lunedì 26 maggio 2014

La critica che Marco Travaglio muove a Matteo Renzi non può andare molto aldilà dell'accusa di essere un bluff e che occorre solo dare agli italiani il tempo necessario perché se ne accorgano, per poter andare a votare in massa il suo amatissimo M5S, il quale attualmente pare l'unico movimento ad avere il patentino di sana e robusta costituzione morale. Ma, deo gratias, perché l'uno sarebbe un bluff e l'altro no? Pur concedendo la buona fede ai tanti giovani di belle speranze che muovono i loro primi passi appassionati assieme a Grillo, ma chi garantisce che la sola buona fede sia garanzia di un corretto approccio alla realtà? Che siano onesti è incorruttibili fa loro onore, ma la sola onestà non è garanzia di capacità. Lo sbruffoncello seduto di taglio da Bruno Vespa, invasato e compiaciuto della sua aurea di capopolo, è stato investito di troppa autorità in ogni campo dello scibile, chi si prende la briga di dubitare della correttezza delle sue valutazioni? Sbagliati i toni, si dice da più parti, Grillo scherza nove volte su dieci e dei suoi scherzi rimangono solo i titoloni sui giornali, i quali fanno scalpore. Un gigantesco misunderstanding, una commedia degli equivoci che sporca la reputazione di un uomo fondamentalmente buono ma demonizzato dalla stampa. Ma questa fondamentale bontà a quali valutazioni farebbe capo? Le belle anime di Travaglio e Padellaro, all'eterna ricerca del Santo Graal.