sabato 5 aprile 2014

Senonché, anche la volontà di superare tutte le ideologie si costituisce essa stessa come ideologia. Pare che Jean-François Lyotard fosse rimasto molto deluso dal pensiero marxista e che effettivamente attraversò un periodo di profonda crisi personale che lo portò a partorire quella sua idea di crisi permanente di tutte le ideologie la quale, stando così le cose, assumerebbe i connotati di una vera e propria ideologia del disincanto. Dunque da stato emotivo e da vicenda personale a costruzione meta-sistemica (“meta-” lo aggiungiamo come omaggio) e pubblica narrazione. Sarebbe dunque questo il motivo per cui anche il postmodernismo e il pensiero debole sembrano passare di moda proprio come ogni altra ideologia? Può essere un indizio. D'altra parte il pragmatismo economico e tecnico-scientifico, che dalla morte delle altre ideologie ha tratto sicuro profitto, è oramai la narrazione dominante, a rimarcare il fatto che senza una qualsiasi ideologia pare proprio impossibile vivere. Anche l'ultimo dei Renzi non può che adeguarsi all'idea che è buono e giusto solo ciò che tende ad aumentare l'efficienza, poiché almeno ad una idea occorre far riferimento. Per cui ecco servita questa fase in cui sembra assumere valore il metodo in sé più che i contenuti. Quando poi si verrà ad avvertire anche l'insufficienza della sola efficienza come categoria dello spirito, da un altro incanto passeremo tosto ad un ulteriore disincanto, con conseguente ritorno in auge dell'ideologia più funzionale al momento storico. La penso così.