domenica 22 novembre 2015

Intermezzo teologico

Da un'introduzione a L'Ora di Kierkegaard di Mario Dal Pra: «esiste tra Dio è l'uomo una incommensurabilità ontologica che, considerata isolatamente dal resto, può indirizzare l'uomo alla disperazione». E' il grande tema del Dio come "totalmente altro", cruccio di tanta teologia nordica. Un ateo risolverebbe tosto la questione: e per forza che c'è una incommensurabilità ontologica fra Dio e l'uomo, è l'uomo stesso che si obbliga a questa incommensurabilità, è l'uomo che se la canta e se la suona da solo! Poi c'è sempre il Deus sive natura, che è una forma di ateismo raffinato: non c'è alcuna distanza fra uomo e Dio perché l'uomo, in quanto natura, coincide con Dio. Senonché è un Dio muto e sordo che non ci dice nulla sulla nostra salvezza, un Dio che non ci piace (a noi piace pensare che ci sia un piano). Per quanto mi riguarda io avrei invece raggiunto il mio personale satori, vale a dire che nego il libero arbitrio e rimetto la mia povera esistenza nelle mani del destino, vero arbiter della questione, il che non significa rinuncia al mondo e distacco da esso, ma partecipazione attiva e consapevole al mondo anche se percepito nella sua dimensione di vacuità (l'ho letto su wikipedia, dev'essere vero).