venerdì 30 maggio 2014

Mi spiace vedere questo mio amico filosofo che si è infilato in una sorta di lotta senza quartiere al capitalismo, esortandoci a trovare un nemico e combatterlo, finendo per concludere che il movimento di Grillo è di gran lunga il migliore del panorama politico italiano e fors'anche mondiale. A che pro questo manicheismo che ci divide tutti in buoni e cattivi, Berlino est e Berlino ovest, quale urgenza, quale pulsione alla purezza e all'integrità morale? Certamente lui non si dispiace affatto, nella sua ottica sarei io lo schiavo salariato che accetta il suo destino senza fiatare, ma che posso dire? Che la contaminazione è una strategia migliore della contrapposizione diretta (e speriamo che i grillini non lo capiscano troppo in fretta!). Tentare di abbattere il capitalismo cooptando un gran numero di buoni e giusti che riescano a respingerlo e a mantenerlo a distanza con la sola forza della loro incorruttibile volontà è impresa destinata al fallimento in mancanza di un vero stravolgimento delle condizioni materiali ("materiali" in senso marxiano). Io tendo ad essere comprensivo, a capire l'altro, a rendermelo accessibile, a tagliare i giudizi con l'accetta si finisce per giustiziare i concetti e a girare a vuoto entro gli angusti limiti del proprio cerchio magico.