sabato 14 marzo 2015

E' lo storytelling, bellezza

Non dobbiamo concentrarci sulla singola persona, tanto si imporrà sempre chi sa raccontar balle meglio degli altri. Prendi il Salvini, per esempio: senza i suoi rom e la minaccia all'occidente cristiano, che gli rimarrebbe? Poco e niente, nemmeno l'alleanza strategica con CasaPound. Così il Renzi, che con il suo efficientismo tutto selfies e visione del futuro sa tramutar il nostro solito ridurci all'ultimo minuto in un'entusiasmante corsa al fotofinish (chi vincerà? Mah). Così il Berlusconi senza le sue olgettine, ridotto a far promozioni sulle dentiere. In una democrazia, per decidere davvero con cognizione per chi votare, bisognerebbe prima avere una visione certa di dove si vuole andare e di cosa si dovrebbe fare: ce l'abbiamo? Tutti Keynes e tutti Von Hayek, qualcuno marxista, l'altro fascista, per non dir dei cattolici. Tutti allenatori, tutti ct della nazionale, chi di pancia e chi per dispetto, chi per fede e chi per diletto, perlopiù tifosi senza la minima idea di come realizzare quel mondo ideale che ci si forma più o meno fumosamente in testa, ma nel dubbio, intanto, tifiamo. Date le premesse è poi fatale che la democrazia sbiadisca in demagogia, che per prosperare sfrutta proprio questa nostra impossibilità di avere un'idea certa e ben strutturata del cosiddetto "bene comune" e di come arrivare a realizzarlo.