sabato 7 marzo 2015

Sindrome di Re Lear

Il Crepuscolo degli Idoli è uno dei migliori libri di Nietzsche, intendo dal punto di vista del lettore. Già nelle Sentenze e Frecce poste propedeuticamente all'inizio del libro c'è tutta la dolente sintomatologia del solitario ossessionato dal grande compito che gli è stato assegnato.

Sentenza 3. «Per vivere soli si deve essere una bestia o un dio — dice Aristotele. Manca il terzo caso: si deve essere l'una e l'altra cosa — filosofo». Ovvero "del fare di necessità virtù", sport in cui Nietzsche senz'altro eccelleva (sono davvero un filosofo mediocre, rinuncerei infatti volentieri alla solitudine, non vi è nulla di particolarmente speciale nell'isolamento). Fa il paio con la sentenza 11: «Può un asino essere tragico? — Crollare sotto un peso che non si può portare e neppure portar via?... E' il caso del filosofo». Poveretto, tutte a lui le disgrazie.

Sentenza 25. «La contentezza protegge persino dal raffreddore. Si è forse mai raffreddata una donna che sapesse d'esser ben vestita?  — Faccio il caso che fosse quasi svestita». La misoginia di Nietzsche fa pure tenerezza, è una misoginia "calda" al contrario di quella "freddissima" di Schopenhauer, e questa è pure una battuta carina. Quanto avrei voluto vedere Nietzsche alle prese con una virago di Crumb... Fa il paio con la sentenza 27. «Reputiamo profonda la donna  — perché? Perché non si arriva mai a toccarne il fondo. La donna, poi, non è neppure superficiale». Tante grazie, se fossi una donna sarei lusingata da tanta magnanimità.

Sentenza 35. «Ci sono casi in cui siamo simili a dei cavalli, noi psicologi, e veniamo presi dall'irrequietezza: vediamo vacillare su e giù la nostra ombra. Lo psicologo deve stornare lo guardo da per avere in genere la possibilità di vedere». Fra asini, cavalli e sogni di Raskolnikov, sinistre allucinazioni premonitorie.

Sentenza 43. «Importa forse che sia io ad avere ragione! Io ho troppa ragione. — E chi oggi ride meglio, riderà anche per ultimo». Ma certo, non si agiti che le porto subito la medicina (me lo immagino alle prese con una nerboruta badante ucraina di origine ebraica).

«Io faro' tali cose... quali sono non lo so ancora; ma saranno il terrore della terra», diceva Re Lear... e Bertrand Russell: «Il suo uomo nobile (lui stesso nei suoi sogni), è un essere completamente privo di simpatia, spietato, astuto, crudele, che pensa solo al potere. Re Lear, sulla soglia della pazzia, dice: Farò tali cose (quali ancora non so) ma saranno il terrore del mondo». (Storia della filosofia occidentale).

Nietzsche, in sé, era un agnellino, era il suo alter ego, il sig. Über Mensch, che era terribile. Da piccolo al povero Friedrich dovevano avere ripetutamente pestato gli occhiali, per cui aveva sviluppato questo supereroe, questa proiezione del suo ego ferito, che doveva vendicarlo agli occhi del mondo. Che poi, grazie a questa particolare patologia, sia diventato l'interprete assoluto delle ansie nel ventesimo secolo, questo fu un problema più del ventesimo secolo che di Nietzsche (riconoscersi nei deliri di un borderline, ci sarebbe materiale per psicanalizzare l'intero secolo breve).