sabato 14 marzo 2015

Untermensch

Parlerò male di Nietzsche. Prenderlo semplicemente per i fondelli sarebbe pure la cosa più facile del mondo, all'occorrenza troverete l'allegro Ferraris*, qui nei panni del comico sanremese, ad occuparsene puntualmente e con dovizia di particolari (ha il dente avvelenato con gli ermeneuti e per questo attacca il loro santo protettore nel tentativo di abbattere l'albero partendo dalla radice). Quel che mi premerebbe è invece mostrare quanto fosse arbitraria la lettura nietzschiana di sinistra, ma mi pare che la cosa si sia capita. A questo punto, dico, meglio darlo in pasto ai fascistelli, i quali, al netto dell'indigesta (a Nietzsche) dottrina sociale, potrebbero legittimamente farne il campione del pensiero elitario ed aristocratico. Con Nietzsche occorrerebbe poi fare una certosina operazione di separazione del grano dal loglio, ma la farò privatamente per non tediarvi oltremodo. In quanto all'altra vetusta questione, cioè se Nietzsche fosse filosemita o antisemita, si può dire entrambe le cose a seconda del punto di vista (accogliendo qui il celebre motto «non esistono fatti, solo interpretazioni»). Chi tende a scagionarlo in quanto era amico di un medico ebreo (la qual cosa suonerebbe come "io non sono omofobo perché ho un amico gay"), chi invece, come me, pensa che i presupposti ci fossero tutti e che non attendessero altro che essere portati alla luce. Se Schopenhauer riteneva dunque la Volontà come dannosa suggerendo all'uomo di allontanarsene, Nietzsche intese cavalcarla, ma cavalcare il caos significa esserne alla mercé, come se il caos fosse di per sé più giusto in quanto elemento più originario: non c'è motivo di ritenerlo perché non essendoci qui per principio né un giusto né uno sbagliato ("l'innocenza del divenire") una soluzione varrebbe esattamente l'altra. E in quanto a trasvalutazione dei valori poté più la rivoluzione industriale che tutte le sue filippiche nichiliste, casomai da interpretare come sintomi e non come cause (d'altronde che Dio fosse morto lo sapevano anche al mercato), come se il nostro fosse da benedire e canonizzare in quanto padre nobile della secolarizzazione: in realtà non ci fu uomo più agito e in balia di se stesso e del suo tempo di Nietzsche, altro che agente del mutamento!