sabato 13 giugno 2015

Punctum dolens

«La virtù non si insegna più di quanto non si insegni il genio: in essa, come nell'arte, il concetto è sterile e può essere utilizzato soltanto come strumento. Sarebbe dunque sciocco aspettarci che i nostri sistemi morali e le nostre etiche possano produrre uomini virtuosi, nobili e santi, come lo sarebbe aspettarci che le nostre dottrine estetiche possano produrre poeti, scultori e musicisti» (A. Sch.)

La conoscenza descrive e non prescrive, tuttavia tanto siamo abituati a piegare il mondo alla nostra volontà e tanto crediamo di poterlo cambiare a nostro piacimento che ad un certo punto qualcuno chiederà: e dunque, qual è la soluzione? Ah, le soluzioni... L'equivoco sta nel pensare che la sapienza debba guidare per forza di cose anche l'agire, e là fuori troverete pure dei giovani filosofi presi dal sacro fuoco della prassi che della vostra indolenza ve ne faranno pure una colpa: peccato d'accidia. La mia che è poi principalmente "dolenza", nel senso che mi dolgo del fatto che un'umanità senza i suoi vizi è veramente cosa impensabile, quasi mostruosa... Per esempio, volete sapere quando gli uomini smetteranno di essere disonesti? Quando non avranno più interesse ad esserlo (così come noi europei ci diciamo inciviliti per il fatto di non farci più la guerra, quando appunto non ne abbiamo più l'interesse e non perché siamo diventati più buoni).