lunedì 21 aprile 2014


In questo clima di generale liberazione dal giogo di tutti i vincoli necessario ad affermare con forza la propria volontà e l'intenzione di possedere il proprio destino, chi può impedirci infine di pensare che anche questa pulsione alla libertà non sia che il fantasma di un'impossibile fuga da se stessi? Ci si aggrappa alla libertà come all'albero spezzato che galleggia dopo un naufragio. Ci si abbandona alla deriva con le spalle al muro, obbligati a liberarci secondo quel rimedio che sembra possedere la forza concettuale di respingere tutti gli altri. Fosse ancora vivo, Nietzsche probabilmente sarebbe preda dello stesso disincanto, fustigatore di questa libertà di qualità assai mediocre, vittima dei sistemi liberali e democratici, al giogo di un'economia di mercato che organizza per noi le modalità della nostra libertà e più che superuomini ci vuole superconsumatori. Avrebbe fatto faville, e giù di maglio e di martello a frantumare la falsa libertà in nome di quella vera! (Toni Negri e Nietzsche la stessa cosa).

Farebbe dunque scandalo dubitare che la libertà esista? Intendo in quanto completa capacità di determinarsi indipendentemente da agenti esterni, i quali notoriamente mai possono essere completamente isolati. La dialettica storica viaggia per conto proprio, dalle connessioni fra i viventi emergono sentimenti comuni, Stimmung und Zeitgeist, Samt und Stein. L'aspirazione alla libertà procede per vampate di calore, non già per il prigioniero o per l'ostaggio, la qual cosa sarebbe comprensibile, ma in generale per tutti: chi può dire quanto sia indotta da fattori esterni oppure prodotta indipendentemente dal soggetto? Troppo giovane per capirlo, per timore di passare per reazionario o peggio per rinunciatario, indifferente, fatalista, connivente di fatto con il nemico (per molto meno un tempo privavano della libertà). Per non parlare dei sistemi giuridici fondati sul concetto di piena capacità di intendere e di volere, già la neuroscienza si scervella sulle implicazioni della predisposizione genetica e dell'esperimento di Libet.

Quello che intendo è che bisognerebbe fare attenzione a non caricare la libertà di troppe aspettative e risvolti escatologici, che a una idea di libertà occorrerà sempre adeguarsi e ogni senso ci determina, impensabile quindi porre una libertà che sia assolutamente libera, isolata da ogni contesto, ogni libertà è intessuta in una trama: chi dice che la libertà è in Cristo, chi in Darwin, Nietzsche, Lenin o Mussolini, quando se ne fa una merce della libertà rimane solo l'etichetta.
 
"Quindi non sono io il padrone della mia vita:
io sono un filo che dev’essere intessuto nella trama della vita!" 
Søren Kierkegaard