venerdì 13 novembre 2015

Cronache del garantista

Insomma, da quando ascolto "Stampa e Regime" sono diventato un perfetto garantista, ho capito che cos'è lo stato di diritto e non mi avvento più sugli indagati con la furia del populista o dell'uomo di sinistra. Con Vincenzo De Luca è diverso, la sua guasconeria è pure divertente (ēthos anthrōpō daimōn, il carattere di un uomo è il suo destino, pare abbia detto), ma comprendo benissimo lo struggimento del popolo campano. Certo è che fino a prova contraria non si può mettere in croce un uomo solo per la sua strafottenza, mica è reato, va trovata la pistola fumante, la prova provata, non siamo nella giungla. Noterete però che gira questo virus, il virus dell'unfit, che quando te lo becchi stai pur certo che in un modo o nell'altro finisce male. Niente di più letale infatti per una carica politica delle questioni di opportunità, ad un certo punto, semplicemente, da indispensabile diventi un intralcio, gli amici ti tolgono il saluto e ciao core. E' come una iattura, che se te la togli subito di dosso, bene, altrimenti kaputt. Diciamo che De Luca, al momento, sta inguaiato forte, che al confronto il guaio precedente era un raffreddore di stagione. Voi direte: e tutto questo cosa c'entra con lo stato di diritto? Nulla. D'altronde non lo siamo mai stati, aspiriamo ad esserlo, ma desiderarlo è lecito, realizzarlo è cortesia.