sabato 2 maggio 2015

Dispotismo e governabilità

Si potrebbe pure pensare che la democrazia non possa che essere formale. Si prenda la sua definizione classica, ci si metta dentro la volontà popolare e la pluralità dei partiti, condisci il tutto con la libertà di stampa e le libere elezioni e il gioco è fatto: la forma è salva così come la sostanza. Temo che questo sia il significato più immediato e al quale tutti, in ultima analisi, si attengono. Devo poi di nuovo prendere a prestito l'esempio tedesco: Angela Merkel guida la Germania da dieci anni, questo significa che in Germania è stata sospesa la democrazia? No, anzi, si prende a modello la Germania come esempio di governabilità (semmai le accuse di dispotismo rivolte alla Merkel giungono dall'esterno). Qui sta il punto: c'è un sentimento, un sentimento che potremmo definire "democratico", al quale si àncora il giudizio di merito sul livello di democraticità di una nazione. E' una questione vecchia come il mondo, già i greci, quelli antichi, si erano resi conto che la volontà popolare si può orientare e piegare al proprio interesse, con grave danno per l'immagine della rappresentatività. A maggior ragione oggi che il sentimento democratico viene continuamente plasmato non solo dalla retorica dei gesti e delle parole, ma anche dalle forme incombenti della modernità, sopra le quali ci formiamo la nostra idea di libertà. Per farla breve: la volontà popolare non è quel dato originario che scaturisce puro e incontaminato, sciolto da qualsiasi legame con l'offerta politica, c'è un continuo gioco di specchi fra eletti ed elettori, gli uni si specchiano negli altri e dall'interpolazione di tutti i riflessi scaturisce la realtà di fatto. Detto questo, il vero convitato di pietra che fa pendere la bilancia della democrazia verso il piatto della governabilità è la necessità tipicamente contemporanea di rendere più efficiente la macchina dello stato che di fatto si è tramutata in vera e propria azienda che deve competere sui mercati per garantirsi la sua sopravvivenza, una supremazia dell'economia sulla politica, insomma, con buona pace del popolo sovrano, al quale si deve poi spiegare che si deve adeguare in fretta al cambiamento di prospettiva. In questo senso la governabilità dovrebbe garantire, nelle intenzioni, la rapidità del consiglio di amministrazione. Che poi Renzi, al netto della retorica e di tutto lo storytelling che lo accompagna sia davvero in grado di garantire dei fatti nella direzione della "competitività del sistema Italia", questo è un altro paio di maniche, che anche il despota, dai e dai, cade vittima del malcontento popolare se nulla cambia o se tutto cambia in peggio, e questo serva da ulteriore argomento democratico.