lunedì 29 giugno 2015

Penultimo sirtaki ad Atene

Dice Tzipras che l'Ue non puntava tanto all'accordo quanto ad avvicinarli alle loro posizioni. Ma no, ma che scoperta. L'Ue è un apparato piuttosto organizzato, non considera nemmeno lontanamente l'eventualità di essere dalla parte del torto, il governo greco, al confronto, una masnada di disperati, e cosa possono fare i disperati giunti all'ultimo stadio della loro disperazione se non fare leva sul vittimismo e sperare di intenerire qualcuno? Per tanto che presti soldi ai greci, loro non te li restituiscono, perché hanno da colmare una voragine. Allora si fa come con i bambini: se fai i compiti poi ti compro le figurine, prima i compiti però. Ma quelli al posto dei compiti ti presentano le fotocopie degli appunti, è normale che alla maestrina girino le palle. Vuoi mettere in dubbio l'autorità scolastica? Prego, si accomodi, ma allora ti serve una rivoluzione culturale, e la questione dei compiti a casa si trasforma di colpo in questione filosofica. Del resto, va da sé, sono greci. La questione è interessante perché qui i nodi vengono al pettine: o scegli di seguire il piano didattico ufficiale oppure lo fai decidere all'assemblea studentesca. Si ripropone però fastidiosa la solita domanda: e i soldi chi ce li mette? Per pagare i bidelli, la pulizia delle scale, il riscaldamento e tutto. Ce li prestate (di nuovo) e questa volta avete la nostra parola che li useremo meglio. Va be', compagni, fate un po' come vi pare però non lamentatevi se poi nessuno vi scuce più un euro.