, la sterile illusione di essere dalla parte dei giusti. Tu puoi indicare tutte le contraddizioni che vuoi, puoi fare appello ai valori umani contro la spietata logica del capitale, puoi darti al luddismo e scassare le macchinine (lo facevo anch'io, i bambini sono tutti dei casseurs), comunque non ne verrai a capo. Perché quella logica che tanto si vuole contrastare è radicata nell'essere stesso degli uomini, il difetto sta nel manico. Quando accade che il prometeo liberato giunge a incatenare il suo creatore, lo stupore è grande e altrettanto la rabbia: ma come, io ti ho creato e adesso ti rivolgi contro di me? Perché questo sta accadendo, che tutto l'apparato messo in piedi per favorire il nostro radioso avvenire alla fine si rivela insopportabile perché divenuto ineludibile, il progresso infinito e duraturo si nutre di quegli stessi uomini a quali dovrebbe garantire la salvezza: e adesso, come ne usciamo? Non ne ho la più pallida idea, il treno corre troppo veloce per fermalo con una mano sola, si potrebbe farlo deragliare, ma a grave danno di tutti i suoi passeggeri (intendiamoci, c'è pure chi pensa che il gioco valga la candela, sempre che se ne esca vivi).

«Gli antichi maestri di questa scienza promisero l'impossibile e non giunsero a nulla. I moderni maestri promettono davvero poco; sanno che i metalli non possono essere trasmutati e che l'elisir di lunga vita è una chimera. Ma questi filosofi, le cui mani sembrano fatte solo per frugare nel fango, i cui occhi sembrano fissarsi solo sul microscopio, o sul crogiuolo, hanno compiuto miracoli. Essi penetrano nei recessi della natura e ne rivelano l'opera segreta. [...] Hanno acquisito nuovi e quasi illimitati poteri, possono comandare il fulmine nel cielo, simulare il terremoto e prendersi gioco del mondo invisibile con le sue ombre.» (Frankenstein, Mary Shelley).

«Rimetta a posto la candela!» (Frankenstein Jr., Mel Brooks).