lunedì 28 ottobre 2013

Ricondurre qualche cosa di ignoto a a qualche cosa di conosciuto alleggerisce, acquieta, appaga, infonde inoltre un senso di potenza. Con l'ignoto è dato il pericolo, l'inquietudine, la preoccupazione - l'istinto primo mira a sopprimere questi penosi stati d'animo. Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio di nessuna spiegazione. Poiché si tratta in realtà di liberarsi di rappresentazioni opprimenti, non si va molto per il sottile con i mezzi impiegati per liberarsene: la prima rappresentazione con cui l'ignoto si chiarifica come noto è di tale giovamento che la "prendiamo per vera". Prova del piacere ("della forza") come criterio della verità.  [...] Il fatto che qualcosa di già noto, vissuto, inscritto nel ricordo, venga stabilito come causa, è la conseguenza prima di questo bisogno. Il nuovo, il non vissuto, l'estraneo viene escluso come causa. - Non soltanto viene dunque cercata come causa una determinata specie di spiegazioni, ma anche una specie eletta e privilegiata di spiegazioni, quelle, cioè, con cui è stato eliminato nella maniera più rapida, nel maggior numero dei casi, il sentimento dell'estraneo, del nuovo, del non vissuto - le spiegazioni più abituali.

(Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli)

Commentava Sini: a motivo della nostra avversione per tutto ciò che ci inquieta, quando ci troviamo di fronte all'ignoto cerchiamo di trovare una spiegazione che lo riferisca a un segno già noto. Qui si apre un baratro, un enigma per eleatici, roba per seguaci della reductio ad absurdum: come potrà mai l'ignoto essere giustificato da qualcosa che ci è già noto, non è forse questa una contraddizione, un'impossibilità tecnica? Il pragmatismo ha giustamente risolto con un laconico "basta che funzioni", ma resta difficile comprendere come si possa pretendere di snidare l'ignoto dalla sua tana di totale alterità rispetto a ciò che ci è noto senza farci venire un gran mal di testa. In sostanza, per spiegare l'ignoto occorre alterarlo, ricondurlo a forza entro un paradigma già noto che con l'ignoto fino a pochi istanti prima non aveva nulla da spartire. L'ignoto ci sfugge, nel momento stesso in cui si svela si riveste di una veste non sua: sull'impossibilità di conoscere realmente le cose per come stanno (Kant aveva ragione?).