domenica 10 maggio 2015

Hemingway

Niente di epocale e infatti la cosa scivola via tranquilla nel torpore generale di una placida domenica di maggio, parlo della visita di Raul Castro al papa. Non potendo più resistere al richiamo dell'occidente, Cuba cerca di salvare il salvabile tentando una nuova via al socialismo, quello della dottrina sociale della chiesa. D'altronde è da un pezzo che il marxismo convive con l'immaginario del poverello d'Assisi e il socialismo con quello di Gesù Cristo, pensano così di intenerire il mostro capitalista. L'interesse è reciproco. D'altronde come si fa ad esportare nei Caraibi il modello calvinista? Peggio che esportare la democrazia in medio oriente. Lì il capitalismo può essere solo di rapina, tutt'al più addolcito dalle suadenti atmosfere dei villaggi vacanze. Il pauperismo della chiesa cattolica può smorzare dunque l'impatto più duro con il mercato nella fase di abbandono del marxismo e Cuba diventare luogo di villeggiatura per seminaristi in cerca di brividi esotici, non è meraviglioso? Basta raccontarsi che non hanno vinto gli americani (Gianni Minà docet).

«Leggo tutti i discorsi del Santo Padre, se continuerà a parlare così anch'io che sono comunista ricomincerò a pregare. E non lo dico per scherzo».