domenica 8 marzo 2015

Il Socrate semita

Prosegue la rilettura del Crepuscolo degli Idoli, siamo al capitolo su Socrate. 

1. Qui Nietzsche parte subito col dare al simpatico sileno del malaticcio in quanto corruttore dello spirito vitale che fu di quegli antichi elleni forti e vigorosi molto idealizzati dai romantici, scorge nel tafano «un accento pieno di opposizione alla vita», e crede di trovare la pistola fumante in quel famoso: «vivere — vale a dire essere lungamente malati: sono debitore di un gallo ad Asclepio salvatore». Già gli è partita la brocca e comincia col dargli dello stagionato (e mi sembra il minimo) e del décadent...

2. ...A lui e a tutti i grandi saggi attorno ai quali s'è formato nel corso dei secoli il consensus sapientum, non già prova di verità provata, ma sintomo di una predisposizione fisiologica alla malinconia e alla stanchezza della vita (e per questo già tutti d'accordo fra di loro nel dare contro a lui e al superuomo). «Il fatto che un filosofo» chiosa il nostro livoroso Federico «veda nel valore della vita un problema, risulta a questo modo persino un'eccezione contro di lui, un punto interrogativo sulla sua saggezza, un'insipienza». Mi sento punto sul vivo, potrei risentirmene, credo che non voterò le riforme per punirne l'arroganza.

3. Qui siamo all'eccellenza, qui si attacca Socrate per il suo aspetto fisico manco fossimo in presenza di un Berlusconi che infierisce sulla Bindi. Prima di tutto Socrate appartiene alla plebe, al popolo minuto, e t'ho detto tutto. E' brutto e la «bruttezza, un'obiezione di per se stessa, è tra i Greci quasi una confutazione» (è noto invece che Nietzsche era bellissimo). La bruttezza è spesso l'espressione di uno sviluppo ibrido, dice, ostacolato dall'incrocio (la purezza della razza...). E di nuovo: gli antropologi forensi dicono che il delinquente tipico è brutto. Socrate la prende sul ridere.

4. Che Socrate sia un decadente lo si vede anche dalla sregolatezza degli istinti e dalla «malvagità da rachitico» che lo contraddistingue. Tutto è in lui caricatura, Socrate è subdolo, pieno di secondi fini (Socrate si è già tramutato in Shylock).

5. Con la dialettica socratica la plebe rialza il capo contro il gusto aristocratico. Prima di Socrate, dice, nella buona società la dialettica era considerata posa da screanzati, si metteva in guardia i giovani dall'usarla.

6. La dialettica è l'opzione di chi non ha altri mezzi, con la dialettica si può mostrare tutto e il contrario di tutto, lo dimostrerebbe l'esperienza delle assemblee pubbliche, ma «si deve saper conquistare con la forza il proprio diritto; altrimenti non se ne fa uso alcuno». E poi, finalmente, si capisce dove si voleva andare a parare: «Per questo gli Ebrei erano dei dialettici; la volpe Reinecke lo era: come? e lo fu anche Socrate?».

Continua.