domenica 1 novembre 2015

Incipit

Oggi come oggi si tende a considerare la filosofia come un genere letterario quando non come una sorta di stramba e includente confabulazione attorno al senso del tutto e del nulla, il senso vero del mondo ci è dato dalla scienza, con il suo senso pratico e la sua ambizione di rendere intellegibile l'intera realtà attraverso le formule matematiche. Abbiamo talmente interiorizzato questa forma mentis e talmente siamo abbacinati dai miracoli della tecnica che non ci poniamo nemmeno più il dubbio che possa esistere, in termini di vera conoscenza, qualcosa al di fuori dell'atteggiamento scientifico, e se ce lo poniamo, ci convinciamo che su ciò che non non possiamo conoscere scientificamente meglio tacere o inutile parlare. La buona filosofia ha invece la capacità di mettere in discussione tutto questo. Ma siccome l'attitudine scientifica ha come scopo l'accrescimento indefinito della capacità di previsione e del controllo sulla realtà, mal volentieri o solo qualora si trovasse a un punto morto acconsentirebbe, per necessità, a ripensare filosoficamente i suoi fondamenti, perché più dei mezzi sono i fini a comandare le regole del gioco (dice un celebre filosofo: se un domani la preghiera smuovesse le montagne più di quanto non faccia oggi la tecnica, gli uomini sceglierebbero di buon grado la preghiera e abbandonerebbero la tecnica al suo destino).