domenica 13 ottobre 2013

La chiesa positivista di Comte concepiva l'aldilà come sopravvivenza nella celebrazione e nel ricordo, bella consolazione. Quanto erano patetici i protoumanisti quando tentavano di salvare il salvabile e analogamente tutti coloro che tentarono di divinizzare l'Umanità per compensare la cosiddetta "morte di Dio". Che poi non si è mai capito bene chi è morto, se il dio cattolico e delle religioni in generale e con essa la morale, oppure l'idea indistinta di un qualche principio supremo che crea il mondo e che lo salva o lo distrugge a suo piacimento, oppure ancora l'idea di un dio che attende al funzionamento del cosmo e delle leggi della fisica senza metter becco sopra le altre questioni. Oppure il bisogno stesso di Dio. Chi è morto? Può morire un mito, cioè una finzione, per dirla alla Michel Onfray? Il quale trovo altresì semplicione con quelle sue idee molto francesi a proposito di materialismo gaudente e liberazione del corpo, passami un panetto di burro che mi taglio le vene (Ultimo tango a Parigi docet). No. I materialisti ci lasciano con il culo per terra, soli ad affrontare una fine orribile e poi, vista la mal parata, tentano di addolcirci la pillola con i loro zuccherini a scadenza: sii felice fintanto che sei vivo. Ma vuoi mettere la gioia eterna con il piacere corporale accidentale e temporaneo, quando ti va bene e se ti regge la pompa? Ma non c'è proprio paragone. Sfido io che Dio non muore se l'alternativa è questa! Dio non morirà finché non sarà possibile alla scienza di renderci immortali, tutti immortali, qui ed ora, in questa dimensione materiale, e di prolungare all'infinito quel piacere edonistico che il materialismo ci ha suggerito come soluzione ma che per forza di cose ci potrebbe essere definitivamente negato da un momento all'altro. Il materialismo è ancora troppo poco (in ultima analisi quello fra la Scienza è Dio è uno scontro fra tecniche di salvataggio, chi la spunterà sarà il nuovo padrone).