martedì 29 aprile 2014

Mēdèn ágān (niente di troppo)

Quello che sfugge o almeno sembra sfuggire agli antagonisti del capitale (eppure lo dovrebbero sapere) è che ogni sistema economico storico è semplicemente il frutto di un adattamento alla capacità produttiva del tempo, o meglio, che un sistema economico emerge dalla capacità o meno di produrre i beni necessari a coprire sempre più degnamente i bisogni. Io in questo ci vedrei un prevalere della tecnologia rispetto all'economia, voglio dire, la macchina a vapore è cagione della rivoluzione industriale e non conseguenza. Così quando si dice degli antichi greci: "loro si che predicavano la moderazione, il giusto equilibrio, il giusto metro!" si tralascia il fatto che gli antichi non avevano nemmeno intravisto la possibilità di aumentare all'infinito la capacità produttiva, non a caso si discute sui motivi del "fallimento tecnologico" delle civiltà classiche. Così appare pura utopia cercare di domare la bestia capitalista facendone una questione morale, ogni società produce nei modi e nei termini consentiti dalla tecnologia a disposizione, la quale non può certo arrestarsi o rinunciare al suo compito, o, cosa ancora più impensabile, avanzare ma con moderazione. E non è solo più questione di una giusta redistribuzione della ricchezza perché è oramai chiaro l'intento di depotenziare il capitalismo, di decrescere felicemente, di abbassarne l'intensità: produrre meno per guarire dall'ansia del profitto. Ma così come è vano e impensabile pretendere di arrestare moralisticamente il progresso delle biotecnologie lanciando anatemi contro l'eterologa, così è vano protestare contro l'aumento esponenziale della capacità produttiva quando se ne ha la facoltà e soprattutto la disponibilità di risorse e di materie prime. Spegnere la macchina significa in sostanza rinunciare alla tecnica, pretendere di depotenziarla, sarà mai possibile? Più probabile che la tecnica porrà eventualmente i suoi limiti in se stessa più che negli uomini, perché voler limitare la tecnica significa in sostanza voler limitare la stessa libertà d'azione dell'uomo, un suicidio della volontà più che mai impensabile, il suicidio del rimedio. Per cui si può anche dire: si predica la moderazione quando non si è in grado di garantire l'abbondanza, l'origine materialistica della virtù.

Se ho preso a parlare di certe questioni non è per caso, se lo faccio è perché temo che a breve dovremo misurarci con certi movimenti politici anche sul piano filosofico, tanto è crudele la realtà.

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