venerdì 2 maggio 2014

Ecco, pensavo appunto come sia impensabile sgridare il capitalismo sperando che ci ascolti, o, come Umberto Galimberti, le cui copertine semaforiche della Feltrinelli ci osservano ammonitrici dagli scaffali, ritenerlo ineluttabile ma tenergli comunque il broncio, sperando che si muova a compassione. E' in un certo senso l'atteggiamento di chi è stato trascinato contro la sua volontà in una battuta di pesca d'altura dopo aver evocato le bellezze del mare e continuamente si lamenta e pungola il pescatore per ritornarsene a riva, che non era quello il senso che voleva dargli, ma egli è sordo ad ogni recriminazione tanto è importante per lui pescare i suoi pesci. Quello che voglio dire è che, una volta spalancato l'orizzonte della libertà, difficile, molto difficile che la libertà torni sui suoi passi e si dia un limite. La critica al capitalismo va nel senso di ritenerlo di impedimento all'umanità (e da qui le critiche di disumanità), di impedimento alla sua stessa libertà, proprio quando il capitalismo vorrebbe garantire la libertà nel suo senso più ampio. E' possibile che si stia parlando di libertà diverse o è possibile che il gioco sia sfuggito di mano, che come spesso accade in certe questioni che riguardano la dimensione sociale si parta per evocare un senso e poi quel senso si trasformi olisticamente in qualcosa d'altro. L'uomo per vivere deve poter farsi spazio perché questa è l'unica dimensione che riesce a sopportare, quando si rende conto che proprio quel capitalismo che predica la libertà economica può ridurre il suo spazio è chiaro che si sente soffocare. E' nello scarto che si crea fra l'intenzione iniziale e il senso che ha autonomamente assunto la grande macchina, e cioè l'impressione di esserne ingranaggi perlopiù sostituibili e quindi di nessun valore, che tenta di riguadagnar terreno l'azione dell'umanesimo, ci riuscirà? A mio modesto avviso saremo sempre impigliati in questa oscillazione continua fra illusioni di libertà, perché essere praticamente obbligati ad essere liberi, in un modo o nell'altro, è all'origine di tutti i patemi e di tutte le questioni più fondamentali.