domenica 28 giugno 2015

Ultimo sirtaki ad Atene

«massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo»

Per come la vedo io la Grecia è un meridione all'ennesima potenza, potremmo dire l'idea platonica di tutti i meridioni d'Europa: familismo, corruzione, gestione allegra della cosa pubblica, vocazione assistenzialista, ricchezza concentrata aristocraticamente nelle mani di poche famiglie note, in generale un'idea classista della società che rimanda alle telenovelas sudamericane (Los ricos también lloran). Dall'altra parte della barricata, quel capitalismo nordico e protestante che vorrebbe invece imporsi come unico modello di riferimento in grado di indicare la via del progresso, come l'unico razionale e quindi necessario, fatale quindi che dallo scontro di questi due fronti si generi un uragano di proporzioni colossali, da forza 12 sulla scala di Beaufort. Intendiamoci, è legittimo pensare a un'alternativa al capitalismo nordico e protestante, poi bisogna vedere se sia praticabile. La realtà, dal canto suo, accade, spetterà poi agli uomini tentare di iscriverla entro uno schema, così da farla pendere da questa o da quella parte, secondo il gusto e le preferenze di ciascuno. Quel che è certo è che nemmeno la Grecia è innocente, che non è la semplice vittima sacrificale alla mercé della crudeltà del capitalismo e della speculazione finanziaria, perché tu puoi essere contro il capitalismo finché vuoi, ma se pensi di contare solamente sulla buona coscienza del prossimo tuo per tirare a campare, è chiaro che rischi di fare la fine del trapezzista senza rete o peggio del parà senza paracadute: Dio non voglia che ci pigliamo il contagio, facciamo a fidarci di Padoan, facciamo i sudditi speranzosi.