lunedì 7 ottobre 2013

Sono a casa da solo e non ho fatto niente, ho preparato solo un brodino di carne e aggiunto a letto una copertina di vitello e sono già stravolto. Va be', ho lavato pure i piatti e ho tirato l'aspirapolvere. Mi domando perché lo faccio, forse se laverò più piatti e rimboccherò più coperte mi sarà risparmiata la seccatura della morte? Dopo 12.000 metri percorsi con la scopa elettrica si vince forse l'immortalità? Ma che senso ha tutto questo? Sono felice quando mi dimentico di esistere. Quando non mi dimentico di esistere invece sono nervoso, mi viene l'ansia, dormo male e mangio ancora meno. Per fare un brodo come Dio comanda bisogna dimenticarsi di esistere, esiste solo il brodo. Non è una ricetta per la felicità, non ha a che fare con la forza di volontà, è un puro dato di fatto, una fortuita coincidenza dello spirito. Anni fa, in preda ai crampi della depressione (crampi che si protraevano ormai da un paio d'anni), lessi un celebre saggio di Sir Bertrand Russell, "La conquista della felicità".

Così io ammiro più i morti che sono già morti più dei viventi che sono ancora vivi. Sì, e meglio degli uni e degli altri è colui che ancora non è stato (Ecclesiaste).

Da buon pragmatico qual era, Sir Bertrand suggeriva, tra l'altro, di dedicarsi attivamente a tutte quelle pratiche necessarie alla propria sopravvivenza, quali, ad esempio, trovarsi un lavoro, conquistare l'indipendenza, farsi il bucato, farsi le amiche. La lotta per la sopravvivenza avrebbe allontanato a poco a poco tutte le macabre elucubrazioni sul senso dell'esistenza e ricondotto lo spirito entro il suo alveo naturale: il conatus, lo sforzo per mantenersi in vita, l'istinto di autoconservazione. Non mi convinse. Scacciare il male di vivere attaccandosi maggiormente alla vita, come dire: mettere il dito nella fiamma per non scottarsi. Risolsi con la filosofia stoica, la quale mi pare ancora oggi la più ragionevole delle pratiche: accetta il destino, ricordati che devi morire, la vita è quella sabbia mobile in cui più ti dimeni e più ci anneghi. Non credo che troverete altrove pagine più dense di significato.