domenica 6 aprile 2014

Ho voluto omaggiare Manlio Sgalambro comprando La morte del sole. Cacciari ricordava la sua vena leopardiana, quel percepire la scienza moderna come quel sapere che intende salvarci e allo stesso tempo ci condanna al più disperato dei disincanti. Dal risvolto di copertina:

La «prassi» infatti - ora adorata come un tempo l'Uno - non riesce a nascondere la visione che, a poco a poco, la scienza svela: quella dell'universo disincantato come di un immane mostro, acefalo e caotico, avvicinabile soltanto nell'ostile linguaggio dei numeri. Da allora, scrive Sgalambro, il «lutto matematico» avvolge le cose. Così si sviluppa, nella seconda metà dell'Ottocento, l'ossessione della «morte del sole», condannato dalla termodinamica, «spietata erede dei problema della 'salvezza'». La morte termica prende il posto dell'eschaton redentore, il fantasma del sole in agonia si avventa da un futuro cosmico sul secolo della civiltà trionfante e lo paralizza in un tableau vivant della catastrofe.

Direi che si tratta di un passaggio molto utile per comprendere l'inquietudine di noi moderni, più di mille libri di Galimberti. Il rimedio più grande, la scienza che effettivamente può salvarci qui ed ora, ma solo provvisoriamente, che da un lato ci guarisce e si fa interprete dell'ultima incarnazione - la più potente in ordine di tempo - della volontà di potenza, e dall'altro ci costringe ad evocare un senso terribile, ad elaborare continuamente il lutto di un'esistenza irrimediabilmente destinata all'annientamento, eterno, arbitrario e incontrovertibile. 

Dunque la vita dell'uomo (e qui si inseriscono le mie personali lamentazioni), la sua integrità fisica, e cioè la sola possibile, come quella fiammella che miracolosamente rimane accesa, minacciata da tutti i pericoli possibili e dal sinistro sopraggiungere degli eventi, gettata nel mondo, situata arbitrariamente in un punto qualsiasi della storia e della geografia... ce n'è abbastanza per distogliere lo sguardo e pensare ad altro, o a pensare che solo un Dio, in fondo, ci può salvare (e qui ci sarebbe da notare come non sia tanto l'ateismo ad avanzare, che in fondo ognuno può benissimo mettersi a credere nel suo Dio personale qualora ne avesse bisogno, quanto la crisi dell'autorità secolare della Chiesa).