lunedì 11 maggio 2015

La morte termica

Ci fu un tempo in cui un mucchietto d'atomi consustanziatosi in una particolare configurazione spazio-temporale rispondente al nome di Napoleone Bonaparte riuscì a catturare l'immaginazione di grandi uomini di pensiero e di lettere quali Federico Hegel e Giovanni Volfango Goethe, per non dire di un'innumerevole schiera di artisti, loro sì sensibili più di noi alle cangianti modulazioni dello Spirito. Tutto perduto. Vi furono poi altri eroi e specialisti della mesmerizzazione che riuscirono a catalizzare l'attenzione delle masse in ogni tempo e luogo, e così anche in tempi recenti, da Mussolini a Renzi, passando per Craxi e Berlusconi. Noterete il progressivo e inesorabile indebolimento dell'essere secondo categoria filosofica, l'irreversibile deteriorarsi degli immutabili. Già s'intravedono i bagliori dei futuri uomini della provvidenza, di qualità via via inferiore secondo legge di secolarizzazione. Secolarizzano anche le forme dell'autorità, le dittature, i totalitarismi, tutto tende alla morte termica, nessuno si scalderà più per alcunché. Questo lo dico in preda al solito ritorno di depressione, o, se vogliamo, in preda allo sbigottimento di fronte all'impossibilità di trattenere nel medesimo stato un qualsiasi ente in un determinato punto dello spazio e del tempo (ammesso che ve ne sia uno).

2 commenti:

  1. Qui, più che in nuce, c'è una riflessione di altissimo tenore. Hai una depressione estremamente fertile.

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    1. Tra un po' mi metterò a girare come i sufi.

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